Visualizzazione post con etichetta progetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta progetti. Mostra tutti i post

martedì 30 luglio 2013

Arona, il giorno più lungo (seconda parte)

Con queste premesse, mi porto alla zona cambio e preparo il mio potente mezzo per la sua frazione: borracce  gel, casco, occhiali, pantaloncini di bici e poi i pantaloncini da corsa, tutto come sarà all’Elba. L’unico dubbio è nuotare senza muta o con la muta. 
Oggi è facoltativa, ce l’hanno su tutti e mi pare un atto di ubris non metterla.
La metto, con sotto il top e le mutandine nere.
Mi porto in zona partenza per provare l’acqua: è ancora presto do’ due bracciate volentieri, almeno mi rinfresco..
Fa’ già un caldo boia. Un caldo barbino. Caldo tropicale. Insomma, caldo. Il leit motiv della giornata.
Scambio due chiacchiere con Florence, in francese, che devo fare esercizio di conversazione, con altri della mia squadra che faranno la staffetta e poi via.

Noi donne partiamo per prime.

Anche qui l’ipocrisia regna sovrana. Organizzatore, se ci vuoi davvero agevolare, facci partire dopo. O anche insieme. Così io mi defilo subito e lascio andare il triatleta medio, convinto che picchiare ogni cosa che si muove in acqua sia la tattica di gara vincente. Mentre se mi dai 2 minutini risicati di handicap, io sai dove me lo posso mettere il mio vantaggio??!!
Nuoto bene, ma alla seconda boa, i maschioni mi prendono: come già visto in altri film, gli élite non mi sfiorano nemmeno, ma dopo qualche minuto arriva la mandria dei bufali inferociti.

Paura vera a nastro per almeno trenta secondi, poi decido di continuare a nuotare cercando di far finta di niente: i più veloci passeranno comunque, agli altri che mi danno botte da orbi auguro di mettere giù male il piede e rompersi l’osso sacro uscendo dall’acqua. 
Amen.
Al secondo giro mi accorgo di avere un caldo boia e che la muta mi ha scorticato il collo. Allegria! Nel mentre, al secondo giro e seconda boa, mi raggiungono le staffette. Botte da orbi, di nuovo. Auguro tante belle cose anche a loro.

Animata da questo spirito positivo, raggiungo la bici e mi spoglio. Letteralmente. Qualcuno trova anche il tempo di commentare. Minchia, ma l’ormone a palla c’avete. Pensa a pedalare va’..
Parto in bici col rapporto agile, che l’anno scorso sulla rampetta che porta sulla statale ho visto scene gabazzosissime (altro che ciclisti provetti…!) e vado su bella agile e sorrido, moooooolto compiaciuta della mia astuzia tattica.
Parto per la mia scampagnata, spingendo poco, appena appena, avendo ben chiaro in mente il suggerimento del Guzzo (Santo subito!): ”Non bruciarti tutto sui primi 30 chilometri che poi inizia la salita”. Il tutto con quel suo melodioso accento veneto (ma è veneto, Guzzo? Ho sentito bene?!).

Sempre a proposito del Guzzo, mi passa dopo qualche chilometro (Ma allora non sono andata malissimo in acqua!) e va’ subito via, a bombazza!! Strillo per salutarlo, tutta gioiosa. Vedo un po’ di scie, ma me ne frego. Cavoli loro.
Tornando da Baveno verso Lesa mi accorgo addirittura che ho uno dietro che mi ciuccia la ruota (...a me??!! Ma sei messo malissimo!!!).
Si scusa di non potermi dare il cambio e mi precisa che non è in gara.
E anche qui… chiudiamo la parentesi prima di aprirla. Che è meglio…!

Al cominciare della salita, comincio anche a superare (con grande, grandissima, enorme, no ma anche qualcosa in più,soddisfazione…) qualche uomo.
Ahhhhhhhh, ma che bella sensazione! Che momento sublime!
Ecco, vedi. Mi sono ammazzata di salitoni ultimamente.
Ma a qualcosa è servito.

Vado su sempre senza affanno. Che storia!

Sulla super salita, lo strappettino più bastardo di tutta la gara, riprendo una staffettista con cui scambio due commenti (Tanto so che mi leggi, mi ha fatto piacere rivederti; hai anche fatto una bella bici. Brava, Fra!) ma poi la lascio andar via, che so che non devo esagerare.
Sto bene (a parte le mutandine che mi danno fastidio. Devo risolvere questo problema prima dell’Elba) e vorrei anche correre, dopo.

