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lunedì 19 novembre 2012

..e ho in tasca Torino!

Non c'è bisogno di dire che mi sono - come sempre - emozionata.
Tanti dicono che la maratona è la gara dei lenti, di gente che sa a mala pena correre, dei "tapascioni" e forse è vero.
Io penso che ognuno cerca le sue soddisfazioni dove può e dove vuole.
Per me niente è così appagante come finire una maratona.
Finirla col personal best, poi, è ancora più bello, perchè solo tu sai che cosa ti è costato in termini di sacrifici, di tempo rubato, di ansia, di speranza, di desiderio.
Ho corso in una bolla, sul ritmo, senza mollare un metro, anche quando al 36° ero davvero stanca e il vento in città, del tutto inaspettato, mi dava fastidio.
E la bolla è esplosa a pochi passi dal traguardo, quando ho finalmente realizzato, che anche sul tempo ufficiale ero in orario.
Dopo tre ore e trenta (3:30:41 ufficiale e 3:30:33 real time) ho varcato la finish line, urlando.... urlando così forte che nel casino persino lo speaker mi ha sentita e ha detto: "Ecco l'urlo liberatorio..!".
Sembravo una pazza, ma una pazza felice.
Ce l'ho fatta. Ce l'ho fatta e sono contentissima...!!

venerdì 16 novembre 2012

-2 Allora io vado, eh..


..io vado a prendermela!!

Vi farò sapere se son contenta di come è andata, anche se a conti fatti, non posso che essere soddisfatta già solo per avere l'opportunità di essere lì, di sapere di essere in grado di correrla, di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità fare per poterla correre, di essere consapevole che farò del mio meglio (come sempre!) e che il mio meglio è tutto quello che serve per farmi contenta.
Vada come vada, ci avrò provato.

Non ho paura, ho solo.. tanta voglia di correre e di tagliare un altro fantastico traguardo (e col personale o no, so che fin lì ci arrivo!)... 

mercoledì 7 novembre 2012

Stropicciata

Oggi sono stropicciata come un fazzoletto mal riposto in tasca e dimenticato lì.
Mi da' noia persino il sole, mi fa' male gli occhi ed è tutto dire..
Sono nervosa, e non dovrei esserlo, sono impaziente e non dovrei esserlo.
Mancano una decina di giorni ed io devo decidermi a fare un po' di scarico, così oggi nuoto, anzichè correre.
Non mi dispiace, a dire il vero, perchè fuori l'arietta frizzante da' i primi morsi di freddo.
Non faccio che pensare al 18 novembre e sperare che ci sia una bella giornata ma che non sia troppo calda, che ci sia tanta bella gente in partenza, ma non troppa, che vada tutto bene (e questo non è mai troppo!!), che non ci sia vento, che il tendine rotuleo non scelga proprio quel giorno e quell'ora per dar fuori di matto e combinare guai, che Ico e il Principe consorte non si annoino troppo nell'attesa (ma a Torino, troveranno ben qualcosa per ingannare il tempo, no?!) e così via.
Sarà quel che sarà, mi dico e poi se non dovesse essere, avrò tempo di rifarmi con Reggio a Dicembre, che è sempre un bell'appuntamento.
Non ho mai corso a Torino, sono felice di vederla sotto quest'aspetto perchè è una città che mi è sempre piaciuta, anche se il Principe la ritiene triste (ma lui non fa' testo, per lui ogni città italiana al di sopra di Roma è triste).
Se piove, sarà triste per davvero.
Ma insomma.
Fra una manciata di giorni vedremo, cioè vedrò.
Come direbbe il mio personaggio cartaceo preferito, "ho un cuore d'asino e uno di leone".

lunedì 29 ottobre 2012

siamo una squadra fortissimi

E' così, siamo una squadra fortissimi, al maschile plurale e pure superlativo.
Ico e il Principe consorte ed io.

Certo, se ieri ci fosse stata la bella giornata di sole che sta uscendo oggi, beh, anche il mio compito sarebbe stato più facile.
E invece, condizioni atmosferiche avverse, molto avverse, freddo, pioggia a scrosci e raffiche di vento; non potevo farmi mancare nulla per il mio ultimo lunghissimo, 36 chilometri in tutto, organizzati simpaticamente in una mezza maratona locale, sommata a 15 chilometri in direzione casa, con macchina di appoggio per il rifornimento idrico.
Meglio di così...?

L'unica cosa che mi scoccia alla partenza è sapere che dovrò correre nelle retrovie e per non partire subito a stecca, inficiando il lavoro di oggi, retrovie siano.
Non siam qui per fare il personale, ma per correre e basta, regolando il ritmo e cercando continuità nel gesto e nel passo.
Lo faccio con alterna fortuna assecondando il vento (cattivo) e sfruttando la compagnia di altri amici con cui scambio due parole.
Passo alla mezza con un po' di fastidio per la mancanza dell'accellerazione di fine gara e per i soliti beoti che arrivano un minuto prima di te, si girano e ti fanno :"Dai, dai,  sei arrivata, dai non mollare!!". Convinti.
Cerco di non farmi scappare un :"Ma sparati!" così come cerco di non farmi scappare un "Vaffanglu!" al solito giudice che mi dice che il pettorale va' sul petto. Mapensaunpo'... menomale che me lo ricordavi tu, il significato etimologico di pettorale. Non vedi che ho l'elastico in vita, che si è girato?
Certa gente ha l'elasticità mentale di un blocco di granito di Montorfano.

