martedì 30 luglio 2013

Arona, il giorno più lungo (seconda parte)

Con queste premesse, mi porto alla zona cambio e preparo il mio potente mezzo per la sua frazione: borracce  gel, casco, occhiali, pantaloncini di bici e poi i pantaloncini da corsa, tutto come sarà all’Elba. L’unico dubbio è nuotare senza muta o con la muta. 
Oggi è facoltativa, ce l’hanno su tutti e mi pare un atto di ubris non metterla.
La metto, con sotto il top e le mutandine nere.
Mi porto in zona partenza per provare l’acqua: è ancora presto do’ due bracciate volentieri, almeno mi rinfresco..
Fa’ già un caldo boia. Un caldo barbino. Caldo tropicale. Insomma, caldo. Il leit motiv della giornata.
Scambio due chiacchiere con Florence, in francese, che devo fare esercizio di conversazione, con altri della mia squadra che faranno la staffetta e poi via.

Noi donne partiamo per prime.

Anche qui l’ipocrisia regna sovrana. Organizzatore, se ci vuoi davvero agevolare, facci partire dopo. O anche insieme. Così io mi defilo subito e lascio andare il triatleta medio, convinto che picchiare ogni cosa che si muove in acqua sia la tattica di gara vincente. Mentre se mi dai 2 minutini risicati di handicap, io sai dove me lo posso mettere il mio vantaggio??!!
Nuoto bene, ma alla seconda boa, i maschioni mi prendono: come già visto in altri film, gli élite non mi sfiorano nemmeno, ma dopo qualche minuto arriva la mandria dei bufali inferociti.

Paura vera a nastro per almeno trenta secondi, poi decido di continuare a nuotare cercando di far finta di niente: i più veloci passeranno comunque, agli altri che mi danno botte da orbi auguro di mettere giù male il piede e rompersi l’osso sacro uscendo dall’acqua. 
Amen.
Al secondo giro mi accorgo di avere un caldo boia e che la muta mi ha scorticato il collo. Allegria! Nel mentre, al secondo giro e seconda boa, mi raggiungono le staffette. Botte da orbi, di nuovo. Auguro tante belle cose anche a loro.

Animata da questo spirito positivo, raggiungo la bici e mi spoglio. Letteralmente. Qualcuno trova anche il tempo di commentare. Minchia, ma l’ormone a palla c’avete. Pensa a pedalare va’..
Parto in bici col rapporto agile, che l’anno scorso sulla rampetta che porta sulla statale ho visto scene gabazzosissime (altro che ciclisti provetti…!) e vado su bella agile e sorrido, moooooolto compiaciuta della mia astuzia tattica.
Parto per la mia scampagnata, spingendo poco, appena appena, avendo ben chiaro in mente il suggerimento del Guzzo (Santo subito!): ”Non bruciarti tutto sui primi 30 chilometri che poi inizia la salita”. Il tutto con quel suo melodioso accento veneto (ma è veneto, Guzzo? Ho sentito bene?!).

Sempre a proposito del Guzzo, mi passa dopo qualche chilometro (Ma allora non sono andata malissimo in acqua!) e va’ subito via, a bombazza!! Strillo per salutarlo, tutta gioiosa. Vedo un po’ di scie, ma me ne frego. Cavoli loro.
Tornando da Baveno verso Lesa mi accorgo addirittura che ho uno dietro che mi ciuccia la ruota (...a me??!! Ma sei messo malissimo!!!).
Si scusa di non potermi dare il cambio e mi precisa che non è in gara.
E anche qui… chiudiamo la parentesi prima di aprirla. Che è meglio…!

Al cominciare della salita, comincio anche a superare (con grande, grandissima, enorme, no ma anche qualcosa in più,soddisfazione…) qualche uomo.
Ahhhhhhhh, ma che bella sensazione! Che momento sublime!
Ecco, vedi. Mi sono ammazzata di salitoni ultimamente.
Ma a qualcosa è servito.

Vado su sempre senza affanno. Che storia!

Sulla super salita, lo strappettino più bastardo di tutta la gara, riprendo una staffettista con cui scambio due commenti (Tanto so che mi leggi, mi ha fatto piacere rivederti; hai anche fatto una bella bici. Brava, Fra!) ma poi la lascio andar via, che so che non devo esagerare.
Sto bene (a parte le mutandine che mi danno fastidio. Devo risolvere questo problema prima dell’Elba) e vorrei anche correre, dopo.

