giovedì 28 febbraio 2013

O tempora..


È da un po’ di tempo che cerco di farmi dire da Ico con chi gioca a scuola, chi sono i suoi amichetti e come si chiamano e lui mi risponde nel suo linguaggio ancora molto approssimativo delle robe strane che suonano più o meno così: “Ada, Tatana, Evi, Eni..” e quando gli chiedo ulteriori chiarimenti mi spiega tutto piccato che Ada ha il pito e Tatana la patata..
Non
afferro, rimango basita, ma incasso e taccio (ultimamente sono diventata una raffinata esecutrice di questa politica).
Stamattina però, in un guizzo di rara intuizione, davanti agli armadietti dei bimbi, chiedo a Ico di indicarmi i suoi amici. 
E lui, tutto giulivo e volenteroso, mi indica “Ada” ovvero Adam, “Tatana” che diventa “Tatyana” e Kevin, Denis e via così.
Nomi esotici, ma mica per moda. Nomi e cognomi arabi, russi, moldavi, rumeni, polacchi che si alternano con buona pace della privacy sugli armadietti dei bimbi, con tanto di foto, che io vedo (e leggo) solo ora per la prima volta.
E mi cascano un filino le braccia da quanto sono stata ottusa, con le mie fette di salame sugli occhi. 

Sarà che mi sono lasciata ingannare dal fatto che io giocavo piuttosto con Francesca Chiara, Germana e Claudia, e che a tre anni ho chiesto a Daniele di sposarmi, ricevendo già allora un gran rifiuto (e un bacino, però!).
Niente, una completa rincoglionita.
Ma i tempi cambiano a ritmo forsennato ormai e forse neanche (tanto) in peggio. Sarà che sono un'inguaribile ottimista e posso piangere e lamentarmi ma dopo due minuti troverò sempre qualcosa che mi fa' sorridere e stare bene di nuovo.


Ieri diecimila metri di corsa col ritorno sugli ultimi 5.000 in 22’21’’, un po’ troppo forte visto e considerato che domenica mi sciropperò 30 km di lunghissimo.
Ma non c’era altra via se non la fatica per fare uscire il veleno e dopo, manco a dirlo, stavo meglio. Se non altro per la soddisfazione di sapere che possono esserci problemi fin che vuoi, ma io non cedo (non ce la farete a farmi saltare).
Oggi nuoto.

lunedì 25 febbraio 2013

Mo Chuisle



Dopo una mattinata trascorsa con poco profitto e piacere in uffici e studi medici, mi sono ritrovata con quei cinque minuti di tempo che cercavo da un po’, così sono riuscita ad andare al cimitero per una preghiera e una visita a quelle due tombe che stanno là.
Ho scoperto oggi che stanno ancora là, come le hanno lasciate, una a destra, l’altra a sinistra, a cinquanta metri l’una dall’altra, come quelle di due estranei, anziché di due persone che hanno passato la vita insieme.
Lei, in primis, ma anche i suoi degni fratelli, li hanno lasciati come se fossero due sconosciuti. Addirittura la tomba della nonna è una miserrima lastra di marmo senza una fotografia, con il nome incompleto (lei ci teneva tanto a quell’Erminia) e due date. Alpha e Omega.
Punto. 

E’ ben vero che “all’ombra dei cipressi o dentro l’urne confortate di pianto” et cetera, con buona pace del Foscolo (che anche lui all'epoca con queste riflessioni non è che fosse proprio il benvenuto... e invece non aveva tutti i torti ), è ben vero.
Che tristezza, però.
Che amarezza quella lapide spoglia sorretta da quattro fermi brutti di metallo, che gridavano sconforto.
Non che una lapide potrà mai essere allegra, però c’è modus in rebus.

