venerdì 30 settembre 2011

La banda dell'ospizio

Nessuno mi ha salvata dalle ripetute in pista, ieri sera.
Sui mille e due: tre giri di pista, un brutto lavoro, troppo lungo. “Cinque per 1.200 più un mille a tutta”. A tutta, cosa? (Avrei voluto chiedere, ma sono stata zitta e ho subìto).
Non ho sofferto nemmeno troppo, ma le gambe non si sono ancora riprese del tutto e ieri sera, dopo lo sforzo, mi facevano male.
Considerato che domenica ho una mezza maratona da correre, direi che di più non si poteva fare e sempre in vista della succitata mezza, oggi potrei pure concedermi una giornata di riposo (forse).


 
Il nuoto è stato temporaneamente sospeso mentre la bici, anche per via di queste belle giornate, è tornata in auge.

 
Sabato scorso, dopo aver furiosamente litigato con Principe consorte non mi ricordo nemmeno più bene per quale motivo, ho inforcato il mio potente mezzo e sono andata a farmi un bel giro da sola.
Che splendida sensazione di libertà e serenità, filare per le strade di campagna… o questo almeno finché non sono incappata nel solito ventaccio cattivo e contrario e in un paio di camion che mi hanno fatto uno sfilo pazzesco.

Così, ho deciso di andare a trovare l’amata nonna alla casa di riposo dove si intrattiene con altri arzilli coetanei.


All’ingresso nel bel parco della villa, tutti i nonnetti che erano fuori a prendere il sole, sgranano gli occhi (e gli occhiali) per vedere chi era la pazza vestita da ciclista che stava entrando.
Grandi feste da tutti: sono stata accolta come Fausto Coppi dopo una vittoria. Mancava giusto lo champagne.

Ma che bella di qua, che magra di là, ma che sportiva, ma che meraviglia di nipote, che hai Margherita…! Ma che bella bicicletta..! (eh, non ci vedono!!)

Naturalmente sanno tutto delle mie “imprese” sportive e sono senz’altro i miei più affezionati fans. La banda dell’ospizio. Potrei fondare una nuova squadra di triathlon per over 70.
Devo andare più spesso a trovare mia nonna.. fa’ senz’altro bene all’umore!

mercoledì 28 settembre 2011

Caccia grande alla puffetta

Oggi ho ripreso gli allenamenti: lunedì ho fatto spinning e ieri riposo perché ero stanca, stanca, stanca, stanchissima.
Vabbè, 37 chilometri son tanti e ci sta.

Oggi però mi son messa pantaloncini ini ini ini blu, canottierina blu, e scarpette blu (di che marca non dico, così imparate... tiè): sembravo la Puffetta, ma ci sta pure questo.
Mi avvio zampettando serenamente, sotto il solleone delle 12.20, verso il mio solito percorso di 10 km, quando al 4° chilometro circa, rigorosamente in mezzo al nulla (leggi campi assolati e deserti)  spuntano loro: i cacciatori.

Che cosa caccino, in mezzo ai campi arati, all’una di pomeriggio non è dato sapere...
comunque sia, mi vedo questi baldi ottuagenari (speriamo pure sobrii, ma non ci giurerei) in completino mimetico, avanzare verso la sottoscritta imbracciando i loro fucili da caccia grande (forse che pensino che qui ci sono gli elefanti come nella savana?) e cosa faccio?

Me la filo. Ovvero giro le chiappe blu vestite e me la batto alla massima velocità di crociera consentita dalle gambette acciaccate dai postumi della gara di domenica.
Non paga (sette chilometri a questo ritmo sono l’allenamento di un moribondo) m’inoltro nel quartiere dormitorio lì vicino, in maniera da racimolare qualche altro chilometro prima di tornare a casa.

E chi t’incontro? La squadra degli operai che sta posando la fognatura (poverini) che, in siesta dopo aver fatto pausa pranzo, al mio passaggio ulula come un branco di beduini nel deserto.