L’arrivo in zona cambio è tranquillo. Anche qui ci metto il mio tempo a cambiarmi. Il caldo è qualcosa di mostruoso, ma parto decisa perché se ci sto a pensare troppo rischio di non partire proprio più.
I primi due giri soffro (mentalmente) come un cane e il Principe consorte non aiuta, anzi mi maltratta di brutto… Sarà, ma con me non funziona.  Mi devo dare una bella calmata da sola, ci devo lavorare su 'sta cosa, penso. Come a Pettenasco.
Oggi non ho neanche i crampi (pensa che botta di culo!): approfittiamone.
Mi accodo a due marcantoni che mi fanno compagnia, muta e silente: ci han fatto anche una bella foto, dove io sembro una tap- star che corre con le guardie del corpo. Figo.
Al terzo giro, visto che sto correndo, il Principe consorte pensa bene di prendermi e buttarmi nella fontana, cosa che mi costerà quei due minutini che.. ma va bene così, dai. Basta il pensiero.

Bestemmio un po’, ma con grazia e ricomincio a correre. Sono un filino zuppa, ma è una costante delle mie gare di triathlon a quanto pare.
Ritrovo Florence che intanto è scesa dalla bici e le urlo che ho finito, con una pronuncia e un’inflessione che sento risuonare meravigliosamente bene.
Sarà la stanchezza, ma la “r” blesa riesce proprio bene.
Mentre Ico al bar mangia il suo toast corro verso il traguardo, un filino scocciata perché sul traguardo volevo che ci fosse qualcuno a farmi due complimenti, ma niente paura... a
l traguardo mi coccolano e mi danno anche un ghiacciolo al limone. Buono!!. 


Poi c’è il Guzzo con la sua Katia, che mi hanno applaudito all'arrivo (Carina, la Katia, Guzzo. Complimenti!!)
Scambiamo due parole e il Guzzo mi dice anche una gran bella cosa che mi colpisce molto: "Siamo fortunati a fare quello che facciamo. Fortunati, che ci possiamo permettere di essere qui." Bravo Guzzo. Sarai anche un triatleta maschio, ma non sei un trullo..! (scherzo, Guzzo!)

Ringrazio tutti e vado a cercare il fascinoso marito e fascinoso mini figlio: ci metterò pressappoco tanto tempo quanto correre la mezza e nel frattempo camminerò per altri 3 chilometri: poco male, defatigamento...


In ultima analisi: è stato faticoso, ma non un massacro.
Sono sempre stata sotto controllo.
Fisicamente ci sono, sono a posto e non sono nemmeno troppo stanca.
Mentalmente il caldo ha  contribuito alla sensazione del “non ne posso più”, ma che alla fine si è trasformato in “Ok, allora diamoci una mossa e andiamo a bere qualcosa di fresco” piuttosto che “Ok, allora mi siedo e aspetto le otto di sera”.


Non sono contenta (troppo lenta), ma sono contenta (questo sarà il mio passo gara).
E chi ci capisce qualcosa, è bravo…

lunedì 29 luglio 2013

Arona, il giorno più lungo (prima parte)

È stata una gara faticosa, anche se sapevo che ci sarebbe stato un caldo tropicale ed ero pronta. 

Fisicamente ero prontissima, tanto che sabato mattina mi sono corsa la mia ora e mezzo di collinare, contenta e serena, sposando in pieno la tesi del fascinoso marito, ovvero che la “gara” si sarebbe  dovuta fare non in condizioni perfette, ma un pochino più affaticata del solito.
Tanto per cominciare ad entrare nel merito di quel che sarà correre una maratona dopo otto ore di bicicletta.

Il primo problema è stato tirarsi dietro il resto della squadra sabato pomeriggio: "parcheggiamo qui, parcheggiamo lì, parcheggiamo là, facciamo, brighiamo.." insomma, ci son 37°… cazzo, facciamo quello che dobbiamo fare ed andiamoci a riposare un momento.
Un ritiro pettorale da delirio mentale: dopo dieci minuti in coda, sudando profusamente, perché c’è sempre qualcuno che scambia il ritiro pettorali per l’ufficio turistico, la simpatica signora al banco mi chiede: “Non si offenda, ma il pettorale è per lei o per suo marito?” E qui scatterebbe il vaffa in automatico per due motivi:
1) se sai già che è una domanda che di per sé potrebbe procurarti quantomeno un’occhiataccia, perché la fai?! 