Così, nel tornarmene a casa ho pensato al mio sangue, che è il loro sangue, ma si vede che è fatto di qualcosa di diverso.
Me lo ha detto anche il Principe consorte che gli animali pure la sentono la diversità, la percepiscono, l'annusano diffidenti e la allontanano.
Così è successo a me.
Anni fa’ ci credevo moltissimo all'importanza della discendenza ("sangue del mio sangue!"), ora non più: niente come l’esperienza ti cambia, ti forgia, ti forma.

“Mo chuisle” l’ho detto oggi al Principe consorte, prima di uscire di casa, con questa consapevolezza: che il sangue, a volte, si sceglie.

P.S.: sabato nuoto (4 km e 500); domenica 13 km di running nella neve: la mia scelta di autoderminazione ( ‘fanculo la genetica).

giovedì 21 febbraio 2013

La carogna

Ieri sera sono andata a fare la mia puntatina in farmacia, perché col pargolo malato (e anche il gentile consorte, a ‘sto giro) due puntatine la settimana non me le faccio mai mancare. Odio la farmacia, ma questo è un altro discorso, anche se a ben vedere la odio perché in farmacia mi succede sempre qualcosa di noioso e quindi qualcosa c’entra. 
Quando entro, c’è – giustamente – il mondo. Smoccolo in silenzio e mi metto in fila dietro l’omino davanti a me, aspettando che qualcuno tra i quattro commessi/dottori che ci sono al bancone si liberi. Me ne sto lì in paziente attesa, bella bella, nel mio piumino pelliccioso, quando entra una signora, che scruta la situazione con fare circospetto, scruta l’omino e mi lancia un’occhiata. Poi, mi fa’: “Siete in coda?!”.

Ma no, guarda, siam qui a giocare alle belle statuine alle sei e mezza di una gelida serata invernale. Ci divertiamo così.
Minchia, quanto mi piacerebbe poter rispondere così...
O se mi piacerebbe. Invece no, sfodero un bel sorriso e le indico lo spazio dietro di me. Attendi. Attendiamo. Entrano altre due persone, ragazzo con giubbino e uomo maturo con giacca da marinaio, che per ingannare l’attesa si va’a scegliere il bagnoschiuma. Tutti disciplinatamente in coda.

Poi entra lui: settant’anni, Borsalino in testa e qualche carta fra le mani che sbircia nervosamente. Si guarda intorno e borbotta irritato. Sposta impaziente il peso da un piede all’altro e comincia a studiare di chiedere informazioni (e …di scampare la fila).
L’omino davanti a me è silente, non lo guarda, è pronto per il suo turno, dato che alla cassa una tipa sta pagando e se ne va. L’omino scatta avanti. Ora tocca a me.
Il settantenne col Borsalino borbotta nervoso, poi sceglie uno dei dottori, lo apostrofa, gli mostra le carte e quello gli fa’ cenno di aspettare. Il dottore si libera. Io mi muovo verso di lui: è il mio turno..
Il signore col Borsalino mi vede arrivare e mi fa’ un cenno. “Prego, prego, la lascio passare!”. La faccia tosta!
“No guardi, Lei non lascia passare nessuno” preciso piccata “è il mio turno, è Lei che ha saltato la fila”.
“Eh, ma non ho la ricetta” mi fa', come se fosse una buona scusa.
“Non mi interessa. Si metta in fila lo stesso, come fanno gli altri, se non le spiace!” (c'è anche il punto esclamativo perchè ora sono davvero irritata).
“Eh, ma quanto si agita. Ma se l’ho anche lasciata passare..!”.
…

lunedì 18 febbraio 2013

Qualcosa di lento e morbido



La musica mi piace molto, anche se ultimamente ne ascolto poca, per mancanza di tempo più che altro e poi per una spiccata disparità di gusti col Principe consorte.
In effetti, l’unica cosa che riusciamo ad ascoltare insieme è il mitico Frank e ho detto tutto..
A Ico la musica piace. Tanto. Tanto che, la sera prima di andare a nanna, è dura convincerlo a dormire se prima non gli ho fatto la “cantatina”.
Adesso poi, che il repertorio si è consolidato in quei 5/6 pezzi base (che non svelerò neanche sotto tortura..) è lui stesso ad indicarmi cosa vuole o non vuole sentire (“No, etta no!” e mi fa’ un segno di diniego deciso con la manina e la testolina, tanto per non sbagliarci..!) oppure si unisce a me nel ritornello, con un po’ di ritardo perché non sapendo le parole le fa’ prima pronunciare a me e poi le verseggia. Sorride e canta.
Sarebbe bello che imparasse a suonare uno strumento: io son sempre stata negata ma non ci ho mai nemmeno provato seriamente.

