Visualizzazione post con etichetta triathlon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta triathlon. Mostra tutti i post

martedì 30 luglio 2013

Arona, il giorno più lungo (seconda parte)

Con queste premesse, mi porto alla zona cambio e preparo il mio potente mezzo per la sua frazione: borracce  gel, casco, occhiali, pantaloncini di bici e poi i pantaloncini da corsa, tutto come sarà all’Elba. L’unico dubbio è nuotare senza muta o con la muta. 
Oggi è facoltativa, ce l’hanno su tutti e mi pare un atto di ubris non metterla.
La metto, con sotto il top e le mutandine nere.
Mi porto in zona partenza per provare l’acqua: è ancora presto do’ due bracciate volentieri, almeno mi rinfresco..
Fa’ già un caldo boia. Un caldo barbino. Caldo tropicale. Insomma, caldo. Il leit motiv della giornata.
Scambio due chiacchiere con Florence, in francese, che devo fare esercizio di conversazione, con altri della mia squadra che faranno la staffetta e poi via.

Noi donne partiamo per prime.

Anche qui l’ipocrisia regna sovrana. Organizzatore, se ci vuoi davvero agevolare, facci partire dopo. O anche insieme. Così io mi defilo subito e lascio andare il triatleta medio, convinto che picchiare ogni cosa che si muove in acqua sia la tattica di gara vincente. Mentre se mi dai 2 minutini risicati di handicap, io sai dove me lo posso mettere il mio vantaggio??!!
Nuoto bene, ma alla seconda boa, i maschioni mi prendono: come già visto in altri film, gli élite non mi sfiorano nemmeno, ma dopo qualche minuto arriva la mandria dei bufali inferociti.

Paura vera a nastro per almeno trenta secondi, poi decido di continuare a nuotare cercando di far finta di niente: i più veloci passeranno comunque, agli altri che mi danno botte da orbi auguro di mettere giù male il piede e rompersi l’osso sacro uscendo dall’acqua. 
Amen.
Al secondo giro mi accorgo di avere un caldo boia e che la muta mi ha scorticato il collo. Allegria! Nel mentre, al secondo giro e seconda boa, mi raggiungono le staffette. Botte da orbi, di nuovo. Auguro tante belle cose anche a loro.

Animata da questo spirito positivo, raggiungo la bici e mi spoglio. Letteralmente. Qualcuno trova anche il tempo di commentare. Minchia, ma l’ormone a palla c’avete. Pensa a pedalare va’..
Parto in bici col rapporto agile, che l’anno scorso sulla rampetta che porta sulla statale ho visto scene gabazzosissime (altro che ciclisti provetti…!) e vado su bella agile e sorrido, moooooolto compiaciuta della mia astuzia tattica.
Parto per la mia scampagnata, spingendo poco, appena appena, avendo ben chiaro in mente il suggerimento del Guzzo (Santo subito!): ”Non bruciarti tutto sui primi 30 chilometri che poi inizia la salita”. Il tutto con quel suo melodioso accento veneto (ma è veneto, Guzzo? Ho sentito bene?!).

Sempre a proposito del Guzzo, mi passa dopo qualche chilometro (Ma allora non sono andata malissimo in acqua!) e va’ subito via, a bombazza!! Strillo per salutarlo, tutta gioiosa. Vedo un po’ di scie, ma me ne frego. Cavoli loro.
Tornando da Baveno verso Lesa mi accorgo addirittura che ho uno dietro che mi ciuccia la ruota (...a me??!! Ma sei messo malissimo!!!).
Si scusa di non potermi dare il cambio e mi precisa che non è in gara.
E anche qui… chiudiamo la parentesi prima di aprirla. Che è meglio…!

Al cominciare della salita, comincio anche a superare (con grande, grandissima, enorme, no ma anche qualcosa in più,soddisfazione…) qualche uomo.
Ahhhhhhhh, ma che bella sensazione! Che momento sublime!
Ecco, vedi. Mi sono ammazzata di salitoni ultimamente.
Ma a qualcosa è servito.

Vado su sempre senza affanno. Che storia!

Sulla super salita, lo strappettino più bastardo di tutta la gara, riprendo una staffettista con cui scambio due commenti (Tanto so che mi leggi, mi ha fatto piacere rivederti; hai anche fatto una bella bici. Brava, Fra!) ma poi la lascio andar via, che so che non devo esagerare.
Sto bene (a parte le mutandine che mi danno fastidio. Devo risolvere questo problema prima dell’Elba) e vorrei anche correre, dopo.

L’arrivo in zona cambio è tranquillo. Anche qui ci metto il mio tempo a cambiarmi. Il caldo è qualcosa di mostruoso, ma parto decisa perché se ci sto a pensare troppo rischio di non partire proprio più.
I primi due giri soffro (mentalmente) come un cane e il Principe consorte non aiuta, anzi mi maltratta di brutto… Sarà, ma con me non funziona.  Mi devo dare una bella calmata da sola, ci devo lavorare su 'sta cosa, penso. Come a Pettenasco.
Oggi non ho neanche i crampi (pensa che botta di culo!): approfittiamone.
Mi accodo a due marcantoni che mi fanno compagnia, muta e silente: ci han fatto anche una bella foto, dove io sembro una tap- star che corre con le guardie del corpo. Figo.
Al terzo giro, visto che sto correndo, il Principe consorte pensa bene di prendermi e buttarmi nella fontana, cosa che mi costerà quei due minutini che.. ma va bene così, dai. Basta il pensiero.

Bestemmio un po’, ma con grazia e ricomincio a correre. Sono un filino zuppa, ma è una costante delle mie gare di triathlon a quanto pare.
Ritrovo Florence che intanto è scesa dalla bici e le urlo che ho finito, con una pronuncia e un’inflessione che sento risuonare meravigliosamente bene.
Sarà la stanchezza, ma la “r” blesa riesce proprio bene.
Mentre Ico al bar mangia il suo toast corro verso il traguardo, un filino scocciata perché sul traguardo volevo che ci fosse qualcuno a farmi due complimenti, ma niente paura... a
l traguardo mi coccolano e mi danno anche un ghiacciolo al limone. Buono!!


Poi c’è il Guzzo con la sua Katia, che mi hanno applaudito all'arrivo (Carina, la Katia, Guzzo. Complimenti!!)
Scambiamo due parole e il Guzzo mi dice anche una gran bella cosa che mi colpisce molto: "Siamo fortunati a fare quello che facciamo. Fortunati, che ci possiamo permettere di essere qui." Bravo Guzzo. Sarai anche un triatleta maschio, ma non sei un trullo..! (scherzo, Guzzo!)

Ringrazio tutti e vado a cercare il fascinoso marito e fascinoso mini figlio: ci metterò pressappoco tanto tempo quanto correre la mezza e nel frattempo camminerò per altri 3 chilometri: poco male, defatigamento...


In ultima analisi: è stato faticoso, ma non un massacro.
Sono sempre stata sotto controllo.
Fisicamente ci sono, sono a posto e non sono nemmeno troppo stanca.
Mentalmente il caldo ha  contribuito alla sensazione del “non ne posso più”, ma che alla fine si è trasformato in “Ok, allora diamoci una mossa e andiamo a bere qualcosa di fresco” piuttosto che “Ok, allora mi siedo e aspetto le otto di sera”.


Non sono contenta (troppo lenta), ma sono contenta (questo sarà il mio passo gara).
E chi ci capisce qualcosa, è bravo…

venerdì 15 febbraio 2013

Un'irresistibile voglia di..



