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lunedì 22 aprile 2013

il muro del pianto

Sono in trance.
Trance agonistica, fisica, mentale.
Rotolo per forza d'inerzia dall'inizio della giornata fino alla fine, quando stravolta casco nel letto.
Il Principe consorte mi dice che sono "distratta".
E te credo.

Ieri mattina, tornato lui dall'allenamento, son partita io, con la voglia di correre sotto i tacchi un po' per la stanchezza morale di aver trascorso due ore d'angoscia con Ico che sta diventando ingestibile (soprattutto per me), un po' per il nervoso di tutta la situazione.
E sempre in trance mi sono infilata in una strada mai percorsa prima, senza timori, paure, niente. Solo con la certezza che prima o poi, da qualche parte sarei sbucata e che comunque le mie gambe mi riporteranno sempre a casa.
All'ottavo chilometro son tornata indietro solo perché mi sono accorta di essere uscita senza dire né dove andavo né quanto avrei corso.
E senza manco voltarmi indietro, peraltro, che non è da me.


Tante cose non sono da me ultimamente.
Arrendermi per esempio. 
Sto pensando seriamente a rinunciare al giro completo all'Elba e farne solo metà, per esempio, tanto con 'sta menata nazionalfamigliare in atto quando mai riuscirò a farmi almeno sei ore di bici...??!!
E non posso neanche lamentarmi col fascinoso consorte che nemmeno lui riesce più a farsi sei ore di lunghissimi. Siamo sulla stessa barca, in balia di quel piccolo cretino che abbiamo messo al mondo. Calma e gesso.
Ecco, l'ho anche detto. Cretino.
Perché poi bisogna pur dirla la verità, prima o poi.
Magari si riscatterà, col tempo. Crediamoci fortemente.
E si, esercito l'arte della pazienza, comprensione e le attenzioni e tutti i cazzi buffi che ci vogliono però alla fine quando la sera dice la preghierina alla Madonna prima di andare a dormire, ecco, io son ben contenta, anche se so già la trafila: lo metto giù, strilla, una coccola, strilla, una bacio, strilla, stai calmo, stai tranquillo, la mamma è qui, strilla.
Arriva suo padre, gli dice di dormire e che la mamma non c'è, lui si rassegna e dorme.
E non posso fare a meno di sentirmi cretina pure io.




martedì 16 aprile 2013

Che tristezza

E' triste cominciare una giornata così, in questo modo.
E' triste sentirsi dire dalla suora che i bambini non sono pacchetti.
Oh, già. 
Non lo sapessi.. Se avessi ricevuto soldi per ciascuno di 'sti imbecilli che ti guardano e ti dicono saputi "Eh, ma i bambini non sono mica pacchetti", a quest'ora sarei ricca.
Loro, stai pur tranquilla, che di figli non ne hanno..
Mi è venuta voglia di mandarla direttamente affancuore, ma poi mi son trattenuta ché Ico sta facendo ancora inserimento e noi abbiamo bisogno che vada all'asilo, perché a casa da solo non ci può stare a meno che non faccia come qualche cinese e me lo metta attaccato al letto con una catena (sarcasmo eh, per i non capienti che ogni tanto si affacciano a sbirciare, preciso che si tratta di sarcasmo e non di intenzioni vere e proprie... a scanso di equivoci e prima che qualche anima bella allerti la polizia..).
Ok, rispondo tranquilla (insomma!).. Vengo dentro anche io e rimango qui fin che non arriva qualche altro bambino e vediamo come va'.
Non c'è problema.
Il problema ci sarebbe anche, si chiama posto di lavoro ma questo è un dettaglio trascurabile per tutti, a quanto pare. 
Tranne per me, ovvio.
Comunque, in qualche modo farò, non è questo il punto.

Ico non mi sembra convinto: lo accompagno davanti a giochi, mugugna un pochino.
Mi si aggrappa addosso. Lo prendo in braccio e me lo coccolo, il mio cuoricino.

Sai che voglia che ho di andarmene... ma ad un certo punto, quando arriva un'altra mamma e gli altri bambini, la suora mi butta fuori.
Sento Ico che piange e piango un poco anche io, inevitabilmente.

Mi passerà, ci passerà, gli passerà.

Ma sono abbastanza stanca di grane, di pensieri, vorrei solo che tutto filasse liscio.
Una volta sola.
E' chiedere troppo?

Poi questa "bella" novità.. e che dire? 
Per chi ama lo sport è un doppio attentato, è un doppio dolore, una vigliaccata nella vigliaccata.
Che tristezza.




giovedì 4 aprile 2013

Nodi al pettine

Come si fa' a fare un dolce senza tortiera, senza mattarello, senza particolare attrezzatura da cucina, che il Principe consorte ha già inscatolato tutto (lunedì si va'!)?!
Si improvvisa.
E così mi sono venute della "genovesi" ripiene di ricotta, mica male..
Tanto per dire che, non si sa né perché né percome, ma sono una siciliana mancata...
Mi sto riscattando..

Siamo assediati dagli scatoli.
Scatoli ovunque e fuori ormai son rimasti tre bicchieri, un paio di mutande biancheria pulita e profumata a iosa, due jeans e una maglietta (pesante, che ancora non fa' caldo), e roba da running (ma si mette via in un secondo): insomma il più è fatto, per davvero.
Lunedì si va' e oggi mi devo ricordare di chiamare l'asilo nuovo per Ico.
Sta così bene in questo che mi dispiace farlo cambiare, ma insomma, anche lui dovrà abituarsi ai cambiamenti e poi è talmente piccolo e versatile che (spero) non sentirà (troppo) il distacco.

Mi sento in colpa e ho paura, ma si deve fare.. insomma, è pieno il mondo di gente che cambia casa, paese, città, vita.
Cosa sarà?! Mica deve imparare una lingua diversa.
Spero che vada tutto bene, spero di essere un abile traghettatore dal vecchio al nuovo in maniera serena.
Io per me non avrò problemi, che dove mi mettono sto, il Principe consorte è più felice che mai: resta solo questo dubbio, che scioglieremo presto.

