giovedì 31 gennaio 2013

Ossessioni

Ieri sera mi sono soffermata sulle Invasioni barbariche, perchè alla fine la Bignardi ha anche una faccia simpatica, non troppo (fintamente) bella e intelligente (non per finta), cosicché anche sentire Severgnini non era poi (più) tanto noioso.
Nel giro di dieci minuti mi sono dovuta ricredere, che quando uno se ne esce, parlando di ossessioni, ad elencare quali modelli di uomini ossessionati: "podisti, ciclisti e gourmet!" e se la ride di gusto, incoraggiando le mogli a farsi beffe del marito, mah.. a me cascano un po' le braccia.

Ridiamo pure del risibile, ma non rendiamolo inutilmente ridicolo. Penso.
Che male ci sarebbe in un paese di podisti, ciclisti e gourmet?! Doping a parte, occhei... ma questo è un altro discorso.
Che male ci sarebbe?
No perchè l'ossessione può anche essere stare attaccati allo smartphone, I-phone, di turno, a googolare, a twittare, a postare, a taggare. Ecco, io ce la vedo più lì, l'ossessione.
Io l'ossessione ce la vedo in chi deve arrivare a tutti i costi, in chi non ha mai le energie per fare nient'altro che premere un tasto, in chi briga, triga, in chi deve apparire, più che essere, vivere, esserci.
E vedo farsi strada un'altra ossessione: quella di chi deve tirare a campare la vita.
Con questo sapore amaro in bocca, perchè non mi sento ossessionata da nulla, se non dalle mie vicende personali, sento sbuffare l'ossessionato sul divano accanto a me.
"Cambio?" mi dice.
"Ma no.." faccio io, piena di fiducia.
Ma, in men che non si dica, compare la Luna, quella Luna che porta un cognome che è tutto un programma, che le garantisce un discreto posticino nell'olimpo dei privilegiati e viene a raccontarci del suo tirocinio in America a far fotocopie.
Eh, si dev'essere stata davvero grama la vita...!

PS.: oggi ho nuotato, da brava ossessionata quale sono.
Tre chilometri in pausa pranzo, con tutto un gruppo di ossessionati marcantoni che oggi, chissà perchè, mi stanno già più simpatici. 



mercoledì 30 gennaio 2013

Misteri della genetica



Misteri della genetica.. pensavo ieri sera, spaparanzata nel letto, mentre Ico sfogliava il “Meraviglioso libro sulla Terra” che non è nemmeno per un libro per bambini, ma piuttosto un bel libro illustrato con rudimenti di scienza naturale, curiosità e spunti di riflessione sul mondo del passato e di oggi.
Manco a dirlo, è il suo libro preferito. Se può scegliere come finire la giornata, tra il libro, una fiaba, le sue foto (si, gli piace tantissimo rivedersi in foto; è un narcisista), o una “cantatina” (dove “mamma, canta!” è la parola d’ordine), lui sceglie il libro.
La cosa più buffa, quella che mi diverte e nello stesso tempo m’inquieta, è che prima di accomodarsi, afferra uno dei tre cuscini di suo padre e se lo sistema sullo stomaco, esattamente nello stesso punto dove se lo sistema il Principe consorte.
Dopodiché sospira beatamente soddisfatto e procede nella “lettura” del testo con “Oooohhh!” ammirativi di fronte alle fotografie.
Bella lì, direte voi. L’avrà visto fare. E invece no…

Perché Ico nel letto con i suoi genitori ci avrà passato, si e no, quindici minuti quando aveva venti giorni di vita, poi abbiamo deciso che non era cosa e così, lettino forever nella sua stanza, con somma gioia e gaudio di tutti (e tre).
L’unico momento in cui gli è concesso l’accesso al sancta sanctorum è la sera prima della nanna, che però va a fare molto volentieri nel suo lettino.

