Non c'è niente di meglio di un suono onomatopeico per rendere l'idea del casotto che siam riusciti a seminare, noi famiglia Iccio, tra Trentino e Alto Adige.
Di noi si ricorderanno senz'altro i commessi del factory store de La Sportiva, un po' vuoi per le mie Noosa Tri 8 fiammeggianti, un po' per il botto che ha fatto il carretto sotto la sapiente guida di Ico.
Il carrello in questione, per la cronaca, stava vicino alla cassa: Ico ha scatenato un putiferio spostando il carrello per impossessarsi della locandina che ci stava sotto.
Sequenza rapida e agghiacciante: il carrello cade dallo scalino espositore, travolge un paio di sci che a momenti decapitano la commessa.
Il tutto in quei dieci secondi secchi che lo perdi di vista. Mica ore..
Che poi La Sportiva è a prova di bambino: c'è un tavolino dove si possono mettere a disegnare e una piccola parete verticale di roccia dove Ico ha tentato di arrampicarsi, per poi proseguire mettendosi in piedi sul tavolo, che è più facile e da' soddisfazioni certe.
Insomma, un delinquente.
La commessa non ci ha denunciati per fortuna, anche se sto pensando di aprire, al beneamato pargolo, una solida posizione RCT, che non si sa mai.
"Croc" invece l'ho fatto io alla kalterersee-halbmarathon, che è sempre un bel correre con tanto di isotopo e lago in fianco e peccato per le condizioni meteo che non sono state né favorevoli né propizie.
Il fatto è che forse a ben vedere l'anno scorso avevo fatto un mezzo miracolo.
Quest'anno molto meno o due minuti in più, per l'esattezza.
Ma non è tanto quello, anche se, nello spogliatoio femminile, tra un crucco ignudo che si crede donna (o forse da loro vanno di moda gli spogliatoi unisex) e tutto il resto dell'umanità, ci trovo una personcina nota e tosta che mi dice che anche lei ha fatto fatica quest'anno e che ci ha messo un minuto in più.
Che se lo dico io, son balle.
Se lo dice la vincitrice...
Beh, dalla contentezza di aver ragione, il mio collo, sotto la delicata frizione dell'asciugamano, ha fatto proprio "croc..".
Un perfetto colpo di frusta, autoindotto.
E oggi, ibuprofene amico mio, non riesco a girare il collo che di qualche minuscolo grado.
Che dite...?
Una mezza a Lourdes?
Visualizzazione post con etichetta running. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta running. Mostra tutti i post
lunedì 25 marzo 2013
venerdì 22 marzo 2013
90
La paura, o più semplicemente il mio numero di pettorale, domenica. Tutto un programma, ma anche no...
Domenica (e speriamo che non nevichi!) correrò una mezza in un posto bellissimo che mi farà piacere rivedere e dove mi farà un piacere anche più grande portare anche Ico.
Sono felice di fare questo fine settimana fuori con lui, perché era dalle vacanze di Natale che non si riusciva ad andare da nessuna parte.
In casa come i topolini, che barba che noia. Noi, asserragliati in casa, un po' ci spegniamo, un po' ci annoiamo e diventiamo "brontolosi".
Pioverà, ca va sans dire, ma un bell'ombrello e scarpe asciutte, si va' dappertutto. Soprattutto a fare shopping di roba da trail e da running... (quell'uomo ha sempre un secondo fine).
Per quanto mi riguarda, non ho molte fisime agonistiche, perché tra i piedi che mi fanno male e quel mezzo litro di catarro che ho nei bronchi, non so proprio cosa si può azzardare e un po' mi dispiace, perché l'anno scorso son stata premiata ed è stata una cosa simpatica. Rifare quel tempo, attualmente, però è un po' fuori portata.
La forma latita, anche se stamattina mi sono messa i jeansettini di cinque anni fa' e mi stanno, a pennello. Son soddisfazioni di questi tempi. Il bello di fare un trasloco è anche trovare la cosa giusta che avevi lasciato a prender polvere chissà dove.
Stamattina sono stata omaggiata di un servizio baby sitting "tutto compreso" da parte del Principe consorte, che si è alzato e si è occupato di Ico dalla punta dei piedi alla punta dei capelli. Appena sveglio, Ico gli è volato tra le braccia, sorridendogli un "Dommito Bbene!" nelle orecchie, ha poggiato il testolino sulla spalla del papà e gli ha dato un bacio.
Ieri strillava come un'aquila. Oggi così, pucci pucci bau bau, vattelapesca?!
So' momenti.
Io, dopo aver preparato i suoi vestitini sul comò (oggi ho dato il meglio di me con un completino blu con giacchino verde a disegni blu) mi sono defilata, ascoltandoli tubare sereni la loro armoniosa e mascolina affinità.
Una buona premessa per un bel fine settimana.
Domenica (e speriamo che non nevichi!) correrò una mezza in un posto bellissimo che mi farà piacere rivedere e dove mi farà un piacere anche più grande portare anche Ico.
Sono felice di fare questo fine settimana fuori con lui, perché era dalle vacanze di Natale che non si riusciva ad andare da nessuna parte.
In casa come i topolini, che barba che noia. Noi, asserragliati in casa, un po' ci spegniamo, un po' ci annoiamo e diventiamo "brontolosi".
Pioverà, ca va sans dire, ma un bell'ombrello e scarpe asciutte, si va' dappertutto. Soprattutto a fare shopping di roba da trail e da running... (quell'uomo ha sempre un secondo fine).
Per quanto mi riguarda, non ho molte fisime agonistiche, perché tra i piedi che mi fanno male e quel mezzo litro di catarro che ho nei bronchi, non so proprio cosa si può azzardare e un po' mi dispiace, perché l'anno scorso son stata premiata ed è stata una cosa simpatica. Rifare quel tempo, attualmente, però è un po' fuori portata.
La forma latita, anche se stamattina mi sono messa i jeansettini di cinque anni fa' e mi stanno, a pennello. Son soddisfazioni di questi tempi. Il bello di fare un trasloco è anche trovare la cosa giusta che avevi lasciato a prender polvere chissà dove.
Stamattina sono stata omaggiata di un servizio baby sitting "tutto compreso" da parte del Principe consorte, che si è alzato e si è occupato di Ico dalla punta dei piedi alla punta dei capelli. Appena sveglio, Ico gli è volato tra le braccia, sorridendogli un "Dommito Bbene!" nelle orecchie, ha poggiato il testolino sulla spalla del papà e gli ha dato un bacio.
Ieri strillava come un'aquila. Oggi così, pucci pucci bau bau, vattelapesca?!
So' momenti.
Io, dopo aver preparato i suoi vestitini sul comò (oggi ho dato il meglio di me con un completino blu con giacchino verde a disegni blu) mi sono defilata, ascoltandoli tubare sereni la loro armoniosa e mascolina affinità.
Una buona premessa per un bel fine settimana.
giovedì 14 marzo 2013
Que sera, sera
“Uè, che diavoletto!!”… che poi sarei io.
Oggi son vestita di rosso, maglioncino rosso fuoco, collant rosso lacca, minigonna di jeans molto mini e stivali, che con la scarpetta la mini mi fa' un po' zoccola (cose mie).
Ma non è un collega che mi apostrofa così, e quando mi volto, accanto all’ascensore vedo nientepopodimenoche l’amministratore delegato.
‘Sticazzi, e scusate il francesismo, ma si tratta di un settasettenne baffuto, dal carattere burbero e, dicono, molto attento ed intransigente in fatto di abbigliamento.
Mi sorride e il tono è amichevole.
Oggi son vestita di rosso, maglioncino rosso fuoco, collant rosso lacca, minigonna di jeans molto mini e stivali, che con la scarpetta la mini mi fa' un po' zoccola (cose mie).
Ma non è un collega che mi apostrofa così, e quando mi volto, accanto all’ascensore vedo nientepopodimenoche l’amministratore delegato.
‘Sticazzi, e scusate il francesismo, ma si tratta di un settasettenne baffuto, dal carattere burbero e, dicono, molto attento ed intransigente in fatto di abbigliamento.
Mi sorride e il tono è amichevole.
Sorrido anche io, anche se un po’ genata e
lo saluto con “Buona giornata, Ing. Cicciobello” (non si chiama Cicciobello,
ovviamente, eh..!).
