Siamo in partenza per le fresche frasche, che un fine settimana di sciallo ce lo meritiamo, tutto sommato..
Son trascorsi più o meno quindici giorni dal trasloco e la casina è perfettamente funzionante, abitabile e presentabile. E' stato un gran lavoro di squadra: anche Ico ha dato una mano coi quadri e ceramiche da appendere. Una sera son tornata a casa e l'ho trovato col Principe consorte che gli chiedeva "martello e puntina", cioè martello e chiodo, che il piccoletto prontamente forniva.
E' il segreto della serenità, poi, questo con Ico. Devi sempre fargli fare qualcosa, perché lui fermo mai, zitto mai.
Non è previsto nel suo codice genetico, forse.
Dire che è stancante è poco, anche se per ovvi motivi, siamo entrambi due genitori ben allenati allo sforzo fisico.
Stasera mi ritaglierò un'ora per la mia corsetta in collina, tra le siepi di biancospino e i filari di viti, pensando a cosa mettere in valigia per me e Ico, che il Principe per fortuna se la fa' da se'. Roba calda, semplice, comoda che siamo in montagna.
Qualche cambio in più per il piccoletto che non si sa' mai, anche se ormai anche lo spannolinamento è stato portato a termine con successo.
Cercherò, mentre salgo l'ennesima salita, di ricordarmi qualche frase utile in francese che non sia solo "Buongiorno" e "Buonasera". Sono sempre stata portata per le lingue, quest'estate non sarà troppo difficile farsi capire e capirli, 'sti transalpini mangiatori di formaggi puzzolenti.
Venerdì sera inizieremo Ico ai sapori di pierrade e raclette, dopo aver opposto qualche resistenza gli permetterò di pucciare il dito nella schiuma della mia bière e andremo tutti a letto presto, perché il giorno dopo si andrà in escursione nei più bei negozi di shopping di running e trail running.
Mi porterò un costume per entrambi che magari ci sta' anche un tuffo nella piscina dell'albergo.
Insomma, relax per tutti, per quanto ci sia consentito.
E per noi, caro ancor fascinoso principe consorte, che sei ancora fascinoso come quel mattino opaco di quattro anni fa', anche se il tight di allora ti andrebbe oggi forse un po' abbondante in vita, per noi, dicevo, qualche sorriso in più.
In fondo, il peggio è praticamente passato.
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mercoledì 24 aprile 2013
lunedì 15 aprile 2013
So far so good
che poi era il titolo dell'album di un certo Bryan Adams, che quell'estate mi sono sentita e risentita fino alla noia.
Ma si sa, a diciassette anni, le cose belle sembrano sempre belle e senza difetti.
Anche adesso però.
Difetti non ne vedo ancora.
Grossi difetti non ne trovo ancora.
C'è qualche piccolo aggiustamento da fare, certo, e bisogna pensare anche alla ricerca di una routine quotidiana che funzioni bene per tutti, ma se c'è una specialità in cui sappiamo di eccellere, il Principe consorte ed io, è proprio l'organizzazione.
Mentre Ico è alle prese con il grembiulino nuovo e nuovi amichetti all'asilo, nuove esperienze e la sua nuova maestra, noi siamo alle prese con gli scatoli (ancora parecchi) da mettere a posto.
La casa è piccina ma funzionale: tutto a posto nel posto giusto e con un po' di attenzione e di cura sarà persino più facile da gestire e piacevole da vivere.
Siamo stanchi, stanotte mi sognavo gli scatoloni da svuotare e i vetri da lavare. Le mille cose che inizio e che pian piano finirò.
Per ora mi godo il profumo del biancospino in fiore quando vado a correre sulla collina dietro casa e mentre ieri affrontavo la mia prima uscita in bici, 50 km di collinare bello tosto, sorridevo pensando alle nuove possibilità, agli amici di allenamento più vicini, ai nuovi incontri.
Alla vita nuova.
Siamo usciti dal tunnel, siamo usciti dall'inverno.
Per ora, tutto bene.
Ma si sa, a diciassette anni, le cose belle sembrano sempre belle e senza difetti.
Anche adesso però.
Difetti non ne vedo ancora.
Grossi difetti non ne trovo ancora.
C'è qualche piccolo aggiustamento da fare, certo, e bisogna pensare anche alla ricerca di una routine quotidiana che funzioni bene per tutti, ma se c'è una specialità in cui sappiamo di eccellere, il Principe consorte ed io, è proprio l'organizzazione.
Mentre Ico è alle prese con il grembiulino nuovo e nuovi amichetti all'asilo, nuove esperienze e la sua nuova maestra, noi siamo alle prese con gli scatoli (ancora parecchi) da mettere a posto.
La casa è piccina ma funzionale: tutto a posto nel posto giusto e con un po' di attenzione e di cura sarà persino più facile da gestire e piacevole da vivere.
Siamo stanchi, stanotte mi sognavo gli scatoloni da svuotare e i vetri da lavare. Le mille cose che inizio e che pian piano finirò.
Per ora mi godo il profumo del biancospino in fiore quando vado a correre sulla collina dietro casa e mentre ieri affrontavo la mia prima uscita in bici, 50 km di collinare bello tosto, sorridevo pensando alle nuove possibilità, agli amici di allenamento più vicini, ai nuovi incontri.
Alla vita nuova.
Siamo usciti dal tunnel, siamo usciti dall'inverno.
Per ora, tutto bene.
giovedì 28 febbraio 2013
O tempora..
È da un po’ di tempo che cerco di farmi dire da
Ico con chi gioca a scuola, chi sono i suoi amichetti e come si chiamano e lui
mi risponde nel suo linguaggio ancora molto approssimativo delle robe strane
che suonano più o meno così: “Ada, Tatana, Evi, Eni..” e quando gli chiedo ulteriori
chiarimenti mi spiega tutto piccato che Ada ha il pito e Tatana la patata..
Non afferro, rimango basita, ma incasso e taccio (ultimamente
sono diventata una raffinata esecutrice di questa politica).
Non
Stamattina però, in un guizzo di rara intuizione,
davanti agli armadietti dei bimbi, chiedo a Ico di indicarmi i suoi amici.
E
lui, tutto giulivo e volenteroso, mi indica “Ada” ovvero Adam, “Tatana” che
diventa “Tatyana” e Kevin, Denis e via così.
Nomi esotici, ma mica per moda. Nomi e cognomi arabi, russi, moldavi, rumeni, polacchi che si alternano con buona pace della privacy sugli armadietti dei bimbi, con tanto di foto, che io vedo (e leggo) solo ora per la prima volta.
Nomi esotici, ma mica per moda. Nomi e cognomi arabi, russi, moldavi, rumeni, polacchi che si alternano con buona pace della privacy sugli armadietti dei bimbi, con tanto di foto, che io vedo (e leggo) solo ora per la prima volta.
E mi cascano un filino le braccia da quanto sono stata
ottusa, con le mie fette di salame sugli occhi.
Sarà che mi sono lasciata ingannare dal fatto che io giocavo piuttosto con
Niente, una completa rincoglionita.
Ma i tempi cambiano a ritmo forsennato ormai e forse neanche (tanto) in peggio. Sarà che sono un'inguaribile ottimista e posso piangere e lamentarmi ma dopo due minuti troverò sempre qualcosa che mi fa' sorridere e stare bene di nuovo.
Ieri diecimila metri di corsa col ritorno sugli
ultimi 5.000 in
22’21’’, un po’ troppo forte visto e considerato che domenica mi sciropperò 30 km di lunghissimo.
Ma non c’era altra via se non la fatica per fare
uscire il veleno e dopo, manco a dirlo, stavo meglio. Se non altro per la soddisfazione di sapere che possono esserci problemi fin che vuoi, ma io non cedo (non ce la farete a farmi saltare).
