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venerdì 22 marzo 2013

90

La paura, o più semplicemente il mio numero di pettorale, domenica. Tutto un programma, ma anche no...
Domenica (e speriamo che non nevichi!) correrò una mezza in un posto bellissimo che mi farà piacere rivedere e dove mi farà un piacere anche più grande portare anche Ico.
Sono felice di fare questo fine settimana fuori con lui, perché era dalle vacanze di Natale che non si riusciva ad andare da nessuna parte.
In casa come i topolini, che barba che noia. Noi, asserragliati in casa, un po' ci spegniamo, un po' ci annoiamo e diventiamo "brontolosi".
Pioverà, ca va sans dire, ma un bell'ombrello e scarpe asciutte, si va' dappertutto. Soprattutto a fare shopping di roba da trail e da running... (quell'uomo ha sempre un secondo fine).
Per quanto mi riguarda, non ho molte fisime agonistiche, perché tra i piedi che mi fanno male e quel mezzo litro di catarro che ho nei bronchi, non so proprio cosa si può azzardare e un po' mi dispiace, perché l'anno scorso son stata premiata ed è stata una cosa simpatica. Rifare quel tempo, attualmente, però è un po' fuori portata.
La forma latita, anche se stamattina mi sono messa i jeansettini di cinque anni fa' e mi stanno, a pennello. Son soddisfazioni di questi tempi. Il bello di fare un trasloco è anche trovare la cosa giusta che avevi lasciato a prender polvere chissà dove.

Stamattina sono stata omaggiata di un servizio baby sitting "tutto compreso" da parte del Principe consorte, che si è alzato e si è occupato di Ico dalla punta dei piedi alla punta dei capelli. Appena sveglio, Ico gli è volato tra le braccia, sorridendogli un "Dommito Bbene!" nelle orecchie, ha poggiato il testolino sulla spalla del papà e gli ha dato un bacio.
Ieri strillava come un'aquila. Oggi così, pucci pucci bau bau, vattelapesca?! 

So' momenti.
Io, dopo aver preparato i suoi vestitini sul comò (oggi ho dato il meglio di me con un completino blu con giacchino verde a disegni blu) mi sono defilata, ascoltandoli tubare sereni la loro armoniosa e mascolina affinità.
Una buona premessa per un bel fine settimana.




mercoledì 20 marzo 2013

Carne al fuoco


A me la Legge di Murphy mi fa’ un baffo… è un periodo, cazzo, anche se a pensarci bene, è da un po’ che dura ‘sto periodo.
Da un annetto circa e non sembra che voglia mollarla lì tanto presto.
È un periodo. È la vita.
Esprime una rassegnazione che non è nelle mie corde.
Non sono mai stata una persona paziente, ma lo sto diventando.
Sto diventando un fottuto bonzo.
OHMMMMMMMMMMMMMMM

Ricapitolando: due giorni a casa con l’ennesima influenza catarrosa, domenica ho una mezza che solo Dio sa come correrò, Ico ha avuto anche lui un week end di febbre altissima e non dorme di notte (quindi manco io), ho un piede con un simpatico inizio di fascite plantare e l’altro con una dolorosa recidiva borsite sull’alluce valgo (sempre a proposito della famosa mezza maratona di domenica).
Ho dimenticato qualcosa?!

Ah, si, ieri sera si è guastata la caldaia e io ho pensato: “Menomale che non è gennaio…” (in perfetto bonzo-style!), sono andata a prendere la legna per la stufa, ho scaldato pentole e pentoloni di acqua per lavarci tutti e ho messo a Ico la tuta pesante di pile per dormire (no, vabbè neve a parte non fa’ così tanto freddo, ma dato che ha avuto la febbre…).

Stamattina, sfebbrato, lo porto all’asilo dopo che mi ha piantato una pezza allucinante per mettersi le mutande (solo blu le vuole) anziché il pannolo-mutanda e la simpatica addetta al ricevimento bimbi che poi è mia cugina (che fa’ in pratica la bidella, ma non glielo dire che s’incazza) mi storce il naso perché potrebbe anche capitare l’incidente. Certo che capita, se non lo porti a far pipì con regolarità.
Ma non me la prendo neanche più: siamo una famiglia di simpaticoni, ve l’ho già detto.
E poi, se lui vuole mettersi le mutande e nei due giorni che è stato a casa con me problemi non ce ne sono stati, io gli devo mettere il pannolino perché tu non lo vuoi portare a far pipì???!!!
Che palle.

E fra 17 giorni ho il trasloco. IL TRASLOCO: inscatola tutto e rimetti a posto tutto.

Un Ironman?! Io me la rido. 

lunedì 11 marzo 2013

Uh, la noia!


Uh, la noia..
Uh, la noia di dover portare quadri di qua e scatoloni di là, non me la ricordavo più, anche se alla fine, a me l’odore di stanze vuote non dispiace.
Ieri pomeriggio, che non pioveva, siamo stati alla “casa nuova” con Ico, che girava per le stanze e faceva di sì col testolone.
“Ti piace, Ico? Guarda, il tuo lettino lo mettiamo qui”.
Lo incastriamo qui, sarebbe stato semanticamente più corretto, ma lui non percepisce la felicità a suon di metri quadri ed è contento uguale e io mi vedo già fare delle belle passeggiate serali fino al campetto dove ci sono altri bimbi. Meno spazio ma più opportunità.
Va bene uguale, anzi meglio.

