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lunedì 18 febbraio 2013

Qualcosa di lento e morbido



La musica mi piace molto, anche se ultimamente ne ascolto poca, per mancanza di tempo più che altro e poi per una spiccata disparità di gusti col Principe consorte.
In effetti, l’unica cosa che riusciamo ad ascoltare insieme è il mitico Frank e ho detto tutto..
A Ico la musica piace. Tanto. Tanto che, la sera prima di andare a nanna, è dura convincerlo a dormire se prima non gli ho fatto la “cantatina”.
Adesso poi, che il repertorio si è consolidato in quei 5/6 pezzi base (che non svelerò neanche sotto tortura..) è lui stesso ad indicarmi cosa vuole o non vuole sentire (“No, etta no!” e mi fa’ un segno di diniego deciso con la manina e la testolina, tanto per non sbagliarci..!) oppure si unisce a me nel ritornello, con un po’ di ritardo perché non sapendo le parole le fa’ prima pronunciare a me e poi le verseggia. Sorride e canta.
Sarebbe bello che imparasse a suonare uno strumento: io son sempre stata negata ma non ci ho mai nemmeno provato seriamente.

Sabato mattina è stata dura lasciarlo a casa per andare in piscina. Mi si è aggrappato addosso piangente come una patella. “Voio venire anche io!!”. E ciao, giù lacrime a torrenti.
A parte che son due settimane che ha la febbre e proprio non è cosa,  ma a questa scena mi si è spezzato un pochino il cuore. E niente, ho preso il borsone e son partita di corsa, lasciandolo a casa con suo padre. Poveretti tutti e due, ho pensato.
Ho nuotato 4 km e mezzo, che ci stava e stavo (ancora) bene. Ho nuotato bene, con una new entry in corsia: uno pseudo modello, alto un metro e tantissima roba, con un costumino da élite e una nuotata a rana che era qualcosa di spettacolare a vedersi.
Abbiamo nuotato tranquilli, dividendoci la corsia, io la destra, lui la sinistra.
Un
’ora e mezza di pace perfetta, come una sinfonia lenta e morbida. Piacevole.

Tornata a casa, ho trovato Ico al suo posto, col piatto pronto, il cucchiaio in mano,  un sorriso meraviglioso e un sonoro “la mamma!!” come se avesse visto la Madonna.
Il Principe
consorte mi sorrideva da dietro il mazzo di orchidee. Il preludio di un fine settimana perfetto, lento e morbido.

Domenica invece ci siamo accartocciati per casa, vomitando tutti e tre.
Niente è perfetto.

venerdì 8 febbraio 2013

Sarvângâsana

Ieri sera mentre sguazzava allegramente nella vasca da bagno, Ico tira su le gambette, si inarca e si soffia sulle punte dei piedi. 
Poi scende, mi sorride sornione e mi dice: "Candela!", che poi è quello che c'è scritto lì sopra, sebbene con altra espressione.
Rimango un filino basita e, fra le bolle dell'idromassaggio, gli domando da dove salta fuori questa novità.
E alla domanda, il mio piccolo pezzettino di cuore si lancia in una spiegazione dai voli pindarici e dal linguaggio approssimativo, che capisco a fatica.
L'unica parola intellegibile è "ponte", che pronuncia con un certo entusiasmo.

"Fammi un po' vedere" gli dico.
Anche qui, si inarca su gambe e braccia e voilà, un piccolo ponte un po' sbilenco ma che tiene con disinvoltura.
A quanto mi è dato comprendere, il merito è della sua insegnante di ginnastica. 
Una new entry, un'insegnante esterna che da due settimane viene a fare lezione ai bambini.
Pensavo che si trattasse di fare i soliti saltelli e giochi, invece la tipa mi sembra intenzionata a fare sul serio.

Manco a dirlo, a Ico la sua "Babbara" come si chiama l'insegnate, piace un sacco e stamattina, interrogate in proposito, le maestre confermano che si, lui partecipa molto volentieri e fare ginnastica gli piace un sacco (..ma va'?!).
"Babbara" è anche diplomata ISEF, quindi siamo in una botte di ferro.
Tutto ciò mi riporta alla memoria il corso di ginnastica artistica cui mi hanno iscritta i miei a nove anni. La mia amichetta faceva ginnastica ritmica e anche io avrei voluto volteggiare leggiadra con il cerchio, le clavette e il nastro, invece per un equivoco mi sono trovata a saltare il cavallo e le parallele.
Non ho molta memoria né di quel corso né di quel periodo, quindi probabilmente non ero un fenomeno, ma so ancora fare meravigliose capriole.

