martedì 25 giugno 2013

Vade retro

Anche il piccolo stakanov che è in me, stamattina, al suono della sveglia delle cinque ha desistito e si è girato dall'altra parte del letto.
Ma vaffancuore, va, che almeno una mattina della settimana, lasciatemi dormire fino alle sei e venti, non dico le sette, ma almeno le sei e venti, porca trottola.
Che poi, 'ste alzatacce mattutine faran bene alla linea, non c'è dubbio, ma alla pelle del viso no di certo.
Ho gli occhi che vanno all'ingiù, pressapoco come Rocky Balboa.
Così, anche oggi, in pausa pranzo sono andata in piscina, quella con la vasca da 50 metri, quella all'aperto, quella dove ho trascorso l'adolescenza, la giovinezza, dove ho fatto i corsi, dove mi sono allenata anche di notte, quella che mi ha visto piangere, sospirare, sorridere felice, sorridere meno felice, incazzarmi di brutto, andarmene urlando.
Quella dove ho trovato lavoro, amici e.. l'(ex) fidanzato.
Lui, per la cronaca, è ancora lì.
E ogni volta che vado a nuotare, compare, magicamente di turno, a bordo vasca.
Sono passati almeno quattro anni ed è ancora lì, con quel suo colore che sembra un mobiletto di mogano tanto è scuro, già, con quei suoi pantaloncini rossi, che non so se nel corso degli anni se n'è comprato un stock di identici o sono sempre gli stessi e quei capelli ispidi e ribelli, riottosi, quasi insofferenti, proprio come è (era) lui.
Non gli ho chiesto se sta ancora con la triatleta (ma che bella combinazione!) con cui l'ho visto alla mia primissima gara di triathlon (..e a cui, in barba a tutte le mie considerazioni pre-gara sul fatto di andar piano e finirlo tranquilla, ho rifilato una paccata di minuti, non senza una certa maligna ma genuina quanto femminile soddisfazione).
E non lo voglio neanche sapere.


Ho nuotato i miei soliti tre chilometri, nell'acqua che è ancora piuttosto fredda, ma che da' piacere quando il sole ti scalda la pelle e, oggi, non ho resisto alla tentazione di infilarmi un costume più frivolo, molto scollato sulla schiena e con dei nastri sottilissimi che incrociano dietro il busto, dove adesso ho il segno bianco.
Il bikini no, il bikini mai. Sono già abbastanza scoperta, per i miei gusti.
Tremila metri ben nuotati, senza fatica in un'oretta scarsa che, se volessi, mi permetterebbe di prendere un dieci minuti di sole a bordo vasca.
Ma no, schizzo via verso gli spogliatoi senza perdermi troppo in chiacchiere con gli ex compagni di squadra, che mi salutano, un po' increduli.

Domani mattina è meglio se corro.



venerdì 21 giugno 2013

Il giro di boa

Mentre stamattina correvo tra le fresche frasche sulla collina dietro casa, pensavo (e alle cinque e venti di mattina i pensieri vengono così, spontanei) che mi piacerebbe tanto un viaggio al sud. Mi piacerebbe tanto tornare a Roma, per esempio (adesso non state a rompere le palle, specificando che Roma al centro, eh. Per cortesia), tornare a correre a Villa Pamphili, rivedere i musei vaticani, mangiarmi la gratta checca e perché no, fare un salto fino a S.Pietro, che il Bernini è sempre un bel vedere. Un gran bel vedere. Traffico a parte, amo quella città.

Poi, costeggiando le forsizie del villino che si son costruiti gli svizzeri (mica cretini) sul crinale della collina, verso il golf-club, pensavo al profumo di agrumi del parco della Favorita, a Mondello e al suo lungomare alle 06.00 del mattino, quando correvo (sempre a correre sto..!) presto presto per evitare il caldo di agosto, peraltro con scarso successo, occhieggiando le barchette che rientravano al piccolo molo con il loro carico di leccornie e cominciavano a scaricare sul marciapiede, vocianti.
Traffico a parte, amo anche quell’altra città.