E’ stato un bel fine settimana, senza gare, senza spostamenti, a fare progetti, ad inventarsi soluzioni, e a comprare le mutande di Ico, perché stiamo procedendo a grandi passi sulla via dello spannolinamento.
E qui tutti a dire la loro, tutti a fare gli splendidi e i saputi.
Uh, la noia di queste madri che passano il tempo a parlare delle deiezioni dei loro figli con dovizia di particolari: “… eh, il mio a tre anni aveva già, faceva già, diceva già”.
Seeeee, aveva già scoperto l’America e leggeva già la Divina Commedia.
E poi ti dicono che sei competitiva tu, che fai sport.
Almeno io son competitiva con le cose mie, non attraverso mio figlio, che non so se ve l’ha detto qualcuno mai, ma non è una vostra proiezione, non è una versione di te stessa alta un metro.
Un sé a parte. E non è neanche garantito al limone che vi stiate simpatici.
Io questo, non c’è problema, non me lo dimentico di sicuro.
Però mi sta simpatico, questo mio bimbo alto un metro, sempre sorridente, sempre collaborativo, curioso, ostinato, tenace, con la sua parola d’ordine sempre in bocca: “Peccchè?!”.
“Perché due non è tre”, gli ha detto il Principe consorte ieri sera, scatenando una risata incontrollabile, la mia. Cominciamo bene.


Sabato: 4 km nuoto (Ho ripreso dopo l’influenza; sto bene, solo un po’ stanca).
Domenica: 15 km di running nella nebbia. (Fatica, ma più mentale che fisica).
Si ricomincia.


giovedì 24 gennaio 2013

Buon umore


Sono di nuovo di buon umore: è uscito anche il sole, visto che oggi nuoto non me  ne dovrebbe fregare niente, ma un po’ di sole fa’ sempre piacere, che qui sembra di stare in pieno inverno artico, dove il sole da novembre a marzo non sai nemmeno più com’è fatto.

Dicevo sono di buon umore, anche se stamattina alle 05.30 mi sono svegliata con la tosse e ho tentato il suicidio con una pastiglia di Borocillina che mi è andata di traverso e dalla trachea è finita direttamente nello stomaco, senza neanche passare in bocca.
Risultato: uno stomaco fresco e la gola in fiamme e ... peccato che fosse l’ultima pastiglia.

Sono di buon umore perché stamattina il Principe consorte si è alzato molto prima del solito, si è preparato per correre, ci ha caricati in macchina e ha accompagnato me e Ico alle rispettive destinazioni ed è stato un po’ come farsi una scampagnata. Un tocco d’insolito che mi ricorda cosa fa’ lui per me ogni giorno, con gratitudine.
Lui che cucina manicaretti light, che va’ a prendere Ico all’asilo, che fa’ la spesa, che mi scarrozza per voglia più che per vera necessità.
Che mi aspetta a casa. Che quando mi scappa una lacrima me l’asciuga con un tocco del pollice e mi dice di stare tranquilla.

Penso alle cose belle che ho, a Ico che il mattino ha sonno e fa’ i capricci, poi si pente e mi chiede: “ sei Rabbiata?” con quel sorriso dolce che ha in tutte le foto da 0 anni ad oggi. Poi, tanto per non sbagliare, mi chiede la “pasta con le gongole” anche se sono le sette e un quarto del mattino.

Sono di buon umore, perché lunedì in pausa pranzo, abbiamo incontrato la Bozzola e sua madre. Ci siamo guardate, ci siamo avvicinate e presentate da sole, senza che lui mettesse becco.
Ci siamo strette la mano e ci siamo scambiate un sorriso e, mentre io dicevo alla Bozzola di non farsi i capelli viola dal parrucchiere, ho pensato che non sono gelosa di questa donna (bella) che è stata la sua compagna prima (molto prima) di me.
È storia antica ed io sono storia contemporanea.
Non sono gelosa e mi sta pure simpatica.
Sempre detto che sono strana.

venerdì 21 dicembre 2012

Fratelli

Poveri noi, il giorno del nostro "mesiversario" ce lo siamo ricordati una volta crollati nel letto, praticamente the day after.
Naturalmente per stanchezza, che non siamo ancora arrivati al "che barba che noia"..!

Ieri, mentre insegnavo alla Bozzola come si prepara lo zabaione e la sorvegliavo nella rottura delle uova che lei esegue con maestria ('sti figli assomigliano tutti a lui, interessatissimi alla cucina e abilissimi tra i fornelli), pensavo a com'è difficile spiegare a un bimbo di quasi tre anni che sua sorella ha un'altra mamma.
Li osservo ma non ci sono cenni di difficoltà nel loro rapporto, che è molto spontaneo, fatto di tanti sorrisi, di fiducia incondizionata da parte di Ico e di curioso interesse da parte della Bozzola.
Nonostante la differenza d'età, si somigliano: non fisicamente, ma nei gesti, nei gusti, negli atteggiamenti. Si piacciono. Per ora.
Anche a me piaceva mia sorella.

Non smetto di pensare che abbiamo delle grosse responsabilità come genitori, nei loro confronti e mai come quest'anno me ne rendo conto.
Avrei solo un piccolo desiderio da realizzare quest'anno, e non si tratta di gare, di tempi, di eclatanti performances sportive, ma soltanto (e chiedo poco.. eh) di rendere questa nostra famiglia ancora più omogenea, da allargata che è che diventi un pochino più stretta.
E' difficile e non è che posso (e devo) fare tutto io, ma se qualcuno mi aiuta di riuscire a crescere due fratelli, piuttosto che due estranei. Si, sarebbe proprio bello.
Ah.. visto che non ci sentiremo per un po'.. Buon Natale!.

venerdì 14 dicembre 2012

Alla bella arte della cucina...!

Ci pensavo stamattina mentre, col Principe consorte alla guida del potente mezzo, solcavamo le strade coperte di ghiaccio e neve, che non è passato uno spazzaneve che fosse uno, qui nell'amena provincia coi Comuni in bancarotta.
Che poi qualcuno me lo deve proprio spiegare perchè questi cazzo di Comuni, con tutti i soldi che tirano su da tasse comunali, multe e i cazzi buffi che sanno loro, sono in rosso...

Polemica politica a parte, le strade comunque fanno schifo e bisogna essere pronti a tutto, anche a spingere il TIR spagnolo su dalla rampa ghiacciata.. però poi io ho l'OBBLIGO delle catene a bordo o dei pneumatici termici, che manco fossi a Livigno.. I pneumatici termici, tua sorella..
Pulisci le strade, Comune, invece di pagare l'happy hour ai consiglieri comunali. Spargi il sale, spargi la sabbia..
Insomma, fai qualcosa per quei poveri cittadini che ti pagano le tasse a ufo!! Nicht, non pervenuto. Il Comune è in rosso, andate a piedi... e sia, ma poi non mi far perdere mezza giornata lavorativa per iscrivere mio figlio all'asilo!

