mercoledì 30 maggio 2012

dubbi e certezze

corro nel caldo della pausa pranzo con l'odore dell'asfalto caldo e il sole che mi picchia sulla pelle.
qualcuno della squadra domenica ha detto che prima di Pescara andrà a farsi una lampada per prepararsi la pelle; io me la preparo correndo in pantaloncini micro, top nero essenziale e berretto con visiera.
ah, naturalmente le scarpe... l'abbronzatura è garantita!



come già ieri, la partenza è a ritmi molto blandi, un po' per il caldo, un po' perchè le gambe sono ancora un po' legnosette dopo domenica, anche se comunque sto recuperando molto più in fretta del previsto.
faccio i miei primi 5 km pian piano, senza spingere, lascio che si adatti il respiro, lascio che le gambe si scaldino e penso che, se va bene, ma se va' proprio di lusso, questo sarà il mio passo sulla frazione di corsa, domenica prossima.


l'adattamento prudente da' i suoi frutti: dopo il quinto chilometro mi sento così bene che devo forzarmi a correre piano, ma ogni tanto l'andatura si fa' più allegra. buon segno. ho caldo, fa' molto caldo e penso a come mi dovrò bagnare, a quanto dovrò bere, sia sulla bici, sia nella corsa.


ho provato tutto, anche l'abbigliamento.
niente tutino intero, poco pratico, ma i pantaloncini comodi per la bici e i pantaloncini leggeri per il running, con sopra il top e basta. 

non ho mai corso così scoperta. 
il Principe consorte mi aveva proposto il costume intero ma mi sembra veramente azzardato... verrebbe da ridere a me per prima per l'imbarazzo!


pensieri futili, mentre tutto è pronto, e io mi faccio i miei venti piegamenti sulle braccia sul marciapiede davanti a casa.
pensieri buffi, mentre mi guardo allo specchio e vedo il segno brutale del sole. 

pensieri di me che mi butto nell'acqua e nuoto e cerco quell'emozione forte che ti prende quando fai bene, di me che spingo forte sui pedali facendo l'unica frazione bici "tirata" della mia stagione di triathlon, di me che arrivo di corsa sul traguardo e faccio venti piegamenti sulle braccia, così per sdrammatizzare...


dubbi (pochi) e certezze (una)

lunedì 28 maggio 2012

Sorrido così forte che faccio luce



Sono qui, coi piedi a bagno nel mare che non è neppure freddo, e ho paura.
Ho paura di questo incantevole blu scuro che ho davanti, quieto, con poca onda, che mi scruta e m’invita: “Vieni, non ti farò del male”.
Ho fatto tutto quello che dovevo fare: alimentazione a posto, una bella nuotata ieri con muta per “provare l’acqua”, gli amici sul lungomare fino a dieci minuti fa’ mi incoraggiavano e confessavano le loro storia di paura, gli occhi del Principe Consorte mi fissavano muti e verdissimi dicendomi che potevo farcela: “è solo un bagnetto, non nuoti così poco neanche in pausa pranzo”.

Eppure la prima boa è lontanissima. Ma questo è il ballo e dobbiamo ballare.
Sono qui, con i piedi a bagno e altre 32 ragazze, donne, atlete come me, inguainate nella muta scura, cui nessuna ha voluto rinunciare. Siamo nervose, aspettiamo la sirena. All’improvviso una di noi dice “Divertiamoci, ragazze! In bocca al lupo a tutte!”.
E tutte ce lo ripetiamo con il primo vero sorriso della giornata.
E io, d’improvviso, sono calma. Entro in acqua, nel blu meraviglioso e scuro e non ho più paura.


Si va’. Su la testa per controllare di non andare a sbattere contro i piedi di quella davanti, su la testa perché c’è acqua dappertutto e un mulinar di gambe e braccia, poi giù la testa, nuota e respira che sono cose che sai fare. Dove sono io? Dove sono le altre? Nuota e respira, nuota e respira e controlla la posizione. La prima boa è passata, ora si ritorna, un drittone lunghissimo e la corrente che mi porta a riva.
Su la testa e controlla. Nuota e respira in questo blu bellissimo, meraviglioso, che si vedono i pesci e i ricci di mare sugli scogli.
Gli unici che mi prendono prima della riva sono i primissimi uomini: esco in 29 minuti, trionfante come se avessi già finito tutto.
Via la muta, sulla bici. Il Principe lì a dirmi “Brava, ce l'hai fatta, adesso fai con calma” e mi sorride da dietro le transenne. Ma io sono galvanizzata per aver nuotato finalmente senza ansie, nuotato come posso nuotare.
Ce l'ho fatta!

