Ho fatto una corsa, nel senso di una
scappata, un fuori programma, per prendergli quel libro appena uscito che gli
interessava tanto. L’altra sera avrebbe tanto voluto andare a Torino a sentirne
la presentazione dalla viva voce dell’autore, ma abbiamo rinunciato per non
correre il rischio di finire in uno dei blocchi di manifestanti che in questi
giorni imperversano un po’ dappertutto.
E c’è pure rimasto male, ma poi stamattina, al mio squillante, per quanto lo
possa permettere l’orario antelucano, “Buon Compleanno!”, scartando il
pacchettino, gli si sono illuminati gli occhi bellissimi.
Che son sempre bellissimi, anche se gli anni passano, anche per lui.
Menomale che passano questi anni, ho
pensato in questi giorni, perché vuol dire che siamo ancora qui, a lamentarci,
a gioire, a ridere, a correre a fare quello che dobbiamo, vogliamo, possiamo
fare.
Quando ci siamo conosciuti e quando gli
ho detto che avrei voluto trascorrere i prossimi cinquant’anni con lui, mi ha
detto che non sarebbe stato mai possibile e che il suo tempo sarebbe stato
molto più breve. “Non sono di famiglia longeva” mi ha detto con un sorriso
amaro. Vedremo.
Io intanto son qui a farti gli auguri, in
questa cucina che abbiamo realizzato insieme, ancora una volta e vedremo
insieme fin dove arriviamo. E a volte ho proprio l’impressione che non sarà mai
abbastanza lontano.
Ci siamo conosciuti che eravamo già due
persone con un passato alle spalle di una certa consistenza, eppure abbiamo
costruito un presente solido e non smettiamo di fare progetti per il nostro
futuro. E il miglior augurio che posso farti è di non smettere mai di essere
quello che sei.
Vai bene così, anche se non trovo mai
il latte del Tubo quando lo metti via tu, anche se ti lamenti sempre del mio
caffè, anche se quando facciamo il bagno insieme poi c’è acqua dappertutto… Vai
bene così.
Auguri.