mercoledì 21 dicembre 2011

Buon Natale

..avrei voluto stupirvi con auguri speciali, ma questo è un anno strano, un anno difficile e non me la sento.


Lo spirito natalizio mi ha del tutto abbandonato, o meglio quest'anno, tra una grana e l'altra, che naturalmente mi sono cadute sui piedi proprio in questo frangente, non si è fatto proprio vedere.
Per il Principe consorte questo poi è sempre stato il periodo dell'anno più triste, perchè ha perso entrambi i genitori proprio in questi giorni.



Così, anche in casa non si è fatto né albero né presepe; troviamo che non abbia senso voler festeggiare a tutti i costi, voler essere felici a tutti i costi.
Ma se mi guardo intorno, mentre il Tubo mi aiuta a spolverare le seggiole del soggiorno e il Principe consorte inforna lo strudel (dolce tipico siciliano...!), mentre aspettiamo i nostri ospiti, avverto quel senso di serenità che immagino possa voler dire "Natale".


Anche se abbiamo problemi come tante altre famiglie in questi giorni si trovano ad affrontare, non ci facciamo mancare mai un bacio e un abbraccio e anche se i sorrisi si sono fatti un po' più rari, con i gesti ogni giorno rinnoviamo il nostro affetto e teniamo saldo il nostro cerchio magico.


Auguro tutto questo anche a voi.


Buon Natale

lunedì 12 dicembre 2011

Sua Maestà la Maratona (ce l'ho fatta!)

Reggio Emilia: 3 ore 33 minuti 08 secondi


L'ho inseguito per mesi in allenamento, l'ho inseguito nei sogni, ho fallito e l'ho mancato, ma finalmente ho avuto successo: tre ore e trentatré. Il mio tempo migliore sulla distanza. 


E' stato incredibilmente facile, semplice, è venuto così. Forse perchè ormai era ora...
E' stata una bella soddisfazione, una bella emozione correre senza sofferenza, con la concentrazione giusta, con facilità, senza problemi.
Quando, al 35° chilometro ho visto che tenendo il ritmo, sarei arrivata entro le 3 ore e 35, quasi non ci credevo.


So che posso ancora limare qualcosa, che posso osare qualcosa di più, non molto, ma posso tentare di togliere quei tre minuti..
Ma non oggi: oggi sono veramente contenta di questo tempo.
Sapevo di valerlo e per una volta posso dire di avere avuto ragione a crederci.
E per oggi non penso alle prossime gare, ma mi godo la mia soddisfazione.


L'ho domata, Sua Maestà la Maratona.



lunedì 5 dicembre 2011

Babbo Natale a casa Semper


“Dlin Dlon !”(facciamo finta che suona il campanello, noi non l’abbiamo. Abbiamo messo un’antiquata campana di bronzo sul cancello!).
Mi affaccio in cortile e vedo un buffo ometto vestito di rosso e bianco, con una gran barba fluente. Sembra il signore simpatico che abita in fondo alla via, con solo molta più pancia.
“Salve! Sto cercando Semper Adamas”.
“Sono io”.
“Toh, Semper, sei cambiata o forse che vestita così, in questo ridicolo modo, non ti riconoscevo?!” mi dice l’ometto, accennando al mio abbigliamento da running.
“Ridicolo sarà Lei, con quegli stracci rossi e bianchi addosso! Ma chi è, Lei?” chiedo un filino stizzita.
“Ma sono Babbo Natale!” esclama stupito di non essere stato riconosciuto a prima vista.
In fondo in fondo ai miei ricordi di bimba, milioni e milioni di anni fa’ (o così mi sembra!!)  ho la percezione di riconoscere questo simpatico e ammiccante vecchietto.
“Mmmmm…. Babbo Natale. E che cosa vuoi?”.
Tra l’offeso e l’incredulo, Babbo Natale mi guarda da sotto in su (è più piccolo di me!). 

“Ma come, cosa voglio?! Sono passato, in anticipo, a portare un dono solo per te, da parte del Principe consorte, che vuole che tu sappia quanto ti vuole bene e quanto ti sostiene, proprio come vi siete promessi qualche tempo fa’!” e, con un gesto istrionico, tira fuori dalla sua gerla un minuscolo pacchetto.
Davanti ai suoi occhi ammiccanti, lo scarto e questo, aprendosi, si dispiega in un’enorme foglio colorato e luccicante: una mappa bellissima con un lungomare fantastico e dolci colline nell’entroterra. A prima vista, non riconosco il luogo, ma un nome sopra la mappa ne chiarisce il senso: Pescara. E poi un minuscolo gonfiabile, posizionato in un punto della città comincia ad agitarsi al vento: Ironman70.3, c’è scritto sopra.

Alzo gli occhi sbalordita. Babbo Natale se n’è andato in un puff colorato e io son rimasta lì, col mio regalo che sotto i miei occhi si trasforma  in un biglietto d’invito per un posto pieno di sogni.

E l’avventura continua…


martedì 29 novembre 2011

anche queste sono emozioni


Sarebbe bello poter scrivere ogni giorno qualcosa di veramente entusiasmante, emozionante, come quello che ho scritto per la mia ultima vera fatica podistica.
Mi rendo conto che ultimamente molte emozioni forti le vivo soprattutto in questo ambito, piuttosto che nella vita lavorativa o famigliare.
Ma anche questo è vero solo in parte.

È galvanizzante anche assistere ai progressi di quel piccolo ometto che ho contribuito a generare: così piccolo eppure così indipendente.
Sabato pomeriggio siamo andati a fare una “vasca” in centro: ed è stato molto emozionante ripercorrere la strada che ho percorso tante volte da ragazzina, con gli occhi accesi di curiosità verso nuove esperienze, al fianco del Tubo, che contrariamente a qualsiasi mia aspettativa, avanzava da solo, tra la gente, senza cercare la mia mano o la mia presenza e senza dimostrare alcun timore verso gli estranei.

Solo di tanto in tanto si voltava a controllare che io fossi lì, dietro di lui.
E’ stata una sensazione strana vederlo camminare sicuro e dritto, lui così piccolo, e vederlo esplorare un mondo del tutto nuovo rispetto a quello cui è abituato, con un sorriso sereno in volto.

A questi momenti in cui si dimostra incredibilmente adulto per la sua età, ne affianca altri in cui si dimostra un viziato incredibile: se non ottiene quello che vuole subito immediatamente è capace di buttarsi per terra e piangere senza ritegno per svariati minuti.

Molte volte mi viene in mente che per me è più semplice gestire gli allenamenti per una gara importante piuttosto che un bimbo piccolo e che trovo veramente più faticoso passeggiare con lui che non vuole essere preso in braccio piuttosto che fare le ripetute.

Il tanto famigerato istinto materno in me non si è palesato affatto o forse in forme strane, che mi auguro siano ugualmente efficaci ai fini della sua crescita e della sua educazione. Sicuramente non sarò la più affettuosa e chioccia delle mamme.
Cosa succederà quando sarà più grande e capirà che a lui tocca stare a casa coi nonni, mentre mamma e papà e la zia vanno a correre la PTL?! 
Se ne farà una ragione o si sentirà escluso dalla nostra vita? 
La prenderà come una vacanza? 
Cosa penserà di me questo piccolo individuo sorridente e vivacissimo, così reticente alle coccole e così pronto ai giochi più scatenati? 