Ma che c’hanno oggi ‘sti uomini? L’ormone a palla?
Ma si può correre così? Con un coltello fra i denti?!
Mi son tanto incazzata che quando l’autista dello scuolabus mi ha strombazzato e mi ha salutato con la mano, io l’ho guardato in cagnesco…
Che pallllllleeeeeee ...

venerdì 23 settembre 2011

8 per 800 e il bon ton della pista

Ieri è stato uno di quegli allenamenti come li vorresti fare sempre: soddisfacente.

A parte che in pista alle 19.20 era già buio e nessuno ci ha acceso una luce che fosse una, io e la fascinosa runner sister ci siamo trovate a tiare gli 800, rapide come due topolini.
Dopo un bel riscaldamento di una ventina di minuti e qualche allungo sui 100 metri (che belli i cento metri!), ci siamo allineate alla partenza, ognuna con i suoi "ordini": 800 a 4 e 10'' per me e 800 a 4 e 30'' per lei.

Siamo andate bene, anzi, lei benissimo, più forte del previsto.
Per me benissimo perchè ho fatto (molta) meno fatica della seduta di ripetute sui 1.000 di giovedì scorso.
Si, gli 800 sono più belli.

Prima di tutto non mi perdo il ritmo sugli ultimi 200 metri cercando di capire dove devo fermarmi (si, lo so sono un po' svampita a volte), e poi riesco a fare il secondo 400 più forte del primo, senza provare quella sensazione di soffocamento e gambe di piombo che generalmente mi danno i 1.000.
Naturalmente, dopo aver espresso la mia contentezza per la facilità (relativa) di questo allenamento, il Principe consorte ha annunciato che giovedì prossimo si faranno le ripetute sui 1.200.

Simpaticissimo!

Unica nota dolente, il solito demente che corre a 5 in prima corsia e non si sposta quando passiamo, o meglio si sposta quando gli do' due urloni che lo fanno sobbalzare di lato.
Ma, belin, scansati, no?!
Il recupero lo devi fare in seconda o in terza, insomma, fuori dalle balle...! Credo anche di averglielo detto. Una vera iena.

Un po' di bon ton in pista, non guasterebbe.


giovedì 22 settembre 2011

Diamoci un taglio!

così!




ho anche preso l'appuntamento, che si sa' è come fare l'iscrizione ad una gara: se la fai, sei già a buon punto!

Ieri, alla pausa caffè, la Collega A. mi dice che non sono poi tanto lunghi i miei capelli, e che son tanto belli...
Mah?! A casa mia, i capelli che si intrecciano si possono definire a buona ragione lunghi...e da domani vedrà cosa vuol dire davvero "corto"!

Era da un po' di tempo che ci riflettevo, perchè se da una parte non ho mai avuto esitazione a tagliare senza pietà, dall'altra mi piace "piacere" al Principe consorte, che per il boccolo, ha sempre avuto una debolezza.

Però ieri sono stata rassicurata ampiamente:
Semper: "se mi taglio i capelli corti, mi lasci?"
Principe consorte: "ma non dire cazzate.."

La prendo come una liberatoria. Tanto ricrescono.

martedì 20 settembre 2011

Abbiamo provato per voi...

Oggi la vostra eroina in pausa pranzo ha testato per Voi (runners di sesso femminile, ovviamente) ...

****


Ta tan... scarpine da gara nuove di pacca!
Bellissime, due guantini praticamente, leggerissime ma ammortizzate e, finalmente, con un occhio al design.
E infatti oggi per andare a correre ho infilato il pantagonnellino, sotto lo sguardo attonito (e un po' dubbioso) del Principe Consorte (Auguri, oggi sono 3 anni e cinque mesi che ci conosciamo e che stiamo praticamente insieme.. incredibile!).

Naturalmente il pantagonnellino è arrivato in dono dalla fascinosa sorella runner, che anche quando corre è tutta in tinta. Io molto meno, anche se adesso ci faccio un po' più caso.
Comunque promosso anche il pantagonnelino, anche se non sulle lunghe distanze, perchè alla lunga, 'sto sciaf sciaf sulle cosce, annoia...
Ottima progressione, direi: partita a 5 e 20' il primo chilometro (avevo una fame micidiale), ho chiuso bene in 49 minuti  e 04'' i miei 10 km di allenamento, senza patire. Anche le temperature aiutano.
La scarpa è molto bella, sicuramente merita, anche se le mie amate **** sono il top della scarpa da running (per ME!).
E chi le trova più?! Mi toccherà fare un week end a Roma appositamente... Uh, che peccato ;D

lunedì 19 settembre 2011

Si, sergente istruttore...!

