Il sottofondo della telefonata erano le urla del Piccolo Principe, appunto, che strillava come un’aquila.
Poi naturalmente quando arrivo a casa a mezzogiorno trovo il Principe Consorte con i capelli (si fa’ per dire) dritti in testa e in Piccolo Principe seduto sul suo seggiolino tranquillo e beato come un Papa, che se la ridacchia sotto i baffi mentre il suo papà gli da’ la pappa.
Mi viene da pensare che se ci fossi a casa io, lui farebbe lo stesso i capricci.
Se fosse da mio padre o all’asilo nido (e ci andrà di filato compiuto un anno) magari saprebbero o potrebbero intrattenerlo in modo che non pianga e non strilli.
Se fosse da mio padre o all’asilo nido (e ci andrà di filato compiuto un anno) magari saprebbero o potrebbero intrattenerlo in modo che non pianga e non strilli.
Lui piange e strilla quando si annoia o sta da solo nel suo box, per il resto, se stai lì con lui o lo fai gattonare sul pavimento, è felice come una Pasqua.
Ma io non posso stare a casa dal lavoro: è troppo comodo, troppo ben remunerato, una sicurezza che in tempi come questi non si può sottovalutare.
Ma io non posso stare a casa dal lavoro: è troppo comodo, troppo ben remunerato, una sicurezza che in tempi come questi non si può sottovalutare.
Il Piccolo Principe è un bravo bambino, però sempre bimbo è, non si può pretendere che giochi a briscola.
Non si può pretendere che nemmeno il Principe Consorte passi tutta la mattina a fare “nghè nghè” col Principino.
Non so, fatti loro mi dico, se l’aggiusteranno. Ma mi si stringe il cuore, un po’.
Spero solo che non lo tiri dalla finestra.
