martedì 30 novembre 2010

zoppa...

Non è andata, nel senso che al 22°, insalutato ospite, il mio tendine rotuleo ha deciso che per me Firenze finiva lì.. ho cercato di stringere i denti, far finta di niente e correre, ma al 24° ho mollato.
Depressissima, piangente e claudicante, mi ritiro in albergo, fa' anche un freddo micidiale.
Ne esco mio malgrado per andare a raggiungere mia sorella sul traguardo, dove arriva agile e leggera in 4 e 23, tranquilla e sorridente. Felice. Bene, son felice anche io per lei.
Almeno quello...
Mi porto a casa la consapevolezza che:
1)-le maratone con più di 5.000 persone non fanno per me: aiuta sicuramente alla prima esperienza, ma poi diventa noioso ed impegnativo, non si riesce a correre in maniera continuativa.
2)-la maratone al freddo non fanno per me: sono stufa di prendere acqua che neanche un geranio...
3)-stavolta ho azzeccato l'alimentazione pregara ma non il vestiario (troppo poco vestita)...
4)-mi mancava terribilmente il poppante che ho a casa...
Si impara sempre qualcosa, bene o male che vada.

giovedì 25 novembre 2010

e mo' vi saluto

baci, abbracci  e strette di mano a tutti, che oggi pomeriggio porto il piccolo tubero ops.. principe dal pediatra: è la sua prima visita, speriamo che non mi dica che è obeso e di metterlo a dieta, poveretto.

Domani è prevista pure la visita museale, perchè tirandoci dietro la fascinosa sorella runner pure lei e pure restauratrice, non me la posso scappottare.
In più quando c'è la sorella a rimorchio, il principe consorte sfoggia tutta la sua conoscenza in merito a ceramiche, porcellane e quadri d'autore mentre a me solitamente mi prende una botta di sonno.
Dormirò su qualche panchetta, come l'anno scorso agli Uffizi, ma lì ero incinta di sei mesi e facevo fatica a stare sveglia comunque. Si parlava di visita al Corridoio vasariano, lì sarà dura poterci dormire... pazienza.

Si và, dunque dicevo, e si torna martedì.
Sentirete la mia mancanza, lo so, soprattutto perchè ultimamente ho rotto le scatole a tutto il mondo, ero in piena crisi da premaratona, quindi starete più tranquilli.

Godetevela,
martedì sarò di nuovo con Voi, molto più calma e rilassata di adesso, se non altro perchè sarò stanca, stanca, stanca.
Un po' pezzi, ma ci sarò ;D

 

domani si parte...

e io devo fare ancora la borsa, devo portare il piccolo principe stasera dal pediatra, devo ricordarmi i documenti che mi servono, devo passare a fare un bancomat.
devo.
devo proprio.
che stanchezza.

mercoledì 24 novembre 2010

Dell’alano e altre piccolezze

E non serve pensare che domani mattina è l’ultima volta (per questa settimana, ovvio): è dura lo stesso.
Tutino, scarpette, buff dell’UTMB, che non si capisce perché questi trailer devono parlare in codice, chiamalo Ultra Trail du Mont Blanc,no? Che sentir dire “quest’anno ho fatto la LUT”, sembra che hai fatto una malattia non la Lavaredo Ultra Trail. Comunque, soprassediamo, io sono un paio di gambe prestate al trail, ma l’anima è podista da asfalto vero. Si va’.
Freddo micidiale e brinata candida ovunque. Il fiato mi si congela davanti alla bocca, ma le gambe girano bene. Benissimo.
Stamattina scelgo di starmene il più possibile tranquilla, niente automobili, perciò mi infilo in uno sterrato tranquillo che dovrebbe essere anche abbastanza asciutto. Qui non passa nessuno di sicuro.
Il vento non mi da’ noia, ma quando cambio direzione e ce l’ho dietro mi accorgo che a parità di sforzo andavo un po’ più lenta. Ora sono a 4 e 50. nessuna fatica.
Bene, le sensazioni sono buone, i pensieri si snodano con i metri percorsi, in scioltezza.
Un’altra svolta e passo ad una strada asfaltata, residenziale, tranquilla.
All’improvviso mi salta davanti un cavallo. No, è un cane, un alano gigantesco, che la padrona tiene a fatica ad un guinzaglio cortissimo.
Accelero, ma dopo un istante mi ritrovo il cane che corre a fianco a me e mi ringhia e la padrona dietro che corre pure lei e grida.
Evviva, cominciamo bene la giornata.
Sto cane è più alto di me, a momenti. Tirare non serve, è come cercare di lasciare indietro Baldini.
Uhm… Decido velocemente, in caso mi aggredisca, di cacciargli due dita negli occhi, cercando di portare a casa il resto. Il cane mi corre sempre a fianco, io sulla strada lui nel campo. Mancano tre chilometri a casa e non posso arrivare al cancello con ‘sto cane a rimorchio. Per fortuna gli piace il campo.
Mi ringhia. “non molli eh?”.
Manco io.
Altra svolta. Finalmente capisce che si è allontanato troppo e mi molla.
Spero che quella cretina della sua padrona abbia avuto un coccolone mentre gli correva dietro.
Eccomi a casa. Controllo il GPS: ho fatto un bell’allenamento veloce, non c’è che dire.

