venerdì 20 settembre 2013

L'anno dello scatolo

Risuona il corridoio di nastro adesivo che viene steso e staccato (da qualcuno a morsi) a chiudere gli scatoloni. Il trasloco è imminente.
Qualcuno è già partito; martedì toccherà a me e al Muffetta.
Partiremo insieme per arrivare in posti diversi, finalmente divisi, deo gratias!.
Io son praticamente pronta, che l'allenamento a fare gli scatoli ce l'ho da quel dì che ho conosciuto il Principe Consorte: il 20 aprile andavamo a cena insieme per la prima volta e il 20 settembre traslocavamo entrambi dalle nostre casine per prenderne una insieme.
A quel primo ne son seguiti altri due e quindi, casomai, ho da insegnare agli altri (solo in questo caso). E infatti, tutti a copiare i miei scatoli ben imballati, numerati e contrassegnati con nome e destinazione ben visibili.

Ho approfittato della pausa pranzo per nuotare un duemilaecinque ben fatto, con un trecento metri di tecnica e gli ultimi cinquecento metri a stecca, tirata da un baldo marcantonio della squadra master e mi sembra di non aver fatto niente, abituata ad almeno un mezzo chilometrino in più. Almeno.
I master, i signori della velocità. Ah ah.
Comunque sono dell'idea che nuotare con qualcuno che va' più forte sia stimolante.
Questi, presi tutti insieme, sono poco simpatici, ma tutto dipende da come ti poni, che magari un sorriso in più fa' miracoli.

Anche il Principe consorte ultimamente sorride di più, il che, neanche a dirlo, mi rende felicissima, al settimo cielo.
Oggi, per l'appunto, festeggiamo cinque anni e cinque mesi di vita insieme, che quel primo appuntamento è stata anche l'ultima notte della mia vita che ho dormito da single.
A dire il vero è una condizione che non mi manca. 

L'indipendenza è indispensabile e blablablabla, ma poi alla fine stare con qualcuno è bello.
E' bello arrivare a casa e trovare la cena pronta e Ico sul divano che guarda Peppa Pig.
E' bello ricevere una carezza prima di dormire, vedersi aggiungere una merendina o un frutto alla borsetta della pausa pranzo, sapere che qualcuno ti pensa, si preoccupa per te, ti dice di non andare in giro col tettuccio abbassato perché ora, proprio ora, non puoi permetterti di prendere il raffreddore.
Se sono molto felice, gara o non gara, lavoro o non lavoro, cazzi e mazzi e buffi permettendo, è merito suo.
Auguri. 


mercoledì 18 settembre 2013

Oggi si nuota

La piscina più prossima all’ufficio ha riaperto e per ora, fino a che non si ridefiniranno i nuovi orari di servizio, posso approfittare delle due ore di pausa per nuotare. È una strana sensazione rientrare in quella piscina, in quegli spogliatoi. È una strana sensazione assistere dalla mia corsia all’ingresso degli altri che poi regolarmente escono prima di me, mentre io nuoto, nuoto, nuoto.
Nuoto senza pause.
O almeno, senza frivolezze.
Non rimango appesa al bordo due minuti per il recupero, non mi concedo chiacchere.
Al massimo mi fermo 10 secondi per cambiare palette e prendere il pull boy.
E nuoto, avanti e indietro come un cricetino folle sulla sua ruota, accumulando vasche e metri: l’ultimo allenamento, lunedì, è stato di un’ora e dieci e 3.500  3.300 metri, senza mai forzare troppo. Soltanto un po’ più di gambe gli ultimi 500 metri.
Alcuni, dalle corsie accanto, mi osservano e chissà cosa pensano nel vedermi girare senza soste.

Io mi ricordo distintamente di aver visto un ragazzo nuotare così, in quella stessa piscina, sarà stato nel 2005, mentre io mi allenavo per le mie garette master di nuoto, quelle dei 100 metri stile, 50 metri dorso, 100 metri misti; quelle che pativo e che ho odiato fino alla nausea. L’ho visto e ho chiesto cosa stesse facendo.
“Ah, quello. Quello è un pazzo. Fa’ gli ironman”. 

