giovedì 30 giugno 2011

Lacrime di coccodrillo

Ecco, qualche lacrimuccia, nel lasciare il Tubo tra le braccia della maestra d'asilo, l'ho versata anche io, la "mamma di ferro" per antonomasia.
In auto, il Principe Consorte mi guardava senza farsi notare, ma non ha osato dire nulla...

Mi mancherà, il Piccolo Tubo, ma farò quello che devo fare e tornerò alla svelta. E quando sarò là, mi potrò godere il mio personalissimo "momento di gloria" nel varcare l'arrivo mentre, nel frattempo, il Tubo starà benissimo.
Sono solo lacrime di coccodrillo...

mercoledì 29 giugno 2011

auguri

Tu sei la mia Pietra e su questa pietra mi romperò la testa…

Questo lo so da tempo, caro mio, ma per funzionare funzioniamo, e la perfezione, tu m’insegni, non è di questo mondo.
Ne è passato di tempo da quando ti guardavo, rigorosamente da sotto in su, con occhio adorante, ingenuamente convinta che tu fossi una specie di Bibbia ambulante e che per grazia divina ti fossi degnato di considerarmi come una possibile compagna di vita.

Eggià. Perché hai deciso tu. Sei arrivato, bello come il sole, dicendomi: “Tu non lo sai, ma sei dolcissima”.

“No, no”  ti ho risposto io “è solo un’impressione. Guarda che ti sbagli”.
Ma tu cocciuto, non hai sentito ragioni. E lo sappiamo entrambi che quando ti convinci di una cosa, poi togliertela dalla testa è un’impresa...
E così ci ritroviamo qui, a litigare come l’anno scorso, senza sapere perché, come l’anno scorso. Ma questa volta ti faccio gli auguri senza che tu venga a sollecitarmeli, mettendoti su, all’occorrenza, quegli occhi dolci da cucciolo, cui non so resistere.

Auguri. Auguri. Auguri, bellissimo Principe consorte, bizzoso come un cavallo arabo.
Auguri.

martedì 28 giugno 2011

Amleto

Oggi avrei dovuto nuotare.

In realtà, siccome il fine settimana saremo via, oggi ho voglia di stare col Tubo, che ieri, tra una noia e l’altra, ho visto per all’incirca due ore lorde. E la cosa non mi piace, perché a me, dopo un po’, il Tubo manca.
E, infatti, con questo week end di gara che incombe, oltre all’ansia da prestazione, io nel calderone ci metto dentro anche una buona dose di sensi di colpa.

D’altra parte non è che mi posso fare 42 km in montagna col Tubo in spalla.
D’altra parte non è che sono obbligata a farli.
Potrei anche stare sul traguardo ad aspettare il Principe Consorte. Già, perché invece voglio correre?
Ma perché non dovrei? Il Principe Consorte non se le tira mica tutte queste paranoie. Fa’ quello che deve, vuole, fare e basta. Perché per me è diverso?
Perché sono un accidente di femmina?

Corro? Non corro? Nuoto? Non nuoto?

Se mi ritaglio un piccolo, minuscolo, finesettimana per fare la mia maratona in montagna, sono una madre scellerata?
Sia chiaro. Sono domande retoriche.
Ma a volte mi sento come un’equilibrista, una funambola che attraversa il vuoto in equilibrio e con un pizzico di adrenalinica angoscia.

E comunque, oggi non nuoto.

venerdì 24 giugno 2011

giovedì 23 giugno 2011

quinta

ovvero ho fatto l'abbonamento al quinto posto...
quest'anno arrivo quinta dappertutto, salvo qualche raro caso, dove passo da quinta a terza, senza soluzione di continuità..
anche ieri sera, 6 km e 500 mt di collinare sterrato, bello, erboso, polveroso, erto, roba che ti stronca le gambe, sono arrivata quinta.
a un baffo dalla quarta, peraltro, ma alla fine sull'ultima salita, l'ho lasciata andare e io dietro tranquilla.
il mio spirito agonistico è andato in vacanza.
tanto quinta o quarta, pensavo... certo che se uno ragiona così non arriva primo da nessuna parte.

il problema (problema?) è che mi interessa relativamente. Correre queste garette serali è il mio personalissimo modo di scaricare tutto lo stress di una giornata lavorativa quindi figurati se partecipo per stressarmi per un podio, tanto più che te lo devi lottare con unghie, denti e polmoni.
e non mi risparmio di certo: non sono di quelle che vanno a passeggiarsela, anche questo mi darebbe noia.

