Il meschino minchione che ho di fronte al naso per otto ore al giorno ha deciso di smettere del tutto di salutarmi. Ora, se c'è una cosa che mi fa' andare totalmente in bestia è questa gente piccina che sfoga le sue frustrazioni sul posto di lavoro, nel rapporti coi colleghi.
Sono pressochè sicura che questo imbecille mononeuronico e malfunzionante a casa sua sia costantemente preso a calci in culo dalla mogliettina. Mi si dice di essere superiore e paziente, ma se c'è una cosa che non son capace a fare beh, è proprio quella della tolleranza verso gli imbecilli (meschini per di più).
Non mi resta che rendergli la pariglia. Togliamogli il saluto e risparmiamo il fiato e magari lasciamo scappare anche qualche "Vaffanglu", tanto per fargli capire in che considerazione lo tengo.
Ico è andato alla grande all'asilo: si è mangiato due piatti di minestrone nell'incredulità generale, era così emozionato dalla novità da saltare il pisolino pomeridiano e ha giocato tanto che alle nove di sera mi si è addormentato in braccio mentre gli asciugavo i riccioletti biondi. Poi si è svegliato di colpo e ha bofonchiato: "Nanna!". L'ho accontentato volentieri perchè piuttosto che no aveva anche qualche linea di febbre.
Una giornata elettrizzante.
Oggi ho nuotato, che ogni promessa, soprattutto verso me stessa, è debito.Due chilometri, due faticosissimi chilometri, ma ho nuotato...
Incredibile. Sono più sasso che persona, ma ho nuotato.
E ho notato un certo sommovimento di testoline maschili, mentre entravo in piscina col costumino nero e i riccioli, ormai troppo lunghi, sulle spalle. Niente cambia.
Il mondo è sempre uguale a se stesso. Anche troppo.
venerdì 28 settembre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
Ico, il “pito” e l’insostenibile leggerezza dell’essere
Oggi è una giornata buona.
Abbiamo fatto quel che andava fatto, abbiamo scritto quel che andava scritto e per il resto, me ne sbatto, scusate la rima.
Abbiamo fatto quel che andava fatto, abbiamo scritto quel che andava scritto e per il resto, me ne sbatto, scusate la rima.
È una vita che mi si rinfacciano colpe immaginarie e inesistenti: l’unica colpa che ho è quella di essere figlia. Loro. Fossi figlia di qualcun altro sarebbe senza’altro meglio, ma alla fine, questa è la mano di carte che mi da’ il destino e con questa devo giocare la mia partita.
Quello che non voglio è far passare una Quaresima del genere alla mia beneamata prole, ché non me l’ha chiesto lui di venire al mondo. Niente di quel che viviamo gli deve pesare come un macigno su quella bella testolina bionda, niente gli deve offuscare il sorriso spontaneo di bimbo che sta uscendo dal nido per le primissime volte in questi giorni e niente lo deve turbare, se non il morso che gli ha fatto oggi un altro bimbo a scuola.
E anche lì mi faccio domande: ma che ti mordi? Sei un cane? Ma che ti insegnano?
Più m’inoltro nel magico mondo scuola-figli-genitori-bimbi più inorridisco nel vedere mamme totalmente rimbecillite da figli prepotenti e maneschi.
In merito al morso non ho detto una parola, ma quando mi dicono: “Eh, ci son bambini così..” mi cascan le braccia. Così come? Scemi? Ah, no, scusate, adesso si chiamano “indaco”. I bimbi indaco.
Rabbrividisco. Teneteveli. Sarò stronza, ma se mio figlio mi morde, gli faccio passare la voglia.
E se lo mordono, gli posso solo dire di rispondere e non con dialogo, che a due anni e mezzo cosa vuoi che si dialoghi? Se le danno di santa ragione.
Detto questo, Ico domani si ferma a mangiare all’asilo: farà la nanna e poi giocherà un po’ e poi faranno attività (!!!) e poi lo andremo a recuperare, zozzo, sporco, impiastricciato, come mi arriva a casa a mezzogiorno, peraltro.
