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martedì 28 agosto 2012

A volte ritornano..

Si dice che nei posti che ti sono piaciuti follemente, di cui ti sei innamorato (in cui ti sei innamorato), non bisogna ritornarci più, per non patire di un'ingiusta delusione in un confronto tra ricordi sui quali aleggia una diversa consapevolezza.
Questa però è stata un'estate così caoticamente disorganizzata da rasentare la follia, che abbiamo potuto permetterci anche la deroga ad una delle nostre regole e così, siamo ritornati a Livigno e la delusione è stata cocente.
Quello che era il paradiso degli atleti che facevano l'estate in altura è diventato un gigantesco parco-giochi per sportivi improvvisati, con i cani che scorrazzano liberi senza guinzaglio sulla ciclabile anche alle sette del mattino.
Siamo anche incappati in un non raro (ormai) esempio di "come fregare il turista facendolo passare per scemo". Avendo prenotato un appartamento un residence, per avere avere un minimo di autonomia, ci siamo ritrovati in una stanza singola con poltrona divano approntata a 10 cm dal letto e uno sporchissimo angolo cottura. Allegria!!
Oppure possiamo parlare dei piattini di bresaola da 50 grammi pagati un bel dieci euro... ma noi, impavidi, ci siamo arrangiati con un dei bei pic-nic all'aria aperta, vista ruscello, con un sonoro "vaffa.." ai locali imballati di gente.

A parte ciò, il resto è stato bellissimo.
Ho corso a 2.200 metri, tra i fischi delle marmotte che si alzavano sulle zampette infastidite dal mio procedere, a due metri dalla punta delle mie scarpe, avvisando la loro comunità dell'estraneo che arrivava, nel boschi, ancora deserti, sul sentiero appena tracciato, tra gli scoiattoli che si rifugiavano tra i rami più bassi degli alberi, nell'erba ancora bagnata della rugiada notturna.
E' stato bellissimo, col piccolo cicciottello che ha scorrazzato impavido dalla Val d'Aosta alla Valtellina, con una rapida puntata a Chamonix, senza mai lamentarsi, sempre sorridente, un camminatore nato.
E ha persino imparato il suo nome, un pezzo a dir la verità. "Ico" e quando è in buona anche "Chicco".
Ed è già un bel successo...!
E' stato bellissimo anche se non ho mai potuto correre col Principe Consorte, anche se ci siamo persi i rifugi più lontani, i percorsi troppo impegnativi, i lunghi allenamenti insieme, perchè poi alla fine a noi basta stare bene, basta stare sereni e quello, finalmente è un lusso che siamo riusciti a concederci.
Ci sono state anche sorprese piacevolissime e posti nuovi che abbiamo scoperto, incantevoli scorci di natura che ci hanno dato grandi emozioni.

Si, alla fine, è stato davvero bellissimo.


mercoledì 1 agosto 2012

La vita, l'amore e le vacche...


Era il sottotitolo di un filmetto simpatico, una commedia brillante che mi ha fatto ridere parecchio. E ho bisogno di ridere in questo periodo. 
Ho bisogno di ridere quasi come respirare.

La vita.
È un casino, e non dovevo certo arrivare io a comunicarvi la mia brillante intuizione! Sono sberle a destra e a sinistra e forse questa fase mi farà maturare, mi farà crescere. Certamente ci sta unendo, me e il Principe consorte. 

Stiamo diventando una testa sola e questo mi conforta. Siamo davvero una squadra perché anche in questi difficilissimi giorni lavoriamo insieme per il risultato di comune accordo e c’è molta più sintonia di quanto avrei avuto il diritto di aspettarmi.
Non che avessi tanti dubbi in proposito, ma a volte le difficoltà disuniscono, creano disarmonia. Invece ho almeno il conforto di avere al mio fianco un alleato.

L’amore.
Appunto… archiviata la fase cene romantiche a base di champagne.
Ci sono poche occasioni ed è un vero peccato, anche se, con le vacanze riusciremo a ritagliarci qualche spazio privato in più. Ne sento la mancanza e anche lui. Rimedieremo presto.

Le vacche.
Vi chiederete cosa c’entrano. Nel film c’entravano, ma anche qui ...
Si parte per le vacanze, rigorosamente in montagna, e sebbene io sia stufa fin sopra l’ultimo dei miei riccioli ribelli, di prati, di vacche (ecco cosa c’entravano!) e di sentierini sassosi, sarà una vacanza rilassante.
Mi godrò il Tubo e correrò al fresco. È già qualcosa!
E poi in montagna il formaggio è buono..
Le mete? Le alpi italiane: un posto sconosciuto e un posto già visto, così non ci facciamo mancare niente!