Un bacio (anzi, "un bicio", come dice lui) a Ico, che ha già al collo anche la mia medaglia di finisher, un sorso d'acqua, metto a posto le scarpe (troppo stetti i lacci) e sgommo via, sotto lo sguardo un po' perplesso dei presenti.
Ultimi 15 chilometri contro vento, che finchè sono tra alberi e case da' meno noia del previsto, ma sul lungo drittone di 6 chilometri alla fine, beh.. mi scoraggia un po'.
Rallento un pochino, mi metto in modalità "barcollo ma non mollo" e non mollo per davvero. Concentrata, come la passata di pomodoro.
Al 36° e 2 metri, c'è la macchina del Principe consorte: mi fa' spogliare, chè sono intrizzita e bagnata. Mi da' un'asciugata veloce, mi riveste e mi porta a casa.
36 chilometri a 5 e 07 (per la precisione) che non sono da buttar via e un grazie ai miei uomini, che rendono possibili i miei sogni o perlomeno, mi aiutano.
Si, siamo una squadra (fortissimi).

venerdì 26 ottobre 2012

il brutto anatroccolo

Sembra una legge incontrovertibile che il giorno della mia gara ci debba essere un tempo da lupi. In realtà non sarà propriamente una gara, perché domenica correrò una mezza a ritmo facile, per poi proseguire, dopo il traguardo, verso casa per altri 15 chilometri in (speriamo di tenerla) leggera progressione.
Alla fine dovrei essere riuscita a fare 35 km a ritmo gara.
E anche l’ultimo lunghissimo sarà stato fatto, dopodiché dovrò pensare al recupero e alle ultime rifiniture di lavori veloci in pista.
Il 18 novembre si avvicina ed io sono emozionata, concentrata e felice, perché sto entrando in forma.

Laddove un mesetto fa’ completavo faticosamente i miei dieci chilometri in allenamento, costringendomi ad aumentare l’andatura con un discreto sforzo, ora, nonostante la tosse persistente e fastidiosa che il piccolo untore, Ico, mi ha attaccato, filo come un trenino senza chiedere impegno al mio fisico né alla mia testa.
Anche il fisico è cambiato. Poca roba, ma siccome io ci convivo attentamente con me stessa, senza salire sulla bilancia, so benissimo che ho perso peso.
Quello che mi da’ più soddisfazione, ben al di là dell’aspetto fisico, è la sensazione di correre facile ad andature per me di solito impegnative.
È un buon segnale e mi riempie di fiducia.

Sarebbe davvero una grande soddisfazione riuscire a farcela, riuscire a fare una buona gara e correre una maratona come sogno di correrla.
Ho bisogno di emozionarmi come succede sempre in prossimità dell’arrivo, quando realizzo che ho fatto una buona gara, che ho corso bene e che tutte le mie fatiche hanno un senso.
Per me. Un riscatto di tutto quello che ho passato negli ultimi sei mesi.
Per il Principe consorte, perché il mio successo è anche il suo e viceversa.

E tutto il resto del mondo, se non vuole capire, se non sa comprendere, se non riesce o non vuole condividere questo mio modo di essere, andasse pure in malora nel suo sconfinato giardino dalla siepe a forma di merlatura guelfa, un mondo di fatto solo di caminetti in pietra e bagni in marmo.
Chiusi, mentre la vita è fuori.
Corsa o non corsa, la vita è fuori ed è fatta di esperienze che non puoi fare per interposta persona o davanti alla TV.
Sono il brutto anatroccolo della famiglia ma chissà, forse anche un cigno.

mercoledì 17 ottobre 2012

A posto

Oggi ho sbrigato, chè mi sono finalmente decisa a farlo, incombenze che mi aspettavano da un po'. Ho messo a posto cose che solo io potevo mettere in ordine e, nel mio piccolo microcosmo, ho fatto piazza pulita del passato per concedermi di guardare avanti con più serenità.
Non sembra, ma fa'..
A volte, un bel calcio in culo è la reazione che bisognerebbe adottare.
Dico, a volte.

La mezza di domenica è andata dignitosamente, considerato il fatto che venerdì mattina mi sono concessa un collinare allegro di 15 km.
Come promesso al mio caro pubblico di blogger sono arrivata con un lauto anticipo di mezz'oretta sul "simpatico" essere di sesso maschile che ha messo in dubbio le mie capacità podistiche la settimana scorsa.
Tiè.
E va bene che lui faceva da corazziere a una neofita del running che correva in gonnellino (no, la gara in gonnella, no! è così che ci sputtaniamo, care donne..) e detto questo, detto tutto.
Neanche zoppa ci metto due ore e cinque a fare una mezza: mi devono sparare.
Il che non è detto che non succeda, con l'allegra combiccola di cacciatori "ciuccatoni" che circola per la massì, chiamiamola così, campagna circostante.
Che poi qualcuno mi deve spiegare, cosa cavolo cacciano?!
Pantegane, forse.

