Poveri noi, il giorno del nostro "mesiversario" ce lo siamo ricordati una volta crollati nel letto, praticamente the day after.
Naturalmente per stanchezza, che non siamo ancora arrivati al "che barba che noia"..!
Ieri, mentre insegnavo alla Bozzola come si prepara lo zabaione e la sorvegliavo nella rottura delle uova che lei esegue con maestria ('sti figli assomigliano tutti a lui, interessatissimi alla cucina e abilissimi tra i fornelli), pensavo a com'è difficile spiegare a un bimbo di quasi tre anni che sua sorella ha un'altra mamma.
Li osservo ma non ci sono cenni di difficoltà nel loro rapporto, che è molto spontaneo, fatto di tanti sorrisi, di fiducia incondizionata da parte di Ico e di curioso interesse da parte della Bozzola.
Nonostante la differenza d'età, si somigliano: non fisicamente, ma nei gesti, nei gusti, negli atteggiamenti. Si piacciono. Per ora.
Anche a me piaceva mia sorella.
Non smetto di pensare che abbiamo delle grosse responsabilità come genitori, nei loro confronti e mai come quest'anno me ne rendo conto.
Avrei solo un piccolo desiderio da realizzare quest'anno, e non si tratta di gare, di tempi, di eclatanti performances sportive, ma soltanto (e chiedo poco.. eh) di rendere questa nostra famiglia ancora più omogenea, da allargata che è che diventi un pochino più stretta.
E' difficile e non è che posso (e devo) fare tutto io, ma se qualcuno mi aiuta di riuscire a crescere due fratelli, piuttosto che due estranei. Si, sarebbe proprio bello.
Ah.. visto che non ci sentiremo per un po'.. Buon Natale!.
venerdì 21 dicembre 2012
mercoledì 19 dicembre 2012
La fine del tunnel
Non lo posso ancora dire ad alta voce ma... forse stiamo uscendo dall'incubo.
L'incubo lo so io cos'è e tanto mi basta.
Era cominciato nel gennaio del 2012 e si è trascinato, toccando vette di cattiveria e abissi di degrado morale nel fine estate, inizio autunno: la piena è arrivata a settembre e a ottobre, giusto in tempo per il mio compleanno.
Se mi avessero predetto quello che è effettivamente accaduto, mi sarei fatta beffe di.. ma ecco, se non altro ho imparato che l'imprevedibile accade e che la fiducia è un bene da accordare con molta parsimonia.
Ho anche capito che, per quanto razionalmente non abbia alcun senso, le percezioni "di pelle", le sensazioni, quel brivido di simpatia/antipatia, entusiasmo/prudenza, è fondamentale in qualunque scelta, non solo nel comprarsi le scarpe nuove da running.
Ho imparato che il mio istinto capisce molto prima del mio intelletto e che per destreggiarmi in questo mondo devo imparare a usare meglio anche questa risorsa.
Sembrerà cretino arrivarci a 36 anni, ma forse è davvero meglio tardi che mai.
La telefonata di ieri sera ha dissipato le ombre: se non abbiamo vinto, almeno siamo sulla buona strada.
E' finito il tempo delle minacce, è finito il tempo delle pretese.
Sentire la paura scivolare via di dosso e pensare di avere altre opportunità, pensare di poter fare delle scelte, che siano anche solo archiviare tutta quanta la faccenda in fondo al cuore, è liberatorio.
Si, lo so… non è finita finchè non è finita, però siamo arrivati al 35° chilometro sani e salvi (passatemi la metafora podistica), davanti a noi ancora sette chilometri (sette mesi?) e poi possiamo varcare quel traguardo (quella soglia!).
È un viaggio che non avrei mai voluto fare, ma non ho avuto scelta se non soccombere a quello che mi veniva imposto, ancora una volta, e mi è impossibile ignorarne le conseguenze. È una ferita che non guarirà mai bene fino in fondo, sarà sempre come aver male qualche osso, quando cambia il tempo..
Ma anche questo fa’ parte del viaggio e posso dirmi contenta, oggi, se siamo arrivati a vedere la fine del tunnel.
lunedì 17 dicembre 2012
e invece di...
E invece di andare in quella piscina, che conosco tanto bene, a tirare due schiaffi a chi so io, siamo andati in montagna, pur sapendo che avrebbe nevicato.. la neve non è di per se' il problema: il problema è riuscire a muoversi sulle strade innevate.
Ma, nonostante i nostri timori, la macchina alla fine ha fatto il suo dovere: ci ha trasportati a destinazione, dove è stata parcheggiata al sicuro, in attesa che il Principe consorte finisse di correre il suo trail di 30 km sulla neve del Fraiteve.
Bello... sa guardare. Io neanche sotto minaccia...!
Senz'altro è stata un'esperienza anche per Ico che, col suo tutone da sci, imperversava per Sestriere, innamorando le cameriere della pizzeria e per me, che ieri mattina mi son ritrovata a 2.035 metri a correre col fiatone e con un'improbabile numero di gradi sotto lo zero, con la neve che scendeva giù fitta, appannandomi gli occhiali, chè mi è pure venuta la congiuntivite, sfiga.
Ritorno con puntata da Ikea per saccheggiare la bottega svedese e cena a base di aringa e salmone. Anche per Ico, che ha gradito molto.
Davanti ad una bottiglia di Sauternes e con davanti agli occhi le immagini dell'ultimo atto di pazzia di un mondo inevitabilmente sull'orlo di una crisi di follia, abbiamo deciso che non ci faremo regali di Natale.
Faremo Natale regalando qualcosa a qualcuno che ne ha veramente bisogno.
Faremo una bella spesa e la daremo in regalo a chi serve davvero un pacco di pasta in più.
Troverò il tempo e comprerò dei vestiti nuovi per quei bimbi più sfortunati di Ico.
Quello che avremmo (voluto) dovuto (potuto) regalarci noi, lo daremo a chi ne ha veramente bisogno.
Questo sarà il nostro Natale.
Noi ci regaleremo soltanto i nostri sorrisi. Direi che è sufficiente..
Ma, nonostante i nostri timori, la macchina alla fine ha fatto il suo dovere: ci ha trasportati a destinazione, dove è stata parcheggiata al sicuro, in attesa che il Principe consorte finisse di correre il suo trail di 30 km sulla neve del Fraiteve.
Bello... sa guardare. Io neanche sotto minaccia...!
Senz'altro è stata un'esperienza anche per Ico che, col suo tutone da sci, imperversava per Sestriere, innamorando le cameriere della pizzeria e per me, che ieri mattina mi son ritrovata a 2.035 metri a correre col fiatone e con un'improbabile numero di gradi sotto lo zero, con la neve che scendeva giù fitta, appannandomi gli occhiali, chè mi è pure venuta la congiuntivite, sfiga.
Ritorno con puntata da Ikea per saccheggiare la bottega svedese e cena a base di aringa e salmone. Anche per Ico, che ha gradito molto.
Davanti ad una bottiglia di Sauternes e con davanti agli occhi le immagini dell'ultimo atto di pazzia di un mondo inevitabilmente sull'orlo di una crisi di follia, abbiamo deciso che non ci faremo regali di Natale.
Faremo Natale regalando qualcosa a qualcuno che ne ha veramente bisogno.
Faremo una bella spesa e la daremo in regalo a chi serve davvero un pacco di pasta in più.
Troverò il tempo e comprerò dei vestiti nuovi per quei bimbi più sfortunati di Ico.
Quello che avremmo (voluto) dovuto (potuto) regalarci noi, lo daremo a chi ne ha veramente bisogno.
Questo sarà il nostro Natale.
Noi ci regaleremo soltanto i nostri sorrisi. Direi che è sufficiente..
venerdì 14 dicembre 2012
Alla bella arte della cucina...!
Ci pensavo stamattina mentre, col Principe consorte alla guida del potente mezzo, solcavamo le strade coperte di ghiaccio e neve, che non è passato uno spazzaneve che fosse uno, qui nell'amena provincia coi Comuni in bancarotta.
Che poi qualcuno me lo deve proprio spiegare perchè questi cazzo di Comuni, con tutti i soldi che tirano su da tasse comunali, multe e i cazzi buffi che sanno loro, sono in rosso...
Polemica politica a parte, le strade comunque fanno schifo e bisogna essere pronti a tutto, anche a spingere il TIR spagnolo su dalla rampa ghiacciata.. però poi io ho l'OBBLIGO delle catene a bordo o dei pneumatici termici, che manco fossi a Livigno.. I pneumatici termici, tua sorella..
Pulisci le strade, Comune, invece di pagare l'happy hour ai consiglieri comunali. Spargi il sale, spargi la sabbia..
Insomma, fai qualcosa per quei poveri cittadini che ti pagano le tasse a ufo!! Nicht, non pervenuto. Il Comune è in rosso, andate a piedi... e sia, ma poi non mi far perdere mezza giornata lavorativa per iscrivere mio figlio all'asilo!
Ma dicevo, sterile polemica politica a parte, raccontavo al Principe consorte di come ieri sera mi son ritrovata a sguazzare nella vasca da bagno con Ico che si improvvisa chef e mi serve le sue pietanze preferite.
E io lo ascolto attentamente, questo bimbo di quasi tre anni, che mi serve senza soluzione di continuità sul piatto da portata (una spugna; quanta fantasia hanno i bimbi..!): "glato alla panda" (gelato alla panna), "glato cato" (gelato al cioccolato), "pesce e pate" (pesce con le patate), "patta" (pasta), "piutto" (prosciutto), "piccia a piutto" (pizza al prosciutto), "bianco" (yogurt bianco).
Vabbè, qualcosa delle sue scelte alimentari si salva.
Per il resto, se all'asilo gli dessero meno schifezze da mangiare, sarebbe meglio.
In ogni caso, la sua predisposizione alla cucina non m'inquieta per nulla che già me lo vedo, col suo cappello da chef, davanti a prestigiosi fornelli... !!
Che poi qualcuno me lo deve proprio spiegare perchè questi cazzo di Comuni, con tutti i soldi che tirano su da tasse comunali, multe e i cazzi buffi che sanno loro, sono in rosso...
Polemica politica a parte, le strade comunque fanno schifo e bisogna essere pronti a tutto, anche a spingere il TIR spagnolo su dalla rampa ghiacciata.. però poi io ho l'OBBLIGO delle catene a bordo o dei pneumatici termici, che manco fossi a Livigno.. I pneumatici termici, tua sorella..
Pulisci le strade, Comune, invece di pagare l'happy hour ai consiglieri comunali. Spargi il sale, spargi la sabbia..
Insomma, fai qualcosa per quei poveri cittadini che ti pagano le tasse a ufo!! Nicht, non pervenuto. Il Comune è in rosso, andate a piedi... e sia, ma poi non mi far perdere mezza giornata lavorativa per iscrivere mio figlio all'asilo!
Ma dicevo, sterile polemica politica a parte, raccontavo al Principe consorte di come ieri sera mi son ritrovata a sguazzare nella vasca da bagno con Ico che si improvvisa chef e mi serve le sue pietanze preferite.
E io lo ascolto attentamente, questo bimbo di quasi tre anni, che mi serve senza soluzione di continuità sul piatto da portata (una spugna; quanta fantasia hanno i bimbi..!): "glato alla panda" (gelato alla panna), "glato cato" (gelato al cioccolato), "pesce e pate" (pesce con le patate), "patta" (pasta), "piutto" (prosciutto), "piccia a piutto" (pizza al prosciutto), "bianco" (yogurt bianco).
Vabbè, qualcosa delle sue scelte alimentari si salva.
Per il resto, se all'asilo gli dessero meno schifezze da mangiare, sarebbe meglio.
In ogni caso, la sua predisposizione alla cucina non m'inquieta per nulla che già me lo vedo, col suo cappello da chef, davanti a prestigiosi fornelli... !!
martedì 11 dicembre 2012
Spirito
Ci ho messo un po' a convincermi, anzi, a lasciarmi convincere.
Oddìo, non è che c'è voluto molto.
Lui è entrato in cucina mentre stavo sfaccendando, mi ha lanciato uno sguardo in tralice, poi si è lasciato andare ad alcune considerazioni nel tono morbido di chi non vuole convincere nè motivare.
Insomma, me l'ha buttata lì, la storia dei "pionieri" che partono per fare un ironman con il sacco a pelo sulla bici, perchè non sanno a cosa vanno incontro, e si fermano a mangiare al Mac, perchè "è un altro spirito".
Un altro spirito, lo spirito giusto.
Ora, io al Mac non mi ci fermo a mangiare neanche sotto tortura, ma ho colto.