Fra un po’ mi sa’ che non lo vedremo più, che qui fra fusioni e acquisizioni non sappiamo bene dove andremo a finire. Tra le prime teste che cadono e le scene isteriche di colleghi cui è saltato completamente il mansionario, sono fra le poche (ma anche i pochi) a sfoggiare una calma olimpica. Je m'en fous.
E non posso fare a meno di pensare che la vita ti mette continuamente alla prova.
Facessero quello che vogliono, penso. Vado anche a tagliare le aiuole, mi mandassero pure dove vogliono, anche in Sicilia (magari!!), ma è più facile che m’infilino in qualche ufficio nuovo e bello con qualche nuovo collega, magari ben più affabile del Muffetta.
Anche il mio capo non sarà più il mio capo: se saprò giocare bene le mie carte potrei anche diventare io il capo di me stessa e di qualcun altro, ma non so se è quello che voglio veramente.
Vedremo. Ma una cosa è certa: meglio che mi decida ad infilare in fondo ad un cassetto ‘sta minigonna e mi dia una regolata che non ho più vent’anni.
Peccato..
Fra un po’ mi sa’ che non lo vedremo più, che qui fra fusioni e acquisizioni non sappiamo bene dove andremo a finire. Tra le prime teste che cadono e le scene isteriche di colleghi cui è saltato completamente il mansionario, sono fra le poche (ma anche i pochi) a sfoggiare una calma olimpica. Je m'en fous.
E non posso fare a meno di pensare che la vita ti mette continuamente alla prova.
Facessero quello che vogliono, penso. Vado anche a tagliare le aiuole, mi mandassero pure dove vogliono, anche in Sicilia (magari!!), ma è più facile che m’infilino in qualche ufficio nuovo e bello con qualche nuovo collega, magari ben più affabile del Muffetta.
Anche il mio capo non sarà più il mio capo: se saprò giocare bene le mie carte potrei anche diventare io il capo di me stessa e di qualcun altro, ma non so se è quello che voglio veramente.
Vedremo. Ma una cosa è certa: meglio che mi decida ad infilare in fondo ad un cassetto ‘sta minigonna e mi dia una regolata che non ho più vent’anni.
Peccato..
(ma forse anche no, non è che a vent'anni fossi tanto più felice. solo un po' più giovane..)
Oggi 3 km di nuoto, i soliti 55
minuti e la sensazione di aver appena incominciato a fare fatica.
Ieri in pausa pranzo,
L’unica consolazione è che il primo chilometro forte è venuto di poco più forte dell’ultimo chilometro piano.
Mi son capita solo io, vero?!
Amen.
giovedì 28 febbraio 2013
O tempora..
È da un po’ di tempo che cerco di farmi dire da
Ico con chi gioca a scuola, chi sono i suoi amichetti e come si chiamano e lui
mi risponde nel suo linguaggio ancora molto approssimativo delle robe strane
che suonano più o meno così: “Ada, Tatana, Evi, Eni..” e quando gli chiedo ulteriori
chiarimenti mi spiega tutto piccato che Ada ha il pito e Tatana la patata..
Non afferro, rimango basita, ma incasso e taccio (ultimamente
sono diventata una raffinata esecutrice di questa politica).
Non
Stamattina però, in un guizzo di rara intuizione,
davanti agli armadietti dei bimbi, chiedo a Ico di indicarmi i suoi amici.
E
lui, tutto giulivo e volenteroso, mi indica “Ada” ovvero Adam, “Tatana” che
diventa “Tatyana” e Kevin, Denis e via così.
Nomi esotici, ma mica per moda. Nomi e cognomi arabi, russi, moldavi, rumeni, polacchi che si alternano con buona pace della privacy sugli armadietti dei bimbi, con tanto di foto, che io vedo (e leggo) solo ora per la prima volta.
Nomi esotici, ma mica per moda. Nomi e cognomi arabi, russi, moldavi, rumeni, polacchi che si alternano con buona pace della privacy sugli armadietti dei bimbi, con tanto di foto, che io vedo (e leggo) solo ora per la prima volta.
E mi cascano un filino le braccia da quanto sono stata
ottusa, con le mie fette di salame sugli occhi.
Sarà che mi sono lasciata ingannare dal fatto che io giocavo piuttosto con
Niente, una completa rincoglionita.
Ma i tempi cambiano a ritmo forsennato ormai e forse neanche (tanto) in peggio. Sarà che sono un'inguaribile ottimista e posso piangere e lamentarmi ma dopo due minuti troverò sempre qualcosa che mi fa' sorridere e stare bene di nuovo.
Ieri diecimila metri di corsa col ritorno sugli
ultimi 5.000 in
22’21’’, un po’ troppo forte visto e considerato che domenica mi sciropperò 30 km di lunghissimo.
Ma non c’era altra via se non la fatica per fare
uscire il veleno e dopo, manco a dirlo, stavo meglio. Se non altro per la soddisfazione di sapere che possono esserci problemi fin che vuoi, ma io non cedo (non ce la farete a farmi saltare).
Oggi nuoto.
mercoledì 6 febbraio 2013
Ruhezone
Se gennaio è stato un mese difficile, febbraio si sta rivelando tremendo.
Ico ha il raffreddore da un mese e alterna botte di febbre a botte di mal di pancia, si sveglia di notte col nasino colante e piange. Io pure mi sveglio ai suo strilli (ultimamente anche due, tre volte per notte) e son sincera.. piangerei pure io volentieri. Se servisse a qualcosa.
Vorrei dormire.
Perchè il bello è che non ho nessun problema d'insonnia, a parte mio figlio.
La scorsa notte poi è stata peggio del solito: sveglia alle due, sveglia alle quattro e poi.. occhi sbarrati senza poterci far niente.
Così, mentre il fascinoso marito se la ronfa, scendo in salotto e leggo un libro sgranocchiando sue biscotti e affancuore le calorie in più.
Alle quattro e mezza mi addormento sul divano che non è neanche male, ma sogno terremoti, muri rotti e.. mia madre. Insomma, incubi a manetta.
Così, stamattina non mi meraviglio di essere stanca.
In realtà la mancanza di sonno mi sta defedando. Sintomi da raffreddamento perenni, febbriciattola, stanchezza, e anche i ritmi nella corsa sono molto sotto tono. So che dalla mezza maratona di domenica mi posso aspettare proprio poco. La userò come allenamento un po' più svelto del solito e mi farò due chiacchere con gli amici. di più non ce n'è, con queste premesse.
L'unica cosa che mi riesce bene nonostante questo periodaccio è il nuoto, quindi oggi vado. E spero di non addormentarmi in vasca.
Vorrei proprio dormire.
Almeno una notte intera, senza sentir piangere, senza sentir chiamare: "Mammaaaaaa....!".
Non mi sembra di chiedere molto, eh.
lunedì 28 gennaio 2013
great expectations
Ieri ho avuto occasione di correre una delle più brutte mezze
maratone della mia storia podistica. E non ne ho corse poche, sia chiaro.
In un contesto che avrebbe potuto promettere belle cose (Liguria,
mare e lungomare), ci siamo ritrovati ad arrancare nella strada (aperta al
traffico) sotto la massicciata della ferrovia (del mare, neanche l'odore), a
combattere con un numero non pervenuto (ma erano tanti) di ponticelli che, al
primo alzi le spalle e vai su, all'ultimo (ventunesimo chilometro, ma siete
bastardi dentro..!) ti sei veramente scaramellata lo scaramellabile, che se
avessi voluto fare del dislivello sarei andata a correre in collina, no?! No.
Il tutto condito da: due ristori messi a casaccio (uno al settimo,
uno al diciassettesimo?), riforniti alla ligure (acqua!), dove mancava poco di
doversi riempire il bicchiere da soli, in un percorso di andata-ritorno-andata,
drammaticamente noioso, solitario, coi podisti dallo sguardo perso nel vuoto, che non
sapevano più se tenere la destra o la sinistra.
Insomma, un casino!