Devo anche tagliarmi i capelli, per restare in tema, per facilitare le operazioni di asciugatura e risparmiare quei cinque minuti che.. non ci sono mai!

Dopo questo fatidico lunedì, potrò focalizzare un po' meglio la mia stagione, i prossimi appuntamenti e pensare un po' di più al triathlon, un po' di più anche a me.
Insomma, nodi al pettine.

lunedì 28 gennaio 2013

great expectations

Ieri ho avuto occasione di correre una delle più brutte mezze maratone della mia storia podistica. E non ne ho corse poche, sia chiaro.
In un contesto che avrebbe potuto promettere belle cose (Liguria, mare e lungomare), ci siamo ritrovati ad arrancare nella strada (aperta al traffico) sotto la massicciata della ferrovia (del mare, neanche l'odore), a combattere con un numero non pervenuto (ma erano tanti) di ponticelli che, al primo alzi le spalle e vai su, all'ultimo (ventunesimo chilometro, ma siete bastardi dentro..!) ti sei veramente scaramellata lo scaramellabile, che se avessi voluto fare del dislivello sarei andata a correre in collina, no?! No.
Il tutto condito da: due ristori messi a casaccio (uno al settimo, uno al diciassettesimo?), riforniti alla ligure (acqua!), dove mancava poco di doversi riempire il bicchiere da soli, in un percorso di andata-ritorno-andata, drammaticamente noioso, solitario, coi podisti dallo sguardo perso nel vuoto, che non sapevano più se tenere la destra o la sinistra. 
Insomma, un casino!

Avrei voluto tenere una media di 4'40'', ma un po' che non sto facendo niente di veramente veloce da prima della maratona di Torino, un po' che la noia l'ha fatta da padrona, ho chiuso ad una media di 4'43'', staccando negli ultimi quattro chilometri un simpatico triatleta che mi ha "accompagnata" dall'ottavo in poi. All'ultimo giro di boa (ci mancavano giusto quelli; che son la roba che odio di più in una gara di triathlon.. pensa un po'..) l'ho visto molto indietro e un po' affaticato. 
Ma in effetti il percorso non era dei più invitanti e scorrevoli.
Messi in saccoccia anche questi 21 km un po' più allegri del solito, chiusi comunque con un ritardo di due minuti dal PB, aggiunti ai 4.200 metri nuotati sabato, mi ritrovo a pensare ad altre situazioni non proprio ottimali.

Non mi sono fatta mai tanti problemi ma ultimamente il mio lavoro mi pesa. 
Mi annoio.
E' triste pensare di trascorrere otto ore al giorno a fare qualcosa che non ti piace (più).
Non è tanto il lavoro ad essere cambiato, quanto le persone e le condizioni.
C'è più intransigenza, c'è fastidio generalizzato, più stress del solito e pessimismo cosmico e ogni richiesta, più o meno ufficiosa, viene respinta in malo modo..
Part time?! E quando mai?! (cos'è 'sta parolaccia? come osi solo non pronunciarla, ma anche pensarla!).
Qui non si fa', non usa, non lo chiedere neanche e non rompere i coglioni coi tuoi diritti (che non ne hai)..

Cambiare sarebbe bello, ma, coi chiari di luna che ci sono... è un rischio che non so se son disposta a correre. Si tiene duro, come al diciassettesimo chilometro di una gara non bella che non allieta l'anima né le gambe.
Ma si tiene duro, si cerca di perdere il meno possibile, si soffre un po' e si torna a casa con un risultato comunque discreto.


martedì 22 gennaio 2013

Marcantonio


Un po' mi mancavano gli allenamenti in piscina... 
Mi mancava quell'odore di cloro che ti si attacca addosso anche se stai per cinque minuti sotto lo doccia bollente, una volta finito l'allenamento.
Ti scortichi la pelle, ti strofini col bagnoschiuma più persistente e profumato che hai, ma l'odore del cloro resta.
Mi mancava mettere cuffia e occhialini, in bilico su un piede solo, perché intanto nell'altro sto infilando il costume che finirò di far scorrere fino alla vita con un complicato ancheggio, che neanche una provetta danzatrice del ventre padroneggia con la mia consumata abilità.
Vabbè, si. Sto esagerando un po'... ma vero è che la velocità di base nello svestirsi-rivestirsi (no, non pensate a quello!) non l'ho mai persa, dato che non ho mai avuto occasione di fare le cose con calma.
Sono sempre in modalità "forsennata".
Forse è per quello che mi da' un po' fastidio condividere la corsia con qualcuno, avvenimento che non capitava sovente, soprattutto quando gli allenamenti duravano poco più di quaranta minuti. Ma si sa', allungando i chilometri nuotati, si allunga anche il tempo, in maniera per me quasi esponenziale, cosicché è difficile rimanere sola nella corsia per un'ora intera, un'ora e mezza intera, il sabato.
Ora, sappiate che io ho una tolleranza quasi infinita, appartenendo a quella categoria di persone che si controllano, restano calme, glissano con un sorriso ma poi quando gli hai scaramellato per bene le palle, sbroccano, te le cantano e te le suonano.
Questa brutta accozzaglia di luoghi comuni per introdurre il discorso: oggi in corsia mi ha raggiunto Marcantonio.
Con tutte le altre cinque corsie con dentro una persona di sesso maschile, Marcantonio ovviamente sceglie di accomodarsi nella mia. Per prima cosa, sono tentata di dirgli che ho qualche raro virus infettivo e di starmi alla larga, ma lo so, lo so, lo so... non è carino!
Così, mentre lui saltella a bordo vasca ciondolando le braccia e facendo girare le spalle a mo' di pala eolica, finisco rassegnata il mio primo chilometro e attacco la serie dei 200 con le palette nella speranza di mettergli un po' di paura: anche se sono formato mignon una palettata sul muso fa' sempre male.
Marcantonio non si accontenta di entrare, no. Lui deve fare un tuffo eclatante per aprire l'acqua come Mosè con Mar Rosso. Una panciata e via, me lo ritrovo già dietro che i primi 50 metri ci da’ dentro come se fosse questione di vita o di morte, per poi anfanare al bordo per almeno mezzo minuto.
Inquadro il personaggio. Non appena sto per arrivare parte. Piano. Ma così piano che neanche una tartaruga caretta caretta quando va’ a deporre le uova. 
Pianissimo..
Tanto piano che io dietro con palette e pull boy gli do’ una spintarella così, un po’ per gioco, un po’ seriamente come a dire hey, bello, vedi di regolarti. Niente. Messaggio non pervenuto, anzi, vira, con una capriola lenta e morbida, e invece di passare a destra, rischiamo di fare un frontale.
Che stordito, 'sto Marcantonio!
Vabbè, non avrà capito, mi lascerà passare là in fondo e giù un’altra toccatina ai piedi.
Marcantonio, lì davanti, si dev'essere imbestialito perché comincia a scalciare con rinnovato vigore coi piedi, malgrado il pull boy che tiene stretto tra le gambe.
Lo lascio virare e lo passo. Quattro bracciate e via. Adesso stai dietro tu, penso.
Avanti così, bene o male, finché Marcantonio non pensa bene di fare un po’ di tavoletta. 
Eh eh, mancava giusto quella, per rallentare ulteriormente il traffico!
Giustamente, mentre io arrivo per fare il mio 25 forte, lui deve anticiparmi di quei 15 secondi per partire con la tavola e le gambe a manetta che sembra un battello a vapore del 1800 sul Mississippi.
Lo
sorpasso sempre a metà vasca e, sempre a metà vasca, con un gesto di stizza lui gira la testa dall’altra parte.
Guarda che, casomai, sei tu che dai fastidio a me, cocco!
Dulcis in fundo, si mette sulla schiena a fare gambe rana mentre io rifletto sulla differenza di allenamento.
Ma che cosa sta preparando Marcantonio?! Son quasi tentata di chiederlo.
La corsa coi sacchi?! Fa' pallanuoto, pallavvelenata, pallamano?!
Cosa fa' Marcantonio per divertirsi?!
Vorrei tanto saperlo ma rimango nella mia ignoranza, e me la ridacchio un po'..
Ai miei 2.800 metri esce. 