Ho colto l'invito alla pacata riflessione, spassionata. Ce la posso fare?
Si. Certo, che ce la posso fare.
Certo anche che non lo finisco in nove ore e neanche in dieci a dire il vero, ma ho lo spirito giusto, ormai lo posso proprio dire.
Sarà dura preparare queste distanze lunghissime, ma si. Si. Si. Lo voglio.
Lo voglio da quando ho cominciato a fare triathlon, perchè ho capito subito che la mia distanza-gara è dall'olimpico in su.
Ho capito subito che le mie gare sono quelle senza scia, con tante salite.
E ho capito anche che voglio quest'avventura: dentro me stessa, dentro la mia testa, voglio mettermi alla prova.
Questo credo sia lo spirito giusto.
Non tanto per la prestazione in sè, quanto per l'esperienza che trarrò dalla preparazione e dalla gara stessa.
E così, trascorsa quella mezz'oretta in un'intima e quanto mai sorridente meditazione, ho deciso.
Sarà superlungo, sarà in Italia, sarà settembre.
Sarà Elbaman!
Oddìo, non è che c'è voluto molto.
Lui è entrato in cucina mentre stavo sfaccendando, mi ha lanciato uno sguardo in tralice, poi si è lasciato andare ad alcune considerazioni nel tono morbido di chi non vuole convincere nè motivare.
Insomma, me l'ha buttata lì, la storia dei "pionieri" che partono per fare un ironman con il sacco a pelo sulla bici, perchè non sanno a cosa vanno incontro, e si fermano a mangiare al Mac, perchè "è un altro spirito".
Un altro spirito, lo spirito giusto.
Ora, io al Mac non mi ci fermo a mangiare neanche sotto tortura, ma ho colto.
Ho colto l'invito alla pacata riflessione, spassionata. Ce la posso fare?
Si. Certo, che ce la posso fare.
Certo anche che non lo finisco in nove ore e neanche in dieci a dire il vero, ma ho lo spirito giusto, ormai lo posso proprio dire.
Sarà dura preparare queste distanze lunghissime, ma si. Si. Si. Lo voglio.
Lo voglio da quando ho cominciato a fare triathlon, perchè ho capito subito che la mia distanza-gara è dall'olimpico in su.
Ho capito subito che le mie gare sono quelle senza scia, con tante salite.
E ho capito anche che voglio quest'avventura: dentro me stessa, dentro la mia testa, voglio mettermi alla prova.
Questo credo sia lo spirito giusto.
Non tanto per la prestazione in sè, quanto per l'esperienza che trarrò dalla preparazione e dalla gara stessa.
E così, trascorsa quella mezz'oretta in un'intima e quanto mai sorridente meditazione, ho deciso.
Sarà superlungo, sarà in Italia, sarà settembre.
Sarà Elbaman!
giovedì 6 dicembre 2012
e oggi uguale..
Anche oggi ho corso i miei soliti 9 km che fare di più mi sembra di fare troppa fatica e fare di meno mi sembra di non aver fatto nulla, pia illusione..
Le gambe girano molto meglio di ieri, a dire il vero, e la fatica è molta meno. Sarà questo sole che mi riscalda un po' i muscoli, oltrechè migliorare l'umore in maniera esponenziale...
Poi, questo periodo, questo dicembre, mi ricorda sempre un dicembre di ormai cinque anni fa'.
La mia prima garetta podistica, una tapasciata, una scusa lunga 8 km per mangiare dopo la fetta di panettone per qualcuno, ma per me, una cosa terribilmente seria.
Otto chilometri a 5'15'' che mi sembrava di aver volato, non corso.
Come cambiano le prospettive.
Neanche per un momento, allora, nel dovermi cambiare al freddo e al gelo, dopo la corsa ho pensato: "questi son tutti pazzi".
Neanche per un attimo, allora, nello spingermi su per quel misero cavalcavia, ho pensato di mettermi a camminare.
"Il podista che cammina in salita è un podista inefficiente" avevo letto da qualche parte. Inefficiente a me? Piuttosto crepo ma vado su correndo.
Chiaramente l'idea di salita è stata rivisitata e rivista, ma comunque quella frase non c'è verso che me la dimentico.
Come non c'è verso che dimentichi altre cose, ma è la mia memoria a scegliere, non io. O almeno non consapevolmente.
Mi devo impegnare per ricordare qualcosa: mi piacerebbe ricordare per esempio il sorriso della Bozzola mentre ieri sera dava il bacetto della buonanotte a Ico, suo fratello, e il tono gioioso con cui lui la saluta e la chiama.
Queste sono le cose che voglio ricordare.
Come quel paio d'occhi verdi, che in quel mattino gelido di cinque anni fa', non mi si scollavano di dosso, fermi, indiscreti, quasi curiosamente consapevoli.
E io lì, a farmi ipnotizzare, come il topo col gatto.
E oggi e uguale, anche se nessuno ci avrebbe dato un soldo, allora..
E oggi uguale, anche se forse in fondo il gatto oggi sono io.
Le gambe girano molto meglio di ieri, a dire il vero, e la fatica è molta meno. Sarà questo sole che mi riscalda un po' i muscoli, oltrechè migliorare l'umore in maniera esponenziale...
Poi, questo periodo, questo dicembre, mi ricorda sempre un dicembre di ormai cinque anni fa'.
La mia prima garetta podistica, una tapasciata, una scusa lunga 8 km per mangiare dopo la fetta di panettone per qualcuno, ma per me, una cosa terribilmente seria.
Otto chilometri a 5'15'' che mi sembrava di aver volato, non corso.
Come cambiano le prospettive.
Neanche per un momento, allora, nel dovermi cambiare al freddo e al gelo, dopo la corsa ho pensato: "questi son tutti pazzi".
Neanche per un attimo, allora, nello spingermi su per quel misero cavalcavia, ho pensato di mettermi a camminare.
"Il podista che cammina in salita è un podista inefficiente" avevo letto da qualche parte. Inefficiente a me? Piuttosto crepo ma vado su correndo.
Chiaramente l'idea di salita è stata rivisitata e rivista, ma comunque quella frase non c'è verso che me la dimentico.
Come non c'è verso che dimentichi altre cose, ma è la mia memoria a scegliere, non io. O almeno non consapevolmente.
Mi devo impegnare per ricordare qualcosa: mi piacerebbe ricordare per esempio il sorriso della Bozzola mentre ieri sera dava il bacetto della buonanotte a Ico, suo fratello, e il tono gioioso con cui lui la saluta e la chiama.
Queste sono le cose che voglio ricordare.
Come quel paio d'occhi verdi, che in quel mattino gelido di cinque anni fa', non mi si scollavano di dosso, fermi, indiscreti, quasi curiosamente consapevoli.
E io lì, a farmi ipnotizzare, come il topo col gatto.
E oggi e uguale, anche se nessuno ci avrebbe dato un soldo, allora..
E oggi uguale, anche se forse in fondo il gatto oggi sono io.
martedì 4 dicembre 2012
alla faccia mia..
Siamo reduci (tutti e tre) da un fine settimana di fuoco e stavolta non per gare, ma per ripresa di un'intensa attività sociale.
Da un po' (da un bel po'...) siamo rimasti senza appoggio per Ico, nel senso che i nonni si son defilati e quindi sta con noi o a scuola.
Non abbiamo ancora preso in considerazione una tata un po' per mancanza di fiducia e un po' per pigrizia.
E in effetti è una bella fatica trovare una persona decente cui affidare un figlio, che si sa, non è un pacco. Sono molto elastica in tante cose, ma non ho molta fiducia nel prossimo (e faccio bene, perchè quando ne ho avuta l'ho sempre presa in un piede, per usare un elegante eufemismo).
Ma dicevo, così ci siam tirati dietro Ico in una girandola di feste sociali: cena della società di triathlon, cena della società di atletica... sempre temendo che ci cadesse addormentato sulla sedia.
Macchè.
'Sto mini-tizio è incrollabile, praticamente indistruttibile..
Ha passato due serate a giocare con bimbi sconosciuti senza batter ciglio, a imparare nomi nuovi di persone mai viste, a correre, a strillare (avevano uno spazio apposito al ristorante, prima che mi tacciate di essere una mamma permissiva e rompicoglioni) ed è andato a dormire ad un'ora distruttiva anche per me. Io ciondolavo dal sonno e lui cantava beato e il giorno dopo, come nuovo.
Io invece faccio fatica. Sto correndo e anche benino, senza particolari dolori da post-maratona (che di solito almeno un ginocchio mi parte), ma senza particolare entusiasmo.
Sarò appagata dal mio (bel) risultato, sarò stanca, sarò.. non lo so.
Ho voglia di andare in vacanza, di staccare la spina e allenarmi in qualche bel posto che non sia qui.
Ho preso anche il raffreddore, per colpa di un dannato vestitino che ho messo domenica sera. Carino ma leggero. E l'ho pagata.
Sono praticamente un rottame.
Da un po' (da un bel po'...) siamo rimasti senza appoggio per Ico, nel senso che i nonni si son defilati e quindi sta con noi o a scuola.
Non abbiamo ancora preso in considerazione una tata un po' per mancanza di fiducia e un po' per pigrizia.
E in effetti è una bella fatica trovare una persona decente cui affidare un figlio, che si sa, non è un pacco. Sono molto elastica in tante cose, ma non ho molta fiducia nel prossimo (e faccio bene, perchè quando ne ho avuta l'ho sempre presa in un piede, per usare un elegante eufemismo).
Ma dicevo, così ci siam tirati dietro Ico in una girandola di feste sociali: cena della società di triathlon, cena della società di atletica... sempre temendo che ci cadesse addormentato sulla sedia.
Macchè.
'Sto mini-tizio è incrollabile, praticamente indistruttibile..
Ha passato due serate a giocare con bimbi sconosciuti senza batter ciglio, a imparare nomi nuovi di persone mai viste, a correre, a strillare (avevano uno spazio apposito al ristorante, prima che mi tacciate di essere una mamma permissiva e rompicoglioni) ed è andato a dormire ad un'ora distruttiva anche per me. Io ciondolavo dal sonno e lui cantava beato e il giorno dopo, come nuovo.
Io invece faccio fatica. Sto correndo e anche benino, senza particolari dolori da post-maratona (che di solito almeno un ginocchio mi parte), ma senza particolare entusiasmo.
Sarò appagata dal mio (bel) risultato, sarò stanca, sarò.. non lo so.
Ho voglia di andare in vacanza, di staccare la spina e allenarmi in qualche bel posto che non sia qui.
Ho preso anche il raffreddore, per colpa di un dannato vestitino che ho messo domenica sera. Carino ma leggero. E l'ho pagata.
Sono praticamente un rottame.
lunedì 3 dicembre 2012
il consenso
mi chiedo, perchè dovrei cambiare?!
arrivi a un punto in cui ti trovi ad un bivio, o cambi tu o cambiano gli altri.
sono sempre stata una persona capace di adattarsi, non un'insofferente, anche se ultimamente si, per vicende mie personali, lo sono diventata.
o meglio, mi ci hanno fatta diventare.
ma amen, questa è un'altra storia.
e alla fine, non sembra, ma ci penso anche a quello che scrivo qui, che a volte mi sembra di dover scrivere per un pubblico (no di questo non si parla perchè..., no di quello è meglio non parlare perchè...).
e poi salta fuori che c'è sempre lo scontento, che ci mette un minuto a rompere le uova nel paniere.
beh, forse è ora di farsene una ragione e fregarsene un po'..
degli scontenti, di quelli che vorrebbero ma non sono, di quelli che mi vorrebbero così e cosa' ma io non sono e non sarò mai (lo so, è un discorso criptico, ma io mi capisco e tanto basta), insomma di fregarsene del consenso.
anarchia.
da oggi scrivo politicamente scorretto.
e scrivo un po' di quel che mi pare e piace e vediamo cosa cambia.
(probabilmente niente)
PS: i commenti rimangono moderati... ancora per un po'.
arrivi a un punto in cui ti trovi ad un bivio, o cambi tu o cambiano gli altri.
sono sempre stata una persona capace di adattarsi, non un'insofferente, anche se ultimamente si, per vicende mie personali, lo sono diventata.
o meglio, mi ci hanno fatta diventare.
ma amen, questa è un'altra storia.
e alla fine, non sembra, ma ci penso anche a quello che scrivo qui, che a volte mi sembra di dover scrivere per un pubblico (no di questo non si parla perchè..., no di quello è meglio non parlare perchè...).
e poi salta fuori che c'è sempre lo scontento, che ci mette un minuto a rompere le uova nel paniere.
beh, forse è ora di farsene una ragione e fregarsene un po'..
degli scontenti, di quelli che vorrebbero ma non sono, di quelli che mi vorrebbero così e cosa' ma io non sono e non sarò mai (lo so, è un discorso criptico, ma io mi capisco e tanto basta), insomma di fregarsene del consenso.
anarchia.
da oggi scrivo politicamente scorretto.
e scrivo un po' di quel che mi pare e piace e vediamo cosa cambia.
