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giovedì 9 maggio 2013

Abile e arruolabile

La visita medico sportiva, una volta l'anno, è un appuntamento che mi mette sempre un po' d'ansia, penso nella sala d'aspetto piena di uomini.

Le domande sono sempre quelle, le risposte più o meno anche, io sono sempre io e so che saltellare sul gradino per cinque minuti non è poi questa grande fatica, però resta sempre il fatto che gli anni passano e temo sempre qualche novità.
Ma anche stavolta è andata bene.
"Non sembra aver faticato troppo" dice il dottore, leggendo il tracciato dell'elettrocardiogramma, con tutto che mi ha fatto salire e scendere dal gradino più a lungo del previsto.
Gli lancio un'occhiata interrogativa dal lettino, dove sono sdraiata, con addosso solo le mutandine.
L'assistente, che è un ragazzo giovane, uscendo ha già fatto la bella figura di sbattere la faccia nella porta, nell'allungare il collo per dare una sbirciata.
Il dottore gli ha borbottato dietro qualcosa che non ho afferrato, ma il tono era inequivocabile.
Mi sono permessa un sorrisetto, anche se non capisco cosa ci sia da sbirciare. 

Ormai il nudo femminile è talmente sdoganato che non vedo proprio cosa ci sia da guardare in una donna normale, con un fisico normale, che fa' una visita medico sportiva.
Il dottore no. Non c'è niente di equivoco o poco professionale nel suo sguardo e nelle sue mani; non come qualche anno fa' quando mi sono, mio malgrado, sentita palpeggiare dal cretino di turno.
Niente di che, se non per il fatto che era assolutamente evidente il compiacimento del tizio in questione per la palpatina "rubata".
Che parlando di molestie, uno si aspetta chissà che, invece poi si ritrova con un medico cretino che approfitta di una particolare situazione e si fa' una ghignata soddisfatta.

Comunque, anche questa è fatta ed è andata bene.
"Per cosa le serve il certificato?" mi chiede il dottore.
"Per triathlon e atletica leggera".
"Triathlon? Che è..?".
"Nuoto, bici e corsa" Anche qui, mi scappa un po' una risatina, che si vede che il dottore è abituato al calcio, piuttosto che..

Comunque, sono abile, arruolabile e ufficialmente autorizzata a faticare.
Domenica. 


lunedì 15 aprile 2013

So far so good

che poi era il titolo dell'album di un certo Bryan Adams, che quell'estate mi sono sentita e risentita fino alla noia.
Ma si sa, a diciassette anni, le cose belle sembrano sempre belle e senza difetti.
Anche adesso però.

Difetti non ne vedo ancora.
Grossi difetti non ne trovo ancora.

C'è qualche piccolo aggiustamento da fare, certo, e bisogna pensare anche alla ricerca di una routine quotidiana che funzioni bene per tutti, ma se c'è una specialità in cui sappiamo di eccellere, il Principe consorte ed io, è proprio l'organizzazione.

Mentre Ico è alle prese con il grembiulino nuovo e nuovi amichetti all'asilo, nuove esperienze e la sua nuova maestra, noi siamo alle prese con gli scatoli (ancora parecchi) da mettere a posto.

La casa è piccina ma funzionale: tutto a posto nel posto giusto e con un po' di attenzione e di cura sarà persino più facile da gestire e piacevole da vivere.
Siamo stanchi, stanotte mi sognavo gli scatoloni da svuotare e i vetri da lavare. Le mille cose che inizio e che pian piano finirò.


Per ora mi godo il profumo del biancospino in fiore quando vado a correre sulla collina dietro casa e mentre ieri affrontavo la mia prima uscita in bici, 50 km di collinare bello tosto, sorridevo pensando alle nuove possibilità, agli amici di allenamento più vicini, ai nuovi incontri. 
Alla vita nuova.
Siamo usciti dal tunnel, siamo usciti dall'inverno.

Per ora, tutto bene.


lunedì 25 marzo 2013

Bim Bum Bam e Croc!!

Non c'è niente di meglio di un suono onomatopeico per rendere l'idea del casotto che siam riusciti a seminare, noi famiglia Iccio, tra Trentino e Alto Adige.

Di noi si ricorderanno senz'altro i commessi del factory store de La Sportiva, un po' vuoi per le mie Noosa Tri 8 fiammeggianti, un po' per il botto che ha fatto il carretto sotto la sapiente guida di Ico.
Il carrello in questione, per la cronaca, stava vicino alla cassa: Ico ha scatenato un putiferio spostando il carrello per impossessarsi della locandina che ci stava sotto.
Sequenza rapida e agghiacciante: il carrello cade dallo scalino espositore, travolge un paio di sci che a momenti decapitano la commessa.

Il tutto in quei dieci secondi secchi che lo perdi di vista. Mica ore..
Che poi La Sportiva è a prova di bambino: c'è un tavolino dove si possono mettere a disegnare e una piccola parete verticale di roccia dove Ico ha tentato di arrampicarsi, per poi proseguire mettendosi in piedi sul tavolo, che è più facile e da' soddisfazioni certe.
Insomma, un delinquente.
La commessa non ci ha denunciati per fortuna, anche se sto pensando di aprire, al beneamato pargolo, una solida posizione RCT, che non si sa mai.


"Croc" invece l'ho fatto io alla kalterersee-halbmarathon, che è sempre un bel correre con tanto di isotopo e lago in fianco e peccato per le condizioni meteo che non sono state né favorevoli né propizie.
Il fatto è che forse a ben vedere l'anno scorso avevo fatto un mezzo miracolo.
Quest'anno molto meno o due minuti in più, per l'esattezza. 
Ma non è tanto quello, anche se, nello spogliatoio femminile, tra un crucco ignudo che si crede donna (o forse da loro vanno di moda gli spogliatoi unisex) e tutto il resto dell'umanità, ci trovo una personcina nota e tosta che mi dice che anche lei ha fatto fatica quest'anno e che ci ha messo un minuto in più.
Che se lo dico io, son balle.
Se lo dice la vincitrice...
Beh, dalla contentezza di aver ragione, il mio collo, sotto la delicata frizione dell'asciugamano, ha fatto proprio "croc..".

Un perfetto colpo di frusta, autoindotto.
E oggi, ibuprofene amico mio, non riesco a girare il collo che di qualche minuscolo grado.

