martedì 29 novembre 2011

anche queste sono emozioni


Sarebbe bello poter scrivere ogni giorno qualcosa di veramente entusiasmante, emozionante, come quello che ho scritto per la mia ultima vera fatica podistica.
Mi rendo conto che ultimamente molte emozioni forti le vivo soprattutto in questo ambito, piuttosto che nella vita lavorativa o famigliare.
Ma anche questo è vero solo in parte.

È galvanizzante anche assistere ai progressi di quel piccolo ometto che ho contribuito a generare: così piccolo eppure così indipendente.
Sabato pomeriggio siamo andati a fare una “vasca” in centro: ed è stato molto emozionante ripercorrere la strada che ho percorso tante volte da ragazzina, con gli occhi accesi di curiosità verso nuove esperienze, al fianco del Tubo, che contrariamente a qualsiasi mia aspettativa, avanzava da solo, tra la gente, senza cercare la mia mano o la mia presenza e senza dimostrare alcun timore verso gli estranei.

Solo di tanto in tanto si voltava a controllare che io fossi lì, dietro di lui.
E’ stata una sensazione strana vederlo camminare sicuro e dritto, lui così piccolo, e vederlo esplorare un mondo del tutto nuovo rispetto a quello cui è abituato, con un sorriso sereno in volto.

A questi momenti in cui si dimostra incredibilmente adulto per la sua età, ne affianca altri in cui si dimostra un viziato incredibile: se non ottiene quello che vuole subito immediatamente è capace di buttarsi per terra e piangere senza ritegno per svariati minuti.

Molte volte mi viene in mente che per me è più semplice gestire gli allenamenti per una gara importante piuttosto che un bimbo piccolo e che trovo veramente più faticoso passeggiare con lui che non vuole essere preso in braccio piuttosto che fare le ripetute.

Il tanto famigerato istinto materno in me non si è palesato affatto o forse in forme strane, che mi auguro siano ugualmente efficaci ai fini della sua crescita e della sua educazione. Sicuramente non sarò la più affettuosa e chioccia delle mamme.
Cosa succederà quando sarà più grande e capirà che a lui tocca stare a casa coi nonni, mentre mamma e papà e la zia vanno a correre la PTL?! 
Se ne farà una ragione o si sentirà escluso dalla nostra vita? 
La prenderà come una vacanza? 
Cosa penserà di me questo piccolo individuo sorridente e vivacissimo, così reticente alle coccole e così pronto ai giochi più scatenati? 

Anche queste sono emozioni. 

mercoledì 23 novembre 2011

Palermo è mia! (per 3 ore e 49 minuti o forse per un solo istante)


“ Com’è bella, Palermo, senza traffico!”.
Così penso, alla partenza della XVIIa maratona internazionale di Palermo, sotto il gonfiabile di Via della Libertà.  Ci troviamo, io, la fascinosa sorella runner e il fascinoso Principe consorte, nel salotto buono della città, che, privo del suo abituale e tentacolare traffico automobilistico, ci lascia accomodare nel profumo delle piante del Giardino inglese sotto ad un sole ammiccante, che già si fa’ sentire sulla pelle.

Sono le nove di mattina e fra quindici minuti una folla colorata di podisti, suddivisi tra mezzi maratoneti e maratoneti, andrà ad invadere festosamente questo percorso completamente cittadino, che lambisce i monumenti peculiari di questa incredibile città.
Si parte in una confusione colorata e allegra: il principe consorte prende subito il suo ritmo e se ne va, la fascinosa sorella runner resta con me per il primo chilometro poi imposta la sua velocità di crociera e si stacca. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a dopo l’arrivo, ignare che avremo ancora occasione di incrociarci lungo il percorso.
Sono sola in questa moltitudine sbuffante che mi corre affianco e cerco, come meglio posso, di tenere il passo che mi sono prefissata, ma già da subito, ai primi chilometri all’ingresso della Porta dei Leoni, verso la “Favorita”, il polmone verde della città che si stende magnifico ai piedi del maestoso monte Pellegrino, mi accorgo che i dislivelli oggi faranno la differenza. Non sono dislivelli importanti, ma salite lunghe a pendenza costante che si faranno sentire con l’aumentare del caldo e della fatica.