(probabilmente niente)
PS: i commenti rimangono moderati... ancora per un po'.
mercoledì 28 novembre 2012
Conti in sospeso.. neanche io, a volte, riesco a trattenermi
Lo so, caro Anonimo, lo so che ho dei conti in sospeso e che tu sei lì che ti mangi le ditine dalla curiosità...
Lo so bene che ho delle questioni da chiarire.
Non temere, l'idiota qui nonchè moglie di noto buzzurro (come siamo stati urbanamente definiti) lo sa benissimo.
Comunque grazie, per avermelo ricordato.
Per chi non lo sapesse, i commenti sono moderati..
Da lunedì, ovvero da quando ho letto uno sgradevolissimo messaggio, che ho tolto io stessa perchè mi disturbava profondamente e che peraltro avevo - privatamente - invitato a togliere.
Macchè. "Non ho saputo trattenermi" mi scrive in privato, non ancora completamente soddisfatta.
Eggià! Perchè quando qualcuno qui sale sul pulpito, col cazzo che poi scende... troppo bello concionare da lassù, senza manco sapere di che cazzo sta parlando e soprattutto forse senza aver capito bene il concetto di rispetto e che cosa ne deriva.
Io non ho mai dato dell'idiota nè del buzzurro a nessuno di voi; mi aspettavo perlomeno (perlomeno, eh!) che mi si usasse la stessa cortesia.
O che si usasse un altro tono dal momento che non ho offeso la sensibilità di nessuno, mi sembra (non ho dichiarato: oddio sono incinta, domani vado ad abortire!) o che ancora, mi si richiedessero spiegazioni più particolareggiate, vista sia la confidenza, sia la possibilità di farlo, prima di tacciarmi (ad minchiam, tra l'altro) di cattivo gusto da un pulpito poi, che in quanto a cattivo gusto ha dato esempi ampi e particolareggiati, ma qui non entro nel dettaglio dato che sono comunque cazzi suoi - la noti, la differenza?!? - e oggettivamente non me frega un fico secco.
Ma, come dicevo, lo so, che ho delle questioni da chiarire con una persona che per quanto oggi mi dispiaccia profondamente non ho esitato a definire amica, che sa di vicende mie personali molto delicate e di vicissitudini dolorose, e che avrebbe - prima di sparare sulla crocerossa - potuto ricordare il perchè e il percome io non mi possa permettere di rischiare un'altra gravidanza.
Ma è evidente che mi ritiene così imbecille da rischiare senza prendere precauzioni e mi informa dell'esistenza degli anticoncenzionali. Egraziealcazzo!!! Un applauso, prego.. Come avrei potuto sperare di arrivarci da sola?
E intanto, il commento stronzo è rimasto lì.. e nessun altro ne è seguito, nè di spiegazioni, nè chi chiarimenti. Niente.
Silenzio.
Nonostante io abbia lasciato trascorrere qualche giorno, a bella posta.
Sono rimaste solo parole che grondano cattiveria e astio, che ho cancellato, perchè, fino a prova contraria, caro anonimo, qui sono a casa mia e faccio un po' quel che voglio io...
Ma tu, caro anonimo, vuoi leggere una risposta?!
Non c'è una risposta, non c'è nessuna risposta alla cattiveria gratuita.
All'arroganza senza motivo.
All'esagerazione.Vediamo piuttosto se mi vien voglia, una bella domenica che non ho proprio nient'altro da fare, di andare a dirglieli in faccia questi due concetti:uno, che su tematiche così personali si può anche essere discordi, ma il disaccordo va' espresso casomai in altra maniera, senza dare dell'idiota e del buzzurro a nessuno (no, scusa, senza neanche azzardarti a pensarlo), soprattutto se è vero che "un po' ci parliamo";due, vaffanculo.
Lo so bene che ho delle questioni da chiarire.
Non temere, l'idiota qui nonchè moglie di noto buzzurro (come siamo stati urbanamente definiti) lo sa benissimo.
Comunque grazie, per avermelo ricordato.
Per chi non lo sapesse, i commenti sono moderati..
Da lunedì, ovvero da quando ho letto uno sgradevolissimo messaggio, che ho tolto io stessa perchè mi disturbava profondamente e che peraltro avevo - privatamente - invitato a togliere.
Macchè. "Non ho saputo trattenermi" mi scrive in privato, non ancora completamente soddisfatta.
Eggià! Perchè quando qualcuno qui sale sul pulpito, col cazzo che poi scende... troppo bello concionare da lassù, senza manco sapere di che cazzo sta parlando e soprattutto forse senza aver capito bene il concetto di rispetto e che cosa ne deriva.
Io non ho mai dato dell'idiota nè del buzzurro a nessuno di voi; mi aspettavo perlomeno (perlomeno, eh!) che mi si usasse la stessa cortesia.
O che si usasse un altro tono dal momento che non ho offeso la sensibilità di nessuno, mi sembra (non ho dichiarato: oddio sono incinta, domani vado ad abortire!) o che ancora, mi si richiedessero spiegazioni più particolareggiate, vista sia la confidenza, sia la possibilità di farlo, prima di tacciarmi (ad minchiam, tra l'altro) di cattivo gusto da un pulpito poi, che in quanto a cattivo gusto ha dato esempi ampi e particolareggiati, ma qui non entro nel dettaglio dato che sono comunque cazzi suoi - la noti, la differenza?!? - e oggettivamente non me frega un fico secco.
Ma, come dicevo, lo so, che ho delle questioni da chiarire con una persona che per quanto oggi mi dispiaccia profondamente non ho esitato a definire amica, che sa di vicende mie personali molto delicate e di vicissitudini dolorose, e che avrebbe - prima di sparare sulla crocerossa - potuto ricordare il perchè e il percome io non mi possa permettere di rischiare un'altra gravidanza.
Ma è evidente che mi ritiene così imbecille da rischiare senza prendere precauzioni e mi informa dell'esistenza degli anticoncenzionali. Egraziealcazzo!!! Un applauso, prego.. Come avrei potuto sperare di arrivarci da sola?
E intanto, il commento stronzo è rimasto lì.. e nessun altro ne è seguito, nè di spiegazioni, nè chi chiarimenti. Niente.
Silenzio.
Nonostante io abbia lasciato trascorrere qualche giorno, a bella posta.
Sono rimaste solo parole che grondano cattiveria e astio, che ho cancellato, perchè, fino a prova contraria, caro anonimo, qui sono a casa mia e faccio un po' quel che voglio io...
Ma tu, caro anonimo, vuoi leggere una risposta?!
Non c'è una risposta, non c'è nessuna risposta alla cattiveria gratuita.
All'arroganza senza motivo.
All'esagerazione.Vediamo piuttosto se mi vien voglia, una bella domenica che non ho proprio nient'altro da fare, di andare a dirglieli in faccia questi due concetti:uno, che su tematiche così personali si può anche essere discordi, ma il disaccordo va' espresso casomai in altra maniera, senza dare dell'idiota e del buzzurro a nessuno (no, scusa, senza neanche azzardarti a pensarlo), soprattutto se è vero che "un po' ci parliamo";due, vaffanculo.
lunedì 26 novembre 2012
Quel bel enfant..!
Ico ha fatto strage di cuori di vecchiette, che hanno cercato di insegnargli il francese inconsapevoli del fatto che lui abbia ancora problemi con l'italiano.
Mentre suo padre correva la sua 24 ore a Port Hercules, noi abbiamo scorrazzato su e giù per l'incantevole città, passando da La Rocher a Place du Casino senza soluzione di continuità e menomale che il trasporto pubblico a Monaco funziona benissimo. Come tutto il resto d'altra parte.
Abbiamo passeggiato in mezzo a Ferrari e Rolls-Royce senza batter ciglio, e se stavo a sentire mio figlio mi sarei dovuta sedere pure al Cafè de Paris (ma forse ci avrebbero infilati nella fila in fondo, non di sicuro nei primi tavolini, in bella vista..!). Per un attimo mi è balenata l'idea folle "Garcon, un vodka martini..!" poi ho lasciato perdere, che è meglio...
Tanto l'alcool non lo reggo.
Il Principe consorte ha corso benissimo, piazzandosi quinto assoluto.
Bravo e avrebbe potuto fare meglio se il percorso non fosse stato invaso dalla folla multicolorata e vociante che accumulava chilometri per beneficienza.
Una manifestazione sui generis, però ben organizzata. Non mancava nulla.
Come non mancavano i soliti coglioni (italiani) che commentavano "Guarda questi cretini che corrono in tondo..!! Roba da matti...!".
La tipica famiglia Brambilla in vacanza: buzzurri, coi figli buzzurri appiccicati ai loro video giocattoli, e neanche farlo apposta con quei trenta chili in più a testa che ti fan capire come passano le giornate.
Mi sono trattenuta dal rispondere male, come mi trattengo molte volte di questi tempi, pur facendo uno sforzo considerevole.
D'altra parte, anche i coglioni possono dire la loro opinione, no?! E' un mondo libero. Ognuno può dire e fare quel che vuole, o così pare... e allora lasciamola parlare, 'sta gente, che qualcosa deve pur fare...
Parentesi polemica a parte, si chiude così la nostra stagione agonistica, con un ultimo bel successo, che porterà il Principe consorte a vincere anche quest'anno la classifica della squadra. Anche io ho fatto la mia parte, sia nel triathlon sia nel podismo. E ne son ben contenta.
D'altra parte non ho mai programmato di stare in casa a far la calzetta, impazzirei..
Ora, un po' di meritato riposo e poi possiamo cominciare a pianificare la prossima stagione. Sono molto in dubbio per il mio Ironman. Non so.
Non sono neanche tanto sicura di volerlo fare.
Ci penserò.
Mentre suo padre correva la sua 24 ore a Port Hercules, noi abbiamo scorrazzato su e giù per l'incantevole città, passando da La Rocher a Place du Casino senza soluzione di continuità e menomale che il trasporto pubblico a Monaco funziona benissimo. Come tutto il resto d'altra parte.
Abbiamo passeggiato in mezzo a Ferrari e Rolls-Royce senza batter ciglio, e se stavo a sentire mio figlio mi sarei dovuta sedere pure al Cafè de Paris (ma forse ci avrebbero infilati nella fila in fondo, non di sicuro nei primi tavolini, in bella vista..!). Per un attimo mi è balenata l'idea folle "Garcon, un vodka martini..!" poi ho lasciato perdere, che è meglio...
Tanto l'alcool non lo reggo.
Il Principe consorte ha corso benissimo, piazzandosi quinto assoluto.
Bravo e avrebbe potuto fare meglio se il percorso non fosse stato invaso dalla folla multicolorata e vociante che accumulava chilometri per beneficienza.
Una manifestazione sui generis, però ben organizzata. Non mancava nulla.
Come non mancavano i soliti coglioni (italiani) che commentavano "Guarda questi cretini che corrono in tondo..!! Roba da matti...!".
La tipica famiglia Brambilla in vacanza: buzzurri, coi figli buzzurri appiccicati ai loro video giocattoli, e neanche farlo apposta con quei trenta chili in più a testa che ti fan capire come passano le giornate.
Mi sono trattenuta dal rispondere male, come mi trattengo molte volte di questi tempi, pur facendo uno sforzo considerevole.
D'altra parte, anche i coglioni possono dire la loro opinione, no?! E' un mondo libero. Ognuno può dire e fare quel che vuole, o così pare... e allora lasciamola parlare, 'sta gente, che qualcosa deve pur fare...
Parentesi polemica a parte, si chiude così la nostra stagione agonistica, con un ultimo bel successo, che porterà il Principe consorte a vincere anche quest'anno la classifica della squadra. Anche io ho fatto la mia parte, sia nel triathlon sia nel podismo. E ne son ben contenta.
D'altra parte non ho mai programmato di stare in casa a far la calzetta, impazzirei..
Ora, un po' di meritato riposo e poi possiamo cominciare a pianificare la prossima stagione. Sono molto in dubbio per il mio Ironman. Non so.
Non sono neanche tanto sicura di volerlo fare.