Firenze, arrivo. Mi porterò dietro un alano. Potrebbe servire.

martedì 23 novembre 2010

TiGGì

non riesco più  a guardarne uno: mi è venuta l'intolleranza.
non è drammatico, si vive anche senza.. però mi fa' riflettere.

prima di tutto, la politica.
mi annoio terribilmente: mentre quando avevo vent'anni studiavo, m'informavo, brigavo, avevo opinioni… adesso si scannino pure tra di loro che il mondo gira lo stesso, ma in fondo in fondo un disagio c'è, perché la partecipazione politica è un sacro santo dovere del cittadino.
e io sembro una cittadina di un altro stato.
magari...

in secondo piano la cronaca.
è qui son lacrime. ma a fiumi...
ascoltavo efferatezze inenarrabili al corso di criminologia all'università, senza battere ciglio, adesso non appena sento la cronaca delle vicissitudini di un gatto abbandonato che raggiunge il padrone dopo mesi di vagabondaggi, mi ritrovo con gli occhi gonfi anche se non sto tagliando cipolle.
E la realtà è ben più terribile: cronache di massacri che si consumano tra le mura domestiche, omicidi documentati fin nei più torbidi dettagli, e il peggio del peggio è quando l’abiezione dell’animo umano si spinge a violare i bambini.
Mi ritrovo dopo cena a lavare i piatti col muso chino cercando di celare il magone.

Per ultimo gossip, calcio e spettacolo
Perché di altri sport se ne parla pochissimo, talmente in maniera rara che mi fa’ impressione. Mi risveglio dal mio triste torpore per sentire nomi di “vips” dello spettacolo veri o presunti, tronisti, gieffine, prezzemolini e prezzemoline. L’invasione degli ultracorpi. Ma chi è sta gente e cosa ci rappresenta?

Ma si rendono conto, i nostri signori del palinsesto (e sono TUTTI uguali) che Amanda, Sabrina, Pietro, Fabrizio sono diventati degli eroi, che il TG è diventato un appuntamento fisso come vedere Vivere o Beautiful?! Riducono tragedie a livello di un cartone animato. Rendono il cattivo buono, lo ripuliscono moralmente agli occhi di un intero paese.

Ma che mi indigno a fare?  
Starò invecchiando.