In questo, come in molti altri atteggiamenti, manco a dirlo l’amore sviscerato per la cucina e per tutti gli annessi e connessi (apparecchia il tavolo da pranzo con più competenza di me), l’ordine in cui tiene i suoi giocattoli (li ritira tutte le sere, senza che ci sia bisogno di dirglielo), è indubbiamente figlio di suo padre senza tema di smentita…  Altro che prova del DNA…!

Così mi ritrovo stupefatta di fronte al fatto che per carnevale mio figlio non ne voglia sapere di mascherarsi. Non gli interessa proprio... e davanti ai suoi piccoli compagni di scuola esprime lo stesso superbo disinteresse allo stesso modo in cui lo esprime il padre, tirando su un pochino il mento.
Poco ci manca che faccia tzè, alla siciliana. Ma chissà, col tempo.. 

lunedì 28 gennaio 2013

great expectations

Ieri ho avuto occasione di correre una delle più brutte mezze maratone della mia storia podistica. E non ne ho corse poche, sia chiaro.
In un contesto che avrebbe potuto promettere belle cose (Liguria, mare e lungomare), ci siamo ritrovati ad arrancare nella strada (aperta al traffico) sotto la massicciata della ferrovia (del mare, neanche l'odore), a combattere con un numero non pervenuto (ma erano tanti) di ponticelli che, al primo alzi le spalle e vai su, all'ultimo (ventunesimo chilometro, ma siete bastardi dentro..!) ti sei veramente scaramellata lo scaramellabile, che se avessi voluto fare del dislivello sarei andata a correre in collina, no?! No.
Il tutto condito da: due ristori messi a casaccio (uno al settimo, uno al diciassettesimo?), riforniti alla ligure (acqua!), dove mancava poco di doversi riempire il bicchiere da soli, in un percorso di andata-ritorno-andata, drammaticamente noioso, solitario, coi podisti dallo sguardo perso nel vuoto, che non sapevano più se tenere la destra o la sinistra. 
Insomma, un casino!

Avrei voluto tenere una media di 4'40'', ma un po' che non sto facendo niente di veramente veloce da prima della maratona di Torino, un po' che la noia l'ha fatta da padrona, ho chiuso ad una media di 4'43'', staccando negli ultimi quattro chilometri un simpatico triatleta che mi ha "accompagnata" dall'ottavo in poi. All'ultimo giro di boa (ci mancavano giusto quelli; che son la roba che odio di più in una gara di triathlon.. pensa un po'..) l'ho visto molto indietro e un po' affaticato. 
Ma in effetti il percorso non era dei più invitanti e scorrevoli.
Messi in saccoccia anche questi 21 km un po' più allegri del solito, chiusi comunque con un ritardo di due minuti dal PB, aggiunti ai 4.200 metri nuotati sabato, mi ritrovo a pensare ad altre situazioni non proprio ottimali.

Non mi sono fatta mai tanti problemi ma ultimamente il mio lavoro mi pesa. 
Mi annoio.
E' triste pensare di trascorrere otto ore al giorno a fare qualcosa che non ti piace (più).
Non è tanto il lavoro ad essere cambiato, quanto le persone e le condizioni.
C'è più intransigenza, c'è fastidio generalizzato, più stress del solito e pessimismo cosmico e ogni richiesta, più o meno ufficiosa, viene respinta in malo modo..
Part time?! E quando mai?! (cos'è 'sta parolaccia? come osi solo non pronunciarla, ma anche pensarla!).
Qui non si fa', non usa, non lo chiedere neanche e non rompere i coglioni coi tuoi diritti (che non ne hai)..

Cambiare sarebbe bello, ma, coi chiari di luna che ci sono... è un rischio che non so se son disposta a correre. Si tiene duro, come al diciassettesimo chilometro di una gara non bella che non allieta l'anima né le gambe.
Ma si tiene duro, si cerca di perdere il meno possibile, si soffre un po' e si torna a casa con un risultato comunque discreto.


giovedì 24 gennaio 2013

Buon umore


Sono di nuovo di buon umore: è uscito anche il sole, visto che oggi nuoto non me  ne dovrebbe fregare niente, ma un po’ di sole fa’ sempre piacere, che qui sembra di stare in pieno inverno artico, dove il sole da novembre a marzo non sai nemmeno più com’è fatto.