Sabato mattina è stata dura lasciarlo a casa per andare in piscina. Mi si è aggrappato addosso piangente come una patella. “Voio venire anche io!!”. E ciao, giù lacrime a torrenti.
A parte che son due settimane che ha la febbre e proprio non è cosa,  ma a questa scena mi si è spezzato un pochino il cuore. E niente, ho preso il borsone e son partita di corsa, lasciandolo a casa con suo padre. Poveretti tutti e due, ho pensato.
Ho nuotato 4 km e mezzo, che ci stava e stavo (ancora) bene. Ho nuotato bene, con una new entry in corsia: uno pseudo modello, alto un metro e tantissima roba, con un costumino da élite e una nuotata a rana che era qualcosa di spettacolare a vedersi.
Abbiamo nuotato tranquilli, dividendoci la corsia, io la destra, lui la sinistra.
Un
’ora e mezza di pace perfetta, come una sinfonia lenta e morbida. Piacevole.

Tornata a casa, ho trovato Ico al suo posto, col piatto pronto, il cucchiaio in mano,  un sorriso meraviglioso e un sonoro “la mamma!!” come se avesse visto la Madonna.
Il Principe
consorte mi sorrideva da dietro il mazzo di orchidee. Il preludio di un fine settimana perfetto, lento e morbido.

Domenica invece ci siamo accartocciati per casa, vomitando tutti e tre.
Niente è perfetto.

venerdì 15 febbraio 2013

Un'irresistibile voglia di..



Le premesse per la mezza maratona di domenica non erano ottime.
Non ho dormito un piffero tutta la settimana, tosse e una febbriciattola insistente e ancora, l’allenamento di venerdì era stato soddisfacente, si, ma mancava ancora quello spunto in più che..
Senza contare che le condizioni meteo, beh, le condizioni meteo non sono di poca rilevanza ed io il vento lo temo e lo patisco più di qualsiasi altra situazione.
Detto questo, son partita senza grandi ambizioni, sen non quella di correre bene, composta, gestendo lo sforzo ancorché esserne vittima per non arrivare come a Ceriale, che al 20° chilometro il trullo, che l’organizzazione mette ad indicare la svolta a sinistra, mi apostrofa dicendo: “Dai, che l’importante è arrivare!!”.
Bello convinto anche… Che io lo so benissimo di non essere niente di che, intendiamoci, e che lì, un po’ per noia un po’ per affaticamento vero e proprio, non ho certo brillato, ma visto che comunque sono arrivata ben prima del 50% delle donne presenti, mi chiedo che cosa hai detto alle altre che son passate dopo di me, grandissimo pirla..?!
Detto ciò, questa domenica, nonostante il ventaccio contro per 10 chilometri, sono arrivata settima e nel primo 30% dei partecipanti.
Non so più né perché né per come, ma quando faccio una gara podistica e poi vado a vedere la classifica, sono pienamente soddisfatta se sono arrivata nel primo 30%, maschi compresi.
Allora so di aver fatto la gara.
La classifica femminile in sé dice poco. Settima potrebbe essere buono come potrebbe essere scarso. Ma se guardo chi è arrivato dieci secondi prima di me e dieci secondi dopo di me, so esattamente come sono andata.
Questo per le garette podistiche del posto, sia chiaro.