Evvai! Peccato che ho quasi finito... 
Avessi tempo, per festeggiare mi farei un cinquecento sciolto, così.. per rilassarmi un po’.
Bye bye, Marcantonio!

lunedì 8 ottobre 2012

32, si comincia da qui...

o meglio, si ricomincia, perchè non è che io abbia mai smesso di correre.
Il Principe consorte me l'aveva detto che ci sarei riuscita senza problemi, ma in questo momento, con l'autostima sotto le scarpe, a volte faccio persino fatica a credere di potermi svegliare al mattino e trovarmi tutta intera.
Anzichè sbattermi (sbatterci) per attraversare la provincia e partecipare a una 42 km, mi sono alzata (un po' tardi, oserei dire) e ho cominciato a correre, con un piano d'azione molto semplice:16 chilometri in una direzione e 16 chilometri di ritorno.
E fin qui...tutto chiaro.
Non che correre 32 chilometri, quando sei abituata a farne 15 e a volte ma proprio perchè sei in gara 21, sia proprio così come dirlo, lo so benissimo, l'ho già vissuta la sensazione di svuotamento, stanchezza estrema, sfinimento.

Questa volta però è andata bene, anzi no, diciamo la verità, benissimo.
Parto piano piano, ma dopo cinque chilometri mi accorgo che ho accelerato un pochino, mi controllo e cerco di non strafare.
Al decimo chilometro ci sono i miei assistenti personali (Ico e il Principe) che mi passano l'acqua. Corro leggera e serena e devo sempre stare attenta a non esagerare.
Al sedicesimo chilometro, tranquilla e per niente stanca e di ottimo umore (incredibile, sto facendo un lunghissimo!), mi concedo di aumentare un il ritmo.
Vediamo che succede, mi dico, ma non succede niente di particolare.

Dal ventesimo in poi, progressione costante, con un bell'ultimo chilometro allegro, con una fatica fisica del tutto adeguata al chilometraggio e una fatica mentale praticamente assente.

O mi sono ipnotizzata da sola (Ueli Steck sostiene che bisogna sempre pensare positivo, di fronte ad una prova impegnativa.. ma va'?) o sono cambiata.
Un anno fa' avrei tirato giù tutti i santi del paradiso, di fronte a 32 km da sola senza una gara a far da contorno.
E invece, ho fatto (molto) meglio che l'anno scorso a Parma, con almeno un chilometro in più e molti ristori in meno, nonostante una giornata comunque bella calda.
Stamattina tutto bene e la carrozzeria sembra reggere. Ancora due lughissimi e un po' di ritmi per la rifinitura e sono pronta. Vorrei migliorare, anche solo un pochino, il mio personale.
Io ci provo.
Vola solo chi osa farlo.. (citazione rubata a un grande maratoneta!)

mercoledì 19 settembre 2012

27 e non più 27

Aspetto questa data come una liberazione da una condanna, almeno da due mesi, diciamo..
è la data  in cui inizia il tempo pieno di Ico all'asilo.
Essì, perchè mica facciamo le cose facili, noi... prima c'è l'inserimento, poi c'è l'adattamento, poi c'è non so cos'altro, poi finalmente, alla terza settimana Ico comincerà il tempo pieno.
Evviva. Evviva mica perchè gli voglio male, evviva perchè così finalmente posso riprendere a nuotare in pausa pranzo.
Da quando siamo rimasti senza una mano d'aiuto per tenere il nano, abbiamo fatto tutto noi, autarchia selvaggia, in una sorta di espiazione penitenziale: il Principe consorte a casa a fare da babysitter tutta l'estate, io a yo-yo nelle pause dal lavoro.
Allenamenti e gare rigorosamente a rotazione (o tu o io), senza contare i sensi di colpa (se vado a nuotare non passo da casa), i musi (sei stato fuori più di me non vale), gli scleri (non riesco a preparare una dieci chilometri, altroché una maratona).
Tutto questo ha influito pesantemente sull'umore di entrambi e, ancor più pesantemente, sulla mia stagione di triathlon.

