lunedì 30 luglio 2012

una boccata d'ossigeno


"Come ti sembra fare un mezzo Ironman solo da staffettista?" mi chiede un faccino carino e sorridente con una polo gialla da finisher, la stessa che indosso io.
"Mi sono rilassata".
Gli rispondo così e quasi mi viene da ridere alla sua espressione perché se per rilassarmi, se per dimenticare per qualche ora gli orrori (si, non specificherò né perché né per come ma sono orrori) che ho vissuto venerdì sera, devo correre per 21 km sotto il solleone con una bella trentina di gradi e forse una manciata in più.. beh... devo essere veramente alla frutta…
E, in effetti, lo sono. Questo è il periodo più difficile in assoluto della mia esistenza.
Ho finalmente realizzato e, quello che ho capito, non solo non mi piace per niente, ma mi fa’ sentire terribilmente ingenua e stupida.
Mi sento terribilmente in colpa per la situazione in cui ho cacciato il Principe consorte per quanto in nessun modo avrei potuto prevedere quello che alla fine, effettivamente, è successo.
Ma non facciamola tanto lunga con le mie disgrazie.
Siamo partiti alle cinque di mattina, col Tubo, che in macchina cianciava allegro per la bella avventura. Noi, svegli dalle quattro, un po’ intontiti da sonno.
Ad Arona un giro in centro alla ricerca della mia staffetta, arrangiatissima: il nuotatore col piede rotto, il ciclista ultrasessantenne e la podista, la sottoscritta, già per sua natura scarsa, con le gambe ancora affaticate e la testa da tutt’altra parte.
Ma ce la siamo cavata egregiamente. Il nuotatore è stato svelto, il ciclista ha fatto il suo e io ho corso un tempo decente, vicino al mio personale: mi aspettavo almeno un cinque, sei minuti in più, invece ho tenuto.

Mi sono scoperta a sorridere mentre pensavo che erano “solo” 21 chilometri e mi sono divertita molto più del solito.
Mentre correvo ho incontrato persino un collega che faceva tutta la gara, com’è piccolo il mondo…
Ad ogni passaggio c’era il tifo spettacolare della mia squadra, dei miei staffettisti che non mi hanno abbandonata ma son rimasti sotto il sole ad aspettarmi.
Al traguardo insieme, col Principe consorte e il Tubo che mi salutano dalla transenne.
Il Tubo che saltella in braccio a un’affascinante lady in nero e capello sulle ventitré (mica scemo, il Tubo!), il Principe consorte con la faccia grigia per il male al fianco.
Adesso basta, si va’ a casa in fretta, purtroppo non possiamo goderci tutta la giornata al lago, ma oggi va’così.
Però oggi potrebbe essere la prima di tante giornate insieme.
Un po’ arrangiate, come la staffetta, un po’ sacrificate (oggi corro io, domenica prossima corri tu) ma solamente nostre.
Non abbiamo nulla di cui vergognarci e non c’è nulla che ci faccia stare bene quanto una giornata di sport con facce amiche, anche se le conosci poco.
Forse molto meglio così.

giovedì 26 luglio 2012

Eureka..


Eureka!
Da quando ho visto quella di Poison , l'ho cercata disperatamente.
Cioè, ho cercato le foto del viaggio di nozze.. e cerca, cerca, cerca... finalmente le ho trovate.
Nel riguardale tutte mi sono accorta di com'ero meravigliosamente sorridente e felice, che ci sta, in un viaggio di nozze. Ma non era solo quello..
Abbiamo avuto un ultimo anno micidiale.
Anche stamattina, ci pensavo, mentre correvo.

E oltre a riflettere sul fatto che mi fanno davvero male le gambe, soprattutto il quadricipite (quindi per domenica prevedo una bella faticata, ma soprattutto una tattica di gara prudente), pensavo a come siamo cambiati in questi due anni, a quanti problemi abbiamo dovuto fronteggiare e a come ci hanno segnato.

Ma non lascerò che questo sorriso si spenga.
E questa è la mia prossima gara-obiettivo, caro il mio Principe consorte!




martedì 24 luglio 2012

Pausa piscina!