Questo fine settimana il zoppicante principe consorte si fa' un trail di 63 km; a me tocca guardare e, a sto giro mi sta anche bene, perchè le ultime tendenze autunnali mi porteranno qui, il 18 novembre. Ormai è fatta.
Meglio non pensarci...



martedì 9 ottobre 2012

Scommettiamo?

A ‘sto giro non mi arrabbio, anche se la chiaccheratina in pausa caffè col uno dei fornitori che corre (tutta gente brutta frequento, io!) mi ha lasciato un po’ da pensare.
Alla mia uscita: “Faccio Torino!” ribatte pronto “Ehhhhh, l’anno scorso l’ho chiusa in 3 e 47”.
Ok, mi dico.
Che non è che tra l’altro ci sia da andarne particolarmente fieri, soprattutto se non faceva un caldo africano, se non ti sei rotto una gamba, se ti sei allenato decentemente e soprattutto se corri da vent’anni... come te, prendi uno a caso.
“Vorrei fare 3 ore e mezza” butto là, titubante, per chiedermi subito dopo: “…ma perché non te ne stai zitta, ogni tanto?!”.
Che me la sono proprio cercata, l’occhiata lunga quanto basta e perplessa quanto basta al panettone che orna il mio fondoschiena.
Gli uomini mi guardano le chiappe e mi sottovalutano.  
Il mio culo ha il suo perché e soprattutto non intralcia nelle operazioni del running e men che mai in quelle del triathlon, a dirla tutta.
Certo, non ho l’otto per cento di massa grassa, ma in realtà, non ce l’hanno neanche la maggioranza dei presunti atleti o triatleti che frequento.
In gara ho persino visto uomini col deretano più grosso del mio, pensaunpo'!
Ho superato agevolmente donne dai fianchi più stretti ma dal fiato molto più corto, non senza una maligna quanto intima soddisfazione, sia sui dieci chilometri sia in maratona.

Chissà perché, ma quell’occhiata me l’aspettavo..
Come se non potesse essere vero che una donnetta corra più forte di te, maschio moderno.

Come quel simpatico triatleta che a Pescara, mentre correvo la mezza, mi ha detto: “Stai andando troppo forte” (un pacchettino di cazzi tuoi, no?).
Poi si è girato e al suo amico ha detto: “Questa scoppia..!”.
Ho visto i braccialetti che aveva al polso, ho capito che era un giro indietro e che non gli sembrava vero di essere superato. C’è gente così, che la vive male e molti sono maschi.
Un bel sorriso e via, all'arrivo.
E farò così anche domenica, alla mezza, quando troverò il campione di cui sopra, al ristoro finale. Dove arriverò, culo grosso o no, prima di lui.

Scommettiamo?

lunedì 8 ottobre 2012

32, si comincia da qui...

o meglio, si ricomincia, perchè non è che io abbia mai smesso di correre.
Il Principe consorte me l'aveva detto che ci sarei riuscita senza problemi, ma in questo momento, con l'autostima sotto le scarpe, a volte faccio persino fatica a credere di potermi svegliare al mattino e trovarmi tutta intera.
Anzichè sbattermi (sbatterci) per attraversare la provincia e partecipare a una 42 km, mi sono alzata (un po' tardi, oserei dire) e ho cominciato a correre, con un piano d'azione molto semplice:16 chilometri in una direzione e 16 chilometri di ritorno.
E fin qui...tutto chiaro.
Non che correre 32 chilometri, quando sei abituata a farne 15 e a volte ma proprio perchè sei in gara 21, sia proprio così come dirlo, lo so benissimo, l'ho già vissuta la sensazione di svuotamento, stanchezza estrema, sfinimento.

Questa volta però è andata bene, anzi no, diciamo la verità, benissimo.
Parto piano piano, ma dopo cinque chilometri mi accorgo che ho accelerato un pochino, mi controllo e cerco di non strafare.
Al decimo chilometro ci sono i miei assistenti personali (Ico e il Principe) che mi passano l'acqua. Corro leggera e serena e devo sempre stare attenta a non esagerare.
Al sedicesimo chilometro, tranquilla e per niente stanca e di ottimo umore (incredibile, sto facendo un lunghissimo!), mi concedo di aumentare un il ritmo.
Vediamo che succede, mi dico, ma non succede niente di particolare.

Dal ventesimo in poi, progressione costante, con un bell'ultimo chilometro allegro, con una fatica fisica del tutto adeguata al chilometraggio e una fatica mentale praticamente assente.

O mi sono ipnotizzata da sola (Ueli Steck sostiene che bisogna sempre pensare positivo, di fronte ad una prova impegnativa.. ma va'?) o sono cambiata.
Un anno fa' avrei tirato giù tutti i santi del paradiso, di fronte a 32 km da sola senza una gara a far da contorno.
E invece, ho fatto (molto) meglio che l'anno scorso a Parma, con almeno un chilometro in più e molti ristori in meno, nonostante una giornata comunque bella calda.
Stamattina tutto bene e la carrozzeria sembra reggere. Ancora due lughissimi e un po' di ritmi per la rifinitura e sono pronta. Vorrei migliorare, anche solo un pochino, il mio personale.
Io ci provo.
Vola solo chi osa farlo.. (citazione rubata a un grande maratoneta!)