Quindi, stasera, ginnastica per tutti sul tappetone di casa..!
Spero proprio di non spaccarmi... 




mercoledì 30 gennaio 2013

Misteri della genetica



Misteri della genetica.. pensavo ieri sera, spaparanzata nel letto, mentre Ico sfogliava il “Meraviglioso libro sulla Terra” che non è nemmeno per un libro per bambini, ma piuttosto un bel libro illustrato con rudimenti di scienza naturale, curiosità e spunti di riflessione sul mondo del passato e di oggi.
Manco a dirlo, è il suo libro preferito. Se può scegliere come finire la giornata, tra il libro, una fiaba, le sue foto (si, gli piace tantissimo rivedersi in foto; è un narcisista), o una “cantatina” (dove “mamma, canta!” è la parola d’ordine), lui sceglie il libro.
La cosa più buffa, quella che mi diverte e nello stesso tempo m’inquieta, è che prima di accomodarsi, afferra uno dei tre cuscini di suo padre e se lo sistema sullo stomaco, esattamente nello stesso punto dove se lo sistema il Principe consorte.
Dopodiché sospira beatamente soddisfatto e procede nella “lettura” del testo con “Oooohhh!” ammirativi di fronte alle fotografie.
Bella lì, direte voi. L’avrà visto fare. E invece no…

Perché Ico nel letto con i suoi genitori ci avrà passato, si e no, quindici minuti quando aveva venti giorni di vita, poi abbiamo deciso che non era cosa e così, lettino forever nella sua stanza, con somma gioia e gaudio di tutti (e tre).
L’unico momento in cui gli è concesso l’accesso al sancta sanctorum è la sera prima della nanna, che però va a fare molto volentieri nel suo lettino.

In questo, come in molti altri atteggiamenti, manco a dirlo l’amore sviscerato per la cucina e per tutti gli annessi e connessi (apparecchia il tavolo da pranzo con più competenza di me), l’ordine in cui tiene i suoi giocattoli (li ritira tutte le sere, senza che ci sia bisogno di dirglielo), è indubbiamente figlio di suo padre senza tema di smentita…  Altro che prova del DNA…!

Così mi ritrovo stupefatta di fronte al fatto che per carnevale mio figlio non ne voglia sapere di mascherarsi. Non gli interessa proprio... e davanti ai suoi piccoli compagni di scuola esprime lo stesso superbo disinteresse allo stesso modo in cui lo esprime il padre, tirando su un pochino il mento.
Poco ci manca che faccia tzè, alla siciliana. Ma chissà, col tempo.. 

giovedì 26 gennaio 2012

26.01 Auguri


Ho fatto una corsa, nel senso di una scappata, un fuori programma, per prendergli quel libro appena uscito che gli interessava tanto. L’altra sera avrebbe tanto voluto andare a Torino a sentirne la presentazione dalla viva voce dell’autore, ma abbiamo rinunciato per non correre il rischio di finire in uno dei blocchi di manifestanti che in questi giorni imperversano un po’ dappertutto.

E c’è pure rimasto male, ma poi stamattina, al mio squillante, per quanto lo possa permettere l’orario antelucano, “Buon Compleanno!”, scartando il pacchettino, gli si sono illuminati gli occhi bellissimi. 

Che son sempre bellissimi, anche se gli anni passano, anche per lui.
Menomale che passano questi anni, ho pensato in questi giorni, perché vuol dire che siamo ancora qui, a lamentarci, a gioire, a ridere, a correre a fare quello che dobbiamo, vogliamo, possiamo fare.

Quando ci siamo conosciuti e quando gli ho detto che avrei voluto trascorrere i prossimi cinquant’anni con lui, mi ha detto che non sarebbe stato mai possibile e che il suo tempo sarebbe stato molto più breve. “Non sono di famiglia longeva” mi ha detto con un sorriso amaro. Vedremo.

Io intanto son qui a farti gli auguri, in questa cucina che abbiamo realizzato insieme, ancora una volta e vedremo insieme fin dove arriviamo. E a volte ho proprio l’impressione che non sarà mai abbastanza lontano.

Ci siamo conosciuti che eravamo già due persone con un passato alle spalle di una certa consistenza, eppure abbiamo costruito un presente solido e non smettiamo di fare progetti per il nostro futuro. E il miglior augurio che posso farti è di non smettere mai di essere quello che sei.