Devo avvertire la maestra che prima di fare la nanna, Ico si fa’ una cantatina?!
Nel pensarci, oggi mi veniva veramente da ridere.
O devo forse avvisare che quando parla del suo pisellino, lo chiama “il pito”?!
Il Pito, nomen omen, speriamo per lui.
Per quanto mi riguarda sono affascinata dalle problematiche tipo “Oh, speriamo che mio figlio stia buono al refettorio”. Io per parte mia, faccio un sorriso da Gioconda. E mi appunto mentalmente di spegnere il cellulare. Domani alle cinque sapremo la verità. O asilo, o riformatorio.
martedì 25 settembre 2012
Escalation
Mi vedo ancora nella foto che mi sono scaricata ieri, da domenica.
Una breve gita fuori porta, al mare, tanto per assaporare di nuovo, prima che venga l'inverno il gusto della salsedine.
Abbracciata ad Ico, gli occhi enormi e gli zigomi tirati che spuntano dal viso affilato.
Ma non ero ingrassata? Dalla faccia non sembra. Il sorriso poco convinto di chi ha perso un po' la bussola e si chiede: "Ma dove stiamo andando a finire?!".
Ogni giorno porta con se' una sorpresa, che non è sempre bella.
Ogni mossa va' attentamente studiata e valutata per non precipitare una situazione di equilibrio che già di per sè è instabile.
Ogni tanto una passata di terremoto, poi finisce, ma so che me ne arriverà un'altra.
Sto ancora in piedi. E corro.
Una breve gita fuori porta, al mare, tanto per assaporare di nuovo, prima che venga l'inverno il gusto della salsedine.
Abbracciata ad Ico, gli occhi enormi e gli zigomi tirati che spuntano dal viso affilato.
Ma non ero ingrassata? Dalla faccia non sembra. Il sorriso poco convinto di chi ha perso un po' la bussola e si chiede: "Ma dove stiamo andando a finire?!".
Ogni giorno porta con se' una sorpresa, che non è sempre bella.
Ogni mossa va' attentamente studiata e valutata per non precipitare una situazione di equilibrio che già di per sè è instabile.
Ogni tanto una passata di terremoto, poi finisce, ma so che me ne arriverà un'altra.
Sto ancora in piedi. E corro.
mercoledì 19 settembre 2012
27 e non più 27
Aspetto questa data come una liberazione da una condanna, almeno da due mesi, diciamo..
è la data in cui inizia il tempo pieno di Ico all'asilo.
Essì, perchè mica facciamo le cose facili, noi... prima c'è l'inserimento, poi c'è l'adattamento, poi c'è non so cos'altro, poi finalmente, alla terza settimana Ico comincerà il tempo pieno.
Evviva. Evviva mica perchè gli voglio male, evviva perchè così finalmente posso riprendere a nuotare in pausa pranzo.
Da quando siamo rimasti senza una mano d'aiuto per tenere il nano, abbiamo fatto tutto noi, autarchia selvaggia, in una sorta di espiazione penitenziale: il Principe consorte a casa a fare da babysitter tutta l'estate, io a yo-yo nelle pause dal lavoro.
Allenamenti e gare rigorosamente a rotazione (o tu o io), senza contare i sensi di colpa (se vado a nuotare non passo da casa), i musi (sei stato fuori più di me non vale), gli scleri (non riesco a preparare una dieci chilometri, altroché una maratona).
Tutto questo ha influito pesantemente sull'umore di entrambi e, ancor più pesantemente, sulla mia stagione di triathlon.
Ieri sera, quando il principe consorte se n'è uscito con la proposta di fare l'ultimo olimpico della stagione, questo fine settimana, dopo due mesi che non vedo l'acqua e manco la bici, mi sono un filino incazzata.
"Tanto lo finisci".
Ebbè si, un olimpico lo finisce anche mia nonna, questo è poco ma sicuro, ma finirlo per finirlo, quando sai che potresti fare molto meglio, fa' girare un pochetto le palle.
