martedì 31 maggio 2011

Baby, baby, revolution...

Ieri sera, dopo una giornata lavorativa piuttosto pigra, una pausa pranzo movimentata, un dopo lavoro di 35 chilometri in bicicletta a 30 k/h, abbiamo pensato bene di andare a cena con amici.
E io ho pensato bene di vestirmi da donna, da essere umano che si trucca, si parrucca e si infila in un abitino attillato non troppo chiassoso, ma comunque vezzoso. E il Principe Consorte ha messo un principio di muso che ho disinnescato con un bacio e un sorriso garbato. Anche se in realtà avrei voluto esternare tutta la mai esasperazione. Possibile che gli piaccia vedermi solo in tenuta sportiva o senza niente addosso?

C’è anche una via di mezzo e ancora poco tempo fa’ non gli dispiaceva.
La metamorfosi è cominciata con la gravidanza. Pochi apparati femminili e niente mise provocanti ché ad una mamma non si addicono.

A questo tarpamento di ali non ho reagito in nessun modo perché tanto mi interessa poco, ma è ben vero che se c’è l’occasione, anche a me piace fare la femmina.
Inutile dire che i tanti complimenti che ho ricevuto gli hanno dato la mazzata finale. Per fortuna la serata è stata riuscitissima e piacevolissima e la questione è stata subito allontanata come se non si fosse mai neanche lontanamente il problema.
Però ho deciso di comprarmi qualche abitino carino e un po’ meno castigato del mio solito stile.

Baby, baby, revolution.

giovedì 26 maggio 2011

punti di vista (due)

L’altra sera facevamo una garetta, sette chilometri, più per la presenza per la società che per convinzione.
E mentre correvo, una fatica boia, per stare dietro ad un’amica rivale che poi è arrivata, in effetti, prima di me, pensavo…
Dopo, al traguardo, ci siam scambiate un bacino, noi che ci baccagliamo come tigri in gara e che per una posizione siam capaci di sgomitare e invece poi, due chiacchere e le chiedo come stanno le sue bambine.
Bene.
E il tuo bambino?
Bene.

Molto soddisfatte, ci sorridiamo e ci scambiamo pareri sulla garetta, opinioni tecniche di allenamenti ed infortuni e poi ci diciamo che siam proprio contente.
Siamo mamme. E riusciamo anche a correre. Ad allenarci. A fare progetti per le gare che a noi sembrano importanti.
Noi siamo tra quelle “veloci” nel nostro piccolo mondo.
E arriviamo prima di tanti uomini.
Per questi uomini che in gara teniamo dietro agilmente, ma anche quelli davvero forti che in gara non vediamo solo “da dietro” comunque il discorso è diverso.
Nessuno di loro dice che beh, è anche papà, ma guarda come vado forte...

Nessuno di loro è contento anche solo per essere riuscito anche solo a correrla la garetta, tra mille impegni, mille sbattimenti e a grattare il fondo della padella (permettetemi la brutta metafora) per trovare questi benedetti quaranta minuti al giorno dove puoi fare veramente quello che ti piace fare.
E ieri sera, mentre facevo addormentare il Tubo, cullandolo tra le mie braccia, mentre facevamo “naso naso, ciglia ciglia” e lui se la rideva e cinguettava beato la sua piccola personale soddisfazione, ho pensato che anche il Tubo è contento.
Contento di riuscire a ritagliarsi ogni sera i suoi personalissimi quindici minuti dove fa’ esattamente quello che gli piace fare.
Stare in braccio alla sua mamma.

martedì 24 maggio 2011

brrr... che giornata!

potrei dare fuoco a qualcuno solo guardandolo, perciò meglio starmi alla larga. anzi, alla larghissima.
tra l'altro oggi sto svolgendo una parte fondamentale dell'allenamento: il recupero. non è parlo mai, perchè il recupero è fondamentalmente noioso.
non si fa' nulla. non si corre, non si nuota, non si pedala.
una volta la settimana ci stà, direte voi.