Oggi nuoto.
lunedì 18 febbraio 2013
Qualcosa di lento e morbido
La musica mi piace molto, anche se ultimamente ne
ascolto poca, per mancanza di tempo più che altro e poi per una spiccata
disparità di gusti col Principe consorte.
In effetti, l’unica cosa che riusciamo ad ascoltare insieme è il mitico Frank e ho detto tutto..
In effetti, l’unica cosa che riusciamo ad ascoltare insieme è il mitico Frank e ho detto tutto..
A Ico la musica piace. Tanto. Tanto che, la sera
prima di andare a nanna, è dura convincerlo a dormire se prima non gli ho fatto
la “cantatina”.
Adesso poi, che il repertorio si è consolidato in quei 5/6 pezzi base (che non svelerò neanche sotto tortura..) è lui stesso ad indicarmi cosa vuole o non vuole sentire (“No, etta no!” e mi fa’ un segno di diniego deciso con la manina e la testolina, tanto per non sbagliarci..!) oppure si unisce a me nel ritornello, con un po’ di ritardo perché non sapendo le parole le fa’ prima pronunciare a me e poi le verseggia. Sorride e canta.
Sarebbe bello che imparasse a suonare uno strumento: io son sempre stata negata ma non ci ho mai nemmeno provato seriamente.
Adesso poi, che il repertorio si è consolidato in quei 5/6 pezzi base (che non svelerò neanche sotto tortura..) è lui stesso ad indicarmi cosa vuole o non vuole sentire (“No, etta no!” e mi fa’ un segno di diniego deciso con la manina e la testolina, tanto per non sbagliarci..!) oppure si unisce a me nel ritornello, con un po’ di ritardo perché non sapendo le parole le fa’ prima pronunciare a me e poi le verseggia. Sorride e canta.
Sarebbe bello che imparasse a suonare uno strumento: io son sempre stata negata ma non ci ho mai nemmeno provato seriamente.
Sabato mattina è stata dura lasciarlo a casa per
andare in piscina. Mi si è aggrappato addosso piangente come una patella. “Voio venire anche io!!”. E ciao, giù
lacrime a torrenti.
A parte che son due settimane che ha la febbre e proprio non è cosa, ma a questa scena mi si è spezzato un pochino il cuore. E niente, ho preso il borsone e son partita di corsa, lasciandolo a casa con suo padre. Poveretti tutti e due, ho pensato.
Ho nuotato4 km
e mezzo, che ci stava e stavo (ancora) bene. Ho nuotato bene, con una new entry
in corsia: uno pseudo modello, alto un metro e tantissima roba, con un
costumino da élite e una nuotata a rana che era qualcosa di spettacolare a
vedersi.
Abbiamo nuotato tranquilli, dividendoci la corsia, io la destra, luila sinistra.
Un ’ora e mezza di pace perfetta, come una sinfonia lenta e
morbida. Piacevole.
A parte che son due settimane che ha la febbre e proprio non è cosa, ma a questa scena mi si è spezzato un pochino il cuore. E niente, ho preso il borsone e son partita di corsa, lasciandolo a casa con suo padre. Poveretti tutti e due, ho pensato.
Ho nuotato
Abbiamo nuotato tranquilli, dividendoci la corsia, io la destra, lui
Un
Tornata a casa, ho trovato Ico al suo posto, col piatto pronto, il cucchiaio in mano, un sorriso meraviglioso e un sonoro “la mamma!!” come se avesse visto
Il Principe
Domenica invece ci siamo accartocciati per casa,
vomitando tutti e tre.
Niente è perfetto.
Niente è perfetto.
venerdì 15 febbraio 2013
Un'irresistibile voglia di..
Le premesse per la mezza maratona di domenica non erano ottime.
Non ho dormito un piffero tutta la settimana, tosse e una febbriciattola insistente e ancora, l’allenamento di venerdì era stato soddisfacente, si, ma mancava ancora quello spunto in più che..
Senza contare che le condizioni meteo, beh, le condizioni meteo non sono di poca rilevanza ed io il vento lo temo e lo patisco più di qualsiasi altra situazione.
Non ho dormito un piffero tutta la settimana, tosse e una febbriciattola insistente e ancora, l’allenamento di venerdì era stato soddisfacente, si, ma mancava ancora quello spunto in più che..
Senza contare che le condizioni meteo, beh, le condizioni meteo non sono di poca rilevanza ed io il vento lo temo e lo patisco più di qualsiasi altra situazione.
Detto questo, son partita senza grandi ambizioni, sen non quella di
correre bene, composta, gestendo lo sforzo ancorché esserne vittima per non
arrivare come a Ceriale, che al 20° chilometro il trullo, che l’organizzazione
mette ad indicare la svolta a sinistra, mi apostrofa dicendo: “Dai, che
l’importante è arrivare!!”.
Bello convinto anche… Che io lo so benissimo di non essere niente di
che, intendiamoci, e che lì, un po’ per noia un po’ per affaticamento vero e
proprio, non ho certo brillato, ma visto che comunque sono arrivata ben prima
del 50% delle donne presenti, mi chiedo che cosa hai detto alle altre che son
passate dopo di me, grandissimo pirla..?!
Detto ciò, questa domenica, nonostante il ventaccio contro per 10 chilometri , sono
arrivata settima e nel primo 30% dei partecipanti.
Non so più né perché né per come, ma quando faccio una gara podistica e poi vado a vedere la classifica, sono pienamente soddisfatta se sono arrivata nel primo 30%, maschi compresi.
Allora so di aver fatto la gara.
La classifica femminile in sé dice poco. Settima potrebbe essere buono come potrebbe essere scarso. Ma se guardo chi è arrivato dieci secondi prima di me e dieci secondi dopo di me, so esattamente come sono andata.
Questo per le garette podistiche del posto, sia chiaro.
(Non vi fate delle illusioni, che sono una schiappa)
Non so più né perché né per come, ma quando faccio una gara podistica e poi vado a vedere la classifica, sono pienamente soddisfatta se sono arrivata nel primo 30%, maschi compresi.
Allora so di aver fatto la gara.
La classifica femminile in sé dice poco. Settima potrebbe essere buono come potrebbe essere scarso. Ma se guardo chi è arrivato dieci secondi prima di me e dieci secondi dopo di me, so esattamente come sono andata.
Questo per le garette podistiche del posto, sia chiaro.
(Non vi fate delle illusioni, che sono una schiappa)
Il triathlon invece funziona in maniera diversa: me ne frego di classifica e piazzamenti, anche se piazzarsi nella categoria non è troppo lontano dalle mie possibilità.
È come se non “sentissi” la competizione.
Il triathlon è gioia pura, è cercare la traiettoria giusta in acqua, è lanciare sorrisi dalla bicicletta, è prendere il gel al momento giusto in zona cambio, è dare tutto nella corsa, spingere forte sulle gambette e passare tanta gente spompata.
Sarà che oggi c’è il sole, pallido e sparuto ma c’è, sarà che ho proprio voglia di risalire in bici, sarà che le quindici ostriche che mi sono spazzolata ieri sera hanno ancora effetti afrodisiaci, ma oggi ho un’irresistibile voglia di triathlon…
giovedì 24 gennaio 2013
Buon umore
Sono di nuovo di buon
umore: è uscito anche il sole, visto che oggi nuoto non me ne dovrebbe fregare niente, ma un po’ di sole
fa’ sempre piacere, che qui sembra di stare in pieno inverno artico, dove il
sole da novembre a marzo non sai nemmeno più com’è fatto.