Ma dicevo, sterile polemica politica a parte, raccontavo al Principe consorte di come ieri sera mi son ritrovata a sguazzare nella vasca da bagno con Ico che si improvvisa chef e mi serve le sue pietanze preferite.

E io lo ascolto attentamente, questo bimbo di quasi tre anni, che mi serve senza soluzione di continuità sul piatto da portata (una spugna; quanta fantasia hanno i bimbi..!): "glato alla panda" (gelato alla panna), "glato cato" (gelato al cioccolato), "pesce e pate" (pesce con le patate), "patta" (pasta), "piutto" (prosciutto), "piccia a piutto" (pizza al prosciutto), "bianco" (yogurt bianco).

Vabbè, qualcosa delle sue scelte alimentari si salva.
Per il resto, se all'asilo gli dessero meno schifezze da mangiare, sarebbe meglio.
In ogni caso, la sua predisposizione alla cucina non m'inquieta per nulla che già me lo vedo, col suo cappello da chef, davanti a prestigiosi fornelli... !!

giovedì 6 dicembre 2012

e oggi uguale..

Anche oggi ho corso i miei soliti 9 km che fare di più mi sembra di fare troppa fatica e fare di meno mi sembra di non aver fatto nulla, pia illusione..
Le gambe girano molto meglio di ieri, a dire il vero, e la fatica è molta meno. Sarà questo sole che mi riscalda un po' i muscoli, oltrechè migliorare l'umore in maniera esponenziale...
Poi, questo periodo, questo dicembre, mi ricorda sempre un dicembre di ormai cinque anni fa'.
La mia prima garetta podistica, una tapasciata, una scusa lunga 8 km per mangiare dopo la fetta di panettone per qualcuno, ma per me, una cosa terribilmente seria.
Otto chilometri a 5'15'' che mi sembrava di aver volato, non corso.
Come cambiano le prospettive.
Neanche per un momento, allora, nel dovermi cambiare al freddo e al gelo, dopo la corsa ho pensato: "questi son tutti pazzi".
Neanche per un attimo, allora, nello spingermi su per quel misero cavalcavia, ho pensato di mettermi a camminare.
"Il podista che cammina in salita è un podista inefficiente" avevo letto da qualche parte. Inefficiente a me? Piuttosto crepo ma vado su correndo.
Chiaramente l'idea di salita è stata rivisitata e rivista, ma comunque quella frase non c'è verso che me la dimentico.

Come non c'è verso che dimentichi altre cose, ma è la mia memoria a scegliere, non io. O almeno non consapevolmente.
Mi devo impegnare per ricordare qualcosa: mi piacerebbe ricordare per esempio il sorriso della Bozzola mentre ieri sera dava il bacetto della buonanotte a Ico, suo fratello, e il tono gioioso con cui lui la saluta e la chiama.

Queste sono le cose che voglio ricordare.
Come quel paio d'occhi verdi, che in quel mattino gelido di cinque anni fa', non mi si scollavano di dosso, fermi, indiscreti, quasi curiosamente consapevoli.
E io lì, a farmi ipnotizzare, come il topo col gatto.
E oggi e uguale, anche se nessuno ci avrebbe dato un soldo, allora..
E oggi uguale, anche se forse in fondo il gatto oggi sono io.


lunedì 26 novembre 2012

Quel bel enfant..!

Ico ha fatto strage di cuori di vecchiette, che hanno cercato di insegnargli il francese inconsapevoli del fatto che lui abbia ancora problemi con l'italiano.
Mentre suo padre correva la sua 24 ore a Port Hercules, noi abbiamo scorrazzato su e giù per l'incantevole città, passando da La Rocher a Place du Casino senza soluzione di continuità e menomale che il trasporto pubblico a Monaco funziona benissimo. Come tutto il resto d'altra parte.
Abbiamo passeggiato in mezzo a Ferrari e Rolls-Royce senza batter ciglio, e se stavo a sentire mio figlio mi sarei dovuta sedere pure al Cafè de Paris (ma forse ci avrebbero infilati nella fila in fondo, non di sicuro nei primi tavolini, in bella vista..!). Per un attimo mi è balenata l'idea folle "Garcon, un vodka martini..!" poi ho lasciato perdere, che è meglio...
Tanto l'alcool non lo reggo.
Il Principe consorte ha corso benissimo, piazzandosi quinto assoluto.
Bravo e avrebbe potuto fare meglio se il percorso non fosse stato invaso dalla folla multicolorata e vociante che accumulava chilometri per beneficienza.
Una manifestazione sui generis, però ben organizzata. Non mancava nulla.
Come non mancavano i soliti coglioni (italiani) che commentavano "Guarda questi cretini che corrono in tondo..!! Roba da matti...!".
La tipica famiglia Brambilla in vacanza: buzzurri, coi figli buzzurri appiccicati ai loro video giocattoli, e neanche farlo apposta con quei trenta chili in più a testa che ti fan capire come passano le giornate.
Mi sono trattenuta dal rispondere male, come mi trattengo molte volte di questi tempi, pur facendo uno sforzo considerevole.
D'altra parte, anche i coglioni possono dire la loro opinione, no?! E' un mondo libero. Ognuno può dire e fare quel che vuole, o così pare... e allora lasciamola parlare, 'sta gente, che qualcosa deve pur fare...
Parentesi polemica a parte, si chiude così la nostra stagione agonistica, con un ultimo bel successo, che porterà il Principe consorte a vincere anche quest'anno la classifica della squadra. Anche io ho fatto la mia parte, sia nel triathlon sia nel podismo. E ne son ben contenta.
D'altra parte non ho mai programmato di stare in casa a far la calzetta, impazzirei..
Ora, un po' di meritato riposo e poi possiamo cominciare a pianificare la prossima stagione. Sono molto in dubbio per il mio Ironman. Non so.
Non sono neanche tanto sicura di volerlo fare.
Ci penserò.