Anche oggi ho nuotato, si perchè faccio fatica a muovermi, sono praticamente diventata Robocop.. altroché corsetta di lento defatigante.. 
Ieri, incriccatissima, ho nuotato praticamente due chilometri di sole braccia, così oggi mi ritrovo ad aver male pure le spalle.
Evvabbè. Quando gira così è inutile pensarci. 
Si rinuota e facciam finta di niente.


Arrivo in vasca e mi ritrovo da sola. Uao, un miracolo, la piscina vuota!
Faccio in tempo a rallegrami con me stessa, quando arriva un panzerotto che mi avvicina sorridente "Eh, che meraviglia, siam fortunati!". 
Dopo due minuti entra il mondo. Ma stai zitto, no????!!
Che poi chissà perchè io ispiro questo anelito confidenziale.
Anche a Firenze mi chiedono indicazioni in danese per il campanile di Giotto. Ma ho la faccia di una che parla danese?

Il clou è stato il giorno prima della maratona, a Roma, all'Eur, dove si ferma una per chiedermi dov'è la concessionaria della Mercedes.
La sventurata rispose. Essì, perchè io zitta mai.
Quindi se me le chiedono, io le indicazioni le do'. Per dove non si sa', ma non sia mai che vi faccia mancare il mio appoggio.

Ancora oggi, dopo tre anni, mi chiedo se l'avrà trovata, la concessionaria.
Pazienza.


Ma andiamo avanti. Il panzerotto, in corsia accanto a me, nuota col boccaglio e la maschera di profondità.
Ma cosa fa'?! Cerca le telline? Questa varietà di nuotatori mi perplime profondamente.
Per un po' giro con lui, poi mi accorgo che vado più forte io a rana e mi demotivo. 
E' vero, sono competitiva anche quando faccio l'allenamento defatigante e questo tipo non mi da' soddisfazione, povero panzerotto.
Nella corsia a fianco, l'irriducibile vecchietto ottantenne che tenta di nuotare a dorso ma in realtà si da' delle gran manate in fronte.
Per un attimo ci penso su, poi mi accorgo che non è il caso.
Lasciamo perdere. 
Nuota tranquilla...



lunedì 23 luglio 2012

Taci, lagna!

No, non alberga in me nessun lato masochista, anzi...
Mi piace stare bene, mi piace divertirmi, mi piace stare serena.

Mi sono infilata nell'ennesima gara di trail perchè nonostante io non ce l'abbia sotto pelle, sebbene mi manchi quella splendida capacità di balzellare aggraziata da un sasso all'altro senza prendere storte, senza rimetterci qualche unghia del piede, senza inciampare né cadere per terra, beh... mi piace la natura, apprezzo la fatica, mi piace mettermi alla prova.

Puoi essere una mammola finché vuoi, ma quando sei lì e devi scendere, è inutile piangersi addosso e dare colpe a chi lì ti ci ha portata (come è successo la prima volta che ho corso in montagna), prima o poi impari che sei tu che devi farcela e che puoi contare solo su te stessa, sulle tue gambe e sulla tua capacità di concentrazione.
Quando sei lì e devi salire fino a quel puntolino lontano sopra la tua testa che vedi a stento, beh.. è un inutile spreco di tempo prendersela con chi ha avuto la malaugurata idea di proporti una passeggiata in montagna. Impari a tirare su le gambe e a spingere bene con le braccia sui bastoncini finché sei arrivata. Impari a bere, ad alimentarti, ad avere pazienza e testa, perchè sai che se perdi la calma, perdi la bussola.
E' fatica allo stato puro, è l'urlo lancinante dei muscoli delle gambe all'ennesima discesa e delle caviglie che scivolano sull'ennesima pietra bagnata.
Non c'è un appoggio uguale all'altro, non c'è un passo che sia della stessa misura del precedente.
E' fatica per le gambe, per le braccia e per la testa. E' la scomodità di correre con lo zaino, di doversi portare la borraccia. Manca la libertà della consapevolezza che non ci saranno problemi, perchè problemi ce ne saranno sempre.