Che dite...?
Una mezza a Lourdes?





venerdì 22 marzo 2013

90

La paura, o più semplicemente il mio numero di pettorale, domenica. Tutto un programma, ma anche no...
Domenica (e speriamo che non nevichi!) correrò una mezza in un posto bellissimo che mi farà piacere rivedere e dove mi farà un piacere anche più grande portare anche Ico.
Sono felice di fare questo fine settimana fuori con lui, perché era dalle vacanze di Natale che non si riusciva ad andare da nessuna parte.
In casa come i topolini, che barba che noia. Noi, asserragliati in casa, un po' ci spegniamo, un po' ci annoiamo e diventiamo "brontolosi".
Pioverà, ca va sans dire, ma un bell'ombrello e scarpe asciutte, si va' dappertutto. Soprattutto a fare shopping di roba da trail e da running... (quell'uomo ha sempre un secondo fine).
Per quanto mi riguarda, non ho molte fisime agonistiche, perché tra i piedi che mi fanno male e quel mezzo litro di catarro che ho nei bronchi, non so proprio cosa si può azzardare e un po' mi dispiace, perché l'anno scorso son stata premiata ed è stata una cosa simpatica. Rifare quel tempo, attualmente, però è un po' fuori portata.
La forma latita, anche se stamattina mi sono messa i jeansettini di cinque anni fa' e mi stanno, a pennello. Son soddisfazioni di questi tempi. Il bello di fare un trasloco è anche trovare la cosa giusta che avevi lasciato a prender polvere chissà dove.

Stamattina sono stata omaggiata di un servizio baby sitting "tutto compreso" da parte del Principe consorte, che si è alzato e si è occupato di Ico dalla punta dei piedi alla punta dei capelli. Appena sveglio, Ico gli è volato tra le braccia, sorridendogli un "Dommito Bbene!" nelle orecchie, ha poggiato il testolino sulla spalla del papà e gli ha dato un bacio.
Ieri strillava come un'aquila. Oggi così, pucci pucci bau bau, vattelapesca?! 

So' momenti.
Io, dopo aver preparato i suoi vestitini sul comò (oggi ho dato il meglio di me con un completino blu con giacchino verde a disegni blu) mi sono defilata, ascoltandoli tubare sereni la loro armoniosa e mascolina affinità.
Una buona premessa per un bel fine settimana.




mercoledì 20 marzo 2013

Carne al fuoco


A me la Legge di Murphy mi fa’ un baffo… è un periodo, cazzo, anche se a pensarci bene, è da un po’ che dura ‘sto periodo.
Da un annetto circa e non sembra che voglia mollarla lì tanto presto.
È un periodo. È la vita.
Esprime una rassegnazione che non è nelle mie corde.
Non sono mai stata una persona paziente, ma lo sto diventando.
Sto diventando un fottuto bonzo.
OHMMMMMMMMMMMMMMM

Ricapitolando: due giorni a casa con l’ennesima influenza catarrosa, domenica ho una mezza che solo Dio sa come correrò, Ico ha avuto anche lui un week end di febbre altissima e non dorme di notte (quindi manco io), ho un piede con un simpatico inizio di fascite plantare e l’altro con una dolorosa recidiva borsite sull’alluce valgo (sempre a proposito della famosa mezza maratona di domenica).
Ho dimenticato qualcosa?!

Ah, si, ieri sera si è guastata la caldaia e io ho pensato: “Menomale che non è gennaio…” (in perfetto bonzo-style!), sono andata a prendere la legna per la stufa, ho scaldato pentole e pentoloni di acqua per lavarci tutti e ho messo a Ico la tuta pesante di pile per dormire (no, vabbè neve a parte non fa’ così tanto freddo, ma dato che ha avuto la febbre…).

Stamattina, sfebbrato, lo porto all’asilo dopo che mi ha piantato una pezza allucinante per mettersi le mutande (solo blu le vuole) anziché il pannolo-mutanda e la simpatica addetta al ricevimento bimbi che poi è mia cugina (che fa’ in pratica la bidella, ma non glielo dire che s’incazza) mi storce il naso perché potrebbe anche capitare l’incidente. Certo che capita, se non lo porti a far pipì con regolarità.
Ma non me la prendo neanche più: siamo una famiglia di simpaticoni, ve l’ho già detto.
E poi, se lui vuole mettersi le mutande e nei due giorni che è stato a casa con me problemi non ce ne sono stati, io gli devo mettere il pannolino perché tu non lo vuoi portare a far pipì???!!!
Che palle.

E fra 17 giorni ho il trasloco. IL TRASLOCO: inscatola tutto e rimetti a posto tutto.

Un Ironman?! Io me la rido. 

giovedì 14 marzo 2013

Que sera, sera


“Uè, che diavoletto!!”… che poi sarei io.
Oggi son vestita di rosso, maglioncino rosso fuoco, collant rosso lacca, minigonna di jeans molto mini e stivali, che con la scarpetta la mini mi fa' un po' zoccola (cose mie).
Ma non è un collega che mi apostrofa così, e quando mi volto, accanto all’ascensore vedo nientepopodimenoche l’amministratore delegato.
‘Sticazzi, e scusate il francesismo, ma si tratta di un settasettenne baffuto, dal carattere burbero e, dicono, molto attento ed intransigente in fatto di abbigliamento.
Mi sorride e il tono è amichevole. 
Sorrido anche io, anche se un po’ genata e lo saluto con “Buona giornata, Ing. Cicciobello” (non si chiama Cicciobello, ovviamente, eh..!).
Fra un po’ mi sa’ che non lo vedremo più, che qui fra fusioni e acquisizioni non sappiamo bene dove andremo a finire. Tra le prime teste che cadono e le scene isteriche di colleghi cui è saltato completamente il mansionario, sono fra le poche (ma anche i pochi) a sfoggiare una calma olimpica.  Je m'en fous.
E non posso fare a meno di pensare che la vita ti mette continuamente alla prova.
Facessero quello che vogliono, penso. Vado anche a tagliare le aiuole, mi mandassero pure dove vogliono, anche in Sicilia (magari!!), ma è più facile che m’infilino in qualche ufficio nuovo e bello con qualche nuovo collega, magari ben più affabile del Muffetta.
Anche il mio capo non sarà più il mio capo: se saprò giocare bene le mie carte potrei anche diventare io il capo di me stessa e di qualcun altro, ma non so se è quello che voglio veramente.
Vedremo. Ma una cosa è certa: meglio che mi decida ad infilare in fondo ad un cassetto ‘sta minigonna e mi dia una regolata che non ho più vent’anni.
Peccato..
(ma forse anche no, non è che a vent'anni fossi tanto più felice. solo un po' più giovane..)