Ieri sera, quando il principe consorte se n'è uscito con la proposta di fare l'ultimo olimpico della stagione, questo fine settimana, dopo due mesi che non vedo l'acqua e manco la bici, mi sono un filino incazzata.
"Tanto lo finisci".
Ebbè si, un olimpico lo finisce anche mia nonna, questo è poco ma sicuro, ma finirlo per finirlo, quando sai che potresti fare molto meglio, fa' girare un pochetto le palle.
Se (e dico se) Ico comincia il tempo pieno il 27, io il 27 sarò in piscina, e forse (e dico sottovoce forse) ad ottobre mi faccio l'ultimo sprint della stagione, in mare.
Anche se lo sprint non mi garba tantissimo, ora come ora, è quel che passa il convento e dobbiamo accontentarci, con tanti ringraziamenti ai gentilissimi genitori per avermi mandato all'aria la vita, ancora una volta.
Come al solito a rimetterci, in tutto e per tutto, sono io, e non posso fare a meno di sentirmi frustrata.
E poi, sono bravissima a raccontarmi favolette: "sono contenta così, va bene lo stesso.." ma sono tutte cazzate, ché sotto sotto, avrei voglia di dare una botta in testa a qualcuno, fare fagotto e alla via così.
Poi regolarmente mi dico che c'è tanta gente che si accontenta di passare il tempo a guardare vetrine e preparare il corredino per l'asilo, attaccando entusiasticamente etichette dappertutto, e allora io perchè non sono contenta?
Forse perchè attaccare etichette con le iniziali di Ico non mi entusiasma come tagliare un traguardo.
Sarò strana.





venerdì 31 agosto 2012

Inizia l’avventura!!


E io sono già scocciata. 
Lo so, lo so, è che proprio non mi spiego o meglio vedendo come vanno le cose me lo spiego benissimo.
Inizia l’avventura, nel senso che Ico, anche se non ha ancora compiuto tre anni, verrà spedito all’asilo, alla scuola materna, alla scuola d’infanzia, quel che l’è.
Primo, gli farà un gran bene uscire dalle quattro mura di casa e interagire col gruppo dei pari, secondo farà un gran bene anche a noi due, soprattutto al Principe Consorte che sono appunto due anni e mezzo che se lo sciroppa all day long e, signori miei maschietti, non so chi altri sarebbe stato capace di tanto.

Io no. E qui lo dico e qui lo nego, ma Ico è una bella gatta da pelare.

A parte ciò, inizia la scuola d’infanzia, rigorosamente comunale, perché sarebbe dovuto andare alla privata se ci fossimo trasferiti in tempo, ma blablablablablablabla, andrà alla comunale e amen.
Dove sono andata io, peraltro, quindi sopravvivrà benissimo.

Dalla scuola suddetta peraltro hanno già cominciato a sfracellare le palle con incontri formativi e feste di benvenuto per bimbi e per genitori dei bimbi e per gatti e cani dei bimbi, e con pagine e pagine di modulistica da compilare per l’iscrizione, per l’iscrizione alla refezione, per il pagamento della retta annuale che si paga di qui, mentre la refezione si paga di là, e scarica questo modulo e portalo in Comune e portalo … affanc…!!!

Ma si può?!?!
Una poveraccia già non ha tempo neanche per tagliarsi le unghie dei piedi, e secondo voi deve passare la prima settimana di settembre a chiedere permessi su permessi su permessi per compilare i vostri moduli e portarli per tutta la provincia?!
Alla faccia della modernità, alla faccia dell’organizzazione.

Lunedì mi aspetterà una giornata di fuego.
A tu per tu con la pubblica amministrazione. E io che mi preoccupavo del grembiulino.
Olè!! 

giovedì 30 agosto 2012

Pinchia!


Mi trovo nell’amena pianura padana da quattro giorni e ho già preso sei bustine di tachiflu (raffreddore da aria condizionata), ho già guardato stortissimo il collega Muffetta che mi appende la sua schifida e sudaticcia giacca da moto piena di moscerini sopra il mio golfino bianco in cotone egiziano (gli prendesse il raffreddore a lui..!!), il BMW si è rotto per la seconda volta quest’anno ( ‘sta macchina ha proprio voglia di essere cambiata. Ma lo sai che rischi di brutto??) e giustamente la mia banca ha deciso che entro fine mese devo cambiare il Bancomat. E me lo dice oggi.
Simpatici.
Vabbè.
Stress da rientro?
Io non so cosa sia. Non so cosa sia. Me lo recito nelle orecchie come un mantra mentre corro. Corro e basta. Non c’è più tecnicamente il tempo per fare altro.
Siamo abbandonati a noi stessi, in attesa che inizi l’asilo di Ico.
E non vedo l’ora, per poter riprendere almeno a nuotare! Che madre snaturata.

Snaturata ‘sto cazzo.
Rosico perché mentre all’uomo è moralmente concesso (prevedibile e previsto) che se ne stia fuori casa a suo piacimento per gli allenamenti e i lunghissimi, una mamma runner deve fare presto: si può concedere al massimo quell’oretta al giorno (mica la settimana che gli ci vorrà per fare il suo giro della Val d’Aosta di corsa!).
Non ce l’ho con lui.
Ce l’ho con me, che se vado a correre penso che devo far presto perché devo tornare dai miei uomini, che domenica però mi hanno lasciato correre la mezza dei Laghi di Cancano, un posticino da favola, in mezzo alle montagne.
Non posso neanche lamentarmi troppo, anche se sogno di fare triathlon.
Ben mi sta.