Anche queste sono emozioni. 

mercoledì 23 novembre 2011

Palermo è mia! (per 3 ore e 49 minuti o forse per un solo istante)


“ Com’è bella, Palermo, senza traffico!”.
Così penso, alla partenza della XVIIa maratona internazionale di Palermo, sotto il gonfiabile di Via della Libertà.  Ci troviamo, io, la fascinosa sorella runner e il fascinoso Principe consorte, nel salotto buono della città, che, privo del suo abituale e tentacolare traffico automobilistico, ci lascia accomodare nel profumo delle piante del Giardino inglese sotto ad un sole ammiccante, che già si fa’ sentire sulla pelle.

Sono le nove di mattina e fra quindici minuti una folla colorata di podisti, suddivisi tra mezzi maratoneti e maratoneti, andrà ad invadere festosamente questo percorso completamente cittadino, che lambisce i monumenti peculiari di questa incredibile città.
Si parte in una confusione colorata e allegra: il principe consorte prende subito il suo ritmo e se ne va, la fascinosa sorella runner resta con me per il primo chilometro poi imposta la sua velocità di crociera e si stacca. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a dopo l’arrivo, ignare che avremo ancora occasione di incrociarci lungo il percorso.
Sono sola in questa moltitudine sbuffante che mi corre affianco e cerco, come meglio posso, di tenere il passo che mi sono prefissata, ma già da subito, ai primi chilometri all’ingresso della Porta dei Leoni, verso la “Favorita”, il polmone verde della città che si stende magnifico ai piedi del maestoso monte Pellegrino, mi accorgo che i dislivelli oggi faranno la differenza. Non sono dislivelli importanti, ma salite lunghe a pendenza costante che si faranno sentire con l’aumentare del caldo e della fatica.

Salto il primo ristoro del 5° km, a causa delle folla vociante che lo attornia, e m’infilo giù, nel lungo viale alberato che porta a Mondello, oggi eccezionalmente chiuso al traffico.
Che meraviglia correre in mezzo alle piante di arancia e mandarino, accompagnati dal profumo della zagara e dell’ibisco in fioritura, anche se siamo a novembre!
Arrivo alla Palazzina Cinese, che sorveglia adornata dalle sue peculiari e coloratissime pareti affrescate, il nostro passaggio. Ritorniamo, passando accanto Villa Niscemi, e siamo già al 10° chilometro in direzione di Piazza Vittorio Veneto, col suo monumentale tributo al milite ignoto per riportarci in Via Libertà, da dove siamo partiti. Da qui, ci aspetta un anello di circa sette chilometri nel cuore di Palermo per poi varcare, di nuovo in Via Libertà il 21°km, il passaggio della mezza e poi un secondo giro che ricalca esattamente il precedente.


La palazzina cinese

“Almeno so già cosa mi aspetta!” cerco di consolarmi.
Verso il 15° km circa, sotto gli splendidi cavalli rampanti che ornano il Politeama, vedo transitare i keniani, diretti verso il passaggio della mezza... “..però, che falcata!”.
Cerco di stare tranquilla e rilassata, ma sto accusando il caldo molto più di quanto mi sarei aspettata. Mi godo il passaggio accanto al Teatro Massimo, che con la sua simmetria neoclassica è il maggiore edificio teatrale lirico d'Italia, e uno dei più grandi d’Europa.

Il Teatro Massimo

Lo scenario è bellissimo, niente da dire!
Svoltiamo in Via Vittorio Emanuele per percorrere la salita verso Porta Nuova e il Palazzo dei Normanni, lasciandoci alla nostra sinistra il maestoso complesso della Cattedrale di Palermo, un incanto di stili moreschi e gotici, fiancheggiato dalle torre normanne.
Incrocio il principe consorte che scende verso i Quattro Canti, una piazza ottagonale all'incrocio dei due principali assi viari di Palermo: la via Maqueda e il Cassaro, oggi Corso Vittorio Emanuele: mi incoraggia, ma sono già stanca.
Il percorso attraversa il cortile interno del Palazzo dei Normanni e scende per ritornare, percorrendo Via Maqueda, in Via Roma per poi immettersi nuovamente in Via Libertà, alla partenza, accanto al Giardino Inglese.
È una “passeggiata” nella parte più bella di Palermo, che oggi è tutta per noi!

La Cattedrale

Arrivo alla mezza con tre minuti di ritardo sul tempo preventivato, ma non è quello che mi scoraggia, quanto piuttosto l’indolenzimento delle gambe e i crampi, che iniziano al 22° chilometro circa. “Non ci voleva proprio!” penso “di questo passo la finirò in quattro ore e mezza!”, mentre procedo camminando a fatica.
Mi faccio persuasa che se abbandono la gara, oggi, sarà uno sfacelo, psicologicamente parlando, percui ricomincio a correre piano, incoraggiata anche da Gianfranco, un simpatico podista di Asti che mi tranquillizza con parole sagge e quanto mai vere: “Non tutti i giorni sono uguali e bisogna prendere quello che viene al meglio!”.

Ad ogni cambio di pendenza, i crampi si fanno sentire con i loro morsi feroci: bevo, mi bagno e prendo i sali ad ogni ristoro.
Mi ritrovo persino a correre con una bottiglietta d’acqua in mano! Pian piano la situazione migliora ed io non mi arrendo, anche se vengo passata da qualche avversaria, che sta meglio di me.
Al giro di boa, alla Favorita, ritrovo la fascinosa sorella runner, anche lei in evidente difficoltà: ci salutiamo, ci incoraggiamo a vicenda e proseguiamo, entrambe più tranquille.
Corro, e approfittando di una lunga discesa, verso il 30° chilometro, provo ad aumentare l’andatura: le gambe rispondono discretamente e se sto attenta a non esagerare adesso ho ancora speranza di chiudere sotto le quattro ore. Almeno questa piccola soddisfazione…

Forza! Attacco la parte finale con rinnovato entusiasmo, cercando di godermi questo meraviglioso percorso e pazienza per il tempo che non sarà niente di eccezionale, anche se a ragion veduta, non lo sarebbe stato comunque.
Comincio a superare altra gente in difficoltà: evidentemente il caldo sta mietendo altre vittime. Io corro e passo di nuovo in Piazza Vittorio Veneto dove un gruppo di bimbi con le loro mamme mi salutano festosi. Mando baci, sorridendo, e ricevo in cambio un’acclamazione da stadio! Evviva!
“Brava, brava!” I palermitani, che passeggiano in Via Libertà, mi salutano e mi incoraggiano applaudendo: questo pubblico calorosissimo mi sta dando, in maniera inconsapevole, la giusta carica che mi serve per finire al meglio.
Le gambe sono doloranti, la testa c’è e tengo duro.
“Mancano meno di dieci chilometri, cosa vuoi che sia?!”.
Saluto i vigili, ringrazio i volontari, che tengono a freno il traffico agli incroci e mi rispondono con un sorriso. Guadagno posizioni, superando chi mi ha passata prima, e corro felice; anche se ho mancato il personale, sto facendo del mio meglio e mi sto persino divertendo!

Al quarantesimo, mi costringo ad un ultimo sforzo. La fatica mi scende addosso d’improvviso come una cappa, mi sento pensante, mi sento stanca, ma mi butto in testa dell’acqua e cerco di aumentare il ritmo sul lunghissimo, interminabile, rettilineo finale: ho la percezione di un’infinita passerella verso il gonfiabile.