lunedì 3 settembre 2012

Déjà_vu

Una di quelle sensazioni strane, di essere già stata in un posto senza peraltro esserci mai stata effettivamente. mi succede sovente, forse perchè siamo molto in giro (per essere molto poco a casa, ma questo è un altro discorso) e in fondo tanti posti si somigliano.
Mi è successo ieri mattina ad esempio, ad Ivrea, dove ho corso una gara di circa 25 chilometri.
Percorso drammaticamente misto, asfalto e sterrato, con salite lunghissime, discese cortissime, continui cambi di passo: impegnativa insomma, impossibile tenere un ritmo costante, come richiestomi dal Principe Consorte.
E' cominciata così, anzi, era già cominciata domenica scorsa con la mezza di Cancano, in altura, la mia preparazione per la maratona (tardo) autunnale.
Ci vorranno due mesi, perchè la base aerobica c'è già, quella non manca di certo, dato quest'estate non ho certo sospeso gli allenamenti.

Ci vorranno (almeno) tre lunghissimi, le ripetute in pista o comunque dei buoni lavori di qualità.
Ci sono già passata in questo tunnel fatto di fatica, momenti di sconforto, di concentrazione allo stato puro, la trance agonistica e quell'attimo di gioia, irripetibile, unico piuttosto che raro, quando sai di avercela fatta, sei a pochi metri da traguardo e sai che è andata bene, che ci sei riuscita, che hai fatto tutto quello che potevi fare, hai dato tutto quello che potevi dare e ti prendi la tua personalissima soddisfazione e te la metti in tasca.
Naturalmente la sensazione svanirà nel giro di pochi giorni, ma quel ricordo rimarrà, vivido e ti farà desiderare di riviverlo ancora.

La gara ieri è andata (del tutto inaspettatamente) bene: la concentrazione alta per tutti i 25 chilometri mi ha permesso di correre bene, (relativamente) poca fatica (al contrario, a Cancano, ho sputato fuori l'anima dai denti per arrivare) nonostante il percorso molto mosso, mi hanno lasciato una sensazione di facilità che non vivevo da un po'.
Ho corso bene, sono arrivata in spinta, forzando il passo sugli ultimi cinque chilometri senza difficoltà, e oggi sto benissimo, nessun problema muscolare.
Sto bene, sono pronta per il déjà vu, io e i 42 km e pifferi che mi separano dal traguardo.

Ecchecavolo.
Non può andare sempre tutto male.

lunedì 12 dicembre 2011

Sua Maestà la Maratona (ce l'ho fatta!)

Reggio Emilia: 3 ore 33 minuti 08 secondi


L'ho inseguito per mesi in allenamento, l'ho inseguito nei sogni, ho fallito e l'ho mancato, ma finalmente ho avuto successo: tre ore e trentatré. Il mio tempo migliore sulla distanza. 


E' stato incredibilmente facile, semplice, è venuto così. Forse perchè ormai era ora...
E' stata una bella soddisfazione, una bella emozione correre senza sofferenza, con la concentrazione giusta, con facilità, senza problemi.
Quando, al 35° chilometro ho visto che tenendo il ritmo, sarei arrivata entro le 3 ore e 35, quasi non ci credevo.


So che posso ancora limare qualcosa, che posso osare qualcosa di più, non molto, ma posso tentare di togliere quei tre minuti..
Ma non oggi: oggi sono veramente contenta di questo tempo.
Sapevo di valerlo e per una volta posso dire di avere avuto ragione a crederci.
E per oggi non penso alle prossime gare, ma mi godo la mia soddisfazione.


L'ho domata, Sua Maestà la Maratona.



mercoledì 23 novembre 2011

Palermo è mia! (per 3 ore e 49 minuti o forse per un solo istante)


“ Com’è bella, Palermo, senza traffico!”.
Così penso, alla partenza della XVIIa maratona internazionale di Palermo, sotto il gonfiabile di Via della Libertà.  Ci troviamo, io, la fascinosa sorella runner e il fascinoso Principe consorte, nel salotto buono della città, che, privo del suo abituale e tentacolare traffico automobilistico, ci lascia accomodare nel profumo delle piante del Giardino inglese sotto ad un sole ammiccante, che già si fa’ sentire sulla pelle.

Sono le nove di mattina e fra quindici minuti una folla colorata di podisti, suddivisi tra mezzi maratoneti e maratoneti, andrà ad invadere festosamente questo percorso completamente cittadino, che lambisce i monumenti peculiari di questa incredibile città.
Si parte in una confusione colorata e allegra: il principe consorte prende subito il suo ritmo e se ne va, la fascinosa sorella runner resta con me per il primo chilometro poi imposta la sua velocità di crociera e si stacca. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a dopo l’arrivo, ignare che avremo ancora occasione di incrociarci lungo il percorso.
Sono sola in questa moltitudine sbuffante che mi corre affianco e cerco, come meglio posso, di tenere il passo che mi sono prefissata, ma già da subito, ai primi chilometri all’ingresso della Porta dei Leoni, verso la “Favorita”, il polmone verde della città che si stende magnifico ai piedi del maestoso monte Pellegrino, mi accorgo che i dislivelli oggi faranno la differenza. Non sono dislivelli importanti, ma salite lunghe a pendenza costante che si faranno sentire con l’aumentare del caldo e della fatica.