mercoledì 14 novembre 2012

santa pazienza

Ok, mi piacerebbe lasciare lì in bella vista il mio ultimo post, così come sarebbe bello avere solo bei ricordi, vivere solo momenti di gioia e non avere mai cattivi pensieri, problemi, scocciature e noie, che sono invece all'ordine del giorno.
E non sto mica parlando a caso, eh...
Oggi per esempio, che con Ico che ha la febbre a 39 e un occhio pieno di sangue (sembra che l'abbiano menato per l'ennesima volta all'asilo) in perfetto stile Dracula, qualche pensierino me lo da'...
Altri pensierini me li da' per esempio la direttrice di quel cavolo di asilo o scuola dell'infanzia che dir si voglia: una cretina come ce ne sono poche.
Tra cazzi e mazzi di varie specie, mi è saltato l'allenamento in pista, ma non posso neanche protestare perchè il Principe consorte si è alzato alle 05:30 per correre e soprattutto per permettere a me di correre in pausa pranzo.
E' rimasto a casa a fare il papà a tempo pieno, un lavoro che svolge in maniera superlativa, come tutto il resto, non c'è dubbio.
Altro che lamentarmi, non posso far altro che ringraziare, ringraziare, ringraziare.
Onore al merito.
Senza di lui, non avrei modo di pensare a niente di più che mettere insieme pranzo e cena, altro che Elbaman l'anno prossimo...!
Anche se la sua proposta di allenamento sul nuoto mi spaventa un po'...(8 km al giorno e mi potrebbero saltar via le braccia...).



Ultimo giro di giostra, prima dell'appuntamento di domenica:3 km riscaldamento a 4'50'' (solo perchè avevo il vento a favore..), variazioni di ritmo 1' forte e 1' recupero (a 5m/km) per 16 volte.
Tutto il ritorno col vento contro. Accidenti, la fatica...

giovedì 8 novembre 2012

Come per un colpo di vento..

Come per un colpo di vento, la giornata si è trasformata completamente, nel giro di 57 minuti e 42 secondi.
Stamattina non era cominciata benissimo, col Principe consorte che si mette a fare gli impacchi di thè freddo all’occhio afflitto da congiuntivite del piccolo Ico, per pulirglielo alla fine dell’operazione col bavagliolo intriso di marmellata d’arance amare.
Insomma, un paciugo.
Senza contare che il fatto di trovare il parabrezza di Twingo rivestito da un leggerissimo ma persistente strato di ghiaccio, mi ha procurato un palpito d’angoscia.
Ci siamo, il grande freddo è alle porte.
Dopo una mattina a fare e a ricevere telefonate al limite del nonsense, l’appuntamento con le ripetute in pista di ripropone minaccioso.
E son già stanca al solo pensiero.
E invece, dopo tre chilometri di riscaldamento a 5, parto coi miei 10*400 a 4 che vengono fuori anche un po’ più allegri.
Recupero sempre di 400 metri a 4e40, anche quello più allegro del solito.
Defaticamento (rapidissimo, per questioni di orario) a 5.
Fatica si, ma gestibile e, tutto sommato, molta regolarità sia nella ripetuta, sia nel recupero. Buone sensazioni.
Dodici chilometri e ciccia che mi hanno rimesso in sesto, endorfine a manetta e adesso aspetto la garetta di domenica, l’ultimo test sui dieci chilometri da correre su uno sterrato piuttosto veloce.
Poi recupero, un ultimo richiamo di velocità la settimana prossima e amen.
Alea iacta est.

lunedì 5 novembre 2012

cronaca di una domenica qualsiasi

È una giornata troppo bella per non correre oggi.
C’è un bel sole che scalda e giusto una bavetta di vento così, in pausa pranzo, vado per i miei nove chilometri facili, chè oggi ho le gambe affaticate.

Ieri, il Principe consorte mi ha regalato una bella garetta di undici chilometri, un collinare tosto ma svelto, da fare a tutta birra.
Alla partenza sono un po’ distratta, tanto che quasi mi faccio levare una scarpa dal presidente. Un’occhiataccia e poi via, su per la salita. I primi due chilometri salgono ed io vado su con calma ma bene, comincio a convincermi a spingere e non appena si ritorna in piano accelero un po’ l’andatura.
Supero un bel po’ di gente e mi rendo conto che vado più forte del solito, ma non sto facendo fatica perciò mi dico che se devo scoppiare, scoppierò, ma per il momento corro.
Affianco una tipa col codino che mi sembra di conoscere, ma no, non è lei.
Mi lancia un’occhiata in tralice in risposta al mio mezzo sorriso mentre la passo.
“Codino” non ci sta’ e mi tiene dietro. Sento il suo respiro un po’ più che impegnato e penso che salterà, prima o poi.
Si sale ancora ed io cerco un’andatura efficace ma prudente. Codino mi segue, spalla a spalla, in un atteggiamento da pistaiola che taglia le curve, che io patisco un po’, abituata come sono a correre da sola.
Spero, quasi quasi, che si decida a passarmi ma so che non lo farà.
Dal respiro sembra che stia facendo ben più fatica di me.
Scendiamo rapidamente per imboccare uno sterrato con una curva secca a sinistra.
Occhio alle ginocchia e via, in derapata sulla ghiaia, mentre Codino cerca di tagliarmi la curva. Ma io la stringo e non la lascio passare. Sono davanti di quel mezzo metro che mi permette di manovrare sul percorso e mi sto divertendo un mondo a metterla in difficoltà.
Davanti a noi, al quinto chilometro, la bionda in fuseaux che sgambetta piano su per la salita. Ha rallentato, forse peccando di fiducia o forse per stanchezza. La prendiamo a mezza salita ma lei ci segue: ora siamo in tre, io in mezzo e davanti a loro. Finita la salita, i tipi al ristoro ci aspettano coi bicchieri in mano, ma noi tre, come Erinni, arriviamo mulinando le gambe con espressione così risoluta che si fanno da parte.
Due chilometri di sterrato morbido e fangoso ci guidano in mezzo alle vigne.
C’è un po’ di dislivello, ma le gambe vanno ed io sto correndo divertendomi come poche altre volte. Imposto le curve, mentre Codino mi pesta un tallone e smoccola perché la anticipo sempre sulle traiettorie.
Me la rido, e pestando incurante del fango nelle pozzanghere, penso che se oggi se vuole passarmi, deve andare più forte e basta. Nient’altro.
La bionda è più smaliziata, mi segue a ruota in silenzio e spinge bene in discesa. Aumento l’andatura. Mi seguono ma sento Codino che sta cedendo. Bene!
Al nono chilometro, sulla discesa, si decide tutto: la bionda ed io andiamo giù veloci, Codino finalmente si stacca. Meno una!
Sull’ultima salita riprendo la Bionda e prendo un po’ di vantaggio.
Di nuovo discesa e, anche se la Bionda spinge più forte, finisce per saltellare balzando più in alto che in avanti. In un nanosecondo decido se rischiare le ginocchia, e in vista della maratona non è la scelta più saggia, o se accettare la sfida.
Accetto il rischio, seppur calcolato. Sto attentissima agli appoggi ma vado giù spingendo bene, bacino e peso in avanti.
La passo, ci guardiamo un attimo e poi accellero ancora fino al piano.
Svolta secca a sinistra e lieve dislivello fino al traguardo. Sono trecento metri e non smetto un attimo di spingere.
Ora sto facendo fatica, ma sul traguardo arrivo prima io, mentre il Principe consorte mi fa’ di si con la testa (e te credo!!) e Ico sgranocchia un biscotto (mito, dagli da mangiare e quello sta dappertutto, anche in un rave party).
Soddisfazioni formato mignon..