Avrei voluto tenere una media di 4'40'', ma un po' che non sto
facendo niente di veramente veloce da prima della maratona di Torino, un po' che la noia l'ha
fatta da padrona, ho chiuso ad una media di 4'43'', staccando negli ultimi
quattro chilometri un simpatico triatleta che mi ha "accompagnata"
dall'ottavo in poi. All'ultimo giro di boa (ci mancavano giusto quelli; che son
la roba che odio di più in una gara di triathlon.. pensa un po'..) l'ho visto
molto indietro e un po' affaticato.
Ma in effetti il percorso non era dei più invitanti e scorrevoli.
Ma in effetti il percorso non era dei più invitanti e scorrevoli.
Messi in saccoccia anche questi 21 km un po' più allegri del solito, chiusi comunque con un ritardo di due minuti dal PB, aggiunti ai 4.200 metri
nuotati sabato, mi ritrovo a pensare ad altre situazioni non proprio ottimali.
Non mi sono fatta mai tanti problemi ma ultimamente il mio lavoro
mi pesa.
Mi annoio.
E' triste pensare di trascorrere otto ore al giorno a fare
qualcosa che non ti piace (più).
Non è tanto il lavoro ad essere cambiato, quanto le persone e le
condizioni.
C'è più intransigenza, c'è fastidio generalizzato, più stress del
solito e pessimismo cosmico e ogni richiesta, più o meno ufficiosa, viene
respinta in malo modo..
Part time?! E quando mai?! (cos'è
'sta parolaccia? come osi solo non pronunciarla, ma anche pensarla!).
Qui non si fa', non usa, non lo chiedere neanche e non rompere i
coglioni coi tuoi diritti (che non ne hai)..
Cambiare sarebbe bello, ma, coi chiari di luna che ci sono... è un
rischio che non so se son disposta a correre. Si tiene duro, come al diciassettesimo chilometro di una gara non bella che non allieta l'anima né le gambe.
Ma si tiene duro, si cerca di perdere il meno possibile, si soffre un po' e si torna a casa con un risultato comunque discreto.
Ma si tiene duro, si cerca di perdere il meno possibile, si soffre un po' e si torna a casa con un risultato comunque discreto.
lunedì 21 gennaio 2013
Normale amministrazione
Ho nuotato e ho corso.
Di più non si può dire, che siam rimasti comunque tappati in casa con Ico e la sua febbre a 38, che poi magicamente il lunedì mattina sparisce.
Ma dicevo, ho nuotato.
Sabato ho fatto un allenamento di 4 chilometri, senza pensieri. Incurante del raffreddore, del mal di gola, che se aspetto che mi passino, per combinar qualcosa, è primavera.
Nel costumino nuovo rosso, palette, pull boy e buona volontà, in un'ora e mezza ho completato la distanza. Avendo inserito anche molta tecnica, il tempo finale non mi deve dire niente, se non che quel 3.800 lo posso fare. Con la muta, in mare, poi.. non è niente di impossibile.
E già mi sento (un filino) rassicurata.
Domenica mattina una copiosa nevicata mi ha costretto ad un'andatura prudente.
Rispolverate le scarpe da trail running, svegliato il Principe consorte ad un'ora crudele e insolita per lui siam partiti sotto i fiocchi di neve che scendevano copiosi.
Solo noi sull'asfalto bianco, con dieci centimetri buoni di bianco mantello, e un pandino rovesciato a ruote in su nel fosso.
Un momento di pausa, giusto per accertarsi che non ci fosse più nessuno a bordo (che io di notte, voglio dormire con la coscienza a posto), e poi via.. Neve fino alle caviglie e fatica fino a dove gli spazzaneve son già passati. Ora si corre meglio, senza dover alzare le ginocchia sotto il mento, perlomeno.
Scambio qualche commento col mio gentile consorte, ma per lo più corriamo in silenzio, vicini, in una simbiosi e un'armonia che nel quotidiano è difficile raggiungere.
15 chilometri che riusciamo a fare pure in progressione. Le gambe sono stanche, ho pure una vescica al piede, ma alla fine, come sempre, dopo la mia iniezione di endorfine, sono contenta e un poco euforica.
Siamo stati bravi e per festeggiare oggi, il nostro anniversario privatissimo, preparo anche una crostata alle arance che mi riesce bene.
Tutto sommato non è andata neanche malissimo, dai...
Di più non si può dire, che siam rimasti comunque tappati in casa con Ico e la sua febbre a 38, che poi magicamente il lunedì mattina sparisce.
Ma dicevo, ho nuotato.
Sabato ho fatto un allenamento di 4 chilometri, senza pensieri. Incurante del raffreddore, del mal di gola, che se aspetto che mi passino, per combinar qualcosa, è primavera.
Nel costumino nuovo rosso, palette, pull boy e buona volontà, in un'ora e mezza ho completato la distanza. Avendo inserito anche molta tecnica, il tempo finale non mi deve dire niente, se non che quel 3.800 lo posso fare. Con la muta, in mare, poi.. non è niente di impossibile.
E già mi sento (un filino) rassicurata.
Domenica mattina una copiosa nevicata mi ha costretto ad un'andatura prudente.
Rispolverate le scarpe da trail running, svegliato il Principe consorte ad un'ora crudele e insolita per lui siam partiti sotto i fiocchi di neve che scendevano copiosi.
Solo noi sull'asfalto bianco, con dieci centimetri buoni di bianco mantello, e un pandino rovesciato a ruote in su nel fosso.
Un momento di pausa, giusto per accertarsi che non ci fosse più nessuno a bordo (che io di notte, voglio dormire con la coscienza a posto), e poi via.. Neve fino alle caviglie e fatica fino a dove gli spazzaneve son già passati. Ora si corre meglio, senza dover alzare le ginocchia sotto il mento, perlomeno.
Scambio qualche commento col mio gentile consorte, ma per lo più corriamo in silenzio, vicini, in una simbiosi e un'armonia che nel quotidiano è difficile raggiungere.
15 chilometri che riusciamo a fare pure in progressione. Le gambe sono stanche, ho pure una vescica al piede, ma alla fine, come sempre, dopo la mia iniezione di endorfine, sono contenta e un poco euforica.
Siamo stati bravi e per festeggiare oggi, il nostro anniversario privatissimo, preparo anche una crostata alle arance che mi riesce bene.
Tutto sommato non è andata neanche malissimo, dai...
martedì 4 dicembre 2012
alla faccia mia..
Siamo reduci (tutti e tre) da un fine settimana di fuoco e stavolta non per gare, ma per ripresa di un'intensa attività sociale.
Da un po' (da un bel po'...) siamo rimasti senza appoggio per Ico, nel senso che i nonni si son defilati e quindi sta con noi o a scuola.
Non abbiamo ancora preso in considerazione una tata un po' per mancanza di fiducia e un po' per pigrizia.
E in effetti è una bella fatica trovare una persona decente cui affidare un figlio, che si sa, non è un pacco. Sono molto elastica in tante cose, ma non ho molta fiducia nel prossimo (e faccio bene, perchè quando ne ho avuta l'ho sempre presa in un piede, per usare un elegante eufemismo).
Ma dicevo, così ci siam tirati dietro Ico in una girandola di feste sociali: cena della società di triathlon, cena della società di atletica... sempre temendo che ci cadesse addormentato sulla sedia.
Macchè.
'Sto mini-tizio è incrollabile, praticamente indistruttibile..
Ha passato due serate a giocare con bimbi sconosciuti senza batter ciglio, a imparare nomi nuovi di persone mai viste, a correre, a strillare (avevano uno spazio apposito al ristorante, prima che mi tacciate di essere una mamma permissiva e rompicoglioni) ed è andato a dormire ad un'ora distruttiva anche per me. Io ciondolavo dal sonno e lui cantava beato e il giorno dopo, come nuovo.
Io invece faccio fatica. Sto correndo e anche benino, senza particolari dolori da post-maratona (che di solito almeno un ginocchio mi parte), ma senza particolare entusiasmo.
Sarò appagata dal mio (bel) risultato, sarò stanca, sarò.. non lo so.
Ho voglia di andare in vacanza, di staccare la spina e allenarmi in qualche bel posto che non sia qui.
Ho preso anche il raffreddore, per colpa di un dannato vestitino che ho messo domenica sera. Carino ma leggero. E l'ho pagata.
Sono praticamente un rottame.