Oh, ma per partire stasera partiamo, eh.
Ma andiamo in montagna: che va’ anche bene.
Si sta anche al fresco.
La Valsavara poi è un incanto di natura e panorami bellissimi, ma in fondo al cuore, da qualche parte, devo essere una creatura di mare e di sole perché non faccio che ripensare alla mia prima lunga nuotata nel mar di Sicilia e alla decisione che ho preso, non allora, anche se il pensiero, ogni volta che nuoto in acque libero lì va e lì resta, al mio prossimo obiettivo per l’anno che verrà.


lunedì 17 giugno 2013

Cusio Woman

Inizierei con un piccolo incipit polemico (tanto per cambiare) ma perché Cusioman? Cos’è, a voi triathleti, non piacciono le donne?!
A giudicare dallo sguardo del giudice in zona cambio, mentre mi toglievo i pantaloncini da bici per mettere quelli da running, non direi… E questa è stata una delle scene più divertenti della giornata: si vede che non se l’aspettava che una concorrente gli rimanesse in mutande davanti al naso…
Comunque mi ha fatto i complimenti, spero per la scelta tecnica di non mettere il body, più che per le chiappe, a questo punto..!
Donne, comunque, ce n’erano poche: 24 in tutto alla spunta alle ore 09:30 del mattino. Capisco che, in effetti, di pazzoidi che una bella domenica mattina si alzano alle 05:00 per farsi un’ora e mezza di auto per poi continuare con quasi due chilometri di nuotata in lago, un novanta chilometri di bici e una ventina di chilometri di corsa (Tuttodiseguito? Mi ha chiesto oggi un collega), dicevo, pazzoidi così, ce ne sono poche.
E Io ero lì tra loro.
Con la mia muta no logo e la cuffia rosa (che pallllllllle ‘sto rosa!!) dell’organizzazione a sbirciarmi nervosamente intorno.
Sbirciando, sbirciando, ho riconosciuto il nostro IronGuzzo, che, coi suoi occhi dolci da cucciolo, mi fa’ coraggio e mi chiede se sono pronta.
“No, e non lo so sarò mai, quindi tanto vale darsi da fare”. Insomma che tra una balla e l’altra si parte.
Ecco io il nuoto, voi tutti lo sapete, lo patisco un po’. Quindi i primi 200 metri penso che:
a)     Non riesco a respirare;
b)    Non riesco a nuotare;
c)     Adesso me ne torno a casa…
Come sempre, realizzato il pensiero che tornare a casa non si può (non si deve!), mi rendo conto che:
a)     mi sto comportando come una cretina;
b)    so nuotare molto meglio di tanta gente qui intorno;
c)     mi devo dare una mossa sennò non finisco più…
E magicamente mi calmo. Riprendo a nuotare bene, macché dico bene, benissimo.
E, infatti, dall’acqua esco proprio bene. ‘Sti cazzi, mi mettessi a nuotare decentemente. Mai una volta.
La bici inizia subito male con la salita del 10°km, dove mi scende la catena.
Ora io della bicicletta, so solo che ha due ruote e qualche ingranaggio che gira e che per qualche strano motivo la fa’ andare più piano, più forte a seconda della pendenza. Tutto qui. E poi che frena, anzi, che è meglio se frena.
Però non mi perdo d’animo, eh.. Afferro la catena, gli do’ un tirone e la poso laddove mi sembra che stia bene. Sembra funzionare e riparto bella bella.
E’ un percorso davvero molto bello e gradevole, nonostante un po’ di salita e il sole a picco. Minchia, menomale che ho messo la maglietta sennò mi strinavo le spalle.
Il tratto in pavé di Omegna mi fa’ saltar via anche le capsule in ceramica che ho in bocca e per fortuna che è breve.
L’altro episodio simpatico della bici è che ad un certo punto un pirla passa me e l’altra tipa che avevo in fianco (sai, ti sembrerà strano, bello mio, ma ogni tanto supero qualcuno anche io) strillando come un ossesso “A destra, destra. A destraaaaaa! Cazzo, dovete stare a destra!” Neanche fossimo oche.
Sai una cosa, bello? Te lo dico così per conoscenza, se in bici ci hai ripreso laddove ci hai superato, quindi a quasi 40 km dalla partenza, allora mi spiace tanto, ma sei una mezza sega sia a nuoto, ma anche in bici non è che brilli, eh.
Inutile che ti agiti tanto. Stacci tu a destra. Prendi del valium, rilassati.
La corsa è un delirio. Fa’ un caldo boia. Il percorso è brutale, non c’è un metro in piano. E dov’è in piano, stai tranquillo che è lastricato, mentre la salita nel bosco non è in moquette (peccato!) ma in sterrato. Insomma, trail running, baby!!
Tre giri da delirio: ho i crampi ai quadricipiti al secondo giro. Forse ho usato un rapporto troppo duro in bici. La missione diventa sopravvivere e arrivare in fondo.
Ho i crampi anche alle orecchie.
Per dire la verità, c’è gente che sta messa molto peggio di me, staffette a parte che se si togliessero dalle palle sarebbe anche meglio (Io, per principio, le staffette non le tollero, soprattutto se son convinti di fare chissà cosa. Ma lo sapete che state facendo solo UNA frazione della gara, bamboli?! Ve l’hanno spiegato? Qualcuno lo sa, qualcuno no ed è quest’ultimo mi prende a spallate. Ora… che bisogno hai di prendermi a spallate?! Ma corri e stai sereno…! Anche tu, prendi del valium!).
Quando posso, corro, ma devo stare molto attenta ai miei crampi, che son lì, in agguato. Al primo segno di indurimento, mi fermo e faccio stretching. Eccheppalle. Metro dopo metro, mi avvicino al traguardo. Intanto Ico e il Principe sono arrivati (stamattina son partita senza di loro, risparmiandogli una levataccia) e mentre Ico gioca ai giardinetti con un’amichetta improvvisata e mangia il Calippo, il Principe mi bagna la  testa con la bottiglietta d’acqua dicendomi “Attenta! Non bagnarti le scarpe!”. Amore, ma mi vedi? Sono zuppa che sembro caduta nel lago. Ma che ti preoccupi delle scarpe? Sono l’ultimo dei miei pensieri. ‘Fanculo le scarpe.
Ma sto zitta e proseguo verso il traguardo. Sono un caterpillar sorridente. Ringrazio tutti i volontari (poracci, anche loro sotto il sole a picco!), saluto bella bella tutti quelli che mi incoraggiano e via… al traguardo, dove sorrido, sorrido, sorrido. Felice.