Oggi 3 km di nuoto, i soliti 55 minuti e la sensazione di aver appena incominciato a fare fatica.

Ieri in pausa pranzo, 12 km running: 1 km piano 1 km forte.
L’unica consolazione è che il primo chilometro forte è venuto di poco più forte dell’ultimo chilometro piano.
Mi son capita solo io, vero?!
Amen.

giovedì 28 febbraio 2013

O tempora..


È da un po’ di tempo che cerco di farmi dire da Ico con chi gioca a scuola, chi sono i suoi amichetti e come si chiamano e lui mi risponde nel suo linguaggio ancora molto approssimativo delle robe strane che suonano più o meno così: “Ada, Tatana, Evi, Eni..” e quando gli chiedo ulteriori chiarimenti mi spiega tutto piccato che Ada ha il pito e Tatana la patata..
Non
afferro, rimango basita, ma incasso e taccio (ultimamente sono diventata una raffinata esecutrice di questa politica).
Stamattina però, in un guizzo di rara intuizione, davanti agli armadietti dei bimbi, chiedo a Ico di indicarmi i suoi amici. 
E lui, tutto giulivo e volenteroso, mi indica “Ada” ovvero Adam, “Tatana” che diventa “Tatyana” e Kevin, Denis e via così.
Nomi esotici, ma mica per moda. Nomi e cognomi arabi, russi, moldavi, rumeni, polacchi che si alternano con buona pace della privacy sugli armadietti dei bimbi, con tanto di foto, che io vedo (e leggo) solo ora per la prima volta.
E mi cascano un filino le braccia da quanto sono stata ottusa, con le mie fette di salame sugli occhi. 

Sarà che mi sono lasciata ingannare dal fatto che io giocavo piuttosto con Francesca Chiara, Germana e Claudia, e che a tre anni ho chiesto a Daniele di sposarmi, ricevendo già allora un gran rifiuto (e un bacino, però!).
Niente, una completa rincoglionita.
Ma i tempi cambiano a ritmo forsennato ormai e forse neanche (tanto) in peggio. Sarà che sono un'inguaribile ottimista e posso piangere e lamentarmi ma dopo due minuti troverò sempre qualcosa che mi fa' sorridere e stare bene di nuovo.


Ieri diecimila metri di corsa col ritorno sugli ultimi 5.000 in 22’21’’, un po’ troppo forte visto e considerato che domenica mi sciropperò 30 km di lunghissimo.
Ma non c’era altra via se non la fatica per fare uscire il veleno e dopo, manco a dirlo, stavo meglio. Se non altro per la soddisfazione di sapere che possono esserci problemi fin che vuoi, ma io non cedo (non ce la farete a farmi saltare).
Oggi nuoto.

giovedì 24 gennaio 2013

Buon umore


Sono di nuovo di buon umore: è uscito anche il sole, visto che oggi nuoto non me  ne dovrebbe fregare niente, ma un po’ di sole fa’ sempre piacere, che qui sembra di stare in pieno inverno artico, dove il sole da novembre a marzo non sai nemmeno più com’è fatto.

Dicevo sono di buon umore, anche se stamattina alle 05.30 mi sono svegliata con la tosse e ho tentato il suicidio con una pastiglia di Borocillina che mi è andata di traverso e dalla trachea è finita direttamente nello stomaco, senza neanche passare in bocca.
Risultato: uno stomaco fresco e la gola in fiamme e ... peccato che fosse l’ultima pastiglia.

Sono di buon umore perché stamattina il Principe consorte si è alzato molto prima del solito, si è preparato per correre, ci ha caricati in macchina e ha accompagnato me e Ico alle rispettive destinazioni ed è stato un po’ come farsi una scampagnata. Un tocco d’insolito che mi ricorda cosa fa’ lui per me ogni giorno, con gratitudine.
Lui che cucina manicaretti light, che va’ a prendere Ico all’asilo, che fa’ la spesa, che mi scarrozza per voglia più che per vera necessità.
Che mi aspetta a casa. Che quando mi scappa una lacrima me l’asciuga con un tocco del pollice e mi dice di stare tranquilla.

Penso alle cose belle che ho, a Ico che il mattino ha sonno e fa’ i capricci, poi si pente e mi chiede: “ sei Rabbiata?” con quel sorriso dolce che ha in tutte le foto da 0 anni ad oggi. Poi, tanto per non sbagliare, mi chiede la “pasta con le gongole” anche se sono le sette e un quarto del mattino.

Sono di buon umore, perché lunedì in pausa pranzo, abbiamo incontrato la Bozzola e sua madre. Ci siamo guardate, ci siamo avvicinate e presentate da sole, senza che lui mettesse becco.
Ci siamo strette la mano e ci siamo scambiate un sorriso e, mentre io dicevo alla Bozzola di non farsi i capelli viola dal parrucchiere, ho pensato che non sono gelosa di questa donna (bella) che è stata la sua compagna prima (molto prima) di me.
È storia antica ed io sono storia contemporanea.
Non sono gelosa e mi sta pure simpatica.
Sempre detto che sono strana.