Le premesse per la mezza maratona di domenica non erano ottime.
Non ho dormito un piffero tutta la settimana, tosse e una febbriciattola insistente e ancora, l’allenamento di venerdì era stato soddisfacente, si, ma mancava ancora quello spunto in più che..
Senza contare che le condizioni meteo, beh, le condizioni meteo non sono di poca rilevanza ed io il vento lo temo e lo patisco più di qualsiasi altra situazione.
Detto questo, son partita senza grandi ambizioni, sen non quella di correre bene, composta, gestendo lo sforzo ancorché esserne vittima per non arrivare come a Ceriale, che al 20° chilometro il trullo, che l’organizzazione mette ad indicare la svolta a sinistra, mi apostrofa dicendo: “Dai, che l’importante è arrivare!!”.
Bello convinto anche… Che io lo so benissimo di non essere niente di che, intendiamoci, e che lì, un po’ per noia un po’ per affaticamento vero e proprio, non ho certo brillato, ma visto che comunque sono arrivata ben prima del 50% delle donne presenti, mi chiedo che cosa hai detto alle altre che son passate dopo di me, grandissimo pirla..?!
Detto ciò, questa domenica, nonostante il ventaccio contro per 10 chilometri, sono arrivata settima e nel primo 30% dei partecipanti.
Non so più né perché né per come, ma quando faccio una gara podistica e poi vado a vedere la classifica, sono pienamente soddisfatta se sono arrivata nel primo 30%, maschi compresi.
Allora so di aver fatto la gara.
La classifica femminile in sé dice poco. Settima potrebbe essere buono come potrebbe essere scarso. Ma se guardo chi è arrivato dieci secondi prima di me e dieci secondi dopo di me, so esattamente come sono andata.
Questo per le garette podistiche del posto, sia chiaro.

(Non vi fate delle illusioni, che sono una schiappa)

Il triathlon invece funziona in maniera diversa: me ne frego di classifica e piazzamenti, anche se piazzarsi nella categoria non è troppo lontano dalle mie possibilità.
È come se non “sentissi” la competizione.
Il triathlon è gioia pura, è cercare la traiettoria giusta in acqua, è lanciare sorrisi dalla bicicletta, è prendere il gel al momento giusto in zona cambio, è dare tutto nella corsa, spingere forte sulle gambette e passare tanta gente spompata.

Sarà che oggi c’è il sole, pallido e sparuto ma c’è, sarà che ho proprio voglia di risalire in bici, sarà che le quindici ostriche che mi sono spazzolata ieri sera hanno ancora effetti afrodisiaci, ma oggi ho un’irresistibile voglia di triathlon… 

giovedì 10 gennaio 2013

Indoor è meglio… o forse no??!

"Piove stamattina, o forse no. Nevica...
Il fatto è che il parabrezza della macchinina gelato è un segnale importante: non sarà bello uscire per l’allenamento di bici che avevo previsto.
Tempo per la bici ne ho talmente poco, che mi spiace rimandare, dato che comunque si tratta di rimandare a… beh, a marzo!!
Ma il problema non sussiste, per il triatleta, con l’allenamento indoor.
Si può correre, pedalare e nuotare sempre, a qualsiasi ora (beh, orari del centro sportivo permettendo, ovvio..!) e con qualsiasi tempo (posto che ci si arrivi, con forti nevicate e raffiche di vento da uragano, magari anche no, meglio desistere).
Perfetto, allora si parte. Sgelata la macchinina, sacca nel baule, anzi no, sul sedile anteriore che pure la serratura del baule si è ghiacciata, son pronta. Destinazione palestra, col borsone pieno di attrezzi.
Non si sa mai.
Meglio non fidarsi, magari la piscina è chiusa, allora corro, magari le bici sono in manutenzione, allora nuoto. Pronta a tutto, come Rambo!
Luci e colori, un caldo tropicale e un fracasso che si potrebbe definire lontanamente musica mi assalgono al mio ingresso.
Ma io, che ho sfidato le colline di Pescara in bici, mica mi spavento e in poco più di cinque minuti son pronta per la bici.
Anche altri insieme a me, però, e son tanti... Infatti dopo venti minuti di pedalata forsennata l’istruttore viene a vedere perché non scendo dalla sua benamata bike.
“Mi sto allenando” gli spiego col fiatone dell’ennesima ripetuta fuori sella.
“Eh, ma qui c’è una fila di gente che ha bisogno della bici”. Dietro di me, una coda di cinque persone. Ma tutti qui, dovete venire a rompere i maroni?!
Evabbè, facciamo buon viso a cattivo gioco e simuliamo un combinato, che tanto per una buona mezz’oretta in sella son riuscita a starci. Come inizio, va benone, mi convinco.
Col body da tri grondante di sudore (l’ambiente palestra simula un allenamento a Lanzarote, ma senza gli effetti benefici del vento) mi fiondo sull’ultimo tapis disponibile. C’è un tizio che si aggira lì accanto, in maglietta della squadra di calcio del cuore e calzoncini da basket, che lo osserva come si osserva un animale esotico. Ogni tanto lo tocca, come a sincerarsi che sia proprio vero.
Con una spallata maldestra lo allontano e salgo sopra al “tapiru”.
“Ehi” mi apostrofa “c’ero prima io!!”.
Borbotto qualcosa in una lingua che potrebbe essere sanscrito antico o magari russo moderno.
“Ah, ok... Ok, ho capito…” si arrende e mi lascia salire, ma non cessa di osservarmi. Salgo e accendo il maledetto affare che mi parte da sotto i piedi con un’accellerazione di 8 G e mi sembra di stare un su MIG che decolla… Il tipo si allontana impaurito, non sia mai che gli volo addosso.
Ok, son partita. Adesso non mi fate più scendere, penso.
Maledetto inverno!!
Ma mi ci devo abituare, se voglio nuotare (bella forza, a meno che non mi voglia infilare in qualche gelido torrente, qui non c’è altro a disposizione che piscine), se voglio pedalare (sull’asfalto ghiacciato potrei mettere in serio pericolo la mia stessa sopravvivenza) e se voglio correre (mmmm… e qui, possiamo ancora giocarcela).
Si, mi ci devo proprio abituare, perché l’anno prossimo, a settembre, mi aspetta l’Elbaman. Servizio completo: 3,8 km nuoto, 180 km in bici e 42,195 metri di corsa. È meglio farsi trovare pronta, per quanto comincio a nutrire seri dubbi che non sarò mai abbastanza pronta…
Ma chissà…?

Essì… Francy goes to Elba..!"

andate a scaricarvelo, di corsa!

martedì 8 gennaio 2013

Olè

Siam partiti e siam tornati, per quindici, quattordici se non si conta il primo lunghissimo, infinito giorno di viaggio, giorni di vacanza vera, dura e pura.

Vacanza, ovvero (per me) soggiorno in luogo ameno e piacevole durante il quale si fa' solo quello che si ama fare, quindi.. soggiorno al mare (e non venitemi a sbrodolare che il mare d'inverno è triste, perchè 'sto cazzo! l'inverno è triste solo in Val Padana, che se stai al mare o in montagna si sta da dio punto e basta), a metri 20 e 15 centimetri dalla spiaggia (con le conchiglie! e chi le aveva viste più le conchiglie?! è dal 1986 che non ne vedo una, che in Liguria ci sono solo i cocci di vetro sulla spiaggia di riporto... e non dico altro) con una media giornaliera di 12 gradi quando non di più (tiè, e dici poco?!), il sole e corse sulla spiaggia, corsa nella pineta, corsa in collina verso Mutignano (no, no... ci sono andata davvero a Mutignano, due volte. Collinare vero!) e cibo...