Non so neanche quanto ci ho messo, ma me ne frego.
Do’ un pezzo di focaccia ad Ico che mi saltella incontro, dimenticandomi di mangiare.
Sto benone, anche se son stanca. E sono ancor più felice quando mi accorgo che ci ho messo (rullo di tamburi….!) 5 ore e 46.
Buono.
Dai, che forse sopravvivo all’Elba.

venerdì 14 giugno 2013

Occhio

Davvero, la gente non cessa di stupirmi.

Oggi per esempio abbiam parcheggiato la macchina vicino ad un pandino, il cui proprietario conducente quel che l’è, se ne stava lì in piedi ad oziare accanto allo sportello.

Ok, nessun problema: parcheggiamo un po’ largo. Scendiamo, andiamo a pranzo e nel giro di mezz’ora torniamo, mano nella mano, chiacchierando amabilmente finchè ci accorgiamo che il pandino non c’è più. Al suo posto una Volvo con una signora bionda, che non possiamo definire esile di corporatura, che armeggia con lo sportello affannata.

Ci vede e mi apostrofa: “Ah, è la vostra? No, perché non riesco ad entrare..” tutta un po’ inalberata.

Ma sei riuscita ad uscire però. Ce l’hai parcheggiata tu, cretina. Mi verrebbe da dirle, ma mi trattengo. Soprattutto il “cretina”, anche se dal mio sguardo qualcosa dovrebbe aver colto, infatti tace.
Poi magari prova a perdere quei trenta chili in più che ti ritrovi così hai meno problemi, sia ad entrare che a uscire.

Questo poi non si dice assolutamente. È politicamente scorretto.

Chissà perché se uno è grasso non lo puoi chiamare grasso però se è biondo puoi ben dire che è biondo… mica devi dirgli “sei diversamente castano”.. mah?!
A proposito di biondi, il bagnino ieri ha dato spettacolo, emergendo dalla corsia come Poseidone dal mare. Strano, non sapevo nuotasse. Non ha mai nuotato in tutto l’inverno.

Bello sei bello, figlio mio, ma risparmiati la fatica di issarti su a braccia che non si sa mai. Non sembra, ma dovresti avere anche tu un’età..
Il problema è che la piscina si sta riempiendo di donnine in caccia della forma perfetta per il concorso Miss Estate 2013. 

La fanciulla che ieri nuotava in corsia con me, ad esempio, sfoggiava un bikini ridottissimo e nuotava rana con la testa fuori. Non è comunque un bello spettacolo (chissà che male il collo poi), ma credo che venga per il biondo Poseidone più che per l’effettivo svolgimento dell’allenamento, che si riduce si e no a venti vasche.
Ognuno.