Dicevo sono di buon umore, anche se stamattina alle 05.30 mi sono svegliata con la tosse e ho tentato il suicidio con una pastiglia di Borocillina che mi è andata di traverso e dalla trachea è finita direttamente nello stomaco, senza neanche passare in bocca.
Risultato: uno stomaco fresco e la gola in fiamme e ... peccato che fosse l’ultima pastiglia.

Sono di buon umore perché stamattina il Principe consorte si è alzato molto prima del solito, si è preparato per correre, ci ha caricati in macchina e ha accompagnato me e Ico alle rispettive destinazioni ed è stato un po’ come farsi una scampagnata. Un tocco d’insolito che mi ricorda cosa fa’ lui per me ogni giorno, con gratitudine.
Lui che cucina manicaretti light, che va’ a prendere Ico all’asilo, che fa’ la spesa, che mi scarrozza per voglia più che per vera necessità.
Che mi aspetta a casa. Che quando mi scappa una lacrima me l’asciuga con un tocco del pollice e mi dice di stare tranquilla.

Penso alle cose belle che ho, a Ico che il mattino ha sonno e fa’ i capricci, poi si pente e mi chiede: “ sei Rabbiata?” con quel sorriso dolce che ha in tutte le foto da 0 anni ad oggi. Poi, tanto per non sbagliare, mi chiede la “pasta con le gongole” anche se sono le sette e un quarto del mattino.

Sono di buon umore, perché lunedì in pausa pranzo, abbiamo incontrato la Bozzola e sua madre. Ci siamo guardate, ci siamo avvicinate e presentate da sole, senza che lui mettesse becco.
Ci siamo strette la mano e ci siamo scambiate un sorriso e, mentre io dicevo alla Bozzola di non farsi i capelli viola dal parrucchiere, ho pensato che non sono gelosa di questa donna (bella) che è stata la sua compagna prima (molto prima) di me.
È storia antica ed io sono storia contemporanea.
Non sono gelosa e mi sta pure simpatica.
Sempre detto che sono strana.