Senza contare che domenica prossima ventura mi aspetta Bressanone, con la maratona con più dislivello d’Italia. Non corro una maratona da settembre dell’anno scorso, non so se mi spiego. Sabato ho fatto un buon lento lungo ma una maratona è una bella distanza, a prescindere dalla preparazione. In montagna poi..

Niente, ça va sans dire, per quest’anno mi rassegno… che è meglio.

mercoledì 22 giugno 2011

detto e.. pensato

Oggi mi son truccata, cioè, ci ho messo tutta la mia buona volontà nel tentare di farlo, e in dieci minuti di tempo sono riuscita a sembrare anche una donnina curata, con i miei capri bianchi al ginocchio e la camicettina ina ina ina di seta blu notte con il reggiseno coordinato a vista. Discreto ma seducente.
Un po’ troppo per andare in ufficio, sembravano dirmi gli occhi addormentati del Principe Consorte, stamattina.
Che poi sono in ufficio da sola perché il Muffetta è in paternità. A parte che il Muffetta manco mi vede e se mi vede mi dice che sono troppo magra e assomiglio ad un attaccapanni (sic!).

Già l’altro ieri il Principe Consorte mi ha detto che ero troppo scollata per l’abitino di cotone rosso lacca e i capelli in ricci. Essì, son tornati pure i ricci. Chissà, magari erano andati in vacanza, beati loro…
Comunque qualcosa si muove, perché l’altra sera parlando del più e del meno su tempi e passaggi su un “olimpico”, gli rispondevo che non so, non saprei, dovrei chiedere a Massimiliano.

 
“E chi è Massimiliano?”
Già, Carneade, chi era costui? Niente, un amico che pratica triathlon, quello che trovo in corsia ogni volta che vado in piscina. È per questo che ora vieni anche tu?
Ma lo conosci anche tu, stordito.

Ma si che lo conosce. È che vuole vedere la mia espressione mentre glielo spiego, perché come una efficientissima macchina della verità lui sa cogliere espressioni, pause ed inflessioni di voce sospette.
Massimiliano. Che ci ha pure detto che siamo una coppia d’acciaio.
E chissà se era un complimento.

lunedì 20 giugno 2011

benedetto uomo

Oggi è una di quelle giornate che non vorresti mai avere in calendario, o meglio più che giornate, settimane.
Carrozziere, che quest’anno ho già dato a più non posso, avvocato, idem come sopra, e mazziebuffi in ufficio a non finire, senza contare il Tubo strepitoso che si sveglia alle 06.00 anziché alle 07.00 e poco cortesemente si mette a strillare: “Babbaaaaaa!”.
Ma Babba cosa, benedetto figlio, dormi!

Niente. La dura legge della giungla: mi tocca tirarmi su con l’agilità di un pezzo di calcestruzzo, perché i 25 km running di sabato e i 55 km bici di domenica, comunque hanno lasciato il segno, chè non è che qui si stia ringiovanendo, né?
Dovrei farmi i capelli, ma ormai dalla parrucchiera non ci vado da Natale e non mi oso a farmi rivedere, pertanto rimando l’appuntamento.
Ma non rimando l’acquisto della muta da triathlon, perché si sa, qualche sfizio bisogna pur toglierselo, quindi questa sera sopralluogo da Watersport e che il Signore ce la mandi buona, che 300 euro in meno son sempre 300 euro in meno.
Lapalissiano, direi ma non meno vero.

Questa settimana prevede peraltro almeno un allenamento di nuoto decente, anche se sono piuttosto soddisfatta degli ultimi, inaspettati, risultati in vasca. Vorrei provare quella da 50 metri, vorrei provare le acque libere…
Magari proverò le acque libere in baita in montagna o più probabilmente nella vasca dei pesci dei miei, di questo passo.
Pazienza.
Per fortuna questa mattina qualcuno, scendendo dalla macchina in un completo da running molto fascinoso, che l’avrei inchiavardato lì sui sedili, ma non ho più l’età, mi ha detto: “Prenditela calma, che non c’è da agitarsi”. E alla fine, la mia macchina, dal carrozziere, l’ha portata lui.