Vai bene così, anche se non trovo mai il latte del Tubo quando lo metti via tu, anche se ti lamenti sempre del mio caffè, anche se quando facciamo il bagno insieme poi c’è acqua dappertutto… Vai bene così.

Auguri.

venerdì 9 settembre 2011

Progressi e piccoli passi

L'altro ieri per la prima volta il Tubo ha mangiato la pappa da solo ed è stato pure bravo perchè ha sporcato pochissimo.

Nel guardarlo mentre impugnava correttamente il cucchiaio e se lo metteva in bocca, consapevole di quello che stava facendo, mi è venuto un po' di magone: il tempo passa... e mi sembra ieri che dovevo tenergli la testa per dargli il biberon, e se ora chiudo gli occhi, pensavo, quando li riaprirò sarà un goffo adolescente di sedici anni che mi dice che a scuola non ci vuole più andare..!
No, è sempre lui, il Tubo, che sta solo mangiando la sua pappa. Tutto bene.
Tra l'altro il merito di questi progressi è tutto del Principe Consorte che lo accudisce splendidamente.
Gli prepara i pasti, insieme a lui fa' un sacco di cose: raccolgono i pomodori nell'orto, fanno le marmellate, danno il bianco in casa. Vanno d'accordo.

E io? Io sono quella che al mattino va' al lavoro, in pausa pranzo si allena e la sera torna a casa sfranta, da' un bacio a tutti, da' la pappa al Tubo e poi lo porta a fare una passeggiata dopo cena.
E mentre passeggiamo, mi accorgo che tutti i vicini di casa, casualmente, verso le otto e mezza si affacciano un momento, chi per fargli accarezzare il cagnolino, chi per fargli una moina, chi per farlo salire sul trattore, chi semplicemente per fargli un saluto. Sono tutti entusiasti del Tubo..!

Lui ricambia, salutando con la manina e mandando baci come un divo del cinema, con quel sorriso fascinoso che mi ricorda tanto quello di suo padre, cianciando con la sua parlantina sciolta, nella sua lingua ancora poco comprensibile ai più, ma che tutti si sforzano di capire.

Sono fortunata. Sono proprio fortunata.





giovedì 14 luglio 2011

17 mesi!


Tu che cammini con la pancia in avanti come un piccolo generale che passa in rivista le sue truppe.
Tu che corri a prendere il pomodorino rosso dalla pianta, gli dai un morso e poi me lo porti.

Tu che dici “ba ba ba ba ba ba!” muovendo la manina a dire basta, quando non vuoi più pappa.
Tu che quando non vuoi fare qualcosa ti siedi per terra e opponi resistenza passiva.
Tu che mi dai “la cara” con la manina aperta sorridendo e che quando c’è qualcosa che ti piace tanto fai “ohhhhhh” a tutto volume.

Tu che per divertire tua sorella fai il giro del tavolo di corsa fin che non inciampi nel tappeto e che quando vedi i nonni, gli corri incontro, ciabattando nei tuoi sandaletti da frate. Tu che conosci tutti i nostri vicini di casa e chiaccheri con tutti, amabilmente.

Tu che sei alto 83 centimetri per 12 chili e non sei proprio un figurino, con gli occhi dalle ciglia lunghe come il papà e i capelli chiari come la mamma.
Tu
, una minuscola rivoluzione.
Buon complemese, Tubo.

mercoledì 29 giugno 2011

auguri

Tu sei la mia Pietra e su questa pietra mi romperò la testa…

Questo lo so da tempo, caro mio, ma per funzionare funzioniamo, e la perfezione, tu m’insegni, non è di questo mondo.
Ne è passato di tempo da quando ti guardavo, rigorosamente da sotto in su, con occhio adorante, ingenuamente convinta che tu fossi una specie di Bibbia ambulante e che per grazia divina ti fossi degnato di considerarmi come una possibile compagna di vita.

Eggià. Perché hai deciso tu. Sei arrivato, bello come il sole, dicendomi: “Tu non lo sai, ma sei dolcissima”.

“No, no”  ti ho risposto io “è solo un’impressione. Guarda che ti sbagli”.
Ma tu cocciuto, non hai sentito ragioni. E lo sappiamo entrambi che quando ti convinci di una cosa, poi togliertela dalla testa è un’impresa...
E così ci ritroviamo qui, a litigare come l’anno scorso, senza sapere perché, come l’anno scorso. Ma questa volta ti faccio gli auguri senza che tu venga a sollecitarmeli, mettendoti su, all’occorrenza, quegli occhi dolci da cucciolo, cui non so resistere.