Ed è stata una rivelazione perché nella mia totale ignoranza sportiva comunque lo avevo intuito cosa fosse un ironman. E già, seppur totalmente digiuna di bici e principiante nella corsa, lo desideravo. Forse, ho cominciato lì, vedendo Carlo nuotare avanti e indietro senza requie, come in preda ad una sua personalissima ossessione.
Perché forse di questo si tratta, in fondo.
Carlo, per la cronaca, è ancora lì che nuota. Io non gli ho mai rivolto la parola e lui nemmeno, anche se da come mi guarda ho capito che ha capito.

Oggi si nuota.

giovedì 12 settembre 2013

Comunicazione interna

Non è ancora ufficiale, ma non è nemmeno ufficioso.
Insomma, è la realtà e bisogna adeguarsi: se n'è parlato tanto già dalla scorsa primavera e abbiamo aspettato, atteso, sentito circolare voci in corridoio più o meno attendibili fino a stamattina quando all'improvviso, ma mica poi tanto, è arrivata la comunicazione interna.

L'azienda si sposta e nello spostarsi si fa' un po' di pulizia, di ricollocamento, di assegnazione a reparti diversi. Si cambia.
E cambiamenti ci saranno anche per la sottoscritta, cui è stato assegnato un altro responsabile, che per inciso non ho mai visto.
Martedì prossimo lo vedrò e cercherò di capire anche cosa rimarrà del mio lavoro, delle mie mansione e in che cosa consiste, per me, il cambiamento.
Se mi è andata male oppure bene.
Ma il cambiamento in sé non mi spaventa, anche se mi spiace perdere persone con cui ho collaborato bene e volentieri.
Ma questo è l'anno per antonomasia del cambiamento. 
Questo è stato l'anno dei terremoti emotivi: mi sono ritrovata senza più famiglia, senza casa, mi sono data da fare, mi sono adattata.
Sarà così anche stavolta.

E il 26 invece, a trasloco dell'ufficio fatto, si parte per l'Elba.

Dopodiché mi riterrò libera da ogni impegno e mi dedicherò un po' al mio Ico.
Mai più preparazione per gare così lunghe e impegnative.
Mai più litigate per chi può uscire ad allenarsi e chi no e recriminazioni su orari sforati.
Un'oretta al giorno di fitness potrebbe proprio bastare.

Anche se c'è una maratona a dicembre che...

Ecco, volevo parlare per una volta di cose serie e invece.. parlo solo e sempre di sport.
Altro che cambiamento.



lunedì 9 settembre 2013

Lady Mergozzo (e scusate se è poco)

 Avrei dovuto guardarle, le previsioni meteo, prima di partire perché se le avessi guardate, avrei capito e magari mi sarei evitata il nubifragio, il diluvio, l’uragano, la bufera.
O forse no.
Ma se l’avessi guardate e avessi rinunciato, ora non sarei qui a scrivere del mio personal best; prevedibilissimo, perché il percorso gara è molto scorrevole, ma comunque ben meritato perché l’acqua che ci siam presi (che mi son presa) avrebbe potuto scongiurare la siccità in Africa per i prossimi 30 anni.

Che la frazione in acqua sia bagnata è lapalissiano perciò la spruzzatina di pioggia proprio prima della partenza non mi fa’ danno. Parto come sempre un po’ agitata, ma col pensiero, rassicurante, di nuotare tranquilla con la mia batteria only women e qualche staffettista. Partiamo dieci minuti dopo gli omaccioni e, fatte salve le prime bracciate, pedate, spinte, poi mi ritrovo a sguazzare come una paperella. Serena.
L’acqua è bellissima, il lago è calmo, non mi sposto neanche di una virgola al pensiero dell’”uscita all’australiana” con tuffo dalla banchina già visto al mio primo olimpico a Caldaro l’anno scorso e oggi sono a mio agio: mi tuffo di testa come se non facessi nient’altro nella vita.
Credo sia venuto anche benino perché sento degli applausi.
La pratica acqua me la sbrigo, in relativa serenità, in 39 minuti, dopodiché salgo fino alla zona cambio (ma dove l’han cacciata??!!) e mi preparo per la bici.