2).. al tipo prima di me, hai chiesto mica  se ritirava il pettorale per sua moglie??!!

Chissà perché poi dovrei andare io a prendere il pettorale di mio marito; cosa sono, la cameriera, il fattorino?!
Tra l'altro la cosa che mi indispettisce di più è che nessun uomo, mai ma mai una volta, al ritiro pettorali mi ha fatto questa domanda. Doveva capitarmi un donna.. Bah!

Coda per entrare in zona cambio, col casco ben allacciato in testa (regola piuttosto cretina in quanto ho tutti e due i piedi per terra nonché la borsetta sotto braccio..), finalmente riesco ad entrare, tento di posizionare la mia bici, col telo e tutto, mentre faccio la splendida scambiando due parole con Guzzo senza sembrare troppo imbranata (mi cade pure la bici su un garretto) e sudando come un finlandese in una sauna a 90°…

Finalmente esco, cerco il fascinoso consorte e fascinoso mini figlio, ma senza successo. ..
Girovago fra la folla, con un moto d'ansia che si trasforma presto in un accidentaccio in fieri, e mi volto al suono di una risata argentina di pupo irrequieto e... cosa vedo?!
Il fascinoso principe consorte con tanto di fascinoso mini figlio al seguito sono in zona cambio (illegalmente…!) che armeggiano intorno alla mia bicicletta (me la stanno mettendo a posto a modo loro, anzi, suo, di lui quello grande, che Ico non ha ancora voce in capitolo).

Mi trattengo dal dare due urloni e sopporto anche una cena a base di pizza fredda e birra calda e alcuni personaggi improbabili che fanno da cornice alle zanzare.
O viceversa. Mai visto zanzare così fameliche. Neanche in Congo.
La notte trascorre in qualche modo a circa 35° perché in camera non funziona l’aria condizionata: non che io sia una fan dell'aria condizionata, anzi. Ma magari un pelino ci stava bene..
Mi sveglio (completamente rincoglionita) alle 05:00 (a questo almeno mi ci sto abituando): colazione nella sala colazioni assediata da triatleti famelici che sembrano ad un pranzo di nozze e mangiano a quattro palmenti,  do' gli ultimi ritocchi alla borsa con la roba della gara (frugo nella spazzatura per ritrovare il braccialetto di carta, che serve per entrare in ZC e io, furbamente, non l'avevo intuito).

Zaino in spalla, mollo i miei due amori che ronfano (chi più chi meno) e mi appropinquo lento pede verso Piazza del Popolo, cominciando ad assaporare il pre-gara. Il lago è una tavola. Sono le sei del mattino.

Inizia il giorno più lungo…


To be continued.

venerdì 26 luglio 2013

Stasera mi corro gli ultimi 15 umidicci e afosi 15 chilometri prima di Arona, che sarà quel che sarà.
Farà caldo, questo è lapalissiano, ci sarà tanta gente (anche questo è ovvio) e sarà faticoso, ma cercherò di trarne una lezione di pazienza e, come sempre, di fare del mio meglio.
Con la muta vietata il nuoto non sarà una passeggiata di serenità, anche se io ultimamente sto nuotando parecchio. Cercherò solo di evitare la calca, che non fa' per me.
In bici prudenza, che alla luce degli ultimi fatti (il nostro presidente è caduto in bici appena 4 giorni prima di Zurigo, conciandosi per le feste..) mi sento davvero scombinata.
Non mi piace (e non mi è mai piaciuta) l'idea di farmi male.
Quindi discese belle tranquille e casco ben allacciato in testa (luci accese anche di giorno, no).
La corsa.. beh. I temuti e previsti 35° renderanno la mezza un'esperienza interessante, e non sarà una mezza veloce.
Insomma, parto prevenuta, ma parto.
Parto. 
E con me ci saranno i miei baldi accompagnatori... 
Sarà un bella festa, comunque vada.