Salto il primo ristoro del 5° km, a causa delle folla vociante che lo attornia, e m’infilo giù, nel lungo viale alberato che porta a Mondello, oggi eccezionalmente chiuso al traffico.
Che meraviglia correre in mezzo alle piante di arancia e mandarino, accompagnati dal profumo della zagara e dell’ibisco in fioritura, anche se siamo a novembre!
Arrivo alla Palazzina Cinese, che sorveglia adornata dalle sue peculiari e coloratissime pareti affrescate, il nostro passaggio. Ritorniamo, passando accanto Villa Niscemi, e siamo già al 10° chilometro in direzione di Piazza Vittorio Veneto, col suo monumentale tributo al milite ignoto per riportarci in Via Libertà, da dove siamo partiti. Da qui, ci aspetta un anello di circa sette chilometri nel cuore di Palermo per poi varcare, di nuovo in Via Libertà il 21°km, il passaggio della mezza e poi un secondo giro che ricalca esattamente il precedente.


La palazzina cinese

“Almeno so già cosa mi aspetta!” cerco di consolarmi.
Verso il 15° km circa, sotto gli splendidi cavalli rampanti che ornano il Politeama, vedo transitare i keniani, diretti verso il passaggio della mezza... “..però, che falcata!”.
Cerco di stare tranquilla e rilassata, ma sto accusando il caldo molto più di quanto mi sarei aspettata. Mi godo il passaggio accanto al Teatro Massimo, che con la sua simmetria neoclassica è il maggiore edificio teatrale lirico d'Italia, e uno dei più grandi d’Europa.

Il Teatro Massimo

Lo scenario è bellissimo, niente da dire!
Svoltiamo in Via Vittorio Emanuele per percorrere la salita verso Porta Nuova e il Palazzo dei Normanni, lasciandoci alla nostra sinistra il maestoso complesso della Cattedrale di Palermo, un incanto di stili moreschi e gotici, fiancheggiato dalle torre normanne.
Incrocio il principe consorte che scende verso i Quattro Canti, una piazza ottagonale all'incrocio dei due principali assi viari di Palermo: la via Maqueda e il Cassaro, oggi Corso Vittorio Emanuele: mi incoraggia, ma sono già stanca.
Il percorso attraversa il cortile interno del Palazzo dei Normanni e scende per ritornare, percorrendo Via Maqueda, in Via Roma per poi immettersi nuovamente in Via Libertà, alla partenza, accanto al Giardino Inglese.
È una “passeggiata” nella parte più bella di Palermo, che oggi è tutta per noi!

La Cattedrale

Arrivo alla mezza con tre minuti di ritardo sul tempo preventivato, ma non è quello che mi scoraggia, quanto piuttosto l’indolenzimento delle gambe e i crampi, che iniziano al 22° chilometro circa. “Non ci voleva proprio!” penso “di questo passo la finirò in quattro ore e mezza!”, mentre procedo camminando a fatica.
Mi faccio persuasa che se abbandono la gara, oggi, sarà uno sfacelo, psicologicamente parlando, percui ricomincio a correre piano, incoraggiata anche da Gianfranco, un simpatico podista di Asti che mi tranquillizza con parole sagge e quanto mai vere: “Non tutti i giorni sono uguali e bisogna prendere quello che viene al meglio!”.

Ad ogni cambio di pendenza, i crampi si fanno sentire con i loro morsi feroci: bevo, mi bagno e prendo i sali ad ogni ristoro.
Mi ritrovo persino a correre con una bottiglietta d’acqua in mano! Pian piano la situazione migliora ed io non mi arrendo, anche se vengo passata da qualche avversaria, che sta meglio di me.
Al giro di boa, alla Favorita, ritrovo la fascinosa sorella runner, anche lei in evidente difficoltà: ci salutiamo, ci incoraggiamo a vicenda e proseguiamo, entrambe più tranquille.
Corro, e approfittando di una lunga discesa, verso il 30° chilometro, provo ad aumentare l’andatura: le gambe rispondono discretamente e se sto attenta a non esagerare adesso ho ancora speranza di chiudere sotto le quattro ore. Almeno questa piccola soddisfazione…

Forza! Attacco la parte finale con rinnovato entusiasmo, cercando di godermi questo meraviglioso percorso e pazienza per il tempo che non sarà niente di eccezionale, anche se a ragion veduta, non lo sarebbe stato comunque.
Comincio a superare altra gente in difficoltà: evidentemente il caldo sta mietendo altre vittime. Io corro e passo di nuovo in Piazza Vittorio Veneto dove un gruppo di bimbi con le loro mamme mi salutano festosi. Mando baci, sorridendo, e ricevo in cambio un’acclamazione da stadio! Evviva!
“Brava, brava!” I palermitani, che passeggiano in Via Libertà, mi salutano e mi incoraggiano applaudendo: questo pubblico calorosissimo mi sta dando, in maniera inconsapevole, la giusta carica che mi serve per finire al meglio.
Le gambe sono doloranti, la testa c’è e tengo duro.
“Mancano meno di dieci chilometri, cosa vuoi che sia?!”.
Saluto i vigili, ringrazio i volontari, che tengono a freno il traffico agli incroci e mi rispondono con un sorriso. Guadagno posizioni, superando chi mi ha passata prima, e corro felice; anche se ho mancato il personale, sto facendo del mio meglio e mi sto persino divertendo!