L’arrivo in zona cambio è tranquillo. Anche qui ci metto il mio tempo a cambiarmi. Il caldo è qualcosa di mostruoso, ma parto decisa perché se ci sto a pensare troppo rischio di non partire proprio più.
I primi due giri soffro (mentalmente) come un cane e il Principe consorte non aiuta, anzi mi maltratta di brutto… Sarà, ma con me non funziona.  Mi devo dare una bella calmata da sola, ci devo lavorare su 'sta cosa, penso. Come a Pettenasco.
Oggi non ho neanche i crampi (pensa che botta di culo!): approfittiamone.
Mi accodo a due marcantoni che mi fanno compagnia, muta e silente: ci han fatto anche una bella foto, dove io sembro una tap- star che corre con le guardie del corpo. Figo.
Al terzo giro, visto che sto correndo, il Principe consorte pensa bene di prendermi e buttarmi nella fontana, cosa che mi costerà quei due minutini che.. ma va bene così, dai. Basta il pensiero.

Bestemmio un po’, ma con grazia e ricomincio a correre. Sono un filino zuppa, ma è una costante delle mie gare di triathlon a quanto pare.
Ritrovo Florence che intanto è scesa dalla bici e le urlo che ho finito, con una pronuncia e un’inflessione che sento risuonare meravigliosamente bene.
Sarà la stanchezza, ma la “r” blesa riesce proprio bene.
Mentre Ico al bar mangia il suo toast corro verso il traguardo, un filino scocciata perché sul traguardo volevo che ci fosse qualcuno a farmi due complimenti, ma niente paura... a
l traguardo mi coccolano e mi danno anche un ghiacciolo al limone. Buono!!


Poi c’è il Guzzo con la sua Katia, che mi hanno applaudito all'arrivo (Carina, la Katia, Guzzo. Complimenti!!)
Scambiamo due parole e il Guzzo mi dice anche una gran bella cosa che mi colpisce molto: "Siamo fortunati a fare quello che facciamo. Fortunati, che ci possiamo permettere di essere qui." Bravo Guzzo. Sarai anche un triatleta maschio, ma non sei un trullo..! (scherzo, Guzzo!)

Ringrazio tutti e vado a cercare il fascinoso marito e fascinoso mini figlio: ci metterò pressappoco tanto tempo quanto correre la mezza e nel frattempo camminerò per altri 3 chilometri: poco male, defatigamento...


In ultima analisi: è stato faticoso, ma non un massacro.
Sono sempre stata sotto controllo.
Fisicamente ci sono, sono a posto e non sono nemmeno troppo stanca.
Mentalmente il caldo ha  contribuito alla sensazione del “non ne posso più”, ma che alla fine si è trasformato in “Ok, allora diamoci una mossa e andiamo a bere qualcosa di fresco” piuttosto che “Ok, allora mi siedo e aspetto le otto di sera”.


Non sono contenta (troppo lenta), ma sono contenta (questo sarà il mio passo gara).
E chi ci capisce qualcosa, è bravo…

giovedì 4 aprile 2013

Nodi al pettine

Come si fa' a fare un dolce senza tortiera, senza mattarello, senza particolare attrezzatura da cucina, che il Principe consorte ha già inscatolato tutto (lunedì si va'!)?!
Si improvvisa.
E così mi sono venute della "genovesi" ripiene di ricotta, mica male..
Tanto per dire che, non si sa né perché né percome, ma sono una siciliana mancata...
Mi sto riscattando..

Siamo assediati dagli scatoli.
Scatoli ovunque e fuori ormai son rimasti tre bicchieri, un paio di mutande biancheria pulita e profumata a iosa, due jeans e una maglietta (pesante, che ancora non fa' caldo), e roba da running (ma si mette via in un secondo): insomma il più è fatto, per davvero.
Lunedì si va' e oggi mi devo ricordare di chiamare l'asilo nuovo per Ico.
Sta così bene in questo che mi dispiace farlo cambiare, ma insomma, anche lui dovrà abituarsi ai cambiamenti e poi è talmente piccolo e versatile che (spero) non sentirà (troppo) il distacco.

Mi sento in colpa e ho paura, ma si deve fare.. insomma, è pieno il mondo di gente che cambia casa, paese, città, vita.
Cosa sarà?! Mica deve imparare una lingua diversa.
Spero che vada tutto bene, spero di essere un abile traghettatore dal vecchio al nuovo in maniera serena.
Io per me non avrò problemi, che dove mi mettono sto, il Principe consorte è più felice che mai: resta solo questo dubbio, che scioglieremo presto.