martedì 22 gennaio 2013

Marcantonio


Un po' mi mancavano gli allenamenti in piscina... 
Mi mancava quell'odore di cloro che ti si attacca addosso anche se stai per cinque minuti sotto lo doccia bollente, una volta finito l'allenamento.
Ti scortichi la pelle, ti strofini col bagnoschiuma più persistente e profumato che hai, ma l'odore del cloro resta.
Mi mancava mettere cuffia e occhialini, in bilico su un piede solo, perché intanto nell'altro sto infilando il costume che finirò di far scorrere fino alla vita con un complicato ancheggio, che neanche una provetta danzatrice del ventre padroneggia con la mia consumata abilità.
Vabbè, si. Sto esagerando un po'... ma vero è che la velocità di base nello svestirsi-rivestirsi (no, non pensate a quello!) non l'ho mai persa, dato che non ho mai avuto occasione di fare le cose con calma.
Sono sempre in modalità "forsennata".
Forse è per quello che mi da' un po' fastidio condividere la corsia con qualcuno, avvenimento che non capitava sovente, soprattutto quando gli allenamenti duravano poco più di quaranta minuti. Ma si sa', allungando i chilometri nuotati, si allunga anche il tempo, in maniera per me quasi esponenziale, cosicché è difficile rimanere sola nella corsia per un'ora intera, un'ora e mezza intera, il sabato.
Ora, sappiate che io ho una tolleranza quasi infinita, appartenendo a quella categoria di persone che si controllano, restano calme, glissano con un sorriso ma poi quando gli hai scaramellato per bene le palle, sbroccano, te le cantano e te le suonano.
Questa brutta accozzaglia di luoghi comuni per introdurre il discorso: oggi in corsia mi ha raggiunto Marcantonio.
Con tutte le altre cinque corsie con dentro una persona di sesso maschile, Marcantonio ovviamente sceglie di accomodarsi nella mia. Per prima cosa, sono tentata di dirgli che ho qualche raro virus infettivo e di starmi alla larga, ma lo so, lo so, lo so... non è carino!
Così, mentre lui saltella a bordo vasca ciondolando le braccia e facendo girare le spalle a mo' di pala eolica, finisco rassegnata il mio primo chilometro e attacco la serie dei 200 con le palette nella speranza di mettergli un po' di paura: anche se sono formato mignon una palettata sul muso fa' sempre male.
Marcantonio non si accontenta di entrare, no. Lui deve fare un tuffo eclatante per aprire l'acqua come Mosè con Mar Rosso. Una panciata e via, me lo ritrovo già dietro che i primi 50 metri ci da’ dentro come se fosse questione di vita o di morte, per poi anfanare al bordo per almeno mezzo minuto.
Inquadro il personaggio. Non appena sto per arrivare parte. Piano. Ma così piano che neanche una tartaruga caretta caretta quando va’ a deporre le uova. 
Pianissimo..
Tanto piano che io dietro con palette e pull boy gli do’ una spintarella così, un po’ per gioco, un po’ seriamente come a dire hey, bello, vedi di regolarti. Niente. Messaggio non pervenuto, anzi, vira, con una capriola lenta e morbida, e invece di passare a destra, rischiamo di fare un frontale.
Che stordito, 'sto Marcantonio!
Vabbè, non avrà capito, mi lascerà passare là in fondo e giù un’altra toccatina ai piedi.
Marcantonio, lì davanti, si dev'essere imbestialito perché comincia a scalciare con rinnovato vigore coi piedi, malgrado il pull boy che tiene stretto tra le gambe.
Lo lascio virare e lo passo. Quattro bracciate e via. Adesso stai dietro tu, penso.
Avanti così, bene o male, finché Marcantonio non pensa bene di fare un po’ di tavoletta. 
Eh eh, mancava giusto quella, per rallentare ulteriormente il traffico!
Giustamente, mentre io arrivo per fare il mio 25 forte, lui deve anticiparmi di quei 15 secondi per partire con la tavola e le gambe a manetta che sembra un battello a vapore del 1800 sul Mississippi.
Lo
sorpasso sempre a metà vasca e, sempre a metà vasca, con un gesto di stizza lui gira la testa dall’altra parte.
Guarda che, casomai, sei tu che dai fastidio a me, cocco!
Dulcis in fundo, si mette sulla schiena a fare gambe rana mentre io rifletto sulla differenza di allenamento.
Ma che cosa sta preparando Marcantonio?! Son quasi tentata di chiederlo.
La corsa coi sacchi?! Fa' pallanuoto, pallavvelenata, pallamano?!
Cosa fa' Marcantonio per divertirsi?!
Vorrei tanto saperlo ma rimango nella mia ignoranza, e me la ridacchio un po'..
Ai miei 2.800 metri esce. 

Evvai! Peccato che ho quasi finito... 
Avessi tempo, per festeggiare mi farei un cinquecento sciolto, così.. per rilassarmi un po’.
Bye bye, Marcantonio!

lunedì 21 gennaio 2013

Normale amministrazione

Ho nuotato e ho corso.
Di più non si può dire, che siam rimasti comunque tappati in casa con Ico e la sua febbre a 38, che poi magicamente il lunedì mattina sparisce.
Ma dicevo, ho nuotato.
Sabato ho fatto un allenamento di 4 chilometri, senza pensieri. Incurante del raffreddore, del mal di gola, che se aspetto che mi passino, per combinar qualcosa, è primavera.
Nel costumino nuovo rosso, palette, pull boy e buona volontà, in un'ora e mezza ho completato la distanza. Avendo inserito anche molta tecnica, il tempo finale non mi deve dire niente, se non che quel 3.800 lo posso fare. Con la muta, in mare, poi.. non è niente di impossibile.
E già mi sento (un filino) rassicurata.