Al quarantesimo, mi costringo ad un ultimo sforzo. La fatica mi scende addosso d’improvviso come una cappa, mi sento pensante, mi sento stanca, ma mi butto in testa dell’acqua e cerco di aumentare il ritmo sul lunghissimo, interminabile, rettilineo finale: ho la percezione di un’infinita passerella verso il gonfiabile.

“Vai, Francesca!” una voce di donna mi incita, ma avrò le traveggole dalla fatica! Ma no! Sono io! Alzo le mani al cielo e saluto, tutti e nessuno, chissà chi..! Bea!
Uno sforzo ancora, per andarmi a prendere quel real time di 3 ore e 49 minuti e 49 secondi, che non è quello che volevo, ma che va’ bene lo stesso oggi, anzi..!
Sono arrivata?! Sono proprio arrivata!!
E volo, mentre la gente applaude, volo nelle braccia del principe consorte, dove mi accascio, letteralmente.
Mi sento male, ma un medico arriva sollecito ad aiutarci: solo molta stanchezza, niente di preoccupante. Un po’ di recupero camminando e passa tutto.
Attendiamo insieme l’arrivo della fascinosa sorella runner, che dopo un quarto d’ora, ci raggiunge, sempre agile, tranquilla e fascinosa: nemmeno una maratona la distrugge!

Si, com’è bella Palermo, ma com’è dura!

martedì 15 novembre 2011

illusione e controllo

Venerdì devo prendere un aereo e so già che questo mi costerà almeno tre capelli bianchi in più.
La paranoia scaturisce dal semplice fatto che odio ritrovarmi a chilometri e chilometri da terra, in balia di strumenti e uomini che non so come funzionano e come operano, e di non avere nessun tipo di controllo sulla situazione.
Non che viaggiare sulla A4 il venerdì sera dia qualche improbabile illusione di controllo, ma in qualche modo, i quattro pneumatici che mi collegano al terreno, mi fanno sentire meglio. Solo di po’, lo ammetto. Con tutta la fiducia che nutro nel conducente del mezzo, che so affidabile, preciso, preparato e capace di portare una vettura con una certa sicurezza, beh.. che controllo vuoi avere tra migliaia di automobilisti col piedino attaccato all’acceleratore, la mano sul cellulare o peggio ancora, e l’ho visto coi miei occhi, gli occhi al giornale?! Poco.
Ma non volevo parlare del traffico.

Volevo parlare del controllo e dell’illusione di averlo, di possederlo, di esserne dotati.
Domenica dovrò dimostrarlo a me stessa, domenica dovrò farne non dico sfoggio, ma almeno un uso ragionato. E non serve pensare che hai fatto tutto quello che era necessario fare, per prepararti, per mantenere il controllo sulla situazione.

Lunghissimi: uno da 44 km in montagna ad agosto, otto ore di pioggia e vento sulla pelle e nelle gambe, col dislivello bastardo a toglierti voglia e fiato; uno di 37 km di collinare trail, due di 32 chilometri sul ritmo, correndo su un lungomare ventoso che ha ti fatto passare ogni illusione.
Ritmi: ripetute. Tante, mai fatte così tante. Lavori veloci, lavori che ti chiedono tutto il fiato che hai.
Progressivi: almeno uno la settimana, 15/18 chilometri, partenza ritmo maratona, arrivo ritmo dieci chilometri e in mezzo tutta una sofferenza fatta di “tieni su la testa, sciogli le spalle, RESPIRA!”.

Respira e mantieni il controllo, perché tu sei tutto quello che ti serve per finire.

La preparazione è stata una bella avventura: ho corso tanto, accantonando per forza di cose, nuoto e bici. Ho corso da sola e in compagnia, a volte soffrendo perché mancava la forma, la voglia, la concentrazione, a volte facile, svelta che non sembravo neanche io.

Magari non farò un gran tempo, e sarà un vero peccato perché, alla faccia di tutti quelli che dicono di correre una maratona per puro divertimento, smazzarsi un allenamento di tre mesi pieni a correre con i 35 gradi di agosto e i 2 gradi di domenica sull’argine del Tanaro, è una faticaccia ingrata. Non mi venite a dire per favore che provate piacere ad alzarvi alle sei di mattina perché diversamente non puoi mettere insieme 15 chilometri; non mi venite a dire che tirare in pista col cuore che esce dal petto e la saliva che sale in gola è gratificante; non mi venite a dire che correre la sera alle sette nel buio con la frontale per evitare che ti stirino è divertente.

No, non lo è. Divertente è fare un trail autogestito, senza pettorale, senza sbattimenti di posizioni e classifica, nei boschi innevati di Chamonix il 10 di ottobre. Divertente è correre senza pensieri di ritmo e velocità in riva al mare, facendo del fartlek allegro, annusando l’aria che sa’ di salsedine, pregustando il piatto di spaghetti ai frutti di mare che verrà dopo.

Il resto, lo facciamo per un risultato, per una gratificazione. E ci costa impegno e una certa dose di sofferenza.
Il controllo è un’illusione. O forse no?