lunedì 22 novembre 2010

oggi

Oggi non ho avuto il cuore, il coraggio. Una nebbia da paura e io che giro indietro, senza rimpianti, me ne torno a casa, mi ficco sotto la doccia e via, un salto nel lettone, tra le braccia del Principe Consorte che mi chiede se voglio correre sul tapis.
No, non voglio.
Ne ho le palle piene di correre.
Voglio stare con te.
Per una mattina voglio fare le cose senza chiedermi quanti minuti ci sto impiegando, voglio accarezzarti senza il timer, senza ansie da ritardo. Voglio illanguidirmi nel letto accanto al tuo calore, così teneramente, senza aspettative.
“Affancuore” l’allenamento.
Tanto domenica correrò fino a farmi male, fino a non averne più, fino all’esaurimento fisico e mentale.
Mi godo il Piccolo Principe, che vederlo svegliarsi alla mattina è uno spettacolo. Si sveglierà così tutta la vita, con un sorriso. È splendido.
Me lo porto giù in braccio, il mio personalissimo e dolce fardello. Ingaggiamo la nostra strenua lotta con biberon latte, fruttino, biscotto.
Oggi vinco io: latte e due pavesini.
Oggi li lascio a casa a malincuore davvero: il Piccolo Principe è in piedi nel suo box che gorgheggia Farinelli voce regina, il Principe consorte si veste per correre con gli occhi ancora pieni di sogni.
E io me ne vengo qui, a lottare con ‘sti drogati mentali che non riescono nemmeno a parcheggiare dritti, figurarsi il resto.

Ma poi torno, eh.
Aspettatemi.

giovedì 18 novembre 2010

13 febbraio 2010, succedeva questo...

..mi sveglio in piena notte tremando. Ho male dappertutto e i miei muscoli non smettono di sussultare, batto i denti, sto gemendo.
Ho paura: sono alla 37 settimana di gravidanza, e mi aspettavo di avere le prime contrazioni, ma queste non sono contrazioni. Sto male.
Raggiungiamo a tutta velocità l’ospedale, vengo portata in barella in ginecologia, dove accertano che ho la febbre a 40 e che battito del bambino è troppo rapido: è in sofferenza.
La ginecologa di turno non perde un attimo di tempo, è categorica: deve far nascere il bimbo, il rischio che riporti dei danni cerebrali, se non che muoia, è troppo alto.
Venti minuti dopo, terrorizzata, sono in sala operatoria. Mani sconosciute mi mettono la mascherina, sono solo voci che mi parlano e che mi dicono che andrà tutto bene. Lo spero. Voglio solo che tirino fuori mio figlio. Subito.
Nasce Federico e io non so, non so nemmeno se sta bene.
La prima parola che ho detto, uscendo dall’anestesia, bofonchiando perchè non riuscivo a parlare, è stata APGAR.
Volevo sapere se stava bene.
Lui si, anche se l'hanno messo in incubatrice per sicurezza e anche se  l'ho visto dopo due giorni dopo per la prima volta. Mi hanno portato in carrozzella al nido.
Per me invece è stato diverso.
Io ho avuto una setticemia, dovuta a un’infezione, di cui nessun medico si è accorto, prima che fosse conclamata.
Ho trascorso i tre giorni successivi al parto cesareo, che già non è una passeggiata di salute, con la febbre a 40 ogni sei ore e le convulsioni, mentre i dottori mi davano un po’ di tachipirina all’occorrenza e un blando antibiotico, senza capire perchè stessi così male.
Questo fino a quando ho rischiato l’arresto cardiaco, davanti agli occhi di mio marito e di mio padre.
E mentre mio padre piangeva, mio marito è andato a prendere il primario per il bavero e l’ha portato davanti al mio letto per far chiamare i rianimatori.
Poi si è messo di guardia e ogni volta che mi risvegliavo lo vedevo lì a vegliare, col computer acceso sulle ginocchia, a cercare informazioni, contatti, il modo di curarmi.
Lui ha suggerito la terapia, consigliato da uno specialista, che subito lo staff medico ha fatto propria, lui ha studiato, brigato, consultato, suggerito, finché hanno recepito il messaggio e mi hanno monitorato e provveduto agli esami clinici opportuni.
Se sono qui ora, è merito mio perché probabilmente ho fisico molto resistente (dopotutto mio nonno è sopravvissuto al tetano in un’epoca in cui si moriva per un’influenza), ma anche merito suo, perché non ha mollato l’osso, e non si è fidato di un “migliorerà, è soltanto febbre puerperale”.
Il dopo non è stato facile: ho dovuto imparare di nuovo a camminare, perché all’inizio anche solo fare quattro passi, mi sfiniva, anche solo farmi la doccia da sola è stato un successo.
Questo è quanto. Volevo solo liberarmi di un peso.
Succede, ed io ho avuto sfortuna o fortuna, chi lo sa.
A volte mi chiedo perchè proprio a me, ma forse è meglio non chiedersi niente ed andare avanti.

