venerdì 31 dicembre 2010

Tiriamo le somme…

Ci sarebbe molto da dire perché quest’anno è stato indimenticabile in ogni senso.
Nelle nostre vite è arrivato il nostro splendido bambino che ci ha dato un’emozione fortissima. Ha portato con sé tanto impegno in più nella mia vita quotidiana, tanta fatica ma anche momenti di gioia pura, amore incondizionato.
La sua venuta al mondo, anche se in maniera traumatica o forse soprattutto per essa, mi ha portato a vivere ogni giorno con più gioia, con più gratitudine e con maggiore consapevolezza.
Un bambino ti aiuta a riscoprire una dimensione dell’esistere che era andata perduta.
È stato l’anno della casa nuova.
Finalmente un posto che si possa chiamare a buon titolo “casa”, senza pensare al prossimo trasloco, al successivo trasferimento.
Noi che siamo sempre stati un po’ zingari, abbiamo messo delle radici, che speriamo trovino un buon terreno dove stare.
Sempre a proposito di emozioni, come non citare quella fortissima che mi da’ la corsa e ogni aspetto che la riguarda.
Dalla
gioia per la condivisione di questa passione con mia sorella alle belle emozioni delle tante gare concluse, delle prestazioni ottenute, dei riconoscimenti modesti ma significativi, della forma fisica ritrovata dopo la gravidanza, senza ansie né paranoie, con più facilità di quanto mi sarei mai aspettata.
Ogni medaglia ha il suo lato al rovescio certo: il bimbo porta via tanto tempo, la casa è un impegno economico, la corsa ha i suoi alti e bassi.
Ma complessivamente è stato un anno molto felice, molto fortunato, molto appagante, come meglio non avrei potuto desiderare.

Nell’ingozzarmi di lenticchie a Capodanno, nella flebile speranza di vincere il SuperEnalotto, e nell’ingurgitare zampone per assicurarmi la salute, che con i miei precedenti non si sa mai, mi ritrovo senza nulla da chiedere, senza molto da desiderare per il futuro.
Sono pronta a prendere quello che verrà. Buon Anno.

martedì 21 dicembre 2010

Auguri

avrei voluto scrivere un post di auguri per tutti Voi che mi leggete e che leggo volentieri, manzonianamente i miei quindici lettori.. e ci ho anche provato, ma è venuta fuori una roba di una noia infinita.
e poi, chi sono io per permettermi di dare suggerimenti e auguri a ognuno di voi? ho già da fare (ed è un bel da fare!) con le mie questioni personali e poi, ligia alla buona regola che "farsi i ca**i propri" sia sempre un approccio vincente, me ne resto al di qua del vetro, guardandovi, o meglio leggendovi, che poi è un po' come guardarvi vivere.
Siete uno spettacolo, tutti. Tanto coraggio, anche dopo le tragedie più grandi, tanta voglia di vivere, anche in momenti difficili, tanto desiderio di essere felici.
A ciascuno di voi auguro di tutto cuore di trovare la via che vi porti quanto più vicino possibile alla felicità e alla serenità, a quella compiutezza cui tutti noi, in vari modi, aspiriamo.
Perchè il Natale per me è questo: sentirmi ancora più vicina agli altri ed oggi mi sento particolarmente vicina a voi, che siete parte delle mie giornate.
Questo non è un post alla "volemose bene", è un post che prende spunto dalle mie riflessioni più intime e personali per dirvi che la vita è veramente una cosa meravigliosa.
Cerchiamo di viverla al meglio.
Buon Natale.

lunedì 20 dicembre 2010

sabato e domenica

Ce l’abbiamo fatta (ed è andata bene)

Il Tubo è diventato parte della nostra comunità cristiana accolto dall’applauso entusiasta dei pochissimi parrocchiani alla Messa del sabato pomeriggio, e da noi cinque, io e il Principe, i nonni e la zia.
Pochi ma buoni, come si suol dire.
È stata una cerimonia molto defilata, molto intima, molto tranquilla che si è svolta finalmente in una giornata soleggiata, col parroco che ha pronunciato parole di accoglienza e di buon augurio.
E dopo, una buona cena tra le mura domestiche, con i brindisi e il Tubo già in pigiama, libero di scorrazzare per casa.

Corri Verso Babbo Natale si è svolto in allegria invece domenica mattina.
Mi son ritrovata a tirare per non farmi lasciare indietro da mia sorella, che forte dei suoi ultimi successi podistici, si mette a correre a 4 e 30 l’ultimo chilometro.
Tzè.. spirito natalizio fin che vuoi, ma io non ti arrivo certo dietro.
Il risultato è che stamattina zoppico e che da oggi si ritorna in sella alla bici.

Ci abbiamo provato (ed è andata male)

venerdì 17 dicembre 2010

Il quinto dente

E siamo arrivati al quinto dente. Ieri sera lo sento emettere suoni strani, un inquietante scricchiolìo, sembrava rosicchiasse qualcosa.
Allarmata, cercando di evitare una notte all’Ospedaletto, che poi è l’ospedale dei bimbi, gli ficco un dito in bocca e questo piccolo coso che fa’? Mi morde.
Cinque denti e mi morde. Cafone.
Figlio mio, non c’è scampo. Preparati a passare tutta la vita dal dentista, che se hai preso minimamente da tua madre saran dolori.

Stamattina, in effetti, mi accorgo che il sorriso gli si è riempito di minuscole escrescenze bianche: denti. Sta crescendo, non c’è dubbio.
Ha dieci mesi, ma si tira in piedi, si dondola e cerca di camminare da solo. Naturalmente non ha ancora trovato il suo equilibrio e casca un po’ perplesso sul culetto ben imbottito dal pannolino.
Gattona per casa alla velocità della luce, adora i rubinetti luccicanti di bidet e lavandino e li cerca con la stessa intensità di una gazza ladra.
Li apre e ci mette sotto le manine, estasiato. Ama l’acqua, come me: nessuna paura a ficcare il testolino biondo (finalmente ha i capelli) sotto il getto.
Capisce che non è il caso di abbracciare la pattumiera ma non resiste e quando lo sgrido, scappa. Mica scemo, il Tubo.
Mangia tutto volentieri, la sera alle nove e mezzo è cotto come il riso e si addormenta abbracciato alla sua tartaruga di peluche.

Ieri sera, tornata a casa dal lavoro, il Principe consorte lo guarda e mi dice: “Dobbiamo proprio andare in Sardegna per capodanno?”.
“Ah, ma hai prenotato e deciso tu” rispondo io.
“… è che mi dispiace lasciarlo a casa”.