Dicevo sono di buon
umore, anche se stamattina alle 05.30 mi sono svegliata con la tosse e ho
tentato il suicidio con una pastiglia di Borocillina che mi è andata di
traverso e dalla trachea è finita direttamente nello stomaco, senza neanche
passare in bocca.
Risultato: uno stomaco
fresco e la gola in fiamme e ... peccato che fosse l’ultima pastiglia.
Sono di buon umore
perché stamattina il Principe consorte si è alzato molto prima del solito, si è
preparato per correre, ci ha caricati in macchina e ha accompagnato me e Ico
alle rispettive destinazioni ed è stato un po’ come farsi una scampagnata. Un
tocco d’insolito che mi ricorda cosa fa’ lui per me ogni giorno, con
gratitudine.
Lui che cucina
manicaretti light, che va’ a prendere
Ico all’asilo, che fa’ la spesa, che mi scarrozza per voglia più che per vera
necessità.
Che mi aspetta a casa.
Che quando mi scappa una lacrima me l’asciuga con un tocco del pollice e mi
dice di stare tranquilla.
Penso alle cose belle
che ho, a Ico che il mattino ha sonno e fa’ i capricci, poi si pente e mi
chiede: “ sei Rabbiata?” con quel
sorriso dolce che ha in tutte le foto da 0 anni ad oggi. Poi, tanto per non
sbagliare, mi chiede la “pasta con le gongole” anche se sono le sette e un
quarto del mattino.
Sono di buon umore,
perché lunedì in pausa pranzo, abbiamo incontrato la Bozzola e sua madre. Ci
siamo guardate, ci siamo avvicinate e presentate da sole, senza che lui
mettesse becco.
Ci siamo strette la
mano e ci siamo scambiate un sorriso e, mentre io dicevo alla Bozzola di non
farsi i capelli viola dal parrucchiere, ho pensato che non sono gelosa di
questa donna (bella) che è stata la sua compagna prima (molto prima) di me.
È storia antica ed io
sono storia contemporanea.
Non sono gelosa e mi
sta pure simpatica.
Sempre detto che sono
strana.
lunedì 17 dicembre 2012
e invece di...
E invece di andare in quella piscina, che conosco tanto bene, a tirare due schiaffi a chi so io, siamo andati in montagna, pur sapendo che avrebbe nevicato.. la neve non è di per se' il problema: il problema è riuscire a muoversi sulle strade innevate.
Ma, nonostante i nostri timori, la macchina alla fine ha fatto il suo dovere: ci ha trasportati a destinazione, dove è stata parcheggiata al sicuro, in attesa che il Principe consorte finisse di correre il suo trail di 30 km sulla neve del Fraiteve.
Bello... sa guardare. Io neanche sotto minaccia...!
Senz'altro è stata un'esperienza anche per Ico che, col suo tutone da sci, imperversava per Sestriere, innamorando le cameriere della pizzeria e per me, che ieri mattina mi son ritrovata a 2.035 metri a correre col fiatone e con un'improbabile numero di gradi sotto lo zero, con la neve che scendeva giù fitta, appannandomi gli occhiali, chè mi è pure venuta la congiuntivite, sfiga.
Ritorno con puntata da Ikea per saccheggiare la bottega svedese e cena a base di aringa e salmone. Anche per Ico, che ha gradito molto.
Davanti ad una bottiglia di Sauternes e con davanti agli occhi le immagini dell'ultimo atto di pazzia di un mondo inevitabilmente sull'orlo di una crisi di follia, abbiamo deciso che non ci faremo regali di Natale.
Faremo Natale regalando qualcosa a qualcuno che ne ha veramente bisogno.
Faremo una bella spesa e la daremo in regalo a chi serve davvero un pacco di pasta in più.
Troverò il tempo e comprerò dei vestiti nuovi per quei bimbi più sfortunati di Ico.
Quello che avremmo (voluto) dovuto (potuto) regalarci noi, lo daremo a chi ne ha veramente bisogno.
Questo sarà il nostro Natale.
Noi ci regaleremo soltanto i nostri sorrisi. Direi che è sufficiente..
Ma, nonostante i nostri timori, la macchina alla fine ha fatto il suo dovere: ci ha trasportati a destinazione, dove è stata parcheggiata al sicuro, in attesa che il Principe consorte finisse di correre il suo trail di 30 km sulla neve del Fraiteve.
Bello... sa guardare. Io neanche sotto minaccia...!
Senz'altro è stata un'esperienza anche per Ico che, col suo tutone da sci, imperversava per Sestriere, innamorando le cameriere della pizzeria e per me, che ieri mattina mi son ritrovata a 2.035 metri a correre col fiatone e con un'improbabile numero di gradi sotto lo zero, con la neve che scendeva giù fitta, appannandomi gli occhiali, chè mi è pure venuta la congiuntivite, sfiga.
Ritorno con puntata da Ikea per saccheggiare la bottega svedese e cena a base di aringa e salmone. Anche per Ico, che ha gradito molto.
Davanti ad una bottiglia di Sauternes e con davanti agli occhi le immagini dell'ultimo atto di pazzia di un mondo inevitabilmente sull'orlo di una crisi di follia, abbiamo deciso che non ci faremo regali di Natale.
Faremo Natale regalando qualcosa a qualcuno che ne ha veramente bisogno.
Faremo una bella spesa e la daremo in regalo a chi serve davvero un pacco di pasta in più.
Troverò il tempo e comprerò dei vestiti nuovi per quei bimbi più sfortunati di Ico.
Quello che avremmo (voluto) dovuto (potuto) regalarci noi, lo daremo a chi ne ha veramente bisogno.
Questo sarà il nostro Natale.
Noi ci regaleremo soltanto i nostri sorrisi. Direi che è sufficiente..
martedì 11 dicembre 2012
Spirito
Ci ho messo un po' a convincermi, anzi, a lasciarmi convincere.
Oddìo, non è che c'è voluto molto.
Lui è entrato in cucina mentre stavo sfaccendando, mi ha lanciato uno sguardo in tralice, poi si è lasciato andare ad alcune considerazioni nel tono morbido di chi non vuole convincere nè motivare.
Insomma, me l'ha buttata lì, la storia dei "pionieri" che partono per fare un ironman con il sacco a pelo sulla bici, perchè non sanno a cosa vanno incontro, e si fermano a mangiare al Mac, perchè "è un altro spirito".
Un altro spirito, lo spirito giusto.
Ora, io al Mac non mi ci fermo a mangiare neanche sotto tortura, ma ho colto.
Ho colto l'invito alla pacata riflessione, spassionata. Ce la posso fare?
Si. Certo, che ce la posso fare.
Certo anche che non lo finisco in nove ore e neanche in dieci a dire il vero, ma ho lo spirito giusto, ormai lo posso proprio dire.
Sarà dura preparare queste distanze lunghissime, ma si. Si. Si. Lo voglio.
Lo voglio da quando ho cominciato a fare triathlon, perchè ho capito subito che la mia distanza-gara è dall'olimpico in su.
Ho capito subito che le mie gare sono quelle senza scia, con tante salite.
E ho capito anche che voglio quest'avventura: dentro me stessa, dentro la mia testa, voglio mettermi alla prova.
Questo credo sia lo spirito giusto.
Non tanto per la prestazione in sè, quanto per l'esperienza che trarrò dalla preparazione e dalla gara stessa.
E così, trascorsa quella mezz'oretta in un'intima e quanto mai sorridente meditazione, ho deciso.
Sarà superlungo, sarà in Italia, sarà settembre.
Sarà Elbaman!
Oddìo, non è che c'è voluto molto.
Lui è entrato in cucina mentre stavo sfaccendando, mi ha lanciato uno sguardo in tralice, poi si è lasciato andare ad alcune considerazioni nel tono morbido di chi non vuole convincere nè motivare.