Se (e dico se) Ico comincia il tempo pieno il 27, io il 27 sarò in piscina, e forse (e dico sottovoce forse) ad ottobre mi faccio l'ultimo sprint della stagione, in mare.
Anche se lo sprint non mi garba tantissimo, ora come ora, è quel che passa il convento e dobbiamo accontentarci, con tanti ringraziamenti ai gentilissimi genitori per avermi mandato all'aria la vita, ancora una volta.
Come al solito a rimetterci, in tutto e per tutto, sono io, e non posso fare a meno di sentirmi frustrata.
E poi, sono bravissima a raccontarmi favolette: "sono contenta così, va bene lo stesso.." ma sono tutte cazzate, ché sotto sotto, avrei voglia di dare una botta in testa a qualcuno, fare fagotto e alla via così.
Poi regolarmente mi dico che c'è tanta gente che si accontenta di passare il tempo a guardare vetrine e preparare il corredino per l'asilo, attaccando entusiasticamente etichette dappertutto, e allora io perchè non sono contenta?
Forse perchè attaccare etichette con le iniziali di Ico non mi entusiasma come tagliare un traguardo.
Sarò strana.
è la data in cui inizia il tempo pieno di Ico all'asilo.
Essì, perchè mica facciamo le cose facili, noi... prima c'è l'inserimento, poi c'è l'adattamento, poi c'è non so cos'altro, poi finalmente, alla terza settimana Ico comincerà il tempo pieno.
Evviva. Evviva mica perchè gli voglio male, evviva perchè così finalmente posso riprendere a nuotare in pausa pranzo.
Da quando siamo rimasti senza una mano d'aiuto per tenere il nano, abbiamo fatto tutto noi, autarchia selvaggia, in una sorta di espiazione penitenziale: il Principe consorte a casa a fare da babysitter tutta l'estate, io a yo-yo nelle pause dal lavoro.
Allenamenti e gare rigorosamente a rotazione (o tu o io), senza contare i sensi di colpa (se vado a nuotare non passo da casa), i musi (sei stato fuori più di me non vale), gli scleri (non riesco a preparare una dieci chilometri, altroché una maratona).
Tutto questo ha influito pesantemente sull'umore di entrambi e, ancor più pesantemente, sulla mia stagione di triathlon.
Ieri sera, quando il principe consorte se n'è uscito con la proposta di fare l'ultimo olimpico della stagione, questo fine settimana, dopo due mesi che non vedo l'acqua e manco la bici, mi sono un filino incazzata.
"Tanto lo finisci".
Ebbè si, un olimpico lo finisce anche mia nonna, questo è poco ma sicuro, ma finirlo per finirlo, quando sai che potresti fare molto meglio, fa' girare un pochetto le palle.
Se (e dico se) Ico comincia il tempo pieno il 27, io il 27 sarò in piscina, e forse (e dico sottovoce forse) ad ottobre mi faccio l'ultimo sprint della stagione, in mare.
Anche se lo sprint non mi garba tantissimo, ora come ora, è quel che passa il convento e dobbiamo accontentarci, con tanti ringraziamenti ai gentilissimi genitori per avermi mandato all'aria la vita, ancora una volta.
Come al solito a rimetterci, in tutto e per tutto, sono io, e non posso fare a meno di sentirmi frustrata.
E poi, sono bravissima a raccontarmi favolette: "sono contenta così, va bene lo stesso.." ma sono tutte cazzate, ché sotto sotto, avrei voglia di dare una botta in testa a qualcuno, fare fagotto e alla via così.
Poi regolarmente mi dico che c'è tanta gente che si accontenta di passare il tempo a guardare vetrine e preparare il corredino per l'asilo, attaccando entusiasticamente etichette dappertutto, e allora io perchè non sono contenta?
Forse perchè attaccare etichette con le iniziali di Ico non mi entusiasma come tagliare un traguardo.