Stasera scrivo veramente per me sola, perché come un amico giorni fa’ mi ha generosamente ricordato “il senso delle cose che facciamo sta soltanto nel trovare la loro corretta collocazione, o meglio, la loro funzione reale, e non sempre è così visibile o immediata. Spesso si manifesta in modi sotterranei, nascosti, spesso a distanza di molto tempo e nemmeno ce ne accorgiamo”.

Forse è solo voglia di pensare e a volte i pensieri vengono fuori di getto quando meno te lo aspetti, quando sei con la testa sul cuscino e dovresti riposare e invece, con gli occhi chiusi, ti vedi al 40° chilometro della tua fatica e ti vedi così come sarai quel giorno, con quei pantaloncini, con quella canottiera, con quella fascia nei capelli, con quell’espressione che sai di avere quando stai facendo fatica ma sai anche che il risultato è vicino.

Illusione?

lunedì 19 settembre 2011

Si, sergente istruttore...!

Questo fine settimana abbiamo disertato appuntamenti agonistici decisamente discutibili (tanto fumo e poco arrosto) in favore di qualcosa di più casereccio, ma ricco di contenuti, leggi chilometri...

E ne abbiamo corsi tanti: 15 sabato mattina, pian piano sul tracciato del parco fluviale, a pochi chilometri da casa, che io però non digerisco bene: mi pianto, corro male, inciampo nei sassi, insomma faccio una fatica allucinante!

Venti chilometri ieri mattina, sotto un cielo plumbeo che però ci ha graziato: un collinare tosto, pesante, a tratti veramente brutale, ma entusiasmante: abbiamo chiuso i 20 km in 1h e 43'. Come ho detto alla fascinosa sorella runner, se ce ne fosse stato uno in più, avrebbe fatto il suo personale sulla mezza maratona.
Complimenti. A me un po' meno, perchè mi sono lamentata dall'inizio alla fine senza riuscire a trovare la concentrazione giusta e a conti fatti, se avessi risparmiato il fiato, avrei fatto anche due minuti meno.

Il Principe Consorte, complimentandosi con entrambe, ci informa che domenica prossima ci sarà il lunghissimo di 37 km.
L'annuncio è stato accolto con rassegnazione e scarso entusiasmo.
Son contenta che pure la fascinosa sorella runner stia mettendo in discussione le metodologie di allenamento del cognato, che a tratti, per punte di sadismo sportivo, mi ricorda molto il sergente istruttore di Demi Moore in "G.I. Jane"...

chissà se riuscirà a fare di noi due degne maratonete e non solo due maratonete che barcollano fino al traguardo.. la differenza è sottile, ma c'è..


mercoledì 14 settembre 2011

sono stanca


Ieri sera a cena la fascinosa sorella runner ha sostenuto che se non riesce a scendere sotto le 3 ore o 30' in maratona, allora non vale la pena di correrla.

A parte il fatto che mi sono dovuta trattenere per non alzarmi dalla sedia e mozzicarle il nasino perfetto, perchè io il mio 3h e 36' me lo sono sudato e proprio non so come possa credere di migliorare il suo 3 e 48' di mezz'ora così, di botto, alla terza maratona che corre.
Ma ringrazia Dio se arrivi in fondo sana.

Un po' è colpa mia, perchè quando ha corso Firenze (4h e 23') praticamente passeggiando, le è sembrato tutto molto semplice: anche a livello di preparazione, avendo fatto solo un lunghissimo di 26 km.
Per la seconda, l'abbiamo testata un po' di più sulle lunghe distanze e un po' di più sui ritmi e infatti ha pure fatto il personale sulla mezza, migliorandosi di 10 minuti, che è tanto.

Quello che non ha afferrato bene è che i miglioramenti non sono esponenziali!
Arrivi ad un certo stato di forma e fai il tuo tempo, ma non è che poi la volta dopo, automaticamente, ti migliori ancora.

Stai sempre lì, magari si, aumentando i carichi e facendo cicli di ritmi ben fatti (molto ben fatti!!), curando maniacalmente alimentazione, integrazione e sonno, rimanendo concentrati sull'obiettivo, si, allora ti migliorerai SE non ti spacchi in allenamento, e SE ti capita la giornata perfetta con le condizioni climatiche ideali (tra l'altro).
Perchè se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo (vedi quel che è successo a me a Firenze l'anno scorso).

Comunque io sono stanca. Ieri ho corso dieci chilometri in pausa, con 33 gradi e poi a momenti svengo in ufficio. Oggi ho guardato la tabella dei riposi e mi sono accorta che l'ultimo recupero l'ho fatto dieci giorni fa'.
Non è cosa.
Vado come un trenino in questo periodo, è vero, però forse stiamo un po' esagerando con i carichi, perciò domenica, anzichè un altro lunghissimo come quello di 32 km di domenica scorsa, faremo un 15 km in progressione, corsi bene.
Non vedo l'ora che sia il 20 novembre.

venerdì 2 settembre 2011

Fatica (e non è mai abbastanza)

Sto già cominciando a pagare lo scotto delle mie decisioni sconsiderate: correre una maratona, ma non correrla tanto per correrla, ma fare una buona prova su strada sulla distanza.