martedì 22 gennaio 2013

Marcantonio


Un po' mi mancavano gli allenamenti in piscina... 
Mi mancava quell'odore di cloro che ti si attacca addosso anche se stai per cinque minuti sotto lo doccia bollente, una volta finito l'allenamento.
Ti scortichi la pelle, ti strofini col bagnoschiuma più persistente e profumato che hai, ma l'odore del cloro resta.
Mi mancava mettere cuffia e occhialini, in bilico su un piede solo, perché intanto nell'altro sto infilando il costume che finirò di far scorrere fino alla vita con un complicato ancheggio, che neanche una provetta danzatrice del ventre padroneggia con la mia consumata abilità.
Vabbè, si. Sto esagerando un po'... ma vero è che la velocità di base nello svestirsi-rivestirsi (no, non pensate a quello!) non l'ho mai persa, dato che non ho mai avuto occasione di fare le cose con calma.
Sono sempre in modalità "forsennata".
Forse è per quello che mi da' un po' fastidio condividere la corsia con qualcuno, avvenimento che non capitava sovente, soprattutto quando gli allenamenti duravano poco più di quaranta minuti. Ma si sa', allungando i chilometri nuotati, si allunga anche il tempo, in maniera per me quasi esponenziale, cosicché è difficile rimanere sola nella corsia per un'ora intera, un'ora e mezza intera, il sabato.
Ora, sappiate che io ho una tolleranza quasi infinita, appartenendo a quella categoria di persone che si controllano, restano calme, glissano con un sorriso ma poi quando gli hai scaramellato per bene le palle, sbroccano, te le cantano e te le suonano.
Questa brutta accozzaglia di luoghi comuni per introdurre il discorso: oggi in corsia mi ha raggiunto Marcantonio.
Con tutte le altre cinque corsie con dentro una persona di sesso maschile, Marcantonio ovviamente sceglie di accomodarsi nella mia. Per prima cosa, sono tentata di dirgli che ho qualche raro virus infettivo e di starmi alla larga, ma lo so, lo so, lo so... non è carino!
Così, mentre lui saltella a bordo vasca ciondolando le braccia e facendo girare le spalle a mo' di pala eolica, finisco rassegnata il mio primo chilometro e attacco la serie dei 200 con le palette nella speranza di mettergli un po' di paura: anche se sono formato mignon una palettata sul muso fa' sempre male.
Marcantonio non si accontenta di entrare, no. Lui deve fare un tuffo eclatante per aprire l'acqua come Mosè con Mar Rosso. Una panciata e via, me lo ritrovo già dietro che i primi 50 metri ci da’ dentro come se fosse questione di vita o di morte, per poi anfanare al bordo per almeno mezzo minuto.
Inquadro il personaggio. Non appena sto per arrivare parte. Piano. Ma così piano che neanche una tartaruga caretta caretta quando va’ a deporre le uova. 
Pianissimo..
Tanto piano che io dietro con palette e pull boy gli do’ una spintarella così, un po’ per gioco, un po’ seriamente come a dire hey, bello, vedi di regolarti. Niente. Messaggio non pervenuto, anzi, vira, con una capriola lenta e morbida, e invece di passare a destra, rischiamo di fare un frontale.
Che stordito, 'sto Marcantonio!
Vabbè, non avrà capito, mi lascerà passare là in fondo e giù un’altra toccatina ai piedi.
Marcantonio, lì davanti, si dev'essere imbestialito perché comincia a scalciare con rinnovato vigore coi piedi, malgrado il pull boy che tiene stretto tra le gambe.
Lo lascio virare e lo passo. Quattro bracciate e via. Adesso stai dietro tu, penso.
Avanti così, bene o male, finché Marcantonio non pensa bene di fare un po’ di tavoletta. 
Eh eh, mancava giusto quella, per rallentare ulteriormente il traffico!
Giustamente, mentre io arrivo per fare il mio 25 forte, lui deve anticiparmi di quei 15 secondi per partire con la tavola e le gambe a manetta che sembra un battello a vapore del 1800 sul Mississippi.
Lo
sorpasso sempre a metà vasca e, sempre a metà vasca, con un gesto di stizza lui gira la testa dall’altra parte.
Guarda che, casomai, sei tu che dai fastidio a me, cocco!
Dulcis in fundo, si mette sulla schiena a fare gambe rana mentre io rifletto sulla differenza di allenamento.
Ma che cosa sta preparando Marcantonio?! Son quasi tentata di chiederlo.
La corsa coi sacchi?! Fa' pallanuoto, pallavvelenata, pallamano?!
Cosa fa' Marcantonio per divertirsi?!
Vorrei tanto saperlo ma rimango nella mia ignoranza, e me la ridacchio un po'..
Ai miei 2.800 metri esce. 

Evvai! Peccato che ho quasi finito... 
Avessi tempo, per festeggiare mi farei un cinquecento sciolto, così.. per rilassarmi un po’.
Bye bye, Marcantonio!

mercoledì 16 gennaio 2013

Beata innocenza

No, perchè io non mi capacito di un sacco di cose!

Principalmente a come si fa' a credere che, da qualche parte in questa amena provincia, ci sia una struttura (una ludoteca, un baby parking) dove lasciare tranquillamente un bimbo di tre anni per chessò, due o tre orette il sabato mattina.

Il Principe consorte era profondamente convinto di questo, ma lui viene da fuori, si sa.
"Ci deve essere!" esclama ieratico una bella mattina di tre settimane fa'. 
"Mmmmmmmmm" mugolo io dubitativamente, pensando "Col cavolo".
E infatti, che non mi si dica che voglio aver per forza ragione a tutti i costi, ma a conti fatti, chiama di quà, scrivi di là, tutte le "strutture" private e non, lavorano solo in settimana, che il fine settimana i figli te li devi sciroppare tu (non ci sono cazzi!) oppure i nonni (ma se non ci sono 'sti nonni, uno che fa'?).
Così è, se vi piace e soprattutto anche se non vi piace...e quindi la sottoscritta sta cercando disperatamente una tata che non sia anche una potenziale rapitrice (ma chi avrebbe il coraggio di rapirselo, il mio Ico?!), rapinatrice (cioè, se rapina le banche, cazzi suoi, ma casa mia meglio che non tocchi nemmeno le forchette di tutti i giorni che il Principe consorte le ha numerate) et cetera, et cetera ... 
Vi anticipo subito che è più facile trovare una massaggiatrice. Di quelle ce ne sono quante volete.
Ma baby sitter... ecco, sembra che non vada proprio per la maggiore.
Vedremo.


In secondo luogo, non mi capacito di come si possa credere che qualcuno, miracolosamente salvo dal cancro (!), possa vincere 7 volte di seguito il Tour de France senza essersi calato/iniettato/sniffato l'impossibile e qualcosa di più.
Eddai...! Allora Babbo Natale esiste!

Con tutto che a me non sta nemmeno antipatico, il texano dagli occhi di ghiaccio, e poi è stata una fantastica icona della lotta contro il cancro bastardo. 
E' stata la bandiera della speranza e della possibilità di farcela, del ritorno alla vita, della seconda chance. 
E uno scivolone sulla buccia di banana come questo.... Sono anni che conti balle, vai avanti a mentire, stai zitto e giura che non hai mai usato il doping...! 
Che poi... ma sdoganatelo, 'sto doping, così sta all'atleta scegliere se prenderlo o no, però almeno togliamo le cosiddette fette di salame dagli occhi e ciascuno va' incontro a ciò che si merita (a testa alta?).





giovedì 10 gennaio 2013

Indoor è meglio… o forse no??!