lunedì 29 ottobre 2012

siamo una squadra fortissimi

E' così, siamo una squadra fortissimi, al maschile plurale e pure superlativo.
Ico e il Principe consorte ed io.

Certo, se ieri ci fosse stata la bella giornata di sole che sta uscendo oggi, beh, anche il mio compito sarebbe stato più facile.
E invece, condizioni atmosferiche avverse, molto avverse, freddo, pioggia a scrosci e raffiche di vento; non potevo farmi mancare nulla per il mio ultimo lunghissimo, 36 chilometri in tutto, organizzati simpaticamente in una mezza maratona locale, sommata a 15 chilometri in direzione casa, con macchina di appoggio per il rifornimento idrico.
Meglio di così...?

L'unica cosa che mi scoccia alla partenza è sapere che dovrò correre nelle retrovie e per non partire subito a stecca, inficiando il lavoro di oggi, retrovie siano.
Non siam qui per fare il personale, ma per correre e basta, regolando il ritmo e cercando continuità nel gesto e nel passo.
Lo faccio con alterna fortuna assecondando il vento (cattivo) e sfruttando la compagnia di altri amici con cui scambio due parole.
Passo alla mezza con un po' di fastidio per la mancanza dell'accellerazione di fine gara e per i soliti beoti che arrivano un minuto prima di te, si girano e ti fanno :"Dai, dai,  sei arrivata, dai non mollare!!". Convinti.
Cerco di non farmi scappare un :"Ma sparati!" così come cerco di non farmi scappare un "Vaffanglu!" al solito giudice che mi dice che il pettorale va' sul petto. Mapensaunpo'... menomale che me lo ricordavi tu, il significato etimologico di pettorale. Non vedi che ho l'elastico in vita, che si è girato?
Certa gente ha l'elasticità mentale di un blocco di granito di Montorfano.

Un bacio (anzi, "un bicio", come dice lui) a Ico, che ha già al collo anche la mia medaglia di finisher, un sorso d'acqua, metto a posto le scarpe (troppo stetti i lacci) e sgommo via, sotto lo sguardo un po' perplesso dei presenti.
Ultimi 15 chilometri contro vento, che finchè sono tra alberi e case da' meno noia del previsto, ma sul lungo drittone di 6 chilometri alla fine, beh.. mi scoraggia un po'.
Rallento un pochino, mi metto in modalità "barcollo ma non mollo" e non mollo per davvero. Concentrata, come la passata di pomodoro.
Al 36° e 2 metri, c'è la macchina del Principe consorte: mi fa' spogliare, chè sono intrizzita e bagnata. Mi da' un'asciugata veloce, mi riveste e mi porta a casa.
36 chilometri a 5 e 07 (per la precisione) che non sono da buttar via e un grazie ai miei uomini, che rendono possibili i miei sogni o perlomeno, mi aiutano.
Si, siamo una squadra (fortissimi).

lunedì 22 ottobre 2012

Armi e bagagli

E anche il finesettimana lungo è volato via.
Sabato, nell’attesa che il Principe Consorte rientrasse dal suo lungo trail di 63 chilometri, io e Ico ci siamo dondolati qui e là attorno al lago, dando moderatamente spettacolo; lui coi suoi capricci, io con le mie fantastiche manovre di parcheggio del carro armato col cambio automatico del gentile consorte. È una macchina che mi mette a disagio. Sembra che sappia perfettamente che la mano del padrone è ben altra cosa e mi si oppone fieramente, come per farmi dispetto.

Domenica mattina ho corso io: 5 chilometri di collinare e poi giù lungo il lago, il ritorno una lunga salita che però non mi ha dato particolarmente fastidio. In tutto dodici chilometri piuttosto svelti col sole che comincia a fare capolino da dietro i monti. Bello.
Possibile che ogni panorama mi sembri più bello di quello che vedo ogni giorno?!
Sono segni d’insofferenza per una situazione insanabile, lo so bene e me ne rendo conto.
La giornata si è srotolata via in una gita in barca su un’isola incantevole, un piatto di pasta buonissimo a mezzogiorno in una veranda affacciata sul lago e una passeggiata in collina a vedere un santuario solitario in mezzo a querce e betulle.