C’è chi marpiona in piscina, chi in localini alla moda, chi alla corsia del supermercato. La signora bionda che oggi che oggi si è girata a sorridere disinvolta al Principe consorte al banco dei surgelati, per esempio. Una lunga occhiata eloquente.
Io non sono bionda, cocca. Sono rossa, piccola e cattiva. 
Occhio.

lunedì 10 giugno 2013

Si comincia!

Ero digiuna di gare da un po’, da un bel po’..  e tutto sommato, benché mi piaccia allenarmi per il gusto di allenarmi e basta, ne sentivo la mancanza.
Questa domenica si è presentata l’occasione giusta: un 11 km appena, robetta, ma tosta, un collinare sterrato, in mezzo al bosco, ad appena 6 chilometri da casa.
Una scampagnata più che una vera gara...
Ad accompagnarmi i miei due uomini: il Principe consorte, che si alza alle 05.00 per permettermi di correre (grazie!) e Ico, che si appresta alla sua prima gara, si fa’ per dire, podistica.

Manco a farlo apposta lui è il più piccolo dei bimbi, che sono tristemente in tre, alla linea di partenza. Io lo accompagno un po’ perché non si perda per strada un po’ per fare il mio blando riscaldamento.
Lui non si fa’ pregare: è tutto contento del suo cartellino attaccato alla maglietta e delle matite che gli han dato all’iscrizione.
Felice e sorridente si corre tutti i 1.500 metri della gara dei bimbi, arrivando come prevedibile, ultimo, ma soddisfatto, con la scorta di altri due amici della squadra podistica che lo incitano come se stesse correndo i 10.000 metri alle Olimpiadi.
Lui ha corso volentieri e questa è la cosa più bella, mentre io mi sono commossa come una scema.

Ma veniamo a me. Lasciando perdere le prime tre, non umane, ho fatto il mio, superando ben cinque avversarie che in tempi non sospetti mi sarebbero arrivate davanti, piazzandomi dignitosamente quinta e migliorando il mio tempo sulla gara di due minuti (ho anche controllato le classifiche vecchie, un po’ incredula).
L’ultima l’ho presa e staccata sulla discesa a quattro chilometri da traguardo. Temevo che mi riprendesse, ma non c’è stata storia.
Niente di nuovo: se avevo paura che questi mesi di pausa dalle gare mi avessero ammorbidita, ieri mi sono tolta il dubbio.  
Sono sempre io. 
Sempre io e domenica ho il mio mezzo, la mia prima gara di triathlon della stagione.  

Si comincia!

domenica 2 giugno 2013

Cartoonito

è un bell'aiuto, non c'è dire.
anzi, è l'unico modo per sedare l'amato pargolo.

Non ho mai amato la TV, nemmeno da adolescente, e non è che voglio insegnare ad Ico a passarci la vita davanti, però un attimo di quiete me lo posso ricavare solo così, perchè per il resto lui è un'esplosione di iniziative, non sempre prudenti, lecite e adatte ad un bimbo di tre anni.
Per certe cose è avanti: ieri per esempio, la passeggiata a Pian della Regina non l'ha infastidito per nulla.
Ha guardato suo padre, affrontare la salita con le mani dietro la schiena, come un montanaro e l'ha imitato con scioltezza, sbuffando ogni tanto sui punti più impegnativi, ma non ha mai allungato la mano per chiedere aiuto.
E' stata una bella gita, un tuffo nella ricordi di vita vissuta del Principe Consorte, che condivide così poco di quell'altro suo passato e che ieri invece raccontava in tono rievocativo si, ma non troppo nostalgico.
Quando l'ho conosciuto, sapevo così poco di lui ed ora, a qualche anno di distanza, mi rendo conto di saperne sempre poco. Ma mi fido.
Di lui mi fido.
E posso affermare che si merita tutta la mia fiducia.
Anche se quando mi dice come, quanto e dove correre mi infastidisco.
Poi faccio più o meno quel che mi dice, con qualche variazione, perchè io qualcosa di mio ci aggiungo sempre, alle cose.
E poi mi piace correre libera. A lui piace molto correre con me, mentre io invece, anche se con lui non lo ammetterò mai nemmeno sotto tortura, un po' lo patisco.
Preferisco da sola.