Ma arrivi in posti dove sei a un passo dal cielo e cominci a credere che per farcela puoi contare solo tu stessa. E io di questo ho bisogno.
Di credere che ce la farò.

E poi arriva lui, sempre alto e bellissimo, nonostante gli anni che passano e che mentre ti aspetta al ristoro, trova il tempo di andare a visitare la cappella alla Madonna della Neve, che mentre corri nel bosco ti dice: "Sei bellissima, ma quando apri la bocca...sei una tale lagna..!".


giovedì 19 luglio 2012

nel verde

Domenica corro 30 chilometri in montagna e buon pro mi faccia.
Che poi non si venga a dire che non lo amo, non lo appoggio, neanche una carezza, insomma, perchè è smaccatamente una balla, smentita dai fatti.
Prendi il trail per esempio.

Sarà una bella prova di resilienza mentale chè a me, non m'ha mai convinto tutta 'sta masnada di invescendati con la scarpina tecnica grippante e il calzoncino attillato bianco (?) della Salomon, che nel cinquanta per cento dei casi non si può vedere addosso a nessuno che non sia Jornet o Chaigneau...
Gesù, ma mettiti un bel paio di calzoncini normali, che fai piangere anziché ridere!
Dicevo non m'han mai convito, questi corridori fanatici che se mettono un piede sull'asfalto si sfasciano le ginocchia (dicono loro) e dopo che invece si macinano 300 km su e giù in mezzo alla merda di vacca si sentono benissimo...
Coi loro panini al prosciutto e i termos con la minestra...
Ma, la prestazione? Ma il gesto atletico dove lo mettiamo??
Se vuoi fare una passeggiata in montagna c'è mica bisogno che ti vesti da batman, ti appiccichi il pettorale, tenti di cavarmi gli occhi coi tuoi bastoncini telescopici del piffero?
Vai e non rompere tanto l'anima con la tua tecnica di discesa quando poi in salita ti passo che ansimi e sbuffi e cominci ad attaccare bottone con storie improponibili sul tuo panettiere ad Agrate Brianza.
Non stanno mai zitti. Stanno per esalare il loro ultimo respiro ma ti chiedono cosa ci fai qui e come hai iniziato a correre? Ma che ti frega???!!!

Ok, un po' li odio.
Perchè loro si divertono veramente. Ci credono. La natura, lo spirito trail: ah.. ci sono 37 ruscelletti da guadare, che poi sono torrenti in piena. Ah... che goduria!!
Ah, che palle correre coi piedi fradici non lo dice nessuno, solo io.

Quindi farò un lavorone sulla motivazione, resistenza, resilienza e quant'altro.
Che mi serve pure in questo periodo.

Ah raga', nel verde.
Vado a correre nel verde. Speriamo di correre. Almeno un pochino.

martedì 17 luglio 2012

quasi quasi mi arrendo..

sono entrata in casa oggi (massì, chiamiamola ancora casa..) e ho trovato il Tubo sul seggiolone intento a guardare il retro del suo piattino, dove mangia la frutta (si, perchè lui mangia la mela con la forchettina) bofonchiando qualcosa tra i denti con aria intenta.
sembra il suo papà, il Principe consorte, che quando andiamo fuori a cena mi fa' sbellicare guardando la marca dei piatti  come se fosse alla ricerca della stoviglia pregiata.
non è principe mica per modo di dire, lui.

e il Tubo, che assomiglia disperatamente a me come colori, espressioni, forma del viso, degli occhi e del sorriso, negli atteggiamenti ricalca i comportamenti di suo padre in maniera precisa, con la sua cocciutaggine, la precisione assoluta, la facilità di movimento e l'inarrestabile voglia di movimento.