Da un po' (da un bel po'...) siamo rimasti senza appoggio per Ico, nel senso che i nonni si son defilati e quindi sta con noi o a scuola.
Non abbiamo ancora preso in considerazione una tata un po' per mancanza di fiducia e un po' per pigrizia.
E in effetti è una bella fatica trovare una persona decente cui affidare un figlio, che si sa, non è un pacco. Sono molto elastica in tante cose, ma non ho molta fiducia nel prossimo (e faccio bene, perchè quando ne ho avuta l'ho sempre presa in un piede, per usare un elegante eufemismo).
Ma dicevo, così ci siam tirati dietro Ico in una girandola di feste sociali: cena della società di triathlon, cena della società di atletica... sempre temendo che ci cadesse addormentato sulla sedia.
Macchè.
'Sto mini-tizio è incrollabile, praticamente indistruttibile..
Ha passato due serate a giocare con bimbi sconosciuti senza batter ciglio, a imparare nomi nuovi di persone mai viste, a correre, a strillare (avevano uno spazio apposito al ristorante, prima che mi tacciate di essere una mamma permissiva e rompicoglioni) ed è andato a dormire ad un'ora distruttiva anche per me. Io ciondolavo dal sonno e lui cantava beato e il giorno dopo, come nuovo.
Io invece faccio fatica. Sto correndo e anche benino, senza particolari dolori da post-maratona (che di solito almeno un ginocchio mi parte), ma senza particolare entusiasmo.
Sarò appagata dal mio (bel) risultato, sarò stanca, sarò.. non lo so.
Ho voglia di andare in vacanza, di staccare la spina e allenarmi in qualche bel posto che non sia qui.
Ho preso anche il raffreddore, per colpa di un dannato vestitino che ho messo domenica sera. Carino ma leggero. E l'ho pagata.
Sono praticamente un rottame.
venerdì 16 novembre 2012
-2 Allora io vado, eh..
..io vado a prendermela!!
Vi farò sapere se son contenta di come è andata, anche se a conti fatti, non posso che essere soddisfatta già solo per avere l'opportunità di essere lì, di sapere di essere in grado di correrla, di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità fare per poterla correre, di essere consapevole che farò del mio meglio (come sempre!) e che il mio meglio è tutto quello che serve per farmi contenta.
Vada come vada, ci avrò provato.
Non ho paura, ho solo.. tanta voglia di correre e di tagliare un altro fantastico traguardo (e col personale o no, so che fin lì ci arrivo!)...
mercoledì 14 novembre 2012
santa pazienza
Ok, mi piacerebbe lasciare lì in bella vista il mio ultimo post, così come sarebbe bello avere solo bei ricordi, vivere solo momenti di gioia e non avere mai cattivi pensieri, problemi, scocciature e noie, che sono invece all'ordine del giorno.
E non sto mica parlando a caso, eh...
Oggi per esempio, che con Ico che ha la febbre a 39 e un occhio pieno di sangue (sembra che l'abbiano menato per l'ennesima volta all'asilo) in perfetto stile Dracula, qualche pensierino me lo da'...
Altri pensierini me li da' per esempio la direttrice di quel cavolo di asilo o scuola dell'infanzia che dir si voglia: una cretina come ce ne sono poche.
Tra cazzi e mazzi di varie specie, mi è saltato l'allenamento in pista, ma non posso neanche protestare perchè il Principe consorte si è alzato alle 05:30 per correre e soprattutto per permettere a me di correre in pausa pranzo.
E' rimasto a casa a fare il papà a tempo pieno, un lavoro che svolge in maniera superlativa, come tutto il resto, non c'è dubbio.
Altro che lamentarmi, non posso far altro che ringraziare, ringraziare, ringraziare.
Onore al merito.
Senza di lui, non avrei modo di pensare a niente di più che mettere insieme pranzo e cena, altro che Elbaman l'anno prossimo...!
Anche se la sua proposta di allenamento sul nuoto mi spaventa un po'...(8 km al giorno e mi potrebbero saltar via le braccia...).
Ultimo giro di giostra, prima dell'appuntamento di domenica:3 km riscaldamento a 4'50'' (solo perchè avevo il vento a favore..), variazioni di ritmo 1' forte e 1' recupero (a 5m/km) per 16 volte.
Tutto il ritorno col vento contro. Accidenti, la fatica...
E non sto mica parlando a caso, eh...
Oggi per esempio, che con Ico che ha la febbre a 39 e un occhio pieno di sangue (sembra che l'abbiano menato per l'ennesima volta all'asilo) in perfetto stile Dracula, qualche pensierino me lo da'...
Altri pensierini me li da' per esempio la direttrice di quel cavolo di asilo o scuola dell'infanzia che dir si voglia: una cretina come ce ne sono poche.
Tra cazzi e mazzi di varie specie, mi è saltato l'allenamento in pista, ma non posso neanche protestare perchè il Principe consorte si è alzato alle 05:30 per correre e soprattutto per permettere a me di correre in pausa pranzo.
E' rimasto a casa a fare il papà a tempo pieno, un lavoro che svolge in maniera superlativa, come tutto il resto, non c'è dubbio.
Altro che lamentarmi, non posso far altro che ringraziare, ringraziare, ringraziare.
Onore al merito.
Senza di lui, non avrei modo di pensare a niente di più che mettere insieme pranzo e cena, altro che Elbaman l'anno prossimo...!
Anche se la sua proposta di allenamento sul nuoto mi spaventa un po'...(8 km al giorno e mi potrebbero saltar via le braccia...).
Ultimo giro di giostra, prima dell'appuntamento di domenica:3 km riscaldamento a 4'50'' (solo perchè avevo il vento a favore..), variazioni di ritmo 1' forte e 1' recupero (a 5m/km) per 16 volte.
Tutto il ritorno col vento contro. Accidenti, la fatica...
lunedì 12 novembre 2012
La prima volta
...c'è sempre una prima volta, si dice.
A me capita ieri mattina, domenica alla garetta di 9 km, anche se la spacciano per una 10k, di pianoro svelto tra l'argine del Po, uno sterrato bello e drenante e l'asfalto che riporta in paese, reso un po' viscido dalle foglie.
La mattinata uggiosa si è po' addolcita e spunta fuori anche una lacrima di sole, così decido di correre in maglietta, tanto gli ordini di scuderia sono di fare i 4e30 al km, velocità alla quale si presume che farò fatica.
Parto allegra senza farmi tanti problemi di posizione (è un allenamento, l'ultimo test prima della mia vera gara), ma vedo che sono abbastanza avanti, tra le prime quattro, diciamo.
Un po' mi scoccia eh, arrivo sempre così, quarta, quinta... quando va' bene, terza, però so che non son le mie, queste garette veloci e non me ne faccio un cruccio.
Prendo la tipa in top (che coraggio! a me verrebbe un colpo a girare con la pancia scoperta con questi sei/sette gradi) al terzo chilometro, sull'argine. Tra una pozzanghera e l'altra la passo agile. Sento lo scalpiccio dei suoi piedi dietro di me che risuona sempre più lontano.
L'altra è una ragazza giovane, molto più giovane di me.
La conosco ed è una tipetta piccola ma veloce.
La raggiungo al quarto chilometro. Le sono ancora dietro quando un suo compagno di squadra si volta e le dice "Vai tranquilla..".
Ok, non sono un fenomeno, è vero. Ma un noncurante "Vai tranquilla" è quantomeno azzardato e mi da' un po' noia.
In un secondo decido di darle qualche problema, oggi.
La passo. Mal che vada mi riprenderà negli ultimi due chilometri, penso, ma rimane dietro.
Vado sempre regolare, chè il Principe consorte mi ha detto di non strafare.
E io non strafaccio anche se passo un po' di uomini che mi guardano in maniera strana. Eh, se vi da' fastidio essere passati da una donnetta, penso.
Manca un chilometro all'arrivo e davanti a me vedo la fila dei podisti che si sgrana sulla curva. Cerco di identificare la prima donna, là davanti.
Ma a quanto sta andando?! Non la vedo proprio.
Pazienza, seconda oggi va benissimo, dai.
A 500 metri dal traguardo, un fenomeno che torna indietro a defatigare mi incita "Su i gomiti, dritta, spingi. Brava. Dai!!". Lo prendo in parola e aumento un po' ma non troppo eh, che poi il Principe consorte mi ribalta se mi faccio male proprio oggi.