Piccole cose, in attesa di novembre, la mia maratona, di dicembre e la sua gara sulla neve e le vacanze di Natale, che quest’anno ci vedrà ben lontani da casa, ben distanti da qualsiasi cosa ci possa intristire, come se i pensieri fosse possibile lasciarseli dietro, come un carico troppo pesante.
Quel che mi conforta è che siam sempre stati bravissimi a fare i bagagli.

lunedì 8 ottobre 2012

32, si comincia da qui...

o meglio, si ricomincia, perchè non è che io abbia mai smesso di correre.
Il Principe consorte me l'aveva detto che ci sarei riuscita senza problemi, ma in questo momento, con l'autostima sotto le scarpe, a volte faccio persino fatica a credere di potermi svegliare al mattino e trovarmi tutta intera.
Anzichè sbattermi (sbatterci) per attraversare la provincia e partecipare a una 42 km, mi sono alzata (un po' tardi, oserei dire) e ho cominciato a correre, con un piano d'azione molto semplice:16 chilometri in una direzione e 16 chilometri di ritorno.
E fin qui...tutto chiaro.
Non che correre 32 chilometri, quando sei abituata a farne 15 e a volte ma proprio perchè sei in gara 21, sia proprio così come dirlo, lo so benissimo, l'ho già vissuta la sensazione di svuotamento, stanchezza estrema, sfinimento.

Questa volta però è andata bene, anzi no, diciamo la verità, benissimo.
Parto piano piano, ma dopo cinque chilometri mi accorgo che ho accelerato un pochino, mi controllo e cerco di non strafare.
Al decimo chilometro ci sono i miei assistenti personali (Ico e il Principe) che mi passano l'acqua. Corro leggera e serena e devo sempre stare attenta a non esagerare.
Al sedicesimo chilometro, tranquilla e per niente stanca e di ottimo umore (incredibile, sto facendo un lunghissimo!), mi concedo di aumentare un il ritmo.
Vediamo che succede, mi dico, ma non succede niente di particolare.

Dal ventesimo in poi, progressione costante, con un bell'ultimo chilometro allegro, con una fatica fisica del tutto adeguata al chilometraggio e una fatica mentale praticamente assente.

O mi sono ipnotizzata da sola (Ueli Steck sostiene che bisogna sempre pensare positivo, di fronte ad una prova impegnativa.. ma va'?) o sono cambiata.
Un anno fa' avrei tirato giù tutti i santi del paradiso, di fronte a 32 km da sola senza una gara a far da contorno.
E invece, ho fatto (molto) meglio che l'anno scorso a Parma, con almeno un chilometro in più e molti ristori in meno, nonostante una giornata comunque bella calda.
Stamattina tutto bene e la carrozzeria sembra reggere. Ancora due lughissimi e un po' di ritmi per la rifinitura e sono pronta. Vorrei migliorare, anche solo un pochino, il mio personale.
Io ci provo.
Vola solo chi osa farlo.. (citazione rubata a un grande maratoneta!)

lunedì 17 settembre 2012

post senza titolo a gentile richiesta di StefanoLaCaraStrong

Sono qui, fra il chiaro e lo scuro, che cerco di non affogare sotto la pioggia,... macché pioggia! diciamo pure il diluvio di scartoffie che mi sono precipitate sulla scrivania in una settimana di assenza.
Pian piano recupererò, ma è comunque una corsa disperata contro il tempo.
Sembra che più sbrighi e-mail e più ne ricevi, che più sbrogli carta, più te ne consegnano e per fortuna che il telefono non ha (ancora) cominciato a suonare istericamente, anche se un paio di "NO!" secchi li ho già tirati.

Il Tubo Ico è all'asilo, pardon, alla scuola dell'infanzia, come piace dire ora. Ci sta come una vongola in guazzetto, oserei direi, come una melanzana nella caponata, come una ciliegina sulla torta, massi, abbiamo capito... Gli piace. Tanto, tanto parecchio, ma così tanto che si dimentica di salutarmi quando vado via e piange quando lo andiamo a prendere!
Sembra che non sia il solo, ma un po' mi rode che mio figlio non senta la mia mancanza. E se non la sente adesso a 2 anni e 7 mesi, non posso aspettarmi che la senta a 18..!
Amen, dovrei rallegrarmi per un problema in meno. Rallegriamoci!

Chi non ha niente, e dico niente, per cui gioire è il Principe Consorte che si porta a casa 150 km di Tor, ma che ha dovuto fermarsi per una lesione al tendine. Seguiranno accertamenti e accidenti alla sfiga..
E giorni interessanti, dato che se il Principe Consorte non corre, son dolori per tutti...

In quanto a me, beh, è ora di accettare l'amara verità. Sono cicciottella!!
Questi cinquantaunchiloemezzo non va' niente bene, considerato che vorrei (dovrei, potrei) correre una maratona. Si, solo una fanatica come me potrebbe considerasi grassa, grossa, pesante, ma così non ci siamo.
Si deve mangiare di meno e siccome negli ultimi tempi non ci siam fatti mancare niente, un po' di depurazione non farà male.
Dieta, dieta, dieta.


mercoledì 5 settembre 2012

à la guerre comme à la guerre


Si avvicina l’evento per cui il Principe consorte si è allenato (duramente) per un anno.
No, anche qualcosa in più, a dire il vero. Correre in montagna è sempre stata la sua ambizione, da quando nel 2008 ha provato la sua prima sky marathon.
È stato un grande amore, tanto intenso che quando l’ho ritrovato all’arrivo (impensabile per me all’epoca tentare di incrociare qualche passaggio, se non alla mezza maratona che incocciava molto opportunamente il paesino di Claviere), seppur stravolto dalla fatica, aveva tuttavia gli occhi luccicanti di entusiasmo e pieni di sogni da realizzare.
Da lì in avanti è stato un susseguirsi di corse in montagna e di trail running, dove per trail non si deve pensare allo sterrato di campagna o di dolci pendenze collinari quanto piuttosto ad aspri passaggi in alta quota, tra massicci ghiacciai e rocce affilate e rese viscide da pioggia e nevischio.