Sarò strana.
lunedì 17 settembre 2012
post senza titolo a gentile richiesta di StefanoLaCaraStrong
Sono qui, fra il chiaro e lo scuro, che cerco di non affogare sotto la pioggia,... macché pioggia! diciamo pure il diluvio di scartoffie che mi sono precipitate sulla scrivania in una settimana di assenza.
Pian piano recupererò, ma è comunque una corsa disperata contro il tempo.
Sembra che più sbrighi e-mail e più ne ricevi, che più sbrogli carta, più te ne consegnano e per fortuna che il telefono non ha (ancora) cominciato a suonare istericamente, anche se un paio di "NO!" secchi li ho già tirati.
Il Tubo Ico è all'asilo, pardon, alla scuola dell'infanzia, come piace dire ora. Ci sta come una vongola in guazzetto, oserei direi, come una melanzana nella caponata, come una ciliegina sulla torta, massi, abbiamo capito... Gli piace. Tanto, tanto parecchio, ma così tanto che si dimentica di salutarmi quando vado via e piange quando lo andiamo a prendere!
Sembra che non sia il solo, ma un po' mi rode che mio figlio non senta la mia mancanza. E se non la sente adesso a 2 anni e 7 mesi, non posso aspettarmi che la senta a 18..!
Amen, dovrei rallegrarmi per un problema in meno. Rallegriamoci!
Chi non ha niente, e dico niente, per cui gioire è il Principe Consorte che si porta a casa 150 km di Tor, ma che ha dovuto fermarsi per una lesione al tendine. Seguiranno accertamenti e accidenti alla sfiga..
E giorni interessanti, dato che se il Principe Consorte non corre, son dolori per tutti...
In quanto a me, beh, è ora di accettare l'amara verità. Sono cicciottella!!
Questi cinquantaunchiloemezzo non va' niente bene, considerato che vorrei (dovrei, potrei) correre una maratona. Si, solo una fanatica come me potrebbe considerasi grassa, grossa, pesante, ma così non ci siamo.
Si deve mangiare di meno e siccome negli ultimi tempi non ci siam fatti mancare niente, un po' di depurazione non farà male.
Dieta, dieta, dieta.
Pian piano recupererò, ma è comunque una corsa disperata contro il tempo.
Sembra che più sbrighi e-mail e più ne ricevi, che più sbrogli carta, più te ne consegnano e per fortuna che il telefono non ha (ancora) cominciato a suonare istericamente, anche se un paio di "NO!" secchi li ho già tirati.
Il Tubo Ico è all'asilo, pardon, alla scuola dell'infanzia, come piace dire ora. Ci sta come una vongola in guazzetto, oserei direi, come una melanzana nella caponata, come una ciliegina sulla torta, massi, abbiamo capito... Gli piace. Tanto, tanto parecchio, ma così tanto che si dimentica di salutarmi quando vado via e piange quando lo andiamo a prendere!
Sembra che non sia il solo, ma un po' mi rode che mio figlio non senta la mia mancanza. E se non la sente adesso a 2 anni e 7 mesi, non posso aspettarmi che la senta a 18..!
Amen, dovrei rallegrarmi per un problema in meno. Rallegriamoci!
Chi non ha niente, e dico niente, per cui gioire è il Principe Consorte che si porta a casa 150 km di Tor, ma che ha dovuto fermarsi per una lesione al tendine. Seguiranno accertamenti e accidenti alla sfiga..
E giorni interessanti, dato che se il Principe Consorte non corre, son dolori per tutti...
In quanto a me, beh, è ora di accettare l'amara verità. Sono cicciottella!!
Questi cinquantaunchiloemezzo non va' niente bene, considerato che vorrei (dovrei, potrei) correre una maratona. Si, solo una fanatica come me potrebbe considerasi grassa, grossa, pesante, ma così non ci siamo.
Si deve mangiare di meno e siccome negli ultimi tempi non ci siam fatti mancare niente, un po' di depurazione non farà male.