lunedì 22 luglio 2013

La vera sfida

Potrei scrivere di tanti argomenti…
Per esempio, di com’è andata la pedalata di gruppo (quattro, due uomini e due donne), su come la sottoscritta viene costantemente bistratta, anche se rispetto all’altra ciclista non ho avuto queste grandi differenze di prestazione. Si, ok, non sono un fenomeno, questo l’ho capito anche io, ma non ho delle lacune incolmabili. Il mio lo porto sempre a casa. Sulla salita sono andata su bene e sono arrivata prima di lei, sulla discesa idem. Ok, non sono un asso nello stare a ruota e me li perdo spesso e volentieri, ma a conti fatti, mica devo fare una gara in scia, no? Quei 180 chilometri me li dovrò pedalare da sola, quindi meglio abituarsi all’idea. Tutto sommato, ho deciso che da oggi in avanti, le uscite in bici saranno in solitaria, che se anche mi devo sopportare “dai, dai, stare a tutta, stare a ruota, metti giù le mani, e allora, sei capace a frenare..!”. No. Non ce la posso fare. Il ritorno, a bomba, spingendo come una forsennata per stare nell’orario, che ho sforato, come sempre succede quando esco con questi. La pedalata di due ore si trasforma in una di quattro, quella di quattro si trasforma in cinque. A casa, ad accogliermi, trovo il drago Grisù, col fumo alle narici, in senso neanche tanto figurato. E a me, un po’ scappava da ridere, e un po’ m’è venuto il nervoso. Ma come, amore mio della vita, mi punzecchi, m’inciti, m’incoraggi… Io mi scelgo un obiettivo sfidante e poi, sul più bello, in piena preparazione, tu mi neghi la possibilità di cinque ore di bici?! Che sono cinque ore di bici rispetto alle tue otto ore di trail running? Faccio di queste scene, io? Mai. Dopo una discussione a muso duro, anzi durissimo, mi dice di darmi una mossa, che lui parte e se ne va’ nella sua amata alta savoia.
‘Fanculo l’alta savoia, penso, ma faccio le valigie così velocemente che neanche un paracadutista incursore in allerta missione. Nonostante queste terrificanti premesse e un viaggio in macchina all'insegna del mutismo (e un po’ di rincoglionimento, da parte mia, dovuto alla stanchezza delle cinque ore di bici), il fine settimana è stato incantevole.


Il posto è sempre bello, abbiamo i nostri punti di riferimento e ogni volta scopriamo un angoletto bellissimo. L’altro obiettivo sfidante è stato farsi la cabinovia e poi la funivia fino al Brevent (brividi!) e l’ho portato brillantemente a casa. Pure questo.

Ma la mia vera sfida è stare con lui, e non ci sono scappatoie. E più passa il tempo, più mi rendo conto che è un’impresa tostissima.

martedì 16 luglio 2013

Borderline

Le mie uscite in bici potrebbero passare alla storia in quanto ad idiozia. Eppure non sono (più) questa novellina, dovrei aver capito come organizzarmi e invece niente, o per eccesso di autostima, o per pressapochismo (più per il secondo, temo), mi infilo sempre in situazioni borderline.
Questa volta ho fatto la bella pensata di scollinare nella vallata adiacente  la nostra (che bello, poter legittimamente definirla “la nostra”!), percorrendo una strada molto panoramica e poco frequentata, che mi aveva mostrato tempo fa’ il Principe consorte e che avevo già (parzialmente) percorso.
E la chiave di lettura del testo risiede proprio in quel "parzialmente"..!

Chissà perché, ma mi ero convinta che la salita (un arzigogolato percorso a tornanti stretti e ripidi) fosse di 3, toh esageriamo, al più 4 chilometri malcontati e finisse poco sopra dove ero arrivata io. ‘Na minchia e scusate il francesismo.
Partendo da casa poi, dico convinta (ma convinta, eh!) al Principe consorte che farò così e cosà, salgo su di qui, scendo giù di là, son 50 km e faccio il giro due volte perché un giro lo farò massimo in due ore.
Si, forse Lance se lo faceva in due ore…
Devo essere deficiente.
Insomma che a farla breve, la salita era di 12 chilometri e quando a casa ho visto il grafico, scaricato direttamente dal mio obsoleto GPS  (ma funziona, però!) con lo scollinamento intorno ai 1.000 metri, beh.. mi son cadute le braccia. Averlo saputo, col cavolo che m'imbelinavo su per quei tornanti...
La discesa nell’altra valle, molto più lunga e morbida, anche se con certe curve che mi sono arrampicata sul manubrio, mi ha fatto capire che avevo scelto il verso sbagliato. E te pareva.

Alla fine ho optato per un giro unico, ricamando un po’ verso la pianura (che son cretina, ma fino ad un certo punto..) e arrivando a mettere insieme i miei 80 km.

Unica nota di merito: quando l'ho avvistato, ho ripreso e superato anche un ciclista, che poi si è rivelata essere una donna. Ma, vista da dietro, con quei polpacci non sembrava. Accidenti, spero di essere messa un po' meglio.