Insomma, me l'ha buttata lì, la storia dei "pionieri" che partono per fare un ironman con il sacco a pelo sulla bici, perchè non sanno a cosa vanno incontro, e si fermano a mangiare al Mac, perchè "è un altro spirito".
Un altro spirito, lo spirito giusto.
Ora, io al Mac non mi ci fermo a mangiare neanche sotto tortura, ma ho colto.
Ho colto l'invito alla pacata riflessione, spassionata. Ce la posso fare?
Si. Certo, che ce la posso fare.
Certo anche che non lo finisco in nove ore e neanche in dieci a dire il vero, ma ho lo spirito giusto, ormai lo posso proprio dire.
Sarà dura preparare queste distanze lunghissime, ma si. Si. Si. Lo voglio.
Lo voglio da quando ho cominciato a fare triathlon, perchè ho capito subito che la mia distanza-gara è dall'olimpico in su.
Ho capito subito che le mie gare sono quelle senza scia, con tante salite.
E ho capito anche che voglio quest'avventura: dentro me stessa, dentro la mia testa, voglio mettermi alla prova.
Questo credo sia lo spirito giusto.
Non tanto per la prestazione in sè, quanto per l'esperienza che trarrò dalla preparazione e dalla gara stessa.
E così, trascorsa quella mezz'oretta in un'intima e quanto mai sorridente meditazione, ho deciso.
Sarà superlungo, sarà in Italia, sarà settembre.
Sarà Elbaman!
lunedì 26 novembre 2012
Quel bel enfant..!
Ico ha fatto strage di cuori di vecchiette, che hanno cercato di insegnargli il francese inconsapevoli del fatto che lui abbia ancora problemi con l'italiano.
Mentre suo padre correva la sua 24 ore a Port Hercules, noi abbiamo scorrazzato su e giù per l'incantevole città, passando da La Rocher a Place du Casino senza soluzione di continuità e menomale che il trasporto pubblico a Monaco funziona benissimo. Come tutto il resto d'altra parte.
Abbiamo passeggiato in mezzo a Ferrari e Rolls-Royce senza batter ciglio, e se stavo a sentire mio figlio mi sarei dovuta sedere pure al Cafè de Paris (ma forse ci avrebbero infilati nella fila in fondo, non di sicuro nei primi tavolini, in bella vista..!). Per un attimo mi è balenata l'idea folle "Garcon, un vodka martini..!" poi ho lasciato perdere, che è meglio...
Tanto l'alcool non lo reggo.
Il Principe consorte ha corso benissimo, piazzandosi quinto assoluto.
Bravo e avrebbe potuto fare meglio se il percorso non fosse stato invaso dalla folla multicolorata e vociante che accumulava chilometri per beneficienza.
Una manifestazione sui generis, però ben organizzata. Non mancava nulla.
Come non mancavano i soliti coglioni (italiani) che commentavano "Guarda questi cretini che corrono in tondo..!! Roba da matti...!".
La tipica famiglia Brambilla in vacanza: buzzurri, coi figli buzzurri appiccicati ai loro video giocattoli, e neanche farlo apposta con quei trenta chili in più a testa che ti fan capire come passano le giornate.
Mi sono trattenuta dal rispondere male, come mi trattengo molte volte di questi tempi, pur facendo uno sforzo considerevole.
D'altra parte, anche i coglioni possono dire la loro opinione, no?! E' un mondo libero. Ognuno può dire e fare quel che vuole, o così pare... e allora lasciamola parlare, 'sta gente, che qualcosa deve pur fare...
Parentesi polemica a parte, si chiude così la nostra stagione agonistica, con un ultimo bel successo, che porterà il Principe consorte a vincere anche quest'anno la classifica della squadra. Anche io ho fatto la mia parte, sia nel triathlon sia nel podismo. E ne son ben contenta.
D'altra parte non ho mai programmato di stare in casa a far la calzetta, impazzirei..
Ora, un po' di meritato riposo e poi possiamo cominciare a pianificare la prossima stagione. Sono molto in dubbio per il mio Ironman. Non so.
Non sono neanche tanto sicura di volerlo fare.
Ci penserò.
Mentre suo padre correva la sua 24 ore a Port Hercules, noi abbiamo scorrazzato su e giù per l'incantevole città, passando da La Rocher a Place du Casino senza soluzione di continuità e menomale che il trasporto pubblico a Monaco funziona benissimo. Come tutto il resto d'altra parte.
Abbiamo passeggiato in mezzo a Ferrari e Rolls-Royce senza batter ciglio, e se stavo a sentire mio figlio mi sarei dovuta sedere pure al Cafè de Paris (ma forse ci avrebbero infilati nella fila in fondo, non di sicuro nei primi tavolini, in bella vista..!). Per un attimo mi è balenata l'idea folle "Garcon, un vodka martini..!" poi ho lasciato perdere, che è meglio...
Tanto l'alcool non lo reggo.
Il Principe consorte ha corso benissimo, piazzandosi quinto assoluto.
Bravo e avrebbe potuto fare meglio se il percorso non fosse stato invaso dalla folla multicolorata e vociante che accumulava chilometri per beneficienza.
Una manifestazione sui generis, però ben organizzata. Non mancava nulla.
Come non mancavano i soliti coglioni (italiani) che commentavano "Guarda questi cretini che corrono in tondo..!! Roba da matti...!".
La tipica famiglia Brambilla in vacanza: buzzurri, coi figli buzzurri appiccicati ai loro video giocattoli, e neanche farlo apposta con quei trenta chili in più a testa che ti fan capire come passano le giornate.
Mi sono trattenuta dal rispondere male, come mi trattengo molte volte di questi tempi, pur facendo uno sforzo considerevole.
D'altra parte, anche i coglioni possono dire la loro opinione, no?! E' un mondo libero. Ognuno può dire e fare quel che vuole, o così pare... e allora lasciamola parlare, 'sta gente, che qualcosa deve pur fare...
Parentesi polemica a parte, si chiude così la nostra stagione agonistica, con un ultimo bel successo, che porterà il Principe consorte a vincere anche quest'anno la classifica della squadra. Anche io ho fatto la mia parte, sia nel triathlon sia nel podismo. E ne son ben contenta.
D'altra parte non ho mai programmato di stare in casa a far la calzetta, impazzirei..
Ora, un po' di meritato riposo e poi possiamo cominciare a pianificare la prossima stagione. Sono molto in dubbio per il mio Ironman. Non so.
Non sono neanche tanto sicura di volerlo fare.
Ci penserò.
lunedì 19 novembre 2012
..e ho in tasca Torino!
Non c'è bisogno di dire che mi sono - come sempre - emozionata.
Tanti dicono che la maratona è la gara dei lenti, di gente che sa a mala pena correre, dei "tapascioni" e forse è vero.
Io penso che ognuno cerca le sue soddisfazioni dove può e dove vuole.
Per me niente è così appagante come finire una maratona.
Finirla col personal best, poi, è ancora più bello, perchè solo tu sai che cosa ti è costato in termini di sacrifici, di tempo rubato, di ansia, di speranza, di desiderio.
Ho corso in una bolla, sul ritmo, senza mollare un metro, anche quando al 36° ero davvero stanca e il vento in città, del tutto inaspettato, mi dava fastidio.
E la bolla è esplosa a pochi passi dal traguardo, quando ho finalmente realizzato, che anche sul tempo ufficiale ero in orario.
Dopo tre ore e trenta (3:30:41 ufficiale e 3:30:33 real time) ho varcato la finish line, urlando.... urlando così forte che nel casino persino lo speaker mi ha sentita e ha detto: "Ecco l'urlo liberatorio..!".