(Non vi fate delle illusioni, che sono una schiappa)

Il triathlon invece funziona in maniera diversa: me ne frego di classifica e piazzamenti, anche se piazzarsi nella categoria non è troppo lontano dalle mie possibilità.
È come se non “sentissi” la competizione.
Il triathlon è gioia pura, è cercare la traiettoria giusta in acqua, è lanciare sorrisi dalla bicicletta, è prendere il gel al momento giusto in zona cambio, è dare tutto nella corsa, spingere forte sulle gambette e passare tanta gente spompata.

Sarà che oggi c’è il sole, pallido e sparuto ma c’è, sarà che ho proprio voglia di risalire in bici, sarà che le quindici ostriche che mi sono spazzolata ieri sera hanno ancora effetti afrodisiaci, ma oggi ho un’irresistibile voglia di triathlon… 

giovedì 14 febbraio 2013

Valentine's Day

E come sempre ogni anno, e a dirla tutta oggi sono precisamente tre, penso a quanto sono fortunata ad averti, ad avervi.
Uno il mio piccolo pezzo di cuore, uno il suo papà.
Uno che è nato il giorno di San Valentino, alle 04:52 minuti.
Uno che quel giorno di San Valentino (e soprattutto quella terribile notte) se la ricorderà fin che vive.

Auguri, miei Valentini

Ci sarebbe molto altro da dire, da raccontare, da ricordare...
il meglio che so' pensare è che siamo stati lì lì, a un soffio, ma qualcuno da questa parte ha tirato il nostro filo più forte.



14 Febbraio 2010 Ico



venerdì 8 febbraio 2013

Sarvângâsana

Ieri sera mentre sguazzava allegramente nella vasca da bagno, Ico tira su le gambette, si inarca e si soffia sulle punte dei piedi. 
Poi scende, mi sorride sornione e mi dice: "Candela!", che poi è quello che c'è scritto lì sopra, sebbene con altra espressione.
Rimango un filino basita e, fra le bolle dell'idromassaggio, gli domando da dove salta fuori questa novità.
E alla domanda, il mio piccolo pezzettino di cuore si lancia in una spiegazione dai voli pindarici e dal linguaggio approssimativo, che capisco a fatica.
L'unica parola intellegibile è "ponte", che pronuncia con un certo entusiasmo.

"Fammi un po' vedere" gli dico.
Anche qui, si inarca su gambe e braccia e voilà, un piccolo ponte un po' sbilenco ma che tiene con disinvoltura.
A quanto mi è dato comprendere, il merito è della sua insegnante di ginnastica. 
Una new entry, un'insegnante esterna che da due settimane viene a fare lezione ai bambini.
Pensavo che si trattasse di fare i soliti saltelli e giochi, invece la tipa mi sembra intenzionata a fare sul serio.

Manco a dirlo, a Ico la sua "Babbara" come si chiama l'insegnate, piace un sacco e stamattina, interrogate in proposito, le maestre confermano che si, lui partecipa molto volentieri e fare ginnastica gli piace un sacco (..ma va'?!).
"Babbara" è anche diplomata ISEF, quindi siamo in una botte di ferro.
Tutto ciò mi riporta alla memoria il corso di ginnastica artistica cui mi hanno iscritta i miei a nove anni. La mia amichetta faceva ginnastica ritmica e anche io avrei voluto volteggiare leggiadra con il cerchio, le clavette e il nastro, invece per un equivoco mi sono trovata a saltare il cavallo e le parallele.
Non ho molta memoria né di quel corso né di quel periodo, quindi probabilmente non ero un fenomeno, ma so ancora fare meravigliose capriole.