"Piove stamattina, o forse no. Nevica...
Il fatto è che il parabrezza della macchinina gelato è un segnale importante: non sarà bello uscire per l’allenamento di bici che avevo previsto.
Tempo per la bici ne ho talmente poco, che mi spiace rimandare, dato che comunque si tratta di rimandare a… beh, a marzo!!
Ma il problema non sussiste, per il triatleta, con l’allenamento indoor.
Si può correre, pedalare e nuotare sempre, a qualsiasi ora (beh, orari del centro sportivo permettendo, ovvio..!) e con qualsiasi tempo (posto che ci si arrivi, con forti nevicate e raffiche di vento da uragano, magari anche no, meglio desistere).
Perfetto, allora si parte. Sgelata la macchinina, sacca nel baule, anzi no, sul sedile anteriore che pure la serratura del baule si è ghiacciata, son pronta. Destinazione palestra, col borsone pieno di attrezzi.
Non si sa mai.
Meglio non fidarsi, magari la piscina è chiusa, allora corro, magari le bici sono in manutenzione, allora nuoto. Pronta a tutto, come Rambo!
Luci e colori, un caldo tropicale e un fracasso che si potrebbe definire lontanamente musica mi assalgono al mio ingresso.
Ma io, che ho sfidato le colline di Pescara in bici, mica mi spavento e in poco più di cinque minuti son pronta per la bici.
Anche altri insieme a me, però, e son tanti... Infatti dopo venti minuti di pedalata forsennata l’istruttore viene a vedere perché non scendo dalla sua benamata bike.
“Mi sto allenando” gli spiego col fiatone dell’ennesima ripetuta fuori sella.
“Eh, ma qui c’è una fila di gente che ha bisogno della bici”. Dietro di me, una coda di cinque persone. Ma tutti qui, dovete venire a rompere i maroni?!
Evabbè, facciamo buon viso a cattivo gioco e simuliamo un combinato, che tanto per una buona mezz’oretta in sella son riuscita a starci. Come inizio, va benone, mi convinco.
Col body da tri grondante di sudore (l’ambiente palestra simula un allenamento a Lanzarote, ma senza gli effetti benefici del vento) mi fiondo sull’ultimo tapis disponibile. C’è un tizio che si aggira lì accanto, in maglietta della squadra di calcio del cuore e calzoncini da basket, che lo osserva come si osserva un animale esotico. Ogni tanto lo tocca, come a sincerarsi che sia proprio vero.
Con una spallata maldestra lo allontano e salgo sopra al “tapiru”.
“Ehi” mi apostrofa “c’ero prima io!!”.
Borbotto qualcosa in una lingua che potrebbe essere sanscrito antico o magari russo moderno.
“Ah, ok... Ok, ho capito…” si arrende e mi lascia salire, ma non cessa di osservarmi. Salgo e accendo il maledetto affare che mi parte da sotto i piedi con un’accellerazione di 8 G e mi sembra di stare un su MIG che decolla… Il tipo si allontana impaurito, non sia mai che gli volo addosso.
Ok, son partita. Adesso non mi fate più scendere, penso.
Maledetto inverno!!
Ma mi ci devo abituare, se voglio nuotare (bella forza, a meno che non mi voglia infilare in qualche gelido torrente, qui non c’è altro a disposizione che piscine), se voglio pedalare (sull’asfalto ghiacciato potrei mettere in serio pericolo la mia stessa sopravvivenza) e se voglio correre (mmmm… e qui, possiamo ancora giocarcela).
Si, mi ci devo proprio abituare, perché l’anno prossimo, a settembre, mi aspetta l’Elbaman. Servizio completo: 3,8 km nuoto, 180 km in bici e 42,195 metri di corsa. È meglio farsi trovare pronta, per quanto comincio a nutrire seri dubbi che non sarò mai abbastanza pronta…
Ma chissà…?

Essì… Francy goes to Elba..!"

andate a scaricarvelo, di corsa!

martedì 8 gennaio 2013

Olè

Siam partiti e siam tornati, per quindici, quattordici se non si conta il primo lunghissimo, infinito giorno di viaggio, giorni di vacanza vera, dura e pura.

Vacanza, ovvero (per me) soggiorno in luogo ameno e piacevole durante il quale si fa' solo quello che si ama fare, quindi.. soggiorno al mare (e non venitemi a sbrodolare che il mare d'inverno è triste, perchè 'sto cazzo! l'inverno è triste solo in Val Padana, che se stai al mare o in montagna si sta da dio punto e basta), a metri 20 e 15 centimetri dalla spiaggia (con le conchiglie! e chi le aveva viste più le conchiglie?! è dal 1986 che non ne vedo una, che in Liguria ci sono solo i cocci di vetro sulla spiaggia di riporto... e non dico altro) con una media giornaliera di 12 gradi quando non di più (tiè, e dici poco?!), il sole e corse sulla spiaggia, corsa nella pineta, corsa in collina verso Mutignano (no, no... ci sono andata davvero a Mutignano, due volte. Collinare vero!) e cibo...

Cibo, dicevo. Tanto, pasta fresca (chitarra e gnocchi), pesce fresco (le triglie più belle del mondo!), arrosticini, dolci (sfogliatelle come se piovesse...)..
No comment. Io che di solito a Natale non prendo neanche un etto,  a 'sto giro mi sono ritrovata con quasi due chili in più, nonostante abbia corso come una disperata.
Ma ci sta un po' di relax enogastronomico, anche se fino ad un certo punto.
Da domenica a regime controllato e da oggi sono ripartiti gli allenamenti, che tutto sommato il tempo passa e io devo rimettermi in forma (possibilmente non quella tonda).

Così, oggi, i miei primi tre chilometri di nuoto, un bel lavoro di forza.
Mi sono ritrovata a nuotare gli ultimi duecento metri con i crampi e la testa che mi girava vorticosamente ma ho finito bene il lavoro in soglia e, tutto sommato, per essere la ripresa, sono contenta.
Saltellando a bordo vasca dopo l'allenamento pensavo che si, le vacanze sono belle anche perchè finiscono, altrimenti se fossero sempre vacanze, che vacanze sarebbero?!

venerdì 14 dicembre 2012

Alla bella arte della cucina...!