Benedetto uomo

venerdì 17 giugno 2011

ma porca trota

Abbiamo finito la settimana in bellezza. Con una bella sclerata.

Eh si, perché devo portare la macchinina dal carrozziere a farla riparare. Ora, trattandosi di una belle serie di righe sulla carrozzeria, mi apro il mio bel sinistro per atti vandalici. E siccome sono una del ramo, non ho nessun problema ad imbastire per bene la pratica con descrizione, denuncia alle autorità (che farla è stata una storiella gustosa da raccontare) e documentazione varia.
Fatto. Nel giro di un pomeriggio, tu, oca che non sei altro, di un’impiegata della mia assicurazione che peraltro pago regolarmente, dovresti proprio riuscire ad aprire il sinistro, perché non significa altro che mandare tutto quello che ho già messo insieme io alla mia compagnia assicuratrice.

Semplice, no? Oggi come oggi basta un clic, un'e-mail. Un secondo. No.



L’oca ci mette tre giorni. Con calma. Non affatichiamoci.
Dopo sette giorni, non avendo avuto notizie dal perito, mi faccio viva con l’oca, che mi risponde giuliva che se vuole mi da’ il numero e che me lo chiamassi io, con un tono sostenuto da sto lavorando.
Ora, forse se non fossi del settore, mi metterei tranquilla a chiamare il perito,  ma visto e considerato che so benissimo come vanno le cose e che è suo dovere sollecitare ‘sto coglione del perito, beh.. mi frullano un attimino le ovaie.
Così le ho dato una bella spolverata.



Naturalmente lei ha detto che non era il caso, non era il tono, che lei ha fatto il suo dovere. Eccetera.
E’ sempre così. Non è mai il tono. Il tono giusto è quello con il quale dici, certo, oca giuliva, io ti pago 1.200 euro di assicurazione all’anno perché tu mi possa dire, qualora io abbia un sinistro, di arrangiarmi a chiamare lo stramaledettissimo perito.
Ma porca trota.

mercoledì 15 giugno 2011

miciomiciobaubau

Ispirata dal post di Gnappetta, stamattina ho mandato al Principe Consorte un messaggio grondante miele purissimo.
Una volta tanto.

 
A lui non piacciono i messaggi, infatti la risposta, rigorosamente verbale, è stata “ E non potevi telefonarmi?”.
Dopo questa doccia fredda, mi ha riattaccato il telefono in fretta e furia, perché lui e il Tubo stavano facendo la marmellata di pesche. In sottofondo, in effetti, si sentiva il Tubo che cianciava a pieni polmoni le sue sillabe monche, ché lui non riesce ancora a dire le parole intere.
Ha sedici mesi e le uniche parole che pronuncia sono “papà” e “mamma”, con una netta preferenza per papà, che poi suona “babà” e alcune strane accozzaglie di suoni tipo “chioppe chioppe”, “ngè ngè” e “abba”.

Questa mattina era in braccio al nonno che gli diceva “Tubo, prova a dire ACQUA, ACQUA..!”
E lui tutto volenteroso “AAAAbba!”
Mio padre si volta raggiante verso di me: “Semper, il Tubo ha detto Acqua”.
“Papà, ma che dici? Ha detto ABBA”.
“Si, ma l’intezione era dire acqua”.
Ah, vabbè…


Tutto questo per dire che speriamo che la marmellata sia meno dura di quella di ciliegie, sempre realizzata dal Principe Consorte...!
Ma voi direte.. già tanto che te la prepara..!

 
E ineffetti, meglio la marmellata che "miciomiciobaubau"..

martedì 14 giugno 2011

La dura legge della convivenza

Al nostro piano ci sono dodici donne, tutte comprese in una fascia di età che va’ dai ventisei ai quarant’anni, quindi non c’è nessuna ragazzina scema.
E allora com’è che tutti i giorni, e dico tutti i santi giorni, in bagno manca la carta igienica?!
Ora vengo e mi spiego. Io entro in bagno, trovo il rotolo di carta igienica spellato fino all’osso di cartone in bella evidenza lì, sul porta rotolo.
Quindi la sottoscritta apre l’armadietto e lo sostituisce. Tutti i giorni.
Come una brava cameriera.