Arrivo tra i quattro gatti che ci sono ad assistere.
Applausi e facce un po' incredule. Ma cos'ha sta gente, oggi? penso mentre rallento fino a fermarmi.
"Hai vinto" mi fa' il Principe consorte indicandomi la macchina.
Mi cambio in fretta per non prendere freddo.
"Vinto che cosa?" ma io non ho ancora capito.
"Sei la prima" e se la ride.
"Ma no..!" alzo gli occhi. Sta scherzando!
"Ma si!".
O cavolo!!! E io che cercavo la prima, là davanti.
A parte il piccolo divertissement: 9 km a 4 e20 in progressione.
Nessuna sensazione di fatica e gambe a posto.
Dai, che forse ce la faccio.
A me capita ieri mattina, domenica alla garetta di 9 km, anche se la spacciano per una 10k, di pianoro svelto tra l'argine del Po, uno sterrato bello e drenante e l'asfalto che riporta in paese, reso un po' viscido dalle foglie.
La mattinata uggiosa si è po' addolcita e spunta fuori anche una lacrima di sole, così decido di correre in maglietta, tanto gli ordini di scuderia sono di fare i 4e30 al km, velocità alla quale si presume che farò fatica.
Parto allegra senza farmi tanti problemi di posizione (è un allenamento, l'ultimo test prima della mia vera gara), ma vedo che sono abbastanza avanti, tra le prime quattro, diciamo.
Un po' mi scoccia eh, arrivo sempre così, quarta, quinta... quando va' bene, terza, però so che non son le mie, queste garette veloci e non me ne faccio un cruccio.
Prendo la tipa in top (che coraggio! a me verrebbe un colpo a girare con la pancia scoperta con questi sei/sette gradi) al terzo chilometro, sull'argine. Tra una pozzanghera e l'altra la passo agile. Sento lo scalpiccio dei suoi piedi dietro di me che risuona sempre più lontano.
L'altra è una ragazza giovane, molto più giovane di me.
La conosco ed è una tipetta piccola ma veloce.
La raggiungo al quarto chilometro. Le sono ancora dietro quando un suo compagno di squadra si volta e le dice "Vai tranquilla..".
Ok, non sono un fenomeno, è vero. Ma un noncurante "Vai tranquilla" è quantomeno azzardato e mi da' un po' noia.
In un secondo decido di darle qualche problema, oggi.
La passo. Mal che vada mi riprenderà negli ultimi due chilometri, penso, ma rimane dietro.
Vado sempre regolare, chè il Principe consorte mi ha detto di non strafare.
E io non strafaccio anche se passo un po' di uomini che mi guardano in maniera strana. Eh, se vi da' fastidio essere passati da una donnetta, penso.
Manca un chilometro all'arrivo e davanti a me vedo la fila dei podisti che si sgrana sulla curva. Cerco di identificare la prima donna, là davanti.
Ma a quanto sta andando?! Non la vedo proprio.
Pazienza, seconda oggi va benissimo, dai.
A 500 metri dal traguardo, un fenomeno che torna indietro a defatigare mi incita "Su i gomiti, dritta, spingi. Brava. Dai!!". Lo prendo in parola e aumento un po' ma non troppo eh, che poi il Principe consorte mi ribalta se mi faccio male proprio oggi.
Arrivo tra i quattro gatti che ci sono ad assistere.
Applausi e facce un po' incredule. Ma cos'ha sta gente, oggi? penso mentre rallento fino a fermarmi.
"Hai vinto" mi fa' il Principe consorte indicandomi la macchina.
Mi cambio in fretta per non prendere freddo.
"Vinto che cosa?" ma io non ho ancora capito.
"Sei la prima" e se la ride.
"Ma no..!" alzo gli occhi. Sta scherzando!
"Ma si!".
O cavolo!!! E io che cercavo la prima, là davanti.
A parte il piccolo divertissement: 9 km a 4 e20 in progressione.
Nessuna sensazione di fatica e gambe a posto.
Dai, che forse ce la faccio.
giovedì 8 novembre 2012
Come per un colpo di vento..
Come per un colpo di vento, la giornata si è trasformata completamente, nel giro di 57 minuti e 42 secondi.
Stamattina non era cominciata benissimo, col Principe consorte che si mette a fare gli impacchi di thè freddo all’occhio afflitto da congiuntivite del piccolo Ico, per pulirglielo alla fine dell’operazione col bavagliolo intriso di marmellata d’arance amare.
Insomma, un paciugo.
Senza contare che il fatto di trovare il parabrezza di Twingo rivestito da un leggerissimo ma persistente strato di ghiaccio, mi ha procurato un palpito d’angoscia.
Ci siamo, il grande freddo è alle porte.
Dopo una mattina a fare e a ricevere telefonate al limite del nonsense, l’appuntamento con le ripetute in pista di ripropone minaccioso.
E son già stanca al solo pensiero.
E invece, dopo tre chilometri di riscaldamento a 5, parto coi miei 10*400 a 4 che vengono fuori anche un po’ più allegri.
Recupero sempre di 400 metri a 4e40, anche quello più allegro del solito.
Defaticamento (rapidissimo, per questioni di orario) a 5.
Fatica si, ma gestibile e, tutto sommato, molta regolarità sia nella ripetuta, sia nel recupero. Buone sensazioni.
Dodici chilometri e ciccia che mi hanno rimesso in sesto, endorfine a manetta e adesso aspetto la garetta di domenica, l’ultimo test sui dieci chilometri da correre su uno sterrato piuttosto veloce.
Poi recupero, un ultimo richiamo di velocità la settimana prossima e amen.
Alea iacta est.
lunedì 5 novembre 2012
cronaca di una domenica qualsiasi
È una giornata troppo bella per non correre oggi.
C’è un bel sole che scalda e giusto una bavetta di vento così, in pausa pranzo, vado per i miei nove chilometri facili, chè oggi ho le gambe affaticate.
Ieri, il Principe consorte mi ha regalato una bella garetta di undici chilometri, un collinare tosto ma svelto, da fare a tutta birra.
Alla partenza sono un po’ distratta, tanto che quasi mi faccio levare una scarpa dal presidente. Un’occhiataccia e poi via, su per la salita. I primi due chilometri salgono ed io vado su con calma ma bene, comincio a convincermi a spingere e non appena si ritorna in piano accelero un po’ l’andatura.
Supero un bel po’ di gente e mi rendo conto che vado più forte del solito, ma non sto facendo fatica perciò mi dico che se devo scoppiare, scoppierò, ma per il momento corro.
Affianco una tipa col codino che mi sembra di conoscere, ma no, non è lei.
Mi lancia un’occhiata in tralice in risposta al mio mezzo sorriso mentre la passo.
“Codino” non ci sta’ e mi tiene dietro. Sento il suo respiro un po’ più che impegnato e penso che salterà, prima o poi.
Si sale ancora ed io cerco un’andatura efficace ma prudente. Codino mi segue, spalla a spalla, in un atteggiamento da pistaiola che taglia le curve, che io patisco un po’, abituata come sono a correre da sola.
Spero, quasi quasi, che si decida a passarmi ma so che non lo farà.
Dal respiro sembra che stia facendo ben più fatica di me.
Scendiamo rapidamente per imboccare uno sterrato con una curva secca a sinistra.
Occhio alle ginocchia e via, in derapata sulla ghiaia, mentre Codino cerca di tagliarmi la curva. Ma io la stringo e non la lascio passare. Sono davanti di quel mezzo metro che mi permette di manovrare sul percorso e mi sto divertendo un mondo a metterla in difficoltà.
Davanti a noi, al quinto chilometro, la bionda in fuseaux che sgambetta piano su per la salita. Ha rallentato, forse peccando di fiducia o forse per stanchezza. La prendiamo a mezza salita ma lei ci segue: ora siamo in tre, io in mezzo e davanti a loro. Finita la salita, i tipi al ristoro ci aspettano coi bicchieri in mano, ma noi tre, come Erinni, arriviamo mulinando le gambe con espressione così risoluta che si fanno da parte.
Due chilometri di sterrato morbido e fangoso ci guidano in mezzo alle vigne.