Quindi, stasera, ginnastica per tutti sul tappetone di casa..!
Spero proprio di non spaccarmi... 




mercoledì 6 febbraio 2013

Ruhezone

Se gennaio è stato un mese difficile, febbraio si sta rivelando tremendo.
Ico ha il raffreddore da un mese e alterna botte di febbre a botte di mal di pancia, si sveglia di notte col nasino colante e piange. Io pure mi sveglio ai suo strilli (ultimamente anche due, tre volte per notte) e son sincera.. piangerei pure io volentieri. Se servisse a qualcosa.
Vorrei dormire.
Perchè il bello è che non ho nessun problema d'insonnia, a parte mio figlio.
La scorsa notte poi è stata peggio del solito: sveglia alle due, sveglia alle quattro e poi.. occhi sbarrati senza poterci far niente.
Così, mentre il fascinoso marito se la ronfa, scendo in salotto e leggo un libro sgranocchiando sue biscotti e affancuore le calorie in più.
Alle quattro e mezza mi addormento sul divano che non è neanche male, ma sogno terremoti, muri rotti e.. mia madre. Insomma, incubi a manetta.

Così, stamattina non mi meraviglio di essere stanca.
In realtà la mancanza di sonno mi sta defedando. Sintomi da raffreddamento perenni, febbriciattola, stanchezza, e anche  i ritmi nella corsa sono molto sotto tono. So che dalla mezza maratona di domenica mi posso aspettare proprio poco. La userò come allenamento un po' più svelto del solito e mi farò due chiacchere con gli amici. di più non ce n'è, con queste premesse.
L'unica cosa che mi riesce bene nonostante questo periodaccio è il nuoto, quindi oggi vado. E spero di non addormentarmi in vasca.
Vorrei proprio dormire.
Almeno una notte intera, senza sentir piangere, senza sentir chiamare: "Mammaaaaaa....!".
 Non mi sembra di chiedere molto, eh.


lunedì 4 febbraio 2013

Easy

Il sabato mattina solitamente arrivo in piscina rilassatissima..
Si, insomma, non devo correre come una pazza fuori dall'ufficio per arrivare in tempo, fare l'allenamento in tempo e fare il solito triplo carpiato rovesciato e avvitato per ritornare (sempre in ufficio) alle 14.00.
Il sabato esco di casa alle 10, quando il Principe consorte è tornato dal suo allenamento di running e so di avere tutto il tempo a disposizione per i miei 4 chilometri (e se ho voglia, qualcosa in più) di nuoto.
Sabato scorso ero un po' meno rilassata del solito, perchè Ico si era svegliato a più riprese nella notte, chiacchierando come una gazza, che poi è la sua personalissima reazione alla febbre alta..
Lui chiacchiera.
Solo che svegliati all'una, svegliati alle due, risvegliati alle cinque.. ecco, alle otto ero insonnolita e più rincoglionita del solito. Non che io solitamente sia brillante, appunto.
E il Principe pure: noi due zombi e Ico sfebbrato, per fortuna.
Ma l'allenamento si deve pur fare, quindi, pronti via..
Ma si sa, che con il sonno arretrato si è anche meno tolleranti, ancorché meno reattivi del solito e quindi ritrovarsi in uno spogliatoio in cui ogni angolo, ogni millimetro quadrato è occupato da mamme con piccolo pargolo al seguito che al sabato mattina deve fare la lezioncina di baby nuoto.. beh, mi ha dato più fastidio del solito.
Stavo già per tirare due accidenti quando mi son fermata a riflettere. 
Dovrei esserci io qui, con Ico (senza febbre,ovvio) per insegnargli a nuotare.
A parte che Ico secondo me non è ancora pronto, però (penso) dovrei proprio provarci.
Beh, si, forse.
Se voglio che mio figlio ami lo sport, dovrò pur cominciare, da qualche parte.
Ci ho pensato durante tutto l'allenamento, 4 chilometri e tre che ormai faccio col pilota automatico (non sbaglio nemmeno più un esercizio) e la verità è che non mi sembrava proprio che quelle mamme fossero lì per insegnare ai loro figli lo sport.

Mi sembrava che fossero lì per trascorrere un ameno sabato mattina a mollo nell'acqua calda.
Che non c'è niente di male, eh, ma io ho altro da fare.
Ci mancano solo i sensi di colpa.