“Vai, Francesca!” una voce di donna mi incita, ma avrò le traveggole dalla fatica! Ma no! Sono io! Alzo le mani al cielo e saluto, tutti e nessuno, chissà chi..! Bea!
Uno sforzo ancora, per andarmi a prendere quel real time di 3 ore e 49 minuti e 49 secondi, che non è quello che volevo, ma che va’ bene lo stesso oggi, anzi..!
Sono arrivata?! Sono proprio arrivata!!
E volo, mentre la gente applaude, volo nelle braccia del principe consorte, dove mi accascio, letteralmente.
Mi sento male, ma un medico arriva sollecito ad aiutarci: solo molta stanchezza, niente di preoccupante. Un po’ di recupero camminando e passa tutto.
Attendiamo insieme l’arrivo della fascinosa sorella runner, che dopo un quarto d’ora, ci raggiunge, sempre agile, tranquilla e fascinosa: nemmeno una maratona la distrugge!

Si, com’è bella Palermo, ma com’è dura!

martedì 15 novembre 2011

illusione e controllo

Venerdì devo prendere un aereo e so già che questo mi costerà almeno tre capelli bianchi in più.
La paranoia scaturisce dal semplice fatto che odio ritrovarmi a chilometri e chilometri da terra, in balia di strumenti e uomini che non so come funzionano e come operano, e di non avere nessun tipo di controllo sulla situazione.
Non che viaggiare sulla A4 il venerdì sera dia qualche improbabile illusione di controllo, ma in qualche modo, i quattro pneumatici che mi collegano al terreno, mi fanno sentire meglio. Solo di po’, lo ammetto. Con tutta la fiducia che nutro nel conducente del mezzo, che so affidabile, preciso, preparato e capace di portare una vettura con una certa sicurezza, beh.. che controllo vuoi avere tra migliaia di automobilisti col piedino attaccato all’acceleratore, la mano sul cellulare o peggio ancora, e l’ho visto coi miei occhi, gli occhi al giornale?! Poco.
Ma non volevo parlare del traffico.

Volevo parlare del controllo e dell’illusione di averlo, di possederlo, di esserne dotati.
Domenica dovrò dimostrarlo a me stessa, domenica dovrò farne non dico sfoggio, ma almeno un uso ragionato. E non serve pensare che hai fatto tutto quello che era necessario fare, per prepararti, per mantenere il controllo sulla situazione.

Lunghissimi: uno da 44 km in montagna ad agosto, otto ore di pioggia e vento sulla pelle e nelle gambe, col dislivello bastardo a toglierti voglia e fiato; uno di 37 km di collinare trail, due di 32 chilometri sul ritmo, correndo su un lungomare ventoso che ha ti fatto passare ogni illusione.
Ritmi: ripetute. Tante, mai fatte così tante. Lavori veloci, lavori che ti chiedono tutto il fiato che hai.
Progressivi: almeno uno la settimana, 15/18 chilometri, partenza ritmo maratona, arrivo ritmo dieci chilometri e in mezzo tutta una sofferenza fatta di “tieni su la testa, sciogli le spalle, RESPIRA!”.

Respira e mantieni il controllo, perché tu sei tutto quello che ti serve per finire.

La preparazione è stata una bella avventura: ho corso tanto, accantonando per forza di cose, nuoto e bici. Ho corso da sola e in compagnia, a volte soffrendo perché mancava la forma, la voglia, la concentrazione, a volte facile, svelta che non sembravo neanche io.

Magari non farò un gran tempo, e sarà un vero peccato perché, alla faccia di tutti quelli che dicono di correre una maratona per puro divertimento, smazzarsi un allenamento di tre mesi pieni a correre con i 35 gradi di agosto e i 2 gradi di domenica sull’argine del Tanaro, è una faticaccia ingrata. Non mi venite a dire per favore che provate piacere ad alzarvi alle sei di mattina perché diversamente non puoi mettere insieme 15 chilometri; non mi venite a dire che tirare in pista col cuore che esce dal petto e la saliva che sale in gola è gratificante; non mi venite a dire che correre la sera alle sette nel buio con la frontale per evitare che ti stirino è divertente.

No, non lo è. Divertente è fare un trail autogestito, senza pettorale, senza sbattimenti di posizioni e classifica, nei boschi innevati di Chamonix il 10 di ottobre. Divertente è correre senza pensieri di ritmo e velocità in riva al mare, facendo del fartlek allegro, annusando l’aria che sa’ di salsedine, pregustando il piatto di spaghetti ai frutti di mare che verrà dopo.

Il resto, lo facciamo per un risultato, per una gratificazione. E ci costa impegno e una certa dose di sofferenza.
Il controllo è un’illusione. O forse no?

Stasera scrivo veramente per me sola, perché come un amico giorni fa’ mi ha generosamente ricordato “il senso delle cose che facciamo sta soltanto nel trovare la loro corretta collocazione, o meglio, la loro funzione reale, e non sempre è così visibile o immediata. Spesso si manifesta in modi sotterranei, nascosti, spesso a distanza di molto tempo e nemmeno ce ne accorgiamo”.

Forse è solo voglia di pensare e a volte i pensieri vengono fuori di getto quando meno te lo aspetti, quando sei con la testa sul cuscino e dovresti riposare e invece, con gli occhi chiusi, ti vedi al 40° chilometro della tua fatica e ti vedi così come sarai quel giorno, con quei pantaloncini, con quella canottiera, con quella fascia nei capelli, con quell’espressione che sai di avere quando stai facendo fatica ma sai anche che il risultato è vicino.

Illusione?

venerdì 30 settembre 2011

La banda dell'ospizio

Nessuno mi ha salvata dalle ripetute in pista, ieri sera.
Sui mille e due: tre giri di pista, un brutto lavoro, troppo lungo. “Cinque per 1.200 più un mille a tutta”. A tutta, cosa? (Avrei voluto chiedere, ma sono stata zitta e ho subìto).
Non ho sofferto nemmeno troppo, ma le gambe non si sono ancora riprese del tutto e ieri sera, dopo lo sforzo, mi facevano male.
Considerato che domenica ho una mezza maratona da correre, direi che di più non si poteva fare e sempre in vista della succitata mezza, oggi potrei pure concedermi una giornata di riposo (forse).


 
Il nuoto è stato temporaneamente sospeso mentre la bici, anche per via di queste belle giornate, è tornata in auge.

 
Sabato scorso, dopo aver furiosamente litigato con Principe consorte non mi ricordo nemmeno più bene per quale motivo, ho inforcato il mio potente mezzo e sono andata a farmi un bel giro da sola.
Che splendida sensazione di libertà e serenità, filare per le strade di campagna… o questo almeno finché non sono incappata nel solito ventaccio cattivo e contrario e in un paio di camion che mi hanno fatto uno sfilo pazzesco.

Così, ho deciso di andare a trovare l’amata nonna alla casa di riposo dove si intrattiene con altri arzilli coetanei.


All’ingresso nel bel parco della villa, tutti i nonnetti che erano fuori a prendere il sole, sgranano gli occhi (e gli occhiali) per vedere chi era la pazza vestita da ciclista che stava entrando.
Grandi feste da tutti: sono stata accolta come Fausto Coppi dopo una vittoria. Mancava giusto lo champagne.

Ma che bella di qua, che magra di là, ma che sportiva, ma che meraviglia di nipote, che hai Margherita…! Ma che bella bicicletta..! (eh, non ci vedono!!)

Naturalmente sanno tutto delle mie “imprese” sportive e sono senz’altro i miei più affezionati fans. La banda dell’ospizio. Potrei fondare una nuova squadra di triathlon per over 70.
Devo andare più spesso a trovare mia nonna.. fa’ senz’altro bene all’umore!

mercoledì 28 settembre 2011

Caccia grande alla puffetta

Oggi ho ripreso gli allenamenti: lunedì ho fatto spinning e ieri riposo perché ero stanca, stanca, stanca, stanchissima.
Vabbè, 37 chilometri son tanti e ci sta.