Devo anche tagliarmi i capelli, per restare in tema, per facilitare le operazioni di asciugatura e risparmiare quei cinque minuti che.. non ci sono mai!

Dopo questo fatidico lunedì, potrò focalizzare un po' meglio la mia stagione, i prossimi appuntamenti e pensare un po' di più al triathlon, un po' di più anche a me.
Insomma, nodi al pettine.

mercoledì 20 marzo 2013

Carne al fuoco


A me la Legge di Murphy mi fa’ un baffo… è un periodo, cazzo, anche se a pensarci bene, è da un po’ che dura ‘sto periodo.
Da un annetto circa e non sembra che voglia mollarla lì tanto presto.
È un periodo. È la vita.
Esprime una rassegnazione che non è nelle mie corde.
Non sono mai stata una persona paziente, ma lo sto diventando.
Sto diventando un fottuto bonzo.
OHMMMMMMMMMMMMMMM

Ricapitolando: due giorni a casa con l’ennesima influenza catarrosa, domenica ho una mezza che solo Dio sa come correrò, Ico ha avuto anche lui un week end di febbre altissima e non dorme di notte (quindi manco io), ho un piede con un simpatico inizio di fascite plantare e l’altro con una dolorosa recidiva borsite sull’alluce valgo (sempre a proposito della famosa mezza maratona di domenica).
Ho dimenticato qualcosa?!

Ah, si, ieri sera si è guastata la caldaia e io ho pensato: “Menomale che non è gennaio…” (in perfetto bonzo-style!), sono andata a prendere la legna per la stufa, ho scaldato pentole e pentoloni di acqua per lavarci tutti e ho messo a Ico la tuta pesante di pile per dormire (no, vabbè neve a parte non fa’ così tanto freddo, ma dato che ha avuto la febbre…).

Stamattina, sfebbrato, lo porto all’asilo dopo che mi ha piantato una pezza allucinante per mettersi le mutande (solo blu le vuole) anziché il pannolo-mutanda e la simpatica addetta al ricevimento bimbi che poi è mia cugina (che fa’ in pratica la bidella, ma non glielo dire che s’incazza) mi storce il naso perché potrebbe anche capitare l’incidente. Certo che capita, se non lo porti a far pipì con regolarità.
Ma non me la prendo neanche più: siamo una famiglia di simpaticoni, ve l’ho già detto.
E poi, se lui vuole mettersi le mutande e nei due giorni che è stato a casa con me problemi non ce ne sono stati, io gli devo mettere il pannolino perché tu non lo vuoi portare a far pipì???!!!
Che palle.

E fra 17 giorni ho il trasloco. IL TRASLOCO: inscatola tutto e rimetti a posto tutto.

Un Ironman?! Io me la rido. 

lunedì 4 marzo 2013

K.O.

Fuori combattimento causa recidiva di influenza che stavolta mi ha portato febbre, tosse e chi  più ne ha, più ne metta...
Così, sabato mattina, i quattromila metri in piscina si sono ridotti a duemilacinque, grazie anche alla complicità del solito coglione che mi ha preso a palettate con conseguente (mezza) rissa.
Domenica invece annullata la spedizione a Piacenza, che già correre 30 km non è una passeggiata di salute, figurarsi correrli con 38° di febbre (fosse stata la mia gara obiettivo, si certo, una botta di tachipirina e passa la paura, ma così come stanno le cose.. sarà per la prossima e tanti saluti).
Lo spirito agonistico ultimamente è in fiacca.
Sia per me che per il Principe Consorte. 
Ma c'è anche da considerare che mai come quest'anno siamo stati messi KO da influenze e malanni vari.
Siamo un po' allucinati da notti faticose (manco a dirlo, l'amato pargolo si è svegliato stamattina alle 04.00, con la febbre, cantando...!), allenamenti faticosi, appuntamenti che saltano, and so on.

E' veramente dura e mi chiedo (mai come in questo periodo) se vale veramente la pena si arrivare a quel traguardo.

La risposta non è semplice.
Fare sport per stare bene e fare fitness non è allettante come avere un crono da rispettare, un traguardo da varcare.
Non è neanche lontanamente motivante o appassionante.
Perciò andrò avanti, anche se con un po' di fatica.
Guardiamo i lati positivi.