Auguri. Auguri. Auguri, bellissimo Principe consorte, bizzoso come un cavallo arabo.
Auguri.

martedì 7 giugno 2011

E sto pensando a…

alla pioggia che cade incessantemente sulle mie zucchine che saran piene d’acqua, anche troppo..


alla rosa rossa che c’era sul vassoio della colazione stamattina. Colazione a letto, un bacio e una rosa...


alla me stessa di due anni fa’, appena sposata, già incinta senza saperlo. Felice, senza saperlo…


al bimbo di quindici mesi che l’altra sera si faceva imboccare dalla sorella maggiore. È ben vero che quando ha fame non guarda in faccia a nessuno, ma per questa volta ha collaborato senza proteste di nessun tipo…


al mio ultimo arrivo su traguardo, con gli occhi fissi ad una maglia rossa che era lì ad aspettarmi. Alla mano, che mi ha teso per complimentarsi, e alla sua ultima proposta, una maratona in montagna da fare insieme.
Il suo modo di concepire il divertimento che per fortuna è anche il mio.



A volte chiediamo troppo.
A volte pensiamo di valere troppo poco.
E meritarsi tutto questo è difficile.

martedì 31 maggio 2011

Baby, baby, revolution...

Ieri sera, dopo una giornata lavorativa piuttosto pigra, una pausa pranzo movimentata, un dopo lavoro di 35 chilometri in bicicletta a 30 k/h, abbiamo pensato bene di andare a cena con amici.
E io ho pensato bene di vestirmi da donna, da essere umano che si trucca, si parrucca e si infila in un abitino attillato non troppo chiassoso, ma comunque vezzoso. E il Principe Consorte ha messo un principio di muso che ho disinnescato con un bacio e un sorriso garbato. Anche se in realtà avrei voluto esternare tutta la mai esasperazione. Possibile che gli piaccia vedermi solo in tenuta sportiva o senza niente addosso?

C’è anche una via di mezzo e ancora poco tempo fa’ non gli dispiaceva.
La metamorfosi è cominciata con la gravidanza. Pochi apparati femminili e niente mise provocanti ché ad una mamma non si addicono.

A questo tarpamento di ali non ho reagito in nessun modo perché tanto mi interessa poco, ma è ben vero che se c’è l’occasione, anche a me piace fare la femmina.
Inutile dire che i tanti complimenti che ho ricevuto gli hanno dato la mazzata finale. Per fortuna la serata è stata riuscitissima e piacevolissima e la questione è stata subito allontanata come se non si fosse mai neanche lontanamente il problema.
Però ho deciso di comprarmi qualche abitino carino e un po’ meno castigato del mio solito stile.

Baby, baby, revolution.

giovedì 26 maggio 2011

punti di vista (due)

L’altra sera facevamo una garetta, sette chilometri, più per la presenza per la società che per convinzione.
E mentre correvo, una fatica boia, per stare dietro ad un’amica rivale che poi è arrivata, in effetti, prima di me, pensavo…
Dopo, al traguardo, ci siam scambiate un bacino, noi che ci baccagliamo come tigri in gara e che per una posizione siam capaci di sgomitare e invece poi, due chiacchere e le chiedo come stanno le sue bambine.
Bene.
E il tuo bambino?
Bene.

Molto soddisfatte, ci sorridiamo e ci scambiamo pareri sulla garetta, opinioni tecniche di allenamenti ed infortuni e poi ci diciamo che siam proprio contente.
Siamo mamme. E riusciamo anche a correre. Ad allenarci. A fare progetti per le gare che a noi sembrano importanti.
Noi siamo tra quelle “veloci” nel nostro piccolo mondo.
E arriviamo prima di tanti uomini.
Per questi uomini che in gara teniamo dietro agilmente, ma anche quelli davvero forti che in gara non vediamo solo “da dietro” comunque il discorso è diverso.
Nessuno di loro dice che beh, è anche papà, ma guarda come vado forte...