Felicissima, tanto felice che non mi spaventano neanche le paventate salite. Appena la strada sale, cambio e metto il rapporto agile. Pedalo seduta e ogni tanto rilancio, ma senza ansia.
Il percorso in bici che mi è stato anticipato come “durissimo” conferma la sua fama: si sale per tre volte, di brutto e si scende per tre volte, di brutto.
Faccio tutto con calma, il sorriso sulle labbra, bevo perché fa’ caldo e chiacchiero con due ragazze che hanno il mio stesso passo. I ragazzi ci passano di fianco veloci, giù dalle discese e alcuni ci salutano, i miei compagni di squadra mi incoraggiano. 
Arriviamo in zona cambio serene, dietro di noi c’è ancora qualcuno.
Via la bici, parto per i dieci chilometri di corsa, dove non temo nulla e mi sento a mio agio. Un cenno alle mie compagne e via, spingendo bene con i piedini e dandomi il ritmo con le braccia. Non so perché, né percome, ma sto benissimo e finisco in 45 minuti l’ultima frazione, spingendo forte negli ultimi trecento metri.
Al traguardo c’è il Principe consorte, che mi da’ il cinque (e stavolta non lo manco), i miei compagni di squadra che mi stringono in un abbraccio.
Unica donna tra tanti uomini. 

Sorrido così forte che faccio luce e sono felicissima.

venerdì 25 maggio 2012

remi in barca


Sono stanca. 
E sono tesa come una corda di violino per cosucce varie che poco hanno a che spartire con le mie attività ludico sportive, dove di ludico c’è molto poco e di sportivo anche, ma insomma.. quel che riesco a fare lo faccio.
Sono stanca e patisco il caldo che si è messo a fare improvvisamente, anche se non me ne lamento perché era anche ora di vedere un po’ di sole da queste parti (ecco, mentre scrivo è svanito..!).

Sono stanca e la testa non è rilassata come dovrebbe o potrebbe essere, considerando che non ho grossi problemi tranne uno gigantesco: i miei.
Ma ognuno ha la sua croce, percui mi tengo la mia e facciam finta di niente.

Sono stanca e mancano 15 giorni al MIA gara. Quella per cui ho sudato e mi sono allenata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, programmando e pianificando come un topolino ingegnoso.

Non ho grandi aspettative, nel triathlon non so ancora esattamente fin dove posso arrivare, quanto posso dare. Voglio solo portarla a termine, possibilmente provando più sensazioni positive possibili ed avere ancora la forza di fare un bel sorriso al fotografo alla fine..!

Domenica l’ultimo appuntamento importante prima della settimana di scarico: un olimpico, dove voglio soltanto nuotare bene (calma e gesso e pensa a cosa stai facendo!); pedalare bene (spingere bene sulla salita e andar giù tranquilla in discesa e quando arrivo, arrivo..!); correre bene (ragionandoci, è l’unica cosa che sai fare con un certa disinvoltura. Fallo, senza ragionarci troppo!).

Che poi, in soldoni, è quello che tenterò di fare a Pescara, anche se su distanze considerevolmente più lunghe.

Posso farcela. Ce la devo fare.

giovedì 24 maggio 2012

Come il rincoglionimento regna sovrano (al lavoro, in giro, in allenamento)


“il sistema di archiviazione informatico non mi lascia più vedere i documenti in uscita!”
“eh, sissi, adesso lo hanno impostato così, perché i documenti non sono assegnati ai vari uffici. Sennò li possono vedere tutti”.
“E io adesso come la faccio la ricerca sul pregresso?!”
“vai in archivio!”
“… ma allora a cosa serve un sistema di archiviazione informatico se non è accessibile?!”

 “mia moglie non è mai spettinata, e non ha mai i capelli raccolti: ha sempre i capelli perfettamente in piega!”
tua moglie non lavora, sta a casa coi bimbi, e l’esercizio fisico più impegnativo che fa’ è andare al supermercato, in macchina!”

“fare attività fisica non serve a niente! Mia moglie, quando vuole dimagrire, va a fare i massaggi!”

"Adoro la crociera: non si fa' niente e si mangia un sacco!
"..."

“domenica c’è un sacco di salita in bici!”
“lo so, la faccio appunto per allenarmi sulle salite!”
“ma ti sei allenata sulle salite??!!”
faccio la gara per a l l e n a r m i sulle s a l i t e!”

Quanta pazienza.

lunedì 21 maggio 2012

gioia (e ne ho proprio bisogno)

"Mamma, 'adda aia 'atte 'otto!"