C’è un po’ di dislivello, ma le gambe vanno ed io sto correndo divertendomi come poche altre volte. Imposto le curve, mentre Codino mi pesta un tallone e smoccola perché la anticipo sempre sulle traiettorie.
Me la rido, e pestando incurante del fango nelle pozzanghere, penso che se oggi se vuole passarmi, deve andare più forte e basta. Nient’altro.
La bionda è più smaliziata, mi segue a ruota in silenzio e spinge bene in discesa. Aumento l’andatura. Mi seguono ma sento Codino che sta cedendo. Bene!
Al nono chilometro, sulla discesa, si decide tutto: la bionda ed io andiamo giù veloci, Codino finalmente si stacca. Meno una!
Sull’ultima salita riprendo la Bionda e prendo un po’ di vantaggio.
Di nuovo discesa e, anche se la Bionda spinge più forte, finisce per saltellare balzando più in alto che in avanti. In un nanosecondo decido se rischiare le ginocchia, e in vista della maratona non è la scelta più saggia, o se accettare la sfida.
Accetto il rischio, seppur calcolato. Sto attentissima agli appoggi ma vado giù spingendo bene, bacino e peso in avanti.
La passo, ci guardiamo un attimo e poi accellero ancora fino al piano.
Svolta secca a sinistra e lieve dislivello fino al traguardo. Sono trecento metri e non smetto un attimo di spingere.
Ora sto facendo fatica, ma sul traguardo arrivo prima io, mentre il Principe consorte mi fa’ di si con la testa (e te credo!!) e Ico sgranocchia un biscotto (mito, dagli da mangiare e quello sta dappertutto, anche in un rave party).
Soddisfazioni formato mignon..
lunedì 29 ottobre 2012
siamo una squadra fortissimi
E' così, siamo una squadra fortissimi, al maschile plurale e pure superlativo.
Ico e il Principe consorte ed io.
Certo, se ieri ci fosse stata la bella giornata di sole che sta uscendo oggi, beh, anche il mio compito sarebbe stato più facile.
E invece, condizioni atmosferiche avverse, molto avverse, freddo, pioggia a scrosci e raffiche di vento; non potevo farmi mancare nulla per il mio ultimo lunghissimo, 36 chilometri in tutto, organizzati simpaticamente in una mezza maratona locale, sommata a 15 chilometri in direzione casa, con macchina di appoggio per il rifornimento idrico.
Meglio di così...?
L'unica cosa che mi scoccia alla partenza è sapere che dovrò correre nelle retrovie e per non partire subito a stecca, inficiando il lavoro di oggi, retrovie siano.
Non siam qui per fare il personale, ma per correre e basta, regolando il ritmo e cercando continuità nel gesto e nel passo.
Lo faccio con alterna fortuna assecondando il vento (cattivo) e sfruttando la compagnia di altri amici con cui scambio due parole.
Passo alla mezza con un po' di fastidio per la mancanza dell'accellerazione di fine gara e per i soliti beoti che arrivano un minuto prima di te, si girano e ti fanno :"Dai, dai, sei arrivata, dai non mollare!!". Convinti.
Cerco di non farmi scappare un :"Ma sparati!" così come cerco di non farmi scappare un "Vaffanglu!" al solito giudice che mi dice che il pettorale va' sul petto. Mapensaunpo'... menomale che me lo ricordavi tu, il significato etimologico di pettorale. Non vedi che ho l'elastico in vita, che si è girato?
Certa gente ha l'elasticità mentale di un blocco di granito di Montorfano.
Un bacio (anzi, "un bicio", come dice lui) a Ico, che ha già al collo anche la mia medaglia di finisher, un sorso d'acqua, metto a posto le scarpe (troppo stetti i lacci) e sgommo via, sotto lo sguardo un po' perplesso dei presenti.
Ultimi 15 chilometri contro vento, che finchè sono tra alberi e case da' meno noia del previsto, ma sul lungo drittone di 6 chilometri alla fine, beh.. mi scoraggia un po'.
Rallento un pochino, mi metto in modalità "barcollo ma non mollo" e non mollo per davvero. Concentrata, come la passata di pomodoro.
Al 36° e 2 metri, c'è la macchina del Principe consorte: mi fa' spogliare, chè sono intrizzita e bagnata. Mi da' un'asciugata veloce, mi riveste e mi porta a casa.
36 chilometri a 5 e 07 (per la precisione) che non sono da buttar via e un grazie ai miei uomini, che rendono possibili i miei sogni o perlomeno, mi aiutano.
Si, siamo una squadra (fortissimi).
Ico e il Principe consorte ed io.
Certo, se ieri ci fosse stata la bella giornata di sole che sta uscendo oggi, beh, anche il mio compito sarebbe stato più facile.
E invece, condizioni atmosferiche avverse, molto avverse, freddo, pioggia a scrosci e raffiche di vento; non potevo farmi mancare nulla per il mio ultimo lunghissimo, 36 chilometri in tutto, organizzati simpaticamente in una mezza maratona locale, sommata a 15 chilometri in direzione casa, con macchina di appoggio per il rifornimento idrico.
Meglio di così...?
L'unica cosa che mi scoccia alla partenza è sapere che dovrò correre nelle retrovie e per non partire subito a stecca, inficiando il lavoro di oggi, retrovie siano.
Non siam qui per fare il personale, ma per correre e basta, regolando il ritmo e cercando continuità nel gesto e nel passo.
Lo faccio con alterna fortuna assecondando il vento (cattivo) e sfruttando la compagnia di altri amici con cui scambio due parole.
Passo alla mezza con un po' di fastidio per la mancanza dell'accellerazione di fine gara e per i soliti beoti che arrivano un minuto prima di te, si girano e ti fanno :"Dai, dai, sei arrivata, dai non mollare!!". Convinti.
Cerco di non farmi scappare un :"Ma sparati!" così come cerco di non farmi scappare un "Vaffanglu!" al solito giudice che mi dice che il pettorale va' sul petto. Mapensaunpo'... menomale che me lo ricordavi tu, il significato etimologico di pettorale. Non vedi che ho l'elastico in vita, che si è girato?
Certa gente ha l'elasticità mentale di un blocco di granito di Montorfano.
Un bacio (anzi, "un bicio", come dice lui) a Ico, che ha già al collo anche la mia medaglia di finisher, un sorso d'acqua, metto a posto le scarpe (troppo stetti i lacci) e sgommo via, sotto lo sguardo un po' perplesso dei presenti.
Ultimi 15 chilometri contro vento, che finchè sono tra alberi e case da' meno noia del previsto, ma sul lungo drittone di 6 chilometri alla fine, beh.. mi scoraggia un po'.
Rallento un pochino, mi metto in modalità "barcollo ma non mollo" e non mollo per davvero. Concentrata, come la passata di pomodoro.
Al 36° e 2 metri, c'è la macchina del Principe consorte: mi fa' spogliare, chè sono intrizzita e bagnata. Mi da' un'asciugata veloce, mi riveste e mi porta a casa.
36 chilometri a 5 e 07 (per la precisione) che non sono da buttar via e un grazie ai miei uomini, che rendono possibili i miei sogni o perlomeno, mi aiutano.
Si, siamo una squadra (fortissimi).
venerdì 26 ottobre 2012
il brutto anatroccolo
Sembra una legge incontrovertibile che il giorno della mia gara ci debba essere un tempo da lupi. In realtà non sarà propriamente una gara, perché domenica correrò una mezza a ritmo facile, per poi proseguire, dopo il traguardo, verso casa per altri 15 chilometri in (speriamo di tenerla) leggera progressione.
Alla fine dovrei essere riuscita a fare 35 km a ritmo gara.
E anche l’ultimo lunghissimo sarà stato fatto, dopodiché dovrò pensare al recupero e alle ultime rifiniture di lavori veloci in pista.
Il 18 novembre si avvicina ed io sono emozionata, concentrata e felice, perché sto entrando in forma.
Laddove un mesetto fa’ completavo faticosamente i miei dieci chilometri in allenamento, costringendomi ad aumentare l’andatura con un discreto sforzo, ora, nonostante la tosse persistente e fastidiosa che il piccolo untore, Ico, mi ha attaccato, filo come un trenino senza chiedere impegno al mio fisico né alla mia testa.