martedì 16 novembre 2010

chiacchere tra donne

Oggi nell’episodio “chiacchiere tra donne” qualcuna mi raccontava del tradimento del suo ex-marito. Mi racconta che in quel periodo, avendo il bambino piccolo e lavorando, non aveva proprio voglia di mettersi in tiro per lui. Altri aspetti, pesanti, avevano influito sul mènage familiare, finché, saltato fuori il tradimento, la coppia scoppia.
Mi guarda e mi dice “Beh, io non ero in forma come se tu...”.
Come se avessi la bacchetta magica.
Io non dormo molto, sei ore a notte quando ce n’è.
Non ho aperitivi da fare alle sette di sera con gli amici, perché caso mai gli amici li vedo la domenica alle gare, quando ci sono, e non ho tempo per l’estetista, niente cerette o maschere di bellezza, mi arrangio io quando posso.
Certo. Sono in forma: dopo il parto cesareo e dopo la setticemia ho perso sette chili di colpo, però non riuscivo a camminare da sola senza qualcuno che mi tenesse in piedi.
Il dopo parto non è stato propriamente normale, un giorno, quando avrò la forza di farlo senza incazzarmi ne parlerò.

Ma mi chiedo: “il tradimento, salta fuori solo se non sono in forma? Salta fuori solo se sono io a mancare di qualche cosa?”
Fatemi capire, tu, uomo bastardo, aspetti che io sia debole e sfinita e bisognosa e tu scopi con un’altra?
In sostanza mi diventa un obbligo coniugale essere sempre al top sennò mi becco le corna?
Che poi, non è per le corna in sé e per sé, o forse anche si, ma è il gesto di fregarsene degli impegni presi, delle aspettative comuni, dei progetti che mette in crisi.

Scusate, sto ragionando.

romanticismo

cos'è un marito?
un rompicoglioni.
e un figlio maschio?
un piccolo rompicoglioni.

Oggi mi allineo :D

lunedì 15 novembre 2010

domenica

la mia è una domenica diversa.. provocatoriamente diversa.
alle sette si prende su e si va' a correre, a farsi 32 chilometri nel fango a 100 km da casa.
perchè lo faccio?
perchè correre mi piace;
perchè me l'ha chiesto il mio uomo, che vuole condividere insieme a me, quello che ci piace fare, almeno una volta la settimana;
perchè è bello porsi degli obiettivi e cercare di scoprire i propri limiti;
perchè è bello riscoprirsi una persona diversa nelle diverse circostanze, donna, mamma, atleta.
mi da' sicuramente più soddisfazione che girare al centro commerciale.

mo' vado a togliere il fango dalle orecchie...

venerdì 12 novembre 2010

voglie

ho voglia di andare a casa, di tenere il piccolo principe in braccio e sentire che si agita tutto quando gli do' un bacetto...
di metterlo nel box per tirarlo su un minuto dopo quando mi tende le manine...
"si, si ti prendo" e lui ride, più contento di un galeotto evaso di prigione..
di vederlo gattonare per casa mentre noi pranziamo, seduto sotto la seggiola di suo padre, cercando di scalarla...
di dargli un bacio sulla pancia che scatena un accesso di risate incontenibile, così buffo da vedere con quei tre dentini..
avrò mica la dipendenza da figlio?

giovedì 11 novembre 2010

buonismo

Lungi da me fare la buonista, ma non mi sembra di caso di farla tanto lunga:
è stata espressa un'opinione, si è aperto un piccolo dibattito e ognuno ha detto la sua, alla propria maniera, che per qualcuno vuol dire un tono pacato e per altri un po' più di verve.
Ben venga. Riflettere fa bene. Cercare di capire gli altri e di capirsi fa ' bene. Si aprono orizzonti.
Detto questo, mi impegno in quel che faccio, e l'impegno è tutto: puoi essere un grande velocista, ma se non ci metti l'anima non arrivi primo da nessuna parte.
Poi ognuno si regoli come può e come vuole. Ho evitato molte volte di entrare nel merito di quello che qualcuno scrive qui sopra, proprio perchè, non condividendo, so già che sarei troppo di parte. La mia parte.
Facciamo la giornata della gentilezza, che ne dite?