Sembravo una pazza, ma una pazza felice.
Ce l'ho fatta. Ce l'ho fatta e sono contentissima...!!
Tanti dicono che la maratona è la gara dei lenti, di gente che sa a mala pena correre, dei "tapascioni" e forse è vero.
Io penso che ognuno cerca le sue soddisfazioni dove può e dove vuole.
Per me niente è così appagante come finire una maratona.
Finirla col personal best, poi, è ancora più bello, perchè solo tu sai che cosa ti è costato in termini di sacrifici, di tempo rubato, di ansia, di speranza, di desiderio.
Ho corso in una bolla, sul ritmo, senza mollare un metro, anche quando al 36° ero davvero stanca e il vento in città, del tutto inaspettato, mi dava fastidio.
E la bolla è esplosa a pochi passi dal traguardo, quando ho finalmente realizzato, che anche sul tempo ufficiale ero in orario.
Dopo tre ore e trenta (3:30:41 ufficiale e 3:30:33 real time) ho varcato la finish line, urlando.... urlando così forte che nel casino persino lo speaker mi ha sentita e ha detto: "Ecco l'urlo liberatorio..!".
Sembravo una pazza, ma una pazza felice.
Ce l'ho fatta. Ce l'ho fatta e sono contentissima...!!
venerdì 16 novembre 2012
-2 Allora io vado, eh..
..io vado a prendermela!!
Vi farò sapere se son contenta di come è andata, anche se a conti fatti, non posso che essere soddisfatta già solo per avere l'opportunità di essere lì, di sapere di essere in grado di correrla, di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità fare per poterla correre, di essere consapevole che farò del mio meglio (come sempre!) e che il mio meglio è tutto quello che serve per farmi contenta.
Vada come vada, ci avrò provato.
Non ho paura, ho solo.. tanta voglia di correre e di tagliare un altro fantastico traguardo (e col personale o no, so che fin lì ci arrivo!)...
lunedì 8 ottobre 2012
32, si comincia da qui...
o meglio, si ricomincia, perchè non è che io abbia mai smesso di correre.
Il Principe consorte me l'aveva detto che ci sarei riuscita senza problemi, ma in questo momento, con l'autostima sotto le scarpe, a volte faccio persino fatica a credere di potermi svegliare al mattino e trovarmi tutta intera.
Anzichè sbattermi (sbatterci) per attraversare la provincia e partecipare a una 42 km, mi sono alzata (un po' tardi, oserei dire) e ho cominciato a correre, con un piano d'azione molto semplice:16 chilometri in una direzione e 16 chilometri di ritorno.
E fin qui...tutto chiaro.
Non che correre 32 chilometri, quando sei abituata a farne 15 e a volte ma proprio perchè sei in gara 21, sia proprio così come dirlo, lo so benissimo, l'ho già vissuta la sensazione di svuotamento, stanchezza estrema, sfinimento.
Questa volta però è andata bene, anzi no, diciamo la verità, benissimo.
Parto piano piano, ma dopo cinque chilometri mi accorgo che ho accelerato un pochino, mi controllo e cerco di non strafare.
Al decimo chilometro ci sono i miei assistenti personali (Ico e il Principe) che mi passano l'acqua. Corro leggera e serena e devo sempre stare attenta a non esagerare.
Al sedicesimo chilometro, tranquilla e per niente stanca e di ottimo umore (incredibile, sto facendo un lunghissimo!), mi concedo di aumentare un il ritmo.
Vediamo che succede, mi dico, ma non succede niente di particolare.
Dal ventesimo in poi, progressione costante, con un bell'ultimo chilometro allegro, con una fatica fisica del tutto adeguata al chilometraggio e una fatica mentale praticamente assente.
O mi sono ipnotizzata da sola (Ueli Steck sostiene che bisogna sempre pensare positivo, di fronte ad una prova impegnativa.. ma va'?) o sono cambiata.
Un anno fa' avrei tirato giù tutti i santi del paradiso, di fronte a 32 km da sola senza una gara a far da contorno.
E invece, ho fatto (molto) meglio che l'anno scorso a Parma, con almeno un chilometro in più e molti ristori in meno, nonostante una giornata comunque bella calda.
Stamattina tutto bene e la carrozzeria sembra reggere. Ancora due lughissimi e un po' di ritmi per la rifinitura e sono pronta. Vorrei migliorare, anche solo un pochino, il mio personale.
Io ci provo.
Vola solo chi osa farlo.. (citazione rubata a un grande maratoneta!)
Il Principe consorte me l'aveva detto che ci sarei riuscita senza problemi, ma in questo momento, con l'autostima sotto le scarpe, a volte faccio persino fatica a credere di potermi svegliare al mattino e trovarmi tutta intera.
Anzichè sbattermi (sbatterci) per attraversare la provincia e partecipare a una 42 km, mi sono alzata (un po' tardi, oserei dire) e ho cominciato a correre, con un piano d'azione molto semplice:16 chilometri in una direzione e 16 chilometri di ritorno.
E fin qui...tutto chiaro.
Non che correre 32 chilometri, quando sei abituata a farne 15 e a volte ma proprio perchè sei in gara 21, sia proprio così come dirlo, lo so benissimo, l'ho già vissuta la sensazione di svuotamento, stanchezza estrema, sfinimento.
Questa volta però è andata bene, anzi no, diciamo la verità, benissimo.
Parto piano piano, ma dopo cinque chilometri mi accorgo che ho accelerato un pochino, mi controllo e cerco di non strafare.
Al decimo chilometro ci sono i miei assistenti personali (Ico e il Principe) che mi passano l'acqua. Corro leggera e serena e devo sempre stare attenta a non esagerare.
Al sedicesimo chilometro, tranquilla e per niente stanca e di ottimo umore (incredibile, sto facendo un lunghissimo!), mi concedo di aumentare un il ritmo.
Vediamo che succede, mi dico, ma non succede niente di particolare.
Dal ventesimo in poi, progressione costante, con un bell'ultimo chilometro allegro, con una fatica fisica del tutto adeguata al chilometraggio e una fatica mentale praticamente assente.
O mi sono ipnotizzata da sola (Ueli Steck sostiene che bisogna sempre pensare positivo, di fronte ad una prova impegnativa.. ma va'?) o sono cambiata.
Un anno fa' avrei tirato giù tutti i santi del paradiso, di fronte a 32 km da sola senza una gara a far da contorno.
E invece, ho fatto (molto) meglio che l'anno scorso a Parma, con almeno un chilometro in più e molti ristori in meno, nonostante una giornata comunque bella calda.
Stamattina tutto bene e la carrozzeria sembra reggere. Ancora due lughissimi e un po' di ritmi per la rifinitura e sono pronta. Vorrei migliorare, anche solo un pochino, il mio personale.
Io ci provo.
Vola solo chi osa farlo.. (citazione rubata a un grande maratoneta!)
martedì 2 ottobre 2012
l'ultima a morir..
La madre snaturata che è in me non si da’ pace.
Domenica avrei dovuto correre una maratona, ma poi subentrano mille paranoie e si lascia perdere. Io lascio perdere.
Domenica avrei dovuto correre una maratona, ma poi subentrano mille paranoie e si lascia perdere. Io lascio perdere.
Mi dico che 32 chilometri a casa andranno benissimo, domenica prossima.
Si, l’importante è crederci e soprattutto correrli, 'sti 32 chilometri.
Si, l’importante è crederci e soprattutto correrli, 'sti 32 chilometri.
Oggi vengo a sapere che le due colleghe simpatiche (lo sono davvero!) del piano di sotto andranno in part-time e mi coglie una fitta d’invidia.