Dulcis in fundo, davanti al centro commerciale a 700 metri da casa, il solito coglione frequentatore di centri commerciali a momenti mi arrota, tagliandomi la strada nella fretta di andare a comprare il prosciutto. Ma vaffanculo, va, tu e il tuo prosciutto.
E una riflessione s’impone sul fatto che ogni volta che esco in bici e rientro nei pressi di quella che chiamano “civiltà” rischio la vita (o perlomeno, in maniera meno melodrammatica, una spiacevole caduta).

E io che mi faccio problemi a prendere l’aereo…!! Devo essere un po' borderline, anche io, ora che ci penso.

venerdì 12 luglio 2013

La domanda del giorno è

Sembra che domani non sarà uno spasso. 
Il meteo da' pioggia e schiarite con 27 gradi alle 14:00 del pomeriggio.
Quindi asfalto bagnato e un caldo micidiale.

La mia batteria, all'incirca 140 persone tra donne e old boys, un fottìo di gente per i miei personalissimi gusti, partirà per prima (e 'sti cazzi): unica concessione, un buon venti minuti di margine sulla seconda batteria, i pivelli rampanti, alla quale seguiranno la seconda wawe, la terza e così via a intervalli di tre minuti fino all'ottava.
Dovrebbero bastare, che anche senza muta (in quel laghetto, sembrerà di nuotare nel brodo..) dovrei metterci comunque meno di mezz'ora a nuotare 1.500 metri.
Il significa comunque che il restante diciamo 90% dei partecipanti, ovvero circa 1.100 persone di sesso maschile, mi sorpasserà in bicicletta sui, diciamo, primi 20 km (relativamente piatti) di percorso bici.
Il che significa quindi che almeno la salita dopo il 20° con relativa discesa potrei riuscire a farmele in beata solitudine (si fa' per dire) o perlomeno in relativa tranquillità, passata la bolgia. 
La corsa non mi comporta troppi problemi, a parte il fatto che siamo comunque tanti: 1350 partecipanti all'olimpico, in cui spero vivamente che ci siano comprese anche le staffette..(che poi mi domando e dico, ma le staffette in un olimpico sono proprio necessarie?! qui si snatura un po' il significato di triathlon.. di questo passo faranno le staffette anche sulla distanza promozionale, minchia!)

Ma io mi domando e dico: che cavolo mi è venuto in mente di iscrivermi al campionato italiano olimpico no draft?!
Tra l'altro  mi toccherà andare da sola, perchè Ico ha pure l'inderogabile appuntamento dall'oculista all'ora esatta in cui parte la mia batteria. 
E l'altra domanda del giorno è: che cosa mi trattiene dal mandare l'olimpico a quel paese e farmi un centinaio di chilometri di bici a casa mia, due giri da 50, di un bel collinare tosto, che magari mi serve di più che fare un olimpico, in previsione dell'Elba?
Parto prestissimo, evito il caldone, evito il bagno di folla, faccio il mio allenamento, porto Ico dall'oculista e poi..tutti via per il week end.

Non è un pochino meglio la seconda?!