lunedì 8 novembre 2010

una fetta di culo

È quanto ho lasciato sul promontorio di Portofino alla mi ultima fatica Trail, su un tratto di discesa particolarmente insidioso. Ora ho un etto di chiappa in meno senza intervento di alcun chirurgo estetico. Ottimo.
La gara è stata bellissima, non potrei essere più soddisfatta, ho corso bene, serena, tranquilla, senza affanni e paranoie.
Ottimo risultato portato a casa, in berta ho il terzo posto di categoria e una bella foto all’arrivo, mano nella mano con una fascinosa bionda con cui ho corso gli ultimi dieci chilometri.
Alla faccia della rivalità femminile che ci vuole sempre pronte alla volata sul finale. Donne cattivissime!

Una piccola nota di colore al tutto è che mentre racconto l’episodio al principe consorte, mentre ce ne torniamo verso casa, lui ascolta con un lieve sorriso sul volto. Gli descrivo la tipa e le informazioni che ci siamo scambiate durante la gara e mi accorgo che l’ha identificata perfettamente.

Troppo perfettamente.
Ah, però...

Non voglio indagare oltre… ma possibile che…!?!?

venerdì 5 novembre 2010

Mi piace proprio.

Il principe consorte ha una botta di difetti.
Sicuramente è una persona di carattere e che carattere! Tremendo e meraviglioso, a seconda.
A seconda del tempo, che nella sua sicula scuola di pensiero, patisce nonostante la ventennale permanenza nelle nordiche e, secondo lui incivili, lande.
A seconda di come ha dormito, per fare un altro esempio. Può passare una mattinata prima che ti rivolga qualcosa in più di uno sguardo ingrugnato.
E poi è un egoista, egocentrico spaventoso: lui, Lui, LUI solo lui.

Però non perde un’occasione che sia una per regalarmi proprio il libro che desideravo.
Però, zitto zitto, mi aiuta a sbrigare un po’ di faccende noiose.
Cucina in maniera celestiale, riesce a farmi sentire bella solo con una carezza, mi ha dato coraggio e la determinazione per riuscire laddove da sola mi sarei persa e non sto parlando di corse.
Mi ha insegnato tanto: ad essere più serena, a gestirmi meglio, a tenere bene in mente quello che è importante.

Mi sta accanto. Fin dall’inizio mi ha fatto capire che mi sarebbe stato sempre accanto e che nulla sarebbe stato più importante di noi due. Ed è ancora così.
Mantiene le promesse.


Se possiamo parlare di bilanci, potrei dire che è un bilancio positivo, ma preferisco guardarlo, come succede anche quando mi fa’ perdere la pazienza, e ricordarmi di che cosa siamo insieme. In un secondo mi passa la stizza e ho voglia di tenerlo abbracciato o di sorridergli.

Si, si, mi piace proprio.

giovedì 4 novembre 2010

triathlon, il bel sogno

C’è stato un momento in cui, a causa di un piccolo infortunio, ho dovuto ripiegare su bici e nuoto. Si era in giugno, si parla di ormai due anni fa’ e scattò da subito l’idea: perché non darsi al triathlon?!
“Ideona!”, dopotutto io vengo, verrei, insomma... il mio primo amore è stato il nuoto. Non nuoto male, certo, nulla di spettacolare come tempi, ma sto’ a galla con leggiadria e riesco bene anche a farfalla.

Comunque, lasciando perdere le mie velleità natatorie, lo scoglio più arduo si è da subito rivelato la bici: prima di tutto ho una paura folle delle discese, non che dalle mie padanissime parti ce ne siano molte, magari qualche cavalcavia, ma, spostandomi qualche chilometro e venendomi a trovare in collina, il baratro di 150 metri di dislivello, magari sul fondo di ghiaia, mi ha gelato il sangue nelle vene.
Peggio che trovarmi di fronte una tarantola. Zac, manina sul freno e ruote inchiodate. Incollata, peggio che col bostik.
E il principe consorte e l’amico ciclista a guardarmi con compassione... “dai, lasciati andare!”.
Macché. Venite su voi, io di lì non scendo. Peggio che i muli. E son venuti su loro, manubrio in mano e moccolone in bocca. Poverini.
In secondo luogo, ed è strettamente collegato a quanto sopra, ho paura di cadere, divenire investita, di rimanere a piedi per una foratura.
Insomma, bici uguale paranoia completa.
Il mezzo meccanico non incontra.