Mal che vada, per quanto possa arrivare alla gara mal preparata, arriverò in fondo in un modo o nell'altro, e avremo comunque fatto una bellissima vacanza all'Elba.



lunedì 28 gennaio 2013

great expectations

Ieri ho avuto occasione di correre una delle più brutte mezze maratone della mia storia podistica. E non ne ho corse poche, sia chiaro.
In un contesto che avrebbe potuto promettere belle cose (Liguria, mare e lungomare), ci siamo ritrovati ad arrancare nella strada (aperta al traffico) sotto la massicciata della ferrovia (del mare, neanche l'odore), a combattere con un numero non pervenuto (ma erano tanti) di ponticelli che, al primo alzi le spalle e vai su, all'ultimo (ventunesimo chilometro, ma siete bastardi dentro..!) ti sei veramente scaramellata lo scaramellabile, che se avessi voluto fare del dislivello sarei andata a correre in collina, no?! No.
Il tutto condito da: due ristori messi a casaccio (uno al settimo, uno al diciassettesimo?), riforniti alla ligure (acqua!), dove mancava poco di doversi riempire il bicchiere da soli, in un percorso di andata-ritorno-andata, drammaticamente noioso, solitario, coi podisti dallo sguardo perso nel vuoto, che non sapevano più se tenere la destra o la sinistra. 
Insomma, un casino!

Avrei voluto tenere una media di 4'40'', ma un po' che non sto facendo niente di veramente veloce da prima della maratona di Torino, un po' che la noia l'ha fatta da padrona, ho chiuso ad una media di 4'43'', staccando negli ultimi quattro chilometri un simpatico triatleta che mi ha "accompagnata" dall'ottavo in poi. All'ultimo giro di boa (ci mancavano giusto quelli; che son la roba che odio di più in una gara di triathlon.. pensa un po'..) l'ho visto molto indietro e un po' affaticato. 
Ma in effetti il percorso non era dei più invitanti e scorrevoli.
Messi in saccoccia anche questi 21 km un po' più allegri del solito, chiusi comunque con un ritardo di due minuti dal PB, aggiunti ai 4.200 metri nuotati sabato, mi ritrovo a pensare ad altre situazioni non proprio ottimali.

Non mi sono fatta mai tanti problemi ma ultimamente il mio lavoro mi pesa. 
Mi annoio.
E' triste pensare di trascorrere otto ore al giorno a fare qualcosa che non ti piace (più).
Non è tanto il lavoro ad essere cambiato, quanto le persone e le condizioni.
C'è più intransigenza, c'è fastidio generalizzato, più stress del solito e pessimismo cosmico e ogni richiesta, più o meno ufficiosa, viene respinta in malo modo..
Part time?! E quando mai?! (cos'è 'sta parolaccia? come osi solo non pronunciarla, ma anche pensarla!).
Qui non si fa', non usa, non lo chiedere neanche e non rompere i coglioni coi tuoi diritti (che non ne hai)..

Cambiare sarebbe bello, ma, coi chiari di luna che ci sono... è un rischio che non so se son disposta a correre. Si tiene duro, come al diciassettesimo chilometro di una gara non bella che non allieta l'anima né le gambe.
Ma si tiene duro, si cerca di perdere il meno possibile, si soffre un po' e si torna a casa con un risultato comunque discreto.


venerdì 21 dicembre 2012

Fratelli

Poveri noi, il giorno del nostro "mesiversario" ce lo siamo ricordati una volta crollati nel letto, praticamente the day after.
Naturalmente per stanchezza, che non siamo ancora arrivati al "che barba che noia"..!

Ieri, mentre insegnavo alla Bozzola come si prepara lo zabaione e la sorvegliavo nella rottura delle uova che lei esegue con maestria ('sti figli assomigliano tutti a lui, interessatissimi alla cucina e abilissimi tra i fornelli), pensavo a com'è difficile spiegare a un bimbo di quasi tre anni che sua sorella ha un'altra mamma.
Li osservo ma non ci sono cenni di difficoltà nel loro rapporto, che è molto spontaneo, fatto di tanti sorrisi, di fiducia incondizionata da parte di Ico e di curioso interesse da parte della Bozzola.
Nonostante la differenza d'età, si somigliano: non fisicamente, ma nei gesti, nei gusti, negli atteggiamenti. Si piacciono. Per ora.
Anche a me piaceva mia sorella.