Sorrido in silenzio.
Mi sa’ che questo è l’ultimo viaggio senza Tubo. O forse il secondo insieme a lui.
Chissà. Basta un sorriso sdentato a vincere un guerra.

mercoledì 15 dicembre 2010

La Favola

Tre anni fa era un bel giorno di dicembre, quando vado a correre con la mia squadretta di podisti “Corri Verso Babbo Natale”, una non competitiva di 9 chilometri circa. Siamo lì che ce la raccontiamo poco prima della partenza, quando si avvicina un marcantonio alto e strafigo e comincia a chiacchierare col nostro “allenatore”. Lo noto subito perché è piuttosto fascinoso, nonostante la mise da podista e la barba di tre giorni.
Lo rivedo dopo le Feste perché si aggrega alla nostra squadra e cominciamo ad allenarci insieme: io corro poco e piano (sono agli inizi), lui corre tantissimo ad un ritmo che adegua spesso e volentieri al mio.
Io son tutta presa dalla mia vita di single brillante e lo considero poco e poi lui mi sembra veramente inarrivabile, di una classe, come dire, superiore, perciò non spero nemmeno che mi prenda in considerazione, accetto le sue battute amichevoli, i suoi sorrisi cordiali e le sue osservazioni tecniche, ma non ci faccio su dei film.
Ha una decina d’anni più di me, un’aria vissuta, occhi dolcissimi che sanno diventare gelidi. Come una stella. Te lo vedi lì accanto ma è lontano anni luce.
È interessante, molto intelligente, ha una buona cultura ed è decisamente attraente.
No, non si può avvicinare un tipo così e non rimanerne scottate.
So che ha avuto una relazione e una bambina. No, no, via…

Poi, una domenica pomeriggio, dopo un allenamento mattutino massacrante, mentre me ne sto sdraiata sul divano stravolta, ricevo un sms. È lui che mi chiede di uscire per una pizza.
Sono così stordita che immagino che non voglia uscire con me ma con la diva della squadra, gambe svelte, lingua lunga e una certa predisposizione alle storielle facili.
Chiarito l’equivoco, accetto e ne esce una serata incantevole al ristorante giapponese.
Scoprirò dopo che ha prenotato in 5 ristoranti diversi per prevenire ogni mia possibile scelta.
È un cavaliere perfetto, compito, disinvolto, divertente.
Ci parliamo di tutto, come se ci conoscessimo da una vita, ci capiamo. Un’intesa incredibile.
Prima di lasciarmi sotto casa un bacio, lunghissimo, dolce, che non lascia dubbi sulle sue intenzioni.

È venuto a dormire da me la sera dopo e da allora non ci siamo più lasciati.
All’inizio è stata una meravigliosa girandola di emozioni, di week-end fuori, di nuove esperienze da vivere insieme…
Adesso abbiamo messo su casa e famiglia, ma siamo sempre innamorati come i primi giorni: forse ci capiamo meglio, forse ci conosciamo davvero meglio.
Tra meravigliosi difetti e incredibili virtù, ogni giorno è un bellissimo giorno da vivere insieme, nonostante qualche crepa caratteriale, piccole incomprensioni e grandi sfuriate.

Non è una favola, ma è quasi una favola.



biciclettando

siccome non sto ferma neanche se tentano di accopparmi, ier sera mi son fiondata sulla mia biciclettina (ebbene si, ormai è la MIA: prima fila la penultima a destra) per la lezione bisettimanale di spinning, che devo ammettere mi da' una certa soddisfazione, anche se pur incrementando la resistenza la fatica percepita è decisamente minore rispetto ad un allenamento di running tirato.
non è dato sapere cosa pensi lo sfortunato allenatore nel vedermi pedalare forsennamente in salita con un sorriso idiota stampato in faccia: devo imparare a controllarmi, ma è difficile.
non ero più abituata alla vita "da palestra" o "da piscina": borsoni pieni di tutto, dallo shampoo alle calze di ricambio, alla promiscuità degli spogliatoi.
In questo senso il running è veramente uno sport da asociali ed io un po' ci stavo sguazzando, quindi non tutto il male vien per nuocere...


ultimo, ma non meno importante sabato pomeriggio ci sarà il battesimo del Tubo, devo trovare qualcosa di carino da mettergli addosso.
Idee?!

lunedì 13 dicembre 2010

condropatia della rotula

un male boia, dopo solo 10 km di trail di ieri mattina e tanto nervosismo.
passerà, passerà... ma intanto sfumano i miei progetti e io mi annoio.

ho scoperto (bella scoperta) che fare sport senza alcun obiettivo, cioè senza poter finalizzare l'allenamento nel conseguimento di qualche bella prestazione in simpatiche competizioni.. beh.. non mi interessa.
sono competitiva e allenarmi senza poter mettere a frutto i risultati maturati è noioso.
ora che ho il ginocchio mezzo sfasciato devo seguire il consiglio di Fulvio e prenderla bassa: nuoto, spinning, nuoto, heat, nuoto,  ma io di notte sogno di correre.
Sarà, ma io domenica prossima, mi prendo un antinfiammatorio e vado a fare "Corri verso Babbo Natale": sono solo nove chilometri e la voglio fare, anche se pian piano... in memoria di quando l'ho corsa nel dicembre 2007, la mia prima "gara" ufficiale, dove ho conosciuto il principe consorte, altissimo, bellissimo e... velocissimo.

Un mezzo colpo di fulmine...

venerdì 10 dicembre 2010

naturalmente

Naturalmente, essendo io una sciocca femmina, non mi si da’ ascolto in materia di: soldi, automobili e… indicazioni stradali.
Caso vuole che pure mia sorella con l’automobile non sia un fenomeno. A 60 all’ora su per i Giovi dietro i camion, mi son venute su anche le merendine delle scuole elementari.
Vabbè… si, a 60 all’ora andare a Genova si rivela un viaggione.
Succede così che arrivare al Carlo Felice per le otto di sera si trasformi in una farsa (o in una tragedia?)..
SEMPER:-prendi la sopraelevata..
Principe Consorte:-macchè, siam già qui
(il navigatore suggerisce lo stesso ma non viene preso in considerazione)
PC:-…… ci siamo persi.
SEMPER:-appunto
SEMPER:- gira di là, prendi la sopraelevata… ascoltami.
PC:-Zitta tu, faccio io, guido io (zitta, donna)
SEMPER:-mmmmmm…. (qui mi s’invola La Traviata)
Come il Cielo volle, arrivarono, presero i biglietti al volo e buttando pellicce e cappotti dove capitava si andarono a sedere ai loro posti (già occupati da genovesi, proverbialmente pronti a ciularti il posto)
Ritorno a casa tranquillo? Macchè..
SEMPER:- Lo svincolo per Milano è chiuso, allora prendi Bolzaneto
PC:- Zitta tu, guido io, faccio io
SEMPER:-vabbè.. mettiamoci comodi… (e si toglie le scarpine di cristallo)
PC:-ma guarda che roba, qui è chiuso, prendiamo la Voltri…
SEMPER:-ma se tu prendi Bolzaneto…
PC:-zitta tu, guido io, faccio io..
SEMPER:- ronf ronf.. (tenta di dormire con le lenti a contatto incollate alle cornee)

Arrivarono a destinazione all’1 e 30 di notte...
Sempre meglio che rimanere a Genova.
Eppure lo amo.