Domenica mattina una copiosa nevicata mi ha costretto ad un'andatura prudente.
Rispolverate le scarpe da trail running, svegliato il Principe consorte ad un'ora crudele e insolita per lui siam partiti sotto i fiocchi di neve che scendevano copiosi.
Solo noi sull'asfalto bianco, con dieci centimetri buoni di bianco mantello, e un pandino rovesciato a ruote in su nel fosso.

Un momento di pausa, giusto per accertarsi che non ci fosse più nessuno a bordo (che io di notte, voglio dormire con la coscienza a posto), e poi via.. Neve fino alle caviglie e fatica fino a dove gli spazzaneve son già passati. Ora si corre meglio, senza dover alzare le ginocchia sotto il mento, perlomeno.
Scambio qualche commento col mio gentile consorte, ma per lo più corriamo in silenzio, vicini, in una simbiosi e un'armonia che nel quotidiano è difficile raggiungere.

15 chilometri che riusciamo a fare pure in progressione. Le gambe sono stanche, ho pure una vescica al piede, ma alla fine, come sempre, dopo la mia iniezione di endorfine, sono contenta e un poco euforica.
Siamo stati bravi e per festeggiare oggi, il nostro anniversario privatissimo, preparo anche una crostata alle arance che mi riesce bene.
Tutto sommato non è andata neanche malissimo, dai...


mercoledì 16 gennaio 2013

Beata innocenza

No, perchè io non mi capacito di un sacco di cose!

Principalmente a come si fa' a credere che, da qualche parte in questa amena provincia, ci sia una struttura (una ludoteca, un baby parking) dove lasciare tranquillamente un bimbo di tre anni per chessò, due o tre orette il sabato mattina.

Il Principe consorte era profondamente convinto di questo, ma lui viene da fuori, si sa.
"Ci deve essere!" esclama ieratico una bella mattina di tre settimane fa'. 
"Mmmmmmmmm" mugolo io dubitativamente, pensando "Col cavolo".
E infatti, che non mi si dica che voglio aver per forza ragione a tutti i costi, ma a conti fatti, chiama di quà, scrivi di là, tutte le "strutture" private e non, lavorano solo in settimana, che il fine settimana i figli te li devi sciroppare tu (non ci sono cazzi!) oppure i nonni (ma se non ci sono 'sti nonni, uno che fa'?).
Così è, se vi piace e soprattutto anche se non vi piace...e quindi la sottoscritta sta cercando disperatamente una tata che non sia anche una potenziale rapitrice (ma chi avrebbe il coraggio di rapirselo, il mio Ico?!), rapinatrice (cioè, se rapina le banche, cazzi suoi, ma casa mia meglio che non tocchi nemmeno le forchette di tutti i giorni che il Principe consorte le ha numerate) et cetera, et cetera ... 
Vi anticipo subito che è più facile trovare una massaggiatrice. Di quelle ce ne sono quante volete.
Ma baby sitter... ecco, sembra che non vada proprio per la maggiore.
Vedremo.


In secondo luogo, non mi capacito di come si possa credere che qualcuno, miracolosamente salvo dal cancro (!), possa vincere 7 volte di seguito il Tour de France senza essersi calato/iniettato/sniffato l'impossibile e qualcosa di più.
Eddai...! Allora Babbo Natale esiste!

Con tutto che a me non sta nemmeno antipatico, il texano dagli occhi di ghiaccio, e poi è stata una fantastica icona della lotta contro il cancro bastardo. 
E' stata la bandiera della speranza e della possibilità di farcela, del ritorno alla vita, della seconda chance. 
E uno scivolone sulla buccia di banana come questo.... Sono anni che conti balle, vai avanti a mentire, stai zitto e giura che non hai mai usato il doping...! 
Che poi... ma sdoganatelo, 'sto doping, così sta all'atleta scegliere se prenderlo o no, però almeno togliamo le cosiddette fette di salame dagli occhi e ciascuno va' incontro a ciò che si merita (a testa alta?).