Ci penserò.
giovedì 22 novembre 2012
Imbarazzo
In spagnolo si dice così, test de embarazo. L'ho imparato perchè quando ero in Spagna, in viaggio di nozze, in una farmacia di Vigo, ho detto in italiano "che imbarazzo..!", il farmacista ha sorriso, ci ha guardato e mi ha dato il test.
quanto ridere, allora.
che imbarazzo.
prima pensavo fosse l'ansia da pre-gara, adesso voglio pensare che i miei estrogeni siano andati affanglu per sovraccarico di allenamento.
ma non è così, bella... come fai a raccontartela, non sei mica un'atleta di vertice eh..
Il principe consorte ha altro cui pensare questo finesettimana.
Io e Ico lo accompagneremo qui:
dove correrà la 24 ore e noi nel frattempo ci faremo un giretto, sperando che il tempo regga.
Io magari un test de embarazo me lo compro, anche se la fiducia in questi stupidi cosi è poca: quando ero incinta di un mese e rotti di Ico continuavano ad ostinarsi a negarlo.
Qualcuno sa' come si chiamano in francese..?
quanto ridere, allora.
che imbarazzo.
prima pensavo fosse l'ansia da pre-gara, adesso voglio pensare che i miei estrogeni siano andati affanglu per sovraccarico di allenamento.
ma non è così, bella... come fai a raccontartela, non sei mica un'atleta di vertice eh..
Il principe consorte ha altro cui pensare questo finesettimana.
Io e Ico lo accompagneremo qui:
dove correrà la 24 ore e noi nel frattempo ci faremo un giretto, sperando che il tempo regga.
Io magari un test de embarazo me lo compro, anche se la fiducia in questi stupidi cosi è poca: quando ero incinta di un mese e rotti di Ico continuavano ad ostinarsi a negarlo.
Qualcuno sa' come si chiamano in francese..?
mercoledì 21 novembre 2012
Homo homini lupus
La gente non cessa mai di stupirmi, davvero.
Non mi capacito, ma me ne faccio una ragione.
Il buon Hobbes non era mica del tutto scemo, e con la sua sua tiritera sulla cattiveria umana, c'aveva preso in pieno.
Pinchia, se rode vedere qualcuno contento, soprattutto per qualcosa che tu non sei ancora riuscito a fare. Eh eh..!!
Ma siccome io son buona, e del male non lo auguro a nessuno, anche a chi mi ha un po' sberleffeggiato ho augurato tutto il bene possibile.
Provaci tu e in bocca al lupo.
Nel frattempo mi rilasso, che ne ho bisogno e comincio il recupero.
Penso spesso a come ho vissuto la gara e penso di aver fatto tutto bene, tutto quel che dovevo fare, e questo è un buon pensiero.
Oggi, per esempio, penso che il vero risultato è la gioia di avere accanto a me mio marito e mio figlio.
Non li voglio dare per scontati e anche questo è un buon pensiero.
Auguro a tutti di essere contenti come lo sono io ora, tanto lo so che poi passa l'effetto delle endorfine e da domani magari sarò incazzosa con tutto il mondo, ma magari anche no, che il fine settimana si va' a veder correre il Principe consorte.
C'è la Sua gara, adesso. E' una gara lunga, una gara dura, e io farò tutto quello che posso per aiutarlo a raggiungere il suo risultato, come ha fatto lui con me.
Questa è la lezione più bella, la più vera. Tutto il resto è solo chiacchere e distintivo...
Non mi capacito, ma me ne faccio una ragione.
Il buon Hobbes non era mica del tutto scemo, e con la sua sua tiritera sulla cattiveria umana, c'aveva preso in pieno.
Pinchia, se rode vedere qualcuno contento, soprattutto per qualcosa che tu non sei ancora riuscito a fare. Eh eh..!!
Ma siccome io son buona, e del male non lo auguro a nessuno, anche a chi mi ha un po' sberleffeggiato ho augurato tutto il bene possibile.
Provaci tu e in bocca al lupo.
Nel frattempo mi rilasso, che ne ho bisogno e comincio il recupero.
Penso spesso a come ho vissuto la gara e penso di aver fatto tutto bene, tutto quel che dovevo fare, e questo è un buon pensiero.
Oggi, per esempio, penso che il vero risultato è la gioia di avere accanto a me mio marito e mio figlio.
Non li voglio dare per scontati e anche questo è un buon pensiero.
Auguro a tutti di essere contenti come lo sono io ora, tanto lo so che poi passa l'effetto delle endorfine e da domani magari sarò incazzosa con tutto il mondo, ma magari anche no, che il fine settimana si va' a veder correre il Principe consorte.
C'è la Sua gara, adesso. E' una gara lunga, una gara dura, e io farò tutto quello che posso per aiutarlo a raggiungere il suo risultato, come ha fatto lui con me.
Questa è la lezione più bella, la più vera. Tutto il resto è solo chiacchere e distintivo...
lunedì 19 novembre 2012
..e ho in tasca Torino!
Non c'è bisogno di dire che mi sono - come sempre - emozionata.
Tanti dicono che la maratona è la gara dei lenti, di gente che sa a mala pena correre, dei "tapascioni" e forse è vero.
Io penso che ognuno cerca le sue soddisfazioni dove può e dove vuole.
Per me niente è così appagante come finire una maratona.
Finirla col personal best, poi, è ancora più bello, perchè solo tu sai che cosa ti è costato in termini di sacrifici, di tempo rubato, di ansia, di speranza, di desiderio.
Ho corso in una bolla, sul ritmo, senza mollare un metro, anche quando al 36° ero davvero stanca e il vento in città, del tutto inaspettato, mi dava fastidio.
E la bolla è esplosa a pochi passi dal traguardo, quando ho finalmente realizzato, che anche sul tempo ufficiale ero in orario.
Dopo tre ore e trenta (3:30:41 ufficiale e 3:30:33 real time) ho varcato la finish line, urlando.... urlando così forte che nel casino persino lo speaker mi ha sentita e ha detto: "Ecco l'urlo liberatorio..!".
Sembravo una pazza, ma una pazza felice.
Ce l'ho fatta. Ce l'ho fatta e sono contentissima...!!
Tanti dicono che la maratona è la gara dei lenti, di gente che sa a mala pena correre, dei "tapascioni" e forse è vero.
Io penso che ognuno cerca le sue soddisfazioni dove può e dove vuole.
Per me niente è così appagante come finire una maratona.
Finirla col personal best, poi, è ancora più bello, perchè solo tu sai che cosa ti è costato in termini di sacrifici, di tempo rubato, di ansia, di speranza, di desiderio.
Ho corso in una bolla, sul ritmo, senza mollare un metro, anche quando al 36° ero davvero stanca e il vento in città, del tutto inaspettato, mi dava fastidio.
E la bolla è esplosa a pochi passi dal traguardo, quando ho finalmente realizzato, che anche sul tempo ufficiale ero in orario.
Dopo tre ore e trenta (3:30:41 ufficiale e 3:30:33 real time) ho varcato la finish line, urlando.... urlando così forte che nel casino persino lo speaker mi ha sentita e ha detto: "Ecco l'urlo liberatorio..!".
Sembravo una pazza, ma una pazza felice.
Ce l'ho fatta. Ce l'ho fatta e sono contentissima...!!
venerdì 16 novembre 2012
-2 Allora io vado, eh..
..io vado a prendermela!!
Vi farò sapere se son contenta di come è andata, anche se a conti fatti, non posso che essere soddisfatta già solo per avere l'opportunità di essere lì, di sapere di essere in grado di correrla, di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità fare per poterla correre, di essere consapevole che farò del mio meglio (come sempre!) e che il mio meglio è tutto quello che serve per farmi contenta.
Vada come vada, ci avrò provato.
Non ho paura, ho solo.. tanta voglia di correre e di tagliare un altro fantastico traguardo (e col personale o no, so che fin lì ci arrivo!)...
giovedì 15 novembre 2012
Off Topic
Premessa:
A febbraio porto Ico all’asilo per la preiscrizione. Si tratta di un asilo comunale vicino a casa, finalmente una comodità! La direttrice è entusiasta: anche se il bimbo non ha tre anni a settembre lo prenderanno perché non hanno abbastanza iscrizioni per completare le classi e c’è il rischio che qualche maestra rimanga a casa. Non ci sono problemi: pannolino, non pannolino, Ico lo prendono volentieri. Ok. Tutto bene.
Inizia l’asilo a metà settembre: tutto benone.
Lui si inserisce che è una favola. Gli piace e va’ volentieri. È autonomo nel fare la pappa, con la sua mutanda-pannolino si destreggia ed evitiamo fastidiosi inconvenienti, si ferma anche al pomeriggio. Io chiedo e mi informo e i commenti su di lui sono tutti univocamente entusiasti. È un bimbo bravo e si fa’ voler bene. Ma..
Ma mi arriva a casa sempre pieno di botte, lividi e tagli. Uno ogni due giorni in media. E io zitta, perché son cose che succedono.
E’ vero è piccino, corre, cade. Ma le botte? C’è un bimbo che l’ha preso in antipatia e sembra che se le diano di santa ragione. Ok, ci sta.
E’ vero è piccino, corre, cade. Ma le botte? C’è un bimbo che l’ha preso in antipatia e sembra che se le diano di santa ragione. Ok, ci sta.
Che se la sbrogli, per quanto può.
Ma…
Tre giorni fa’ mi accorgo che ha un occhio gonfio, lacrimoso, con un vasto ematoma nella sclera e un livido sulla fronte piuttosto esteso.
Chiedo spiegazioni.
Chiedo spiegazioni.
Anzi, le chiede il principe consorte.
“Per noi non è successo nulla” dice la direttrice.
Eh , insomma, qualcosa sarà pur successo, no?!
Eh
No, sarà lo spurgo della congiuntivite e comunque stai muta, zitta che ti sto facendo un favore a tenertelo che è così piccolo..
Anzi, già che ci siamo ti comunico che abbiamo deciso all’unanimità che da domani anziché alle 07:30 entra alle 08:00, perché tanto il servizio di prescuola non serve a nessuno, se non a te, alla figlia del marocchino e ai due fratellini napoletani (sic!).
Anzi, già che ci siamo ti comunico che abbiamo deciso all’unanimità che da domani anziché alle 07:30 entra alle 08:00, perché tanto il servizio di prescuola non serve a nessuno, se non a te, alla figlia del marocchino e ai due fratellini napoletani (sic!).
Ora, ma io… perché non mi devo incazzare?!?!
mercoledì 14 novembre 2012
santa pazienza
Ok, mi piacerebbe lasciare lì in bella vista il mio ultimo post, così come sarebbe bello avere solo bei ricordi, vivere solo momenti di gioia e non avere mai cattivi pensieri, problemi, scocciature e noie, che sono invece all'ordine del giorno.
E non sto mica parlando a caso, eh...
Oggi per esempio, che con Ico che ha la febbre a 39 e un occhio pieno di sangue (sembra che l'abbiano menato per l'ennesima volta all'asilo) in perfetto stile Dracula, qualche pensierino me lo da'...
Altri pensierini me li da' per esempio la direttrice di quel cavolo di asilo o scuola dell'infanzia che dir si voglia: una cretina come ce ne sono poche.
Tra cazzi e mazzi di varie specie, mi è saltato l'allenamento in pista, ma non posso neanche protestare perchè il Principe consorte si è alzato alle 05:30 per correre e soprattutto per permettere a me di correre in pausa pranzo.
E' rimasto a casa a fare il papà a tempo pieno, un lavoro che svolge in maniera superlativa, come tutto il resto, non c'è dubbio.
Altro che lamentarmi, non posso far altro che ringraziare, ringraziare, ringraziare.
Onore al merito.
Senza di lui, non avrei modo di pensare a niente di più che mettere insieme pranzo e cena, altro che Elbaman l'anno prossimo...!
Anche se la sua proposta di allenamento sul nuoto mi spaventa un po'...(8 km al giorno e mi potrebbero saltar via le braccia...).
Ultimo giro di giostra, prima dell'appuntamento di domenica:3 km riscaldamento a 4'50'' (solo perchè avevo il vento a favore..), variazioni di ritmo 1' forte e 1' recupero (a 5m/km) per 16 volte.
Tutto il ritorno col vento contro. Accidenti, la fatica...
E non sto mica parlando a caso, eh...
Oggi per esempio, che con Ico che ha la febbre a 39 e un occhio pieno di sangue (sembra che l'abbiano menato per l'ennesima volta all'asilo) in perfetto stile Dracula, qualche pensierino me lo da'...
Altri pensierini me li da' per esempio la direttrice di quel cavolo di asilo o scuola dell'infanzia che dir si voglia: una cretina come ce ne sono poche.