Non smetto di pensare che abbiamo delle grosse responsabilità come genitori, nei loro confronti e mai come quest'anno me ne rendo conto.
Avrei solo un piccolo desiderio da realizzare quest'anno, e non si tratta di gare, di tempi, di eclatanti performances sportive, ma soltanto (e chiedo poco.. eh) di rendere questa nostra famiglia ancora più omogenea, da allargata che è che diventi un pochino più stretta.
E' difficile e non è che posso (e devo) fare tutto io, ma se qualcuno mi aiuta di riuscire a crescere due fratelli, piuttosto che due estranei. Si, sarebbe proprio bello.
Ah.. visto che non ci sentiremo per un po'.. Buon Natale!.

mercoledì 19 dicembre 2012

La fine del tunnel

Non lo posso ancora dire ad alta voce ma... forse stiamo uscendo dall'incubo.
L'incubo lo so io cos'è e tanto mi basta.
Era cominciato nel gennaio del 2012 e si è trascinato, toccando vette di cattiveria e abissi di degrado morale nel fine estate, inizio autunno: la piena è arrivata a settembre e a ottobre, giusto in tempo per il mio compleanno.
Se mi avessero predetto quello che è effettivamente accaduto, mi sarei fatta beffe di.. ma ecco, se non altro ho imparato che l'imprevedibile accade e che la fiducia è un bene da accordare con molta parsimonia.
Ho anche capito che, per quanto razionalmente non abbia alcun senso, le percezioni "di pelle", le sensazioni, quel brivido di simpatia/antipatia, entusiasmo/prudenza, è fondamentale in qualunque scelta, non solo nel comprarsi le scarpe nuove da running.
Ho imparato che il mio istinto capisce molto prima del mio intelletto e che per destreggiarmi in questo mondo devo imparare a usare meglio anche questa risorsa.
Sembrerà cretino arrivarci a 36 anni, ma forse è davvero meglio tardi che mai.

La telefonata di ieri sera ha dissipato le ombre: se non abbiamo vinto, almeno siamo sulla buona strada.
E' finito il tempo delle minacce, è finito il tempo delle pretese.
Sentire la paura scivolare via di dosso e pensare di avere altre opportunità, pensare di poter fare delle scelte, che siano anche solo archiviare tutta quanta la faccenda in fondo al cuore, è liberatorio.
Si, lo so… non è finita finchè non è finita, però siamo arrivati al 35° chilometro sani e salvi (passatemi la metafora podistica), davanti a noi ancora sette chilometri (sette mesi?) e poi possiamo varcare quel traguardo (quella soglia!).
È un viaggio che non avrei mai voluto fare, ma non ho avuto scelta se non soccombere a quello che mi veniva imposto, ancora una volta, e mi è impossibile ignorarne le conseguenze. È una ferita che non guarirà mai bene fino in fondo, sarà sempre come aver male qualche osso, quando cambia il tempo..
Ma anche questo fa’ parte del viaggio e posso dirmi contenta, oggi, se siamo arrivati a vedere la fine del tunnel.

martedì 11 dicembre 2012

Spirito

Ci ho messo un po' a convincermi, anzi, a lasciarmi convincere.
Oddìo, non è che c'è voluto molto.
Lui è entrato in cucina mentre stavo sfaccendando, mi ha lanciato uno sguardo in tralice, poi si è lasciato andare ad alcune considerazioni nel tono morbido di chi non vuole convincere nè motivare.
Insomma, me l'ha buttata lì, la storia dei "pionieri" che partono per fare un ironman con il sacco a pelo sulla bici, perchè non sanno a cosa vanno incontro, e si fermano a mangiare al Mac, perchè "è un altro spirito".
Un altro spirito, lo spirito giusto.

Ora, io al Mac non mi ci fermo a mangiare neanche sotto tortura, ma ho colto.
Ho colto l'invito alla pacata riflessione, spassionata. Ce la posso fare?
Si. Certo, che ce la posso fare.
Certo anche che non lo finisco in nove ore e neanche in dieci a dire il vero, ma ho lo spirito giusto, ormai lo posso proprio dire.
Sarà dura preparare queste distanze lunghissime, ma si. Si. Si. Lo voglio.
Lo voglio da quando ho cominciato a fare triathlon, perchè ho capito subito che la mia distanza-gara è dall'olimpico in su.
Ho capito subito che le mie gare sono quelle senza scia, con tante salite.

E ho capito anche che voglio quest'avventura: dentro me stessa, dentro la mia testa, voglio mettermi alla prova.
Questo credo sia lo spirito giusto.
Non tanto per la prestazione in sè, quanto per l'esperienza che trarrò dalla preparazione e dalla gara stessa.
E così, trascorsa quella mezz'oretta in un'intima e quanto mai sorridente meditazione, ho deciso.
Sarà superlungo, sarà in Italia, sarà settembre.
Sarà Elbaman!

lunedì 8 ottobre 2012

32, si comincia da qui...