per me è un po' una sofferenza, ma non essendo fatta in alluminio e carbonio, come la mia bici, mi piego agli eventi e accetto anche il recupero.
tutto condiserato, sabato mattina ho fatto 50 chilometri di collinare in bici e due chilometri di corsa: gambe sempre rigidissime, come smonto dal mezzo, per poi recuperare un po' di fluidità nell'azione di corsa solo dopo un chilometro buono.
l'andatura non è male: è comunque sui miei paramentri più svelti. l'impressione invece è quella di fare una fatica boia e di non andare avanti.

vedremo. giovedì prossimo.
in realtà, potrebbe essere anche domani e non farebbe differenza.
sono pronta.

lunedì 23 maggio 2011

...

eppure non può succedere di dimenticarsi un figlio in macchina.
dico, ma come può succedere?!
eppure succede.
eppure succede a tanti, anche se poi non si verificano, per fortuna, esiti di questa tragica portata.
e coi bambini, tutto può succedere: li molli un microsecondo e zac, uno si è buttato dal balcone, l'altro è finito sotto una macchina e via così: una strage.
alcune volte tragedie incommensurabili, che si possono evitare con un po' di prudenza.
il mio piccolo vicino di casa, di due anni, morì sotto un cancello non fissato ai suoi binari. una fatalità? no. idiozia. superficialità. pressapochismo.
e poi ci devi convivere con un peso del genere sulla coscienza.
vivere e tentare di sopravvivere, giorno dopo giorno.

non si può dire a me non capiterà, però proviamoci a farli arrivare perlomeno alla maggiore età , dove poi chiaramente si schianteranno, in piena autonomia, da qualche parte con il motorino o la macchina. a scelta.

che pensieri da lunedì mattina...

venerdì 20 maggio 2011

S. Giuda

Mi sento molto patrono della cause perse o un cagnino che non molla la presa.
A seconda.
La fascinosa sorella runner aveva quasi smesso di essere runner, perchè chiaramente il tipo non voleva che lei sprecasse le use enrgie vitali per far altro che non fosse stare con lui. Simpatico.

Ma io non la mollo. La insidio. La tento. La coinvolgo.
E stasera viene a fare una garetta di sette chilometri, che farà pian piano, soffrendo perchè arriverà dietro a chi due mesi fa' sorpassava con disinvoltura. E patirà.
Oh, se patirà. E magari questo le farà capire che i risultati nella vita si ottengono applicandosi (oltre che per una discreta botta di culo che comunque serve).
E magari le verrà voglia di tornare a sorpassare..
E io non la mollerò, la fascinosa stordita. Perchè?
Perchè questo mondo le fa' bene e la salva da un po' di cose cattive e da quel po' di brutture e da un po' di stress che si autoinfligge.

E poi perchè quando l'ho vista la prima volta, la fascinosa sorella runner, ho detto "E' mia!".
E non ti mollo.

mercoledì 18 maggio 2011

Il favoloso mondo di Semper

Ecco, capita come oggi, che dopo aver nuotato in pausa pranzo, poi si presenti la furba di turno a dirti: “ma insomma, nuoti, corri, pedali? Ma non c’hai un cazzo da fare? Io, se avessi una mezz’ora libera, mi schianterei sul divano”.
E schiantati, se ti diverti così.
Ecco, nel favoloso mondo di Semper, queste cose non succedono. Nel favoloso mondo di Semper, la gente si fa’ i cazzi suoi. E non le fa’ notare che ha i capelli “diversamente in piega”.
Avrò i capelli un po’ cespugliosi, ma almeno le chiappe mi stan su di loro senza bisogno di aggeggi strani. Questo non lo noti? No. Si fa’ finta di non vedere. Oppure lo vedi benissimo, però quello ti da’ fastidio, eh?
Come disse la volpe all’uva…
E certo. Perché se sei in forma, sei troppo magra e sicuramente non mangi abbastanza e sei una fissata.
E tu sei fissata con la Nutella, mia cara.

lunedì 16 maggio 2011

è nato un amore..