Ci pensavo stamattina mentre, col Principe consorte alla guida del potente mezzo, solcavamo le strade coperte di ghiaccio e neve, che non è passato uno spazzaneve che fosse uno, qui nell'amena provincia coi Comuni in bancarotta.
Che poi qualcuno me lo deve proprio spiegare perchè questi cazzo di Comuni, con tutti i soldi che tirano su da tasse comunali, multe e i cazzi buffi che sanno loro, sono in rosso...

Polemica politica a parte, le strade comunque fanno schifo e bisogna essere pronti a tutto, anche a spingere il TIR spagnolo su dalla rampa ghiacciata.. però poi io ho l'OBBLIGO delle catene a bordo o dei pneumatici termici, che manco fossi a Livigno.. I pneumatici termici, tua sorella..
Pulisci le strade, Comune, invece di pagare l'happy hour ai consiglieri comunali. Spargi il sale, spargi la sabbia..
Insomma, fai qualcosa per quei poveri cittadini che ti pagano le tasse a ufo!! Nicht, non pervenuto. Il Comune è in rosso, andate a piedi... e sia, ma poi non mi far perdere mezza giornata lavorativa per iscrivere mio figlio all'asilo!

Ma dicevo, sterile polemica politica a parte, raccontavo al Principe consorte di come ieri sera mi son ritrovata a sguazzare nella vasca da bagno con Ico che si improvvisa chef e mi serve le sue pietanze preferite.

E io lo ascolto attentamente, questo bimbo di quasi tre anni, che mi serve senza soluzione di continuità sul piatto da portata (una spugna; quanta fantasia hanno i bimbi..!): "glato alla panda" (gelato alla panna), "glato cato" (gelato al cioccolato), "pesce e pate" (pesce con le patate), "patta" (pasta), "piutto" (prosciutto), "piccia a piutto" (pizza al prosciutto), "bianco" (yogurt bianco).

Vabbè, qualcosa delle sue scelte alimentari si salva.
Per il resto, se all'asilo gli dessero meno schifezze da mangiare, sarebbe meglio.
In ogni caso, la sua predisposizione alla cucina non m'inquieta per nulla che già me lo vedo, col suo cappello da chef, davanti a prestigiosi fornelli... !!

martedì 4 dicembre 2012

alla faccia mia..

Siamo reduci (tutti e tre) da un fine settimana di fuoco e stavolta non per gare, ma per ripresa di un'intensa attività sociale.
Da un po' (da un bel po'...) siamo rimasti senza appoggio per Ico, nel senso che i nonni si son defilati e quindi sta con noi o a scuola.
Non abbiamo ancora preso in considerazione una tata un po' per mancanza di fiducia e un po' per pigrizia.
E in effetti è una bella fatica trovare una persona decente cui affidare un figlio, che si sa, non è un pacco. Sono molto elastica in tante cose, ma non ho molta fiducia nel prossimo (e faccio bene, perchè quando ne ho avuta l'ho sempre presa in un piede, per usare un elegante eufemismo).
Ma dicevo, così ci siam tirati dietro Ico in una girandola di feste sociali: cena della società di triathlon, cena della società di atletica... sempre temendo che ci cadesse addormentato sulla sedia.
Macchè.
'Sto mini-tizio è incrollabile, praticamente indistruttibile..
Ha passato due serate a giocare con bimbi sconosciuti senza batter ciglio, a imparare nomi nuovi di persone mai viste, a correre, a strillare (avevano uno spazio apposito al ristorante, prima che mi tacciate di essere una mamma permissiva e rompicoglioni) ed è andato a dormire ad un'ora distruttiva anche per me. Io ciondolavo dal sonno e lui cantava beato e il giorno dopo, come nuovo.

Io invece faccio fatica. Sto correndo e anche benino, senza particolari dolori da post-maratona (che di solito almeno un ginocchio mi parte), ma senza particolare entusiasmo.
Sarò appagata dal mio (bel) risultato, sarò stanca, sarò.. non lo so.
Ho voglia di andare in vacanza, di staccare la spina e allenarmi in qualche bel posto che non sia qui.
Ho preso anche il raffreddore, per colpa di un dannato vestitino che ho messo domenica sera. Carino ma leggero. E l'ho pagata.
Sono praticamente un rottame.

lunedì 3 dicembre 2012

il consenso

mi chiedo, perchè dovrei cambiare?!
arrivi a un punto in cui ti trovi ad un bivio, o cambi tu o cambiano gli altri.
sono sempre stata una persona capace di adattarsi, non un'insofferente, anche se ultimamente si, per vicende mie personali, lo sono diventata.
o meglio, mi ci hanno fatta diventare.
ma amen, questa è un'altra storia.

e alla fine, non sembra, ma ci penso anche a quello che scrivo qui, che a volte mi sembra di dover scrivere per un pubblico (no di questo non si parla perchè..., no di quello è meglio non parlare perchè...).
e poi salta fuori che c'è sempre lo scontento, che ci mette un minuto a rompere le uova nel paniere.

beh, forse è ora di farsene una ragione e fregarsene un po'..
degli scontenti, di quelli che vorrebbero ma non sono, di quelli che mi vorrebbero così e cosa' ma io non sono e non sarò mai (lo so, è un discorso criptico, ma io mi capisco e tanto basta), insomma di fregarsene del consenso.

anarchia.
da oggi scrivo politicamente scorretto.
e scrivo un po' di quel che mi pare e piace e vediamo cosa cambia.
(probabilmente niente)

PS: i commenti rimangono moderati... ancora per un po'.

lunedì 26 novembre 2012

Quel bel enfant..!