o meglio, si ricomincia, perchè non è che io abbia mai smesso di correre.
Il Principe consorte me l'aveva detto che ci sarei riuscita senza problemi, ma in questo momento, con l'autostima sotto le scarpe, a volte faccio persino fatica a credere di potermi svegliare al mattino e trovarmi tutta intera.
Anzichè sbattermi (sbatterci) per attraversare la provincia e partecipare a una 42 km, mi sono alzata (un po' tardi, oserei dire) e ho cominciato a correre, con un piano d'azione molto semplice:16 chilometri in una direzione e 16 chilometri di ritorno.
E fin qui...tutto chiaro.
Non che correre 32 chilometri, quando sei abituata a farne 15 e a volte ma proprio perchè sei in gara 21, sia proprio così come dirlo, lo so benissimo, l'ho già vissuta la sensazione di svuotamento, stanchezza estrema, sfinimento.

Questa volta però è andata bene, anzi no, diciamo la verità, benissimo.
Parto piano piano, ma dopo cinque chilometri mi accorgo che ho accelerato un pochino, mi controllo e cerco di non strafare.
Al decimo chilometro ci sono i miei assistenti personali (Ico e il Principe) che mi passano l'acqua. Corro leggera e serena e devo sempre stare attenta a non esagerare.
Al sedicesimo chilometro, tranquilla e per niente stanca e di ottimo umore (incredibile, sto facendo un lunghissimo!), mi concedo di aumentare un il ritmo.
Vediamo che succede, mi dico, ma non succede niente di particolare.

Dal ventesimo in poi, progressione costante, con un bell'ultimo chilometro allegro, con una fatica fisica del tutto adeguata al chilometraggio e una fatica mentale praticamente assente.

O mi sono ipnotizzata da sola (Ueli Steck sostiene che bisogna sempre pensare positivo, di fronte ad una prova impegnativa.. ma va'?) o sono cambiata.
Un anno fa' avrei tirato giù tutti i santi del paradiso, di fronte a 32 km da sola senza una gara a far da contorno.
E invece, ho fatto (molto) meglio che l'anno scorso a Parma, con almeno un chilometro in più e molti ristori in meno, nonostante una giornata comunque bella calda.
Stamattina tutto bene e la carrozzeria sembra reggere. Ancora due lughissimi e un po' di ritmi per la rifinitura e sono pronta. Vorrei migliorare, anche solo un pochino, il mio personale.
Io ci provo.
Vola solo chi osa farlo.. (citazione rubata a un grande maratoneta!)

giovedì 4 ottobre 2012

la rana ha fatto... brum!

Ci pensavo oggi mentre stavo andando in piscina a nuotare, mentre passavo l'incrocio che porta all'asilo di Ico, e ho allungato il collo per vedere.. niente, in realtà, perchè lui alle 12:15 sarà seduto al suo seggiolino, al suo tavolino, con i suoi compagnetti, a fare pranzo.
Mi divora la curiosità, a volte.
Chissà com'è la sua vita senza mamma e papà.

Le insegnanti mi dicono tutto bene: è vivace, mangia con ottimo appetito, gioca volentieri, cerca la compagnia degli altri bimbi, canta, fa' la nanna tranquillo, obbedisce anche se ogni tanto è discolo.
Tutto bene, come mi dice anche Ico, quando si sveglia la mattina.
Mi dice: "Ciao, tutto bene" in maniera tale che potrebbe essere sia una domanda sia un'affermazione. Poi mi sorride sornione e inizia la sua giornata.

E ieri sera nella vasca da bagno mi fa informato che la rana fa' brum e lui si chiama Ico Iccio.
Ha aggiunto il cognome, che ovviamente non è Iccio... per fortuna.

Guido e ripenso al micio che ho tenuto in braccio mentre moriva, investito mentre uscivo dal lavoro. Succede e poi è stato lui, povero micio, che si è infilato sotto il paraurti della macchina che mi precedeva. Quello non si è neanche fermato però... Ma cosa pretendo mai? Non si fermano neanche se investono una ragazzina sulle strisce pedonali, figurati un gatto.
Guido e ripenso a come siamo tutti bravi, pronti a giudicare, ipocriti e fastidiosi con certi atteggiamenti.

Guido e penso che stasera si va' tutti fuori a cena, per festeggiare il mio onomastico e per decidere la vacanza in dicembre.
Sicilia, finalmente.

Ci porteremo anche Ico Iccio, che è ora che cominci a sentire profumo di casa; dopotutto una parte di lui viene da lì.
E la rana ha fatto brum...

martedì 2 ottobre 2012

l'ultima a morir..

