"Come ti sembra fare un mezzo Ironman solo da staffettista?"
mi chiede un faccino carino e sorridente con una polo gialla da finisher, la
stessa che indosso io.
"Mi sono
rilassata".
Gli rispondo così e quasi mi viene da ridere alla sua espressione perché
se per rilassarmi, se per dimenticare per qualche ora gli orrori (si, non
specificherò né perché né per come ma sono orrori) che ho
vissuto venerdì sera, devo correre per 21 km sotto il solleone con
una bella trentina di gradi e forse una manciata in più.. beh... devo essere
veramente alla frutta…
E, in effetti, lo sono. Questo è il periodo più difficile in
assoluto della mia esistenza.
Ho finalmente realizzato e, quello che ho capito, non solo non mi
piace per niente, ma mi fa’ sentire terribilmente ingenua e stupida.
Mi sento terribilmente in colpa per la situazione in cui ho
cacciato il Principe consorte per quanto in nessun modo avrei potuto prevedere
quello che alla fine, effettivamente, è successo.
Ma non facciamola tanto lunga con le mie disgrazie.
Siamo partiti alle cinque di mattina, col Tubo, che in macchina
cianciava allegro per la bella avventura. Noi, svegli dalle quattro, un po’
intontiti da sonno.
Ad Arona un giro in centro alla ricerca della mia staffetta,
arrangiatissima: il nuotatore col piede rotto, il ciclista ultrasessantenne e
la podista, la sottoscritta, già per sua natura scarsa, con le gambe ancora
affaticate e la testa da tutt’altra parte.
Ma ce la siamo cavata egregiamente. Il nuotatore è stato svelto,
il ciclista ha fatto il suo e io ho corso un tempo decente, vicino al mio
personale: mi aspettavo almeno un cinque, sei minuti in più, invece ho tenuto.
Mi sono scoperta a sorridere mentre pensavo che erano “solo” 21 chilometri e mi
sono divertita molto più del solito.
Mentre correvo ho incontrato persino un collega che faceva tutta
la gara, com’è piccolo il mondo…
Ad ogni passaggio c’era il tifo spettacolare della mia squadra,
dei miei staffettisti che non mi hanno abbandonata ma son rimasti sotto il sole
ad aspettarmi.
Al traguardo insieme, col Principe consorte e il Tubo che mi
salutano dalla transenne.
Il Tubo che saltella in braccio a un’affascinante lady in nero e
capello sulle ventitré (mica scemo, il Tubo!), il Principe consorte con la
faccia grigia per il male al fianco.
Adesso basta, si va’ a casa in fretta, purtroppo non possiamo
goderci tutta la giornata al lago, ma oggi va’così.
Però oggi potrebbe essere la prima di tante giornate insieme.
Un po’ arrangiate, come la staffetta, un po’ sacrificate (oggi corro io, domenica prossima corri tu) ma solamente nostre.
Un po’ arrangiate, come la staffetta, un po’ sacrificate (oggi corro io, domenica prossima corri tu) ma solamente nostre.
Non abbiamo nulla di cui vergognarci e non c’è nulla che ci faccia
stare bene quanto una giornata di sport con facce amiche, anche se le conosci
poco.
Forse molto meglio così.

