mercoledì 24 ottobre 2012

“Tutto bene, grazie. E tu?”

Un incontro anomalo ieri sera, alla cassa del supermercato, con un amico di quelli che quando esci dal giro poi non li rivedi più, uno di quelli che quando le cose cambiano, loro pure cambiano: atteggiamento, opinione e anche modo e maniera di guardarti se si degnano di rendersi conto che ancora esisti.
Un amico per modo di dire insomma, anche se qualche esperienza insieme è stata condivisa e tutto il resto che sarebbe potuto essere e non è stato perché guarda a caso era amico di quello che è stato il tuo ex.
Mi guarda, esamina me, gonna e stivali, il carrello pieno di verdura dove il mio Ico saltella  sorridente, il mio meraviglioso marito che adagia i prodotti sul nastro, e fa’ una smorfietta di quelle che non significa nulla.. o forse tutto.

“Come stai?” mi chiede.
Ma la sua espressione nel guardarmi è già di per sé una sintesi della risposta che potrei dargli.
“Mi dicono che sei diventata una che corre seriamente..”.
Sorrido e ripiombo nell’assillo di quello che è stato cinque anni fa’.
Una pozzanghera melmosa in cui mi sono trascinata annaspando, determinata solo a continuare una cosa bella che avevo appena iniziato a fare: correre.
Sebbene tutto il mio entourage di “mojtomani” mi prendesse un po’ per scampanata.
In fondo è così che sono le donne quando si lasciano con l’uomo, il marito, il compagno.
Incerte. Confuse.
E io lo ero, e molto.
L’impressione che avevo era che mi guardassero tutti stranamente, come fossi una foglia che nel vento descrive voli bizzarri e un po’ pindarici. Con degnazione.
“Passerà” o “Vedrai che fra poco starai meglio” e “Ma se l’hai lasciato tu!!” come se una scelta sofferta fosse sintomo di una diversa intensità di dolore o rimorso.
Come se non rappresentasse il fallimento che era.
E poi ritrovarmi nella sera, a correre.
Senza nessun tipo di finalità se non quella di calmarmi, tranquillizzarmi.
Il mio training autogeno.
E ritrovarmi così stanca da poter finalmente dormire di nuovo, senza sonniferi.
La mia terapia.
Ci sono voluti nove mesi, prima che fossi pronta, non ad una gara, ma alla vita.

“Tutto bene, grazie. E tu?”

14 commenti:

  1. lo voglio scrivere anche io un post cosí

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    1. e poi lo scrivi. stai andando bene, te l'ho detto ieri.

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  2. sai, c'è una ragazza dalle mie parti che corre. Tutte le sere ci incrociamo, lei con i suoi riccioli rossi, la sua falcata regolare, e io con la mia felpona, la sciarpa che c'ho un'età. e ogni volta che mi incrocia mi sorride e a me vieni in mente tu

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  4. quando faccio questi incontri vedo quello che sarei potuto diventare se.... é sono contento di quello che sono adesso e di aver sbagliato con le scelte.
    Ed é bello dire soddisfatti "tutto bene e te?"

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    1. concordo pienamente. non ho rimpianti di quello che sarebbe potuto essere e non è stato, perchè allora come adesso io ce la metto tutta. è che certe cose proprio non vanno.
      e non ci son santi.
      ma forse, è meglio così. anzi, togliamo il forse :D

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  5. Certo che l'entourage di "mojitomani".... per fortuna che sei "corsa" via! :-) Altra pagina del libro.... ;-) bye by Sarah

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    1. ah ah..!! pensa che erano atleti pure quelli, di nuoto però.
      non voglio generalizzare, però ho la netta sensazione che i nuotatori siano più (molto di più!) indisciplinati che i podisti, a livello alcoolico, intendo.
      :D

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  6. certo che in sto periodo tutti te li becchi eh??? :-)
    meglio il vecchio con il trattore che ti blocca la strada!! uhuhuh

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    1. eccerto. a me ogni giorni qui in Spaccaballelandia capitano avventure eccitanti, che ti credi? ;d

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