“ Com’è
bella, Palermo, senza traffico!”.
Così
penso, alla partenza della XVIIa maratona internazionale di Palermo, sotto il
gonfiabile di Via della Libertà. Ci
troviamo, io, la fascinosa sorella runner e il fascinoso Principe consorte, nel salotto buono della città, che, privo del suo
abituale e tentacolare traffico automobilistico, ci lascia accomodare nel
profumo delle piante del Giardino inglese sotto ad un sole ammiccante, che già
si fa’ sentire sulla pelle.
Sono le
nove di mattina e fra quindici minuti una folla colorata di podisti, suddivisi
tra mezzi maratoneti e maratoneti, andrà ad invadere festosamente questo
percorso completamente cittadino, che lambisce i monumenti peculiari di questa
incredibile città.
Si parte
in una confusione colorata e allegra: il principe consorte prende subito il suo ritmo e se ne
va, la fascinosa sorella runner resta con me per il primo chilometro poi imposta la sua velocità di
crociera e si stacca. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a dopo l’arrivo,
ignare che avremo ancora occasione di incrociarci lungo il percorso.
Sono sola
in questa moltitudine sbuffante che mi corre affianco e cerco, come meglio
posso, di tenere il passo che mi sono prefissata, ma già da subito, ai primi
chilometri all’ingresso della Porta dei Leoni, verso la “Favorita”, il polmone
verde della città che si stende magnifico ai piedi del maestoso monte
Pellegrino, mi accorgo che i dislivelli oggi faranno la differenza. Non
sono dislivelli importanti, ma salite lunghe a pendenza costante che si faranno
sentire con l’aumentare del caldo e della fatica.
Salto il
primo ristoro del 5° km, a causa delle folla vociante che lo attornia, e
m’infilo giù, nel lungo viale alberato che porta a Mondello, oggi
eccezionalmente chiuso al traffico.
Che
meraviglia correre in mezzo alle piante di arancia e mandarino, accompagnati
dal profumo della zagara e dell’ibisco in fioritura, anche se siamo a novembre!
Arrivo
alla Palazzina Cinese, che sorveglia adornata dalle sue peculiari e
coloratissime pareti affrescate, il nostro passaggio. Ritorniamo, passando
accanto Villa Niscemi, e siamo già al 10° chilometro in direzione di Piazza
Vittorio Veneto, col suo monumentale tributo al milite ignoto per riportarci in
Via Libertà, da dove siamo partiti. Da qui, ci aspetta un anello di circa sette
chilometri nel cuore di Palermo per poi varcare, di nuovo in Via Libertà il
21°km, il passaggio della mezza e poi un secondo giro che ricalca esattamente
il precedente.
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| La palazzina cinese |
“Almeno
so già cosa mi aspetta!” cerco di consolarmi.
Verso il
15° km circa, sotto gli splendidi cavalli rampanti che ornano il Politeama,
vedo transitare i keniani, diretti verso il passaggio della mezza... “..però,
che falcata!”.
Cerco di
stare tranquilla e rilassata, ma sto accusando il caldo molto più di quanto mi
sarei aspettata. Mi godo il passaggio accanto al Teatro Massimo, che con la sua
simmetria neoclassica è il maggiore edificio teatrale lirico d'Italia, e uno
dei più grandi d’Europa.
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| Il Teatro Massimo |
Lo
scenario è bellissimo, niente da dire!
Svoltiamo
in Via Vittorio Emanuele per percorrere la salita verso Porta Nuova e il
Palazzo dei Normanni, lasciandoci alla nostra sinistra il maestoso complesso
della Cattedrale di Palermo, un incanto di stili moreschi e gotici,
fiancheggiato dalle torre normanne.
Incrocio
il principe consorte che scende verso i Quattro Canti, una piazza ottagonale all'incrocio dei
due principali assi viari di Palermo: la via Maqueda e il Cassaro,
oggi Corso Vittorio Emanuele: mi incoraggia, ma sono già stanca.
Il percorso
attraversa il cortile interno del Palazzo dei Normanni e scende per ritornare,
percorrendo Via Maqueda, in Via Roma per poi immettersi nuovamente in Via
Libertà, alla partenza, accanto al Giardino Inglese.
È una
“passeggiata” nella parte più bella di Palermo, che oggi è tutta per noi!