Buone vacanze a tutti, Amici!


lunedì 30 luglio 2012

una boccata d'ossigeno


"Come ti sembra fare un mezzo Ironman solo da staffettista?" mi chiede un faccino carino e sorridente con una polo gialla da finisher, la stessa che indosso io.
"Mi sono rilassata".
Gli rispondo così e quasi mi viene da ridere alla sua espressione perché se per rilassarmi, se per dimenticare per qualche ora gli orrori (si, non specificherò né perché né per come ma sono orrori) che ho vissuto venerdì sera, devo correre per 21 km sotto il solleone con una bella trentina di gradi e forse una manciata in più.. beh... devo essere veramente alla frutta…
E, in effetti, lo sono. Questo è il periodo più difficile in assoluto della mia esistenza.
Ho finalmente realizzato e, quello che ho capito, non solo non mi piace per niente, ma mi fa’ sentire terribilmente ingenua e stupida.
Mi sento terribilmente in colpa per la situazione in cui ho cacciato il Principe consorte per quanto in nessun modo avrei potuto prevedere quello che alla fine, effettivamente, è successo.
Ma non facciamola tanto lunga con le mie disgrazie.
Siamo partiti alle cinque di mattina, col Tubo, che in macchina cianciava allegro per la bella avventura. Noi, svegli dalle quattro, un po’ intontiti da sonno.
Ad Arona un giro in centro alla ricerca della mia staffetta, arrangiatissima: il nuotatore col piede rotto, il ciclista ultrasessantenne e la podista, la sottoscritta, già per sua natura scarsa, con le gambe ancora affaticate e la testa da tutt’altra parte.
Ma ce la siamo cavata egregiamente. Il nuotatore è stato svelto, il ciclista ha fatto il suo e io ho corso un tempo decente, vicino al mio personale: mi aspettavo almeno un cinque, sei minuti in più, invece ho tenuto.

Mi sono scoperta a sorridere mentre pensavo che erano “solo” 21 chilometri e mi sono divertita molto più del solito.
Mentre correvo ho incontrato persino un collega che faceva tutta la gara, com’è piccolo il mondo…
Ad ogni passaggio c’era il tifo spettacolare della mia squadra, dei miei staffettisti che non mi hanno abbandonata ma son rimasti sotto il sole ad aspettarmi.
Al traguardo insieme, col Principe consorte e il Tubo che mi salutano dalla transenne.
Il Tubo che saltella in braccio a un’affascinante lady in nero e capello sulle ventitré (mica scemo, il Tubo!), il Principe consorte con la faccia grigia per il male al fianco.
Adesso basta, si va’ a casa in fretta, purtroppo non possiamo goderci tutta la giornata al lago, ma oggi va’così.
Però oggi potrebbe essere la prima di tante giornate insieme.
Un po’ arrangiate, come la staffetta, un po’ sacrificate (oggi corro io, domenica prossima corri tu) ma solamente nostre.
Non abbiamo nulla di cui vergognarci e non c’è nulla che ci faccia stare bene quanto una giornata di sport con facce amiche, anche se le conosci poco.
Forse molto meglio così.

martedì 17 luglio 2012

quasi quasi mi arrendo..

sono entrata in casa oggi (massì, chiamiamola ancora casa..) e ho trovato il Tubo sul seggiolone intento a guardare il retro del suo piattino, dove mangia la frutta (si, perchè lui mangia la mela con la forchettina) bofonchiando qualcosa tra i denti con aria intenta.
sembra il suo papà, il Principe consorte, che quando andiamo fuori a cena mi fa' sbellicare guardando la marca dei piatti  come se fosse alla ricerca della stoviglia pregiata.
non è principe mica per modo di dire, lui.

e il Tubo, che assomiglia disperatamente a me come colori, espressioni, forma del viso, degli occhi e del sorriso, negli atteggiamenti ricalca i comportamenti di suo padre in maniera precisa, con la sua cocciutaggine, la precisione assoluta, la facilità di movimento e l'inarrestabile voglia di movimento.

io invece sono pressapoco una gatta di marmo.
sono andata a correre in pausa pranzo e non ho neppure corso male, in verità, reduce come sono dalla faringite con febbre del fine settimana e patendo parecchio il caldo, tanto da dover tuffare mani e braccia in una delle canalette di irrigazione del granturco per rinfrescarmi un po'...
immaginatevi un po' una podista piccoletta con la treccia alta che vi passa accanto (siete appollaiati sul trattore con aria condizionata) in pantaloncini ini ini ini e top minuscolo, vi occhieggia disperata e poi si butta nella canaletta, nell'acqua fresca.
ecco, anche lui rideva.
un vero incubo.
da domani si ricomincia a correre al mattino presto perchè non ho chance di sopravvivenza, altrimenti.
l'unico aspetto positivo è che mi sono colorita un pochino (te credo, sotto 'sto sole!).

non me ne vogliate, ma sono stuferrima di correre così, tanto per, e nello stesso tempo non ho testa per pianificare gare di nessun tipo, quindi alla proposta di una robetta trail, una trentina di chilometri, che non dovrebbe essere neanche poi tanto impegnativa, un 1.500 di dislivello, del Principe consorte, quasi quasi dico si.

dico si?!