MARIA CALLAS, Amami Alfredo, Scala, 1955 (con Giuseppe Di Stefano)


non era la Scala, non era la Callas, ma era comunque un bel sentire...

giovedì 9 dicembre 2010

coccole e magie

Il Principe consorte esce a correre con la fascinosa sorella runner ed io mi do’ alle pulizie di casa. Sarà perché è quasi Natale ma una rinfrescata ci vuole proprio, così armata di straccio e mangia polvere mi dedico a soggiorno e cucina, inseguita dal Piccolo Principe gattonante.
Portacenere in cristallo e alzate in argento sono la sua passione: cerca di mettere le mani dappertutto, si alza, sgambetta, cade e ride.
Si diverte, insomma.
Si becca la sua brava sculacciata quando tenta di abbrancare l’enorme vaso cinese e tirarselo in testa, ma in un attimo supera la delusione e si dirige felice e deciso verso la stufa in maiolica.
Mi rendo conto che presto comincerà a camminare e presto avranno inizio i problemi veri. Ci vorrà tanta pazienza e un minuscolo paio di ceppi... !
Nel pomeriggio vado a nuotare e al rientro trovo il Principe consorte e il Piccolo principe intenti a corrersi dietro, ognuno a suo modo, attorno al tavolo della cucina.
Il più grande scappa e il più piccolo lo insegue.
Naturalmente la lavatrice non è stesa, il piccoletto è da lavare, anzi disinfettare, e la casa è un macello.
Mi verrebbe voglia di dar fuoco ad entrambi ma mi trattengo…
Il Principe consorte ha preparato l’albero di Natale, almeno quello, mi dico, ma son presto disillusa: è una composizione in ceramica con le candele, che troneggia sul tavolo da pranzo.
“Vorrai mica passare i prossimi quindici giorni a dirgli: - Non toccare! Fermo! –“ mi dice con aria angelica e saputa.
E non ha tutti i torti.


E questa sera si va’ all’opera: La Traviata.
Come non perdonarlo?!

martedì 7 dicembre 2010

Splash..

no, non mi sono tuffata, anche se avrei voluto, ma in quella piscina lì è vietato.
Perciò sono entrata in acqua silenziosamente, dopo essermi strizzata nello spogliatoio nel mio vecchio costume da allenamento, che usavo quando ero master.
Un cosino nero aderentissimo. Ci sto dentro ed è già una bella notizia.
Era trascorso quasi un anno dall’ultima nuotata in quella piscina. Una vita.
Che sensazione strana, eppure familiare, far girare le braccia per un breve riscaldamento, prima di portarsi in corsia e cominciare a sciogliersi un po’ di ruggine dalle giunture.
Per me è proprio così: il nuoto mi ha sempre rilassata. L’abbraccio dell’acqua, il ritmo di respirazione e di bracciata, mi hanno sempre dato una bella sensazione di pace.
Provo a virare con un po’ di titubanza, ma è una preoccupazione inutile, in un momento ho riportato alla memoria i gesti, i movimenti, e come arrivo al muretto so istintivamente cosa devo fare.
L’idillio dura per trenta minuti, poi arrivano in corsia i master.
Capisco chi sono è cosa sono dai gesti, dispongono sul bordo vasca la tavoletta con l’allenamento, il Gatorade, il pull-boy, le palette.
Manca solo un mitra e ci siamo: Rambo.
L’atteggiamento, beh quello c’è..
Saltellano a gambe larghe e si dondolano come scimmiotti mentre si mettono cuffia e occhialini: lo spettacolo ha inizio, guarda come nuoto bene…
Attendo che entrino in acqua, li lascio passare, ignoro manate, sorpassi lanciati. Sono nella mia bolla e vado avanti a nuotare serena.
Il principe consorte no.
Lui è educatissimo, compitissimo, gentilissimo, ma se gli fai girare le palle, allora sono guai.
Nella fattispecie, il bellimbusto di turno mentre compie un sorpasso brillante rischia di dargli una manata in faccia. Al giro successivo, il principe consorte aspetta il momento buono e poi gli allunga una sgambata a rana sulla spalla sinistra tale che lo butta nell’altra corsia.
Rissa? E invece no. Capita l’antifona, il bellimbusto gira alla larga dal principe consorte.

Io avrei picchiato entrambi, ma son uscita e mi sono andata ad asciugare i capelli.
Uomini.

lunedì 6 dicembre 2010

parlando di sesso...

e io non ne parlo mai, lo sapete, perciò è una domanda importante...
quando si può ritenere di fare del sesso soddisfacente?
non per noi stessi, per il compagno/a (non discriminiamo per carità!), intendo.
ovvero, quand'è che ci si accorge che al partner ('sta parola mi da' noia) piace davvero tanto fare sesso con noi?
sono stata chiara?
A voi la parola..

per una giornata così..

ecco, per sopravvivere ad una giornata così micidialmente idiota come questa, quando non trovi quello che devi trovare perchè il cretino di turno si è impicciato spostandotelo a suo piacimento, quando qualcuno si è fatto bello alle tue spalle e si è fatto vedere efficiente (ed è invece un deficiente), quanto ti accorgi di alcune bastardate che ti fanno saltare i nervi e mettici anche il ginocchio che non si riprende, gli allenamenti saltano perchè praticamente non riesci a piegare l'articolazione, e ti viene il mal di testa dalla frustrazione...
ecco...
adesso penso alla mia pausa coccole, alle sue braccia che mi avvolgono, alle sue mani che mi accarezzano la fronte e dopotutto, o meglio prima di tutto il resto, ci siamo noi.
e poi tutto il resto, ginocchio compreso.

venerdì 3 dicembre 2010

Sicilia

Ah, fuori c’è un dieci centimetri buoni di neve per terra…
E io vorrei essere davvero altrove, lontano dal freddo.
Al telegiornale facevano vedere immagini delle proteste studentesche a Palermo e i manifestanti indossavano tutti magliette con le maniche corte. Spero siano immagini di repertorio, perché altrimenti m’intristisco.
Palermo. Ci sono stata la prima volta, col Principe consorte, per un fine settimana lungo (c’era il ponte del 25 aprile o qualcosa così)… siam scesi dall’aereo e la luce mi ha abbagliato.
Il tepore dell’aria era un abbraccio morbido di benvenuto.
Mi ricordo perfettamente la sensazione di essere in un paese straniero, mentre percorrevo l’autostrada verso Mondello. E poi il paesino, ormai vicinissimo alla città, col lungomare ancora deserto, lo Stabilimento “Charleston”, attorniato dalle ville in stile liberty, elegantissime e leggiadre, sonnolento ai piedi del Monte Pellegrino.
Mi ricordo la mia prima colazione alla siciliana, con granita al caffè e briosche, seduta all’antico Chiosco, dove i compiti camerieri attendono ai loro ospiti con cortesia d’altri tempi.
E la prima volta che ho gustato ricci freschi e cannolicchi, io abituata al fritto misto delle nostre pizzerie.
I gabbiani pingui che scorrazzano sulle onde lente e l’odore del mare nelle narici, la città deserta di domenica mattina, gli aranci al parco della Favorita, il tripudio di ori nella cappella palatina, il dolce prepotente della cassata sulla lingua: ti stordisce i sensi.