Cibo, dicevo. Tanto, pasta fresca (chitarra e gnocchi), pesce fresco (le triglie più belle del mondo!), arrosticini, dolci (sfogliatelle come se piovesse...)..
No comment. Io che di solito a Natale non prendo neanche un etto,  a 'sto giro mi sono ritrovata con quasi due chili in più, nonostante abbia corso come una disperata.
Ma ci sta un po' di relax enogastronomico, anche se fino ad un certo punto.
Da domenica a regime controllato e da oggi sono ripartiti gli allenamenti, che tutto sommato il tempo passa e io devo rimettermi in forma (possibilmente non quella tonda).

Così, oggi, i miei primi tre chilometri di nuoto, un bel lavoro di forza.
Mi sono ritrovata a nuotare gli ultimi duecento metri con i crampi e la testa che mi girava vorticosamente ma ho finito bene il lavoro in soglia e, tutto sommato, per essere la ripresa, sono contenta.
Saltellando a bordo vasca dopo l'allenamento pensavo che si, le vacanze sono belle anche perchè finiscono, altrimenti se fossero sempre vacanze, che vacanze sarebbero?!

martedì 11 dicembre 2012

Spirito

Ci ho messo un po' a convincermi, anzi, a lasciarmi convincere.
Oddìo, non è che c'è voluto molto.
Lui è entrato in cucina mentre stavo sfaccendando, mi ha lanciato uno sguardo in tralice, poi si è lasciato andare ad alcune considerazioni nel tono morbido di chi non vuole convincere nè motivare.
Insomma, me l'ha buttata lì, la storia dei "pionieri" che partono per fare un ironman con il sacco a pelo sulla bici, perchè non sanno a cosa vanno incontro, e si fermano a mangiare al Mac, perchè "è un altro spirito".
Un altro spirito, lo spirito giusto.

Ora, io al Mac non mi ci fermo a mangiare neanche sotto tortura, ma ho colto.
Ho colto l'invito alla pacata riflessione, spassionata. Ce la posso fare?
Si. Certo, che ce la posso fare.
Certo anche che non lo finisco in nove ore e neanche in dieci a dire il vero, ma ho lo spirito giusto, ormai lo posso proprio dire.
Sarà dura preparare queste distanze lunghissime, ma si. Si. Si. Lo voglio.
Lo voglio da quando ho cominciato a fare triathlon, perchè ho capito subito che la mia distanza-gara è dall'olimpico in su.
Ho capito subito che le mie gare sono quelle senza scia, con tante salite.

E ho capito anche che voglio quest'avventura: dentro me stessa, dentro la mia testa, voglio mettermi alla prova.
Questo credo sia lo spirito giusto.
Non tanto per la prestazione in sè, quanto per l'esperienza che trarrò dalla preparazione e dalla gara stessa.
E così, trascorsa quella mezz'oretta in un'intima e quanto mai sorridente meditazione, ho deciso.
Sarà superlungo, sarà in Italia, sarà settembre.
Sarà Elbaman!

mercoledì 19 settembre 2012

27 e non più 27

Aspetto questa data come una liberazione da una condanna, almeno da due mesi, diciamo..
è la data  in cui inizia il tempo pieno di Ico all'asilo.
Essì, perchè mica facciamo le cose facili, noi... prima c'è l'inserimento, poi c'è l'adattamento, poi c'è non so cos'altro, poi finalmente, alla terza settimana Ico comincerà il tempo pieno.
Evviva. Evviva mica perchè gli voglio male, evviva perchè così finalmente posso riprendere a nuotare in pausa pranzo.
Da quando siamo rimasti senza una mano d'aiuto per tenere il nano, abbiamo fatto tutto noi, autarchia selvaggia, in una sorta di espiazione penitenziale: il Principe consorte a casa a fare da babysitter tutta l'estate, io a yo-yo nelle pause dal lavoro.
Allenamenti e gare rigorosamente a rotazione (o tu o io), senza contare i sensi di colpa (se vado a nuotare non passo da casa), i musi (sei stato fuori più di me non vale), gli scleri (non riesco a preparare una dieci chilometri, altroché una maratona).
Tutto questo ha influito pesantemente sull'umore di entrambi e, ancor più pesantemente, sulla mia stagione di triathlon.

Ieri sera, quando il principe consorte se n'è uscito con la proposta di fare l'ultimo olimpico della stagione, questo fine settimana, dopo due mesi che non vedo l'acqua e manco la bici, mi sono un filino incazzata.
"Tanto lo finisci".
Ebbè si, un olimpico lo finisce anche mia nonna, questo è poco ma sicuro, ma finirlo per finirlo, quando sai che potresti fare molto meglio, fa' girare un pochetto le palle.
Se (e dico se) Ico comincia il tempo pieno il 27, io il 27 sarò in piscina, e forse (e dico sottovoce forse) ad ottobre mi faccio l'ultimo sprint della stagione, in mare.
Anche se lo sprint non mi garba tantissimo, ora come ora, è quel che passa il convento e dobbiamo accontentarci, con tanti ringraziamenti ai gentilissimi genitori per avermi mandato all'aria la vita, ancora una volta.
Come al solito a rimetterci, in tutto e per tutto, sono io, e non posso fare a meno di sentirmi frustrata.
E poi, sono bravissima a raccontarmi favolette: "sono contenta così, va bene lo stesso.." ma sono tutte cazzate, ché sotto sotto, avrei voglia di dare una botta in testa a qualcuno, fare fagotto e alla via così.
Poi regolarmente mi dico che c'è tanta gente che si accontenta di passare il tempo a guardare vetrine e preparare il corredino per l'asilo, attaccando entusiasticamente etichette dappertutto, e allora io perchè non sono contenta?
Forse perchè attaccare etichette con le iniziali di Ico non mi entusiasma come tagliare un traguardo.
Sarò strana.





lunedì 25 giugno 2012

Idro, la tenda e l'attraversamento rospi


Io non l'avevo visto mai un cartello con scritto su "attenzione attraversamento rospi"...
A Idro c'è.
Sulla strada che costeggia il lago, bellina, strettina, panoramica in maniera quasi commovente, che arriva ai campeggi e a un borgo minuscolo che si chiama Vesta, come la dea romana del focolare domestico.
E da nessun'altra parte per inciso, anche se forse i rospi sanno dove andare, anche senza asfalto...
Non mi ricordo da quanto tempo non ridevo così, come ho riso davanti al buffo cartello, o come ho riso davanti alla "teoria della frenata in discesa", magistralmente esposta e spiegata con gli stuzzicadenti dal Principe Consorte.
Quanto ho riso! E come siamo stati bene nella nostra tenda, poi. Che ti viene da sorridere pensando agli alberghi col centro benessere dove storci il naso se trovi un capello in acqua.

Davanti al lago e alla frazione in acqua ho sempre i miei bravi problemi d'ansia.
Stavolta mi son girata e, con la faccia tosta che mi contraddistingue, gli ho detto "Io non parto, andiamocene".
La sue espressione è stata chiarissima ed eloquente. "Non dire cazzate". Ma lui non usa quel linguaggio.
Poi siamo partiti e non c'è stato più tempo di pensare a nulla se non al fatto che dovevo nuotare. 
Un po' di corrente, tanta gente superata nei due giri in acqua e nessun altro problema se non gli occhialini piena d'acqua che ho tenuto su così.. per bellezza.
Chi si ferma è perduto.