Salto il primo ristoro del 5° km, a causa delle folla vociante che lo attornia, e m’infilo giù, nel lungo viale alberato che porta a Mondello, oggi eccezionalmente chiuso al traffico.
Che meraviglia correre in mezzo alle piante di arancia e mandarino, accompagnati dal profumo della zagara e dell’ibisco in fioritura, anche se siamo a novembre!
Arrivo alla Palazzina Cinese, che sorveglia adornata dalle sue peculiari e coloratissime pareti affrescate, il nostro passaggio. Ritorniamo, passando accanto Villa Niscemi, e siamo già al 10° chilometro in direzione di Piazza Vittorio Veneto, col suo monumentale tributo al milite ignoto per riportarci in Via Libertà, da dove siamo partiti. Da qui, ci aspetta un anello di circa sette chilometri nel cuore di Palermo per poi varcare, di nuovo in Via Libertà il 21°km, il passaggio della mezza e poi un secondo giro che ricalca esattamente il precedente.


La palazzina cinese

“Almeno so già cosa mi aspetta!” cerco di consolarmi.
Verso il 15° km circa, sotto gli splendidi cavalli rampanti che ornano il Politeama, vedo transitare i keniani, diretti verso il passaggio della mezza... “..però, che falcata!”.
Cerco di stare tranquilla e rilassata, ma sto accusando il caldo molto più di quanto mi sarei aspettata. Mi godo il passaggio accanto al Teatro Massimo, che con la sua simmetria neoclassica è il maggiore edificio teatrale lirico d'Italia, e uno dei più grandi d’Europa.

Il Teatro Massimo

Lo scenario è bellissimo, niente da dire!
Svoltiamo in Via Vittorio Emanuele per percorrere la salita verso Porta Nuova e il Palazzo dei Normanni, lasciandoci alla nostra sinistra il maestoso complesso della Cattedrale di Palermo, un incanto di stili moreschi e gotici, fiancheggiato dalle torre normanne.
Incrocio il principe consorte che scende verso i Quattro Canti, una piazza ottagonale all'incrocio dei due principali assi viari di Palermo: la via Maqueda e il Cassaro, oggi Corso Vittorio Emanuele: mi incoraggia, ma sono già stanca.
Il percorso attraversa il cortile interno del Palazzo dei Normanni e scende per ritornare, percorrendo Via Maqueda, in Via Roma per poi immettersi nuovamente in Via Libertà, alla partenza, accanto al Giardino Inglese.
È una “passeggiata” nella parte più bella di Palermo, che oggi è tutta per noi!

La Cattedrale

Arrivo alla mezza con tre minuti di ritardo sul tempo preventivato, ma non è quello che mi scoraggia, quanto piuttosto l’indolenzimento delle gambe e i crampi, che iniziano al 22° chilometro circa. “Non ci voleva proprio!” penso “di questo passo la finirò in quattro ore e mezza!”, mentre procedo camminando a fatica.
Mi faccio persuasa che se abbandono la gara, oggi, sarà uno sfacelo, psicologicamente parlando, percui ricomincio a correre piano, incoraggiata anche da Gianfranco, un simpatico podista di Asti che mi tranquillizza con parole sagge e quanto mai vere: “Non tutti i giorni sono uguali e bisogna prendere quello che viene al meglio!”.