giovedì 12 luglio 2012

05:35

...che poi è l'ora in cui mi alzo per andare a correre.
Anche stamattina, da sola, sulla strada porta alla poco allettante zona "dei capannoni", tra un autotreno che mi  passa troppo vicino per i miei gusti e una macchina guidata da un incredulo ragazzetto con gli occhi ancora pieni di sonno, pensavo che correrò qui ancora per poco.
Non che mi dispiaccia questo, sia chiaro. E' molto meglio correre tra i vigneti ordinati delle colline dove andremo a vivere, dove ritorneremo, ad essere precisa.
Perchè quattro anni fa' siam partiti proprio da lì e ci siamo allontanati a malincuore.
Si vede che era destino...
Si chiude un ciclo e se ne apre un altro: non sono pentita ma terribilmente delusa e proprio dalle persone da cui mi sarei aspettata, casomai, una mano d'aiuto.
Si dice che il sapore acre della delusione serva a crescere: può essere, ma ne avrei fatto a meno.
Intanto mi rincuoro col pensiero che ieri, il Tubo e il Principe consorte sono andati a completare le pratiche d'iscrizione all'asilo, "dai bimbi" per dirla col Tubo.
Tutto benissimo, si è già fermato volentieri a giocare con i suoi nuovi compagnetti e le bambine se lo son preso in custodia, da brave mammine.
L'inserimento dovrebbe essere meno traumatico delle funeree previsioni delle maestre. Che poi "Che posso fare?" penso mentre corro "O si inserisce, o si inserisce".
Non è che posso portarmelo in ufficio da settembre.
Stamattina c'è meno vento del solito, ma le gambe non vanno benissimo.
Sono stanca ed ho evidentemente troppi pensieri che mi frullano in testa per potermi concentrare sulla corsa.
Corro e basta ed è già qualcosa di positivo: una certezza in questo momento di instabilità.
Domani avremo delle risposte che determineranno alcune scelte importanti.
Finalmente, una liberazione.
Non vedo l'ora di finire e devo ancora iniziare, proprio come quando vado a correre.
Sono le sei e mezza e ho finito l'allenamento.
Ora comincia la mia giornata e devo anche chiamare il tappezziere per ripristinare i cuscini del divano che ho distrutto nel tentativo di lavarli.
Devo ancora iniziare e non vedo l'ora di finire...

lunedì 2 luglio 2012

Una domenica da mamma..

Stavolta ho accompagnato io...
Stavolta ho atteso il Principe Consorte che completava l'ennesima sua fatica di trail, 120 chilometri in uno dei posti più belli del mondo, le Dolomiti, il che significa per buon conto anche un dislivello importante.
Passi, colli e forcelle e discese pietrose, con radici che ti scombinano la falcata e i sassi su cui poggiare i piedi, dopo tanti chilometri percorsi, diventa un problema.
Lo so che cos'è il trail running, lo so bene.
Così ho fatto la mamma e ho lasciato il traguardo a lui, che se l'è ampiamente meritato, arrivando benissimo, un ottimo piazzamento, una rimonta spettacolare.
Appena partito, si è fermato un momento per baciarmi e per dare un buffetto al Tubo, in bilico sulla transenna.
Oltre che un grande uomo è un ottimo atleta.
E il formato mignon, beh, stavolta ce lo siamo portato e anche se è un terribile brighella, se l'è cavata bene.
Ha conquistato tutti col suo sorriso: è un piccolo, intrepido, spericolato Tubo, che ha accompagnato il suo papà correndo con lui, e a che passo...!, gli ultimi trecento metri fino al traguardo.
Che grande emozione vederli arrivare insieme, sorridenti, mano nella mano.

Va bene così, una domenica da mamma e da moglie di un trail runner.
Anche queste son soddisfazioni.

venerdì 15 giugno 2012

prossimi obiettivi..




Credevo che dopo una fatica, una prova come il 70.3, dopo l’impegno che ho profuso nel preparare e portare a termine una gara come quella di domenica, ecco, pensavo che per un po’ di tempo ne avrei avuto abbastanza...

E invece no: sono qui che mi documento, m’informo, mi sono già iscritta al mio prossimo olimpico e medito di fare un medio a settembre.

Stiamo pensando addirittura di andare a farci una lunga pedalata in montagna, per allenamento, io e il Principe consorte, ora più che mai propositivo in fatto di nuove gare di triathlon, di nuove sfide.
Sta meditando di preparare per bene la distanza del nuoto e poi anche per lui, il 2013 sarà l’esordio nella distanza superlunga (come ho imparato a chiamarla ultimamente, distinguendo la distanza-gara dal circuito).
Mi ha tolto la locandina dell’IM Italy 70.3 dal pannello del frigorifero dove, a inizio anno, avevamo messo le fotografie delle nostre gare-obiettivo e ha lasciato un significativo spazio vuoto, da riempire entro il prossimo fine settimana, pena la scelta da parte sua della mia prossima gara importante.

So già che comunque mi vuol proporre una maratona per scendere sotto il mio personale in autunno.

Ma quale altro uomo mi avrebbe così pienamente appoggiata e incoraggiata nelle mie attività sportive, ponendomi traguardi così ambiziosi, incoraggiandomi a dare sempre il massimo, a fare sempre meglio e a vivere così intensamente ogni attimo?

Spero che faccia di nostro figlio una persona come è lui: forte, determinato, positivo e generoso con le persone che ama.
Questo sarebbe il traguardo più bello.

martedì 5 giugno 2012

Rosso Mamma



“Tubo, guarda che bella la rosa, di che colore è?!”
“Mmmmammma!” così, con tante “emme”.
Rosa “rosso mamma”.