E ben mi sta, che in seguito al più grande conflitto famigliare che si sia mai visto, tutt’ora in corso (che al confronto la guerra delle due rose è una baruffa chiozzotta), mio padre abbia abbandonato alla morte le sue amatissime piante da frutto (che ha piantato peraltro nel terreno dietro casa mia).
Ora, siccome il pozzo è a secco, ma se c’è una cosa che mi da’ fastidio è veder morire qualcuno, foss’anche una pianta, ieri sera mi sono cammellata secchi e secchi e secchi di acqua potabile  tra le erbacce e le zanzare. “Io vi salverò!”, e nel contempo mi farò i muscoli delle braccia sotto gli occhi pieni di compassione del Principe Consorte.

E oggi pioverà (Pinchia! Come dice il Tubo, ops Ico).

venerdì 13 luglio 2012

il cristallo e il patto segreto

Ho etichettato questo post come "riflessioni". Ultimamente ho riflettuto sul fatto che rifletto troppo e corro troppo poco, il che forse non mi fa' bene. Dovrei piantarla lì di riflettere che tanto mi si consumano cellule cerebrali per niente, in uno sforzo improduttivo. 
Sono venuta a sapere da mia madre, con la quale ancora ci parliamo, anche se con una certa accuratezza di toni che non fa' presagire nulla di buono (la quiete prima della tempesta), che mio cugino si è lasciato con la moglie. 
Anzi, mi dice con una certa maligna soddisfazione che lei, una bionda bellissima, lo ha piantato. Sarà che mia madre ce le ha sempre avute sul gozzo le donne belle, lei convinta di non esserlo.
Erano una coppia davvero bella: mi sembravano invidiabilmente perfetti insiemi, con gli stessi toni dorati e quel sorriso complice di due compagni di giochi.
Neanche a dirlo, un lavoro insieme e una figlia insieme, una piccola meraviglia che assomiglia tutta al Tubo o viceversa.
Chissà cos'è successo.


Non che sia indispensabile saperlo, immagino che sia la vita, semplicemente. Si cambia.
Sapere che avevano avuto grosse difficoltà per via dei genitori di lui, invece, quello si che mi fa' rabbrividire.
L'umana comprensione e sopportazione ha un limite. 
Quello mi spaventa.
Siamo fragili, come cristallo.
Che poi chissà, in una coppia per perfetta che sia (o che sembri) c'è sempre qualcosina che non va'. 
E' tutto un gran lavoro di smussature, limature, di sostegno reciproco, di bisogni, di sopportazione, di mediazione. E di gioia, piacere, affetto. Ma le proporzioni?
E' questo il patto segreto? Tu mi prendi così come sono e io ti prendo così come sei.
Ma come sono? E come sei?!
E se cambio, sarai capace di seguire il mio cambiamento, di anticiparlo, prevederlo, di sopportarlo?
Mi vorrai ancora? Ti vorrò ancora?


Considerazioni futili perchè tanto le scelte sono state già fatte, non resta che aspettare e godersi il viaggio, anche se a volte il percorso si fa' difficile.




Mi aspetta, ancora una volta, un fine settimana di preparativi per il trasloco.
Ma il prossimo no, però eh.. che siamo nati per soffrire, ma fino ad un certo punto..
Voglio correre e fare sport e svagarmi.
Sarà un atteggiamento adolescenziale, ma me ne frego. 
In questo, fragili o no, siamo molto concordi.

mercoledì 6 giugno 2012

Frizzantissima

Faccio l'ennesima telefonata, dopo almeno tre o quattro giorni che provo a chiamare l’ufficio di dementi senza esito, e il cretino di turno si gira verso la collega dicendole che in linea c'è "la sua fidanzata" e se la ridono gioiosi... c'è mancato poco che li mandassi a stendere  lui e la stronza collega che millanta di aver mandato mail che non ha mandato
E uno…

Dopo aver fatto le corse con la macchina che neanche Schumacher in pista ai suoi bei tempi, arrivo nel parcheggio della piscina dove un signore, bello bello, sereno come un Papa, sta facendo esercizi di parcheggio, impedendomi chiaramente il transito... lo supero con uno stridio di pneumatici, con buona pace del mio gommista, e posteggio. Scendo, prendo la borsa e intanto il tipo si ferma, mi si avvicina e mi apostrofa…
se cerca rogna mi ha trovata, penso.
"Mi scusi, signorina (merito della minigonna di jeans), sa dov'è il tal ristorante?"
Eh, che problemi…
Glielo indico, sperando che la pizza orrenda che fanno lì gli vada di traverso.
E due..

Arrivo in ufficio, accaldata, trafelata, con la minigonna storta e trovo l'aria condizionata a 12 gradi…
Ripeto, signore e signori, DODICI GRADI..
E dove siamo? al Polo Sud???!!
Dopo aver augurato al mio adiposo e accalorato collega un sacco di corna dalla sua adorata mogliettina, apro la finestra incurante dell’odore di letame che aleggia fuori e punto il maledetto aggeggio sul 22. I pinguini ringraziano.

Ma io mi chiedo, questo idiota cosa fa’ in casa sua, vive in una ghiacciaia?!
Ma ce la faccio, secondo voi, ad arrivare a venerdì sana??!!
E poi mi chiedono chi me lo fa’ fare di fare un mezzo IRONMAN.
Cazzo, mi diverto. Ecco perché.

venerdì 25 maggio 2012

remi in barca


Sono stanca. 
E sono tesa come una corda di violino per cosucce varie che poco hanno a che spartire con le mie attività ludico sportive, dove di ludico c’è molto poco e di sportivo anche, ma insomma.. quel che riesco a fare lo faccio.
Sono stanca e patisco il caldo che si è messo a fare improvvisamente, anche se non me ne lamento perché era anche ora di vedere un po’ di sole da queste parti (ecco, mentre scrivo è svanito..!).

Sono stanca e la testa non è rilassata come dovrebbe o potrebbe essere, considerando che non ho grossi problemi tranne uno gigantesco: i miei.
Ma ognuno ha la sua croce, percui mi tengo la mia e facciam finta di niente.

Sono stanca e mancano 15 giorni al MIA gara. Quella per cui ho sudato e mi sono allenata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, programmando e pianificando come un topolino ingegnoso.