La madre snaturata che è in me non si da’ pace.
Domenica avrei dovuto correre una maratona, ma poi subentrano mille paranoie e si lascia perdere. Io lascio perdere.
Mi dico che 32 chilometri a casa andranno benissimo, domenica prossima.
Si, l’importante è crederci e soprattutto correrli, 'sti 32 chilometri.
Oggi vengo a sapere che le due colleghe simpatiche (lo sono davvero!) del piano di sotto andranno in part-time e mi coglie una fitta d’invidia.
6 ore anziché 8 in questo carcere di cartacce non sarebbero male. Potrei, potrei…
Ma non posso. E poche palle.
Primo perché amo la mia indipendenza economica.
Non dipendo da nessun uomo e non voglio essere costretta a farlo.
Secondo perché devo mantenermi, visto che la sacra famiglia me la sono giocata, e devo poter mantenere la mia prole, adeguatamente ai tempi, s’intende.
E siccome sto (ri)leggendo Verga, in questo periodo, un po’ di strizza me la sono messa addosso.
Da sola.
Che bel lavoro che so’ fare su me stessa. Tarparmi le ali.
In questo periodo poi, che a fare un 10.000 in pista ci ho messo 44 minuti senza troppa convinzione, dovrei stimarmi un po’ di più..
Mi chiedo cosa mi porterà la settimana, quali sorprese...
Per ora, una bella cosa: uno scambio di sms con la mamma della Bozzola, la sorella di mio figlio, tanto per dire che a noi le famiglie piacciono dolcemente complicate.
Uno scambio cortese, prudente, quasi complice, tanto più che non c'è mai stato motivo di essere rivali.
Ci abbiamo messo tre anni, ma ce l'abbiamo fatta.
Siamo un po' lente tutte e due, ma forse, e dico piano forse, c'è speranza.



mercoledì 30 maggio 2012

dubbi e certezze

corro nel caldo della pausa pranzo con l'odore dell'asfalto caldo e il sole che mi picchia sulla pelle.
qualcuno della squadra domenica ha detto che prima di Pescara andrà a farsi una lampada per prepararsi la pelle; io me la preparo correndo in pantaloncini micro, top nero essenziale e berretto con visiera.
ah, naturalmente le scarpe... l'abbronzatura è garantita!



come già ieri, la partenza è a ritmi molto blandi, un po' per il caldo, un po' perchè le gambe sono ancora un po' legnosette dopo domenica, anche se comunque sto recuperando molto più in fretta del previsto.
faccio i miei primi 5 km pian piano, senza spingere, lascio che si adatti il respiro, lascio che le gambe si scaldino e penso che, se va bene, ma se va' proprio di lusso, questo sarà il mio passo sulla frazione di corsa, domenica prossima.


l'adattamento prudente da' i suoi frutti: dopo il quinto chilometro mi sento così bene che devo forzarmi a correre piano, ma ogni tanto l'andatura si fa' più allegra. buon segno. ho caldo, fa' molto caldo e penso a come mi dovrò bagnare, a quanto dovrò bere, sia sulla bici, sia nella corsa.


ho provato tutto, anche l'abbigliamento.
niente tutino intero, poco pratico, ma i pantaloncini comodi per la bici e i pantaloncini leggeri per il running, con sopra il top e basta. 

non ho mai corso così scoperta. 
il Principe consorte mi aveva proposto il costume intero ma mi sembra veramente azzardato... verrebbe da ridere a me per prima per l'imbarazzo!


pensieri futili, mentre tutto è pronto, e io mi faccio i miei venti piegamenti sulle braccia sul marciapiede davanti a casa.
pensieri buffi, mentre mi guardo allo specchio e vedo il segno brutale del sole. 

pensieri di me che mi butto nell'acqua e nuoto e cerco quell'emozione forte che ti prende quando fai bene, di me che spingo forte sui pedali facendo l'unica frazione bici "tirata" della mia stagione di triathlon, di me che arrivo di corsa sul traguardo e faccio venti piegamenti sulle braccia, così per sdrammatizzare...


dubbi (pochi) e certezze (una)

giovedì 10 maggio 2012

carne al fuoco


Allenamento quotidiano di running sotto il sole a picco con 26 gradi segnalati e almeno 29 percepiti… insomma, una mazzata.
Sono uscita col mio nuovissimo e fantastico calzoncino Decathlon, che alla facciazza dei tanti acclamati capi di marca, va’ benissimo e fa’ anche bella figura e un top che non mettevo dall’estate scorsa (e mica avrei potuto metterlo coi 15 gradi della settimana scorsa?!) ma grondo ugualmente di sudore che neanche in una sauna.