Anche il fisico è cambiato. Poca roba, ma siccome io ci convivo attentamente con me stessa, senza salire sulla bilancia, so benissimo che ho perso peso.
Quello che mi da’ più soddisfazione, ben al di là dell’aspetto fisico, è la sensazione di correre facile ad andature per me di solito impegnative.
È un buon segnale e mi riempie di fiducia.
Sarebbe davvero una grande soddisfazione riuscire a farcela, riuscire a fare una buona gara e correre una maratona come sogno di correrla.
Ho bisogno di emozionarmi come succede sempre in prossimità dell’arrivo, quando realizzo che ho fatto una buona gara, che ho corso bene e che tutte le mie fatiche hanno un senso.
Per me. Un riscatto di tutto quello che ho passato negli ultimi sei mesi.
Per il Principe consorte, perché il mio successo è anche il suo e viceversa.
E tutto il resto del mondo, se non vuole capire, se non sa comprendere, se non riesce o non vuole condividere questo mio modo di essere, andasse pure in malora nel suo sconfinato giardino dalla siepe a forma di merlatura guelfa, un mondo di fatto solo di caminetti in pietra e bagni in marmo.
Chiusi, mentre la vita è fuori.
Corsa o non corsa, la vita è fuori ed è fatta di esperienze che non puoi fare per interposta persona o davanti alla TV.
Corsa o non corsa, la vita è fuori ed è fatta di esperienze che non puoi fare per interposta persona o davanti alla TV.
Sono il brutto anatroccolo della famiglia ma chissà, forse anche un cigno.
mercoledì 24 ottobre 2012
“Tutto bene, grazie. E tu?”
Un incontro anomalo ieri sera, alla cassa del supermercato, con un amico di quelli che quando esci dal giro poi non li rivedi più, uno di quelli che quando le cose cambiano, loro pure cambiano: atteggiamento, opinione e anche modo e maniera di guardarti se si degnano di rendersi conto che ancora esisti.
Un amico per modo di dire insomma, anche se qualche esperienza insieme è stata condivisa e tutto il resto che sarebbe potuto essere e non è stato perché guarda a caso era amico di quello che è stato il tuo ex.
Mi guarda, esamina me, gonna e stivali, il carrello pieno di verdura dove il mio Ico saltella sorridente, il mio meraviglioso marito che adagia i prodotti sul nastro, e fa’ una smorfietta di quelle che non significa nulla.. o forse tutto.
“Come stai?” mi chiede.
Ma la sua espressione nel guardarmi è già di per sé una sintesi della risposta che potrei dargli.
“Mi dicono che sei diventata una che corre seriamente..”.
Sorrido e ripiombo nell’assillo di quello che è stato cinque anni fa’.
Una pozzanghera melmosa in cui mi sono trascinata annaspando, determinata solo a continuare una cosa bella che avevo appena iniziato a fare: correre.
Sebbene tutto il mio entourage di “mojtomani” mi prendesse un po’ per scampanata.
In fondo è così che sono le donne quando si lasciano con l’uomo, il marito, il compagno.
Incerte. Confuse.
E io lo ero, e molto.
L’impressione che avevo era che mi guardassero tutti stranamente, come fossi una foglia che nel vento descrive voli bizzarri e un po’ pindarici. Con degnazione.
“Passerà” o “Vedrai che fra poco starai meglio” e “Ma se l’hai lasciato tu!!” come se una scelta sofferta fosse sintomo di una diversa intensità di dolore o rimorso.
Come se non rappresentasse il fallimento che era.
E poi ritrovarmi nella sera, a correre.
Senza nessun tipo di finalità se non quella di calmarmi, tranquillizzarmi.
Il mio training autogeno.
E ritrovarmi così stanca da poter finalmente dormire di nuovo, senza sonniferi.
La mia terapia.
Ci sono voluti nove mesi, prima che fossi pronta, non ad una gara, ma alla vita.
“Tutto bene, grazie. E tu?”
Un amico per modo di dire insomma, anche se qualche esperienza insieme è stata condivisa e tutto il resto che sarebbe potuto essere e non è stato perché guarda a caso era amico di quello che è stato il tuo ex.
Mi guarda, esamina me, gonna e stivali, il carrello pieno di verdura dove il mio Ico saltella sorridente, il mio meraviglioso marito che adagia i prodotti sul nastro, e fa’ una smorfietta di quelle che non significa nulla.. o forse tutto.
“Come stai?” mi chiede.
Ma la sua espressione nel guardarmi è già di per sé una sintesi della risposta che potrei dargli.
“Mi dicono che sei diventata una che corre seriamente..”.
Sorrido e ripiombo nell’assillo di quello che è stato cinque anni fa’.
Una pozzanghera melmosa in cui mi sono trascinata annaspando, determinata solo a continuare una cosa bella che avevo appena iniziato a fare: correre.
Sebbene tutto il mio entourage di “mojtomani” mi prendesse un po’ per scampanata.
In fondo è così che sono le donne quando si lasciano con l’uomo, il marito, il compagno.
Incerte. Confuse.
E io lo ero, e molto.
L’impressione che avevo era che mi guardassero tutti stranamente, come fossi una foglia che nel vento descrive voli bizzarri e un po’ pindarici. Con degnazione.
“Passerà” o “Vedrai che fra poco starai meglio” e “Ma se l’hai lasciato tu!!” come se una scelta sofferta fosse sintomo di una diversa intensità di dolore o rimorso.
Come se non rappresentasse il fallimento che era.
E poi ritrovarmi nella sera, a correre.
Senza nessun tipo di finalità se non quella di calmarmi, tranquillizzarmi.
Il mio training autogeno.
E ritrovarmi così stanca da poter finalmente dormire di nuovo, senza sonniferi.
La mia terapia.
Ci sono voluti nove mesi, prima che fossi pronta, non ad una gara, ma alla vita.
“Tutto bene, grazie. E tu?”
lunedì 23 luglio 2012
Taci, lagna!
No, non alberga in me nessun lato masochista, anzi...
Mi piace stare bene, mi piace divertirmi, mi piace stare serena.
Mi sono infilata nell'ennesima gara di trail perchè nonostante io non ce l'abbia sotto pelle, sebbene mi manchi quella splendida capacità di balzellare aggraziata da un sasso all'altro senza prendere storte, senza rimetterci qualche unghia del piede, senza inciampare né cadere per terra, beh... mi piace la natura, apprezzo la fatica, mi piace mettermi alla prova.
Puoi essere una mammola finché vuoi, ma quando sei lì e devi scendere, è inutile piangersi addosso e dare colpe a chi lì ti ci ha portata (come è successo la prima volta che ho corso in montagna), prima o poi impari che sei tu che devi farcela e che puoi contare solo su te stessa, sulle tue gambe e sulla tua capacità di concentrazione.
Quando sei lì e devi salire fino a quel puntolino lontano sopra la tua testa che vedi a stento, beh.. è un inutile spreco di tempo prendersela con chi ha avuto la malaugurata idea di proporti una passeggiata in montagna. Impari a tirare su le gambe e a spingere bene con le braccia sui bastoncini finché sei arrivata. Impari a bere, ad alimentarti, ad avere pazienza e testa, perchè sai che se perdi la calma, perdi la bussola.
E' fatica allo stato puro, è l'urlo lancinante dei muscoli delle gambe all'ennesima discesa e delle caviglie che scivolano sull'ennesima pietra bagnata.
Non c'è un appoggio uguale all'altro, non c'è un passo che sia della stessa misura del precedente.
E' fatica per le gambe, per le braccia e per la testa. E' la scomodità di correre con lo zaino, di doversi portare la borraccia. Manca la libertà della consapevolezza che non ci saranno problemi, perchè problemi ce ne saranno sempre.
Ma arrivi in posti dove sei a un passo dal cielo e cominci a credere che per farcela puoi contare solo tu stessa. E io di questo ho bisogno.
Di credere che ce la farò.
E poi arriva lui, sempre alto e bellissimo, nonostante gli anni che passano e che mentre ti aspetta al ristoro, trova il tempo di andare a visitare la cappella alla Madonna della Neve, che mentre corri nel bosco ti dice: "Sei bellissima, ma quando apri la bocca...sei una tale lagna..!".