Che la frazione di bicicletta fosse qualcosa di temibile l'avevo capito e dal giro di perlustrazione ho ricavato non solo conferme ma anche utili indicazioni su dove e come fare le cambiate necessarie.
In realtà il 50 per andar su l'ho usato ben poco.
Scarsissimo il pubblico, ma caloroso: i due vecchietti seduti sulla sedia in giardino: "Ma è una donna??" dice lui, ottuagenario nel dialetto indigeno.
"Mi sembra di si" dice lei, centenaria. Nel dubbio, mi applaudono con poca convinzione.
Pochi chilometri ma tosti, tanto verde, tanta solitudine, tanti pensieri, di fatica, di concentrazione.
Quando scendo mi sembra di volare, non leggo il tachimetro perchè ho paura ma i freni li tocco solo quando necessario e penso "Ma son venuta su di qui?! Io?!". E pensare che ho pure superato qualcuno (maschio).
Sono molto fiera di me.

Nella corsa faccio un po' di pasticci, per esempio non mi prendo il gel. Svampita fino in fondo, vuoi mica smentire la tua fama?
Il Principe consorte è lì sul lungo lago erboso che mi incoraggia correndo un breve tratto con me.
"Stai dritta, tieni su le mani, apri le spalle".
Vorrei mandarlo a stendere ma non ho nemmeno le forze per fare questo e devo ancora correre gli ultimi cinque chilometri. Che agonia, ragazzi.. che sofferenza, ma stringo i dentini e faccio qualche sorpasso di cicliste più valenti di me. 
In realtà ho fatto il quarto tempo assoluto nella corsa, tra le donne, e non avevo più nient'altro da dare perciò ho la coscienza in pace. Più di così, non c'era nulla.
Mi sono divertita.
Ho riso tanto.
Mi è scappata la solita lacrima.

Emozioni.


venerdì 15 giugno 2012

prossimi obiettivi..




Credevo che dopo una fatica, una prova come il 70.3, dopo l’impegno che ho profuso nel preparare e portare a termine una gara come quella di domenica, ecco, pensavo che per un po’ di tempo ne avrei avuto abbastanza...

E invece no: sono qui che mi documento, m’informo, mi sono già iscritta al mio prossimo olimpico e medito di fare un medio a settembre.

Stiamo pensando addirittura di andare a farci una lunga pedalata in montagna, per allenamento, io e il Principe consorte, ora più che mai propositivo in fatto di nuove gare di triathlon, di nuove sfide.
Sta meditando di preparare per bene la distanza del nuoto e poi anche per lui, il 2013 sarà l’esordio nella distanza superlunga (come ho imparato a chiamarla ultimamente, distinguendo la distanza-gara dal circuito).
Mi ha tolto la locandina dell’IM Italy 70.3 dal pannello del frigorifero dove, a inizio anno, avevamo messo le fotografie delle nostre gare-obiettivo e ha lasciato un significativo spazio vuoto, da riempire entro il prossimo fine settimana, pena la scelta da parte sua della mia prossima gara importante.

So già che comunque mi vuol proporre una maratona per scendere sotto il mio personale in autunno.

Ma quale altro uomo mi avrebbe così pienamente appoggiata e incoraggiata nelle mie attività sportive, ponendomi traguardi così ambiziosi, incoraggiandomi a dare sempre il massimo, a fare sempre meglio e a vivere così intensamente ogni attimo?

Spero che faccia di nostro figlio una persona come è lui: forte, determinato, positivo e generoso con le persone che ama.
Questo sarebbe il traguardo più bello.

martedì 12 giugno 2012

Pescara.. E ora chiamatemi Iron Mamma (mezza, Iron Mamma)



Lo so si vedono solo un sacco di capelli e la mia medaglia, messa pure al contrario, ma dai.. tanto era solo per rendere l'idea...
Finita l'esperienza di Pescara, anche se nel ripensarci provo ancora quel palpito di gioia e quel groppo di emozione fortissima, incontenibile, che mi ha riempito gli occhi di lacrime anche oggi, nel ripensarci, mentre correvo.
Il giorno prima avevo chiesto al fascinoso principe consorte che cosa pensa, che cosa gli da' la forza di andare avanti quando la fatica è insostenibile.
"Insomma, vuoi un mantra" mi chiede "vuoi la formula magica!". E ridiamo entrambi perchè sappiamo bene tutti e due che a volte la fatica è così forte che niente ti può motivare a proseguire, se non te stesso.
"Quanti giorni ti ricordi veramente della tua vita? Ecco, tu pensa che puoi fare di domani un giorno che ricorderai per sempre, con orgoglio".


A questo penso mentre sto in piedi sotto l'arco di partenza, accanto al mio Presidente, che parte nella mia stessa batteria. Sono andata ad abbracciare il mitico Aldo Rock e a dirgli "in bocca al lupo!" ed ora, mentre attaccano i Guns' n Roses a manetta, entro in acqua e comincio, dopo un po' di passerella nel basso mare adriatico, a nuotare.
Sono in mezzo a 277 persone che nuotano e c'è un po' di confusione, ma non mi perdo d'animo. "Sai nuotare quindi fallo. Tu vuoi quel traguardo, no?!" Accanto a me nuota qualcuno che ha il mio stesso ritmo, ci guardiamo negli occhi ad ogni bracciata ed è come se ci facessimo coraggio a vicenda.

Il tragitto in mare è lunghissimo, più lungo dei 1.900 metri previsti, ma arrivo a poggiare i piedi sulla sabbia e  già mi sento vittoriosa. Mentre percorro la lunga passerella blu verso la zona cambio, intravedo il Principe consorte. Grazie di essere qui con me
Sono euforica e perdo un sacco di tempo in T1 tra pit-stop al bagno e vestizione per la bici.


Sulla bici mi sento bene e pedalo bene. Posso confessarvi con un po' di vergogna che questi sono i primi 90 km che mi accingo a pedalare, ma non ho nessun timore in proposito. Fa' caldo e bevo molto. Pedalo e mi godo il panorama, sto attenta all'asfalto e rimango concentrata per i primi 40 chilometri che passano in fretta. Al secondo giro mi concedo un po' di svago scambiando due battute in greco con Maria, di Rodi, dove ho lavorato e imparato la lingua. E' una bella ragazza bionda che mi sorride meravigliata di sentirsi apostrofata in greco. Faccio bene le discese, senza slogarmi le dita sui freni pur mandando improperi al cretino che mi passa a destra, a 60 km/h.
E' un pro, ma per me è solo un idiota che mi mette in pericolo.

Soffro un po' l'asse attrezzato: siamo controvento e io ho anche male il sottosella, perciò la pedalata si fa' discontinua e meno efficiente.
Patisco ma tengo duro ma sto attenta a non perdere troppa velocità.

Pescara sembra non arrivare più, quando al 90° chilometro mi accorgo che siamo ancora lontani. "Non è finita finché non è finita". Frazione di bici dignitosa, in tre ore e mezza, come volevo io, nonostante i chilometri in più.