Quasi quasi faccio i biglietti dell’aereo…

mercoledì 1 dicembre 2010

rilancio

mi viene di getto, dalla risposta che ho dato al commento di Only.
Rilancio. Non riesco a finire la maratona? Beh, non ci sto.

Adesso mi organizzo e preparo un bel piano di battaglia, perché io proprio non ci sto.
Domenica ero molto delusa e amareggiata. Ieri ero incazzata nera. Oggi sono lucida.
Approfitto della neve e mi faccio una settimana di riposo assoluto, poi riparto.
Carica come una pila.

Allenamento di nuoto bisettimanale per fare uno scarico attivo, quattro uscite la settimana di running, aumentando il chilometraggio da 10 a 15 km per uscita.
Mi sveglierò prima. Pazienza.

E una volta la settimana, alla sera, allenamento di HEAT per il potenziamento.

E a marzo, la “Strasimeno”: il giro del lago Trasimeno. Tutto. 58 km.

Stramazzerò prima della gara?
Forse. Ma io ci provo.

PEZZI di CUORE

Lunedì era il compleanno della Bozzola, che poi è la bellissima figlia di mio marito. L’ho conosciuta che aveva cinque anni e i codini, adesso ne ha compiuti otto e porta gli stivali con le frange, nonostante i papà storca un po’ la bocca, scontento.
Così si torna da Firenze di corsa per organizzare la giornata con lei. Si va’ a prendere il Tubo dai nonni, una spesa veloce e poi la torta di compleanno con scritto Auguri e un cuoricino.
Arriva col suo regalo sotto il braccio, uno per lei, la macchinina telecomandata e uno per il suo papà, i trucchi di magia. Sorridono e buttano carta e polistirolo dappertutto mentre io stendo le lavatrici.
Il Piccolo principe tuba, dal suo porta enfant, momentaneamente dimenticato.
Facciamo la pizza insieme, infarinadoci e mentre lei “sega” pezzi di mozzarella dappertutto, io stendo la pasta.
La serata si conclude con la macchinina telecomandata che impazza per casa, la Bozzola che saltella, il Tubo che gattona dietro alla macchinina, cercando di prenderla e, come al solito, vuole assistere al bagnetto di suo fratello, prima di raggiungere il papà sul divano.
Per lei il Tubo è come un giocattolo, solo un po’ più grande, però le piace e si dimostra affettuosa con lui.
Mi piacerebbe che fosse maggiormente coinvolta nella nostra vita, ma capisco che lei ha la sua, con la sua prima famiglia. Noi siamo solo la seconda, perciò cerco di renderle piacevole ogni momento che trascorre con noi, anche se non dovrei. Non dovrei trattarla come un’ospite, ma come la mia bambina.
O forse no. Non lo so.
Spero solo che capisca che le voglio bene veramente.

martedì 30 novembre 2010

zoppa...

Non è andata, nel senso che al 22°, insalutato ospite, il mio tendine rotuleo ha deciso che per me Firenze finiva lì.. ho cercato di stringere i denti, far finta di niente e correre, ma al 24° ho mollato.
Depressissima, piangente e claudicante, mi ritiro in albergo, fa' anche un freddo micidiale.
Ne esco mio malgrado per andare a raggiungere mia sorella sul traguardo, dove arriva agile e leggera in 4 e 23, tranquilla e sorridente. Felice. Bene, son felice anche io per lei.
Almeno quello...
Mi porto a casa la consapevolezza che:
1)-le maratone con più di 5.000 persone non fanno per me: aiuta sicuramente alla prima esperienza, ma poi diventa noioso ed impegnativo, non si riesce a correre in maniera continuativa.
2)-la maratone al freddo non fanno per me: sono stufa di prendere acqua che neanche un geranio...
3)-stavolta ho azzeccato l'alimentazione pregara ma non il vestiario (troppo poco vestita)...
4)-mi mancava terribilmente il poppante che ho a casa...
Si impara sempre qualcosa, bene o male che vada.

giovedì 25 novembre 2010

e mo' vi saluto

baci, abbracci  e strette di mano a tutti, che oggi pomeriggio porto il piccolo tubero ops.. principe dal pediatra: è la sua prima visita, speriamo che non mi dica che è obeso e di metterlo a dieta, poveretto.

Domani è prevista pure la visita museale, perchè tirandoci dietro la fascinosa sorella runner pure lei e pure restauratrice, non me la posso scappottare.
In più quando c'è la sorella a rimorchio, il principe consorte sfoggia tutta la sua conoscenza in merito a ceramiche, porcellane e quadri d'autore mentre a me solitamente mi prende una botta di sonno.
Dormirò su qualche panchetta, come l'anno scorso agli Uffizi, ma lì ero incinta di sei mesi e facevo fatica a stare sveglia comunque. Si parlava di visita al Corridoio vasariano, lì sarà dura poterci dormire... pazienza.

Si và, dunque dicevo, e si torna martedì.
Sentirete la mia mancanza, lo so, soprattutto perchè ultimamente ho rotto le scatole a tutto il mondo, ero in piena crisi da premaratona, quindi starete più tranquilli.

Godetevela,
martedì sarò di nuovo con Voi, molto più calma e rilassata di adesso, se non altro perchè sarò stanca, stanca, stanca.
Un po' pezzi, ma ci sarò ;D

 

domani si parte...

e io devo fare ancora la borsa, devo portare il piccolo principe stasera dal pediatra, devo ricordarmi i documenti che mi servono, devo passare a fare un bancomat.
devo.
devo proprio.
che stanchezza.