Ico ha fatto strage di cuori di vecchiette, che hanno cercato di insegnargli il francese inconsapevoli del fatto che lui abbia ancora problemi con l'italiano.
Mentre suo padre correva la sua 24 ore a Port Hercules, noi abbiamo scorrazzato su e giù per l'incantevole città, passando da La Rocher a Place du Casino senza soluzione di continuità e menomale che il trasporto pubblico a Monaco funziona benissimo. Come tutto il resto d'altra parte.
Abbiamo passeggiato in mezzo a Ferrari e Rolls-Royce senza batter ciglio, e se stavo a sentire mio figlio mi sarei dovuta sedere pure al Cafè de Paris (ma forse ci avrebbero infilati nella fila in fondo, non di sicuro nei primi tavolini, in bella vista..!). Per un attimo mi è balenata l'idea folle "Garcon, un vodka martini..!" poi ho lasciato perdere, che è meglio...
Tanto l'alcool non lo reggo.
Il Principe consorte ha corso benissimo, piazzandosi quinto assoluto.
Bravo e avrebbe potuto fare meglio se il percorso non fosse stato invaso dalla folla multicolorata e vociante che accumulava chilometri per beneficienza.
Una manifestazione sui generis, però ben organizzata. Non mancava nulla.
Come non mancavano i soliti coglioni (italiani) che commentavano "Guarda questi cretini che corrono in tondo..!! Roba da matti...!".
La tipica famiglia Brambilla in vacanza: buzzurri, coi figli buzzurri appiccicati ai loro video giocattoli, e neanche farlo apposta con quei trenta chili in più a testa che ti fan capire come passano le giornate.
Mi sono trattenuta dal rispondere male, come mi trattengo molte volte di questi tempi, pur facendo uno sforzo considerevole.
D'altra parte, anche i coglioni possono dire la loro opinione, no?! E' un mondo libero. Ognuno può dire e fare quel che vuole, o così pare... e allora lasciamola parlare, 'sta gente, che qualcosa deve pur fare...
Parentesi polemica a parte, si chiude così la nostra stagione agonistica, con un ultimo bel successo, che porterà il Principe consorte a vincere anche quest'anno la classifica della squadra. Anche io ho fatto la mia parte, sia nel triathlon sia nel podismo. E ne son ben contenta.
D'altra parte non ho mai programmato di stare in casa a far la calzetta, impazzirei..
Ora, un po' di meritato riposo e poi possiamo cominciare a pianificare la prossima stagione. Sono molto in dubbio per il mio Ironman. Non so.
Non sono neanche tanto sicura di volerlo fare.
Ci penserò.

giovedì 22 novembre 2012

Imbarazzo

In spagnolo si dice così, test de embarazo. L'ho imparato perchè quando ero in Spagna, in viaggio di nozze, in una farmacia di Vigo, ho detto in italiano "che imbarazzo..!", il farmacista ha sorriso, ci ha guardato e mi ha dato il test.
quanto ridere, allora.

che imbarazzo.

prima pensavo fosse l'ansia da pre-gara, adesso voglio pensare che i miei estrogeni siano andati affanglu per sovraccarico di allenamento.
ma non è così, bella... come fai a raccontartela, non sei mica un'atleta di vertice eh..

Il principe consorte ha altro cui pensare questo finesettimana.
Io e Ico lo accompagneremo qui:


dove correrà la 24 ore e noi nel frattempo ci faremo un giretto, sperando che il tempo regga.

Io magari un test de embarazo me lo compro, anche se la fiducia in questi stupidi cosi è poca: quando ero incinta di un mese e rotti di Ico continuavano ad ostinarsi a negarlo.
Qualcuno sa' come si chiamano in francese..?

lunedì 12 novembre 2012

La prima volta

...c'è sempre una prima volta, si dice.
A me capita ieri mattina, domenica alla garetta di 9 km, anche se la spacciano per una 10k, di pianoro svelto tra l'argine del Po, uno sterrato bello e drenante e l'asfalto che riporta in paese, reso un po' viscido dalle foglie.
La mattinata uggiosa si è po' addolcita e spunta fuori anche una lacrima di sole, così decido di correre in maglietta, tanto gli ordini di scuderia sono di fare i 4e30 al km, velocità alla quale si presume che farò fatica.
Parto allegra senza farmi tanti problemi di posizione (è un allenamento, l'ultimo test prima della mia vera gara), ma vedo che sono abbastanza avanti, tra le prime quattro, diciamo.
Un po' mi scoccia eh, arrivo sempre così, quarta, quinta... quando va' bene, terza, però so che non son le mie, queste garette veloci e non me ne faccio un cruccio.
Prendo la tipa in top (che coraggio! a me verrebbe un colpo a girare con la pancia scoperta con questi sei/sette gradi) al terzo chilometro, sull'argine. Tra una pozzanghera e l'altra la passo agile. Sento lo scalpiccio dei suoi piedi dietro di me che risuona sempre più lontano.
L'altra è una ragazza giovane, molto più giovane di me.
La conosco ed è una tipetta piccola ma veloce.
La raggiungo al quarto chilometro. Le sono ancora dietro quando un suo compagno di squadra si volta e le dice "Vai tranquilla..".
Ok, non sono un fenomeno, è vero. Ma un noncurante "Vai tranquilla" è quantomeno azzardato e mi da' un po' noia.
In un secondo decido di darle qualche problema, oggi.
La passo. Mal che vada mi riprenderà negli ultimi due chilometri, penso, ma rimane dietro.
Vado sempre regolare, chè il Principe consorte mi ha detto di non strafare.
E io non strafaccio anche se passo un po' di uomini che mi guardano in maniera strana. Eh, se vi da' fastidio essere passati da una donnetta, penso.
Manca un chilometro all'arrivo e davanti a me vedo la fila dei podisti che si sgrana sulla curva. Cerco di identificare la prima donna, là davanti.
Ma a quanto sta andando?! Non la vedo proprio.
Pazienza, seconda oggi va benissimo, dai.
A 500 metri dal traguardo, un fenomeno che torna indietro a defatigare mi incita "Su i gomiti, dritta, spingi. Brava. Dai!!". Lo prendo in parola e aumento un po' ma non troppo eh, che poi il Principe consorte mi ribalta se mi faccio male proprio oggi.
Arrivo tra i quattro gatti che ci sono ad assistere.
Applausi e facce un po' incredule. Ma cos'ha sta gente, oggi? penso mentre rallento fino a fermarmi.

"Hai vinto" mi fa' il Principe consorte indicandomi la macchina.
Mi cambio in fretta per non prendere freddo.
"Vinto che cosa?" ma io non ho ancora capito.
"Sei la prima" e se la ride.
"Ma no..!" alzo gli occhi. Sta scherzando!
"Ma si!".
O cavolo!!! E io che cercavo la prima, là davanti.

A parte il piccolo divertissement: 9 km a 4 e20 in progressione.
Nessuna sensazione di fatica e gambe a posto.
Dai, che forse ce la faccio.


lunedì 5 novembre 2012

cronaca di una domenica qualsiasi

È una giornata troppo bella per non correre oggi.
C’è un bel sole che scalda e giusto una bavetta di vento così, in pausa pranzo, vado per i miei nove chilometri facili, chè oggi ho le gambe affaticate.