Ho accolto queste quattro parole messe insieme in fila e accompagnate dalla mimica vivace dello splendido Tubo (ebbene si, è bellissimo, almeno quanto la mamma e non è una frase ironica.. ah. ah..!) con lo stesso sorriso di gioia con cui ho accolto il fatico "Si, lo voglio" che il Principe consorte ha pronunciato tre anni or sono (anche se a dirla tutta, qualcosa di altrettanto carino me l'aveva già detto anche prima..).
Ma andiamo con ordine.. 


Il Tubo ha pronunciato per la prima volta (che io sappia) una frase completa. E' vero, è ellittica del verbo, però è perdonabile, quasi un latinismo, se vogliamo.
Il senso che per me è chiarissimo, conoscendo il mio pollo, o meglio, il mio Tubo, è questo: "Mamma, guarda il biscotto nel latte si è rotto!" (aia è il suo modo per dire "biscotto", non si sa' perchè).
Che non è propriamente una genialata, ma intanto promette doti di grande osservatore dei fenomeni fisici.


Quasi uno scienziato insomma.. in miniatura!
Comunque ha parlato. E son soddisfazioni, avendo un figlio che, pur non stando mai zitto e silente, inanella i suoi suoni onomatopeici ("Brum brum" è la macchina, tanto per intenderci) e poco più.


Ha parlato ed anche oggi a pranzo si è lanciato in una serie di squittii e tentativi di organizzazione della frase, che ci hanno lasciato basiti e increduli, lui per primo.


Insomma, gioia, gioia, gioia...
(e ne avevo bisogno!)

venerdì 18 maggio 2012

schegge di follia


Ok, non sono granchè come trailer.. (in realtà non sono granchè come triatleta, come podista, come nuotatrice, come ciclista.. ma anche come cuoca, donna di casa, come mamma.. and so on)

Dopo questa botta di autocritica, ho pensato che bisogna migliorare, sfidandosi.

che ne dite di 50 km con 2.500 metri D+  il 30 giugno?!

Qui sopra.
Dolomiti.
Il posto è bello. 
Quasi quasi...

mercoledì 16 maggio 2012

la cosa giusta

Mi sono ritirata dopo... mah?! Quanto tempo era che non mi ritiravo da una gara?! Almeno due anni.
Ok, si l'ho fatto. Non ne sono fiera, ma col senno di poi, nonostante la comprensibile mortificazione personale, non me ne pento.


Siam partiti in 300 (giovani e forti) alle due del pomeriggio sotto un sole cocente, con almeno 30 gradi, davanti allo sguardo allibito di mio padre che si chiedeva probabilmente se fossi davvero figlia sua.
"Sei certa di volerlo fare?" mi dice dopo aver visto cos'era il chilometro verticale di salita sopo le strette di Pertuso. 
"Certo!" rispondo tranquilla. Abbastanza tranquilla. Quella salita l'avevo già fatta e sapevo che poteva dar danni.
Ma a far danni è 'sto il caldo e la disidratazione. 

Quando fai una gara, anche di trail, non ti puoi portare dietro 4 litri d'acqua e se hai finito il tuo litrozzo e prima del prossimo ristoro mancano una decina di chilometri, beh, sei nei guai...
Non grossi come gli sfortunati che sono rimasti per 20 chilometri senza (sulla distanza lunga) ma insomma, rimanere senz'acqua non è come rimanere senza panini al prosciutto.


Se poi intervengono crampi, nausea e pure la dolorosa fitta della pubalgia che aspetta solo che tu metta piede sulla discesa sassosa per ricordarti che c'è lì lei, a farti compagnia... beh, mi sono arresa all'evidenza che il trail non era (non è) comunque il mio obiettivo stagionale e che un bel 21 km di collinare trail molto tosto me lo sono sciroppato, in meno di quattro ore. Va bene così.


Trovare il mio piccolo e sorridente e giocherellone di un Tubo in piazza all'arrivo è stato un toccasana per il mio orgoglio ferito.
Mentre aspettavamo che il Principe Consorte arrivasse dalla sua gara, quella lunga di 72 chilometri, lui ha intrattenuto tutti con i suoi numeri e ha fatto persino la pappa da solo al suono della rock band.


Il principe consorte: non è stata facile nemmeno per lui.
Per arrivare è arrivato, che come dicevo ai miei compagni di disavventura, mentre li portavo giù in macchina, a quello gli devono sparare nelle gambe per fermarlo, però è arrivato spossato.
Stravolto, spaventosamente provato.
Lui dice che doveva finire ad ogni costo per trovare il suo limite. E c'è andato vicino.