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| La Cattedrale |
Arrivo
alla mezza con tre minuti di ritardo sul tempo preventivato, ma non è quello
che mi scoraggia, quanto piuttosto l’indolenzimento delle gambe e i crampi, che
iniziano al 22° chilometro circa. “Non ci voleva proprio!” penso “di questo
passo la finirò in quattro ore e mezza!”, mentre procedo camminando a fatica.
Mi faccio
persuasa che se abbandono la gara, oggi, sarà uno sfacelo, psicologicamente
parlando, percui ricomincio a correre piano, incoraggiata anche da Gianfranco,
un simpatico podista di Asti che mi tranquillizza con parole sagge e quanto mai
vere: “Non tutti i giorni sono uguali e bisogna prendere quello che viene al
meglio!”.
Ad ogni
cambio di pendenza, i crampi si fanno sentire con i loro morsi feroci: bevo, mi
bagno e prendo i sali ad ogni ristoro.
Mi
ritrovo persino a correre con una bottiglietta d’acqua in mano! Pian piano la
situazione migliora ed io non mi arrendo, anche se vengo passata da qualche
avversaria, che sta meglio di me.
Al giro
di boa, alla Favorita, ritrovo la fascinosa sorella runner, anche lei in evidente difficoltà: ci
salutiamo, ci incoraggiamo a vicenda e proseguiamo, entrambe più tranquille.
Corro, e
approfittando di una lunga discesa, verso il 30° chilometro, provo ad aumentare
l’andatura: le gambe rispondono discretamente e se sto attenta a non esagerare
adesso ho ancora speranza di chiudere sotto le quattro ore. Almeno questa
piccola soddisfazione…
Forza!
Attacco la parte finale con rinnovato entusiasmo, cercando di godermi questo
meraviglioso percorso e pazienza per il tempo che non sarà niente di
eccezionale, anche se a ragion veduta, non lo sarebbe stato comunque.
Comincio
a superare altra gente in difficoltà: evidentemente il caldo sta mietendo altre
vittime. Io corro e passo di nuovo in Piazza Vittorio Veneto dove un gruppo di
bimbi con le loro mamme mi salutano festosi. Mando baci, sorridendo, e ricevo
in cambio un’acclamazione da stadio! Evviva!
“Brava,
brava!” I palermitani, che passeggiano in Via Libertà, mi salutano e mi
incoraggiano applaudendo: questo pubblico calorosissimo mi sta dando, in
maniera inconsapevole, la giusta carica che mi serve per finire al meglio.
Le gambe
sono doloranti, la testa c’è e tengo duro.
“Mancano
meno di dieci chilometri, cosa vuoi che sia?!”.
Saluto i
vigili, ringrazio i volontari, che tengono a freno il traffico agli incroci e mi
rispondono con un sorriso. Guadagno posizioni, superando chi mi ha passata
prima, e corro felice; anche se ho mancato il personale, sto facendo del mio
meglio e mi sto persino divertendo!
Al
quarantesimo, mi costringo ad un ultimo sforzo. La fatica mi scende addosso d’improvviso
come una cappa, mi sento pensante, mi sento stanca, ma mi butto in testa
dell’acqua e cerco di aumentare il ritmo sul lunghissimo, interminabile,
rettilineo finale: ho la percezione di un’infinita passerella verso il
gonfiabile.
“Vai,
Francesca!” una voce di donna mi incita, ma avrò le traveggole dalla fatica! Ma
no! Sono io! Alzo le mani al cielo e saluto, tutti e nessuno, chissà chi..! Bea!
Uno
sforzo ancora, per andarmi a prendere quel real
time di 3 ore e 49 minuti e 49 secondi, che non è quello che volevo, ma che
va’ bene lo stesso oggi, anzi..!
Sono
arrivata?! Sono proprio arrivata!!
E volo,
mentre la gente applaude, volo nelle braccia del principe consorte, dove mi accascio,
letteralmente.
Mi sento male, ma un medico arriva sollecito ad aiutarci: solo
molta stanchezza, niente di preoccupante. Un po’ di recupero camminando e passa
tutto.
Attendiamo
insieme l’arrivo della fascinosa sorella runner, che dopo un quarto d’ora, ci raggiunge, sempre
agile, tranquilla e fascinosa: nemmeno una maratona la distrugge!
Si, com’è
bella Palermo, ma com’è dura!