Oggi però mi son messa pantaloncini ini ini ini blu, canottierina blu, e scarpette blu (di che marca non dico, così imparate... tiè): sembravo la Puffetta, ma ci sta pure questo.
Mi avvio zampettando serenamente, sotto il solleone delle 12.20, verso il mio solito percorso di 10 km, quando al 4° chilometro circa, rigorosamente in mezzo al nulla (leggi campi assolati e deserti)  spuntano loro: i cacciatori.

Che cosa caccino, in mezzo ai campi arati, all’una di pomeriggio non è dato sapere...
comunque sia, mi vedo questi baldi ottuagenari (speriamo pure sobrii, ma non ci giurerei) in completino mimetico, avanzare verso la sottoscritta imbracciando i loro fucili da caccia grande (forse che pensino che qui ci sono gli elefanti come nella savana?) e cosa faccio?

Me la filo. Ovvero giro le chiappe blu vestite e me la batto alla massima velocità di crociera consentita dalle gambette acciaccate dai postumi della gara di domenica.
Non paga (sette chilometri a questo ritmo sono l’allenamento di un moribondo) m’inoltro nel quartiere dormitorio lì vicino, in maniera da racimolare qualche altro chilometro prima di tornare a casa.

E chi t’incontro? La squadra degli operai che sta posando la fognatura (poverini) che, in siesta dopo aver fatto pausa pranzo, al mio passaggio ulula come un branco di beduini nel deserto.

Ma che c’hanno oggi ‘sti uomini? L’ormone a palla?
Ma si può correre così? Con un coltello fra i denti?!
Mi son tanto incazzata che quando l’autista dello scuolabus mi ha strombazzato e mi ha salutato con la mano, io l’ho guardato in cagnesco…
Che pallllllleeeeeee ...

venerdì 23 settembre 2011

8 per 800 e il bon ton della pista

Ieri è stato uno di quegli allenamenti come li vorresti fare sempre: soddisfacente.

A parte che in pista alle 19.20 era già buio e nessuno ci ha acceso una luce che fosse una, io e la fascinosa runner sister ci siamo trovate a tiare gli 800, rapide come due topolini.
Dopo un bel riscaldamento di una ventina di minuti e qualche allungo sui 100 metri (che belli i cento metri!), ci siamo allineate alla partenza, ognuna con i suoi "ordini": 800 a 4 e 10'' per me e 800 a 4 e 30'' per lei.

Siamo andate bene, anzi, lei benissimo, più forte del previsto.
Per me benissimo perchè ho fatto (molta) meno fatica della seduta di ripetute sui 1.000 di giovedì scorso.
Si, gli 800 sono più belli.

Prima di tutto non mi perdo il ritmo sugli ultimi 200 metri cercando di capire dove devo fermarmi (si, lo so sono un po' svampita a volte), e poi riesco a fare il secondo 400 più forte del primo, senza provare quella sensazione di soffocamento e gambe di piombo che generalmente mi danno i 1.000.
Naturalmente, dopo aver espresso la mia contentezza per la facilità (relativa) di questo allenamento, il Principe consorte ha annunciato che giovedì prossimo si faranno le ripetute sui 1.200.

Simpaticissimo!

Unica nota dolente, il solito demente che corre a 5 in prima corsia e non si sposta quando passiamo, o meglio si sposta quando gli do' due urloni che lo fanno sobbalzare di lato.
Ma, belin, scansati, no?!
Il recupero lo devi fare in seconda o in terza, insomma, fuori dalle balle...! Credo anche di averglielo detto. Una vera iena.

Un po' di bon ton in pista, non guasterebbe.


giovedì 22 settembre 2011

Diamoci un taglio!

così!




ho anche preso l'appuntamento, che si sa' è come fare l'iscrizione ad una gara: se la fai, sei già a buon punto!

Ieri, alla pausa caffè, la Collega A. mi dice che non sono poi tanto lunghi i miei capelli, e che son tanto belli...
Mah?! A casa mia, i capelli che si intrecciano si possono definire a buona ragione lunghi...e da domani vedrà cosa vuol dire davvero "corto"!

Era da un po' di tempo che ci riflettevo, perchè se da una parte non ho mai avuto esitazione a tagliare senza pietà, dall'altra mi piace "piacere" al Principe consorte, che per il boccolo, ha sempre avuto una debolezza.

Però ieri sono stata rassicurata ampiamente:
Semper: "se mi taglio i capelli corti, mi lasci?"
Principe consorte: "ma non dire cazzate.."

La prendo come una liberatoria. Tanto ricrescono.

martedì 20 settembre 2011

Abbiamo provato per voi...

Oggi la vostra eroina in pausa pranzo ha testato per Voi (runners di sesso femminile, ovviamente) ...

****


Ta tan... scarpine da gara nuove di pacca!
Bellissime, due guantini praticamente, leggerissime ma ammortizzate e, finalmente, con un occhio al design.
E infatti oggi per andare a correre ho infilato il pantagonnellino, sotto lo sguardo attonito (e un po' dubbioso) del Principe Consorte (Auguri, oggi sono 3 anni e cinque mesi che ci conosciamo e che stiamo praticamente insieme.. incredibile!).

Naturalmente il pantagonnellino è arrivato in dono dalla fascinosa sorella runner, che anche quando corre è tutta in tinta. Io molto meno, anche se adesso ci faccio un po' più caso.
Comunque promosso anche il pantagonnelino, anche se non sulle lunghe distanze, perchè alla lunga, 'sto sciaf sciaf sulle cosce, annoia...
Ottima progressione, direi: partita a 5 e 20' il primo chilometro (avevo una fame micidiale), ho chiuso bene in 49 minuti  e 04'' i miei 10 km di allenamento, senza patire. Anche le temperature aiutano.
La scarpa è molto bella, sicuramente merita, anche se le mie amate **** sono il top della scarpa da running (per ME!).
E chi le trova più?! Mi toccherà fare un week end a Roma appositamente... Uh, che peccato ;D

lunedì 19 settembre 2011

Si, sergente istruttore...!

Questo fine settimana abbiamo disertato appuntamenti agonistici decisamente discutibili (tanto fumo e poco arrosto) in favore di qualcosa di più casereccio, ma ricco di contenuti, leggi chilometri...

E ne abbiamo corsi tanti: 15 sabato mattina, pian piano sul tracciato del parco fluviale, a pochi chilometri da casa, che io però non digerisco bene: mi pianto, corro male, inciampo nei sassi, insomma faccio una fatica allucinante!

Venti chilometri ieri mattina, sotto un cielo plumbeo che però ci ha graziato: un collinare tosto, pesante, a tratti veramente brutale, ma entusiasmante: abbiamo chiuso i 20 km in 1h e 43'. Come ho detto alla fascinosa sorella runner, se ce ne fosse stato uno in più, avrebbe fatto il suo personale sulla mezza maratona.
Complimenti. A me un po' meno, perchè mi sono lamentata dall'inizio alla fine senza riuscire a trovare la concentrazione giusta e a conti fatti, se avessi risparmiato il fiato, avrei fatto anche due minuti meno.