Parto con lo smanicato antivento e faccio bene (o se faccio bene!! Faccio benissimo!!) e dopo 8 chilometri, quando comincio a sentirmi a mio agio e tranquilla, cercando di studiare il tracciato, si aprono le cataratte del cielo. Mai vista (presa) tanta acqua in vita mia.
‘Sti cazzi, penso, cerco di non planare in qualche pozzanghera, ché ormai la strada è allagata.
Al giro di boa,
22 chilometri e rotti, smette di piovere. Sono fradicia ma non ho freddo. Ritorno controvento, giro di boa, saluto Ico che tiene per mano la Cris (masochista la Cris, che si è sorbita tutta la gara, Ico e pure il Principe consorte), pedalo lieta lieta per due chilometri e olè..!!Giù di nuovo a catinelle..
Finisco la mia frazione di bici in 3:06, il mio personal best sulla distanza, completamente bagnata e con le palle un po’ in giostra (la mia capacità di soffrire sta andando a farsi benedire, temo..).

Sosta in zona cambio per togliersi i pantaloncini zuppi che ora pesano un chilo e parto per la corsa, con le scarpe e le calze bagnatissime ma non ho i ricambi.
Parto subito forte (per i miei standard, non ridete!!).
Non so perché ma per i primi due chilometri le gambe non ne vogliono sapere di andare sopra i 4’40’’. Sto bene, quindi vado, dopodiché mi assesto su un confortevole 5 al chilometro, fermandomi ai ristori.
Sono stanca ma corro e recupero, come sempre, qualche posizione. Al terzo e ultimo giro, quando già penso di averla scampata, comincia il diluvio universale.
Scordatevi tutto quello che ho detto sulla pioggia prima.
Questo è tre volte peggio. Pioggia fredda, violenta, forte.
In tre secondi sono di nuovo fradicia, anche se ormai mi sono praticamente dimenticata cosa vuol dire essere asciutta.
Amen. Tanto mi tocca tornare verso Mergozzo comunque.
L’idea di fermarmi ai ristori ora non mi sfiora neanche: sempre al mio ritmo di 5 al chilometro mi completo la mezza (era anche un po’ più lunga, secondo il mio GPS) e vado al traguardo dove, dopo 5 ore e 40 dalla partenza, ricevo gli applausi dei presenti.
Regalo un bel sorriso a tutti e vado a recuperare figlio, marito e la mia amica  Cris, compagna di studi del liceo che abita nelle vicinanze e che mi ospita a casa sua per una doccia calda e un te’.
Sono in piena crisi ipoglicemica, piegata in due, stordita e anche un po’ confusa.
Non so neanche che tempo ho fatto, ma sono contenta di aver finito.
Non so cosa combinerò all’Elba ma io parto.
Io intanto parto e da qualche parte arriverò.

E se non arrivo, venitemi a cercare, allertate la protezione civile, chiamate i pompieri.. Insomma, fate qualcosa.
Capito, Luì!? 

mercoledì 4 settembre 2013

106

Che poi sarà (è, di fatto) il numero del mio pettorale.
Inutile dire che sono in loop sull'argomento come un disco rotto: pigliatemi così, non ci posso fare niente.
Addirittura, ieri mattina, correndo prima dell'alba, sono riuscita ad intravvedere sul marciapiede una macchia a forma di... Isola d'Elba. E ad ogni giro (ne faccio sei) mi sembrava sempre più somigliante.
Ironia della sorte o semplice rincoglionimento mattutino delle 05:20?!
Rimango col dubbio e casomai, durante l'allenamento di domani sera, verificherò.
E Vi farò sapere, non temiate!!
Ah ah.

Ora come non mai mi rendo conto della follia che ho fatto. Ma come ho potuto anche soltanto immaginare di potercela fare, ad allenarmi, intendo...? Con un trasloco ad aprile e pure il trasloco di ufficio che avverrà, forse, voci di corridoio sussurrano senza conferme ufficiali, al 20 di settembre. Nove giorni prima della Gara! 
Ci mancava pure questa.