6 ore anziché 8 in questo carcere di cartacce non sarebbero male. Potrei, potrei…
Ma non posso. E poche palle.
Primo perché amo la mia indipendenza economica.
Non dipendo da nessun uomo e non voglio essere costretta a farlo.
Secondo perché devo mantenermi, visto che la sacra famiglia me la sono giocata, e devo poter mantenere la mia prole, adeguatamente ai tempi, s’intende.
E siccome sto (ri)leggendo Verga, in questo periodo, un po’ di strizza me la sono messa addosso.
Da sola.
Che bel lavoro che so’ fare su me stessa. Tarparmi le ali.
In questo periodo poi, che a fare un 10.000 in pista ci ho messo 44 minuti senza troppa convinzione, dovrei stimarmi un po’ di più..
Mi chiedo cosa mi porterà la settimana, quali sorprese...
Per ora, una bella cosa: uno scambio di sms con la mamma della Bozzola, la sorella di mio figlio, tanto per dire che a noi le famiglie piacciono dolcemente complicate.
Uno scambio cortese, prudente, quasi complice, tanto più che non c'è mai stato motivo di essere rivali.
Ci abbiamo messo tre anni, ma ce l'abbiamo fatta.
Siamo un po' lente tutte e due, ma forse, e dico piano forse, c'è speranza.
martedì 28 agosto 2012
A volte ritornano..
Si dice che nei posti che ti sono piaciuti follemente, di cui ti sei innamorato (in cui ti sei innamorato), non bisogna ritornarci più, per non patire di un'ingiusta delusione in un confronto tra ricordi sui quali aleggia una diversa consapevolezza.
Questa però è stata un'estate così caoticamente disorganizzata da rasentare la follia, che abbiamo potuto permetterci anche la deroga ad una delle nostre regole e così, siamo ritornati a Livigno e la delusione è stata cocente.
Quello che era il paradiso degli atleti che facevano l'estate in altura è diventato un gigantesco parco-giochi per sportivi improvvisati, con i cani che scorrazzano liberi senza guinzaglio sulla ciclabile anche alle sette del mattino.
Siamo anche incappati in un non raro (ormai) esempio di "come fregare il turista facendolo passare per scemo". Avendo prenotato un appartamento un residence, per avere avere un minimo di autonomia, ci siamo ritrovati in una stanza singola con poltrona divano approntata a 10 cm dal letto e uno sporchissimo angolo cottura. Allegria!!
Oppure possiamo parlare dei piattini di bresaola da 50 grammi pagati un bel dieci euro... ma noi, impavidi, ci siamo arrangiati con un dei bei pic-nic all'aria aperta, vista ruscello, con un sonoro "vaffa.." ai locali imballati di gente.
A parte ciò, il resto è stato bellissimo.
Ho corso a 2.200 metri, tra i fischi delle marmotte che si alzavano sulle zampette infastidite dal mio procedere, a due metri dalla punta delle mie scarpe, avvisando la loro comunità dell'estraneo che arrivava, nel boschi, ancora deserti, sul sentiero appena tracciato, tra gli scoiattoli che si rifugiavano tra i rami più bassi degli alberi, nell'erba ancora bagnata della rugiada notturna.
E' stato bellissimo, col piccolo cicciottello che ha scorrazzato impavido dalla Val d'Aosta alla Valtellina, con una rapida puntata a Chamonix, senza mai lamentarsi, sempre sorridente, un camminatore nato.
E ha persino imparato il suo nome, un pezzo a dir la verità. "Ico" e quando è in buona anche "Chicco".
Ed è già un bel successo...!
E' stato bellissimo anche se non ho mai potuto correre col Principe Consorte, anche se ci siamo persi i rifugi più lontani, i percorsi troppo impegnativi, i lunghi allenamenti insieme, perchè poi alla fine a noi basta stare bene, basta stare sereni e quello, finalmente è un lusso che siamo riusciti a concederci.
Ci sono state anche sorprese piacevolissime e posti nuovi che abbiamo scoperto, incantevoli scorci di natura che ci hanno dato grandi emozioni.
Si, alla fine, è stato davvero bellissimo.
Questa però è stata un'estate così caoticamente disorganizzata da rasentare la follia, che abbiamo potuto permetterci anche la deroga ad una delle nostre regole e così, siamo ritornati a Livigno e la delusione è stata cocente.
Quello che era il paradiso degli atleti che facevano l'estate in altura è diventato un gigantesco parco-giochi per sportivi improvvisati, con i cani che scorrazzano liberi senza guinzaglio sulla ciclabile anche alle sette del mattino.
Siamo anche incappati in un non raro (ormai) esempio di "come fregare il turista facendolo passare per scemo". Avendo prenotato un appartamento un residence, per avere avere un minimo di autonomia, ci siamo ritrovati in una stanza singola con poltrona divano approntata a 10 cm dal letto e uno sporchissimo angolo cottura. Allegria!!
Oppure possiamo parlare dei piattini di bresaola da 50 grammi pagati un bel dieci euro... ma noi, impavidi, ci siamo arrangiati con un dei bei pic-nic all'aria aperta, vista ruscello, con un sonoro "vaffa.." ai locali imballati di gente.
A parte ciò, il resto è stato bellissimo.
Ho corso a 2.200 metri, tra i fischi delle marmotte che si alzavano sulle zampette infastidite dal mio procedere, a due metri dalla punta delle mie scarpe, avvisando la loro comunità dell'estraneo che arrivava, nel boschi, ancora deserti, sul sentiero appena tracciato, tra gli scoiattoli che si rifugiavano tra i rami più bassi degli alberi, nell'erba ancora bagnata della rugiada notturna.
E' stato bellissimo, col piccolo cicciottello che ha scorrazzato impavido dalla Val d'Aosta alla Valtellina, con una rapida puntata a Chamonix, senza mai lamentarsi, sempre sorridente, un camminatore nato.
E ha persino imparato il suo nome, un pezzo a dir la verità. "Ico" e quando è in buona anche "Chicco".
Ed è già un bel successo...!
E' stato bellissimo anche se non ho mai potuto correre col Principe Consorte, anche se ci siamo persi i rifugi più lontani, i percorsi troppo impegnativi, i lunghi allenamenti insieme, perchè poi alla fine a noi basta stare bene, basta stare sereni e quello, finalmente è un lusso che siamo riusciti a concederci.
Ci sono state anche sorprese piacevolissime e posti nuovi che abbiamo scoperto, incantevoli scorci di natura che ci hanno dato grandi emozioni.
Si, alla fine, è stato davvero bellissimo.
lunedì 30 luglio 2012
una boccata d'ossigeno
"Come ti sembra fare un mezzo Ironman solo da staffettista?"
mi chiede un faccino carino e sorridente con una polo gialla da finisher, la
stessa che indosso io.
"Mi sono
rilassata".
Gli rispondo così e quasi mi viene da ridere alla sua espressione perché
se per rilassarmi, se per dimenticare per qualche ora gli orrori (si, non
specificherò né perché né per come ma sono orrori) che ho
vissuto venerdì sera, devo correre per 21 km sotto il solleone con
una bella trentina di gradi e forse una manciata in più.. beh... devo essere
veramente alla frutta…
E, in effetti, lo sono. Questo è il periodo più difficile in
assoluto della mia esistenza.
Ho finalmente realizzato e, quello che ho capito, non solo non mi
piace per niente, ma mi fa’ sentire terribilmente ingenua e stupida.
Mi sento terribilmente in colpa per la situazione in cui ho
cacciato il Principe consorte per quanto in nessun modo avrei potuto prevedere
quello che alla fine, effettivamente, è successo.
Ma non facciamola tanto lunga con le mie disgrazie.