Oggi il colmo: arrivo, non c’è la carta come il solito e non ce n’è nemmeno nell’armadio della scorta.
Però stavolta c’è un simpatico post-it rosa che avvisa che manca la carta.
Andarla a prendere nel bagno degli uomini, no, vero?! E figurati, se manco riesci a prendere quella che c’è sotto il lavandino... figurati fare due passi in più. Se scopro chi è, la apro in due come una cozza.

Andrà a finire che mi porto il mio rotolo personale da casa.

lunedì 13 giugno 2011

abbiamo dato

La casa è un macello, nel senso che tra la pioggia e quant’altro, siamo ai limiti della decenza e mi sa’ che in settimana dovrò trovare un’oretta per rimettere a posto un po’ di cose, però a livello di forma fisica, non si può stare messi meglio di come stiamo.


Sabato ci siamo concessi una bella uscita in bici di due ore e un quarto: una cinquantina di chilometri di collinare impegnativo. Superato il noioso e trafficato tratto di rettilineo che porta alle prime appendici di Appennino, ci siamo ritrovati immersi in un’atmosfera bucolica, tra campi e vigneti, fino a Passo Coppi (300 Mt s.l.m.), a pochi chilometri dal paese natale di Fausto e Coppi, l’indimenticato e indimenticabile campione di ciclismo.
Sull’asfalto che porta al paesino, sono riportate in un lungo emozionante elenco, che un ciclista che sale piano, spingendo sui pedali con il rapporto più agile possibile, si gode ancor di più, la lunga lista di vittorie e di successi del grande Fausto.
Qualche minuto di raccoglimento di fronte al monumento che ne ricorda la prematura scomparsa e poi ripartiamo per scendere verso la nostra pianura, in direzione casa. Ancora una trentina di tranquilli e pedalabili chilometri e siamo arrivati, ma io avrei pedalato tranquillamente ancora per un po’. Buon segno.


Domenica mattina ci siamo dedicati al running: gara di dieci chilometri di collinare severo, condito da tante salite fuori strada, dove il fango la fa’ da padrone e dove il battito cardiaco ti sale in gola a far compagnia al sapore acre della fatica. In preparazione alla maratona alpina ci sta, almeno mi abituo a questa fatica pesante e continua.
Tanto per la cronaca, sono arrivata terza. Non avrei voluto spremermi più di tanto, ma quando sul percorso ti dicono: “vai che sei terza”, cosa fai? Ti metti a camminare? No, ti spremi appunto come un limone, anche se le gambe sono un po’ affaticate dalla pedalata del giorno prima, ma arrivi. E fare l’ultimo chilometro a 4’ e 14’’ dopo dieci chilometri di fatica pura, beh.. è molto soddisfacente.

 
Fino a stasera posso riposarmi..!

mercoledì 8 giugno 2011

Aurea mediocritas

Qualcuno stamattina mi ha detto che io sarei una che sta sempre nel mezzo e che nel mezzo, comunque, non si può sempre starci.

Ed è giusto. I fatti dimostrano che qualche volta, seppur a malincuore, bisogna esporsi. Io sinceramente cerco di evitarlo, perché non mi piace la rissa.
Ma di cosa stiamo parlando? Della vita o del blog?

Nella vita di tutti i giorni evito lo scontro perché è improduttivo, ma se dovessi dare libero sfogo al mio istinto, probabilmente mi vedreste con un’arma in mano e pronta all’uso.

Lo scontro frontale, con un interlocutore o con un avversario, è disutile, a meno che non si sia in una posizione di forza decisamente prevalente.
A parte questa lezioncina di strategia spicciola, nella vita di tutti i giorni sono determinata ma non credo di essere aggressiva.
Qui nel blog sono tollerante. Molto tollerante. Molto politically correct, si può dire così?

Perciò non me ne vengo a dire che chi non vuole votare al referendum è una “testa di minchia”. Anzi, mi da’ pure un po’ fastidio chi si mette a concionare dal blog come se fosse un banchetto in piazza. Lo speaker’s corner de noiatri.
Perciò non me ne vengo a dire che un marito che non aiuta in casa è un poveraccio fancazzista. Ognuno è padrone in casa sua.
Perciò non me vengo a dire che chi non fa’ attività fisica sia uno “sfigato ciccione”.
Perciò non me ne vengo a dire che chi ha avuto un momento di grave difficoltà sia uno psicopatico.
Me ne guardo bene, anche se ciò non toglie che in merito a ciascuno di questi argomenti e molti altri ancora, ho la mia personalissima opinione.
Che però qui non mi va’ di condividere. Non è il posto. A me serve per altro.