Con l’acqua va molto meglio. Prima di tutto mi piace, poi mi da’ bellissime sensazioni: mi sentivo leggera come una piuma anche quando ero incinta di otto mesi e mezzo.
Il giorno dopo aver nuotato tre chilometri è nato il Piccolo Principe, ma questa è un’altra storia, che magari racconterò più avanti.

Ecco.Rimane il fatto che per allenarmi dovrei, non so, svegliarmi alle cinque di mattina, saltare in bici e poi correre, oppure andare a nuotare alla sera, dopo aver corso il mattino.
E chi ce la fa’?! Wonder woman, forse.
Ieri sera mi sono addormentata sul divano dopo aver visto KungFu Panda.
Non so se mi spiego.

mercoledì 3 novembre 2010

Farò tesoro

Questo per dire che, durante la gravidanza, sono stata sostituita in ufficio da un tizio che mi pensava scema e sostanzialmente fancazzista e scriveva mail al mondo lavorativo firmandole col mio nome, dimodochè se qualcosa fosse mai andato storto, prego, prendetevela con la tipa.

Faccio presente, vengo rimbalzata, incasso.

Questo per dire che, per le sei ore che trascorro in ufficio produttivamente do’ fastidio al collega, l’idillio del rientro è già finito e non riesco più a tenermelo buono nemmeno con le caramelle aggratis.

Noiaaaaaaaa!

Ora io sono tanto carina dolce e accondiscendente e ho questo complesso che cerco sempre di riuscire simpatica a tutti e sorrido spesso e volentieri.
Ma.
Ma.
Ma questo non vuol dire che non ho un cervello, neh!

Mi girano le palle.
Potentemente.
Potrei decollare.

martedì 2 novembre 2010

dell'opera e altre cosette

Piove da tre giorni, esattamente da quando siamo usciti da teatro sabato sera. Il principe consorte non ha molto gradito la “Maria Stuarda”, ma mi ha sorpreso che si sia trattenuto fino alla fine (quasi) dell’ultimo atto, per uscirsene, tra un gorgoglio e l’altro della soprano, con “Ma chi è il librettista?!”.
Come mormorava anche il pubblico, bella la musica, benché Donizetti non sia il mio preferito, mentre per gli interpreti… beh, ci accontentiamo.
Vabbè, non si può avere tutto, io son più tollerante, dopotutto questi signori han cantato per noi e nemmeno malaccio, sebbene “Elisabetta” si sia mangiata un pezzo della scena sesta, e “Maria” non arrivasse molto in alto con le note.

Lo so, la Madama Butterfly è un’altra cosa: speriamo che il Principe consorte prenda spunto da questa esperienza per organizzare qualcos’altro, oltre alla Mezza Maratona dei Fenici che andremo a fare gennaio. Non che mi lamenti per carità, ci sta benissimo, dopo le feste e le relative mangiate, una bella mezza. Almeno sono motivata a non ingozzarmi di torrone e quant’altro.

Ieri mattina a questo proposito, 15 chilometri di lento sotto la pioggia con la sorella e il Principe consorte son riusciti a farmi maturare una decisione: Firenze la si farà tranquilla, a 5 e 20, e si proverà a fare il tempo a Verona, dove il Principe farà il pacer sulle tre ore e mezza.
Mi appiccicherò ai suoi calzoncini e guai se perdo un passo.

Ridendo e scherzando, questi bei giorni son passati ed ora si ritorna alla normalità: corsa mattutina, ufficio, spesa, piccole noie domestiche: la BMW cigola e bisogna portarla dal meccanico, il tapis roulant cigola pure lui e bisogna richiamare il tecnico.

Ho deciso che l’anno venturo proverò a iscrivermi per il sorteggio dei biglietti del Concerto di Capodanno a Vienna.
Bisogna togliersi qualche soddisfazione nella vita.