Per il Tubo, il rosso è il colore di mamma per antonomasia. Non è difficile capire perché: il rosso mi piace parecchio, capelli a parte, e lui è un piccoletto attento, anche se non sembra.
È un piccoletto in gamba, il Tubo, anche se durante la passeggiata serale di ieri, si è piallato sull’asfalto e si è fatto la “danda”, come la chiama lui. 

Il risultato sono state le sue ginocchia sbucciate e una bella rimproverata alla mamma che non è stata abbastanza pronta ad evitare la caduta. Ma d’altra parte, se mio figlio che mi chiede di correre insieme a lui, io che posso fare, se non assecondarlo? Vedere questo nanerottolo di 92 centimetri, che mi corre a fianco agitando le manine e ridendo tutto gioioso, mi rende veramente felice. 

È un momento di serenità che mi prendo tutte le sere, solo per me.
Lo so che sono un po’ (tanto) egoista ma lui è il mio piccolo capolavoro e per ora mi ha dato solo motivo di essere fiera di lui.
E del suo papà, che è un educatore straordinario e fa’ molto meglio di quanto potrei mai fare io, troppo ansiosa, troppo protettiva.

Mi mancherà a Pescara, il mio piccoletto, ma andrò, farò quello che devo fare, tenendo ben presente la sua piccola ma significativa lezione: posso anche cadere ma mi rialzo subito, anche con la “danda”..


lunedì 21 maggio 2012

gioia (e ne ho proprio bisogno)

"Mamma, 'adda aia 'atte 'otto!"


Ho accolto queste quattro parole messe insieme in fila e accompagnate dalla mimica vivace dello splendido Tubo (ebbene si, è bellissimo, almeno quanto la mamma e non è una frase ironica.. ah. ah..!) con lo stesso sorriso di gioia con cui ho accolto il fatico "Si, lo voglio" che il Principe consorte ha pronunciato tre anni or sono (anche se a dirla tutta, qualcosa di altrettanto carino me l'aveva già detto anche prima..).
Ma andiamo con ordine.. 


Il Tubo ha pronunciato per la prima volta (che io sappia) una frase completa. E' vero, è ellittica del verbo, però è perdonabile, quasi un latinismo, se vogliamo.
Il senso che per me è chiarissimo, conoscendo il mio pollo, o meglio, il mio Tubo, è questo: "Mamma, guarda il biscotto nel latte si è rotto!" (aia è il suo modo per dire "biscotto", non si sa' perchè).
Che non è propriamente una genialata, ma intanto promette doti di grande osservatore dei fenomeni fisici.


Quasi uno scienziato insomma.. in miniatura!
Comunque ha parlato. E son soddisfazioni, avendo un figlio che, pur non stando mai zitto e silente, inanella i suoi suoni onomatopeici ("Brum brum" è la macchina, tanto per intenderci) e poco più.


Ha parlato ed anche oggi a pranzo si è lanciato in una serie di squittii e tentativi di organizzazione della frase, che ci hanno lasciato basiti e increduli, lui per primo.


Insomma, gioia, gioia, gioia...
(e ne avevo bisogno!)

mercoledì 16 maggio 2012

la cosa giusta

Mi sono ritirata dopo... mah?! Quanto tempo era che non mi ritiravo da una gara?! Almeno due anni.
Ok, si l'ho fatto. Non ne sono fiera, ma col senno di poi, nonostante la comprensibile mortificazione personale, non me ne pento.


Siam partiti in 300 (giovani e forti) alle due del pomeriggio sotto un sole cocente, con almeno 30 gradi, davanti allo sguardo allibito di mio padre che si chiedeva probabilmente se fossi davvero figlia sua.
"Sei certa di volerlo fare?" mi dice dopo aver visto cos'era il chilometro verticale di salita sopo le strette di Pertuso. 
"Certo!" rispondo tranquilla. Abbastanza tranquilla. Quella salita l'avevo già fatta e sapevo che poteva dar danni.
Ma a far danni è 'sto il caldo e la disidratazione. 

Quando fai una gara, anche di trail, non ti puoi portare dietro 4 litri d'acqua e se hai finito il tuo litrozzo e prima del prossimo ristoro mancano una decina di chilometri, beh, sei nei guai...
Non grossi come gli sfortunati che sono rimasti per 20 chilometri senza (sulla distanza lunga) ma insomma, rimanere senz'acqua non è come rimanere senza panini al prosciutto.


Se poi intervengono crampi, nausea e pure la dolorosa fitta della pubalgia che aspetta solo che tu metta piede sulla discesa sassosa per ricordarti che c'è lì lei, a farti compagnia... beh, mi sono arresa all'evidenza che il trail non era (non è) comunque il mio obiettivo stagionale e che un bel 21 km di collinare trail molto tosto me lo sono sciroppato, in meno di quattro ore. Va bene così.


Trovare il mio piccolo e sorridente e giocherellone di un Tubo in piazza all'arrivo è stato un toccasana per il mio orgoglio ferito.
Mentre aspettavamo che il Principe Consorte arrivasse dalla sua gara, quella lunga di 72 chilometri, lui ha intrattenuto tutti con i suoi numeri e ha fatto persino la pappa da solo al suono della rock band.