Tra cazzi e mazzi di varie specie, mi è saltato l'allenamento in pista, ma non posso neanche protestare perchè il Principe consorte si è alzato alle 05:30 per correre e soprattutto per permettere a me di correre in pausa pranzo.
E' rimasto a casa a fare il papà a tempo pieno, un lavoro che svolge in maniera superlativa, come tutto il resto, non c'è dubbio.
Altro che lamentarmi, non posso far altro che ringraziare, ringraziare, ringraziare.
Onore al merito.
Senza di lui, non avrei modo di pensare a niente di più che mettere insieme pranzo e cena, altro che Elbaman l'anno prossimo...!
Anche se la sua proposta di allenamento sul nuoto mi spaventa un po'...(8 km al giorno e mi potrebbero saltar via le braccia...).
Ultimo giro di giostra, prima dell'appuntamento di domenica:3 km riscaldamento a 4'50'' (solo perchè avevo il vento a favore..), variazioni di ritmo 1' forte e 1' recupero (a 5m/km) per 16 volte.
Tutto il ritorno col vento contro. Accidenti, la fatica...
lunedì 12 novembre 2012
La prima volta
...c'è sempre una prima volta, si dice.
A me capita ieri mattina, domenica alla garetta di 9 km, anche se la spacciano per una 10k, di pianoro svelto tra l'argine del Po, uno sterrato bello e drenante e l'asfalto che riporta in paese, reso un po' viscido dalle foglie.
La mattinata uggiosa si è po' addolcita e spunta fuori anche una lacrima di sole, così decido di correre in maglietta, tanto gli ordini di scuderia sono di fare i 4e30 al km, velocità alla quale si presume che farò fatica.
Parto allegra senza farmi tanti problemi di posizione (è un allenamento, l'ultimo test prima della mia vera gara), ma vedo che sono abbastanza avanti, tra le prime quattro, diciamo.
Un po' mi scoccia eh, arrivo sempre così, quarta, quinta... quando va' bene, terza, però so che non son le mie, queste garette veloci e non me ne faccio un cruccio.
Prendo la tipa in top (che coraggio! a me verrebbe un colpo a girare con la pancia scoperta con questi sei/sette gradi) al terzo chilometro, sull'argine. Tra una pozzanghera e l'altra la passo agile. Sento lo scalpiccio dei suoi piedi dietro di me che risuona sempre più lontano.
L'altra è una ragazza giovane, molto più giovane di me.
La conosco ed è una tipetta piccola ma veloce.
La raggiungo al quarto chilometro. Le sono ancora dietro quando un suo compagno di squadra si volta e le dice "Vai tranquilla..".
Ok, non sono un fenomeno, è vero. Ma un noncurante "Vai tranquilla" è quantomeno azzardato e mi da' un po' noia.
In un secondo decido di darle qualche problema, oggi.
La passo. Mal che vada mi riprenderà negli ultimi due chilometri, penso, ma rimane dietro.
Vado sempre regolare, chè il Principe consorte mi ha detto di non strafare.
E io non strafaccio anche se passo un po' di uomini che mi guardano in maniera strana. Eh, se vi da' fastidio essere passati da una donnetta, penso.
Manca un chilometro all'arrivo e davanti a me vedo la fila dei podisti che si sgrana sulla curva. Cerco di identificare la prima donna, là davanti.
Ma a quanto sta andando?! Non la vedo proprio.
Pazienza, seconda oggi va benissimo, dai.
A 500 metri dal traguardo, un fenomeno che torna indietro a defatigare mi incita "Su i gomiti, dritta, spingi. Brava. Dai!!". Lo prendo in parola e aumento un po' ma non troppo eh, che poi il Principe consorte mi ribalta se mi faccio male proprio oggi.
Arrivo tra i quattro gatti che ci sono ad assistere.
Applausi e facce un po' incredule. Ma cos'ha sta gente, oggi? penso mentre rallento fino a fermarmi.
"Hai vinto" mi fa' il Principe consorte indicandomi la macchina.
Mi cambio in fretta per non prendere freddo.
"Vinto che cosa?" ma io non ho ancora capito.
"Sei la prima" e se la ride.
"Ma no..!" alzo gli occhi. Sta scherzando!
"Ma si!".
O cavolo!!! E io che cercavo la prima, là davanti.
A parte il piccolo divertissement: 9 km a 4 e20 in progressione.
Nessuna sensazione di fatica e gambe a posto.
Dai, che forse ce la faccio.
A me capita ieri mattina, domenica alla garetta di 9 km, anche se la spacciano per una 10k, di pianoro svelto tra l'argine del Po, uno sterrato bello e drenante e l'asfalto che riporta in paese, reso un po' viscido dalle foglie.
La mattinata uggiosa si è po' addolcita e spunta fuori anche una lacrima di sole, così decido di correre in maglietta, tanto gli ordini di scuderia sono di fare i 4e30 al km, velocità alla quale si presume che farò fatica.
Parto allegra senza farmi tanti problemi di posizione (è un allenamento, l'ultimo test prima della mia vera gara), ma vedo che sono abbastanza avanti, tra le prime quattro, diciamo.
Un po' mi scoccia eh, arrivo sempre così, quarta, quinta... quando va' bene, terza, però so che non son le mie, queste garette veloci e non me ne faccio un cruccio.
Prendo la tipa in top (che coraggio! a me verrebbe un colpo a girare con la pancia scoperta con questi sei/sette gradi) al terzo chilometro, sull'argine. Tra una pozzanghera e l'altra la passo agile. Sento lo scalpiccio dei suoi piedi dietro di me che risuona sempre più lontano.
L'altra è una ragazza giovane, molto più giovane di me.
La conosco ed è una tipetta piccola ma veloce.
La raggiungo al quarto chilometro. Le sono ancora dietro quando un suo compagno di squadra si volta e le dice "Vai tranquilla..".
Ok, non sono un fenomeno, è vero. Ma un noncurante "Vai tranquilla" è quantomeno azzardato e mi da' un po' noia.
In un secondo decido di darle qualche problema, oggi.
La passo. Mal che vada mi riprenderà negli ultimi due chilometri, penso, ma rimane dietro.
Vado sempre regolare, chè il Principe consorte mi ha detto di non strafare.
E io non strafaccio anche se passo un po' di uomini che mi guardano in maniera strana. Eh, se vi da' fastidio essere passati da una donnetta, penso.
Manca un chilometro all'arrivo e davanti a me vedo la fila dei podisti che si sgrana sulla curva. Cerco di identificare la prima donna, là davanti.
Ma a quanto sta andando?! Non la vedo proprio.
Pazienza, seconda oggi va benissimo, dai.
A 500 metri dal traguardo, un fenomeno che torna indietro a defatigare mi incita "Su i gomiti, dritta, spingi. Brava. Dai!!". Lo prendo in parola e aumento un po' ma non troppo eh, che poi il Principe consorte mi ribalta se mi faccio male proprio oggi.
Arrivo tra i quattro gatti che ci sono ad assistere.
Applausi e facce un po' incredule. Ma cos'ha sta gente, oggi? penso mentre rallento fino a fermarmi.
"Hai vinto" mi fa' il Principe consorte indicandomi la macchina.
Mi cambio in fretta per non prendere freddo.
"Vinto che cosa?" ma io non ho ancora capito.
"Sei la prima" e se la ride.
"Ma no..!" alzo gli occhi. Sta scherzando!
"Ma si!".
O cavolo!!! E io che cercavo la prima, là davanti.
A parte il piccolo divertissement: 9 km a 4 e20 in progressione.
Nessuna sensazione di fatica e gambe a posto.
Dai, che forse ce la faccio.
giovedì 8 novembre 2012
Come per un colpo di vento..
Come per un colpo di vento, la giornata si è trasformata completamente, nel giro di 57 minuti e 42 secondi.
Stamattina non era cominciata benissimo, col Principe consorte che si mette a fare gli impacchi di thè freddo all’occhio afflitto da congiuntivite del piccolo Ico, per pulirglielo alla fine dell’operazione col bavagliolo intriso di marmellata d’arance amare.
Insomma, un paciugo.
Senza contare che il fatto di trovare il parabrezza di Twingo rivestito da un leggerissimo ma persistente strato di ghiaccio, mi ha procurato un palpito d’angoscia.
Ci siamo, il grande freddo è alle porte.
Dopo una mattina a fare e a ricevere telefonate al limite del nonsense, l’appuntamento con le ripetute in pista di ripropone minaccioso.
E son già stanca al solo pensiero.
E invece, dopo tre chilometri di riscaldamento a 5, parto coi miei 10*400 a 4 che vengono fuori anche un po’ più allegri.
Recupero sempre di 400 metri a 4e40, anche quello più allegro del solito.
Defaticamento (rapidissimo, per questioni di orario) a 5.
Fatica si, ma gestibile e, tutto sommato, molta regolarità sia nella ripetuta, sia nel recupero. Buone sensazioni.
Dodici chilometri e ciccia che mi hanno rimesso in sesto, endorfine a manetta e adesso aspetto la garetta di domenica, l’ultimo test sui dieci chilometri da correre su uno sterrato piuttosto veloce.
Poi recupero, un ultimo richiamo di velocità la settimana prossima e amen.
Alea iacta est.
mercoledì 7 novembre 2012
Stropicciata
Oggi sono stropicciata come un fazzoletto mal riposto in tasca e dimenticato lì.
Mi da' noia persino il sole, mi fa' male gli occhi ed è tutto dire..
Sono nervosa, e non dovrei esserlo, sono impaziente e non dovrei esserlo.
Mancano una decina di giorni ed io devo decidermi a fare un po' di scarico, così oggi nuoto, anzichè correre.
Non mi dispiace, a dire il vero, perchè fuori l'arietta frizzante da' i primi morsi di freddo.
Non faccio che pensare al 18 novembre e sperare che ci sia una bella giornata ma che non sia troppo calda, che ci sia tanta bella gente in partenza, ma non troppa, che vada tutto bene (e questo non è mai troppo!!), che non ci sia vento, che il tendine rotuleo non scelga proprio quel giorno e quell'ora per dar fuori di matto e combinare guai, che Ico e il Principe consorte non si annoino troppo nell'attesa (ma a Torino, troveranno ben qualcosa per ingannare il tempo, no?!) e così via.
Sarà quel che sarà, mi dico e poi se non dovesse essere, avrò tempo di rifarmi con Reggio a Dicembre, che è sempre un bell'appuntamento.
Non ho mai corso a Torino, sono felice di vederla sotto quest'aspetto perchè è una città che mi è sempre piaciuta, anche se il Principe la ritiene triste (ma lui non fa' testo, per lui ogni città italiana al di sopra di Roma è triste).
Se piove, sarà triste per davvero.
Ma insomma.
Fra una manciata di giorni vedremo, cioè vedrò.
Come direbbe il mio personaggio cartaceo preferito, "ho un cuore d'asino e uno di leone".
Mi da' noia persino il sole, mi fa' male gli occhi ed è tutto dire..
Sono nervosa, e non dovrei esserlo, sono impaziente e non dovrei esserlo.
Mancano una decina di giorni ed io devo decidermi a fare un po' di scarico, così oggi nuoto, anzichè correre.
Non mi dispiace, a dire il vero, perchè fuori l'arietta frizzante da' i primi morsi di freddo.
Non faccio che pensare al 18 novembre e sperare che ci sia una bella giornata ma che non sia troppo calda, che ci sia tanta bella gente in partenza, ma non troppa, che vada tutto bene (e questo non è mai troppo!!), che non ci sia vento, che il tendine rotuleo non scelga proprio quel giorno e quell'ora per dar fuori di matto e combinare guai, che Ico e il Principe consorte non si annoino troppo nell'attesa (ma a Torino, troveranno ben qualcosa per ingannare il tempo, no?!) e così via.
Sarà quel che sarà, mi dico e poi se non dovesse essere, avrò tempo di rifarmi con Reggio a Dicembre, che è sempre un bell'appuntamento.
Non ho mai corso a Torino, sono felice di vederla sotto quest'aspetto perchè è una città che mi è sempre piaciuta, anche se il Principe la ritiene triste (ma lui non fa' testo, per lui ogni città italiana al di sopra di Roma è triste).
Se piove, sarà triste per davvero.
Ma insomma.
Fra una manciata di giorni vedremo, cioè vedrò.
Come direbbe il mio personaggio cartaceo preferito, "ho un cuore d'asino e uno di leone".
lunedì 5 novembre 2012
cronaca di una domenica qualsiasi
È una giornata troppo bella per non correre oggi.
C’è un bel sole che scalda e giusto una bavetta di vento così, in pausa pranzo, vado per i miei nove chilometri facili, chè oggi ho le gambe affaticate.