lunedì 14 gennaio 2013

criticità

Sono qui al freddo e al gelo, calorifero spento che il Muffetta sennò suda (troppo) e il silenzio in ufficio è rotto soltanto dal suo sibilare respiratorio (deve avere un po' di adenoidi oltreché la pressione alta) che lo fa' assomigliare a Dart Fener ed io non so se piangere o ridere.
Che sopportazione, comunque..!
Sono sopravvissuta alla prima settimana di remise en forme senza troppi problemi.. 
Avevo il timore di farmi male la spalla caricando un po' di più nel nuoto (manco a dirlo, prima nuotavo al massimo 2.200/2.500 metri), cui ora ho aggiunto un bel mille metri generoso. Invece no.
La spalla regge bene.
Alternare nuoto a corsa poi alleggerisce molto la fatica di doversi sciroppare ogni giorno lo stesso percorso di running e, psicologicamente, aiuta.
Sabato ho fatto il mio prima 3.500 in acqua con buone sensazioni e domenica un 15 chilometri sciolto, che pur partito un po' sottotono, poi mi ha vista più brillante alla fine.
Muffetta non le sa fare tutte queste cose.. e soprattutto non si rende conto che, non facendole non arriva a conoscersi e che a parte tutto si sta trasformando in una poltroncina sofà non reclinabile, che è rigido come un pezzo di legno. 

Vabbuò, fosse simpatico lo perdonerei, ma così... 
Come non perdono al mio vicino di corsia che mi ha dato la solita manata in fronte, prontamente restituita con manina armata di paletta. Le piscine (e le palestre) sono davvero il ricettacolo di gente buffa che si crede sportiva.
Come dite? Anche io? :D
No. Non credo proprio.

giovedì 10 gennaio 2013

Indoor è meglio… o forse no??!

"Piove stamattina, o forse no. Nevica...
Il fatto è che il parabrezza della macchinina gelato è un segnale importante: non sarà bello uscire per l’allenamento di bici che avevo previsto.
Tempo per la bici ne ho talmente poco, che mi spiace rimandare, dato che comunque si tratta di rimandare a… beh, a marzo!!
Ma il problema non sussiste, per il triatleta, con l’allenamento indoor.
Si può correre, pedalare e nuotare sempre, a qualsiasi ora (beh, orari del centro sportivo permettendo, ovvio..!) e con qualsiasi tempo (posto che ci si arrivi, con forti nevicate e raffiche di vento da uragano, magari anche no, meglio desistere).
Perfetto, allora si parte. Sgelata la macchinina, sacca nel baule, anzi no, sul sedile anteriore che pure la serratura del baule si è ghiacciata, son pronta. Destinazione palestra, col borsone pieno di attrezzi.
Non si sa mai.
Meglio non fidarsi, magari la piscina è chiusa, allora corro, magari le bici sono in manutenzione, allora nuoto. Pronta a tutto, come Rambo!
Luci e colori, un caldo tropicale e un fracasso che si potrebbe definire lontanamente musica mi assalgono al mio ingresso.
Ma io, che ho sfidato le colline di Pescara in bici, mica mi spavento e in poco più di cinque minuti son pronta per la bici.
Anche altri insieme a me, però, e son tanti... Infatti dopo venti minuti di pedalata forsennata l’istruttore viene a vedere perché non scendo dalla sua benamata bike.
“Mi sto allenando” gli spiego col fiatone dell’ennesima ripetuta fuori sella.
“Eh, ma qui c’è una fila di gente che ha bisogno della bici”. Dietro di me, una coda di cinque persone. Ma tutti qui, dovete venire a rompere i maroni?!
Evabbè, facciamo buon viso a cattivo gioco e simuliamo un combinato, che tanto per una buona mezz’oretta in sella son riuscita a starci. Come inizio, va benone, mi convinco.
Col body da tri grondante di sudore (l’ambiente palestra simula un allenamento a Lanzarote, ma senza gli effetti benefici del vento) mi fiondo sull’ultimo tapis disponibile. C’è un tizio che si aggira lì accanto, in maglietta della squadra di calcio del cuore e calzoncini da basket, che lo osserva come si osserva un animale esotico. Ogni tanto lo tocca, come a sincerarsi che sia proprio vero.
Con una spallata maldestra lo allontano e salgo sopra al “tapiru”.
“Ehi” mi apostrofa “c’ero prima io!!”.
Borbotto qualcosa in una lingua che potrebbe essere sanscrito antico o magari russo moderno.
“Ah, ok... Ok, ho capito…” si arrende e mi lascia salire, ma non cessa di osservarmi. Salgo e accendo il maledetto affare che mi parte da sotto i piedi con un’accellerazione di 8 G e mi sembra di stare un su MIG che decolla… Il tipo si allontana impaurito, non sia mai che gli volo addosso.
Ok, son partita. Adesso non mi fate più scendere, penso.
Maledetto inverno!!
Ma mi ci devo abituare, se voglio nuotare (bella forza, a meno che non mi voglia infilare in qualche gelido torrente, qui non c’è altro a disposizione che piscine), se voglio pedalare (sull’asfalto ghiacciato potrei mettere in serio pericolo la mia stessa sopravvivenza) e se voglio correre (mmmm… e qui, possiamo ancora giocarcela).
Si, mi ci devo proprio abituare, perché l’anno prossimo, a settembre, mi aspetta l’Elbaman. Servizio completo: 3,8 km nuoto, 180 km in bici e 42,195 metri di corsa. È meglio farsi trovare pronta, per quanto comincio a nutrire seri dubbi che non sarò mai abbastanza pronta…
Ma chissà…?