Arrivo in zona cambio per il running e trovo molte bici messe alla come viene viene. Mah?! Di giudici neanche l'ombra, mentre mi preparo e ricevo gli ultimi incoraggiamenti mi lamento un po': "Basta gel, voglio un arrosticino!".
Gli astanti, abruzzesi, ridono. Io sorrido e vado. Sto per diventare finisher.
Posso farcela, adesso si balla la mia musica.

E io ballo, cioè, corro. Corro bene anche se parto un po' troppo spedita, mentre la gente applaude e grida il nome sul mio pettorale. Al sesto chilometro però mi blocco, qualcosa non va'. Ho paura che sia lo stomaco, non mi sento bene. Un marcantonio alto e fasciato in un body arancio mi apostrofa "Ehi, su!", così ricomincio a correre e mi accorgo che ho avuto paura e basta. Paura di essere troppo stanca per finire, ma non è così.
Corro, bevendo a tutti i ristori, coca cola e acqua: acqua in testa e acqua addosso. Sono zuppa ma corro. All'ultimo giro, il Principe consorte corre per alcuni metri con me. "Dai, dai, dai, stai andando benissimo! Adesso vai al ponte e poi hai finito!".

"Tu non sai cos'è quel ponte...!" piagnucolo. "Si, ma è finita. Poi alla passerella rossa, ti godi l'arrivo, perchè di arrivi così ce ne sono pochi!" e mi assesta una pacca sul didietro.
Corro ancora bene, facilmente, faccio il maledetto Ponte sul Mare correndo. Arrivo e alzo le braccia trionfante e alla passerella rossa dico a tutti che ho finito, sono arrivata e rido, piango e do' la mano a tutti quelli che l'allungano. Sono così felice.
Mi prendo la mia medaglia e abbraccio mio marito che mi raggiunge subito. Sono emozionata e felice e penso che adesso voglio la favola intera.

Adesso voglio l'Ironman.


Menzione speciale per il sorriso più dolce a Magic. Ci ho inciampato dentro in zona cambio, la mattina della gara. Carino, simpatico, mi da' alcuni suggerimenti per la bici e per il nuoto e poi ci scambiamo un in bocca al lupo. E' stato un piacere!


Altra menzione speciale per Gianlù, che ho incontrato nel post gara, in piena crisi di euforia! Mancava poco che gli buttassi le braccia al collo, ma mi sono contenuta, anche se gli ho praticamente raccontato tutta la mia gara. Molto felice di averlo visto dal vivo.


Stefano... Si stava facendo fotografare con Fontana. Non avrei mai potuto interrompere l'idillio! Speravo di ritrovarlo in zona cambio o perlomeno di vederlo sul percorso di corsa ma quando uno è strong è strong...! Alla prossima, Uomo!


I miei risultati:
00:43:28 nuoto  
00:06:29 T1 (mi sono rifatta il trucco)
03:31:30 bici 
00:03:27 T2 (un'altra passata di rossetto per i fotografi)
01:52:17 corsa
tempo totale di gara: 6 ore e 17 minuti. 







giovedì 7 giugno 2012

Pronti, partenza..


Ok, ci siamo arrivati... sembra incredibile, ma ormai siamo qui...

Quest'avventura che è cominciata per caso, quando il Principe consorte mi ha detto "dovresti provare a fare triathlon" e mi ha comprato la bicicletta da corsa per fare il mio primo sprint, un anno fa', si sta concretizzando in un appuntamento che mai avrei osato pensare.
Ho fatto la mia prima gara dopo due, e dico due, uscite in bicicletta e un allenamento intensivo in piscina perché ero a secco da almeno un anno e domenica parteciperò ad una gara che possiamo definire "impegnativa".
Massacrante no di certo: ho visto gente correre per 24 ore consecutive facendo i conti con la propria fatica e le proprie motivazioni, gente correre in montagna, affrontare dislivelli paurosi, tempo da lupi e sentieri veramente difficili per ben più di 100 km.
Certo, non darà una passeggiata di salute, ma sarà gratificante arrivare al traguardo. 
Sarà bello, altrimenti non avrebbe senso farlo.

Venendo a noi...
Dopodomani sarò a Pescara fra di voi, anche se un po' defilata: un po’ perché il Principe consorte non condivide la mia spinta centrifuga verso tutto il resto dell'umanità che non sia lui (e il Tubo), soprattutto se questa spinta viene mediata dal mezzo virtuale (che esecra e rifugge), e un po’ perché l’ultima volta che qualcuno mi ha appoggiato le mani sulle spalle è stato minacciato di finire al paratriathlon…

Mi è scappato un sorriso al pensiero… lo stesso sorriso di una piccoletta con i capelli rossi che vedrete ascoltare attenta il briefing, che vedrete girare in zona cambio affannata perché magari è riuscita a infilare la bici nel posto sbagliato, che starà sulla spiaggia inguainata nella muta con una lacrima che le spunta dagli occhi, che dovrete superare “smadonnando” in bicicletta e che vedrete correre con top e pantaloncini sul ponte, sorridente, perché ormai il più è fatto…
Sarò lì con voi, a nuotare, pedalare e correre, con un sorriso solo per voi.
In bocca al lupo, ragazzi!

mercoledì 30 maggio 2012

dubbi e certezze

corro nel caldo della pausa pranzo con l'odore dell'asfalto caldo e il sole che mi picchia sulla pelle.
qualcuno della squadra domenica ha detto che prima di Pescara andrà a farsi una lampada per prepararsi la pelle; io me la preparo correndo in pantaloncini micro, top nero essenziale e berretto con visiera.
ah, naturalmente le scarpe... l'abbronzatura è garantita!



come già ieri, la partenza è a ritmi molto blandi, un po' per il caldo, un po' perchè le gambe sono ancora un po' legnosette dopo domenica, anche se comunque sto recuperando molto più in fretta del previsto.
faccio i miei primi 5 km pian piano, senza spingere, lascio che si adatti il respiro, lascio che le gambe si scaldino e penso che, se va bene, ma se va' proprio di lusso, questo sarà il mio passo sulla frazione di corsa, domenica prossima.


l'adattamento prudente da' i suoi frutti: dopo il quinto chilometro mi sento così bene che devo forzarmi a correre piano, ma ogni tanto l'andatura si fa' più allegra. buon segno. ho caldo, fa' molto caldo e penso a come mi dovrò bagnare, a quanto dovrò bere, sia sulla bici, sia nella corsa.


ho provato tutto, anche l'abbigliamento.
niente tutino intero, poco pratico, ma i pantaloncini comodi per la bici e i pantaloncini leggeri per il running, con sopra il top e basta. 

non ho mai corso così scoperta. 
il Principe consorte mi aveva proposto il costume intero ma mi sembra veramente azzardato... verrebbe da ridere a me per prima per l'imbarazzo!


pensieri futili, mentre tutto è pronto, e io mi faccio i miei venti piegamenti sulle braccia sul marciapiede davanti a casa.
pensieri buffi, mentre mi guardo allo specchio e vedo il segno brutale del sole. 

pensieri di me che mi butto nell'acqua e nuoto e cerco quell'emozione forte che ti prende quando fai bene, di me che spingo forte sui pedali facendo l'unica frazione bici "tirata" della mia stagione di triathlon, di me che arrivo di corsa sul traguardo e faccio venti piegamenti sulle braccia, così per sdrammatizzare...


dubbi (pochi) e certezze (una)

lunedì 28 maggio 2012

Sorrido così forte che faccio luce



Sono qui, coi piedi a bagno nel mare che non è neppure freddo, e ho paura.
Ho paura di questo incantevole blu scuro che ho davanti, quieto, con poca onda, che mi scruta e m’invita: “Vieni, non ti farò del male”.
Ho fatto tutto quello che dovevo fare: alimentazione a posto, una bella nuotata ieri con muta per “provare l’acqua”, gli amici sul lungomare fino a dieci minuti fa’ mi incoraggiavano e confessavano le loro storia di paura, gli occhi del Principe Consorte mi fissavano muti e verdissimi dicendomi che potevo farcela: “è solo un bagnetto, non nuoti così poco neanche in pausa pranzo”.