Il principe consorte: non è stata facile nemmeno per lui.
Per arrivare è arrivato, che come dicevo ai miei compagni di disavventura, mentre li portavo giù in macchina, a quello gli devono sparare nelle gambe per fermarlo, però è arrivato spossato.
Stravolto, spaventosamente provato.
Lui dice che doveva finire ad ogni costo per trovare il suo limite. E c'è andato vicino.


A me manca questa sua lucida capacità di soffrire, o forse non era il mio momento.
Forse lo vedremo tra poco a Pescara, quanto sono capace di soffrire.


Domenica riposo e quiete, lunedì allenamento di nuoto in mare, martedì running piano piano e oggi riposo (la pubalgia c'è, ma passerà presto).


Domani, che le gambe mi facciano male o no, si corre.


mercoledì 11 aprile 2012

Tempus fugit


Venerì sera, subito dopo la pappa, io e il Tubo siamo andati a fare un giretto a piedi, approfittando della bella serata e delle temperature miti.
Raggiungiamo la magione degli augusti genitori e poi ce ne ritorniamo verso casa.
Nel mentre il Tubo chiacchera coi sassi del vialetto sterrato che conduce a casa dei miei, ulula indicando i gatti del vicino e corre. Si, corre. Lui ha una sola andatura: di corsa e possibilmente a manetta. Non è una strada di grande transito e ho possibilità di vedere ogni automobile che passa, quindi lo lascio piuttosto libero di scapicollarsi.

Naturalmente quando il Tubo è in circolazione, tutti i vicini di casa, appena possono, escono a salutarlo, cosa che se all’inizio mi dava un po’ fastidio, adesso mi diverte. Lui è veramente socievole: salta letteralmente in braccio a tutti e distribuisce baci a destra e a manca.

Così, quando arriva sparata una macchina sportiva, lo prendo saldamente per mano e ci facciamo da parte. La vettura si ferma a pochi metri da noi inchiodando e si parcheggia negli adorati tulipani della vicina. Si apre lo sportello e ne scende un ragazzo alto e moro che si dirige sorridendo verso di noi. Lo riconosco solo per via del sorriso, perché tutto il resto mi è piuttosto estraneo.

Si accoscia nei suoi jeans aderenti e chiama il Tubo a gran voce. Il Tubo, neanche a dirlo,si sgancia dalla mia mano e gli vola addosso.
Tubano per un buon minuto prima di ritornare a considerarmi. Il tipo mi sorride tenendo sempre in braccio il Tubo che ora si divincola energicamente. “Oppa!” gli dice, per essere messo giù.
Giulio, chiamiamolo così, lo accontenta e posa il Tubo per terra.

Lo conosco da quando aveva otto anni e, quando tornavo a casa dall’università, mi stava sempre alle costole. Un bambinetto che già allora aveva un sorriso da marpione. Faccio un rapido e calcolo e immagino che abbia sui 23 anni. 
Era veramente da tanto tempo che non lo vedevo e mi sembra incredibile che si sia trasformato in questo giovane uomo.

Ci facciamo gli auguri, mi chiede come stiamo e poi, io e il Tubo lo lasciamo andare al suo aperitivo. Mentre lo guardo andar via agitando la mano in un saluto, mentre tengo il Tubo per mano, non posso fare a meno di sentirmi decrepita.

E chissà come sentirò quando sarà il Tubo a scorrazzare allegramente in giro per queste strade…!

venerdì 9 marzo 2012

Le Olimpiadi del Tubo

Quest'oggi non sono andata a correre. 
Nonostante la giornata si presti, la voglia è sotto i talloni e rimanendo in tema di talloni, il sinistro mi fa' pure male.
Mi fa' male anche l'anca, ma questa dei "doloretti" più o meno cronici è una croce che ci portiamo dietro in molti. I miei peraltro son dovuti all'attività fisica e quindi li sopporto volentieri.

A parte ciò, in pausa pranzo, tentavo di fare un 20 minuti di pisolino. Cioè, avrei tentato volentieri, perchè l'amato pargolo ha piantato su un casotto che sembrava di avere in casa un falegname all'opera.

Schianto dopo schianto mi faccio persuasa che è il caso di andare a vedere cosa combina...ed eccolo lì che ruzzola beato facendo le capriole nel lettino! Le capriole! 
Io ho imparato che avevo sei anni. Forse.
Eccolo lì che si piega tutto in avanti e mette il testolino fra le manine e si butta, rotolando graziosamente su se stesso. Si tira su e se la ride.
Un pirla.
Però, bravo eh!

Interrompo il momento ludico per dirgli che deve fare la nanna. "Nanna!" gli intimo col dito puntato. Lui esegue. In un balzo si butta sul materasso afferrando "Baba" il suo orsacchiotto e disciplinatamente si stende per farsi coprire con "ina", la copertina.

Mi stendo anch'io. Ma gli schianti continuano. Uno, due e tre, l'ultimo, il più rumoroso, seguito da un "Quaaaaaak!" e uno scalpicciar di piedini.

E che fa' il Tubo?
Mi affaccio alla porta e mi accorgo che ha scavalcato il lettino e sta imperversando per la stanza, correndo per ogni dove, aprendo i cassetti e gli armadi, saltando gli oggetti per terra con l'abilità di un ostacolista consumato.