Siamo partiti alle cinque di mattina, col Tubo, che in macchina
cianciava allegro per la bella avventura. Noi, svegli dalle quattro, un po’
intontiti da sonno.
Ad Arona un giro in centro alla ricerca della mia staffetta,
arrangiatissima: il nuotatore col piede rotto, il ciclista ultrasessantenne e
la podista, la sottoscritta, già per sua natura scarsa, con le gambe ancora
affaticate e la testa da tutt’altra parte.
Ma ce la siamo cavata egregiamente. Il nuotatore è stato svelto,
il ciclista ha fatto il suo e io ho corso un tempo decente, vicino al mio
personale: mi aspettavo almeno un cinque, sei minuti in più, invece ho tenuto.
Mi sono scoperta a sorridere mentre pensavo che erano “solo” 21 chilometri e mi
sono divertita molto più del solito.
Mentre correvo ho incontrato persino un collega che faceva tutta
la gara, com’è piccolo il mondo…
Ad ogni passaggio c’era il tifo spettacolare della mia squadra,
dei miei staffettisti che non mi hanno abbandonata ma son rimasti sotto il sole
ad aspettarmi.
Al traguardo insieme, col Principe consorte e il Tubo che mi
salutano dalla transenne.
Il Tubo che saltella in braccio a un’affascinante lady in nero e
capello sulle ventitré (mica scemo, il Tubo!), il Principe consorte con la
faccia grigia per il male al fianco.
Adesso basta, si va’ a casa in fretta, purtroppo non possiamo
goderci tutta la giornata al lago, ma oggi va’così.
Però oggi potrebbe essere la prima di tante giornate insieme.
Un po’ arrangiate, come la staffetta, un po’ sacrificate (oggi corro io, domenica prossima corri tu) ma solamente nostre.
Un po’ arrangiate, come la staffetta, un po’ sacrificate (oggi corro io, domenica prossima corri tu) ma solamente nostre.
Non abbiamo nulla di cui vergognarci e non c’è nulla che ci faccia
stare bene quanto una giornata di sport con facce amiche, anche se le conosci
poco.
Forse molto meglio così.
giovedì 26 luglio 2012
Eureka..
Eureka!
Da quando ho visto quella di Poison , l'ho cercata disperatamente.
Cioè, ho cercato le foto del viaggio di nozze.. e cerca, cerca, cerca... finalmente le ho trovate.
Nel riguardale tutte mi sono accorta di com'ero meravigliosamente sorridente e felice, che ci sta, in un viaggio di nozze. Ma non era solo quello..
Abbiamo avuto un ultimo anno micidiale.
Anche stamattina, ci pensavo, mentre correvo.
E oltre a riflettere sul fatto che mi fanno davvero male le gambe, soprattutto il quadricipite (quindi per domenica prevedo una bella faticata, ma soprattutto una tattica di gara prudente), pensavo a come siamo cambiati in questi due anni, a quanti problemi abbiamo dovuto fronteggiare e a come ci hanno segnato.
Ma non lascerò che questo sorriso si spenga.
E questa è la mia prossima gara-obiettivo, caro il mio Principe consorte!
lunedì 23 luglio 2012
Taci, lagna!
No, non alberga in me nessun lato masochista, anzi...
Mi piace stare bene, mi piace divertirmi, mi piace stare serena.
Mi sono infilata nell'ennesima gara di trail perchè nonostante io non ce l'abbia sotto pelle, sebbene mi manchi quella splendida capacità di balzellare aggraziata da un sasso all'altro senza prendere storte, senza rimetterci qualche unghia del piede, senza inciampare né cadere per terra, beh... mi piace la natura, apprezzo la fatica, mi piace mettermi alla prova.
Puoi essere una mammola finché vuoi, ma quando sei lì e devi scendere, è inutile piangersi addosso e dare colpe a chi lì ti ci ha portata (come è successo la prima volta che ho corso in montagna), prima o poi impari che sei tu che devi farcela e che puoi contare solo su te stessa, sulle tue gambe e sulla tua capacità di concentrazione.
Quando sei lì e devi salire fino a quel puntolino lontano sopra la tua testa che vedi a stento, beh.. è un inutile spreco di tempo prendersela con chi ha avuto la malaugurata idea di proporti una passeggiata in montagna. Impari a tirare su le gambe e a spingere bene con le braccia sui bastoncini finché sei arrivata. Impari a bere, ad alimentarti, ad avere pazienza e testa, perchè sai che se perdi la calma, perdi la bussola.
E' fatica allo stato puro, è l'urlo lancinante dei muscoli delle gambe all'ennesima discesa e delle caviglie che scivolano sull'ennesima pietra bagnata.
Non c'è un appoggio uguale all'altro, non c'è un passo che sia della stessa misura del precedente.
E' fatica per le gambe, per le braccia e per la testa. E' la scomodità di correre con lo zaino, di doversi portare la borraccia. Manca la libertà della consapevolezza che non ci saranno problemi, perchè problemi ce ne saranno sempre.
Ma arrivi in posti dove sei a un passo dal cielo e cominci a credere che per farcela puoi contare solo tu stessa. E io di questo ho bisogno.
Di credere che ce la farò.
E poi arriva lui, sempre alto e bellissimo, nonostante gli anni che passano e che mentre ti aspetta al ristoro, trova il tempo di andare a visitare la cappella alla Madonna della Neve, che mentre corri nel bosco ti dice: "Sei bellissima, ma quando apri la bocca...sei una tale lagna..!".
Mi piace stare bene, mi piace divertirmi, mi piace stare serena.
Mi sono infilata nell'ennesima gara di trail perchè nonostante io non ce l'abbia sotto pelle, sebbene mi manchi quella splendida capacità di balzellare aggraziata da un sasso all'altro senza prendere storte, senza rimetterci qualche unghia del piede, senza inciampare né cadere per terra, beh... mi piace la natura, apprezzo la fatica, mi piace mettermi alla prova.
Puoi essere una mammola finché vuoi, ma quando sei lì e devi scendere, è inutile piangersi addosso e dare colpe a chi lì ti ci ha portata (come è successo la prima volta che ho corso in montagna), prima o poi impari che sei tu che devi farcela e che puoi contare solo su te stessa, sulle tue gambe e sulla tua capacità di concentrazione.
Quando sei lì e devi salire fino a quel puntolino lontano sopra la tua testa che vedi a stento, beh.. è un inutile spreco di tempo prendersela con chi ha avuto la malaugurata idea di proporti una passeggiata in montagna. Impari a tirare su le gambe e a spingere bene con le braccia sui bastoncini finché sei arrivata. Impari a bere, ad alimentarti, ad avere pazienza e testa, perchè sai che se perdi la calma, perdi la bussola.
E' fatica allo stato puro, è l'urlo lancinante dei muscoli delle gambe all'ennesima discesa e delle caviglie che scivolano sull'ennesima pietra bagnata.
Non c'è un appoggio uguale all'altro, non c'è un passo che sia della stessa misura del precedente.
E' fatica per le gambe, per le braccia e per la testa. E' la scomodità di correre con lo zaino, di doversi portare la borraccia. Manca la libertà della consapevolezza che non ci saranno problemi, perchè problemi ce ne saranno sempre.
Ma arrivi in posti dove sei a un passo dal cielo e cominci a credere che per farcela puoi contare solo tu stessa. E io di questo ho bisogno.
Di credere che ce la farò.
E poi arriva lui, sempre alto e bellissimo, nonostante gli anni che passano e che mentre ti aspetta al ristoro, trova il tempo di andare a visitare la cappella alla Madonna della Neve, che mentre corri nel bosco ti dice: "Sei bellissima, ma quando apri la bocca...sei una tale lagna..!".
lunedì 2 luglio 2012
Una domenica da mamma..