Il Principe Consorte, complimentandosi con entrambe, ci informa che domenica prossima ci sarà il lunghissimo di 37 km.
L'annuncio è stato accolto con rassegnazione e scarso entusiasmo.
Son contenta che pure la fascinosa sorella runner stia mettendo in discussione le metodologie di allenamento del cognato, che a tratti, per punte di sadismo sportivo, mi ricorda molto il sergente istruttore di Demi Moore in "G.I. Jane"...

chissà se riuscirà a fare di noi due degne maratonete e non solo due maratonete che barcollano fino al traguardo.. la differenza è sottile, ma c'è..


venerdì 16 settembre 2011

Tump Tump Tump

Metti una sera a caso sulla pista d’atletica. Era un mese che non ci facevam vedere, per via delle vacanze, ma ora non ci sono più scuse. Si riprende, o meglio io devo ricominciare il mio appuntamento settimanale con la velocità, con le ripetute, questo esercizio masochista cui ogni runner di buone speranze e con “grandi” (ma dove?) aspirazioni si sottopone.

Un abbraccio con l’allenatore delle giovani promesse, loro si che hanno un futuro davanti (nell’atletica, intendo) e poi si parte per i 20 minuti di riscaldamento. Per una volta non mi faccio prendere la mano e giro tranquilla in sesta corsia, mentre il mio “allenatore” personale racconta le sue epiche imprese sulle montagne valdostane, che gli son piaciute così tanto che mi ha proposto un Vertical Kilometer (e ‘sti…)…
Vabbè. Le ripetute, dicevamo.

Parto, un po’ troppo forte come il mio solito. Sei da mille. Un’agonia di dolore mi si apre nel fianco destro, mentre sfilo, controvento, sul rettilineo sotto gli occhi del Principe consorte che prende i passaggi.
“Troppo forte” sentenzia. “Non ti preoccupare che rallento subito” vorrei dirgli, ma non ne ho il fiato. Riesco solo a correre, e non è poco.
In qualche maniera il dolore passa: sarà stato solo lo shock del ritrovarsi a viaggiare a delle velocità insolite.

Per fortuna al terzo mille, la pista si svuota. Ora posso soffrire e sbuffare e sudare con più agio. E, infatti, viene meglio. E il quarto pure e il quinto pure e il sesto anche. Mi accascio un filino al suolo, ma con molta grazia.

“Tump tump tump” sono i miei passi sul tartan, è il mio cuore che batte furiosamente, quasi volesse scapparsene dalla gabbia toracica.

Oggi dieci chilometri soft.

mercoledì 14 settembre 2011

sono stanca


Ieri sera a cena la fascinosa sorella runner ha sostenuto che se non riesce a scendere sotto le 3 ore o 30' in maratona, allora non vale la pena di correrla.

A parte il fatto che mi sono dovuta trattenere per non alzarmi dalla sedia e mozzicarle il nasino perfetto, perchè io il mio 3h e 36' me lo sono sudato e proprio non so come possa credere di migliorare il suo 3 e 48' di mezz'ora così, di botto, alla terza maratona che corre.
Ma ringrazia Dio se arrivi in fondo sana.

Un po' è colpa mia, perchè quando ha corso Firenze (4h e 23') praticamente passeggiando, le è sembrato tutto molto semplice: anche a livello di preparazione, avendo fatto solo un lunghissimo di 26 km.
Per la seconda, l'abbiamo testata un po' di più sulle lunghe distanze e un po' di più sui ritmi e infatti ha pure fatto il personale sulla mezza, migliorandosi di 10 minuti, che è tanto.

Quello che non ha afferrato bene è che i miglioramenti non sono esponenziali!
Arrivi ad un certo stato di forma e fai il tuo tempo, ma non è che poi la volta dopo, automaticamente, ti migliori ancora.

Stai sempre lì, magari si, aumentando i carichi e facendo cicli di ritmi ben fatti (molto ben fatti!!), curando maniacalmente alimentazione, integrazione e sonno, rimanendo concentrati sull'obiettivo, si, allora ti migliorerai SE non ti spacchi in allenamento, e SE ti capita la giornata perfetta con le condizioni climatiche ideali (tra l'altro).
Perchè se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo (vedi quel che è successo a me a Firenze l'anno scorso).

Comunque io sono stanca. Ieri ho corso dieci chilometri in pausa, con 33 gradi e poi a momenti svengo in ufficio. Oggi ho guardato la tabella dei riposi e mi sono accorta che l'ultimo recupero l'ho fatto dieci giorni fa'.
Non è cosa.
Vado come un trenino in questo periodo, è vero, però forse stiamo un po' esagerando con i carichi, perciò domenica, anzichè un altro lunghissimo come quello di 32 km di domenica scorsa, faremo un 15 km in progressione, corsi bene.
Non vedo l'ora che sia il 20 novembre.

lunedì 12 settembre 2011

Non è un paese per giovani..

Parafrasando il titolo di un film che ho trovato allucinante e prendendo liberamento spunt dall'ultimo post di ON al suo caro SuperBoss , mi viene in mente che questo è un paese per vecchi che non fanno figli.

Come possono i nostri strapagati parlamentari venirci a dire che l'Italia ha bisogno di crescere demograficamente, perchè nessuno ci pagherà le pensioni un domani (a parte il fatto che in pensione di questo passo non ci andremo mai..!).
A parte il fatto che siamo già troppi a 'sto mondo (altro che crescere..), quando fai un figlio, hai fatto un guaio.

Un guaio lungo almeno 18 anni, se non di più: e i primi anni sono i più duri, perchè siccome il cucciolo di uomo è l'animale più ritardato del mondo e ha bisogno di cure e attenzioni costanti, tu (madre, ma anche padre) non puoi riprendere il tuo posto nella società degnamente, in quanto il tempo da dedicare al cucciolo è decisamente troppo rispetto a quello che dovresti dedicare al lavoro.
Si, ma se non lavori, tu e il cucciolo, cosa mangiate? Cartone?
Ed ecco perchè, a mio giudizio, a fare un cucciolo, bisogna essere in due e belli decisi, anche. Altrimenti diventa una lotta contro il mondo, per avere un orario di lavoro decente, per avere il tempo in cui veder crescere tuo figlio, per ricordarti tu, ogni tanto davanti ad uno specchio, di essere una persona.
Io ho una posizione tutto sommato invidiabile: un marito che ha un ruolo fondamentale in casa e col bimbo, i nonni vicino a casa che sono spesso e volentieri a disposizione, un lavoro comodo, ben pagato, e un capo con cui riesco a ragionare.
Riesco persino a fare sport e tutti (compresi i compagni di squadra) se ne meravigliano.
Ma giustamente! Perchè ci sono esempi limite di come la vita vada letteralmente a rotoli, nel momento in cui decidi di fare un figlio. Altro che momento splendido e felicissimo..!
Molte volte mi son sentita come se cercassi di pattinare sul ghiaccio senza pattini.

Senza contare che dovrebbero esserci molti più servizi per le madri che lavorano, più asili nido, così che non ti si debba costringere a fare l'iscrizione al nido di un bimbo che non è ancora nato (si, ho sentito anche questa..), più elasticità nelle soluzioni lavorative (si potrebbe lavorare anche da casa, ma chissà perchè qui in Italia questa pratica è sconosciuta).

E così, o ti riduci a rincretinirti cecando di mettere insieme i pezzettini del complicatissimo puzzle, tanto che quando ti dicono "perchè non fate un altro bimbo?" ti viene la pelle d'oca solo al pensiero, oppure te ne fotti e ti fai dichiarare "gravidanza a rischio" quando hai appena visto lo spermatozoo.

Amen!

venerdì 9 settembre 2011

Progressi e piccoli passi

L'altro ieri per la prima volta il Tubo ha mangiato la pappa da solo ed è stato pure bravo perchè ha sporcato pochissimo.