Non ho grandi aspettative, nel triathlon non so ancora esattamente fin dove posso arrivare, quanto posso dare. Voglio solo portarla a termine, possibilmente provando più sensazioni positive possibili ed avere ancora la forza di fare un bel sorriso al fotografo alla fine..!

Domenica l’ultimo appuntamento importante prima della settimana di scarico: un olimpico, dove voglio soltanto nuotare bene (calma e gesso e pensa a cosa stai facendo!); pedalare bene (spingere bene sulla salita e andar giù tranquilla in discesa e quando arrivo, arrivo..!); correre bene (ragionandoci, è l’unica cosa che sai fare con un certa disinvoltura. Fallo, senza ragionarci troppo!).

Che poi, in soldoni, è quello che tenterò di fare a Pescara, anche se su distanze considerevolmente più lunghe.

Posso farcela. Ce la devo fare.

venerdì 30 marzo 2012

menomale che c'è il triathlon

è stata una settimana davvero faticosa, col Principe consorte che è bizzoso come un cavallo punto da uno sciame d'api. Avrà pure i suoi (ottimi) motivi, ma quando è di quest'umore non lo reggo proprio e vorrei essere a (centinaia di) chilometri di distanza.
e poi dicono dell'amore imperituro e delle farfalle nello stomaco...!


che poi, se vogliamo stare a vedere, pure il mio umore è precipitato al piano scantinato: da ieri mi ritrovo a zoppicare come una papera, con un dolore acuto al polpaccio sinistro.
ecccccchhepppalleeeeeeeeeeee!
e non serve dirmi che ogni tanto succede, che già sono stata fortunatissima a non avere problemi, visto le precedenti esperienze col ginocchio, però mi sale un palpito d'angoscia. 


per fortuna che c'è il triathlon, anche se dovendomi smazzare, questa settimana, un sacco di grane, prima dopo e durante l'ufficio e dovendo velocizzare gli spostamenti, nicht bici.. e mi piange un po' il cuore, perchè ci stava bene una pedalata al giorno!
così, tirando le somme, questa settimana non sono salita sulla bici (ma andrò domenica), sono andata a nuotare una volta, ho corso e oggi pure tenterò, a dispetto del dispettoso polpaccio.
mi fai male? e io corro. chi la dura la vince (domattina però nuoto che proprio cretina non sono)...!


O almeno, non del tutto.
Tra le voci "positivo" in bilancio, la visita medico sportiva. Tutto ok. Magari è stato lì che mi son fatta male il polpaccio, sul maledetto gradino.


E io che pensavo già alla mia prima 50 chilometri, di riuscire magari a finirla in 4 ore e mezza...
ma non è detto!



lunedì 16 gennaio 2012

Nebbia fitta in Val Padana

c'è una nebbia qui che la tagli con il coltello, ma pure a Bagnacavallo, sabato sera. Roba da non vedere l'albergo da 20 metri di distanza..
Nebbia anche la mattina di domenica, gara di 47 km per il Principe consorte, non competitiva di 18 km per me, con supplemento di allenamento di 10 km subito dopo. "e devi farli stanca, capito? stanca".
quindi mi corro a ritmo mezza questi 18 km su terreno faticoso e pesante dell'argine di questo umido fiume e poi finisco gli ultimi 10 a passo blando; blando mica tanto... comunque più tranquillo, anche se finisco i miei 28 in due ore e 17.
un bell'allenamento: un diecimila tirato e son pronta per la prossima maratona.




stasera invece supermercato, che non sarà sport, ma è faticoso pure quello, soprattutto con il Tubo che si agita sul carrello, tirando calci a me e baci agli sconosciuti che incrociamo, creando a volte situazioni imbarazzanti, tipo quella di:
"Pippi?" alla bimba bionda coi codini su carrello a fianco del nostro.
"No, tesoro, non è Pippi" gli risponde la mamma di turno tutta sorridente per l'intraprendente ammiratore della figlia.
"Patata!" fa' lui tutto contento.. io un po' meno..


Ora dice pure "Gnocca!" cioè, ci prova e bofonchia "'Occa!". 
Chissà chi gliel'ha insegnato..


Nebbia metaforica: da certe situazioni non se ne esce, in nessun modo.
Ed è inutile spaccare citofoni: nebbia, nebbia fitta.



Quintali di pazienza e quintali di sopportazione.







martedì 29 novembre 2011

anche queste sono emozioni


Sarebbe bello poter scrivere ogni giorno qualcosa di veramente entusiasmante, emozionante, come quello che ho scritto per la mia ultima vera fatica podistica.
Mi rendo conto che ultimamente molte emozioni forti le vivo soprattutto in questo ambito, piuttosto che nella vita lavorativa o famigliare.
Ma anche questo è vero solo in parte.

È galvanizzante anche assistere ai progressi di quel piccolo ometto che ho contribuito a generare: così piccolo eppure così indipendente.
Sabato pomeriggio siamo andati a fare una “vasca” in centro: ed è stato molto emozionante ripercorrere la strada che ho percorso tante volte da ragazzina, con gli occhi accesi di curiosità verso nuove esperienze, al fianco del Tubo, che contrariamente a qualsiasi mia aspettativa, avanzava da solo, tra la gente, senza cercare la mia mano o la mia presenza e senza dimostrare alcun timore verso gli estranei.

Solo di tanto in tanto si voltava a controllare che io fossi lì, dietro di lui.
E’ stata una sensazione strana vederlo camminare sicuro e dritto, lui così piccolo, e vederlo esplorare un mondo del tutto nuovo rispetto a quello cui è abituato, con un sorriso sereno in volto.

A questi momenti in cui si dimostra incredibilmente adulto per la sua età, ne affianca altri in cui si dimostra un viziato incredibile: se non ottiene quello che vuole subito immediatamente è capace di buttarsi per terra e piangere senza ritegno per svariati minuti.

Molte volte mi viene in mente che per me è più semplice gestire gli allenamenti per una gara importante piuttosto che un bimbo piccolo e che trovo veramente più faticoso passeggiare con lui che non vuole essere preso in braccio piuttosto che fare le ripetute.