Non sembro neanche troppo cicciotta mentre zampetto faticosamente controvento sull’asfalto. Dieci chilometri, un patimento di caldo, vento e noia e tanta fatica nelle gambe dopo l’allenamento di bici di ieri.

L’unica nota positiva è il pensiero che patire questo caldo e questa fatica mi darà la forza necessaria per finire la mezza a Pescara fra poco meno di un mese. Dopo tutto il resto, s’intende..!
Un mese. E in mezzo c’è ancora un olimpico, che farò a ritmi blandi per non scoppiare e il lunghissimo di sabato: 37 km di trail con 1.900 metri di dislivello.
Camminerò in salita, correrò prudente in discesa per non farmi male le ginocchia.
Una passeggiata di salute.

Se mi resta un po’ di forza, domenica potrei fare il cambio armadi e lunedì..
Beh, lunedì ho preso ferie e arruolato il Principe Consorte: si va’ al mare.

A provare due chilometri in acque libere.

Io persevero!

lunedì 2 aprile 2012

se c'è da pedalare, pedalo

Stamattina i corridoi dell'azienda risuonano dei miei tacchi e anche il Gran Capo ha tirato su gli occhi dalla scrivania sentendomi arrivare col solito chilozzo di carte da firmare tra le braccia. Gonna sopra il ginocchio e tacchi, avrà pensato che avessi mandato una sostituta, perchè io di solito viaggio su scarpe ben ammortizzate, altroché tacchi.
Ma ogni ci sta, soprattutto se son di buon umore.


Nel fine settimana è successo che, per la prima volta da quando avevo il Pancione, cioè ero il dolce attesa del Tubo, io e il Principe Consorte abbiamo fatto allenamenti diversi a centinaia di chilometri di distanza.
Solitamente, anche se prepariamo gare diverse, troviamo il modo nel week end di allenarci o gareggiare insieme. Ieri no.
Lui a farsi 30 km di trail, io a farmi 65 km chilometri di collinare in bici con il gruppo del triathlon. 
E nonostante la settimana precedente ci fossimo scornati parecchie volte, è stato bello svegliarsi domenica mattina e avere un moto di tristezza e tenerezza non vedendomelo a fianco a me, nel letto. Buon segno.


Per la cronaca, credo di essere la più scarsa ciclista della regione, anche se a detta di qualcuno "ho la gamba" e "pedalo bene". Il problema è che ho paura delle discese, perciò vado giù con freno tirato e non sono un fulmine con i cambi e quindi mi intorto un po' sulle salite prima di capire cosa e quando e come devo cambiare.
Per il resto, se c'è da pedalare, pedalo e mi piace pure.
90 km in bici, a questo punto, si fanno con serenità. 
Magari ci metterò un po' di più di tre ore, ma si fanno.
Anche questo tassello, è andato a posto.

venerdì 30 marzo 2012

menomale che c'è il triathlon

è stata una settimana davvero faticosa, col Principe consorte che è bizzoso come un cavallo punto da uno sciame d'api. Avrà pure i suoi (ottimi) motivi, ma quando è di quest'umore non lo reggo proprio e vorrei essere a (centinaia di) chilometri di distanza.
e poi dicono dell'amore imperituro e delle farfalle nello stomaco...!


che poi, se vogliamo stare a vedere, pure il mio umore è precipitato al piano scantinato: da ieri mi ritrovo a zoppicare come una papera, con un dolore acuto al polpaccio sinistro.
ecccccchhepppalleeeeeeeeeeee!
e non serve dirmi che ogni tanto succede, che già sono stata fortunatissima a non avere problemi, visto le precedenti esperienze col ginocchio, però mi sale un palpito d'angoscia. 


per fortuna che c'è il triathlon, anche se dovendomi smazzare, questa settimana, un sacco di grane, prima dopo e durante l'ufficio e dovendo velocizzare gli spostamenti, nicht bici.. e mi piange un po' il cuore, perchè ci stava bene una pedalata al giorno!
così, tirando le somme, questa settimana non sono salita sulla bici (ma andrò domenica), sono andata a nuotare una volta, ho corso e oggi pure tenterò, a dispetto del dispettoso polpaccio.
mi fai male? e io corro. chi la dura la vince (domattina però nuoto che proprio cretina non sono)...!


O almeno, non del tutto.
Tra le voci "positivo" in bilancio, la visita medico sportiva. Tutto ok. Magari è stato lì che mi son fatta male il polpaccio, sul maledetto gradino.


E io che pensavo già alla mia prima 50 chilometri, di riuscire magari a finirla in 4 ore e mezza...
ma non è detto!