io invece sono pressapoco una gatta di marmo.
sono andata a correre in pausa pranzo e non ho neppure corso male, in verità, reduce come sono dalla faringite con febbre del fine settimana e patendo parecchio il caldo, tanto da dover tuffare mani e braccia in una delle canalette di irrigazione del granturco per rinfrescarmi un po'...
immaginatevi un po' una podista piccoletta con la treccia alta che vi passa accanto (siete appollaiati sul trattore con aria condizionata) in pantaloncini ini ini ini e top minuscolo, vi occhieggia disperata e poi si butta nella canaletta, nell'acqua fresca.
ecco, anche lui rideva.
un vero incubo.
da domani si ricomincia a correre al mattino presto perchè non ho chance di sopravvivenza, altrimenti.
l'unico aspetto positivo è che mi sono colorita un pochino (te credo, sotto 'sto sole!).

non me ne vogliate, ma sono stuferrima di correre così, tanto per, e nello stesso tempo non ho testa per pianificare gare di nessun tipo, quindi alla proposta di una robetta trail, una trentina di chilometri, che non dovrebbe essere neanche poi tanto impegnativa, un 1.500 di dislivello, del Principe consorte, quasi quasi dico si.

dico si?!

venerdì 13 luglio 2012

il cristallo e il patto segreto

Ho etichettato questo post come "riflessioni". Ultimamente ho riflettuto sul fatto che rifletto troppo e corro troppo poco, il che forse non mi fa' bene. Dovrei piantarla lì di riflettere che tanto mi si consumano cellule cerebrali per niente, in uno sforzo improduttivo. 
Sono venuta a sapere da mia madre, con la quale ancora ci parliamo, anche se con una certa accuratezza di toni che non fa' presagire nulla di buono (la quiete prima della tempesta), che mio cugino si è lasciato con la moglie. 
Anzi, mi dice con una certa maligna soddisfazione che lei, una bionda bellissima, lo ha piantato. Sarà che mia madre ce le ha sempre avute sul gozzo le donne belle, lei convinta di non esserlo.
Erano una coppia davvero bella: mi sembravano invidiabilmente perfetti insiemi, con gli stessi toni dorati e quel sorriso complice di due compagni di giochi.
Neanche a dirlo, un lavoro insieme e una figlia insieme, una piccola meraviglia che assomiglia tutta al Tubo o viceversa.
Chissà cos'è successo.


Non che sia indispensabile saperlo, immagino che sia la vita, semplicemente. Si cambia.
Sapere che avevano avuto grosse difficoltà per via dei genitori di lui, invece, quello si che mi fa' rabbrividire.
L'umana comprensione e sopportazione ha un limite. 
Quello mi spaventa.
Siamo fragili, come cristallo.
Che poi chissà, in una coppia per perfetta che sia (o che sembri) c'è sempre qualcosina che non va'. 
E' tutto un gran lavoro di smussature, limature, di sostegno reciproco, di bisogni, di sopportazione, di mediazione. E di gioia, piacere, affetto. Ma le proporzioni?
E' questo il patto segreto? Tu mi prendi così come sono e io ti prendo così come sei.
Ma come sono? E come sei?!
E se cambio, sarai capace di seguire il mio cambiamento, di anticiparlo, prevederlo, di sopportarlo?
Mi vorrai ancora? Ti vorrò ancora?


Considerazioni futili perchè tanto le scelte sono state già fatte, non resta che aspettare e godersi il viaggio, anche se a volte il percorso si fa' difficile.




Mi aspetta, ancora una volta, un fine settimana di preparativi per il trasloco.
Ma il prossimo no, però eh.. che siamo nati per soffrire, ma fino ad un certo punto..
Voglio correre e fare sport e svagarmi.
Sarà un atteggiamento adolescenziale, ma me ne frego. 
In questo, fragili o no, siamo molto concordi.