Nel guardarlo mentre impugnava correttamente il cucchiaio e se lo metteva in bocca, consapevole di quello che stava facendo, mi è venuto un po' di magone: il tempo passa... e mi sembra ieri che dovevo tenergli la testa per dargli il biberon, e se ora chiudo gli occhi, pensavo, quando li riaprirò sarà un goffo adolescente di sedici anni che mi dice che a scuola non ci vuole più andare..!
No, è sempre lui, il Tubo, che sta solo mangiando la sua pappa. Tutto bene.
Tra l'altro il merito di questi progressi è tutto del Principe Consorte che lo accudisce splendidamente.
Gli prepara i pasti, insieme a lui fa' un sacco di cose: raccolgono i pomodori nell'orto, fanno le marmellate, danno il bianco in casa. Vanno d'accordo.

E io? Io sono quella che al mattino va' al lavoro, in pausa pranzo si allena e la sera torna a casa sfranta, da' un bacio a tutti, da' la pappa al Tubo e poi lo porta a fare una passeggiata dopo cena.
E mentre passeggiamo, mi accorgo che tutti i vicini di casa, casualmente, verso le otto e mezza si affacciano un momento, chi per fargli accarezzare il cagnolino, chi per fargli una moina, chi per farlo salire sul trattore, chi semplicemente per fargli un saluto. Sono tutti entusiasti del Tubo..!

Lui ricambia, salutando con la manina e mandando baci come un divo del cinema, con quel sorriso fascinoso che mi ricorda tanto quello di suo padre, cianciando con la sua parlantina sciolta, nella sua lingua ancora poco comprensibile ai più, ma che tutti si sforzano di capire.

Sono fortunata. Sono proprio fortunata.





mercoledì 7 settembre 2011

Fuga dal (nel) mondo dei sogni

Stamattina, mentre stavo sulla macchinina in direzione “buio e noioso posto delle grane”, ho visto i camion betoniera che costeggiavano la ferrovia, a circa un chilometro e mezzo di distanza e si andavano ad infilare nella carraia che costeggia i campi circostanti.
 
A volte ritornano, i pannelli solari intendo, perché quando dieci camion betoniera sfilano in processione alle 08.00 del mattino per scaricare il loro contenuto, beh.. o stanno costruendo un nuovo centro commerciale o stanno cementificando lo scavo per i pannelli solari del cazzo.
Si, pannelli del cazzo.

Io li adoro i pannelli: li uso e li ho usati in vacanza, dove a 2.000 metri di altitudine non c’è energia elettrica. Ma con i pannelli fai tutto quello che hai bisogno, a meno che tu non voglia attaccare il ferro per arricciare i capelli, come quell’idiota della vicina che mandava in sovraccarico ogni giorno l’impianto, perché lei doveva farsi i capelli. Per andar dove non si sa, dato che siamo in montagna e le mucche non badano di certo alla tua piega.
Dicevo, “adoro” i pannelli, ma quelli che se ne stanno sopra ai tetti, agli edifici commerciali, alle tettoie dei parcheggi, non quelli conficcati nel terreno cementificato, che diventa irrecuperabile.

Questo come premessa, perché ogni volta che guardo veramente e “vedo” quello che ho intorno mi deprimo, anzi no, mi infastidisco, perché non mi piace: non mi piace per niente.
E ogni volta che andiamo via, abbiamo sempre meno voglia di tornare in questa casa, che in realtà è solo un posticino, neanche troppo confortevole, dove, per il momento, dobbiamo stare. Perché?

Perché il Tubo è ancora troppo piccolo (leggi non autonomo), e io ho ancora bisogno di un lavoro tranquillo.
Il Principe consorte ogni tanto morde il freno, ma facciamo progetti.

Fuga. Fuga in un mondo da sogno.

venerdì 2 settembre 2011

Fatica (e non è mai abbastanza)

Sto già cominciando a pagare lo scotto delle mie decisioni sconsiderate: correre una maratona, ma non correrla tanto per correrla, ma fare una buona prova su strada sulla distanza.

Tanti bei progetti, ma la realtà è un casino: si, mi ci sono messa d’impegno e corro tutti i giorni, almeno 10 km con progressione, variazione di ritmo e tutti crismi. Ho fatto due lunghissimi, uno a luglio e uno ad agosto, ne farò altri due, tra settembre e ottobre, e poi qualche mezza bella tirata, per stare sul ritmo. Tutto ciò ha un costo: il triathlon.

Avrei voluto fare un olimpico a settembre ma mi sono accorta che non ce la faccio a prepararlo. Non riesco a fare il bi giornaliero (ora come ora non è pensabile) perciò o corro o nuoto o pedalo. E dovendo correre almeno 5 volte la settimana, beh, mi resta veramente poco per il resto, perciò l’olimpico è davvero fuori questione.

Mi scoccia parecchio, ma non ci sono santi...
E questa è la fatica peggiore: aver dovuto scegliere.

Che poi la corsa in sé e per sé, è un po’ noiosa… perciò l’anno prossimo, sarà l’anno del triathlon: magari un Ironman!

mercoledì 31 agosto 2011

vacanze

sono finite...
e beh, si sa, le cose belle finiscono presto... sempre troppo presto!
ma quest'anno sono state comunque particolarmente lunghe e godibili e belle: un sogno nella natura che più incontaminata di così è difficile da trovare, nella solitudine verdissima ad alta delle Alpi, nel silenzio degli spazi aperti e nel suono della nostra serenità.
sono cominciate e finite nell'insegna della fatica: per me il "Cervino XTrail", 43 km di sentieri di montagna, il 06 agosto, dove sono arrivata al traguardo nonostante il brutto tempo, la fatica e nonostante il fatto che io ami poco, veramente poco e mai come ora me ne sono resa conto, il trail.
per il Principe consorte appuntamento a Chamonix con l'Ultra Trail du Mont Blanc, UTMB edizione 2011, particolarmente dura per le avverse condizioni climatiche e l'aumentato chilometraggio (da 166 a 171 chilometri percorsi).
un trionfo soprattutto per lui; una bella esperienza con un bel risultato per me.

e per le due settimane restanti, tanto spazio per il nostro minuscolo terremoto, un nanetto simpatico al di là di ogni possibile immaginazione, che si sta rivelando anche una personcina potenzialmente intelligente.

che sia bello, beh.. ha preso tutto dalla mamma...!

                                 .....Puff..!! (spariti)

giovedì 4 agosto 2011

piccolo mondo antico

Beh, si parte.
Era ora.
Ancora un giorno e si parte.



A confronto di quest’assurdo barcamenarsi nel faticoso menage quotidiano, tra ufficio e traffico, fingendo di distrarsi con raffazzonati allenamenti mattutini, correre per quarantatrè chilometri con la vista della bianca vetta del Cervino davanti, sarà un vero relax per la mente e lo spirito.

Il corpo, al contrario, ha davvero bisogno di impegnarsi in qualcosa di più laborioso dei soliti dieci chilometri di running giornaliero.
E poi lunedì, se tutto va bene, una lunga immersione nelle acque di Prè-Saint Didier - che non sarà il mare ma non è nemmeno la piscinozza in cortile -rimetterà a posto i vari acciacchi rimediati in gara.
Dopodiché, sarà uno sgranarsi di lunghe passeggiate su sentieri scarsamente frequentati con panorami mozzafiato ad allietare la vista, di impegnativi allenamenti in quota, di serate tranquille sotto il piumone con un bel libro intonso in mano, di coccole e carezze e sguardi che bisogna avere il tempo per scambiarsi, altrimenti non c’è piacere.


Al di là del retorico, e al di qua dello scontato, mi mancherà davvero la vostra compagnia, le vostre avventure quotidiane, le vostre paranoie, le “malinconoie”, le grandi imprese e le piccole decisioni.
Per tre settimane, silenzio.