O chi lo sa'...?! Forse è solo infatuazione.
Sta di fatto che sabato mattina siamo andati a fare un giretto, 25 chilometri tanto per sgranchirsi le gambe, con la bici da corsa.
Che è uno spettacolo. Fila che è una gioia.
Tutino da triathlon, guantini, casco in testa e occhiali e persino i trattori si spostavano per farmi strada...!

Il principe consorte sulla sua MTB faticava a starmi dietro e non per demerito suo, ma perchè con il mezzo giusto sotto le chiappe, la differenza c'è eccome...
Al ritorno a casa, son saltata giù dalla bici per correre tre chilometri di prova.
Volevo provare l'effetto dei due sforzi così ravvicinati, perciò pedalo a manetta fino al cortile, scendo dalla bici con un salto acrobatico (finito a gambe all'aria nella ghiaia) e dopo esseremi rimessa in piedi alla meno peggio parto col running.
Parto a 7 al km perchè ho le gambe che sembrano due plinti in cemento, ma dopo trenta metri, mi raddrizzo e comincio a filare come un treno.
L'effetto è sconvolgente: le gambe che girano come due trottole impazzite e il respiro in affanno, dove dire in affanno è un gentile eufemismo per dire che ero a passo dall'apnea. Guardo il crono e chiaramente stavo a 4' e 15''...!
Hai visto mai? C'è sempre un motivo...
Morale: ho corso tre chilometri a 4' e 30'' proprio perchè avevo il vento contro.. effetto della bici!
Spossata ho trascorso un pomeriggio di svacco occupandomi del giardino, ma non paga ieri mattina mi sono regalata il mio personale stagionale sulla mezza maratona.
Che con tutto quel dannato vento contro, vale anche un due minuti meno.

Ora c'è un po' da lavorare sul nuoto, limando qua e là.
E comunque vada, sarà un successo!

mercoledì 11 maggio 2011

cambi di prospettiva

A volte le cose non sono come sembrano.
Ci ho messo tre anni per arrivarci. Tre anni in cui, lo ammetto, mi son data molto da fare a portare a termine altre imprese, tra cui fare un figlio, il che, bene o male che sia, un “annetto” te lo impegna.
Tre anni, in cui mi sono detta che “no, tu non ce la puoi fare” e poi “ma sai quanti soldi devi spendere per comprarti la bici, il tutino, e poi le scarpe...” e poi ancora “e poi la bici è pericolosa..”.
Tante scuse, ma lì, in fondo all’anima, la curiosità, che non dimentichiamolo mai è donna, ti strugge e l’ambizione intacca ogni logica opposizione.
“Ma se non hai tempo nemmeno per preparare decentemente una maratona!”
Appunto. Questo è diverso. E poi non sarà noioso.
Nuotare, pedalare, correre.
Non sarà noioso, ma sempre diverso.

Così capita che il fascinoso e generoso Principe consorte finanzi il tuo esordio e tu ti ritrovi in acqua a prenderti i tempi, come non hai mai voluto e saputo farlo nemmeno quando preparavi gare di nuoto.
A fare ripetute sui 100 stile e poi, vinta dalla curiosità, a nuotare 750 metri tutti d’un fiato ed accorgerti che, in fondo, non sono molti.
Sorridere come un a scema al cronometro e pensare di poter far meglio.
Salire sulla bici da corsa, tu che hai forse fatto qualche gita in mountain bike alle superiori, e pedalare come una forsennata, prendendoti i passaggi al chilometro, godendo della tua spinta sui pedali e del respiro impegnato che ti fa' filare a 30 km/h.

E correre in pausa pranzo otto chilometri controvento a 4’ e 40’’ per provare il tutino e le scarpe coi lacci elastici, contenta come una bimba il giorno di Natale.

E pensare che si, ce la dovrei fare, ce la posso fare, ce la devo fare ad arrivare al traguardo.
Tu chiamale se vuoi, emozioni.