Nessuno di loro è contento anche solo per essere riuscito anche solo a correrla la garetta, tra mille impegni, mille sbattimenti e a grattare il fondo della padella (permettetemi la brutta metafora) per trovare questi benedetti quaranta minuti al giorno dove puoi fare veramente quello che ti piace fare.
E ieri sera, mentre facevo addormentare il Tubo, cullandolo tra le mie braccia, mentre facevamo “naso naso, ciglia ciglia” e lui se la rideva e cinguettava beato la sua piccola personale soddisfazione, ho pensato che anche il Tubo è contento.
Contento di riuscire a ritagliarsi ogni sera i suoi personalissimi quindici minuti dove fa’ esattamente quello che gli piace fare.
Stare in braccio alla sua mamma.

giovedì 21 aprile 2011

A volte, ritorna

Abbiamo festeggiato.
E oggi si ritorna alla normalità, anche se ha un sapore un po’ più dolce del solito.

Ieri il Principe consorte mi ha mandato lo stesso sms di tre anni fa’.
L’ho riletto con una certa commozione e con un certo sgomento, nel constatare che si ricordava perfettamente il messaggio parola per parola e che dal messaggio stesso traspare chiarissimamente che non aveva neanche preso in considerazione l’idea di essere rimbalzato. Che presuntuoso!
Abbiamo cenato nello stesso posto dove eravamo stati allora, anche se l’atmosfera era inevitabilmente diversa, ma non in maniera sgradevole.
Siamo cambiati, non ci baciamo più a tutti i semafori rossi, ma nemmeno guardiamo ciascuno fuori dal nostro finestrino.
Mi ricordo un viaggio a Firenze, dove sono stata “appolipata” a lui dalla partenza all’arrivo… una pazza!

Ci manca un pizzico di quella magia, che ieri abbiamo recuperato, girando per la città in macchina e chiacchierando solo di noi, non di tosse, di febbre, di pannolini, della casa, dell’avvocato e di tutto il noiosissimo resto…
Ci manca, ma ce la ricordiamo.
E ogni tanto, ritorna.

mercoledì 20 aprile 2011

20 aprile 2011 tre anni

La perfezione non è di questo mondo
…però noi siamo ad un passo.

Lo so, è presuntuoso da parte mia azzardare un’affermazione del genere: è andare a cercarsi grane, è un peccato di “ubris”.
Non esiste nulla di perfetto, però noi siamo lì lì, siamo quanto più vicini si può essere.
Io e te siamo lì che ci stiamo lavorando, “siamo sul pezzo”.
Abbiamo un sacco di grane: la casa, i bimbi, il nostro, la tua, e pensieri a bizzeffe. Ma noi siamo noi e siamo una forza piena di energia, come quando arriviamo insieme sul traguardo.

Lo vedo dai tuoi occhi quando ti svegli la mattina e trovi il tuo caffè sul comodino. È da tre anni che lo trovi lì, ma tu non lo dai per scontato.
Lo capisco quando torno a casa e trovo l’erba tagliata: tu che odi queste piccole e noiose incombenze, ma ti sforzi di farlo lo stesso, per noi.
Per noi.
Perché sai che per mettere insieme un “noi” ci vuole pazienza, la stessa resistenza che hai su una gara di 100 chilometri, la piena comprensione di sé stessi e di chi ti sta accanto e non solo la voglia di rotolarsi nel letto ogni volta che ci arriviamo svegli…

E quanto è cambiata la nostra vita da tre anni fa’..!
Insieme a te ho vissuto le esperienze più incredibili, più belle e appassionanti, le più vere. Mi sono studiata attraverso il tuo sguardo e mi sono vista per come sono. E mi sono impegnata. Per una volta nella vita non ho pestato il piedino per pretendere di più dagli altri, ma da me stessa. Come mi hai insegnato tu.

Noi due, che siam partiti da una pista di atletica e siamo arrivati a svegliarci alle quattro, come questa mattina, non per correre una “Ultra”, ma per consolare un poppante febbricitante;
noi due che abbiamo cominciato con ostriche e champagne e siam finiti alla pizza fuori una volta la settimana, quando gira bene;
noi due, zingari nell’anima con la valigia sempre pronta in macchina per il week end fuori ed ora piantiamo patate nell’orto nuovo dietro casa.
Ma progettiamo la fuga, ma ci ritroviamo in pausa pranzo, quando chiudiamo la porta e lasciamo fuori, solo per una mezz’ora, il mondo con tutte le sue proposte e le sue noie.
Noi due.

giovedì 7 aprile 2011

casomai...

Ieri sera, davanti alla TV, mezza svenuta per le traversie varie della giornata, nonché un allenamento di spin bike in pausa pranzo, a vedere CASOMAI.