mercoledì 24 novembre 2010

Dell’alano e altre piccolezze

E non serve pensare che domani mattina è l’ultima volta (per questa settimana, ovvio): è dura lo stesso.
Tutino, scarpette, buff dell’UTMB, che non si capisce perché questi trailer devono parlare in codice, chiamalo Ultra Trail du Mont Blanc,no? Che sentir dire “quest’anno ho fatto la LUT”, sembra che hai fatto una malattia non la Lavaredo Ultra Trail. Comunque, soprassediamo, io sono un paio di gambe prestate al trail, ma l’anima è podista da asfalto vero. Si va’.
Freddo micidiale e brinata candida ovunque. Il fiato mi si congela davanti alla bocca, ma le gambe girano bene. Benissimo.
Stamattina scelgo di starmene il più possibile tranquilla, niente automobili, perciò mi infilo in uno sterrato tranquillo che dovrebbe essere anche abbastanza asciutto. Qui non passa nessuno di sicuro.
Il vento non mi da’ noia, ma quando cambio direzione e ce l’ho dietro mi accorgo che a parità di sforzo andavo un po’ più lenta. Ora sono a 4 e 50. nessuna fatica.
Bene, le sensazioni sono buone, i pensieri si snodano con i metri percorsi, in scioltezza.
Un’altra svolta e passo ad una strada asfaltata, residenziale, tranquilla.
All’improvviso mi salta davanti un cavallo. No, è un cane, un alano gigantesco, che la padrona tiene a fatica ad un guinzaglio cortissimo.
Accelero, ma dopo un istante mi ritrovo il cane che corre a fianco a me e mi ringhia e la padrona dietro che corre pure lei e grida.
Evviva, cominciamo bene la giornata.
Sto cane è più alto di me, a momenti. Tirare non serve, è come cercare di lasciare indietro Baldini.
Uhm… Decido velocemente, in caso mi aggredisca, di cacciargli due dita negli occhi, cercando di portare a casa il resto. Il cane mi corre sempre a fianco, io sulla strada lui nel campo. Mancano tre chilometri a casa e non posso arrivare al cancello con ‘sto cane a rimorchio. Per fortuna gli piace il campo.
Mi ringhia. “non molli eh?”.
Manco io.
Altra svolta. Finalmente capisce che si è allontanato troppo e mi molla.
Spero che quella cretina della sua padrona abbia avuto un coccolone mentre gli correva dietro.
Eccomi a casa. Controllo il GPS: ho fatto un bell’allenamento veloce, non c’è che dire.

Firenze, arrivo. Mi porterò dietro un alano. Potrebbe servire.

martedì 23 novembre 2010

TiGGì

non riesco più  a guardarne uno: mi è venuta l'intolleranza.
non è drammatico, si vive anche senza.. però mi fa' riflettere.

prima di tutto, la politica.
mi annoio terribilmente: mentre quando avevo vent'anni studiavo, m'informavo, brigavo, avevo opinioni… adesso si scannino pure tra di loro che il mondo gira lo stesso, ma in fondo in fondo un disagio c'è, perché la partecipazione politica è un sacro santo dovere del cittadino.
e io sembro una cittadina di un altro stato.
magari...

in secondo piano la cronaca.
è qui son lacrime. ma a fiumi...
ascoltavo efferatezze inenarrabili al corso di criminologia all'università, senza battere ciglio, adesso non appena sento la cronaca delle vicissitudini di un gatto abbandonato che raggiunge il padrone dopo mesi di vagabondaggi, mi ritrovo con gli occhi gonfi anche se non sto tagliando cipolle.
E la realtà è ben più terribile: cronache di massacri che si consumano tra le mura domestiche, omicidi documentati fin nei più torbidi dettagli, e il peggio del peggio è quando l’abiezione dell’animo umano si spinge a violare i bambini.
Mi ritrovo dopo cena a lavare i piatti col muso chino cercando di celare il magone.

Per ultimo gossip, calcio e spettacolo
Perché di altri sport se ne parla pochissimo, talmente in maniera rara che mi fa’ impressione. Mi risveglio dal mio triste torpore per sentire nomi di “vips” dello spettacolo veri o presunti, tronisti, gieffine, prezzemolini e prezzemoline. L’invasione degli ultracorpi. Ma chi è sta gente e cosa ci rappresenta?

Ma si rendono conto, i nostri signori del palinsesto (e sono TUTTI uguali) che Amanda, Sabrina, Pietro, Fabrizio sono diventati degli eroi, che il TG è diventato un appuntamento fisso come vedere Vivere o Beautiful?! Riducono tragedie a livello di un cartone animato. Rendono il cattivo buono, lo ripuliscono moralmente agli occhi di un intero paese.

Ma che mi indigno a fare?  
Starò invecchiando.

lunedì 22 novembre 2010

oggi

Oggi non ho avuto il cuore, il coraggio. Una nebbia da paura e io che giro indietro, senza rimpianti, me ne torno a casa, mi ficco sotto la doccia e via, un salto nel lettone, tra le braccia del Principe Consorte che mi chiede se voglio correre sul tapis.
No, non voglio.
Ne ho le palle piene di correre.
Voglio stare con te.
Per una mattina voglio fare le cose senza chiedermi quanti minuti ci sto impiegando, voglio accarezzarti senza il timer, senza ansie da ritardo. Voglio illanguidirmi nel letto accanto al tuo calore, così teneramente, senza aspettative.
“Affancuore” l’allenamento.
Tanto domenica correrò fino a farmi male, fino a non averne più, fino all’esaurimento fisico e mentale.
Mi godo il Piccolo Principe, che vederlo svegliarsi alla mattina è uno spettacolo. Si sveglierà così tutta la vita, con un sorriso. È splendido.
Me lo porto giù in braccio, il mio personalissimo e dolce fardello. Ingaggiamo la nostra strenua lotta con biberon latte, fruttino, biscotto.
Oggi vinco io: latte e due pavesini.
Oggi li lascio a casa a malincuore davvero: il Piccolo Principe è in piedi nel suo box che gorgheggia Farinelli voce regina, il Principe consorte si veste per correre con gli occhi ancora pieni di sogni.
E io me ne vengo qui, a lottare con ‘sti drogati mentali che non riescono nemmeno a parcheggiare dritti, figurarsi il resto.

Ma poi torno, eh.
Aspettatemi.

giovedì 18 novembre 2010

13 febbraio 2010, succedeva questo...

..mi sveglio in piena notte tremando. Ho male dappertutto e i miei muscoli non smettono di sussultare, batto i denti, sto gemendo.
Ho paura: sono alla 37 settimana di gravidanza, e mi aspettavo di avere le prime contrazioni, ma queste non sono contrazioni. Sto male.
Raggiungiamo a tutta velocità l’ospedale, vengo portata in barella in ginecologia, dove accertano che ho la febbre a 40 e che battito del bambino è troppo rapido: è in sofferenza.
La ginecologa di turno non perde un attimo di tempo, è categorica: deve far nascere il bimbo, il rischio che riporti dei danni cerebrali, se non che muoia, è troppo alto.
Venti minuti dopo, terrorizzata, sono in sala operatoria. Mani sconosciute mi mettono la mascherina, sono solo voci che mi parlano e che mi dicono che andrà tutto bene. Lo spero. Voglio solo che tirino fuori mio figlio. Subito.
Nasce Federico e io non so, non so nemmeno se sta bene.
La prima parola che ho detto, uscendo dall’anestesia, bofonchiando perchè non riuscivo a parlare, è stata APGAR.
Volevo sapere se stava bene.
Lui si, anche se l'hanno messo in incubatrice per sicurezza e anche se  l'ho visto dopo due giorni dopo per la prima volta. Mi hanno portato in carrozzella al nido.
Per me invece è stato diverso.
Io ho avuto una setticemia, dovuta a un’infezione, di cui nessun medico si è accorto, prima che fosse conclamata.
Ho trascorso i tre giorni successivi al parto cesareo, che già non è una passeggiata di salute, con la febbre a 40 ogni sei ore e le convulsioni, mentre i dottori mi davano un po’ di tachipirina all’occorrenza e un blando antibiotico, senza capire perchè stessi così male.
Questo fino a quando ho rischiato l’arresto cardiaco, davanti agli occhi di mio marito e di mio padre.
E mentre mio padre piangeva, mio marito è andato a prendere il primario per il bavero e l’ha portato davanti al mio letto per far chiamare i rianimatori.
Poi si è messo di guardia e ogni volta che mi risvegliavo lo vedevo lì a vegliare, col computer acceso sulle ginocchia, a cercare informazioni, contatti, il modo di curarmi.
Lui ha suggerito la terapia, consigliato da uno specialista, che subito lo staff medico ha fatto propria, lui ha studiato, brigato, consultato, suggerito, finché hanno recepito il messaggio e mi hanno monitorato e provveduto agli esami clinici opportuni.
Se sono qui ora, è merito mio perché probabilmente ho fisico molto resistente (dopotutto mio nonno è sopravvissuto al tetano in un’epoca in cui si moriva per un’influenza), ma anche merito suo, perché non ha mollato l’osso, e non si è fidato di un “migliorerà, è soltanto febbre puerperale”.
Il dopo non è stato facile: ho dovuto imparare di nuovo a camminare, perché all’inizio anche solo fare quattro passi, mi sfiniva, anche solo farmi la doccia da sola è stato un successo.
Questo è quanto. Volevo solo liberarmi di un peso.
Succede, ed io ho avuto sfortuna o fortuna, chi lo sa.
A volte mi chiedo perchè proprio a me, ma forse è meglio non chiedersi niente ed andare avanti.