Dieta, dieta, dieta.
mercoledì 5 settembre 2012
à la guerre comme à la guerre
Si
avvicina l’evento per cui il Principe consorte si è allenato (duramente) per un
anno.
No, anche qualcosa in più, a dire il vero. Correre in montagna è sempre stata la sua ambizione, da quando nel2008
ha provato la sua prima sky marathon.
No, anche qualcosa in più, a dire il vero. Correre in montagna è sempre stata la sua ambizione, da quando nel
È stato un
grande amore, tanto intenso che quando l’ho ritrovato all’arrivo (impensabile
per me all’epoca tentare di incrociare qualche passaggio, se non alla mezza
maratona che incocciava molto opportunamente il paesino di Claviere), seppur
stravolto dalla fatica, aveva tuttavia gli occhi luccicanti di entusiasmo e
pieni di sogni da realizzare.
Da lì in avanti è stato un susseguirsi di corse in montagna e di trail running, dove per trail non si deve pensare allo sterrato di campagna o di dolci pendenze collinari quanto piuttosto ad aspri passaggi in alta quota, tra massicci ghiacciai e rocce affilate e rese viscide da pioggia e nevischio.
Da lì in avanti è stato un susseguirsi di corse in montagna e di trail running, dove per trail non si deve pensare allo sterrato di campagna o di dolci pendenze collinari quanto piuttosto ad aspri passaggi in alta quota, tra massicci ghiacciai e rocce affilate e rese viscide da pioggia e nevischio.
All’epoca
il trail non era ancora di gran moda, tant’è che tutta la nostra (ex) squadra
podistica se ne faceva allegramente beffe… ma lui, sereno come Venezia, se n’è
sempre impipato delle opinioni del prossimo, vicino o lontano che fosse, ed è
andato dritto per la sua strada, continuando a fare quello che amava fare.
Si è tolto
delle gran belle soddisfazioni ed ora ci riprova, a domare i giganti de “La
Vallée” in una gara di durerà
almeno cinque giorni.
Cinque
giorni a correre fra le nuvole e le vette, a fil di cielo in compagnia di
aquile e marmotte e dei altri 600 pazzi come lui, provenienti da tutto il mondo.
Ci riprova
e a me tocca stare a casa a seguirne i passaggi sul sito della manifestazione,
senza potergli stare accanto al passaggio nemmeno nelle basi vita.
Se
potessi, prenderei il mio zaino da trail, le mie scapette grippanti, il mio
impermeabile da montagna e il piumino, e mi metterei a camminare sui sentieri.
Farei un tratto di strada con lui, sarei con lui di notte, quando il passo si fa’ incerto e il sonno ottunde i sensi.
Farei un tratto di strada con lui, sarei con lui di notte, quando il passo si fa’ incerto e il sonno ottunde i sensi.
Se fossi
con lui, potrei guardare il suo viso e capire se è distrutto dalla fatica e se
può continuare senza pericolo per i suoi 330 chilometri inmontagna, 24.000 metridi dislivello (no, non c’è uno zero in più...!).
Ma non
posso.
Non
potendo, mi sono preparata. Ho studiato il percorso come se dovessi correrlo
io, ho scaricato tabelle di percorrenza, pronta a seguirlo in ogni passo, ogni
alpeggio, ogni ristoro, ogni rifugio.
E forse,
con Ico al seguito, una capatina in Vallée la farò.
(Sorpresaaaaa!)
lunedì 3 settembre 2012
Déjà_vu
Una di quelle sensazioni strane, di essere già stata in un posto senza peraltro esserci mai stata effettivamente. mi succede sovente, forse perchè siamo molto in giro (per essere molto poco a casa, ma questo è un altro discorso) e in fondo tanti posti si somigliano.
Mi è successo ieri mattina ad esempio, ad Ivrea, dove ho corso una gara di circa 25 chilometri.
Percorso drammaticamente misto, asfalto e sterrato, con salite lunghissime, discese cortissime, continui cambi di passo: impegnativa insomma, impossibile tenere un ritmo costante, come richiestomi dal Principe Consorte.