Non amo particolarmente Fabio Volo, che trovo espressivo come un pesce rosso, ma il film mi ha fatto riflettere su quello che NON voglio che accada nella mia vita.
Una coppia bella e perfetta che si scontra con la quotidianità della vita insieme. Figli, amici, parenti, difficoltà economiche. E scoppia.
Ad un certo punto ero veramente angosciata, mi sono pure girata verso il principe consorte per chiedergli se pure noi stavamo messi così.. in bilico...
a tentare di nuotare a delfino in un cucchiaino d’acqua: tanto per dire che non ce n’è.. tanto più che ieri sera il Tubo è praticamente svenuto alle otto dopo aver vomitato pappa ovunque.
Il colpo di grazia in una giornata normalmente micidiale.
E lui, il principe consorte, mi ha lanciato il suo principesco sorriso da brigante, che era da un po’ che non vedevo più aleggiare nell’aria, e mi son sentita un po’ meglio. Poco meglio a dire il vero.
Perché bisogna lavorarci a questa faccenda della coppia, non dare niente per scontato, neanche l’amore che c’è, c’è per carità, ma a volte bisogna ricordaserlo davanti allo specchio, come in una prova spettacolo “io sono innamorata di te”. Senza dire “ancora”.
Non dare niente per assodato: io ti amo e tu mi ami, ma se non ridiamo insieme, se non facciamo le cose insieme, se non decidiamo insieme che stiamo insieme a fare?
E poi, io senza di te, potrei vivere?
Nel mio egoismo egocentrismo mostruoso e micidiale mi vien da dire che si, potrei vivere. Ma magari non benissimo.
Ma magari vivo meglio con te, che mi tiri le coperte di notte e mi infili il tuo cuscino in mezzo alle gambe e che comunque, quando mi lanci il tuo principesco sorriso sghembo, mi vien voglia di metterti le manine sotto la maglietta e sentirti dire “ma che fai, sei impazzita… si fa’ tardi..”

giovedì 24 febbraio 2011

Io sono una mamma

ore 14.15 ho portato il Tubo al nido,  non un piantino. Nulla. Si è precipitato al suo angolo giochi e si è messo lì tranquillo a curiosare.

ore 14.45 mi sto consumando il fegato dalla curiosità.. cosa starà facendo? si divertirà? si sentirà a suo agio?!
Vorrei telefonare ma non oso.
Anzi, me lo vieto.


E poi..? Ma dove, ma quando, ma io non sono mica una mamma apprensiva! Io sono una mamma anomala, io sono una mamma grintosa.


Anomala 'sto piffero.
Sono una pappamolla proprio come tutte le altre, anzi peggio, che non mi concedo nemmeno di essere una pappamolla con una certa soddisfazione.

Io sono una mamma.
Sono proprio una mamma...

era ora di capirlo!

lunedì 14 febbraio 2011

Buon compleanno, Tubo!

...
Un anno fa’ ero mamma da circa cinque ore e stavo male da cani.
Preferisco adesso, senz’altro, che sono mamma da un anno e cinque ore e l’unica cosa che mi duole è il ginocchio, ma giusto perché ieri mattina ho fatto un 20 km di collinare tirato, tanto per preparare la mezza maratona di domenica prossima.

Un anno fa’ il mio problema principale era scendere dal letto dell’ospedale tra drenaggi e flebo, oggi mi destreggio tra cambi d’orario, allenamenti e il Tubo che cammina (no, non è esatto, questo corre… già!) e si stampa per terra ogni tre metri.
Con gli occhi di una mamma, anzi della sua mamma, è un bambino bellissimo, sano, vivace.

Spassionatamente, è un bambino bellissimo, sano, molto vivace, molto indipendente, permaloso, curioso, prepotente, precoce, cocciuto.
Non è si può definire dolce o affettuoso, ha i suoi momenti di tenerezza certo, la sera prima di addormentarsi mi accarezza i capelli, ma durante il giorno, lui sta’ benissimo con sé stesso, cercando di combinarne una nuova al giorno.
Mi sarei aspettata un bambino più dolce e affettuoso, ma a quanto pare il suo carattere è già piuttosto ben definito: non ha paura di niente, ha energia da vendere e quando piange disperatamente sta soltanto facendo i capricci.
Lo si nota perché mentre piange, ci guarda da sotto le manine, da consumato attore, per verificare che effetto fa’ la sua scena.
Il Tubo. Alla fine comunque, tra pregi e difetti della personcina che già comincia a rivelarsi per quello che sarà, è uno spettacolo.

mercoledì 9 febbraio 2011

pensieri e parole

Il Tubo, con la febbre da vaccinazione a 39, si è esibito nella sua prima passeggiata in completa autonomia e una volta partito non lo fermava più nessuno, nemmeno gli spigoli vivi dei mobili.