lunedì 8 luglio 2013

Looking for Asti-Cuneo

Un titolo che, di per sé, ha già i connotati di un film dell’orrore.
Reduci, io e Ico, da una passata d’influenza, pressoché devastante, il Principe Consorte decide di portarci in montagna (ma va là?!).
Tanto per cambiare qualcosa la destinazione è inconsueta: nella Granda, nelle ultime lande occitane prima della Francia.
Il viaggio è qualcosa che ricorderò senz’altro negli anni a venire, anzi, magari lo racconterò anche ai nipotini, perché già il Principe Consorte quando torna in zone dove ha scorrazzato giovincello milioni di anni luce prima alterna botte di tristezza a botte di indignazione per lo scempio paesaggistico e urbano.
Minchia, ma rilassati.
Ma niente… c’ha la sindrome del Don Chisciotte, che per carità fino ad un certo punto capisco e approvo, ma poi basta, né!!
Ma dicevo, giunti alla bella città del Palio (e non è Siena) ci diamo alla disperata ricerca della mitica Asti-Cuneo. A nulla valgono le mie rassicurazioni di giovin memoria che bisogna comunque procedere fino alla città di Fenoglio. Nicht.
La Asti Cuneo, cazzo, deve partire da Asti no?!
“Attenta ai cartelli!”
Io sto attenta, anche Ico collabora, e in un batter d’occhio siamo a Pollenzo, che va anche bene.
Da lì in poi, il delirio.
Entra ed esci da caselli autostradali e percorri quell’accidente di A33 e accidenti a chi l’ha costruita (…!).
Dopo un tempo che sembra interminabile fra mugugni e accidenti vari, con lo stomaco vuoto, perché nelle more del viaggio manco ci siamo fermati per uno spuntino, arriviamo in prossimità di Cuneo e da lì finalmente c’infiliamo nella valle dove dobbiamo infilarci.
Con un po’ di stringimento al cuore dato che io, tra l’altro, avrei piacere a guardarmela ‘sta Cuneo. Leggenda narra che la mia bisnonna fosse della zona, ma qui ci son venuta solo un’altra volta a dire il vero e sempre di passaggio verso un qualche altro (bel) posto.
Appunto, il posto dove finalmente arriviamo, è un gran bel posto e il Principe Consorte fa’ una gran bella gara.
Io e Ico, più modestamente, ci mettiamo gli zainetti in spalla, con viveri, acqua e giacche impermeabili, e camminiamo sui sentieri per due ore, incrociando anche un pezzo della gara.
Facciamo i complimenti ai corridori e qualcuno dei corridori fa’ i complimenti a noi, anzi a Ico, che cammina la “cialita” così speditamente.
E te credo. Non è mica difficile come fare l’Asti-Cuneo.

lunedì 1 luglio 2013

Standing ovation!

Dopo aver trascorso un lunghissimo (e noiosissimo) fine settimana piallata sul divano con 39° di febbre, mi ritrovo a tirare le somme e a pensare che, in effetti, la furbata di andare a correre sabato mattina con 37.5° me la potevo (col senno del poi) risparmiare.
Ma si sa: del senno del poi son piene le fosse.
Ma ho letto, eh. Nonostante il mal di testa feroce, ho letto due libri; che magari non sembrerà ai più, ma sono anche una personcina acculturata.
E ho cercato di non cadere in balìa dello splendido figlio, che ora sostiene di chiamarsi Lallallico.
Dovrò mica portarlo dal logopedista?! Non riesce ancora a pronunciare bene la Effe, la Erre e la Esse, però chiacchera come una gazza ed ogni tanto mi si rivolge:
“Mamma, capisci itagliano?!”.
Capisco si, cazzo. Capisco che sei un delinquente.
In fieri, ma delinquente, dato che ogni cosa che ti passa per mano, nel giro di due minuti due, ma a volte anche meno, è rotto. Inesorabilmente rotto.
Ultimo indizio, ma non meno importante, la foto dell’asilo: tutti i bimbi seduti bene, sorridenti e anche un po’ imbambolati davanti all'obiettivo e tu, figlio mio Lallalico, sei stravaccato sulla panchetta, con lo sguardo saputo e un po’annoiato, che fa’ presagire il sedicenne tremendo (e splendido) che sarai, tra solo, ahimè, tredici anni.
Troppo presto, comunque.

Ma, dicevo, piallata sul divano ma con un pezzettino di cuore in Austria, un po’ smaniando dalla febbre, un po’ rodendomi dall'invidia e dalla voglia di essere anch'io  come voi, protagonista di una bella favola.
Bravi, tutti i nostri ragazzi, che vi siete comportati in maniera splendida, portando a casa dei tempi eccezionali.
Arrivati col sorriso, con amicizia, col tricolore. 

Un gesto meraviglioso, ben al di là dell'effimero, insignificante, dato tecnico (insignificante 'sto cazzo, dopo un anno passato ad allenarsi: lo so bene!!).
Un fulgido esempio per tutti quei cretini esaltati e assatanati che si ammazzano di doping per arrivare primo alla podistica della sagra del maialino alle erbe, per tutti quelli che rinunciano prima ancora di aver cominciato, nascondendosi dietro al “tengo famiglia/ lavoro/ moglie/cane/ gatto/giardino...” e.. ti dicono, pur facendo sport e vanagloriandosene immeritatamente: “Ma tu sei matta, ma chi te lo fa’ fare una faticaccia così?!”.
Vi stimo, ragazzi.
Bravi, bravi, bravi, bravi, bravi a tutti e cinque.

Questo mio lungo applauso è per voi.


PS: Ste’ non rompere le balle col titolo, che sarà pure una canzone di Vasco ma oggi la utilizziamo, eh!!