Altro che nanna...




lunedì 27 febbraio 2012

punti di vista


Che i miei siano persone diverse da me e da mio marito, con gusti, attitudini e opinioni diverse, beh... è assodato.
Nel tempo però è diventato un problema. Il concetto di “domenica di sport” che ha mio padre è il divano e la partita; mia madre invece non esce nemmeno a farsi una passeggiata e non credo che sia mai uscita dal cortile di casa senza avere un motore sotto le chiappe. Perciò come posso pretendere che amino la corsa o anche solo che apprezzino e siano fieri della nostra attività sportiva?

Ora, questo è per dire che sono consapevole che spostarsi di 100 km da casa per venire al mare ad assistere all’arrivo al traguardo di 26 km trail, per loro possa essere stressante, per quanto mi stupisca di come una domenica al mare possa essere percepita così. C’è il sole, stai in spiaggia, mangi un gelato.. stressante?!
Ma almeno, sabato pomeriggio, a due passi da casa, con una bella giornata di sole, avrebbero potuto pure portare il Tubo a vederci correre la nostra staffetta di 3.700 metri. (A proposito: 15 minuti e 45 secondi e non era neanche in piano.. !).
No, no…

Dove vanno loro col Tubo senza dirci nulla? Vanno in visita alla vicina di casa e relativa marmocchia di tre mesi per poi spostarsi al vicino centro commerciale, dove comprano la pizza, visto che sono a dieta entrambi, e le scarpe nuove per il Tubo, il tutto naturalmente senza dirci nulla, senza nemmeno chiedere se le scarpe nuove (invernali) le aveva effettivamente bisogno o meno (e non le aveva bisogno, gli avrei comprato io a breve quelle più leggere).

“Perché sai, noi lì, a quelle gare lì, noi non ci sentiamo a nostro agio!” mi dice mia madre. Eggià, lei si sente a suo agio solo al centro commerciale!
Posticino ameno, altroché il mare!!

Sarei molto tentata di buttare direttamente nell’immondizia le scarpe nuove non richieste. E sono molto molto molto tentata, una volta conclusa l’avventura IronMan 70.3, di smettere di gareggiare per portarci dietro il Tubo (adesso è effettivamente troppo piccino per seguirci nelle nostre imprese sportive di cui comunque non afferra il senso) così da mostrargli le cose belle da fare nella vita, mica il centro commerciale del cazzo, bruciassero tutti. 

martedì 21 febbraio 2012

niente karma

sono qui, tra il chiaro e lo scuro che mi chiedo per che cosa valga la pena  combattere.


la riflessione, per quanto vaga e fumosa, non è priva di senso, perchè le cose vanno bene finché ci credi e te le fai anche andare bene.
dopodiché acquistano inevitabilmente un sapore diverso.


sono qui che cerco di prendere una decisione, cerco di progettare un futuro che per ora è inchiodato da quattro paletti, che non salteranno tanto presto.


in Giappone hanno una parola bellissima che riassume tutta una filosofia di vita sull'esistenza: karma.
ma io credo che il destino alla fine ce lo costruiamo noi, ogni giorno un pezzetto.


e io non voglio costruire la mia rovina, non voglio piegarmi al fato o al fatto.


voglio gioire, sorridere, correre e veder crescere mio figlio... e magari avere accanto a me una persona che mi sorride.
questo voglio.
e lo avrò.lo avrò. lo avrò.


(e magari anche fare un bel tempo a Pescara, il 10 di giugno. ma questo è molto più facile del resto)



lunedì 13 febbraio 2012

Avanti tutta o indietro un po’..




Un po’ indietro, la settimana scorsa, a livello allenamenti: mi sono fatta pretendere da una botta di pigrizia e ho fatto ben due (ben dueeeeeee!!!) riposi settimanali.
Un po’ ci sta’, dopotutto dovevo anche metabolizzare i 30 km della settimana scorsa, particolarmente pesanti e, soprattutto, il grande freddo. Un freddo con la F maiuscola: ridendo e scherzando son ben tre settimane di temperature abbondantemente sotto lo zero. Ancora oggi, col sole che splende, abbiamo un bel -5. E quindi forse un po’ di pigrizia ci sta’, anche perché a livello di prestazioni, sembro non risentirne troppo: ieri sono arrivata terza alla garetta domenicale, rifilando ben otto minuti di distacco alla quarta e prendendone solo quattro dalla seconda.
Quello che mi ha dato maggior soddisfazione tuttavia è stato correre il solito allenamento quotidiano, i soliti 10 km, ad un ritmo facile facile, spingendo un po’ solo sugli ultimi tre chilometri e trovarmi con il miglior tempo sul percorso. Buon segno!


Avanti tutta con i soliti mocciosi, il Tubo e la Bozzola, che eri si sono ritrovati in un tubare reciproco. Quei due nani si adorano. Nani si fa’ per dire, lui domani ha due anni ed è la metà di me, lei ne ha nove e fra poco mi prende.
Lui adora la sorella maggiore e le da’ il tacito consenso a farsi fare cose che nemmeno da me, o meglio, da me no di certo!
Lei sorride al suo fratellino con una pazienza che non ci si aspetterebbe mai da una novenne con la frangia e lo smalto coi brillantini.
Così uguali, così diversi.