Ieri, il Principe consorte mi ha regalato una bella garetta di undici chilometri, un collinare tosto ma svelto, da fare a tutta birra.
Alla partenza sono un po’ distratta, tanto che quasi mi faccio levare una scarpa dal presidente. Un’occhiataccia e poi via, su per la salita. I primi due chilometri salgono ed io vado su con calma ma bene, comincio a convincermi a spingere e non appena si ritorna in piano accelero un po’ l’andatura.
Supero un bel po’ di gente e mi rendo conto che vado più forte del solito, ma non sto facendo fatica perciò mi dico che se devo scoppiare, scoppierò, ma per il momento corro.
Affianco una tipa col codino che mi sembra di conoscere, ma no, non è lei.
Mi lancia un’occhiata in tralice in risposta al mio mezzo sorriso mentre la passo.
“Codino” non ci sta’ e mi tiene dietro. Sento il suo respiro un po’ più che impegnato e penso che salterà, prima o poi.
Si sale ancora ed io cerco un’andatura efficace ma prudente. Codino mi segue, spalla a spalla, in un atteggiamento da pistaiola che taglia le curve, che io patisco un po’, abituata come sono a correre da sola.
Spero, quasi quasi, che si decida a passarmi ma so che non lo farà.
Dal respiro sembra che stia facendo ben più fatica di me.
Scendiamo rapidamente per imboccare uno sterrato con una curva secca a sinistra.
Occhio alle ginocchia e via, in derapata sulla ghiaia, mentre Codino cerca di tagliarmi la curva. Ma io la stringo e non la lascio passare. Sono davanti di quel mezzo metro che mi permette di manovrare sul percorso e mi sto divertendo un mondo a metterla in difficoltà.
Davanti a noi, al quinto chilometro, la bionda in fuseaux che sgambetta piano su per la salita. Ha rallentato, forse peccando di fiducia o forse per stanchezza. La prendiamo a mezza salita ma lei ci segue: ora siamo in tre, io in mezzo e davanti a loro. Finita la salita, i tipi al ristoro ci aspettano coi bicchieri in mano, ma noi tre, come Erinni, arriviamo mulinando le gambe con espressione così risoluta che si fanno da parte.
Due chilometri di sterrato morbido e fangoso ci guidano in mezzo alle vigne.
C’è un po’ di dislivello, ma le gambe vanno ed io sto correndo divertendomi come poche altre volte. Imposto le curve, mentre Codino mi pesta un tallone e smoccola perché la anticipo sempre sulle traiettorie.
Me la rido, e pestando incurante del fango nelle pozzanghere, penso che se oggi se vuole passarmi, deve andare più forte e basta. Nient’altro.
La bionda è più smaliziata, mi segue a ruota in silenzio e spinge bene in discesa. Aumento l’andatura. Mi seguono ma sento Codino che sta cedendo. Bene!
Al nono chilometro, sulla discesa, si decide tutto: la bionda ed io andiamo giù veloci, Codino finalmente si stacca. Meno una!
Sull’ultima salita riprendo la Bionda e prendo un po’ di vantaggio.
Di nuovo discesa e, anche se la Bionda spinge più forte, finisce per saltellare balzando più in alto che in avanti. In un nanosecondo decido se rischiare le ginocchia, e in vista della maratona non è la scelta più saggia, o se accettare la sfida.
Accetto il rischio, seppur calcolato. Sto attentissima agli appoggi ma vado giù spingendo bene, bacino e peso in avanti.
La passo, ci guardiamo un attimo e poi accellero ancora fino al piano.
Svolta secca a sinistra e lieve dislivello fino al traguardo. Sono trecento metri e non smetto un attimo di spingere.
Ora sto facendo fatica, ma sul traguardo arrivo prima io, mentre il Principe consorte mi fa’ di si con la testa (e te credo!!) e Ico sgranocchia un biscotto (mito, dagli da mangiare e quello sta dappertutto, anche in un rave party).
Soddisfazioni formato mignon..
mercoledì 31 ottobre 2012
ognissanti
..che a me Allouiiiin mi fa' un baffo.
E poi non lo capisco, non mi appartiene e non mi interessa.
Domani dovrebbe essere bel tempo, ma tanto, meglio della pioggerellina fitta fitta che ti inzuppa di oggi, sarà meglio comunque. Forse.
A meno che non arrivi l'uragano Sandy anche da noi, che si sa, Niu Iork è così vicina..
Non divaghiamo, domani sarà bel tempo ed io mi butterò a fare ripetute sul Castello (che poi non è un castello ma è l'unico parco disponibile nelle vicinanze).
Finalmente, che son stufa di girare a 5'al km.
Il Principe consorte mi dice "piano piano!" ma le gambe vorrebbero andare. Chissà dove, chissà come e soprattutto chissà se andranno a 5' al km per 42 chilometri, quando sarà il momento.
Ma domani, dicevo, Ognissanti, che poi il due novembre c'è sempre la folla di chi si deve far vedere per forza, porterò due fiori a due tombe così come li porto (quasi) ogni sabato.
Sempre due fiori, che tanto se fossero pietre sarebbe uguale.
E in questo l'uso ebraico non mi dispiace e ogni tanto lo faccio.
Scelgo una bella pietra e la lascio lì, sul marmo.
Li porto per me, più che per loro, lo so.
Sperando che il vento non li spazzi via e che nessuno mi veda.
Ma si sa, son cose che succedono.
E poi non lo capisco, non mi appartiene e non mi interessa.
Domani dovrebbe essere bel tempo, ma tanto, meglio della pioggerellina fitta fitta che ti inzuppa di oggi, sarà meglio comunque. Forse.
A meno che non arrivi l'uragano Sandy anche da noi, che si sa, Niu Iork è così vicina..
Non divaghiamo, domani sarà bel tempo ed io mi butterò a fare ripetute sul Castello (che poi non è un castello ma è l'unico parco disponibile nelle vicinanze).
Finalmente, che son stufa di girare a 5'al km.
Il Principe consorte mi dice "piano piano!" ma le gambe vorrebbero andare. Chissà dove, chissà come e soprattutto chissà se andranno a 5' al km per 42 chilometri, quando sarà il momento.
Ma domani, dicevo, Ognissanti, che poi il due novembre c'è sempre la folla di chi si deve far vedere per forza, porterò due fiori a due tombe così come li porto (quasi) ogni sabato.
Sempre due fiori, che tanto se fossero pietre sarebbe uguale.
E in questo l'uso ebraico non mi dispiace e ogni tanto lo faccio.
Scelgo una bella pietra e la lascio lì, sul marmo.
Li porto per me, più che per loro, lo so.
Sperando che il vento non li spazzi via e che nessuno mi veda.
Ma si sa, son cose che succedono.
lunedì 29 ottobre 2012
siamo una squadra fortissimi
E' così, siamo una squadra fortissimi, al maschile plurale e pure superlativo.
Ico e il Principe consorte ed io.
Certo, se ieri ci fosse stata la bella giornata di sole che sta uscendo oggi, beh, anche il mio compito sarebbe stato più facile.
E invece, condizioni atmosferiche avverse, molto avverse, freddo, pioggia a scrosci e raffiche di vento; non potevo farmi mancare nulla per il mio ultimo lunghissimo, 36 chilometri in tutto, organizzati simpaticamente in una mezza maratona locale, sommata a 15 chilometri in direzione casa, con macchina di appoggio per il rifornimento idrico.
Meglio di così...?
L'unica cosa che mi scoccia alla partenza è sapere che dovrò correre nelle retrovie e per non partire subito a stecca, inficiando il lavoro di oggi, retrovie siano.
Non siam qui per fare il personale, ma per correre e basta, regolando il ritmo e cercando continuità nel gesto e nel passo.
Lo faccio con alterna fortuna assecondando il vento (cattivo) e sfruttando la compagnia di altri amici con cui scambio due parole.
Passo alla mezza con un po' di fastidio per la mancanza dell'accellerazione di fine gara e per i soliti beoti che arrivano un minuto prima di te, si girano e ti fanno :"Dai, dai, sei arrivata, dai non mollare!!". Convinti.
Cerco di non farmi scappare un :"Ma sparati!" così come cerco di non farmi scappare un "Vaffanglu!" al solito giudice che mi dice che il pettorale va' sul petto. Mapensaunpo'... menomale che me lo ricordavi tu, il significato etimologico di pettorale. Non vedi che ho l'elastico in vita, che si è girato?
Certa gente ha l'elasticità mentale di un blocco di granito di Montorfano.
Un bacio (anzi, "un bicio", come dice lui) a Ico, che ha già al collo anche la mia medaglia di finisher, un sorso d'acqua, metto a posto le scarpe (troppo stetti i lacci) e sgommo via, sotto lo sguardo un po' perplesso dei presenti.
Ultimi 15 chilometri contro vento, che finchè sono tra alberi e case da' meno noia del previsto, ma sul lungo drittone di 6 chilometri alla fine, beh.. mi scoraggia un po'.
Rallento un pochino, mi metto in modalità "barcollo ma non mollo" e non mollo per davvero. Concentrata, come la passata di pomodoro.
Al 36° e 2 metri, c'è la macchina del Principe consorte: mi fa' spogliare, chè sono intrizzita e bagnata. Mi da' un'asciugata veloce, mi riveste e mi porta a casa.
36 chilometri a 5 e 07 (per la precisione) che non sono da buttar via e un grazie ai miei uomini, che rendono possibili i miei sogni o perlomeno, mi aiutano.
Si, siamo una squadra (fortissimi).
Ico e il Principe consorte ed io.
Certo, se ieri ci fosse stata la bella giornata di sole che sta uscendo oggi, beh, anche il mio compito sarebbe stato più facile.
E invece, condizioni atmosferiche avverse, molto avverse, freddo, pioggia a scrosci e raffiche di vento; non potevo farmi mancare nulla per il mio ultimo lunghissimo, 36 chilometri in tutto, organizzati simpaticamente in una mezza maratona locale, sommata a 15 chilometri in direzione casa, con macchina di appoggio per il rifornimento idrico.
Meglio di così...?
L'unica cosa che mi scoccia alla partenza è sapere che dovrò correre nelle retrovie e per non partire subito a stecca, inficiando il lavoro di oggi, retrovie siano.
Non siam qui per fare il personale, ma per correre e basta, regolando il ritmo e cercando continuità nel gesto e nel passo.
Lo faccio con alterna fortuna assecondando il vento (cattivo) e sfruttando la compagnia di altri amici con cui scambio due parole.
Passo alla mezza con un po' di fastidio per la mancanza dell'accellerazione di fine gara e per i soliti beoti che arrivano un minuto prima di te, si girano e ti fanno :"Dai, dai, sei arrivata, dai non mollare!!". Convinti.
Cerco di non farmi scappare un :"Ma sparati!" così come cerco di non farmi scappare un "Vaffanglu!" al solito giudice che mi dice che il pettorale va' sul petto. Mapensaunpo'... menomale che me lo ricordavi tu, il significato etimologico di pettorale. Non vedi che ho l'elastico in vita, che si è girato?
Certa gente ha l'elasticità mentale di un blocco di granito di Montorfano.
Un bacio (anzi, "un bicio", come dice lui) a Ico, che ha già al collo anche la mia medaglia di finisher, un sorso d'acqua, metto a posto le scarpe (troppo stetti i lacci) e sgommo via, sotto lo sguardo un po' perplesso dei presenti.
Ultimi 15 chilometri contro vento, che finchè sono tra alberi e case da' meno noia del previsto, ma sul lungo drittone di 6 chilometri alla fine, beh.. mi scoraggia un po'.
Rallento un pochino, mi metto in modalità "barcollo ma non mollo" e non mollo per davvero. Concentrata, come la passata di pomodoro.
Al 36° e 2 metri, c'è la macchina del Principe consorte: mi fa' spogliare, chè sono intrizzita e bagnata. Mi da' un'asciugata veloce, mi riveste e mi porta a casa.
36 chilometri a 5 e 07 (per la precisione) che non sono da buttar via e un grazie ai miei uomini, che rendono possibili i miei sogni o perlomeno, mi aiutano.
Si, siamo una squadra (fortissimi).
venerdì 26 ottobre 2012
il brutto anatroccolo
Sembra una legge incontrovertibile che il giorno della mia gara ci debba essere un tempo da lupi. In realtà non sarà propriamente una gara, perché domenica correrò una mezza a ritmo facile, per poi proseguire, dopo il traguardo, verso casa per altri 15 chilometri in (speriamo di tenerla) leggera progressione.
Alla fine dovrei essere riuscita a fare 35 km a ritmo gara.