Ieri, il Principe consorte mi ha regalato una bella garetta di undici chilometri, un collinare tosto ma svelto, da fare a tutta birra.
Alla partenza sono un po’ distratta, tanto che quasi mi faccio levare una scarpa dal presidente. Un’occhiataccia e poi via, su per la salita. I primi due chilometri salgono ed io vado su con calma ma bene, comincio a convincermi a spingere e non appena si ritorna in piano accelero un po’ l’andatura.
Supero un bel po’ di gente e mi rendo conto che vado più forte del solito, ma non sto facendo fatica perciò mi dico che se devo scoppiare, scoppierò, ma per il momento corro.
Affianco una tipa col codino che mi sembra di conoscere, ma no, non è lei.
Mi lancia un’occhiata in tralice in risposta al mio mezzo sorriso mentre la passo.
“Codino” non ci sta’ e mi tiene dietro. Sento il suo respiro un po’ più che impegnato e penso che salterà, prima o poi.
Si sale ancora ed io cerco un’andatura efficace ma prudente. Codino mi segue, spalla a spalla, in un atteggiamento da pistaiola che taglia le curve, che io patisco un po’, abituata come sono a correre da sola.
Spero, quasi quasi, che si decida a passarmi ma so che non lo farà.
Dal respiro sembra che stia facendo ben più fatica di me.
Scendiamo rapidamente per imboccare uno sterrato con una curva secca a sinistra.
Occhio alle ginocchia e via, in derapata sulla ghiaia, mentre Codino cerca di tagliarmi la curva. Ma io la stringo e non la lascio passare. Sono davanti di quel mezzo metro che mi permette di manovrare sul percorso e mi sto divertendo un mondo a metterla in difficoltà.
Davanti a noi, al quinto chilometro, la bionda in fuseaux che sgambetta piano su per la salita. Ha rallentato, forse peccando di fiducia o forse per stanchezza. La prendiamo a mezza salita ma lei ci segue: ora siamo in tre, io in mezzo e davanti a loro. Finita la salita, i tipi al ristoro ci aspettano coi bicchieri in mano, ma noi tre, come Erinni, arriviamo mulinando le gambe con espressione così risoluta che si fanno da parte.
Due chilometri di sterrato morbido e fangoso ci guidano in mezzo alle vigne.
C’è un po’ di dislivello, ma le gambe vanno ed io sto correndo divertendomi come poche altre volte. Imposto le curve, mentre Codino mi pesta un tallone e smoccola perché la anticipo sempre sulle traiettorie.
Me la rido, e pestando incurante del fango nelle pozzanghere, penso che se oggi se vuole passarmi, deve andare più forte e basta. Nient’altro.
La bionda è più smaliziata, mi segue a ruota in silenzio e spinge bene in discesa. Aumento l’andatura. Mi seguono ma sento Codino che sta cedendo. Bene!
Al nono chilometro, sulla discesa, si decide tutto: la bionda ed io andiamo giù veloci, Codino finalmente si stacca. Meno una!
Sull’ultima salita riprendo la Bionda e prendo un po’ di vantaggio.
Di nuovo discesa e, anche se la Bionda spinge più forte, finisce per saltellare balzando più in alto che in avanti. In un nanosecondo decido se rischiare le ginocchia, e in vista della maratona non è la scelta più saggia, o se accettare la sfida.
Accetto il rischio, seppur calcolato. Sto attentissima agli appoggi ma vado giù spingendo bene, bacino e peso in avanti.
La passo, ci guardiamo un attimo e poi accellero ancora fino al piano.
Svolta secca a sinistra e lieve dislivello fino al traguardo. Sono trecento metri e non smetto un attimo di spingere.
Ora sto facendo fatica, ma sul traguardo arrivo prima io, mentre il Principe consorte mi fa’ di si con la testa (e te credo!!) e Ico sgranocchia un biscotto (mito, dagli da mangiare e quello sta dappertutto, anche in un rave party).
Soddisfazioni formato mignon..

martedì 9 ottobre 2012

Scommettiamo?

A ‘sto giro non mi arrabbio, anche se la chiaccheratina in pausa caffè col uno dei fornitori che corre (tutta gente brutta frequento, io!) mi ha lasciato un po’ da pensare.
Alla mia uscita: “Faccio Torino!” ribatte pronto “Ehhhhh, l’anno scorso l’ho chiusa in 3 e 47”.
Ok, mi dico.
Che non è che tra l’altro ci sia da andarne particolarmente fieri, soprattutto se non faceva un caldo africano, se non ti sei rotto una gamba, se ti sei allenato decentemente e soprattutto se corri da vent’anni... come te, prendi uno a caso.
“Vorrei fare 3 ore e mezza” butto là, titubante, per chiedermi subito dopo: “…ma perché non te ne stai zitta, ogni tanto?!”.
Che me la sono proprio cercata, l’occhiata lunga quanto basta e perplessa quanto basta al panettone che orna il mio fondoschiena.
Gli uomini mi guardano le chiappe e mi sottovalutano.  
Il mio culo ha il suo perché e soprattutto non intralcia nelle operazioni del running e men che mai in quelle del triathlon, a dirla tutta.
Certo, non ho l’otto per cento di massa grassa, ma in realtà, non ce l’hanno neanche la maggioranza dei presunti atleti o triatleti che frequento.
In gara ho persino visto uomini col deretano più grosso del mio, pensaunpo'!
Ho superato agevolmente donne dai fianchi più stretti ma dal fiato molto più corto, non senza una maligna quanto intima soddisfazione, sia sui dieci chilometri sia in maratona.

Chissà perché, ma quell’occhiata me l’aspettavo..
Come se non potesse essere vero che una donnetta corra più forte di te, maschio moderno.

Come quel simpatico triatleta che a Pescara, mentre correvo la mezza, mi ha detto: “Stai andando troppo forte” (un pacchettino di cazzi tuoi, no?).
Poi si è girato e al suo amico ha detto: “Questa scoppia..!”.
Ho visto i braccialetti che aveva al polso, ho capito che era un giro indietro e che non gli sembrava vero di essere superato. C’è gente così, che la vive male e molti sono maschi.
Un bel sorriso e via, all'arrivo.
E farò così anche domenica, alla mezza, quando troverò il campione di cui sopra, al ristoro finale. Dove arriverò, culo grosso o no, prima di lui.

Scommettiamo?