Tanti bei progetti, ma la realtà è un casino: si, mi ci sono messa d’impegno e corro tutti i giorni, almeno 10 km con progressione, variazione di ritmo e tutti crismi. Ho fatto due lunghissimi, uno a luglio e uno ad agosto, ne farò altri due, tra settembre e ottobre, e poi qualche mezza bella tirata, per stare sul ritmo. Tutto ciò ha un costo: il triathlon.

Avrei voluto fare un olimpico a settembre ma mi sono accorta che non ce la faccio a prepararlo. Non riesco a fare il bi giornaliero (ora come ora non è pensabile) perciò o corro o nuoto o pedalo. E dovendo correre almeno 5 volte la settimana, beh, mi resta veramente poco per il resto, perciò l’olimpico è davvero fuori questione.

Mi scoccia parecchio, ma non ci sono santi...
E questa è la fatica peggiore: aver dovuto scegliere.

Che poi la corsa in sé e per sé, è un po’ noiosa… perciò l’anno prossimo, sarà l’anno del triathlon: magari un Ironman!

mercoledì 27 luglio 2011

Sua Maesta La Maratona

dopotutti i miei bei progetti sul triathlon, oggi mi sono beccata una mazzata tra capo e collo, dal Principe Consorte in persona, che pure è sempre lì in prima fila.
"lascia perdere 'sta bicicletta" mi intima quando gli dico che dovrei proprio migliorarmi nella bici perchè tutto sommato nel running ho fatto l'ottavo tempo assoluto e non è proprio uno schifo.
rimango basita, dopotutto mi ha sempre incoraggiata.
dicutiamo all'incirca un'ora, fermandoci solo a guardare i 50 metri rana di scozzoli, per poi riprendere...
in sintesi: il triathlon è "fuorviante", "poco impegnativo", "per esaltati".
mmmmm... poco impegnativo me lo può giusto dire lui che ha corso 177 km in 24 ore consecutive, altrimenti se me lo dicsse qualcun altro si beccherebbe una papagna sul muso;
"fuorviante, rispetto a cosa?"
ma a Sua Maestà la Maratona, chiaro!
che devo correre a novembre.
se, e dico se, durante la preparazione non mi riscassa il ginocchio, che ora sta bene proprio perchè ho recuperato alla grande grazie al triathlon.

Sua Maestà la Maratona invece chiede sangue, lacrime e sacrifici: per arrivare alla fine ti obbliga ad ore di preparazione in lunghissimi, ore di preparazione sui ritmi, ore di sofferenza fisica e mentale. Chilometri su chilometri di silenzio, solitudine, concentrazione.
Sua Maestà la Maratona non è per tutti, non so neanche se è per me, che pure ne ho già corse.
Il triathlon (sprint, come li sto facendo io ora) al confronto è rilassante.
Sarà per questo che mi piace?!

lunedì 11 luglio 2011

Rendez-vous col destino

20 novembre 2011, io correrò qui...

lunedì 4 luglio 2011

diamo i numeri

42, 195: chilometri percorsi
2.340: i metri di dislivello dalla partenza all'arrivo
5:33:10: le mie ore di gara
4: le mie maratone corse ad oggi
3: il mio piazzamento di categoria
1 : l'abbraccio che ho preso al mio arrivo al traguardo

1000: i sorrisi che mi ha lasciato questa esperienza..
più su di così, c'è solo il cielo...!

giovedì 30 giugno 2011

Lacrime di coccodrillo

Ecco, qualche lacrimuccia, nel lasciare il Tubo tra le braccia della maestra d'asilo, l'ho versata anche io, la "mamma di ferro" per antonomasia.
In auto, il Principe Consorte mi guardava senza farsi notare, ma non ha osato dire nulla...

Mi mancherà, il Piccolo Tubo, ma farò quello che devo fare e tornerò alla svelta. E quando sarò là, mi potrò godere il mio personalissimo "momento di gloria" nel varcare l'arrivo mentre, nel frattempo, il Tubo starà benissimo.
Sono solo lacrime di coccodrillo...

martedì 28 giugno 2011

Amleto

Oggi avrei dovuto nuotare.

In realtà, siccome il fine settimana saremo via, oggi ho voglia di stare col Tubo, che ieri, tra una noia e l’altra, ho visto per all’incirca due ore lorde. E la cosa non mi piace, perché a me, dopo un po’, il Tubo manca.
E, infatti, con questo week end di gara che incombe, oltre all’ansia da prestazione, io nel calderone ci metto dentro anche una buona dose di sensi di colpa.

D’altra parte non è che mi posso fare 42 km in montagna col Tubo in spalla.
D’altra parte non è che sono obbligata a farli.
Potrei anche stare sul traguardo ad aspettare il Principe Consorte. Già, perché invece voglio correre?
Ma perché non dovrei? Il Principe Consorte non se le tira mica tutte queste paranoie. Fa’ quello che deve, vuole, fare e basta. Perché per me è diverso?
Perché sono un accidente di femmina?

Corro? Non corro? Nuoto? Non nuoto?

Se mi ritaglio un piccolo, minuscolo, finesettimana per fare la mia maratona in montagna, sono una madre scellerata?
Sia chiaro. Sono domande retoriche.
Ma a volte mi sento come un’equilibrista, una funambola che attraversa il vuoto in equilibrio e con un pizzico di adrenalinica angoscia.

E comunque, oggi non nuoto.