giovedì 12 luglio 2012

05:35

...che poi è l'ora in cui mi alzo per andare a correre.
Anche stamattina, da sola, sulla strada porta alla poco allettante zona "dei capannoni", tra un autotreno che mi  passa troppo vicino per i miei gusti e una macchina guidata da un incredulo ragazzetto con gli occhi ancora pieni di sonno, pensavo che correrò qui ancora per poco.
Non che mi dispiaccia questo, sia chiaro. E' molto meglio correre tra i vigneti ordinati delle colline dove andremo a vivere, dove ritorneremo, ad essere precisa.
Perchè quattro anni fa' siam partiti proprio da lì e ci siamo allontanati a malincuore.
Si vede che era destino...
Si chiude un ciclo e se ne apre un altro: non sono pentita ma terribilmente delusa e proprio dalle persone da cui mi sarei aspettata, casomai, una mano d'aiuto.
Si dice che il sapore acre della delusione serva a crescere: può essere, ma ne avrei fatto a meno.
Intanto mi rincuoro col pensiero che ieri, il Tubo e il Principe consorte sono andati a completare le pratiche d'iscrizione all'asilo, "dai bimbi" per dirla col Tubo.
Tutto benissimo, si è già fermato volentieri a giocare con i suoi nuovi compagnetti e le bambine se lo son preso in custodia, da brave mammine.
L'inserimento dovrebbe essere meno traumatico delle funeree previsioni delle maestre. Che poi "Che posso fare?" penso mentre corro "O si inserisce, o si inserisce".
Non è che posso portarmelo in ufficio da settembre.
Stamattina c'è meno vento del solito, ma le gambe non vanno benissimo.
Sono stanca ed ho evidentemente troppi pensieri che mi frullano in testa per potermi concentrare sulla corsa.
Corro e basta ed è già qualcosa di positivo: una certezza in questo momento di instabilità.
Domani avremo delle risposte che determineranno alcune scelte importanti.
Finalmente, una liberazione.
Non vedo l'ora di finire e devo ancora iniziare, proprio come quando vado a correre.
Sono le sei e mezza e ho finito l'allenamento.
Ora comincia la mia giornata e devo anche chiamare il tappezziere per ripristinare i cuscini del divano che ho distrutto nel tentativo di lavarli.
Devo ancora iniziare e non vedo l'ora di finire...

lunedì 9 luglio 2012

Strategie

Calati juncu ca passa a china..
prendiamo a prestito qualcosa dalle mie letture preferite e dalle mie esperienze di fatica sportiva e facciamo buoni (nuovi) propositi.


Ho sempre combattuto e urlato e strepitato e ho sempre cercato di convincere gli altri delle miei ragioni, di spiegare per cercare di capire e di essere capita.
Adesso non me ne frega più niente di tutto ciò.
All'ennesimo calcio in faccia in un momento dove tutto è instabile, c'è solo una cosa da fare per non perdere del tutto l'orientamento e piangersi addosso inutilmente.


Attendere e resistere. 
Nessuna decisione si prende quando si è in crisi.
Tattica di sopravvivenza in gara... quando sei stanco e sei in crisi devi fare solo una cosa, non pensare ed andare avanti; prima o poi la crisi passa. 
Passa sempre. Il dolore passa, la fatica passa, tutto passa.
Prima o poi.
E' vero che lo sport non è la vita, ma ti insegna tanto. Ti insegna chi sei e cosa fare nei momenti di difficoltà. Ti insegna quali sono le cose veramente indispensabili e importanti.


Procrastinare le decisioni più impegnative, mettersi in condizione di risparmio energetico, non dibattersi inutilmente contro gli eventi, prendere tempo.
Lasciarsi portare dalle gambe, dal cuore. Respirare a fondo, respirare bene.
E quando sei solo in mezzo al nulla e corri, pedali, nuoti e soffri e capisci che sei solo tu contro il mondo, respira bene, respira forte e trova la forza che c'è dentro di te.


Questo lo so fare.
Arriverò anche a questo traguardo, dovunque sia. 


venerdì 6 luglio 2012

il botto

Oggi ho fatto il botto.. sapete come gli elastici che tira, tira, tira, tira e rimangono sempre in forma finché ad un certo punto, tiri e ti si rompono in faccia.
Mi sono rotta. 
Non nel senso letterale del termine sia chiaro, per quello sto bene, anche troppo.
Son saltata, ho fatto il botto. Alla prima stupidata che è uscita di bocca ad una ho riposto male e al conseguente: "Sei isterica" ho dato.
Lacrime, lacrime e lacrime e fiumi di lacrime.
Sembro una pazza con gravissimi problemi comportamentali. 
Si, vabbè, sarò anche isterica in questo periodo però cazzo, ho tutti i motivi per esserlo.