E' cominciata così, anzi, era già cominciata domenica scorsa con la mezza di Cancano, in altura, la mia preparazione per la maratona (tardo) autunnale.
Ci vorranno due mesi, perchè la base aerobica c'è già, quella non manca di certo, dato quest'estate non ho certo sospeso gli allenamenti.
Ci vorranno (almeno) tre lunghissimi, le ripetute in pista o comunque dei buoni lavori di qualità.
Ci sono già passata in questo tunnel fatto di fatica, momenti di sconforto, di concentrazione allo stato puro, la trance agonistica e quell'attimo di gioia, irripetibile, unico piuttosto che raro, quando sai di avercela fatta, sei a pochi metri da traguardo e sai che è andata bene, che ci sei riuscita, che hai fatto tutto quello che potevi fare, hai dato tutto quello che potevi dare e ti prendi la tua personalissima soddisfazione e te la metti in tasca.
Naturalmente la sensazione svanirà nel giro di pochi giorni, ma quel ricordo rimarrà, vivido e ti farà desiderare di riviverlo ancora.
La gara ieri è andata (del tutto inaspettatamente) bene: la concentrazione alta per tutti i 25 chilometri mi ha permesso di correre bene, (relativamente) poca fatica (al contrario, a Cancano, ho sputato fuori l'anima dai denti per arrivare) nonostante il percorso molto mosso, mi hanno lasciato una sensazione di facilità che non vivevo da un po'.
Ho corso bene, sono arrivata in spinta, forzando il passo sugli ultimi cinque chilometri senza difficoltà, e oggi sto benissimo, nessun problema muscolare.
Sto bene, sono pronta per il déjà vu, io e i 42 km e pifferi che mi separano dal traguardo.
Ecchecavolo.
Non può andare sempre tutto male.
Mi è successo ieri mattina ad esempio, ad Ivrea, dove ho corso una gara di circa 25 chilometri.
Percorso drammaticamente misto, asfalto e sterrato, con salite lunghissime, discese cortissime, continui cambi di passo: impegnativa insomma, impossibile tenere un ritmo costante, come richiestomi dal Principe Consorte.
E' cominciata così, anzi, era già cominciata domenica scorsa con la mezza di Cancano, in altura, la mia preparazione per la maratona (tardo) autunnale.
Ci vorranno due mesi, perchè la base aerobica c'è già, quella non manca di certo, dato quest'estate non ho certo sospeso gli allenamenti.
Ci vorranno (almeno) tre lunghissimi, le ripetute in pista o comunque dei buoni lavori di qualità.
Ci sono già passata in questo tunnel fatto di fatica, momenti di sconforto, di concentrazione allo stato puro, la trance agonistica e quell'attimo di gioia, irripetibile, unico piuttosto che raro, quando sai di avercela fatta, sei a pochi metri da traguardo e sai che è andata bene, che ci sei riuscita, che hai fatto tutto quello che potevi fare, hai dato tutto quello che potevi dare e ti prendi la tua personalissima soddisfazione e te la metti in tasca.
Naturalmente la sensazione svanirà nel giro di pochi giorni, ma quel ricordo rimarrà, vivido e ti farà desiderare di riviverlo ancora.
La gara ieri è andata (del tutto inaspettatamente) bene: la concentrazione alta per tutti i 25 chilometri mi ha permesso di correre bene, (relativamente) poca fatica (al contrario, a Cancano, ho sputato fuori l'anima dai denti per arrivare) nonostante il percorso molto mosso, mi hanno lasciato una sensazione di facilità che non vivevo da un po'.
Ho corso bene, sono arrivata in spinta, forzando il passo sugli ultimi cinque chilometri senza difficoltà, e oggi sto benissimo, nessun problema muscolare.
Sto bene, sono pronta per il déjà vu, io e i 42 km e pifferi che mi separano dal traguardo.
Ecchecavolo.
Non può andare sempre tutto male.
Iscriviti a:
Post (Atom)
.jpg)