E anche l’ultimo lunghissimo sarà stato fatto, dopodiché dovrò pensare al recupero e alle ultime rifiniture di lavori veloci in pista.
Il 18 novembre si avvicina ed io sono emozionata, concentrata e felice, perché sto entrando in forma.
Laddove un mesetto fa’ completavo faticosamente i miei dieci chilometri in allenamento, costringendomi ad aumentare l’andatura con un discreto sforzo, ora, nonostante la tosse persistente e fastidiosa che il piccolo untore, Ico, mi ha attaccato, filo come un trenino senza chiedere impegno al mio fisico né alla mia testa.
Anche il fisico è cambiato. Poca roba, ma siccome io ci convivo attentamente con me stessa, senza salire sulla bilancia, so benissimo che ho perso peso.
Quello che mi da’ più soddisfazione, ben al di là dell’aspetto fisico, è la sensazione di correre facile ad andature per me di solito impegnative.
È un buon segnale e mi riempie di fiducia.
Sarebbe davvero una grande soddisfazione riuscire a farcela, riuscire a fare una buona gara e correre una maratona come sogno di correrla.
Ho bisogno di emozionarmi come succede sempre in prossimità dell’arrivo, quando realizzo che ho fatto una buona gara, che ho corso bene e che tutte le mie fatiche hanno un senso.
Per me. Un riscatto di tutto quello che ho passato negli ultimi sei mesi.
Per il Principe consorte, perché il mio successo è anche il suo e viceversa.
E tutto il resto del mondo, se non vuole capire, se non sa comprendere, se non riesce o non vuole condividere questo mio modo di essere, andasse pure in malora nel suo sconfinato giardino dalla siepe a forma di merlatura guelfa, un mondo di fatto solo di caminetti in pietra e bagni in marmo.
Chiusi, mentre la vita è fuori.
Corsa o non corsa, la vita è fuori ed è fatta di esperienze che non puoi fare per interposta persona o davanti alla TV.
Corsa o non corsa, la vita è fuori ed è fatta di esperienze che non puoi fare per interposta persona o davanti alla TV.
Sono il brutto anatroccolo della famiglia ma chissà, forse anche un cigno.
mercoledì 24 ottobre 2012
“Tutto bene, grazie. E tu?”
Un incontro anomalo ieri sera, alla cassa del supermercato, con un amico di quelli che quando esci dal giro poi non li rivedi più, uno di quelli che quando le cose cambiano, loro pure cambiano: atteggiamento, opinione e anche modo e maniera di guardarti se si degnano di rendersi conto che ancora esisti.
Un amico per modo di dire insomma, anche se qualche esperienza insieme è stata condivisa e tutto il resto che sarebbe potuto essere e non è stato perché guarda a caso era amico di quello che è stato il tuo ex.
Mi guarda, esamina me, gonna e stivali, il carrello pieno di verdura dove il mio Ico saltella sorridente, il mio meraviglioso marito che adagia i prodotti sul nastro, e fa’ una smorfietta di quelle che non significa nulla.. o forse tutto.
“Come stai?” mi chiede.
Ma la sua espressione nel guardarmi è già di per sé una sintesi della risposta che potrei dargli.
“Mi dicono che sei diventata una che corre seriamente..”.
Sorrido e ripiombo nell’assillo di quello che è stato cinque anni fa’.
Una pozzanghera melmosa in cui mi sono trascinata annaspando, determinata solo a continuare una cosa bella che avevo appena iniziato a fare: correre.
Sebbene tutto il mio entourage di “mojtomani” mi prendesse un po’ per scampanata.
In fondo è così che sono le donne quando si lasciano con l’uomo, il marito, il compagno.
Incerte. Confuse.
E io lo ero, e molto.
L’impressione che avevo era che mi guardassero tutti stranamente, come fossi una foglia che nel vento descrive voli bizzarri e un po’ pindarici. Con degnazione.
“Passerà” o “Vedrai che fra poco starai meglio” e “Ma se l’hai lasciato tu!!” come se una scelta sofferta fosse sintomo di una diversa intensità di dolore o rimorso.
Come se non rappresentasse il fallimento che era.
E poi ritrovarmi nella sera, a correre.
Senza nessun tipo di finalità se non quella di calmarmi, tranquillizzarmi.
Il mio training autogeno.
E ritrovarmi così stanca da poter finalmente dormire di nuovo, senza sonniferi.
La mia terapia.
Ci sono voluti nove mesi, prima che fossi pronta, non ad una gara, ma alla vita.
“Tutto bene, grazie. E tu?”
Un amico per modo di dire insomma, anche se qualche esperienza insieme è stata condivisa e tutto il resto che sarebbe potuto essere e non è stato perché guarda a caso era amico di quello che è stato il tuo ex.
Mi guarda, esamina me, gonna e stivali, il carrello pieno di verdura dove il mio Ico saltella sorridente, il mio meraviglioso marito che adagia i prodotti sul nastro, e fa’ una smorfietta di quelle che non significa nulla.. o forse tutto.
“Come stai?” mi chiede.
Ma la sua espressione nel guardarmi è già di per sé una sintesi della risposta che potrei dargli.
“Mi dicono che sei diventata una che corre seriamente..”.
Sorrido e ripiombo nell’assillo di quello che è stato cinque anni fa’.
Una pozzanghera melmosa in cui mi sono trascinata annaspando, determinata solo a continuare una cosa bella che avevo appena iniziato a fare: correre.
Sebbene tutto il mio entourage di “mojtomani” mi prendesse un po’ per scampanata.
In fondo è così che sono le donne quando si lasciano con l’uomo, il marito, il compagno.
Incerte. Confuse.
E io lo ero, e molto.
L’impressione che avevo era che mi guardassero tutti stranamente, come fossi una foglia che nel vento descrive voli bizzarri e un po’ pindarici. Con degnazione.
“Passerà” o “Vedrai che fra poco starai meglio” e “Ma se l’hai lasciato tu!!” come se una scelta sofferta fosse sintomo di una diversa intensità di dolore o rimorso.
Come se non rappresentasse il fallimento che era.
E poi ritrovarmi nella sera, a correre.
Senza nessun tipo di finalità se non quella di calmarmi, tranquillizzarmi.
Il mio training autogeno.
E ritrovarmi così stanca da poter finalmente dormire di nuovo, senza sonniferi.
La mia terapia.
Ci sono voluti nove mesi, prima che fossi pronta, non ad una gara, ma alla vita.
“Tutto bene, grazie. E tu?”
lunedì 22 ottobre 2012
Armi e bagagli
Sabato, nell’attesa che il Principe Consorte rientrasse dal suo lungo trail di 63 chilometri , io e Ico ci siamo dondolati qui e là attorno al lago, dando moderatamente spettacolo; lui coi suoi capricci, io con le mie fantastiche manovre di parcheggio del carro armato col cambio automatico del gentile consorte. È una macchina che mi mette a disagio. Sembra che sappia perfettamente che la mano del padrone è ben altra cosa e mi si oppone fieramente, come per farmi dispetto.
Domenica mattina ho corso io: 5 chilometri di collinare e poi giù lungo il lago, il ritorno una lunga salita che però non mi ha dato particolarmente fastidio. In tutto dodici chilometri piuttosto svelti col sole che comincia a fare capolino da dietro i monti. Bello.
Possibile che ogni panorama mi sembri più bello di quello che vedo ogni giorno?!
Sono segni d’insofferenza per una situazione insanabile, lo so bene e me ne rendo conto.
La giornata si è srotolata via in una gita in barca su un’isola incantevole, un piatto di pasta buonissimo a mezzogiorno in una veranda affacciata sul lago e una passeggiata in collina a vedere un santuario solitario in mezzo a querce e betulle.
Piccole cose, in attesa di novembre, la mia maratona, di dicembre e la sua gara sulla neve e le vacanze di Natale, che quest’anno ci vedrà ben lontani da casa, ben distanti da qualsiasi cosa ci possa intristire, come se i pensieri fosse possibile lasciarseli dietro, come un carico troppo pesante.
Quel che mi conforta è che siam sempre stati bravissimi a fare i bagagli.
mercoledì 17 ottobre 2012
A posto
Oggi ho sbrigato, chè mi sono finalmente decisa a farlo, incombenze che mi aspettavano da un po'. Ho messo a posto cose che solo io potevo mettere in ordine e, nel mio piccolo microcosmo, ho fatto piazza pulita del passato per concedermi di guardare avanti con più serenità.
Non sembra, ma fa'..
A volte, un bel calcio in culo è la reazione che bisognerebbe adottare.
Dico, a volte.
La mezza di domenica è andata dignitosamente, considerato il fatto che venerdì mattina mi sono concessa un collinare allegro di 15 km.
Come promesso al mio caro pubblico di blogger sono arrivata con un lauto anticipo di mezz'oretta sul "simpatico" essere di sesso maschile che ha messo in dubbio le mie capacità podistiche la settimana scorsa.
Tiè.
E va bene che lui faceva da corazziere a una neofita del running che correva in gonnellino (no, la gara in gonnella, no! è così che ci sputtaniamo, care donne..) e detto questo, detto tutto.
Neanche zoppa ci metto due ore e cinque a fare una mezza: mi devono sparare.
Il che non è detto che non succeda, con l'allegra combiccola di cacciatori "ciuccatoni" che circola per la massì, chiamiamola così, campagna circostante.
Che poi qualcuno mi deve spiegare, cosa cavolo cacciano?!
Pantegane, forse.
Questo fine settimana il zoppicante principe consorte si fa' un trail di 63 km; a me tocca guardare e, a sto giro mi sta anche bene, perchè le ultime tendenze autunnali mi porteranno qui, il 18 novembre. Ormai è fatta.
Meglio non pensarci...

Non sembra, ma fa'..
A volte, un bel calcio in culo è la reazione che bisognerebbe adottare.
Dico, a volte.
La mezza di domenica è andata dignitosamente, considerato il fatto che venerdì mattina mi sono concessa un collinare allegro di 15 km.
Come promesso al mio caro pubblico di blogger sono arrivata con un lauto anticipo di mezz'oretta sul "simpatico" essere di sesso maschile che ha messo in dubbio le mie capacità podistiche la settimana scorsa.
Tiè.
E va bene che lui faceva da corazziere a una neofita del running che correva in gonnellino (no, la gara in gonnella, no! è così che ci sputtaniamo, care donne..) e detto questo, detto tutto.
Neanche zoppa ci metto due ore e cinque a fare una mezza: mi devono sparare.
Il che non è detto che non succeda, con l'allegra combiccola di cacciatori "ciuccatoni" che circola per la massì, chiamiamola così, campagna circostante.
Che poi qualcuno mi deve spiegare, cosa cavolo cacciano?!
Pantegane, forse.
Questo fine settimana il zoppicante principe consorte si fa' un trail di 63 km; a me tocca guardare e, a sto giro mi sta anche bene, perchè le ultime tendenze autunnali mi porteranno qui, il 18 novembre. Ormai è fatta.
Meglio non pensarci...

lunedì 15 ottobre 2012
Panta rei
Tutto passa, tutto scorre, tutto si trasforma.
Senza fare della filosofia spicciola si va’ avanti comunque; anche senza essere per forza cinici e disincantati, è vero che chi resta dimentica.
Sono andata al funerale, doverosamente, ma al cimitero, no.
Non ho voluto, non mi sono voluta infliggere più pena di quanta già non ne provassi.
Già è stata dura così, ritrovarmi ad esempio a due metri dalle mie cugine, che non mi hanno risparmiato a suo tempo insulti e maldicenze e che, nel momento del cordoglio più mio che loro, visto che la nonna l’avranno vista si e no due volte negli ultimi sei anni, vengono a cercarmi per un abbraccio consolatorio. Non ho bisogno di capire nè di perdonare.
Ho alzato il viso pieno di lacrime e ho fatto finta di non vederle.
Non sono un’ipocrita e purtroppo non sono nemmeno diplomatica. Non voglio fingere un affetto che non provo e non ho bisogno di un abbraccio falso, dopo anni di silenzio.
Il giorno dopo si, sono andata a cercarla, nel silenzio del camposanto, con i fiori smossi dal vento sulla tomba spoglia, ma lei non c’era lì.
Lei c’è senz’altro di più quando esco quel quarto d’ora la sera, dopo che ho messo a posto casa, quando Ico gioca nella sua stanza e il Principe consorte galleggia beato nell’idromassaggio.
Io mi avvolgo nel pile ed esco nel cortile già buio, per dieci minuti, e allora come se un’onda fosse passata davanti ai miei occhi, riesco a rivederlo com’era trent’anni fa’, con i grandi vasi in cemento pieni di piante e fiori di ogni tipo, l’altalena in ferro già arrugginita, l’orto con gli odori e il pezzo di vigna che non faceva mai uva.