Si demolirà ‘sto bimbo o ha qualche possibilità di sopravvivenza?

Sua sorella, la Bozzola, reduce da un’infilata di moltiplicazioni a due e tre cifre e una serie di divisioni complicatissime, per cui ho dovuto rispolverare tutte le mie nozioni di terza elementare, lo filmava con il mio cellulare con strilletti eccitati “Bravo bravo, Tubo vieni qua, vieni là, girati…”

Il Tubo eseguiva con la disinvoltura di un fotomodello.

Sono sbalorditivi.
Ma io mi guardo da fuori, spassionatamente e mi chiedo cosa ci faccio qui, in questa cucina, con la piastrelle che ho decorato io (ma ero io?!).

Queste cose non dovrebbero succedere a me.
Io corro: mica son capace di crescere dei bimbi, di spiegare le divisioni con la virgola, di insegnare ad allacciare le stringhe, di sgridare un bimbo che fa’ i capricci.

Io che sto pensando di darmi alla triplice (e non allenza) perché il mio ginocchio ha dei seri problemi strutturali che non si risolveranno presto e questa sera il fisiatra mi darà una risposta precisa sulle mie reali probabilità di recupero.

Io che sognavo di fare il Tor de Géants in compagnia del mio atleta preferito, mi ritrovo sul divano ad assistere alla recita di Natale di una bimba che non è mia, ma è come se lo fosse, accarezzandole i capelli e tenendo d’occhio un puffo in pigiama che scorrazza per il salotto cercando di mangiarsi la cristalleria.
E siamo alle solite… si può veramente fare tutto? Essere tutto? E ogni aspetto di questa vita mi riempie di soddisfazione, tranne le otto ore che devo passare in ufficio, anche se ammetto volentieri che son le più rilassanti.

mercoledì 26 gennaio 2011

musicalmente

“Born to be wild”

Beh, oggi è il motto di battaglia del mio capo e già che tira buon vento, teniamocelo buono.
La persona che mi ha sostituito in maternità ha combinato più casini che un incendio, ma anche questo non importa.
Nella vita l’importante vendersi bene.
Per me, lavorativamente parlando, è sempre stato periodo di saldi.
Vado via con poco e niente.

“momenti di gloria”

Il piccolo principe scorrazza per la cucina, spingendo una sedia.
Semper: “Guarda, principe consorte, come sta in piedi dritto e in equilibrio il piccolo principe!”
Il piccolo principe si schianta al suolo a pelle di leone e con un soffice “tump” atterra con la fronte sul tappeto, senza emettere un suono, eroicamente.
Principe consorte: “…!”

Piccolo principe sul seggiolone che gorgheggia “ahhhh ahhhh ahhh”.
Semper: “devi dire MAMMA, senti, Mam ma MaaaaaMMMa
Piccolo principe: “PRRRRRRRRR” lunghissima pernacchia.
Ah, però.
Queste si che son soddisfazioni.

venerdì 14 gennaio 2011

mille..


dal 02 febbraio 2009 (ed è ancora così, menomale che ogni tanto me lo ricordo)
"Lui con le sue gambe lunghe e aggraziate (e non è Roberto Bolle), lui che pure la signora del negozio degli abiti da sposa mi dice che è bello (si, è un dato oggettivo), lui che ha un carattere bizzoso come un cavallo da corsa (o forse di più).
Lui che mi dice “ti spiegherò” e poi se ne dimentica (ma io no), lui che ogni tanto mi fa la grazia di alzarsi prima di me e mi prepara una colazione pantagruelica (ma poi a pranzo per un motivo o per l’altro non si mangia), lui che è pieno di qualità come un cannolo di ricotta, e ha un ego grande come un palazzo di dieci piani, che come nessun altro mi sa rendere la vita un inferno ma anche uno splendido paradiso.
Lui che quando passa sopra di me come una stella cancella passato e futuro.
E ogni tanto mi devo ricordare di tirare il fiato.
Auguri."

lunedì 10 gennaio 2011

Regalo di Natale

Avrei potuto stupirvi con effetti speciali… su come è stata la nostra fantastica vacanza in Sardegna, ad esempio.. vacanza, viaggio, allenamento e gara e pantagrueliche mangiate di piatti sardi.
E invece no.
Abbiamo preparato diligenti le nostre valigie, controllandone per bene il peso, e poi ci siam guardati negli occhi:

-ma tu hai voglia di partire? (Lui, dubbioso)
-… ma si, certo, ci divertiremo un sacco..  (io, mentendo spudoratamente)
-non sono tanto sicuro… (Lui, sempre più dubbioso)
-beh, si, sono solo otto giorni. Vedrai che staremo bene (un po’ stupita, visto che lui ha sempre la smania di andare)
-staremo bene anche qui (Lui)
Così siam rimasti a casa, dove casa vuol dire quindici giorni a stretto contatto con il Tubo e, posso dire? Sono stata magnificamente bene. Qualche corsetta, tante belle nuotate in piscina, tanto tempo per noi, spaparanzati dappertutto, decisamente più pigri del solito, con dei ritmi rallentatissimi, da bradipi praticamente. Sereni. Tranquilli.
Con questo pupo meraviglioso che ormai scorrazza per casa e che io non riesco a non vedere bellissimo, anche se devo ammettere con rammarico mi somiglia clamorosamente.
Un Natale insieme al resto della famiglia, il Capodanno da soli con la nostra tavola imbandita e il Tubo sul suo seggiolone, senza ansie da aereo e senza sentire la nostalgia per la sua piccola (grande) mancanza.
Il regalo di Natale del principe consorte è stato anche questo.
Bellissimissimo!

mercoledì 15 dicembre 2010

La Favola

Tre anni fa era un bel giorno di dicembre, quando vado a correre con la mia squadretta di podisti “Corri Verso Babbo Natale”, una non competitiva di 9 chilometri circa. Siamo lì che ce la raccontiamo poco prima della partenza, quando si avvicina un marcantonio alto e strafigo e comincia a chiacchierare col nostro “allenatore”. Lo noto subito perché è piuttosto fascinoso, nonostante la mise da podista e la barba di tre giorni.
Lo rivedo dopo le Feste perché si aggrega alla nostra squadra e cominciamo ad allenarci insieme: io corro poco e piano (sono agli inizi), lui corre tantissimo ad un ritmo che adegua spesso e volentieri al mio.
Io son tutta presa dalla mia vita di single brillante e lo considero poco e poi lui mi sembra veramente inarrivabile, di una classe, come dire, superiore, perciò non spero nemmeno che mi prenda in considerazione, accetto le sue battute amichevoli, i suoi sorrisi cordiali e le sue osservazioni tecniche, ma non ci faccio su dei film.
Ha una decina d’anni più di me, un’aria vissuta, occhi dolcissimi che sanno diventare gelidi. Come una stella. Te lo vedi lì accanto ma è lontano anni luce.
È interessante, molto intelligente, ha una buona cultura ed è decisamente attraente.
No, non si può avvicinare un tipo così e non rimanerne scottate.
So che ha avuto una relazione e una bambina. No, no, via…

Poi, una domenica pomeriggio, dopo un allenamento mattutino massacrante, mentre me ne sto sdraiata sul divano stravolta, ricevo un sms. È lui che mi chiede di uscire per una pizza.
Sono così stordita che immagino che non voglia uscire con me ma con la diva della squadra, gambe svelte, lingua lunga e una certa predisposizione alle storielle facili.
Chiarito l’equivoco, accetto e ne esce una serata incantevole al ristorante giapponese.
Scoprirò dopo che ha prenotato in 5 ristoranti diversi per prevenire ogni mia possibile scelta.
È un cavaliere perfetto, compito, disinvolto, divertente.
Ci parliamo di tutto, come se ci conoscessimo da una vita, ci capiamo. Un’intesa incredibile.
Prima di lasciarmi sotto casa un bacio, lunghissimo, dolce, che non lascia dubbi sulle sue intenzioni.

È venuto a dormire da me la sera dopo e da allora non ci siamo più lasciati.
All’inizio è stata una meravigliosa girandola di emozioni, di week-end fuori, di nuove esperienze da vivere insieme…
Adesso abbiamo messo su casa e famiglia, ma siamo sempre innamorati come i primi giorni: forse ci capiamo meglio, forse ci conosciamo davvero meglio.
Tra meravigliosi difetti e incredibili virtù, ogni giorno è un bellissimo giorno da vivere insieme, nonostante qualche crepa caratteriale, piccole incomprensioni e grandi sfuriate.

Non è una favola, ma è quasi una favola.