martedì 16 novembre 2010

chiacchere tra donne

Oggi nell’episodio “chiacchiere tra donne” qualcuna mi raccontava del tradimento del suo ex-marito. Mi racconta che in quel periodo, avendo il bambino piccolo e lavorando, non aveva proprio voglia di mettersi in tiro per lui. Altri aspetti, pesanti, avevano influito sul mènage familiare, finché, saltato fuori il tradimento, la coppia scoppia.
Mi guarda e mi dice “Beh, io non ero in forma come se tu...”.
Come se avessi la bacchetta magica.
Io non dormo molto, sei ore a notte quando ce n’è.
Non ho aperitivi da fare alle sette di sera con gli amici, perché caso mai gli amici li vedo la domenica alle gare, quando ci sono, e non ho tempo per l’estetista, niente cerette o maschere di bellezza, mi arrangio io quando posso.
Certo. Sono in forma: dopo il parto cesareo e dopo la setticemia ho perso sette chili di colpo, però non riuscivo a camminare da sola senza qualcuno che mi tenesse in piedi.
Il dopo parto non è stato propriamente normale, un giorno, quando avrò la forza di farlo senza incazzarmi ne parlerò.

Ma mi chiedo: “il tradimento, salta fuori solo se non sono in forma? Salta fuori solo se sono io a mancare di qualche cosa?”
Fatemi capire, tu, uomo bastardo, aspetti che io sia debole e sfinita e bisognosa e tu scopi con un’altra?
In sostanza mi diventa un obbligo coniugale essere sempre al top sennò mi becco le corna?
Che poi, non è per le corna in sé e per sé, o forse anche si, ma è il gesto di fregarsene degli impegni presi, delle aspettative comuni, dei progetti che mette in crisi.

Scusate, sto ragionando.

romanticismo

cos'è un marito?
un rompicoglioni.
e un figlio maschio?
un piccolo rompicoglioni.

Oggi mi allineo :D

lunedì 15 novembre 2010

domenica

la mia è una domenica diversa.. provocatoriamente diversa.
alle sette si prende su e si va' a correre, a farsi 32 chilometri nel fango a 100 km da casa.
perchè lo faccio?
perchè correre mi piace;
perchè me l'ha chiesto il mio uomo, che vuole condividere insieme a me, quello che ci piace fare, almeno una volta la settimana;
perchè è bello porsi degli obiettivi e cercare di scoprire i propri limiti;
perchè è bello riscoprirsi una persona diversa nelle diverse circostanze, donna, mamma, atleta.
mi da' sicuramente più soddisfazione che girare al centro commerciale.

mo' vado a togliere il fango dalle orecchie...

venerdì 12 novembre 2010

voglie

ho voglia di andare a casa, di tenere il piccolo principe in braccio e sentire che si agita tutto quando gli do' un bacetto...
di metterlo nel box per tirarlo su un minuto dopo quando mi tende le manine...
"si, si ti prendo" e lui ride, più contento di un galeotto evaso di prigione..
di vederlo gattonare per casa mentre noi pranziamo, seduto sotto la seggiola di suo padre, cercando di scalarla...
di dargli un bacio sulla pancia che scatena un accesso di risate incontenibile, così buffo da vedere con quei tre dentini..
avrò mica la dipendenza da figlio?

giovedì 11 novembre 2010

buonismo

Lungi da me fare la buonista, ma non mi sembra di caso di farla tanto lunga:
è stata espressa un'opinione, si è aperto un piccolo dibattito e ognuno ha detto la sua, alla propria maniera, che per qualcuno vuol dire un tono pacato e per altri un po' più di verve.
Ben venga. Riflettere fa bene. Cercare di capire gli altri e di capirsi fa ' bene. Si aprono orizzonti.
Detto questo, mi impegno in quel che faccio, e l'impegno è tutto: puoi essere un grande velocista, ma se non ci metti l'anima non arrivi primo da nessuna parte.
Poi ognuno si regoli come può e come vuole. Ho evitato molte volte di entrare nel merito di quello che qualcuno scrive qui sopra, proprio perchè, non condividendo, so già che sarei troppo di parte. La mia parte.
Facciamo la giornata della gentilezza, che ne dite?

lunedì 8 novembre 2010

una fetta di culo

È quanto ho lasciato sul promontorio di Portofino alla mi ultima fatica Trail, su un tratto di discesa particolarmente insidioso. Ora ho un etto di chiappa in meno senza intervento di alcun chirurgo estetico. Ottimo.
La gara è stata bellissima, non potrei essere più soddisfatta, ho corso bene, serena, tranquilla, senza affanni e paranoie.
Ottimo risultato portato a casa, in berta ho il terzo posto di categoria e una bella foto all’arrivo, mano nella mano con una fascinosa bionda con cui ho corso gli ultimi dieci chilometri.
Alla faccia della rivalità femminile che ci vuole sempre pronte alla volata sul finale. Donne cattivissime!

Una piccola nota di colore al tutto è che mentre racconto l’episodio al principe consorte, mentre ce ne torniamo verso casa, lui ascolta con un lieve sorriso sul volto. Gli descrivo la tipa e le informazioni che ci siamo scambiate durante la gara e mi accorgo che l’ha identificata perfettamente.

Troppo perfettamente.
Ah, però...

Non voglio indagare oltre… ma possibile che…!?!?

venerdì 5 novembre 2010

Mi piace proprio.