Ad ogni cambio di pendenza, i crampi si fanno sentire con i loro morsi feroci: bevo, mi bagno e prendo i sali ad ogni ristoro.
Mi ritrovo persino a correre con una bottiglietta d’acqua in mano! Pian piano la situazione migliora ed io non mi arrendo, anche se vengo passata da qualche avversaria, che sta meglio di me.
Al giro di boa, alla Favorita, ritrovo la fascinosa sorella runner, anche lei in evidente difficoltà: ci salutiamo, ci incoraggiamo a vicenda e proseguiamo, entrambe più tranquille.
Corro, e approfittando di una lunga discesa, verso il 30° chilometro, provo ad aumentare l’andatura: le gambe rispondono discretamente e se sto attenta a non esagerare adesso ho ancora speranza di chiudere sotto le quattro ore. Almeno questa piccola soddisfazione…

Forza! Attacco la parte finale con rinnovato entusiasmo, cercando di godermi questo meraviglioso percorso e pazienza per il tempo che non sarà niente di eccezionale, anche se a ragion veduta, non lo sarebbe stato comunque.
Comincio a superare altra gente in difficoltà: evidentemente il caldo sta mietendo altre vittime. Io corro e passo di nuovo in Piazza Vittorio Veneto dove un gruppo di bimbi con le loro mamme mi salutano festosi. Mando baci, sorridendo, e ricevo in cambio un’acclamazione da stadio! Evviva!
“Brava, brava!” I palermitani, che passeggiano in Via Libertà, mi salutano e mi incoraggiano applaudendo: questo pubblico calorosissimo mi sta dando, in maniera inconsapevole, la giusta carica che mi serve per finire al meglio.
Le gambe sono doloranti, la testa c’è e tengo duro.
“Mancano meno di dieci chilometri, cosa vuoi che sia?!”.
Saluto i vigili, ringrazio i volontari, che tengono a freno il traffico agli incroci e mi rispondono con un sorriso. Guadagno posizioni, superando chi mi ha passata prima, e corro felice; anche se ho mancato il personale, sto facendo del mio meglio e mi sto persino divertendo!

Al quarantesimo, mi costringo ad un ultimo sforzo. La fatica mi scende addosso d’improvviso come una cappa, mi sento pensante, mi sento stanca, ma mi butto in testa dell’acqua e cerco di aumentare il ritmo sul lunghissimo, interminabile, rettilineo finale: ho la percezione di un’infinita passerella verso il gonfiabile.

“Vai, Francesca!” una voce di donna mi incita, ma avrò le traveggole dalla fatica! Ma no! Sono io! Alzo le mani al cielo e saluto, tutti e nessuno, chissà chi..! Bea!
Uno sforzo ancora, per andarmi a prendere quel real time di 3 ore e 49 minuti e 49 secondi, che non è quello che volevo, ma che va’ bene lo stesso oggi, anzi..!
Sono arrivata?! Sono proprio arrivata!!
E volo, mentre la gente applaude, volo nelle braccia del principe consorte, dove mi accascio, letteralmente.
Mi sento male, ma un medico arriva sollecito ad aiutarci: solo molta stanchezza, niente di preoccupante. Un po’ di recupero camminando e passa tutto.
Attendiamo insieme l’arrivo della fascinosa sorella runner, che dopo un quarto d’ora, ci raggiunge, sempre agile, tranquilla e fascinosa: nemmeno una maratona la distrugge!

Si, com’è bella Palermo, ma com’è dura!

martedì 15 novembre 2011

illusione e controllo

Venerdì devo prendere un aereo e so già che questo mi costerà almeno tre capelli bianchi in più.
La paranoia scaturisce dal semplice fatto che odio ritrovarmi a chilometri e chilometri da terra, in balia di strumenti e uomini che non so come funzionano e come operano, e di non avere nessun tipo di controllo sulla situazione.
Non che viaggiare sulla A4 il venerdì sera dia qualche improbabile illusione di controllo, ma in qualche modo, i quattro pneumatici che mi collegano al terreno, mi fanno sentire meglio. Solo di po’, lo ammetto. Con tutta la fiducia che nutro nel conducente del mezzo, che so affidabile, preciso, preparato e capace di portare una vettura con una certa sicurezza, beh.. che controllo vuoi avere tra migliaia di automobilisti col piedino attaccato all’acceleratore, la mano sul cellulare o peggio ancora, e l’ho visto coi miei occhi, gli occhi al giornale?! Poco.
Ma non volevo parlare del traffico.