Eppure la prima boa è lontanissima. Ma questo è il ballo e dobbiamo ballare.
Sono qui, con i piedi a bagno e altre 32 ragazze, donne, atlete come me, inguainate nella muta scura, cui nessuna ha voluto rinunciare. Siamo nervose, aspettiamo la sirena. All’improvviso una di noi dice “Divertiamoci, ragazze! In bocca al lupo a tutte!”.
E tutte ce lo ripetiamo con il primo vero sorriso della giornata.
E io, d’improvviso, sono calma. Entro in acqua, nel blu meraviglioso e scuro e non ho più paura.


Si va’. Su la testa per controllare di non andare a sbattere contro i piedi di quella davanti, su la testa perché c’è acqua dappertutto e un mulinar di gambe e braccia, poi giù la testa, nuota e respira che sono cose che sai fare. Dove sono io? Dove sono le altre? Nuota e respira, nuota e respira e controlla la posizione. La prima boa è passata, ora si ritorna, un drittone lunghissimo e la corrente che mi porta a riva.
Su la testa e controlla. Nuota e respira in questo blu bellissimo, meraviglioso, che si vedono i pesci e i ricci di mare sugli scogli.
Gli unici che mi prendono prima della riva sono i primissimi uomini: esco in 29 minuti, trionfante come se avessi già finito tutto.
Via la muta, sulla bici. Il Principe lì a dirmi “Brava, ce l'hai fatta, adesso fai con calma” e mi sorride da dietro le transenne. Ma io sono galvanizzata per aver nuotato finalmente senza ansie, nuotato come posso nuotare.
Ce l'ho fatta!

Felicissima, tanto felice che non mi spaventano neanche le paventate salite. Appena la strada sale, cambio e metto il rapporto agile. Pedalo seduta e ogni tanto rilancio, ma senza ansia.
Il percorso in bici che mi è stato anticipato come “durissimo” conferma la sua fama: si sale per tre volte, di brutto e si scende per tre volte, di brutto.
Faccio tutto con calma, il sorriso sulle labbra, bevo perché fa’ caldo e chiacchiero con due ragazze che hanno il mio stesso passo. I ragazzi ci passano di fianco veloci, giù dalle discese e alcuni ci salutano, i miei compagni di squadra mi incoraggiano. 
Arriviamo in zona cambio serene, dietro di noi c’è ancora qualcuno.
Via la bici, parto per i dieci chilometri di corsa, dove non temo nulla e mi sento a mio agio. Un cenno alle mie compagne e via, spingendo bene con i piedini e dandomi il ritmo con le braccia. Non so perché, né percome, ma sto benissimo e finisco in 45 minuti l’ultima frazione, spingendo forte negli ultimi trecento metri.
Al traguardo c’è il Principe consorte, che mi da’ il cinque (e stavolta non lo manco), i miei compagni di squadra che mi stringono in un abbraccio.
Unica donna tra tanti uomini. 

Sorrido così forte che faccio luce e sono felicissima.

venerdì 25 maggio 2012

remi in barca


Sono stanca. 
E sono tesa come una corda di violino per cosucce varie che poco hanno a che spartire con le mie attività ludico sportive, dove di ludico c’è molto poco e di sportivo anche, ma insomma.. quel che riesco a fare lo faccio.
Sono stanca e patisco il caldo che si è messo a fare improvvisamente, anche se non me ne lamento perché era anche ora di vedere un po’ di sole da queste parti (ecco, mentre scrivo è svanito..!).

Sono stanca e la testa non è rilassata come dovrebbe o potrebbe essere, considerando che non ho grossi problemi tranne uno gigantesco: i miei.
Ma ognuno ha la sua croce, percui mi tengo la mia e facciam finta di niente.

Sono stanca e mancano 15 giorni al MIA gara. Quella per cui ho sudato e mi sono allenata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, programmando e pianificando come un topolino ingegnoso.

Non ho grandi aspettative, nel triathlon non so ancora esattamente fin dove posso arrivare, quanto posso dare. Voglio solo portarla a termine, possibilmente provando più sensazioni positive possibili ed avere ancora la forza di fare un bel sorriso al fotografo alla fine..!

Domenica l’ultimo appuntamento importante prima della settimana di scarico: un olimpico, dove voglio soltanto nuotare bene (calma e gesso e pensa a cosa stai facendo!); pedalare bene (spingere bene sulla salita e andar giù tranquilla in discesa e quando arrivo, arrivo..!); correre bene (ragionandoci, è l’unica cosa che sai fare con un certa disinvoltura. Fallo, senza ragionarci troppo!).

Che poi, in soldoni, è quello che tenterò di fare a Pescara, anche se su distanze considerevolmente più lunghe.

Posso farcela. Ce la devo fare.

mercoledì 16 maggio 2012

la cosa giusta

Mi sono ritirata dopo... mah?! Quanto tempo era che non mi ritiravo da una gara?! Almeno due anni.
Ok, si l'ho fatto. Non ne sono fiera, ma col senno di poi, nonostante la comprensibile mortificazione personale, non me ne pento.


Siam partiti in 300 (giovani e forti) alle due del pomeriggio sotto un sole cocente, con almeno 30 gradi, davanti allo sguardo allibito di mio padre che si chiedeva probabilmente se fossi davvero figlia sua.
"Sei certa di volerlo fare?" mi dice dopo aver visto cos'era il chilometro verticale di salita sopo le strette di Pertuso. 
"Certo!" rispondo tranquilla. Abbastanza tranquilla. Quella salita l'avevo già fatta e sapevo che poteva dar danni.
Ma a far danni è 'sto il caldo e la disidratazione. 

Quando fai una gara, anche di trail, non ti puoi portare dietro 4 litri d'acqua e se hai finito il tuo litrozzo e prima del prossimo ristoro mancano una decina di chilometri, beh, sei nei guai...
Non grossi come gli sfortunati che sono rimasti per 20 chilometri senza (sulla distanza lunga) ma insomma, rimanere senz'acqua non è come rimanere senza panini al prosciutto.


Se poi intervengono crampi, nausea e pure la dolorosa fitta della pubalgia che aspetta solo che tu metta piede sulla discesa sassosa per ricordarti che c'è lì lei, a farti compagnia... beh, mi sono arresa all'evidenza che il trail non era (non è) comunque il mio obiettivo stagionale e che un bel 21 km di collinare trail molto tosto me lo sono sciroppato, in meno di quattro ore. Va bene così.


Trovare il mio piccolo e sorridente e giocherellone di un Tubo in piazza all'arrivo è stato un toccasana per il mio orgoglio ferito.
Mentre aspettavamo che il Principe Consorte arrivasse dalla sua gara, quella lunga di 72 chilometri, lui ha intrattenuto tutti con i suoi numeri e ha fatto persino la pappa da solo al suono della rock band.