All’epoca il trail non era ancora di gran moda, tant’è che tutta la nostra (ex) squadra podistica se ne faceva allegramente beffe… ma lui, sereno come Venezia, se n’è sempre impipato delle opinioni del prossimo, vicino o lontano che fosse, ed è andato dritto per la sua strada, continuando a fare quello che amava fare.
Si è tolto delle gran belle soddisfazioni ed ora ci riprova, a domare i giganti de “La Vallée” in una gara di durerà almeno cinque giorni.
Cinque giorni a correre fra le nuvole e le vette, a fil di cielo in compagnia di aquile e marmotte e dei altri 600 pazzi come lui, provenienti da tutto il mondo.

Ci riprova e a me tocca stare a casa a seguirne i passaggi sul sito della manifestazione, senza potergli stare accanto al passaggio nemmeno nelle basi vita.
Se potessi, prenderei il mio zaino da trail, le mie scapette grippanti, il mio impermeabile da montagna e il piumino, e mi metterei a camminare sui sentieri.
Farei un tratto di strada con lui, sarei con lui di notte, quando il passo si fa’ incerto e il sonno ottunde i sensi.
Se fossi con lui, potrei guardare il suo viso e capire se è distrutto dalla fatica e se può continuare senza pericolo per i suoi 330 chilometri inmontagna, 24.000 metridi dislivello (no, non c’è uno zero in più...!).
Ma non posso.
Non potendo, mi sono preparata. Ho studiato il percorso come se dovessi correrlo io, ho scaricato tabelle di percorrenza, pronta a seguirlo in ogni passo, ogni alpeggio, ogni ristoro, ogni rifugio.
E forse, con Ico al seguito, una capatina in Vallée la farò. 
(Sorpresaaaaa!)

 ..à la guerre comme à la guerre 





giovedì 30 agosto 2012

Pinchia!


Mi trovo nell’amena pianura padana da quattro giorni e ho già preso sei bustine di tachiflu (raffreddore da aria condizionata), ho già guardato stortissimo il collega Muffetta che mi appende la sua schifida e sudaticcia giacca da moto piena di moscerini sopra il mio golfino bianco in cotone egiziano (gli prendesse il raffreddore a lui..!!), il BMW si è rotto per la seconda volta quest’anno ( ‘sta macchina ha proprio voglia di essere cambiata. Ma lo sai che rischi di brutto??) e giustamente la mia banca ha deciso che entro fine mese devo cambiare il Bancomat. E me lo dice oggi.
Simpatici.
Vabbè.
Stress da rientro?
Io non so cosa sia. Non so cosa sia. Me lo recito nelle orecchie come un mantra mentre corro. Corro e basta. Non c’è più tecnicamente il tempo per fare altro.
Siamo abbandonati a noi stessi, in attesa che inizi l’asilo di Ico.
E non vedo l’ora, per poter riprendere almeno a nuotare! Che madre snaturata.

Snaturata ‘sto cazzo.
Rosico perché mentre all’uomo è moralmente concesso (prevedibile e previsto) che se ne stia fuori casa a suo piacimento per gli allenamenti e i lunghissimi, una mamma runner deve fare presto: si può concedere al massimo quell’oretta al giorno (mica la settimana che gli ci vorrà per fare il suo giro della Val d’Aosta di corsa!).
Non ce l’ho con lui.
Ce l’ho con me, che se vado a correre penso che devo far presto perché devo tornare dai miei uomini, che domenica però mi hanno lasciato correre la mezza dei Laghi di Cancano, un posticino da favola, in mezzo alle montagne.
Non posso neanche lamentarmi troppo, anche se sogno di fare triathlon.
Ben mi sta.

E ben mi sta, che in seguito al più grande conflitto famigliare che si sia mai visto, tutt’ora in corso (che al confronto la guerra delle due rose è una baruffa chiozzotta), mio padre abbia abbandonato alla morte le sue amatissime piante da frutto (che ha piantato peraltro nel terreno dietro casa mia).
Ora, siccome il pozzo è a secco, ma se c’è una cosa che mi da’ fastidio è veder morire qualcuno, foss’anche una pianta, ieri sera mi sono cammellata secchi e secchi e secchi di acqua potabile  tra le erbacce e le zanzare. “Io vi salverò!”, e nel contempo mi farò i muscoli delle braccia sotto gli occhi pieni di compassione del Principe Consorte.

E oggi pioverà (Pinchia! Come dice il Tubo, ops Ico).

martedì 28 agosto 2012

A volte ritornano..

Si dice che nei posti che ti sono piaciuti follemente, di cui ti sei innamorato (in cui ti sei innamorato), non bisogna ritornarci più, per non patire di un'ingiusta delusione in un confronto tra ricordi sui quali aleggia una diversa consapevolezza.
Questa però è stata un'estate così caoticamente disorganizzata da rasentare la follia, che abbiamo potuto permetterci anche la deroga ad una delle nostre regole e così, siamo ritornati a Livigno e la delusione è stata cocente.
Quello che era il paradiso degli atleti che facevano l'estate in altura è diventato un gigantesco parco-giochi per sportivi improvvisati, con i cani che scorrazzano liberi senza guinzaglio sulla ciclabile anche alle sette del mattino.
Siamo anche incappati in un non raro (ormai) esempio di "come fregare il turista facendolo passare per scemo". Avendo prenotato un appartamento un residence, per avere avere un minimo di autonomia, ci siamo ritrovati in una stanza singola con poltrona divano approntata a 10 cm dal letto e uno sporchissimo angolo cottura. Allegria!!
Oppure possiamo parlare dei piattini di bresaola da 50 grammi pagati un bel dieci euro... ma noi, impavidi, ci siamo arrangiati con un dei bei pic-nic all'aria aperta, vista ruscello, con un sonoro "vaffa.." ai locali imballati di gente.