A me manca questa sua lucida capacità di soffrire, o forse non era il mio momento.
Forse lo vedremo tra poco a Pescara, quanto sono capace di soffrire.


Domenica riposo e quiete, lunedì allenamento di nuoto in mare, martedì running piano piano e oggi riposo (la pubalgia c'è, ma passerà presto).


Domani, che le gambe mi facciano male o no, si corre.


giovedì 10 maggio 2012

carne al fuoco


Allenamento quotidiano di running sotto il sole a picco con 26 gradi segnalati e almeno 29 percepiti… insomma, una mazzata.
Sono uscita col mio nuovissimo e fantastico calzoncino Decathlon, che alla facciazza dei tanti acclamati capi di marca, va’ benissimo e fa’ anche bella figura e un top che non mettevo dall’estate scorsa (e mica avrei potuto metterlo coi 15 gradi della settimana scorsa?!) ma grondo ugualmente di sudore che neanche in una sauna.

Non sembro neanche troppo cicciotta mentre zampetto faticosamente controvento sull’asfalto. Dieci chilometri, un patimento di caldo, vento e noia e tanta fatica nelle gambe dopo l’allenamento di bici di ieri.

L’unica nota positiva è il pensiero che patire questo caldo e questa fatica mi darà la forza necessaria per finire la mezza a Pescara fra poco meno di un mese. Dopo tutto il resto, s’intende..!
Un mese. E in mezzo c’è ancora un olimpico, che farò a ritmi blandi per non scoppiare e il lunghissimo di sabato: 37 km di trail con 1.900 metri di dislivello.
Camminerò in salita, correrò prudente in discesa per non farmi male le ginocchia.
Una passeggiata di salute.

Se mi resta un po’ di forza, domenica potrei fare il cambio armadi e lunedì..
Beh, lunedì ho preso ferie e arruolato il Principe Consorte: si va’ al mare.

A provare due chilometri in acque libere.

Io persevero!

lunedì 7 maggio 2012

la testa, l'acqua e la paura.. il mio primo Olimpico

Ed ho fatto anche l'olimpico, anche se, signore e signori, ho seriamente rischiato di uscire dall'acqua dopo le prime tre (brutte) bracciate per non rientrarci più. Mai più.
Ho sbagliato a non fare riscaldamento in acqua: avrei capito come girava e come dovevo nuotare.
Perchè si da' il caso che io nel mio piccolo sappia nuotare, quindi a che pro farsi 1.000 metri sguazzando con la testa fuori in preda al timor panico?!
Nessuno. E infatti dopo il primo giro in acqua (sadici questi altoatesini: due giri in acqua con relativa uscita e rientro, il secondo più breve del primo) mi son calmata e ho nuotato meglio il secondo giro, anche se qualche idiota della batteria maschile è riuscito pure a passarmi sopra. Proprio sopra.
Vabbè che siamo in gara, però mi dico... complimenti! A parte ciò, uscita dall'acqua con un tempo pessimo, ma neanche ultima, pensaunpo', salto sulla bici e comincio a pedalare.

Si comincia in salita, fatica ma tutto bene. Vado su tranquilla e scendo piano che non ho voglia di cadere.
A quanto pare sono una delle poche che la pensa così. Orde di ciclisti mi passano a velocità sostenuta e ad un pelo dalla mia biciclettina, che già sbanda di suo per il vento (forte: infatti mentre costeggiamo il lago vedo i wind surf che se la spassano con le vele che schioccano sull'acqua).
Il cameramen di Raisport che segue la gara mi riprende e mi chiede se sono la seconda. Sorrido, va' che è meglio...se non arrivo ultima oggi festeggio..!
Al secondo giro, prendo un po' più di confidenza col percorso ma, dopo il giro di boa, dopo che un novello Cipollini, alla testa del suo gruppone urlava indicazioni sui cambi (...) frenandomi con le scintille davanti al naso, mi accingo a superare (finalmente ne passo uno più scarso di me!!) un ciclista che sta pedalando lentissimo alla mia sinistra; forse si sta scartando una barretta, forse sta ammirando i vigneti, non si capisce bene..
Arrivo alla sua altezza quando dall'altra carreggiata, uno dei tipi del gruppone che arriva giù a tutta birra, sbanda, evita il birillo che divide le due carreggiate, ma perde il controllo e invade brutalmente la nostra.
Lo evito per un pelo, con una prontezza di riflessi che non sapevo di avere: con un urlo angosciato lui stramazza addosso all'ignaro ciclista (quello che volevo superare: vedi che a mangiare troppo in bici ci si fa' male!!), che va' giù con un tonfo, come un birillo, mentre l'altro gli capriola sopra.
Gambe e braccia e pezzi di bici dappertutto. Mancavano giusto i fuochi d'artificio.
Io grido al soccorso e mi tolgo rapidamente di mezzo per non fare la stessa fine.
Credo gara finita per entrambi e una bella strizza per la sottoscritta.
Ultimo giro ben pedalato, nonostante 'sta salita e 'sto ventaccio abbiano seriamente scalfito il mio aplomb. Ho pure freddo.