Il principe consorte ha una botta di difetti.
Sicuramente è una persona di carattere e che carattere! Tremendo e meraviglioso, a seconda.
A seconda del tempo, che nella sua sicula scuola di pensiero, patisce nonostante la ventennale permanenza nelle nordiche e, secondo lui incivili, lande.
A seconda di come ha dormito, per fare un altro esempio. Può passare una mattinata prima che ti rivolga qualcosa in più di uno sguardo ingrugnato.
E poi è un egoista, egocentrico spaventoso: lui, Lui, LUI solo lui.

Però non perde un’occasione che sia una per regalarmi proprio il libro che desideravo.
Però, zitto zitto, mi aiuta a sbrigare un po’ di faccende noiose.
Cucina in maniera celestiale, riesce a farmi sentire bella solo con una carezza, mi ha dato coraggio e la determinazione per riuscire laddove da sola mi sarei persa e non sto parlando di corse.
Mi ha insegnato tanto: ad essere più serena, a gestirmi meglio, a tenere bene in mente quello che è importante.

Mi sta accanto. Fin dall’inizio mi ha fatto capire che mi sarebbe stato sempre accanto e che nulla sarebbe stato più importante di noi due. Ed è ancora così.
Mantiene le promesse.


Se possiamo parlare di bilanci, potrei dire che è un bilancio positivo, ma preferisco guardarlo, come succede anche quando mi fa’ perdere la pazienza, e ricordarmi di che cosa siamo insieme. In un secondo mi passa la stizza e ho voglia di tenerlo abbracciato o di sorridergli.

Si, si, mi piace proprio.

giovedì 4 novembre 2010

triathlon, il bel sogno

C’è stato un momento in cui, a causa di un piccolo infortunio, ho dovuto ripiegare su bici e nuoto. Si era in giugno, si parla di ormai due anni fa’ e scattò da subito l’idea: perché non darsi al triathlon?!
“Ideona!”, dopotutto io vengo, verrei, insomma... il mio primo amore è stato il nuoto. Non nuoto male, certo, nulla di spettacolare come tempi, ma sto’ a galla con leggiadria e riesco bene anche a farfalla.

Comunque, lasciando perdere le mie velleità natatorie, lo scoglio più arduo si è da subito rivelato la bici: prima di tutto ho una paura folle delle discese, non che dalle mie padanissime parti ce ne siano molte, magari qualche cavalcavia, ma, spostandomi qualche chilometro e venendomi a trovare in collina, il baratro di 150 metri di dislivello, magari sul fondo di ghiaia, mi ha gelato il sangue nelle vene.
Peggio che trovarmi di fronte una tarantola. Zac, manina sul freno e ruote inchiodate. Incollata, peggio che col bostik.
E il principe consorte e l’amico ciclista a guardarmi con compassione... “dai, lasciati andare!”.
Macché. Venite su voi, io di lì non scendo. Peggio che i muli. E son venuti su loro, manubrio in mano e moccolone in bocca. Poverini.
In secondo luogo, ed è strettamente collegato a quanto sopra, ho paura di cadere, divenire investita, di rimanere a piedi per una foratura.
Insomma, bici uguale paranoia completa.
Il mezzo meccanico non incontra.

Con l’acqua va molto meglio. Prima di tutto mi piace, poi mi da’ bellissime sensazioni: mi sentivo leggera come una piuma anche quando ero incinta di otto mesi e mezzo.
Il giorno dopo aver nuotato tre chilometri è nato il Piccolo Principe, ma questa è un’altra storia, che magari racconterò più avanti.

Ecco.Rimane il fatto che per allenarmi dovrei, non so, svegliarmi alle cinque di mattina, saltare in bici e poi correre, oppure andare a nuotare alla sera, dopo aver corso il mattino.
E chi ce la fa’?! Wonder woman, forse.
Ieri sera mi sono addormentata sul divano dopo aver visto KungFu Panda.
Non so se mi spiego.

mercoledì 3 novembre 2010

Farò tesoro

Questo per dire che, durante la gravidanza, sono stata sostituita in ufficio da un tizio che mi pensava scema e sostanzialmente fancazzista e scriveva mail al mondo lavorativo firmandole col mio nome, dimodochè se qualcosa fosse mai andato storto, prego, prendetevela con la tipa.

Faccio presente, vengo rimbalzata, incasso.

Questo per dire che, per le sei ore che trascorro in ufficio produttivamente do’ fastidio al collega, l’idillio del rientro è già finito e non riesco più a tenermelo buono nemmeno con le caramelle aggratis.

Noiaaaaaaaa!

Ora io sono tanto carina dolce e accondiscendente e ho questo complesso che cerco sempre di riuscire simpatica a tutti e sorrido spesso e volentieri.
Ma.
Ma.
Ma questo non vuol dire che non ho un cervello, neh!

Mi girano le palle.
Potentemente.
Potrei decollare.

martedì 2 novembre 2010

dell'opera e altre cosette

Piove da tre giorni, esattamente da quando siamo usciti da teatro sabato sera. Il principe consorte non ha molto gradito la “Maria Stuarda”, ma mi ha sorpreso che si sia trattenuto fino alla fine (quasi) dell’ultimo atto, per uscirsene, tra un gorgoglio e l’altro della soprano, con “Ma chi è il librettista?!”.
Come mormorava anche il pubblico, bella la musica, benché Donizetti non sia il mio preferito, mentre per gli interpreti… beh, ci accontentiamo.
Vabbè, non si può avere tutto, io son più tollerante, dopotutto questi signori han cantato per noi e nemmeno malaccio, sebbene “Elisabetta” si sia mangiata un pezzo della scena sesta, e “Maria” non arrivasse molto in alto con le note.

Lo so, la Madama Butterfly è un’altra cosa: speriamo che il Principe consorte prenda spunto da questa esperienza per organizzare qualcos’altro, oltre alla Mezza Maratona dei Fenici che andremo a fare gennaio. Non che mi lamenti per carità, ci sta benissimo, dopo le feste e le relative mangiate, una bella mezza. Almeno sono motivata a non ingozzarmi di torrone e quant’altro.

Ieri mattina a questo proposito, 15 chilometri di lento sotto la pioggia con la sorella e il Principe consorte son riusciti a farmi maturare una decisione: Firenze la si farà tranquilla, a 5 e 20, e si proverà a fare il tempo a Verona, dove il Principe farà il pacer sulle tre ore e mezza.
Mi appiccicherò ai suoi calzoncini e guai se perdo un passo.

Ridendo e scherzando, questi bei giorni son passati ed ora si ritorna alla normalità: corsa mattutina, ufficio, spesa, piccole noie domestiche: la BMW cigola e bisogna portarla dal meccanico, il tapis roulant cigola pure lui e bisogna richiamare il tecnico.

Ho deciso che l’anno venturo proverò a iscrivermi per il sorteggio dei biglietti del Concerto di Capodanno a Vienna.
Bisogna togliersi qualche soddisfazione nella vita.

venerdì 29 ottobre 2010

Ué ué

Ho appena chiuso una telefonata col Principe Consorte, che è a casa col Piccolo Principe.
Il sottofondo della telefonata erano le urla del Piccolo Principe, appunto, che strillava come un’aquila.