Essì… Francy goes to Elba..!"

andate a scaricarvelo, di corsa!

martedì 8 gennaio 2013

Olè

Siam partiti e siam tornati, per quindici, quattordici se non si conta il primo lunghissimo, infinito giorno di viaggio, giorni di vacanza vera, dura e pura.

Vacanza, ovvero (per me) soggiorno in luogo ameno e piacevole durante il quale si fa' solo quello che si ama fare, quindi.. soggiorno al mare (e non venitemi a sbrodolare che il mare d'inverno è triste, perchè 'sto cazzo! l'inverno è triste solo in Val Padana, che se stai al mare o in montagna si sta da dio punto e basta), a metri 20 e 15 centimetri dalla spiaggia (con le conchiglie! e chi le aveva viste più le conchiglie?! è dal 1986 che non ne vedo una, che in Liguria ci sono solo i cocci di vetro sulla spiaggia di riporto... e non dico altro) con una media giornaliera di 12 gradi quando non di più (tiè, e dici poco?!), il sole e corse sulla spiaggia, corsa nella pineta, corsa in collina verso Mutignano (no, no... ci sono andata davvero a Mutignano, due volte. Collinare vero!) e cibo...

Cibo, dicevo. Tanto, pasta fresca (chitarra e gnocchi), pesce fresco (le triglie più belle del mondo!), arrosticini, dolci (sfogliatelle come se piovesse...)..
No comment. Io che di solito a Natale non prendo neanche un etto,  a 'sto giro mi sono ritrovata con quasi due chili in più, nonostante abbia corso come una disperata.
Ma ci sta un po' di relax enogastronomico, anche se fino ad un certo punto.
Da domenica a regime controllato e da oggi sono ripartiti gli allenamenti, che tutto sommato il tempo passa e io devo rimettermi in forma (possibilmente non quella tonda).

Così, oggi, i miei primi tre chilometri di nuoto, un bel lavoro di forza.
Mi sono ritrovata a nuotare gli ultimi duecento metri con i crampi e la testa che mi girava vorticosamente ma ho finito bene il lavoro in soglia e, tutto sommato, per essere la ripresa, sono contenta.
Saltellando a bordo vasca dopo l'allenamento pensavo che si, le vacanze sono belle anche perchè finiscono, altrimenti se fossero sempre vacanze, che vacanze sarebbero?!