Arrivo alla zona cambio e smonto tranquilla, chiedendomi se ce la farò a correre.
Quaranta secondi e sono pronta per il running. Nonostante tutto corro, mentre tanti camminano.
Sadici questi altoatesini: in un anello di 3,3 km riescono ad infilarci salita, sterrato, salita impervia sullo sterrato, discesa e pavimentazione a lastre. Manca un bugnato e poi abbiamo tutto. Arrivo in salita, ovviamente. Ma per loro non è salita. Casomai un lieve dislivello..

In cinquanta minuti sbrigo la mia pratica: niente di eclatante ma le condizioni erano quelle che erano.
Stanca, mi bevo un bel bicchierone di te' annacquato mentre gli altri intorno si infilano in bocca improbabili bomboloni alla crema, gentilmente offerti dall'organizzazione. C'è anche chi se li porta via a braccia...!!!
Mah?!
Rimango perplessa e mi faccio coccolare dal Principe Consorte che ha vegliato amorevole su di me per tutta la gara.
Le cose da analizzare sono tante e ci lavoriamo insieme: migliorabilissimo il nuoto e si può limare qualche cosina anche sulla bici, anche se sinceramente non mi va' di rischiare di piallarmi per terra, la corsa bene sopratutto per la tenuta, anche se tanto lo fa' il percorso di gara e le condizioni, che sono state durette: vento, acqua molto mossa e freddo.
Ho nuotato, pedalato e corso a sensazione, senza GPS, crono o quant'altro. Così, per saggiare le mie (modestissime) capacità.
A questo punto, non mi resta che riprovarci per vedere se riesco a fare meglio.

Il 27 di maggio. In mare. Chi la dura la vince.
Io persevero.


mercoledì 2 maggio 2012

Improvvise improvvisazioni


Non mi ricordavo un tempo simile dall’anno in cui ci siam sposati, in una mattinata plumbea, quando  il diluvio universale ha cortesemente atteso che almeno fossi uscita con tutti i miei dieci chili di abito di seta dalla chiesa prima si scatenarsi.
Quest’anno pure non ci lascia tregua e l’umore ne risente. Non riesco ad andare in bici nemmeno se prendo appuntamento: avevo preventivato di farlo il primo maggio in concomitanza con la maratona che il Principe consorte avrebbe corso e poi magari di farmi altri 10 km di corsa tranquilla dopo. E invece no. Un uragano sul Piemonte. Così ho ripiegato sulla 10 km collaterale alla maratona dove sono arrivata terza assoluta ad un baffo dalla seconda.

Questo perché domenica mattina, alla solita garetta del paesino accanto, mi son ritrovata a 400 metri da traguardo e ho lasciato andare via l’avversaria davanti a me. Non sia mai!!! Le ho pure detto, vai tranquilla che non ti vengo a prendere. Lei sesta, io settima. Mi dovevo rompere l’osso del collo? No, eppure sono stata tacciata di arrendevolezza. A me? Arrendevole e rinunciataria??!!

Tanto ha detto – il Principe consorte – e tanto ha fatto che ieri mattina son partita convinta per quei 10 km ad un ritmo con cui non ho molta confidenza. Ho stretto i denti e mi son data una mossa. Quando ho capito, dal giro di boa, che ero tra le prime cinque, ho cominciato a mulinare le mie gambette cicciotte e sono andata a prendere le due davanti. Una l’ho passata bene e per l’altra, beh, ho improvvisato una corsa agile e leggera che l’ha demotivata mentre in realtà stavo penando pure io…! Toh, rinunciataria a chi??

A parte ciò, piove pure oggi. Andrò a correre e poi vediamo di mettere insieme un piano d’azione per sabato. Il mio primo olimpico, sempre che ci facciano nuotare, in ‘sto laghetto alpino. A questo punto la frazione run l’ho allenata per bene, manca tutto il resto, ma improvviseremo.


Sembra che mi venga bene..