A parte ciò, il resto è stato bellissimo.
Ho corso a 2.200 metri, tra i fischi delle marmotte che si alzavano sulle zampette infastidite dal mio procedere, a due metri dalla punta delle mie scarpe, avvisando la loro comunità dell'estraneo che arrivava, nel boschi, ancora deserti, sul sentiero appena tracciato, tra gli scoiattoli che si rifugiavano tra i rami più bassi degli alberi, nell'erba ancora bagnata della rugiada notturna.
E' stato bellissimo, col piccolo cicciottello che ha scorrazzato impavido dalla Val d'Aosta alla Valtellina, con una rapida puntata a Chamonix, senza mai lamentarsi, sempre sorridente, un camminatore nato.
E ha persino imparato il suo nome, un pezzo a dir la verità. "Ico" e quando è in buona anche "Chicco".
Ed è già un bel successo...!
E' stato bellissimo anche se non ho mai potuto correre col Principe Consorte, anche se ci siamo persi i rifugi più lontani, i percorsi troppo impegnativi, i lunghi allenamenti insieme, perchè poi alla fine a noi basta stare bene, basta stare sereni e quello, finalmente è un lusso che siamo riusciti a concederci.
Ci sono state anche sorprese piacevolissime e posti nuovi che abbiamo scoperto, incantevoli scorci di natura che ci hanno dato grandi emozioni.

Si, alla fine, è stato davvero bellissimo.


mercoledì 1 agosto 2012

La vita, l'amore e le vacche...


Era il sottotitolo di un filmetto simpatico, una commedia brillante che mi ha fatto ridere parecchio. E ho bisogno di ridere in questo periodo. 
Ho bisogno di ridere quasi come respirare.

La vita.
È un casino, e non dovevo certo arrivare io a comunicarvi la mia brillante intuizione! Sono sberle a destra e a sinistra e forse questa fase mi farà maturare, mi farà crescere. Certamente ci sta unendo, me e il Principe consorte. 

Stiamo diventando una testa sola e questo mi conforta. Siamo davvero una squadra perché anche in questi difficilissimi giorni lavoriamo insieme per il risultato di comune accordo e c’è molta più sintonia di quanto avrei avuto il diritto di aspettarmi.
Non che avessi tanti dubbi in proposito, ma a volte le difficoltà disuniscono, creano disarmonia. Invece ho almeno il conforto di avere al mio fianco un alleato.

L’amore.
Appunto… archiviata la fase cene romantiche a base di champagne.
Ci sono poche occasioni ed è un vero peccato, anche se, con le vacanze riusciremo a ritagliarci qualche spazio privato in più. Ne sento la mancanza e anche lui. Rimedieremo presto.

Le vacche.
Vi chiederete cosa c’entrano. Nel film c’entravano, ma anche qui ...
Si parte per le vacanze, rigorosamente in montagna, e sebbene io sia stufa fin sopra l’ultimo dei miei riccioli ribelli, di prati, di vacche (ecco cosa c’entravano!) e di sentierini sassosi, sarà una vacanza rilassante.
Mi godrò il Tubo e correrò al fresco. È già qualcosa!
E poi in montagna il formaggio è buono..
Le mete? Le alpi italiane: un posto sconosciuto e un posto già visto, così non ci facciamo mancare niente!

Buone vacanze a tutti, Amici!


lunedì 30 luglio 2012

una boccata d'ossigeno


"Come ti sembra fare un mezzo Ironman solo da staffettista?" mi chiede un faccino carino e sorridente con una polo gialla da finisher, la stessa che indosso io.
"Mi sono rilassata".
Gli rispondo così e quasi mi viene da ridere alla sua espressione perché se per rilassarmi, se per dimenticare per qualche ora gli orrori (si, non specificherò né perché né per come ma sono orrori) che ho vissuto venerdì sera, devo correre per 21 km sotto il solleone con una bella trentina di gradi e forse una manciata in più.. beh... devo essere veramente alla frutta…
E, in effetti, lo sono. Questo è il periodo più difficile in assoluto della mia esistenza.
Ho finalmente realizzato e, quello che ho capito, non solo non mi piace per niente, ma mi fa’ sentire terribilmente ingenua e stupida.
Mi sento terribilmente in colpa per la situazione in cui ho cacciato il Principe consorte per quanto in nessun modo avrei potuto prevedere quello che alla fine, effettivamente, è successo.
Ma non facciamola tanto lunga con le mie disgrazie.
Siamo partiti alle cinque di mattina, col Tubo, che in macchina cianciava allegro per la bella avventura. Noi, svegli dalle quattro, un po’ intontiti da sonno.
Ad Arona un giro in centro alla ricerca della mia staffetta, arrangiatissima: il nuotatore col piede rotto, il ciclista ultrasessantenne e la podista, la sottoscritta, già per sua natura scarsa, con le gambe ancora affaticate e la testa da tutt’altra parte.
Ma ce la siamo cavata egregiamente. Il nuotatore è stato svelto, il ciclista ha fatto il suo e io ho corso un tempo decente, vicino al mio personale: mi aspettavo almeno un cinque, sei minuti in più, invece ho tenuto.

Mi sono scoperta a sorridere mentre pensavo che erano “solo” 21 chilometri e mi sono divertita molto più del solito.
Mentre correvo ho incontrato persino un collega che faceva tutta la gara, com’è piccolo il mondo…
Ad ogni passaggio c’era il tifo spettacolare della mia squadra, dei miei staffettisti che non mi hanno abbandonata ma son rimasti sotto il sole ad aspettarmi.
Al traguardo insieme, col Principe consorte e il Tubo che mi salutano dalla transenne.
Il Tubo che saltella in braccio a un’affascinante lady in nero e capello sulle ventitré (mica scemo, il Tubo!), il Principe consorte con la faccia grigia per il male al fianco.
Adesso basta, si va’ a casa in fretta, purtroppo non possiamo goderci tutta la giornata al lago, ma oggi va’così.
Però oggi potrebbe essere la prima di tante giornate insieme.
Un po’ arrangiate, come la staffetta, un po’ sacrificate (oggi corro io, domenica prossima corri tu) ma solamente nostre.
Non abbiamo nulla di cui vergognarci e non c’è nulla che ci faccia stare bene quanto una giornata di sport con facce amiche, anche se le conosci poco.
Forse molto meglio così.