Il principe consorte: non è stata facile nemmeno per lui.
Per arrivare è arrivato, che come dicevo ai miei compagni di disavventura, mentre li portavo giù in macchina, a quello gli devono sparare nelle gambe per fermarlo, però è arrivato spossato.
Stravolto, spaventosamente provato.
Lui dice che doveva finire ad ogni costo per trovare il suo limite. E c'è andato vicino.


A me manca questa sua lucida capacità di soffrire, o forse non era il mio momento.
Forse lo vedremo tra poco a Pescara, quanto sono capace di soffrire.


Domenica riposo e quiete, lunedì allenamento di nuoto in mare, martedì running piano piano e oggi riposo (la pubalgia c'è, ma passerà presto).


Domani, che le gambe mi facciano male o no, si corre.


giovedì 10 maggio 2012

carne al fuoco


Allenamento quotidiano di running sotto il sole a picco con 26 gradi segnalati e almeno 29 percepiti… insomma, una mazzata.
Sono uscita col mio nuovissimo e fantastico calzoncino Decathlon, che alla facciazza dei tanti acclamati capi di marca, va’ benissimo e fa’ anche bella figura e un top che non mettevo dall’estate scorsa (e mica avrei potuto metterlo coi 15 gradi della settimana scorsa?!) ma grondo ugualmente di sudore che neanche in una sauna.

Non sembro neanche troppo cicciotta mentre zampetto faticosamente controvento sull’asfalto. Dieci chilometri, un patimento di caldo, vento e noia e tanta fatica nelle gambe dopo l’allenamento di bici di ieri.

L’unica nota positiva è il pensiero che patire questo caldo e questa fatica mi darà la forza necessaria per finire la mezza a Pescara fra poco meno di un mese. Dopo tutto il resto, s’intende..!
Un mese. E in mezzo c’è ancora un olimpico, che farò a ritmi blandi per non scoppiare e il lunghissimo di sabato: 37 km di trail con 1.900 metri di dislivello.
Camminerò in salita, correrò prudente in discesa per non farmi male le ginocchia.
Una passeggiata di salute.

Se mi resta un po’ di forza, domenica potrei fare il cambio armadi e lunedì..
Beh, lunedì ho preso ferie e arruolato il Principe Consorte: si va’ al mare.

A provare due chilometri in acque libere.

Io persevero!

lunedì 7 maggio 2012

la testa, l'acqua e la paura.. il mio primo Olimpico

Ed ho fatto anche l'olimpico, anche se, signore e signori, ho seriamente rischiato di uscire dall'acqua dopo le prime tre (brutte) bracciate per non rientrarci più. Mai più.
Ho sbagliato a non fare riscaldamento in acqua: avrei capito come girava e come dovevo nuotare.
Perchè si da' il caso che io nel mio piccolo sappia nuotare, quindi a che pro farsi 1.000 metri sguazzando con la testa fuori in preda al timor panico?!
Nessuno. E infatti dopo il primo giro in acqua (sadici questi altoatesini: due giri in acqua con relativa uscita e rientro, il secondo più breve del primo) mi son calmata e ho nuotato meglio il secondo giro, anche se qualche idiota della batteria maschile è riuscito pure a passarmi sopra. Proprio sopra.
Vabbè che siamo in gara, però mi dico... complimenti! A parte ciò, uscita dall'acqua con un tempo pessimo, ma neanche ultima, pensaunpo', salto sulla bici e comincio a pedalare.

Si comincia in salita, fatica ma tutto bene. Vado su tranquilla e scendo piano che non ho voglia di cadere.
A quanto pare sono una delle poche che la pensa così. Orde di ciclisti mi passano a velocità sostenuta e ad un pelo dalla mia biciclettina, che già sbanda di suo per il vento (forte: infatti mentre costeggiamo il lago vedo i wind surf che se la spassano con le vele che schioccano sull'acqua).
Il cameramen di Raisport che segue la gara mi riprende e mi chiede se sono la seconda. Sorrido, va' che è meglio...se non arrivo ultima oggi festeggio..!
Al secondo giro, prendo un po' più di confidenza col percorso ma, dopo il giro di boa, dopo che un novello Cipollini, alla testa del suo gruppone urlava indicazioni sui cambi (...) frenandomi con le scintille davanti al naso, mi accingo a superare (finalmente ne passo uno più scarso di me!!) un ciclista che sta pedalando lentissimo alla mia sinistra; forse si sta scartando una barretta, forse sta ammirando i vigneti, non si capisce bene..
Arrivo alla sua altezza quando dall'altra carreggiata, uno dei tipi del gruppone che arriva giù a tutta birra, sbanda, evita il birillo che divide le due carreggiate, ma perde il controllo e invade brutalmente la nostra.
Lo evito per un pelo, con una prontezza di riflessi che non sapevo di avere: con un urlo angosciato lui stramazza addosso all'ignaro ciclista (quello che volevo superare: vedi che a mangiare troppo in bici ci si fa' male!!), che va' giù con un tonfo, come un birillo, mentre l'altro gli capriola sopra.
Gambe e braccia e pezzi di bici dappertutto. Mancavano giusto i fuochi d'artificio.
Io grido al soccorso e mi tolgo rapidamente di mezzo per non fare la stessa fine.
Credo gara finita per entrambi e una bella strizza per la sottoscritta.
Ultimo giro ben pedalato, nonostante 'sta salita e 'sto ventaccio abbiano seriamente scalfito il mio aplomb. Ho pure freddo.

Arrivo alla zona cambio e smonto tranquilla, chiedendomi se ce la farò a correre.
Quaranta secondi e sono pronta per il running. Nonostante tutto corro, mentre tanti camminano.
Sadici questi altoatesini: in un anello di 3,3 km riescono ad infilarci salita, sterrato, salita impervia sullo sterrato, discesa e pavimentazione a lastre. Manca un bugnato e poi abbiamo tutto. Arrivo in salita, ovviamente. Ma per loro non è salita. Casomai un lieve dislivello..

In cinquanta minuti sbrigo la mia pratica: niente di eclatante ma le condizioni erano quelle che erano.
Stanca, mi bevo un bel bicchierone di te' annacquato mentre gli altri intorno si infilano in bocca improbabili bomboloni alla crema, gentilmente offerti dall'organizzazione. C'è anche chi se li porta via a braccia...!!!
Mah?!
Rimango perplessa e mi faccio coccolare dal Principe Consorte che ha vegliato amorevole su di me per tutta la gara.
Le cose da analizzare sono tante e ci lavoriamo insieme: migliorabilissimo il nuoto e si può limare qualche cosina anche sulla bici, anche se sinceramente non mi va' di rischiare di piallarmi per terra, la corsa bene sopratutto per la tenuta, anche se tanto lo fa' il percorso di gara e le condizioni, che sono state durette: vento, acqua molto mossa e freddo.
Ho nuotato, pedalato e corso a sensazione, senza GPS, crono o quant'altro. Così, per saggiare le mie (modestissime) capacità.
A questo punto, non mi resta che riprovarci per vedere se riesco a fare meglio.