Lei,con i capelli scuri e gli occhi scuri della sua mamma, lui con gli occhi chiari e i capelli chiari della sua mamma: entrambi con il carattere cocciuto e affettuoso del loro papà.

Ma si vogliono un mondo di bene e si vede.
Avanti tutta!

lunedì 16 gennaio 2012

Nebbia fitta in Val Padana

c'è una nebbia qui che la tagli con il coltello, ma pure a Bagnacavallo, sabato sera. Roba da non vedere l'albergo da 20 metri di distanza..
Nebbia anche la mattina di domenica, gara di 47 km per il Principe consorte, non competitiva di 18 km per me, con supplemento di allenamento di 10 km subito dopo. "e devi farli stanca, capito? stanca".
quindi mi corro a ritmo mezza questi 18 km su terreno faticoso e pesante dell'argine di questo umido fiume e poi finisco gli ultimi 10 a passo blando; blando mica tanto... comunque più tranquillo, anche se finisco i miei 28 in due ore e 17.
un bell'allenamento: un diecimila tirato e son pronta per la prossima maratona.




stasera invece supermercato, che non sarà sport, ma è faticoso pure quello, soprattutto con il Tubo che si agita sul carrello, tirando calci a me e baci agli sconosciuti che incrociamo, creando a volte situazioni imbarazzanti, tipo quella di:
"Pippi?" alla bimba bionda coi codini su carrello a fianco del nostro.
"No, tesoro, non è Pippi" gli risponde la mamma di turno tutta sorridente per l'intraprendente ammiratore della figlia.
"Patata!" fa' lui tutto contento.. io un po' meno..


Ora dice pure "Gnocca!" cioè, ci prova e bofonchia "'Occa!". 
Chissà chi gliel'ha insegnato..


Nebbia metaforica: da certe situazioni non se ne esce, in nessun modo.
Ed è inutile spaccare citofoni: nebbia, nebbia fitta.



Quintali di pazienza e quintali di sopportazione.







lunedì 9 gennaio 2012

di cose belle

prima di dimenticarmene, una volta ripiombata nel triste tran tran settimana lavorativa, ufficio, scartoffie, telefono (che dall'altra parte ha solo persone antipatiche, chissà perchè...), mi lascio due appunti a memento delle bellissime giornate trascorse.


-due settimane di buon sonno: sono in carenza costante, quindi per me due/tre ore di sonno in più al giorno, sono un toccasana. 


-due settimane di Tubo: lo vedo poco, lavorando più che altro, perchè l'allenamento lo faccio soprattutto in pause strategiche, e me ne rendo conto quando ho tempo da trascorrere con lui. Lui, che non è mai noioso, sempre sorridente, sempre simpatico, una piccola meraviglia. Lui che cammina volentieri e non vuole mai essere preso in braccio, se non per le coccole. Lui che sorride sornione quando "vuole" qualche cosa e fa' il broncio quando lo sgrido e, subito dopo la marachella, viene a farmi una carezza. 
Uno spettacolo spettacolare.


-il Principe consorte, sempre più principe e sempre più consorte. Il tempo passa e io mi ritrovo negli stessi atteggiamenti, con gli stessi sguardi, la stessa voglia di stare con lui che avevo tre anni fa', che poi presto saranno quattro.
Quattro anni insieme che potrebbero sembrare quattro mesi, se nel frattempo non avessimo fatto di tutto e anche qualcosina di più..


-quattro meravigliosi giorni in Trentino, in mezzo alla natura. Allenamenti insieme in posto sull'altopiano di Pinè, conditi da shopping selvaggio di scarpe da trail e da running, qui introvabili. Finalmente. 


-cinque libri letti, con somma soddisfazione personale, senza cadere addormentata con il libro sul naso. E' un bel successo.


E poi, tanti chilometri corsi e i primi chilometri nuotati quest'anno: pur essendo "a secco" da ottobre, tempi e sensazioni soddisfacenti, che mi fanno ben sperare per giugno.


Tanti segnali che mi fanno ben sperare per il nuovo anno.

martedì 29 novembre 2011

anche queste sono emozioni


Sarebbe bello poter scrivere ogni giorno qualcosa di veramente entusiasmante, emozionante, come quello che ho scritto per la mia ultima vera fatica podistica.
Mi rendo conto che ultimamente molte emozioni forti le vivo soprattutto in questo ambito, piuttosto che nella vita lavorativa o famigliare.
Ma anche questo è vero solo in parte.

È galvanizzante anche assistere ai progressi di quel piccolo ometto che ho contribuito a generare: così piccolo eppure così indipendente.
Sabato pomeriggio siamo andati a fare una “vasca” in centro: ed è stato molto emozionante ripercorrere la strada che ho percorso tante volte da ragazzina, con gli occhi accesi di curiosità verso nuove esperienze, al fianco del Tubo, che contrariamente a qualsiasi mia aspettativa, avanzava da solo, tra la gente, senza cercare la mia mano o la mia presenza e senza dimostrare alcun timore verso gli estranei.

Solo di tanto in tanto si voltava a controllare che io fossi lì, dietro di lui.
E’ stata una sensazione strana vederlo camminare sicuro e dritto, lui così piccolo, e vederlo esplorare un mondo del tutto nuovo rispetto a quello cui è abituato, con un sorriso sereno in volto.