Stavolta ho accompagnato io...
Stavolta ho atteso il Principe Consorte che completava l'ennesima sua fatica di trail, 120 chilometri in uno dei posti più belli del mondo, le Dolomiti, il che significa per buon conto anche un dislivello importante.
Passi, colli e forcelle e discese pietrose, con radici che ti scombinano la falcata e i sassi su cui poggiare i piedi, dopo tanti chilometri percorsi, diventa un problema.
Lo so che cos'è il trail running, lo so bene.
Così ho fatto la mamma e ho lasciato il traguardo a lui, che se l'è ampiamente meritato, arrivando benissimo, un ottimo piazzamento, una rimonta spettacolare.
Appena partito, si è fermato un momento per baciarmi e per dare un buffetto al Tubo, in bilico sulla transenna.
Oltre che un grande uomo è un ottimo atleta.
E il formato mignon, beh, stavolta ce lo siamo portato e anche se è un terribile brighella, se l'è cavata bene.
Ha conquistato tutti col suo sorriso: è un piccolo, intrepido, spericolato Tubo, che ha accompagnato il suo papà correndo con lui, e a che passo...!, gli ultimi trecento metri fino al traguardo.
Che grande emozione vederli arrivare insieme, sorridenti, mano nella mano.
Va bene così, una domenica da mamma e da moglie di un trail runner.
Anche queste son soddisfazioni.
Stavolta ho atteso il Principe Consorte che completava l'ennesima sua fatica di trail, 120 chilometri in uno dei posti più belli del mondo, le Dolomiti, il che significa per buon conto anche un dislivello importante.
Passi, colli e forcelle e discese pietrose, con radici che ti scombinano la falcata e i sassi su cui poggiare i piedi, dopo tanti chilometri percorsi, diventa un problema.
Lo so che cos'è il trail running, lo so bene.
Così ho fatto la mamma e ho lasciato il traguardo a lui, che se l'è ampiamente meritato, arrivando benissimo, un ottimo piazzamento, una rimonta spettacolare.
Appena partito, si è fermato un momento per baciarmi e per dare un buffetto al Tubo, in bilico sulla transenna.
Oltre che un grande uomo è un ottimo atleta.
E il formato mignon, beh, stavolta ce lo siamo portato e anche se è un terribile brighella, se l'è cavata bene.
Ha conquistato tutti col suo sorriso: è un piccolo, intrepido, spericolato Tubo, che ha accompagnato il suo papà correndo con lui, e a che passo...!, gli ultimi trecento metri fino al traguardo.
Che grande emozione vederli arrivare insieme, sorridenti, mano nella mano.
Va bene così, una domenica da mamma e da moglie di un trail runner.
Anche queste son soddisfazioni.
lunedì 25 giugno 2012
Idro, la tenda e l'attraversamento rospi
Io non l'avevo visto mai un cartello con scritto su "attenzione attraversamento rospi"...
A Idro c'è.
Sulla strada che costeggia il lago, bellina, strettina, panoramica in maniera quasi commovente, che arriva ai campeggi e a un borgo minuscolo che si chiama Vesta, come la dea romana del focolare domestico.
E da nessun'altra parte per inciso, anche se forse i rospi sanno dove andare, anche senza asfalto...
Non mi ricordo da quanto tempo non ridevo così, come ho riso davanti al buffo cartello, o come ho riso davanti alla "teoria della frenata in discesa", magistralmente esposta e spiegata con gli stuzzicadenti dal Principe Consorte.
Quanto ho riso! E come siamo stati bene nella nostra tenda, poi. Che ti viene da sorridere pensando agli alberghi col centro benessere dove storci il naso se trovi un capello in acqua.
Davanti al lago e alla frazione in acqua ho sempre i miei bravi problemi d'ansia.
Stavolta mi son girata e, con la faccia tosta che mi contraddistingue, gli ho detto "Io non parto, andiamocene".
La sue espressione è stata chiarissima ed eloquente. "Non dire cazzate". Ma lui non usa quel linguaggio.
Poi siamo partiti e non c'è stato più tempo di pensare a nulla se non al fatto che dovevo nuotare.
Un po' di corrente, tanta gente superata nei due giri in acqua e nessun altro problema se non gli occhialini piena d'acqua che ho tenuto su così.. per bellezza.
Chi si ferma è perduto.
Che la frazione di bicicletta fosse qualcosa di temibile l'avevo capito e dal giro di perlustrazione ho ricavato non solo conferme ma anche utili indicazioni su dove e come fare le cambiate necessarie.
In realtà il 50 per andar su l'ho usato ben poco.
Scarsissimo il pubblico, ma caloroso: i due vecchietti seduti sulla sedia in giardino: "Ma è una donna??" dice lui, ottuagenario nel dialetto indigeno.
"Mi sembra di si" dice lei, centenaria. Nel dubbio, mi applaudono con poca convinzione.
Pochi chilometri ma tosti, tanto verde, tanta solitudine, tanti pensieri, di fatica, di concentrazione.
Quando scendo mi sembra di volare, non leggo il tachimetro perchè ho paura ma i freni li tocco solo quando necessario e penso "Ma son venuta su di qui?! Io?!". E pensare che ho pure superato qualcuno (maschio).
Sono molto fiera di me.
Nella corsa faccio un po' di pasticci, per esempio non mi prendo il gel. Svampita fino in fondo, vuoi mica smentire la tua fama?
Il Principe consorte è lì sul lungo lago erboso che mi incoraggia correndo un breve tratto con me.
"Stai dritta, tieni su le mani, apri le spalle".
Vorrei mandarlo a stendere ma non ho nemmeno le forze per fare questo e devo ancora correre gli ultimi cinque chilometri. Che agonia, ragazzi.. che sofferenza, ma stringo i dentini e faccio qualche sorpasso di cicliste più valenti di me.
In realtà ho fatto il quarto tempo assoluto nella corsa, tra le donne, e non avevo più nient'altro da dare perciò ho la coscienza in pace. Più di così, non c'era nulla.
Mi sono divertita.
Ho riso tanto.
Mi è scappata la solita lacrima.
Emozioni.
mercoledì 20 giugno 2012
50
Oggi è il nostro “mesiversario” e noi preferiamo
ormai da 4 anni e 2 mesi, festeggiare quello piuttosto che la data del nostro
matrimonio, come due eterni fidanzatini.
Ci siamo visti, presi e piaciuti. Forse perché in fondo ci siamo conosciuti in un’età in cui la gente “normale” ha già dei figli e ha smesso di sognare i propri sogni.
Ci siamo visti, presi e piaciuti. Forse perché in fondo ci siamo conosciuti in un’età in cui la gente “normale” ha già dei figli e ha smesso di sognare i propri sogni.
Noi no. Noi mai.
Noi abbiamo sbagliato e credere e a dare fiducia ma poi abbiamo avuto il coraggio di rimetterci in pista, a correre. Non ci siamo arresi e ancora oggi non ci arrendiamo a chi ci vorrebbe col decespugliatore in una mano e i ferri da calza nell’altra.
Noi abbiamo sbagliato e credere e a dare fiducia ma poi abbiamo avuto il coraggio di rimetterci in pista, a correre. Non ci siamo arresi e ancora oggi non ci arrendiamo a chi ci vorrebbe col decespugliatore in una mano e i ferri da calza nell’altra.
Noi abbiamo scelto la nostra vita e portiamo
avanti le nostre idee, senza voler fare proseliti, senza tante dichiarazioni
d’intenti.
Solo con la voglia di essere insieme, di condividere.
Solo con la voglia di essere insieme, di condividere.
Oggi sono 50 mesi che stiamo insieme. Auguri.
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