Il tanto famigerato istinto materno in me non si è palesato affatto o forse in forme strane, che mi auguro siano ugualmente efficaci ai fini della sua crescita e della sua educazione. Sicuramente non sarò la più affettuosa e chioccia delle mamme.
Cosa succederà quando sarà più grande e capirà che a lui tocca stare a casa coi nonni, mentre mamma e papà e la zia vanno a correre la PTL?! 
Se ne farà una ragione o si sentirà escluso dalla nostra vita? 
La prenderà come una vacanza? 
Cosa penserà di me questo piccolo individuo sorridente e vivacissimo, così reticente alle coccole e così pronto ai giochi più scatenati? 

Anche queste sono emozioni. 

martedì 15 novembre 2011

illusione e controllo

Venerdì devo prendere un aereo e so già che questo mi costerà almeno tre capelli bianchi in più.
La paranoia scaturisce dal semplice fatto che odio ritrovarmi a chilometri e chilometri da terra, in balia di strumenti e uomini che non so come funzionano e come operano, e di non avere nessun tipo di controllo sulla situazione.
Non che viaggiare sulla A4 il venerdì sera dia qualche improbabile illusione di controllo, ma in qualche modo, i quattro pneumatici che mi collegano al terreno, mi fanno sentire meglio. Solo di po’, lo ammetto. Con tutta la fiducia che nutro nel conducente del mezzo, che so affidabile, preciso, preparato e capace di portare una vettura con una certa sicurezza, beh.. che controllo vuoi avere tra migliaia di automobilisti col piedino attaccato all’acceleratore, la mano sul cellulare o peggio ancora, e l’ho visto coi miei occhi, gli occhi al giornale?! Poco.
Ma non volevo parlare del traffico.

Volevo parlare del controllo e dell’illusione di averlo, di possederlo, di esserne dotati.
Domenica dovrò dimostrarlo a me stessa, domenica dovrò farne non dico sfoggio, ma almeno un uso ragionato. E non serve pensare che hai fatto tutto quello che era necessario fare, per prepararti, per mantenere il controllo sulla situazione.

Lunghissimi: uno da 44 km in montagna ad agosto, otto ore di pioggia e vento sulla pelle e nelle gambe, col dislivello bastardo a toglierti voglia e fiato; uno di 37 km di collinare trail, due di 32 chilometri sul ritmo, correndo su un lungomare ventoso che ha ti fatto passare ogni illusione.
Ritmi: ripetute. Tante, mai fatte così tante. Lavori veloci, lavori che ti chiedono tutto il fiato che hai.
Progressivi: almeno uno la settimana, 15/18 chilometri, partenza ritmo maratona, arrivo ritmo dieci chilometri e in mezzo tutta una sofferenza fatta di “tieni su la testa, sciogli le spalle, RESPIRA!”.

Respira e mantieni il controllo, perché tu sei tutto quello che ti serve per finire.

La preparazione è stata una bella avventura: ho corso tanto, accantonando per forza di cose, nuoto e bici. Ho corso da sola e in compagnia, a volte soffrendo perché mancava la forma, la voglia, la concentrazione, a volte facile, svelta che non sembravo neanche io.

Magari non farò un gran tempo, e sarà un vero peccato perché, alla faccia di tutti quelli che dicono di correre una maratona per puro divertimento, smazzarsi un allenamento di tre mesi pieni a correre con i 35 gradi di agosto e i 2 gradi di domenica sull’argine del Tanaro, è una faticaccia ingrata. Non mi venite a dire per favore che provate piacere ad alzarvi alle sei di mattina perché diversamente non puoi mettere insieme 15 chilometri; non mi venite a dire che tirare in pista col cuore che esce dal petto e la saliva che sale in gola è gratificante; non mi venite a dire che correre la sera alle sette nel buio con la frontale per evitare che ti stirino è divertente.

No, non lo è. Divertente è fare un trail autogestito, senza pettorale, senza sbattimenti di posizioni e classifica, nei boschi innevati di Chamonix il 10 di ottobre. Divertente è correre senza pensieri di ritmo e velocità in riva al mare, facendo del fartlek allegro, annusando l’aria che sa’ di salsedine, pregustando il piatto di spaghetti ai frutti di mare che verrà dopo.

Il resto, lo facciamo per un risultato, per una gratificazione. E ci costa impegno e una certa dose di sofferenza.
Il controllo è un’illusione. O forse no?

Stasera scrivo veramente per me sola, perché come un amico giorni fa’ mi ha generosamente ricordato “il senso delle cose che facciamo sta soltanto nel trovare la loro corretta collocazione, o meglio, la loro funzione reale, e non sempre è così visibile o immediata. Spesso si manifesta in modi sotterranei, nascosti, spesso a distanza di molto tempo e nemmeno ce ne accorgiamo”.

Forse è solo voglia di pensare e a volte i pensieri vengono fuori di getto quando meno te lo aspetti, quando sei con la testa sul cuscino e dovresti riposare e invece, con gli occhi chiusi, ti vedi al 40° chilometro della tua fatica e ti vedi così come sarai quel giorno, con quei pantaloncini, con quella canottiera, con quella fascia nei capelli, con quell’espressione che sai di avere quando stai facendo fatica ma sai anche che il risultato è vicino.

Illusione?

lunedì 12 settembre 2011

Non è un paese per giovani..

Parafrasando il titolo di un film che ho trovato allucinante e prendendo liberamento spunt dall'ultimo post di ON al suo caro SuperBoss , mi viene in mente che questo è un paese per vecchi che non fanno figli.

Come possono i nostri strapagati parlamentari venirci a dire che l'Italia ha bisogno di crescere demograficamente, perchè nessuno ci pagherà le pensioni un domani (a parte il fatto che in pensione di questo passo non ci andremo mai..!).
A parte il fatto che siamo già troppi a 'sto mondo (altro che crescere..), quando fai un figlio, hai fatto un guaio.