E poi spero di rileggervi tutti e tutte, quelli che leggo e non commento, quelli dove commento anche troppo: tutti più rilassati e sereni…

e io pure però..!
Buone Vacanze...

mercoledì 3 agosto 2011

abbiamo preso atto

Io ci provo.
Non sono una che si prende la testa fra le mani e si dispera, o meglio, si, capita, ma poi, dopo pochi secondi, mi dico che è tempo perso.
Bisogna cercare sempre di risolvere, di adattarsi, di arrivare all'obiettivo, fosse un traguardo, fosse un risultato sul lavoro e fosse anche il raggiungimento di un benessere fisico e mentale.
Fosse anche un migliore comfort a livello di quotidianità.
Ci agitiamo tanto e poi siamo rinunciatari rispetto a quelli che sono i nostri standard di vita, che solitamente e parlo per me, sia chiaro, fanno schifo.

Ieri sera, sulla tangenziale indemoniata di questa piccola città, mentre andavamo a prendere il Tubo al nido, mentre stavamo in coda, l'ennesima coda della giornata, perchè stanno facendo lavori dappertutto e peraltro lavori che non dureranno poco, io e il Principe Consorte ci siamo guardati in faccia... e lì per lì abbiamo avuto lo stesso pensiero.
Basta.

E vabbè che siamo stanchi e vogliamo andare in ferie e tutto sembra faticoso, ma personalmente mi sono rotta l'anima di portare al nido 'sto povero bambino e passare due ore al giorno con le chiappe sul sedile della macchina in maniera del tutto improduttiva.

Ci organizzeremo diversamente, cercheremo una baby sitter che venga a casa, chiederemo a mio padre una mano d'aiuto in più, sfrutterò le mie ore non retribuite, ma basta.

E' una piccola presa di coscienza, ma è già un buon passo avanti.

martedì 2 agosto 2011

è ora di...

di fare le valigie, per esempio.
non che ci voglia molto: roba per correre e camminare in montagna (tanta), un jeans pesante, una giacca a vento antipioggia, tre paia di scarpe, rigorosamente da running, un costume da bagno, qualche maglietta carina ma semplice, un bel pile per la sera.

di mollare la presa e rilassarsi, mettere da parte tabelle, orologi, corse in auto da un capo all'altro della città con il badge in mano e il Tubo sotto braccio, e fiondarsi a casa, spegnere la TV e accendere la lavatrice mentre si organizza la cena, sempre perennemente di fretta.

di lasciar scorrere il tempo, lasciarlo scivolare via senza sentirne il peso e chiudere gli occhi quando se ne ha voglia per riaprirli quando la tua mente indica che è il momento migliore per farlo, permettendo ai soli suoni della natura di accompagnare il sonno.

di accontentarsi dei ritmi blandi che il percorso vorrà suggerire, per correre in completa rilassatezza e camminare spedita sulle salite e buttarsi, con prudenza, in discesa, lasciando perdere il cronometro, il GPS, il chilometraggio e l'andatura, godendosi il proprio respiro, la propria fatica, il proprio cuore che batte forte e regolare e accontentarsi di quello che viene e come viene, senza paranoie da classifica e prestazione.

di accoccolarsi sul divano con quel piccolo noioso, simpatico, prepotente e testardo figlio che ci siamo creati a nostra immagine e somiglianza, strapazzarselo tutto di bavosi baci prima di metterlo a dormire, guardarlo scorazzare per i prati e insegnargli che il naso è il naso e la bocca è la bocca e che non deve infilare le dita negli occhi delle persone che lo prendono in braccio..!

è ora.

si, è proprio ora di vacanza.

da sabato...!

lunedì 1 agosto 2011

tutto 'sto casino perchè

stamattina la sveglia ha suonato, ma io l'ho bellamente ignorata...
eh si, lo faccio pure io, la stakanovista del running. ecchepalle doversi svegliare alle 05.50 per andare a correre.
eppure è così. Il Principe consorte ha sentenziato, ieri sera mentre salivo le scale patana patana per andare a fare il bagno col Tubo, che sono pronta per la prova costume ma non per la maratona.

Quindi, dieci chiloemtri al giorno tutti i giorni e fin qui son d'accordo anche io, ma non alle 06.00 di mattina tutti i giorni, che per carità, non mi sono mica arruolata nell'esercito e poi, dopo, non mi posso nemmeno schiacciare un pisolino!
Mi son rigirata nelle lenzuola, e ho continuato bella bella la nanna.
Correrò per punizione in pausa pranzo sotto il sole delle 13.00 nel campo dietro casa, perchè stanno pure asfaltando e non è il caso che asfaltino anche me. Che gran divertimento, dieci giri di campo!!

Speriamo solo che a nessuno dei miei vicini di casa venga in mente di chiamare la neuro...!



aggiornamento delle 15:30

i giri nel campo dietro casa son diventati 20, ovvero 10 km esatti solo il sole di mezzodì, in mezzo alle stoppie... e nonostante tutto, non ho corso neanche male...!

venerdì 29 luglio 2011

bilancia e bilanci

Stamattina ho trovato il coraggio e sono salita sulla bilancia.

Era da un po' che rimandavo l'appuntamento e, facendolo, ripensavo a quando mi pesavo tutti i giorni, ossessivamente, mattino e sera, e leggendo sul display le rassicuranti cifre 46 e 45, contenta come una Pasqua, mi preparavo per cena yogurt e mezzo cetriolo.
Non che io pensi di essere stata l’unica ad avere un passato, nemmeno troppo distante nel tempo, di mezza anoressia. Solo mezza, non sono mai riuscita a fare le cose troppo per bene, per esempio non mi è mai riuscito di infilarmi un dito in gola..
Tutto è cominciato quando mi sono vergognata di me stessa guardando delle mie fotografie dove ero in costume: ero effettivamente bella in carne. In sovrappeso, sicuramente. E chissà cos’è successo, mi si è accesa una lucina folle nel cervello e ho smesso di mangiare.
Come perdere 10 chili in un mese e mezzo: non mangiando, chiaro.
Ad aprile pesavo 57 chili e a luglio 47, in discesa libera, in picchiata.
Ah, l’euforia di avere perfettamente il controllo della situazione sul proprio corpo…!
Poi, arrivata a 43 chili, con un menù giornaliero da detenuta alla Cayenne, ho realizzato che cominciavo a correre qualche serio rischio e ho cominciato a correre.
Sembrerà un controsenso, ma è stata la mia redenzione, perché “per correre bisogna mangiare”, tanto per citare una frase che una delle nostre meravigliose atlete azzurre di ultramaratona ha proferito a due metri da me, seduta al tavolo del ristorante, con un piatto infinito di bruschette davanti.
E in effetti, cominciando a correre ho ripreso chili, massa muscolare e un po’ più di serenità, il che non guasta.

Perciò, quando stamattina sulla bilancia ho letto una cifra che non mi piace particolarmente, sto comunque tranquilla.
Dovrò perdere due chili, se voglio correre questa maratona ad un buon ritmo, perché per correre forte bisogna essere leggere leggere, ma so anche che aumentando il chilometraggio in allenamento, gradualmente, succederà, senza che io mi debba privare di nulla.

È una buona cosa.