Volevo parlare del controllo e dell’illusione di averlo, di possederlo, di esserne dotati.
Domenica dovrò dimostrarlo a me stessa, domenica dovrò farne non dico sfoggio, ma almeno un uso ragionato. E non serve pensare che hai fatto tutto quello che era necessario fare, per prepararti, per mantenere il controllo sulla situazione.

Lunghissimi: uno da 44 km in montagna ad agosto, otto ore di pioggia e vento sulla pelle e nelle gambe, col dislivello bastardo a toglierti voglia e fiato; uno di 37 km di collinare trail, due di 32 chilometri sul ritmo, correndo su un lungomare ventoso che ha ti fatto passare ogni illusione.
Ritmi: ripetute. Tante, mai fatte così tante. Lavori veloci, lavori che ti chiedono tutto il fiato che hai.
Progressivi: almeno uno la settimana, 15/18 chilometri, partenza ritmo maratona, arrivo ritmo dieci chilometri e in mezzo tutta una sofferenza fatta di “tieni su la testa, sciogli le spalle, RESPIRA!”.

Respira e mantieni il controllo, perché tu sei tutto quello che ti serve per finire.

La preparazione è stata una bella avventura: ho corso tanto, accantonando per forza di cose, nuoto e bici. Ho corso da sola e in compagnia, a volte soffrendo perché mancava la forma, la voglia, la concentrazione, a volte facile, svelta che non sembravo neanche io.

Magari non farò un gran tempo, e sarà un vero peccato perché, alla faccia di tutti quelli che dicono di correre una maratona per puro divertimento, smazzarsi un allenamento di tre mesi pieni a correre con i 35 gradi di agosto e i 2 gradi di domenica sull’argine del Tanaro, è una faticaccia ingrata. Non mi venite a dire per favore che provate piacere ad alzarvi alle sei di mattina perché diversamente non puoi mettere insieme 15 chilometri; non mi venite a dire che tirare in pista col cuore che esce dal petto e la saliva che sale in gola è gratificante; non mi venite a dire che correre la sera alle sette nel buio con la frontale per evitare che ti stirino è divertente.

No, non lo è. Divertente è fare un trail autogestito, senza pettorale, senza sbattimenti di posizioni e classifica, nei boschi innevati di Chamonix il 10 di ottobre. Divertente è correre senza pensieri di ritmo e velocità in riva al mare, facendo del fartlek allegro, annusando l’aria che sa’ di salsedine, pregustando il piatto di spaghetti ai frutti di mare che verrà dopo.

Il resto, lo facciamo per un risultato, per una gratificazione. E ci costa impegno e una certa dose di sofferenza.
Il controllo è un’illusione. O forse no?

Stasera scrivo veramente per me sola, perché come un amico giorni fa’ mi ha generosamente ricordato “il senso delle cose che facciamo sta soltanto nel trovare la loro corretta collocazione, o meglio, la loro funzione reale, e non sempre è così visibile o immediata. Spesso si manifesta in modi sotterranei, nascosti, spesso a distanza di molto tempo e nemmeno ce ne accorgiamo”.

Forse è solo voglia di pensare e a volte i pensieri vengono fuori di getto quando meno te lo aspetti, quando sei con la testa sul cuscino e dovresti riposare e invece, con gli occhi chiusi, ti vedi al 40° chilometro della tua fatica e ti vedi così come sarai quel giorno, con quei pantaloncini, con quella canottiera, con quella fascia nei capelli, con quell’espressione che sai di avere quando stai facendo fatica ma sai anche che il risultato è vicino.

Illusione?