Un guaio lungo almeno 18 anni, se non di più: e i primi anni sono i più duri, perchè siccome il cucciolo di uomo è l'animale più ritardato del mondo e ha bisogno di cure e attenzioni costanti, tu (madre, ma anche padre) non puoi riprendere il tuo posto nella società degnamente, in quanto il tempo da dedicare al cucciolo è decisamente troppo rispetto a quello che dovresti dedicare al lavoro.
Si, ma se non lavori, tu e il cucciolo, cosa mangiate? Cartone?
Ed ecco perchè, a mio giudizio, a fare un cucciolo, bisogna essere in due e belli decisi, anche. Altrimenti diventa una lotta contro il mondo, per avere un orario di lavoro decente, per avere il tempo in cui veder crescere tuo figlio, per ricordarti tu, ogni tanto davanti ad uno specchio, di essere una persona.
Io ho una posizione tutto sommato invidiabile: un marito che ha un ruolo fondamentale in casa e col bimbo, i nonni vicino a casa che sono spesso e volentieri a disposizione, un lavoro comodo, ben pagato, e un capo con cui riesco a ragionare.
Riesco persino a fare sport e tutti (compresi i compagni di squadra) se ne meravigliano.
Ma giustamente! Perchè ci sono esempi limite di come la vita vada letteralmente a rotoli, nel momento in cui decidi di fare un figlio. Altro che momento splendido e felicissimo..!
Molte volte mi son sentita come se cercassi di pattinare sul ghiaccio senza pattini.

Senza contare che dovrebbero esserci molti più servizi per le madri che lavorano, più asili nido, così che non ti si debba costringere a fare l'iscrizione al nido di un bimbo che non è ancora nato (si, ho sentito anche questa..), più elasticità nelle soluzioni lavorative (si potrebbe lavorare anche da casa, ma chissà perchè qui in Italia questa pratica è sconosciuta).

E così, o ti riduci a rincretinirti cecando di mettere insieme i pezzettini del complicatissimo puzzle, tanto che quando ti dicono "perchè non fate un altro bimbo?" ti viene la pelle d'oca solo al pensiero, oppure te ne fotti e ti fai dichiarare "gravidanza a rischio" quando hai appena visto lo spermatozoo.

Amen!

martedì 19 luglio 2011

Un week end da paura

Sarebbe dovuto essere un tranquillo fine settimana e invece si è trasformato in un mezzo incubo.

Abbiamo cominciato male disertando la gara del venerdì sera, per poca voglia, e con un allenamento disastroso sabato mattina: 12 km di parco fluviale infestato dagli insetti e tenuto in maniera scandalosa, con erbacce ovunque e alberi caduti sul sentiero che dovrebbe essere pulito. Oltre a essermi graffiata braccia e gambe, che forse nemmeno in Borneo, ho fatto pure una fatica micidiale a tenere un’andatura assolutamente blanda.
Forse, anzi senza forse, per effetto della faringite presa in ufficio per l’aria condizionata selvaggia.

Il sabato poi si festeggiava il compleanno della fascinosa sorella, funestato da una lite furibonda con quell’idiota che per sbaglio mi ritrovo per madre, che se ne esce con una delle sue perle di cattiveria allo stato puro, che stavolta non sono riuscita a mandare giù.
Perché proprio a me, l’amaro calice, cazzo?! Perché non ho una di quelle madri dolci, teneramente assillanti, complici, quasi amiche intime?!
No, io ho sulle spalle una demente che ha pensato per tutta la sua vita al lavoro e che ora s’intromette in faccende che non sono di sua pertinenza.


Domenica di fuga su per i monti, in mezzo alla pioggia. Beh, lo sapevamo. Il Tubo però ha frantumato il frantumabile sia in macchina sia al ristorante e non sto parlando di cristalleria. “Sopportarlo” è stata più dura del previsto: almeno se non ci fosse stata la pioggia, l’avremmo lasciato libero di andare ad inseguire le mucche nei prati, invece così è stato un patimento per tutti, lui compreso.

Arrivati a casa, abbiam fatto fatica a rivolgerci la parola..
Ci stiamo lentamente riprendendo.

Menomale che domenica ho la gara.

venerdì 8 luglio 2011

open water

Non è il titolo di un film di “paura” come dicevo da piccola, ma anche ora, che son sempre piccola sotto un certo punto di vista. La statura.

Ma non divaghiamo.
Io ho due paure, fondamentalmente: l’altezza e l’acqua.
Soffro di vertigini. E dire che soffro è gentile eufemismo per dire che mi paralizzo quando devo salire cinque gradini per andare a cogliere le ciliegie.
E nel week end scorso, cosa sono andata a fare? Corsa in montagna.

Passaggi a 2450 metri di altezza, sul ghiaione a strapiombo, con vista sulla bella Valle d’Isarco si, ma che era un chilometrino buono più in basso. Un attimo di terrore e via. Per fortuna ce le discese erano inesistenti, ma il salita si, in salita posso farcela. Certo che il viaggio a scendere a valle sulla cabinovia… brrrrr… quello si che è stato impegnativo…!
L’altra paura è l’acqua, quella che io chiamo acqua “viva”, cioè il mare e il lago.
Già, lago appunto.

Fra poco si da’ il caso che ci sia una garetta di triathlon proprio al lago. Va bene che son solo settecentocinquanta metri di lago, ma sempre lago è, va bene che ho la muta che dovrebbe farmi galleggiare come un pezzettino di sughero.. però, però..

Ma io dico. Ma me le devo sempre andare a cercare, le mie paure?
 

giovedì 30 giugno 2011

Lacrime di coccodrillo

Ecco, qualche lacrimuccia, nel lasciare il Tubo tra le braccia della maestra d'asilo, l'ho versata anche io, la "mamma di ferro" per antonomasia.
In auto, il Principe Consorte mi guardava senza farsi notare, ma non ha osato dire nulla...

Mi mancherà, il Piccolo Tubo, ma farò quello che devo fare e tornerò alla svelta. E quando sarò là, mi potrò godere il mio personalissimo "momento di gloria" nel varcare l'arrivo mentre, nel frattempo, il Tubo starà benissimo.
Sono solo lacrime di coccodrillo...