Il 27 di maggio. In mare. Chi la dura la vince.
Io persevero.


martedì 24 aprile 2012

hic sunt leones

..e siamo arrivati al finis Africae!!
ok, la smetto di tirarmela col latino e con citazioni prese ad hoc dal "Il nome della rosa", libro e soprattutto film molto sopravvalutati, ma comunque molto più meritevoli di altre opere del genere.  splendidi!!!
dicevo, la smetto e dico le cose come stanno...


il fine settimana si è srotolato piuttosto pigramente in una tranquilla località marina, dove non abbiamo nuotato perchè c'erano onde troppo noiose ma abbiamo comunque fatto una bella e lunga corsa domenica mattina, serenamente, senza pressioni di prestazioni, gare e quant'altro.
abbiamo anche parlato e abbiamo persino riso di cuore nel ricordarci episodi di noi appannati dal un bel po' di polvere.


sulla strada verso casa, il principe consorte ha maturato il convincimento che sebbene il triathlon non sia uno sport serio (divertente fin che vuoi ma sempre sciocchezza rimane), l'anno prossimo venturo si cimenterà in una gara col pallino sopra. un Ironman!!
Tanto, che vuoi che sia?! Lui ha corso per centinaia di chilometri, ha corso per una intera giornata di fila... ha corso nella notte, sui colli alpini, nella neve, con la grandine e col vento, col sole a picco... dico, ma che vuoi che sia un IRONman?!


non ha nemmeno torto perciò.. ho preso il pallino al balzo...anche io!!
anche io, cavolo! non voglio stare certo a casa a lucidare le padelle... anche se non ho fatto tutto quello che ha fatto lui. 


resta soltanto da decidere la destinazione.
e resta da vedere, chi dei due arriva prima...!


a sto giro, potrei anche farcela





martedì 17 aprile 2012

della ventosa salita del Poggio e del mio primo duathlon che doveva essere un triathlon

...ed eccomi qui a raccontare della mia prima gara stagionale sulla multidisciplina: doveva essere un triathlon (avevo anche fatto le ripetute sul nuoto, mai fatte prima.. tzè!!) e invece si è trasformato in un pasticciatissimo duathlon (per condizioni meteo avverse, di cui la capitaneria - o l'organizzazione?!- si è accorta esattamente due minuti prima della partenza) con la gente in zona cambio e la muta già indosso.
Ci siamo lievemente alterati, anche perchè a detta dell'organizzazione, la frazione nuoto si sarebbe dovuta tenere con qualsiasi condizione meteo, sfavorevole o no, e poi io mica mi ero fatta 2 ore di macchina per andare a fare un duathlon?! 


Comunque è andata così: pasticciatissima anche la partenza. Ci han dato 3 miseri minutini per improvvisare un riscaldamento e poi siamo partiti in gruppi mal mischiati, mal assortiti. uomini dal pettorale 1 al 100, dal 100 al 200 nella teoria, ma la realtà è che ogni parvenza d'ordine era persa e che i giudici di gara squagliati al sole, che comunque picchia.
5 km di run sul lungomare più ventoso della storia (2 giri da 2,5 km), a 4 e 32 senza eccessiva fatica (ma questo l'ho saputo dopo perchè ho scelto di stare senza Garmin e senza crono) per impostare la gara solo sulle mie sensazioni, 20 km di bike sul un percorso aperto al traffico ma ben presidiato (comunque sono stata attentissima).


Il percorso in bici era veramente panoramico e bello, un vallonato tranquillo fino alla salitina del Poggio (qualcuno mi aveva preventivato una faticaccia!!!)... in realtà si tratta di una salita piuttosto agile, che ho fatto tranquilla tranquilla, godendomi il panorama e cercando di non farmi portare via della folate di vento. Una bellissima discesa sotto il sole, anche se contornato di nubi minacciose, ma che ci han graziato. 
Sulla discesa mi passa, borbottando per la mia poca dimestichezza con le curve strette, una tipa in body rosso che mi si mette davanti, agitandosi tutta sui pedali.
C'è un tipo che le fa' strada e che la tira.



Le sto dietro con calma, che io di spaccarmi cadendo non ne ho voglia, e poi sul lungo mare, in prossimità dell'arrivo, spingo sui miei pedali con le gabbiette e la lascio lì.
Arrivo alla zona cambio con giudice che mi sventola la bandiera sul naso urlando "FREEEEENAA!". Massì che ti ho visto. 
Abbandonata a me stessa (non si capisce da che parte si esce dalla ZC), parto per l'ultima frazione run che corro a 4 e 34, sempre con tanto vento contro al ritorno, ma sempre con una sensazione di facilità incoraggiante, e arrivo al traguardo a due secondi da quella davanti a me, molto più efficiente sulla bici: chapeau!
Il duathlon mi è piaciuto, ma il TRI è un'altra storia. 
Mi ha fatto sorridere superare tanti uomini nella corsa, non ci sono abituata..!!
E mi ha fatto tanto piacere quando invece il numero 120 mi ha ripreso in bici, è passato e mi ha detto "attaccati!". 
Grazie, ma io la mia gara, la faccio da sola. Però ho apprezzato il pensiero.


Alla fine, mi sono regalata una bagnetto in mare. A parte la temperatura, GELIDA, c'erano effettivamente onde che avrebbero messo in difficoltà i meno esperti. 
E' andata bene così..!!







mercoledì 4 aprile 2012

l'acqua calda


Oggi mi sono tuffata nella lettura degli altrui blog. Di solito non mi capita di perdermi nella lettura di tutto un blog, perché mi sembra di ficcanasare. Assurdo, tant’è vero che quel che è scritto rimane scritto e se qualcuno lo tiene lì è perché vuole rileggerselo, rivivere le stesse emozioni, sensazioni, quindi ha piacere che ci sia e magari anche che sia letto da altri.
Lo so, però tant’è, la mia impressione è quella.

Ma ci sono letture affascinanti tra i blog maschili che frequento.
Il che forse mi dovrebbe preoccupare. Perché preferisco leggere di telai in carbonio e ruote ad alto profilo, piuttosto che disquisire sull’educazione dei bimbi e di piatti succulenti da preparare?!
Quando una preferisce andare a correre piuttosto che lavare le tende, beh, ha dei problemi…

Ha un sacco di problemi. Il primo problema è spiegare al mondo perché sei così come sei. Che comunque una spiegazione te la chiedono sempre. Stamattina il mio superdirigente02, vedendomi transitare per il corridoio col casco e i pantaloncini da ciclista (stavo andando a cambiarmi) mi ha chiesto.
“Vengo in bici per risparmiare sul costo della benzina” ho sbottato prima che partisse col solito pippone sull’immagine dell’azienza e dei dipendenti e balle varie. Che ci sta. Ma non è per quello.

Il secondo problema è trovare tempo per tutto, con una certa serenità. Ieri sera, mentre il Tubo saltellava tutto giulivo per la sua camera dei giochi, io stavo collassando sul materassino da yoga, dove avrei dovuto fare gli addominali. Alla fine me li ha fatti fare lui, spingendomi la schiena (ovviamente io facevo solo finta di farmi spingere) ed emettendo tutta una serie di urletti compiaciuti quando il busto si alzava. Piccolo figlio sadico. Per finire la serata in allegria mi ha pure dato una testata sul naso in perfetto stile fight club. Comunque siamo stati insieme quella bella oretta al dì che gli permette di ricordarsi che io sono la sua mamma.

L’altro problema è che alla fine perdi un attimo il senso delle cose. Allenarsi, allenarsi, allenarsi. Ci dai dentro di brutto e a volte non ti ricordi nemmeno perché stai tirando su l’anima su quell’asfalto bagnato, con la pioggia che ti scivola addosso e con la gente che ti guarda dai finestrini delle macchine, con aria un po’ perplessa.
Perché fondamentalmente ci piace, uomini e donne, e in questo siamo uguali per entusiasmo e voglia di metterci alla prova. Che scoperta.