Manco a farlo apposta, oggi ho approfittato della pausa pranzo per nuotare nell'unica piscina aperta nel raggio di 20 chilometri dal mio posto di lavoro.
Ce ne sono tre: due chiuse (per ferieeeeeeee???!!!) e una aperta (ma ha aumentato il costo dell'ingresso e l'abbonamento non conviene). Evviva.

Manco a farlo apposta, esco dall'ufficio 10 minuti prima per schizzare in piscina e nuotare un po' di più, arrivo al bureau, alla reception quel che l'è, e trovo la tipetta (simpatica come il famoso dito nel.) che sta completando l'iscrizione della scuola nuoto.
Vabbè, mi conosci. Sai cosa voglio. Voglio nuotare (come un drogato vuole la sua dose, temo).

Fa' finta di non vedermi come un sorrisetto scemo e mentre si forma la fila dietro di me, trattengo le bestemmie mila e mila cose che vorrei dirle a lei mentre chiede alla signora anche i dati anagrafici dei trisavoli.

Dopo 15 minuti di attesa che nemmeno alla stazione centrale di Bologna all'ora di punta, finalmente entro, furente, con un Vaf. liberatorio che mi aleggia sulle labbra ed un'espressione da Erinni che spaventa persino il bagnino, che vorrebbe dirmi di fare la doccia prima di entrare, ma non ci prova neanche.
Scappa, abbandonando la vasca e io mi rendo conto che in piscina non c'è nessuno che nuota: ecco perché chiudono le piscine, cazzo!!
Mentre i centri commerciali spuntano come funghi e sono sempre pieni.


Che postaccio fituso!!













lunedì 2 settembre 2013

September

Abbiamo dato prova di coraggio, di sopportazione, di capacità di resilienza, resistenza, tenacia e non sto parlando di un "noi" come coppia, sto parlando proprio di me, al plurale majestatis, perchè me lo merito, cazzo.
Me lo merito tutto, come se fosse la coroncina di Miss Italia.

Ho sopportato gente che mi girava per l'appartamento in preda a crisi di schizofrenia preparandosi lo zaino e le borse da lasciare al rifugio, scarpe da trail infangate dappertutto, crisi di scoramento, crisi di rincoglionimento, sono stata ignorata, dimenticata al supermercato, vessata, e, non ultimo, rimbambita dalla paura del saperli in giro per le montagne di notte, con la fretta di arrivare al cancello per continuare l'avventura e morti di sonno, di fame, di stanchezza, infreddoliti dalla pioggia inclemente.

Con questo credo che non ci sia niente di eroico, eh.
Vanno in montagna a correre e son cazzi loro: non li obbliga nessuno e manco partono per la guerra.
Però, li rispetto.

Comunque, dopo un po', non li sopportavo più, così come non reggo tanto bene all'idea di essere messa da parte. 
Nessuno che ti dica beh senti, se vuoi nuotare un'ora vai tranquilla. Macchè..!
Piuttosto andiamo tutti a sorbirci per la terza volta il salone dell'Ultra Trail che dopo un po' ti viene il rigetto da zainetto tecnico e vedi i copriguanti Raidlight volteggiare come farfalle.
Così appunto ribadisco che sono stata splendida, anche se lo splendore si è un pelino appannato quando Ico ha pensato bene di piantarci lì in asso (al suddetto salone dell'Ultra Trail) per andare a giocare al parco giochi senza dirci niente. Ecco.
Lì ho dato un attimo fuori. Crisi isterica in piena regola. 

Venendo a me, non ho nuotato per tre settimane e non ho pedalato per tre settimane.
In compenso ho corso tutti i giorni per 15/20 chilometri e l'ultimo lungo, fatto sabato, 30 chilometri di sentiero con dislivello, dicono che sto bene.
Sono pronta per il Passatore, cazzo, peccato sia il prossimo anno.
Sono pronta per la Pistoia-Abetone.
Ma non so se sono pronta per l'ironman.
Però questo è quello che ho potuto fare. E pazienza: è andata così. 
Tanto ho deciso che col triathlon smetto.
Il prossimo anno, però.