Poi naturalmente quando arrivo a casa a mezzogiorno trovo il Principe Consorte con i capelli (si fa’ per dire) dritti in testa e in Piccolo Principe seduto sul suo seggiolino tranquillo e beato come un Papa, che se la ridacchia sotto i baffi mentre il suo papà gli da’ la pappa.
Mi viene da pensare che se ci fossi a casa io, lui farebbe lo stesso i capricci.

Se fosse da mio padre o all’asilo nido (e ci andrà di filato compiuto un anno) magari saprebbero o potrebbero intrattenerlo in modo che non pianga e non strilli.
Lui piange e strilla quando si annoia o sta da solo nel suo box, per il resto, se stai lì con lui o lo fai gattonare sul pavimento, è felice come una Pasqua.

Ma io non posso stare a casa dal lavoro: è troppo comodo, troppo ben remunerato, una sicurezza che in tempi come questi non si può sottovalutare.

Il Piccolo Principe è un bravo bambino, però sempre bimbo è, non si può pretendere che giochi a briscola.
Non si può pretendere che nemmeno il Principe Consorte passi tutta la mattina a fare “nghè nghè” col Principino.

Non so, fatti loro mi dico, se l’aggiusteranno. Ma mi si stringe il cuore, un po’.

Spero solo che non lo tiri dalla finestra.

mercoledì 27 ottobre 2010

qui così

Oggi riposo, poi qualcuno mi deve spiegare perché sto comunque pensando di correre in pausa pranzo, infilando l’allenamento dopo la pappetta del pupo prima di tornare in ufficio.


Sta di fatto che ieri sera, davanti al pupo seduto sul porta enfant, ciuccio in bocca e piedini scalpitanti, e davanti al principe consorte ai fornelli, si è tenuta la sfilata di moda dell’anno: io che giravo avvolta in “toilettes” che ben poco avevano a che fare con la cucina, chiaramente scalza, coi capelli puntati in testa alla bell’e meglio.
I due uomini della mia vita hanno deciso per il vestito rosso Valentino, di cui qui sotto, bocciando clamorosamente il verde vaporoso (era verde menta, molto Grace Kelly) e il nero lunghissimo scollatura di pizzo e spacco (molto Morticia Adams).
Speriamo bene. Dovrei farcela a sembrare una donna. Devo pure ammettere che sono un po’ emozionata al pensiero di indossare qualcosa di diverso che i calzoncini da running e i jeans.



Sabato sera quindi diserteremo i 10.000 in pista che sono l’ultimo appuntamento agonistico della società, la chiusura in bellezza del campionato sociale, che il principe consorte vincerà per chilometri percorsi. Io invece dovrei ottenere un dignitoso terzo piazzamento nella classifica delle qualitative femminili.
Considerato che ho avuto il pupo a febbraio e che ho esordito nella prima competizione a maggio, in pochi mesi ho avuto riscontri soddisfacenti. Niente di che oggettivamente, ma per me soddisfacenti.

Se penso a tutte le paranoie quando ero incinta, un anno fa' di questi tempi.. tutto il nuotare che ho fatto, persino il giorno prima che il pupo nascesse, beh, posso solo essere contenta, diciamo non completamente soddisfatta, ma contenta.
"qui così è finito l'annus horribilis"

martedì 26 ottobre 2010

E anche oggi l’abbiamo aggiustata...

E anche oggi l’abbiamo aggiustata.
Nel senso che stamattina mi è mancato il cuore di uscire nella bufera di vento, perciò il principe consorte, sentendomi ritornare a letto, mi dice che se voglio posso correre sul tapis roulant. Dio, quanto lo amo!!
Sono le sette! Mi fiondo a mettere un pantaloncino e una canottiera e parto, il primo chilometro piano, che sul tapis fatico come un fachiro sui chiodi e poi via col progressivo. Mi posso permettere otto chilometri, non un metro in più.
Poi partono le comiche di ridolini: io che mi muovo a velocità spaziale, mi faccio la doccia e i capelli, preparo il bibero, cambio il pannolino, faccio il thè…
Colazione insieme al pupo: a lui una ciucciata a me un biscotto.
Mi infilo in un paio di jeans neri e mi metto un maglioncino del principe consorte che ho ristretto in lavatrice. Non sono inguardabile ma mi avvicino temerariamente al concetto. Manco a quindici anni mi vestivo così, sembro la figlia di mio marito (nove anni portati splendidamente).

Due considerazioni si rendono necessarie: domenica, alla mezza, una gentile signora con cui ogni tanto mi battaglio le posizioni in gara mi dice che sono “magrissima”. Le faccio notare che non è così (e pure la bilancia ieri mattina conferma) e lei mi dice che però ho un faccino smunto. Beh, quindi non era un complimento.
La seconda è che sabato sera andremo a teatro. Infilarsi un paio di scarpe con tacco sarà un problema, mi devo esercitare. Domerò il cespuglio che ho in testa a suon di balsamo e sguizzerò in un sexy vestito rosso. O forse è meglio il verde vaporoso e romantico? Come farò a non sentirmi completamente fuori posto?!


lunedì 25 ottobre 2010

mezza

e mezza fu. moooooooolto contenta e soddisfatta: coi problemi che ho è stata una vera manna. naturalmente molto merito al principe consorte che si è messo davanti e mi ha guidata, regolando passo e velocità, dando le indicazioni di massima che mi servivano. si, perchè quando vede che mi sto impanicando e che non ne verrò fuori sana, lui mi fa' da scudo. mi guida. il bello è che io non gli dico nulla, lui lo percepisce e si adegua. avrebbe potuto rilassarsi e correre con mia sorella, piano piano ad un ritmo sereno, invece, seppur ancora acciaccato dalla faticaccia della 24 ore, si è messo davanti e mi ha fatto il passo. per una volta non mi ha dato fastidio ma mi sono sentita protetta. noi funzioniamo così: siamo una squadra: io lo assisto, lui mi assiste.
come ci ha detto un amico della nostra squadretta di podisti, siamo fortunati, abbiamo una bella armonia.
è proprio così.

venerdì 22 ottobre 2010

davvero fatica

mi sembra di fare le ripetute in pista, ovvero una fatica micidiale, però ci voleva una bella svecchiata, no?
cerchiamo di vedere le cose in questa ottica, dopotutto anche queste sono lezioni di vita, piccoline certo, ma utili. abbiamo un sacco  di cose e siamo affezionati ad esse, ma poi, in situazioni estreme, si impara a farne a meno.
mi ricordo con quanto poco vivevamo quando in casa avevamo tutto inscatolato per il trasloco: i soliti due piatti, bicchieri e andava bene lo stesso.
cercheremo di adattarci anche qui.


nel frattempo domenica vado a correremi una mezza: diciamo che se riesco a farla a 4 e 45 son molto ma molto contenta.

come vi dicevo per altre cose/corse, vi faremo sapere!

Fatica!

si, no, non lo so, lo faccio ancora?
ho un po' di dubbi...