E poi a volte succede, no? No? Succede solo a me?
Mah. Forse...
Comunque quello che non succede a tutti è di doversi organizzare per trovare casa, comprare casa, traslocare nel giro di due mesi.
Farsi litri e litri e litri di sangue amaro con per via dei fantastici genitori che hanno cambiato idea e quindi, cara figlia, mano al portafogli...
Forse perchè io non sono la figlia simpatica.
Forse, però non dovrebbe funzionare così. 
Il problema è che, se fosse solo per me (ma anche no), avrei forse chinato il testolino e subìto con fantozziana rassegnazione.


Ma siamo in due e quell'altro, colica renale a parte, non subisce neanche i terremoti, figurati gli suoceri che fanno gli stronzi..


Ci vorrebbe un Ironman...



mercoledì 4 luglio 2012

Adesso mi sento un pochino meglio...

E' un periodo notevole questo.. io cerco di essere positiva, di vivere il cambiamento in un'ottica di miglioramento e di autodeterminazione, ma in realtà sono gli eventi che ti trascinano in una spirale senza fine di impegni, anche gravosi dal punto di vista finanziario, di progetti e di cambiamenti che tre mesi fa' non avevo neanche cominciato ad immaginare.
Sono una persona che ha imparato ad adattarsi in fretta (molto in fretta) ma un po' di stress lo patisco anche io.
Un trasloco imminente, nuova casa, nuove abitudini, insomma, il guscio che si rompe e tu che ne devi ricostruire in fretta un altro, che vada bene, che sia conveniente.

E sarà anche per questo, oltre che per il caldo, che mi sento stanca e nervosa.

Perciò quando lo stronzo di turno, che sono due mesi che tiene il muso e fa' fatica a salutare, mi entra in ufficio facendo finta che io non ci sia, senza neanche dirmi "ciao", a 'sto giro non gli lascio passare niente e gli do' una lezione di buone  maniere che forse magari sua mamma quando aveva cinque anni.
Patisco meno fare una maratona in montagna che sopportare il mondo lavorativo autistico che mi circonda per otto ore al giorno.
Ogni sorta di persone, stressate dalle loro scartoffie, che cercano solo il modo di rivalersi sugli altri.
Tu non mi rompere le palle, che io non te le rompo.
Ma se cerci grane, le hai trovate.

Adesso è lì che sbuffa infastidito e nervoso al suo computer, cercando di salvare l'umanità, o più probabilmente giocando a Free cell.
Sto facendo quello che mi ha insegnato il Principe consorte: "non arrabbiarti tu, lascia che si arrabbino gli altri".



lunedì 2 luglio 2012

Una domenica da mamma..

Stavolta ho accompagnato io...
Stavolta ho atteso il Principe Consorte che completava l'ennesima sua fatica di trail, 120 chilometri in uno dei posti più belli del mondo, le Dolomiti, il che significa per buon conto anche un dislivello importante.
Passi, colli e forcelle e discese pietrose, con radici che ti scombinano la falcata e i sassi su cui poggiare i piedi, dopo tanti chilometri percorsi, diventa un problema.
Lo so che cos'è il trail running, lo so bene.
Così ho fatto la mamma e ho lasciato il traguardo a lui, che se l'è ampiamente meritato, arrivando benissimo, un ottimo piazzamento, una rimonta spettacolare.
Appena partito, si è fermato un momento per baciarmi e per dare un buffetto al Tubo, in bilico sulla transenna.
Oltre che un grande uomo è un ottimo atleta.
E il formato mignon, beh, stavolta ce lo siamo portato e anche se è un terribile brighella, se l'è cavata bene.
Ha conquistato tutti col suo sorriso: è un piccolo, intrepido, spericolato Tubo, che ha accompagnato il suo papà correndo con lui, e a che passo...!, gli ultimi trecento metri fino al traguardo.
Che grande emozione vederli arrivare insieme, sorridenti, mano nella mano.

Va bene così, una domenica da mamma e da moglie di un trail runner.
Anche queste son soddisfazioni.