Col cemento che odorava di caldo in estate e il portico brinato di giaccio in inverno, dove minuscole stalattiti pendevano dalle travi più esposte.
Con i ranuncoli che spuntavano dalla neve e le rose, rose dappertutto, che in maggio ammorbavano l’aria.
Dieci minuti poi il velo cala di nuovo e tutto torna com’è ora.
Né meglio né peggio.
Solo diverso, perché “panta rei”.
giovedì 11 ottobre 2012
11 ottobre
È da lei che ho preso i capelli rosseggianti, la pelle chiara e gli occhi grandi e acquosi, la cocciutaggine e (lo ammetto) la prepotenza.
Un donnino rosso anche nell’anima, che non ha mai amato i preti anche se le chiese le piacevano un sacco ed era una devota di Santa Rita, la sua patrona.
Come a me, le piaceva leggere, anche se per lei il non plus ultra erano i fotoromanzi.
Era un donnino energico, litigava sempre con mio padre perennemente in competizione per i gerani più belli, le piante più verdi e la frutta più buona.
Se n’è andata stanotte, il giorno del mio compleanno.
martedì 9 ottobre 2012
Scommettiamo?
A ‘sto giro non mi arrabbio, anche se la chiaccheratina in pausa caffè col uno dei fornitori che corre (tutta gente brutta frequento, io!) mi ha lasciato un po’ da pensare.
Alla mia uscita: “Faccio Torino!” ribatte pronto “Ehhhhh, l’anno scorso l’ho chiusa in 3 e 47” .
Ok, mi dico.
Che non è che tra l’altro ci sia da andarne particolarmente fieri, soprattutto se non faceva un caldo africano, se non ti sei rotto una gamba, se ti sei allenato decentemente e soprattutto se corri da vent’anni... come te, prendi uno a caso.
“Vorrei fare 3 ore e mezza” butto là, titubante, per chiedermi subito dopo: “…ma perché non te ne stai zitta, ogni tanto?!”.
Che me la sono proprio cercata, l’occhiata lunga quanto basta e perplessa quanto basta al panettone che orna il mio fondoschiena.
Gli uomini mi guardano le chiappe e mi sottovalutano.
Il mio culo ha il suo perché e soprattutto non intralcia nelle operazioni del running e men che mai in quelle del triathlon, a dirla tutta.
Certo, non ho l’otto per cento di massa grassa, ma in realtà, non ce l’hanno neanche la maggioranza dei presunti atleti o triatleti che frequento.
In gara ho persino visto uomini col deretano più grosso del mio, pensaunpo'!
In gara ho persino visto uomini col deretano più grosso del mio, pensaunpo'!
Ho superato agevolmente donne dai fianchi più stretti ma dal fiato molto più corto, non senza una maligna quanto intima soddisfazione, sia sui dieci chilometri sia in maratona.
Chissà perché, ma quell’occhiata me l’aspettavo..
Come se non potesse essere vero che una donnetta corra più forte di te, maschio moderno.
Come quel simpatico triatleta che a Pescara, mentre correvo la mezza, mi ha detto: “Stai andando troppo forte” (un pacchettino di cazzi tuoi, no?).
Poi si è girato e al suo amico ha detto: “Questa scoppia..!”.
Ho visto i braccialetti che aveva al polso, ho capito che era un giro indietro e che non gli sembrava vero di essere superato. C’è gente così, che la vive male e molti sono maschi.
Poi si è girato e al suo amico ha detto: “Questa scoppia..!”.
Ho visto i braccialetti che aveva al polso, ho capito che era un giro indietro e che non gli sembrava vero di essere superato. C’è gente così, che la vive male e molti sono maschi.
Un bel sorriso e via, all'arrivo.
E farò così anche domenica, alla mezza, quando troverò il campione di cui sopra, al ristoro finale. Dove arriverò, culo grosso o no, prima di lui.
E farò così anche domenica, alla mezza, quando troverò il campione di cui sopra, al ristoro finale. Dove arriverò, culo grosso o no, prima di lui.
Scommettiamo?
lunedì 8 ottobre 2012
32, si comincia da qui...
o meglio, si ricomincia, perchè non è che io abbia mai smesso di correre.
Il Principe consorte me l'aveva detto che ci sarei riuscita senza problemi, ma in questo momento, con l'autostima sotto le scarpe, a volte faccio persino fatica a credere di potermi svegliare al mattino e trovarmi tutta intera.
Anzichè sbattermi (sbatterci) per attraversare la provincia e partecipare a una 42 km, mi sono alzata (un po' tardi, oserei dire) e ho cominciato a correre, con un piano d'azione molto semplice:16 chilometri in una direzione e 16 chilometri di ritorno.
E fin qui...tutto chiaro.
Non che correre 32 chilometri, quando sei abituata a farne 15 e a volte ma proprio perchè sei in gara 21, sia proprio così come dirlo, lo so benissimo, l'ho già vissuta la sensazione di svuotamento, stanchezza estrema, sfinimento.
Questa volta però è andata bene, anzi no, diciamo la verità, benissimo.
Parto piano piano, ma dopo cinque chilometri mi accorgo che ho accelerato un pochino, mi controllo e cerco di non strafare.
Al decimo chilometro ci sono i miei assistenti personali (Ico e il Principe) che mi passano l'acqua. Corro leggera e serena e devo sempre stare attenta a non esagerare.
Al sedicesimo chilometro, tranquilla e per niente stanca e di ottimo umore (incredibile, sto facendo un lunghissimo!), mi concedo di aumentare un il ritmo.
Vediamo che succede, mi dico, ma non succede niente di particolare.
Dal ventesimo in poi, progressione costante, con un bell'ultimo chilometro allegro, con una fatica fisica del tutto adeguata al chilometraggio e una fatica mentale praticamente assente.
O mi sono ipnotizzata da sola (Ueli Steck sostiene che bisogna sempre pensare positivo, di fronte ad una prova impegnativa.. ma va'?) o sono cambiata.
Un anno fa' avrei tirato giù tutti i santi del paradiso, di fronte a 32 km da sola senza una gara a far da contorno.
E invece, ho fatto (molto) meglio che l'anno scorso a Parma, con almeno un chilometro in più e molti ristori in meno, nonostante una giornata comunque bella calda.
Stamattina tutto bene e la carrozzeria sembra reggere. Ancora due lughissimi e un po' di ritmi per la rifinitura e sono pronta. Vorrei migliorare, anche solo un pochino, il mio personale.
Io ci provo.
Vola solo chi osa farlo.. (citazione rubata a un grande maratoneta!)
Il Principe consorte me l'aveva detto che ci sarei riuscita senza problemi, ma in questo momento, con l'autostima sotto le scarpe, a volte faccio persino fatica a credere di potermi svegliare al mattino e trovarmi tutta intera.
Anzichè sbattermi (sbatterci) per attraversare la provincia e partecipare a una 42 km, mi sono alzata (un po' tardi, oserei dire) e ho cominciato a correre, con un piano d'azione molto semplice:16 chilometri in una direzione e 16 chilometri di ritorno.
E fin qui...tutto chiaro.
Non che correre 32 chilometri, quando sei abituata a farne 15 e a volte ma proprio perchè sei in gara 21, sia proprio così come dirlo, lo so benissimo, l'ho già vissuta la sensazione di svuotamento, stanchezza estrema, sfinimento.
Questa volta però è andata bene, anzi no, diciamo la verità, benissimo.
Parto piano piano, ma dopo cinque chilometri mi accorgo che ho accelerato un pochino, mi controllo e cerco di non strafare.
Al decimo chilometro ci sono i miei assistenti personali (Ico e il Principe) che mi passano l'acqua. Corro leggera e serena e devo sempre stare attenta a non esagerare.
Al sedicesimo chilometro, tranquilla e per niente stanca e di ottimo umore (incredibile, sto facendo un lunghissimo!), mi concedo di aumentare un il ritmo.
Vediamo che succede, mi dico, ma non succede niente di particolare.
Dal ventesimo in poi, progressione costante, con un bell'ultimo chilometro allegro, con una fatica fisica del tutto adeguata al chilometraggio e una fatica mentale praticamente assente.
O mi sono ipnotizzata da sola (Ueli Steck sostiene che bisogna sempre pensare positivo, di fronte ad una prova impegnativa.. ma va'?) o sono cambiata.
Un anno fa' avrei tirato giù tutti i santi del paradiso, di fronte a 32 km da sola senza una gara a far da contorno.
E invece, ho fatto (molto) meglio che l'anno scorso a Parma, con almeno un chilometro in più e molti ristori in meno, nonostante una giornata comunque bella calda.
Stamattina tutto bene e la carrozzeria sembra reggere. Ancora due lughissimi e un po' di ritmi per la rifinitura e sono pronta. Vorrei migliorare, anche solo un pochino, il mio personale.
Io ci provo.
Vola solo chi osa farlo.. (citazione rubata a un grande maratoneta!)
giovedì 4 ottobre 2012
la rana ha fatto... brum!
Ci pensavo oggi mentre stavo andando in piscina a nuotare, mentre passavo l'incrocio che porta all'asilo di Ico, e ho allungato il collo per vedere.. niente, in realtà, perchè lui alle 12:15 sarà seduto al suo seggiolino, al suo tavolino, con i suoi compagnetti, a fare pranzo.
Mi divora la curiosità, a volte.
Chissà com'è la sua vita senza mamma e papà.
Le insegnanti mi dicono tutto bene: è vivace, mangia con ottimo appetito, gioca volentieri, cerca la compagnia degli altri bimbi, canta, fa' la nanna tranquillo, obbedisce anche se ogni tanto è discolo.
Tutto bene, come mi dice anche Ico, quando si sveglia la mattina.
Mi dice: "Ciao, tutto bene" in maniera tale che potrebbe essere sia una domanda sia un'affermazione. Poi mi sorride sornione e inizia la sua giornata.
E ieri sera nella vasca da bagno mi fa informato che la rana fa' brum e lui si chiama Ico Iccio.
Ha aggiunto il cognome, che ovviamente non è Iccio... per fortuna.
Guido e ripenso al micio che ho tenuto in braccio mentre moriva, investito mentre uscivo dal lavoro. Succede e poi è stato lui, povero micio, che si è infilato sotto il paraurti della macchina che mi precedeva. Quello non si è neanche fermato però... Ma cosa pretendo mai? Non si fermano neanche se investono una ragazzina sulle strisce pedonali, figurati un gatto.
Guido e ripenso a come siamo tutti bravi, pronti a giudicare, ipocriti e fastidiosi con certi atteggiamenti.
Guido e penso che stasera si va' tutti fuori a cena, per festeggiare il mio onomastico e per decidere la vacanza in dicembre.
Sicilia, finalmente.
Ci porteremo anche Ico Iccio, che è ora che cominci a sentire profumo di casa; dopotutto una parte di lui viene da lì.
E la rana ha fatto brum...
Mi divora la curiosità, a volte.
Chissà com'è la sua vita senza mamma e papà.
Le insegnanti mi dicono tutto bene: è vivace, mangia con ottimo appetito, gioca volentieri, cerca la compagnia degli altri bimbi, canta, fa' la nanna tranquillo, obbedisce anche se ogni tanto è discolo.
Tutto bene, come mi dice anche Ico, quando si sveglia la mattina.
Mi dice: "Ciao, tutto bene" in maniera tale che potrebbe essere sia una domanda sia un'affermazione. Poi mi sorride sornione e inizia la sua giornata.
E ieri sera nella vasca da bagno mi fa informato che la rana fa' brum e lui si chiama Ico Iccio.
Ha aggiunto il cognome, che ovviamente non è Iccio... per fortuna.
Guido e ripenso al micio che ho tenuto in braccio mentre moriva, investito mentre uscivo dal lavoro. Succede e poi è stato lui, povero micio, che si è infilato sotto il paraurti della macchina che mi precedeva. Quello non si è neanche fermato però... Ma cosa pretendo mai? Non si fermano neanche se investono una ragazzina sulle strisce pedonali, figurati un gatto.
Guido e ripenso a come siamo tutti bravi, pronti a giudicare, ipocriti e fastidiosi con certi atteggiamenti.
Guido e penso che stasera si va' tutti fuori a cena, per festeggiare il mio onomastico e per decidere la vacanza in dicembre.
Sicilia, finalmente.
Ci porteremo anche Ico Iccio, che è ora che cominci a sentire profumo di casa; dopotutto una parte di lui viene da lì.
E la rana ha fatto brum...
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