Mi piace stare bene, mi piace divertirmi, mi piace stare serena.
Mi sono infilata nell'ennesima gara di trail perchè nonostante io non ce l'abbia sotto pelle, sebbene mi manchi quella splendida capacità di balzellare aggraziata da un sasso all'altro senza prendere storte, senza rimetterci qualche unghia del piede, senza inciampare né cadere per terra, beh... mi piace la natura, apprezzo la fatica, mi piace mettermi alla prova.
Puoi essere una mammola finché vuoi, ma quando sei lì e devi scendere, è inutile piangersi addosso e dare colpe a chi lì ti ci ha portata (come è successo la prima volta che ho corso in montagna), prima o poi impari che sei tu che devi farcela e che puoi contare solo su te stessa, sulle tue gambe e sulla tua capacità di concentrazione.
Quando sei lì e devi salire fino a quel puntolino lontano sopra la tua testa che vedi a stento, beh.. è un inutile spreco di tempo prendersela con chi ha avuto la malaugurata idea di proporti una passeggiata in montagna. Impari a tirare su le gambe e a spingere bene con le braccia sui bastoncini finché sei arrivata. Impari a bere, ad alimentarti, ad avere pazienza e testa, perchè sai che se perdi la calma, perdi la bussola.
E' fatica allo stato puro, è l'urlo lancinante dei muscoli delle gambe all'ennesima discesa e delle caviglie che scivolano sull'ennesima pietra bagnata.
Non c'è un appoggio uguale all'altro, non c'è un passo che sia della stessa misura del precedente.
E' fatica per le gambe, per le braccia e per la testa. E' la scomodità di correre con lo zaino, di doversi portare la borraccia. Manca la libertà della consapevolezza che non ci saranno problemi, perchè problemi ce ne saranno sempre.
Ma arrivi in posti dove sei a un passo dal cielo e cominci a credere che per farcela puoi contare solo tu stessa. E io di questo ho bisogno.
Di credere che ce la farò.
E poi arriva lui, sempre alto e bellissimo, nonostante gli anni che passano e che mentre ti aspetta al ristoro, trova il tempo di andare a visitare la cappella alla Madonna della Neve, che mentre corri nel bosco ti dice: "Sei bellissima, ma quando apri la bocca...sei una tale lagna..!".
martedì 17 luglio 2012
quasi quasi mi arrendo..
sono entrata in casa oggi (massì, chiamiamola ancora casa..) e ho trovato il Tubo sul seggiolone intento a guardare il retro del suo piattino, dove mangia la frutta (si, perchè lui mangia la mela con la forchettina) bofonchiando qualcosa tra i denti con aria intenta.
sembra il suo papà, il Principe consorte, che quando andiamo fuori a cena mi fa' sbellicare guardando la marca dei piatti come se fosse alla ricerca della stoviglia pregiata.
non è principe mica per modo di dire, lui.
e il Tubo, che assomiglia disperatamente a me come colori, espressioni, forma del viso, degli occhi e del sorriso, negli atteggiamenti ricalca i comportamenti di suo padre in maniera precisa, con la sua cocciutaggine, la precisione assoluta, la facilità di movimento e l'inarrestabile voglia di movimento.
io invece sono pressapoco una gatta di marmo.
sono andata a correre in pausa pranzo e non ho neppure corso male, in verità, reduce come sono dalla faringite con febbre del fine settimana e patendo parecchio il caldo, tanto da dover tuffare mani e braccia in una delle canalette di irrigazione del granturco per rinfrescarmi un po'...
immaginatevi un po' una podista piccoletta con la treccia alta che vi passa accanto (siete appollaiati sul trattore con aria condizionata) in pantaloncini ini ini ini e top minuscolo, vi occhieggia disperata e poi si butta nella canaletta, nell'acqua fresca.
ecco, anche lui rideva.
un vero incubo.
da domani si ricomincia a correre al mattino presto perchè non ho chance di sopravvivenza, altrimenti.
l'unico aspetto positivo è che mi sono colorita un pochino (te credo, sotto 'sto sole!).
non me ne vogliate, ma sono stuferrima di correre così, tanto per, e nello stesso tempo non ho testa per pianificare gare di nessun tipo, quindi alla proposta di una robetta trail, una trentina di chilometri, che non dovrebbe essere neanche poi tanto impegnativa, un 1.500 di dislivello, del Principe consorte, quasi quasi dico si.
dico si?!
sembra il suo papà, il Principe consorte, che quando andiamo fuori a cena mi fa' sbellicare guardando la marca dei piatti come se fosse alla ricerca della stoviglia pregiata.
non è principe mica per modo di dire, lui.
e il Tubo, che assomiglia disperatamente a me come colori, espressioni, forma del viso, degli occhi e del sorriso, negli atteggiamenti ricalca i comportamenti di suo padre in maniera precisa, con la sua cocciutaggine, la precisione assoluta, la facilità di movimento e l'inarrestabile voglia di movimento.
io invece sono pressapoco una gatta di marmo.
sono andata a correre in pausa pranzo e non ho neppure corso male, in verità, reduce come sono dalla faringite con febbre del fine settimana e patendo parecchio il caldo, tanto da dover tuffare mani e braccia in una delle canalette di irrigazione del granturco per rinfrescarmi un po'...
immaginatevi un po' una podista piccoletta con la treccia alta che vi passa accanto (siete appollaiati sul trattore con aria condizionata) in pantaloncini ini ini ini e top minuscolo, vi occhieggia disperata e poi si butta nella canaletta, nell'acqua fresca.
ecco, anche lui rideva.
un vero incubo.
da domani si ricomincia a correre al mattino presto perchè non ho chance di sopravvivenza, altrimenti.
l'unico aspetto positivo è che mi sono colorita un pochino (te credo, sotto 'sto sole!).
non me ne vogliate, ma sono stuferrima di correre così, tanto per, e nello stesso tempo non ho testa per pianificare gare di nessun tipo, quindi alla proposta di una robetta trail, una trentina di chilometri, che non dovrebbe essere neanche poi tanto impegnativa, un 1.500 di dislivello, del Principe consorte, quasi quasi dico si.
dico si?!
venerdì 18 maggio 2012
schegge di follia
Ok, non sono granchè come trailer.. (in realtà non sono granchè come triatleta, come podista, come nuotatrice, come ciclista.. ma anche come cuoca, donna di casa, come mamma.. and so on)
Dopo questa botta di autocritica, ho pensato che bisogna migliorare, sfidandosi.
che ne dite di 50 km con 2.500 metri D+ il 30 giugno?!
Qui sopra.
Dolomiti.
Dolomiti.
Il posto è bello.
Quasi quasi...
giovedì 10 maggio 2012
carne al fuoco
Allenamento quotidiano di running sotto il sole a
picco con 26 gradi segnalati e almeno 29 percepiti… insomma, una mazzata.
Sono
uscita col mio nuovissimo e fantastico calzoncino Decathlon, che alla facciazza
dei tanti acclamati capi di marca, va’ benissimo e fa’ anche bella figura e un
top che non mettevo dall’estate scorsa (e mica avrei potuto metterlo coi 15
gradi della settimana scorsa?!) ma grondo ugualmente di sudore che neanche in
una sauna.Non sembro neanche troppo cicciotta mentre zampetto faticosamente controvento sull’asfalto. Dieci chilometri, un patimento di caldo, vento e noia e tanta fatica nelle gambe dopo l’allenamento di bici di ieri.
L’unica nota positiva è il pensiero che patire
questo caldo e questa fatica mi darà la forza necessaria per finire la mezza a
Pescara fra poco meno di un mese. Dopo tutto il resto, s’intende..!
Un mese. E in mezzo c’è ancora un olimpico, che
farò a ritmi blandi per non scoppiare e il lunghissimo di sabato: 37 km di trail con 1.900 metri di
dislivello.
Camminerò in salita, correrò prudente in discesa per non farmi
male le ginocchia.
Una passeggiata di salute.
Se mi resta un po’ di forza, domenica potrei fare il cambio armadi
e lunedì..
Beh, lunedì ho preso ferie e arruolato il Principe Consorte: si va’
al mare.
A provare due chilometri in acque libere.
Io persevero!
Iscriviti a:
Post (Atom)