....

mercoledì 27 luglio 2011

Sua Maesta La Maratona

dopotutti i miei bei progetti sul triathlon, oggi mi sono beccata una mazzata tra capo e collo, dal Principe Consorte in persona, che pure è sempre lì in prima fila.
"lascia perdere 'sta bicicletta" mi intima quando gli dico che dovrei proprio migliorarmi nella bici perchè tutto sommato nel running ho fatto l'ottavo tempo assoluto e non è proprio uno schifo.
rimango basita, dopotutto mi ha sempre incoraggiata.
dicutiamo all'incirca un'ora, fermandoci solo a guardare i 50 metri rana di scozzoli, per poi riprendere...
in sintesi: il triathlon è "fuorviante", "poco impegnativo", "per esaltati".
mmmmm... poco impegnativo me lo può giusto dire lui che ha corso 177 km in 24 ore consecutive, altrimenti se me lo dicsse qualcun altro si beccherebbe una papagna sul muso;
"fuorviante, rispetto a cosa?"
ma a Sua Maestà la Maratona, chiaro!
che devo correre a novembre.
se, e dico se, durante la preparazione non mi riscassa il ginocchio, che ora sta bene proprio perchè ho recuperato alla grande grazie al triathlon.

Sua Maestà la Maratona invece chiede sangue, lacrime e sacrifici: per arrivare alla fine ti obbliga ad ore di preparazione in lunghissimi, ore di preparazione sui ritmi, ore di sofferenza fisica e mentale. Chilometri su chilometri di silenzio, solitudine, concentrazione.
Sua Maestà la Maratona non è per tutti, non so neanche se è per me, che pure ne ho già corse.
Il triathlon (sprint, come li sto facendo io ora) al confronto è rilassante.
Sarà per questo che mi piace?!

lunedì 25 luglio 2011

Fottuto lago, non mi avrai...

A volte, ed è grottesco, il peggior tuo nemico, sei tu stesso.
però anche il Lago di Lecco ci ha messo del suo.
Mai nuotato al lago prima d'ora e, si sapeva, l'inesperienza non paga.
Mi metto la muta sotto il sole cocente e attendo il via insieme alle mie nervosissime compagne di Avvent Svent)ura. Alle 09.00, quando siamo arrivati, il lago era una tavola, adesso, ore 13.00 un po' meno. Molto meno tavola. Decisamente niente tavola... un fischio da' inizio al mio personalissimo dramma: non che io sia questa splendida nuotatrice, ma questo casotto.. cos'è?! acqua dappertutto, onde dappertutto, mi bevo mezzo lago e non mi sposto di un metro o così pare. Basta: decido che questa faccenda non è di mia competenza, tiro su la testa e mi tolgo gli occhialini. Me ne vado a casa.
Poi, brevissimamente, un lampo di rabbia e decido che questo fottuto lago me lo nuoto, dovessi metterci un'ora.

E nuoto. Ed esco in dodici minuti e spicci stupendo me stessa,  ma non il Principe consorte che mi fa' pollice verso l'alto all'uscita sula scalinata di pietra.
Via la muta, su le scarpe e il casco e via, verso l'anello di quattro chilometri pieno di curve e con tre cambi di direzione bruschi. Devo stare attenta ma devo spingere forte. C'è vento ed io in bici non sono niente di eccezionale, ma intanto qualcuna la recupero.
Running. Il Principe è lì, vicino alla zona cambio e mi dice solo una parola: corri.
Corro. 23 minuti. Corro bene, senza insaccarmi, corro corro corro su questo lungo lago ventoso e mi porto a casa il primo posto di categoria e il mio personal best. Un minuto buono in meno del mio esordio.
E ho battuto il lago...!
Sono contenta.

mercoledì 20 luglio 2011

Mellone


no, non è sbagliato. è proprio così.
mellone, o meglio gelo di mellone. praticamente ormai viviamo solo di quello, che è un meravigioso dolce tipico siciliano, fatto con il succo di anguria che 'sti siciliani cocciuti si ostinano a chiamare "mellone"! e poi il melone lo chiamano "cantalupo"..!
bah, roba da non credere.
e poi a me, l'anguria non è mai piaciuta e invece, fatta così, gelatinosa e dolce, è buonissima.
comunque dicevo, viviamo pressapoco solo di quello e dei pomodori e zucchine che l'orto produce in sovrabbondanza.
in questi giorni siamo in un parco regime di autosufficienza stretta, se non per Tubo che comunque integra col suo buon piatto di semolino.

ma che meraviglia però mettersi in bocca un pomodoro colto direttamente dalla pianta ancora caldo di sole o gustare un cucchiano aromatico e speziato di questo dolce semplice e buonissimo!

inutile dire che ho già stilato una (lunga) lista di dolci e pietanze che assaggerò a novembre. per fortuna che dopo la maratona ho due giorni di ferie.. per recuperare le mangiate, mica lo sforzo!

martedì 19 luglio 2011

Un week end da paura

Sarebbe dovuto essere un tranquillo fine settimana e invece si è trasformato in un mezzo incubo.

Abbiamo cominciato male disertando la gara del venerdì sera, per poca voglia, e con un allenamento disastroso sabato mattina: 12 km di parco fluviale infestato dagli insetti e tenuto in maniera scandalosa, con erbacce ovunque e alberi caduti sul sentiero che dovrebbe essere pulito. Oltre a essermi graffiata braccia e gambe, che forse nemmeno in Borneo, ho fatto pure una fatica micidiale a tenere un’andatura assolutamente blanda.
Forse, anzi senza forse, per effetto della faringite presa in ufficio per l’aria condizionata selvaggia.

Il sabato poi si festeggiava il compleanno della fascinosa sorella, funestato da una lite furibonda con quell’idiota che per sbaglio mi ritrovo per madre, che se ne esce con una delle sue perle di cattiveria allo stato puro, che stavolta non sono riuscita a mandare giù.
Perché proprio a me, l’amaro calice, cazzo?! Perché non ho una di quelle madri dolci, teneramente assillanti, complici, quasi amiche intime?!
No, io ho sulle spalle una demente che ha pensato per tutta la sua vita al lavoro e che ora s’intromette in faccende che non sono di sua pertinenza.


Domenica di fuga su per i monti, in mezzo alla pioggia. Beh, lo sapevamo. Il Tubo però ha frantumato il frantumabile sia in macchina sia al ristorante e non sto parlando di cristalleria. “Sopportarlo” è stata più dura del previsto: almeno se non ci fosse stata la pioggia, l’avremmo lasciato libero di andare ad inseguire le mucche nei prati, invece così è stato un patimento per tutti, lui compreso.

Arrivati a casa, abbiam fatto fatica a rivolgerci la parola..
Ci stiamo lentamente riprendendo.

Menomale che domenica ho la gara.

giovedì 14 luglio 2011

17 mesi!


Tu che cammini con la pancia in avanti come un piccolo generale che passa in rivista le sue truppe.
Tu che corri a prendere il pomodorino rosso dalla pianta, gli dai un morso e poi me lo porti.

Tu che dici “ba ba ba ba ba ba!” muovendo la manina a dire basta, quando non vuoi più pappa.
Tu che quando non vuoi fare qualcosa ti siedi per terra e opponi resistenza passiva.
Tu che mi dai “la cara” con la manina aperta sorridendo e che quando c’è qualcosa che ti piace tanto fai “ohhhhhh” a tutto volume.

Tu che per divertire tua sorella fai il giro del tavolo di corsa fin che non inciampi nel tappeto e che quando vedi i nonni, gli corri incontro, ciabattando nei tuoi sandaletti da frate. Tu che conosci tutti i nostri vicini di casa e chiaccheri con tutti, amabilmente.

Tu che sei alto 83 centimetri per 12 chili e non sei proprio un figurino, con gli occhi dalle ciglia lunghe come il papà e i capelli chiari come la mamma.
Tu
, una minuscola rivoluzione.
Buon complemese, Tubo.