A questi momenti in cui si dimostra incredibilmente adulto per la sua età, ne affianca altri in cui si dimostra un viziato incredibile: se non ottiene quello che vuole subito immediatamente è capace di buttarsi per terra e piangere senza ritegno per svariati minuti.

Molte volte mi viene in mente che per me è più semplice gestire gli allenamenti per una gara importante piuttosto che un bimbo piccolo e che trovo veramente più faticoso passeggiare con lui che non vuole essere preso in braccio piuttosto che fare le ripetute.

Il tanto famigerato istinto materno in me non si è palesato affatto o forse in forme strane, che mi auguro siano ugualmente efficaci ai fini della sua crescita e della sua educazione. Sicuramente non sarò la più affettuosa e chioccia delle mamme.
Cosa succederà quando sarà più grande e capirà che a lui tocca stare a casa coi nonni, mentre mamma e papà e la zia vanno a correre la PTL?! 
Se ne farà una ragione o si sentirà escluso dalla nostra vita? 
La prenderà come una vacanza? 
Cosa penserà di me questo piccolo individuo sorridente e vivacissimo, così reticente alle coccole e così pronto ai giochi più scatenati? 

Anche queste sono emozioni. 

venerdì 9 settembre 2011

Progressi e piccoli passi

L'altro ieri per la prima volta il Tubo ha mangiato la pappa da solo ed è stato pure bravo perchè ha sporcato pochissimo.

Nel guardarlo mentre impugnava correttamente il cucchiaio e se lo metteva in bocca, consapevole di quello che stava facendo, mi è venuto un po' di magone: il tempo passa... e mi sembra ieri che dovevo tenergli la testa per dargli il biberon, e se ora chiudo gli occhi, pensavo, quando li riaprirò sarà un goffo adolescente di sedici anni che mi dice che a scuola non ci vuole più andare..!
No, è sempre lui, il Tubo, che sta solo mangiando la sua pappa. Tutto bene.
Tra l'altro il merito di questi progressi è tutto del Principe Consorte che lo accudisce splendidamente.
Gli prepara i pasti, insieme a lui fa' un sacco di cose: raccolgono i pomodori nell'orto, fanno le marmellate, danno il bianco in casa. Vanno d'accordo.

E io? Io sono quella che al mattino va' al lavoro, in pausa pranzo si allena e la sera torna a casa sfranta, da' un bacio a tutti, da' la pappa al Tubo e poi lo porta a fare una passeggiata dopo cena.
E mentre passeggiamo, mi accorgo che tutti i vicini di casa, casualmente, verso le otto e mezza si affacciano un momento, chi per fargli accarezzare il cagnolino, chi per fargli una moina, chi per farlo salire sul trattore, chi semplicemente per fargli un saluto. Sono tutti entusiasti del Tubo..!

Lui ricambia, salutando con la manina e mandando baci come un divo del cinema, con quel sorriso fascinoso che mi ricorda tanto quello di suo padre, cianciando con la sua parlantina sciolta, nella sua lingua ancora poco comprensibile ai più, ma che tutti si sforzano di capire.

Sono fortunata. Sono proprio fortunata.





mercoledì 7 settembre 2011

Fuga dal (nel) mondo dei sogni

Stamattina, mentre stavo sulla macchinina in direzione “buio e noioso posto delle grane”, ho visto i camion betoniera che costeggiavano la ferrovia, a circa un chilometro e mezzo di distanza e si andavano ad infilare nella carraia che costeggia i campi circostanti.
 
A volte ritornano, i pannelli solari intendo, perché quando dieci camion betoniera sfilano in processione alle 08.00 del mattino per scaricare il loro contenuto, beh.. o stanno costruendo un nuovo centro commerciale o stanno cementificando lo scavo per i pannelli solari del cazzo.
Si, pannelli del cazzo.

Io li adoro i pannelli: li uso e li ho usati in vacanza, dove a 2.000 metri di altitudine non c’è energia elettrica. Ma con i pannelli fai tutto quello che hai bisogno, a meno che tu non voglia attaccare il ferro per arricciare i capelli, come quell’idiota della vicina che mandava in sovraccarico ogni giorno l’impianto, perché lei doveva farsi i capelli. Per andar dove non si sa, dato che siamo in montagna e le mucche non badano di certo alla tua piega.
Dicevo, “adoro” i pannelli, ma quelli che se ne stanno sopra ai tetti, agli edifici commerciali, alle tettoie dei parcheggi, non quelli conficcati nel terreno cementificato, che diventa irrecuperabile.

Questo come premessa, perché ogni volta che guardo veramente e “vedo” quello che ho intorno mi deprimo, anzi no, mi infastidisco, perché non mi piace: non mi piace per niente.
E ogni volta che andiamo via, abbiamo sempre meno voglia di tornare in questa casa, che in realtà è solo un posticino, neanche troppo confortevole, dove, per il momento, dobbiamo stare. Perché?

Perché il Tubo è ancora troppo piccolo (leggi non autonomo), e io ho ancora bisogno di un lavoro tranquillo.
Il Principe consorte ogni tanto morde il freno, ma facciamo progetti.

Fuga. Fuga in un mondo da sogno.