 
Se questo è stare nel mezzo, credo che più persone dovrebbero stare nel mezzo.

martedì 7 giugno 2011

E sto pensando a…

alla pioggia che cade incessantemente sulle mie zucchine che saran piene d’acqua, anche troppo..


alla rosa rossa che c’era sul vassoio della colazione stamattina. Colazione a letto, un bacio e una rosa...


alla me stessa di due anni fa’, appena sposata, già incinta senza saperlo. Felice, senza saperlo…


al bimbo di quindici mesi che l’altra sera si faceva imboccare dalla sorella maggiore. È ben vero che quando ha fame non guarda in faccia a nessuno, ma per questa volta ha collaborato senza proteste di nessun tipo…


al mio ultimo arrivo su traguardo, con gli occhi fissi ad una maglia rossa che era lì ad aspettarmi. Alla mano, che mi ha teso per complimentarsi, e alla sua ultima proposta, una maratona in montagna da fare insieme.
Il suo modo di concepire il divertimento che per fortuna è anche il mio.



A volte chiediamo troppo.
A volte pensiamo di valere troppo poco.
E meritarsi tutto questo è difficile.

lunedì 6 giugno 2011

è andata..

bene. si poteva fare meglio? beh, intanto è andata..

nuoto: sono uscita prima della mia batteria, tutte moooolto più boe di me, con qualcuna che faceva gambe rana. ho preso (e dato) tante di quelle botte che mi sembrava di essere tornata alle elementari. sono riuscita persino ad uscire dalla piscina senza che chiamassero una gru, col giudice che se la rideva sotto i baffi. più foca che persona. vabbè.. ho perso due minuti in zona cambio, mancava solo che mi asciugassi i capelli in effetti. non so cosa mi ha preso.

bici: ho sbagliato strada due volte, prima di capire che alla rotonda dovevo tornare indietro e che il giro di boa significa appunto giro di boa. chiaro, no?! menomale che c'erano le discese e che alla fin fine mi sono arrabbiata con me stessa. svegliaaaaaa!

running: sono partita piano con le gambe che sembravano di legno stagionato. primo chilometro in salita e poi via. non ho messo il GPS e va' bene così, altrimenti mi sarebbe venuta l'ansia. comuque, col cambio ho chiuso in 23 minuti e rotti e non ho sputato l'anima perchè non ho capito come stavo messa.

risultato soddisfacente. ho portato a casa fragole e miele, un sorriso da folletto che è esattamente come l'avevo visto in foto e i complimenti di un uomo tutto d'un pezzo...
senza contare che dare cinque minuti alla donna del tuo ex (che non sapevi nemmeno che sarebbe stato lì ad assistere) non ha prezzo...!

mercoledì 1 giugno 2011

meno uno..

ho un sacco di paranoie..

nuoto: non sono una boa ma nemmeno un motoscafo, come qualcuno qui che bazzica per i blog. per fortuna è una piscina e non devo pensare al mare mosso. è già qualcosa. ricordarsi di partire tranquilla e poi dare tutto dopo i primi 400 metri. cercare di non scivolare a terra nel raggiungere la zona cambio (sai le risate);

bici: ricordarsi pettorale e caschetto. domani pioverà. andatura tranquilla, che non è il caso di farsi un volo sull'asfalto bagnato per un minuto in meno. se piove non sarà necessario bere come dei cammelli, quindi con serenità, finita la frazione, evitare di investire il giudice di gara, scendere con molta calma, che non siamo ancora rodati nelle discese in corsa e procedere alla zona cambio;

running: e qui si parrà la tua nobilitate. corri e basta. sono cinque chilometri delle balle quindi corri e non stare tanto a guadararti intorno. partire con tranquillità, darsi una sveglia al secondo chilometro e poi finire a tutta. tanto dopo puoi schiantarti in serenità sul prato, tanto dopo sarai zuppa come una spugna.

se mi do' una svegliata e non mi impappino coi cambi, in un'ora e mezza è fatta.

vedremo... tanto, come dice il Principe Consorte, se dovessi correre per 25.750 metri, sarebbe più faticoso.
come dargli torto?!