Questo fine settimana abbiamo disertato appuntamenti agonistici decisamente discutibili (tanto fumo e poco arrosto) in favore di qualcosa di più casereccio, ma ricco di contenuti, leggi chilometri...

E ne abbiamo corsi tanti: 15 sabato mattina, pian piano sul tracciato del parco fluviale, a pochi chilometri da casa, che io però non digerisco bene: mi pianto, corro male, inciampo nei sassi, insomma faccio una fatica allucinante!

Venti chilometri ieri mattina, sotto un cielo plumbeo che però ci ha graziato: un collinare tosto, pesante, a tratti veramente brutale, ma entusiasmante: abbiamo chiuso i 20 km in 1h e 43'. Come ho detto alla fascinosa sorella runner, se ce ne fosse stato uno in più, avrebbe fatto il suo personale sulla mezza maratona.
Complimenti. A me un po' meno, perchè mi sono lamentata dall'inizio alla fine senza riuscire a trovare la concentrazione giusta e a conti fatti, se avessi risparmiato il fiato, avrei fatto anche due minuti meno.

Il Principe Consorte, complimentandosi con entrambe, ci informa che domenica prossima ci sarà il lunghissimo di 37 km.
L'annuncio è stato accolto con rassegnazione e scarso entusiasmo.
Son contenta che pure la fascinosa sorella runner stia mettendo in discussione le metodologie di allenamento del cognato, che a tratti, per punte di sadismo sportivo, mi ricorda molto il sergente istruttore di Demi Moore in "G.I. Jane"...

chissà se riuscirà a fare di noi due degne maratonete e non solo due maratonete che barcollano fino al traguardo.. la differenza è sottile, ma c'è..


venerdì 16 settembre 2011

Tump Tump Tump

Metti una sera a caso sulla pista d’atletica. Era un mese che non ci facevam vedere, per via delle vacanze, ma ora non ci sono più scuse. Si riprende, o meglio io devo ricominciare il mio appuntamento settimanale con la velocità, con le ripetute, questo esercizio masochista cui ogni runner di buone speranze e con “grandi” (ma dove?) aspirazioni si sottopone.

Un abbraccio con l’allenatore delle giovani promesse, loro si che hanno un futuro davanti (nell’atletica, intendo) e poi si parte per i 20 minuti di riscaldamento. Per una volta non mi faccio prendere la mano e giro tranquilla in sesta corsia, mentre il mio “allenatore” personale racconta le sue epiche imprese sulle montagne valdostane, che gli son piaciute così tanto che mi ha proposto un Vertical Kilometer (e ‘sti…)…
Vabbè. Le ripetute, dicevamo.

Parto, un po’ troppo forte come il mio solito. Sei da mille. Un’agonia di dolore mi si apre nel fianco destro, mentre sfilo, controvento, sul rettilineo sotto gli occhi del Principe consorte che prende i passaggi.
“Troppo forte” sentenzia. “Non ti preoccupare che rallento subito” vorrei dirgli, ma non ne ho il fiato. Riesco solo a correre, e non è poco.
In qualche maniera il dolore passa: sarà stato solo lo shock del ritrovarsi a viaggiare a delle velocità insolite.

Per fortuna al terzo mille, la pista si svuota. Ora posso soffrire e sbuffare e sudare con più agio. E, infatti, viene meglio. E il quarto pure e il quinto pure e il sesto anche. Mi accascio un filino al suolo, ma con molta grazia.

“Tump tump tump” sono i miei passi sul tartan, è il mio cuore che batte furiosamente, quasi volesse scapparsene dalla gabbia toracica.

Oggi dieci chilometri soft.

mercoledì 14 settembre 2011

sono stanca


Ieri sera a cena la fascinosa sorella runner ha sostenuto che se non riesce a scendere sotto le 3 ore o 30' in maratona, allora non vale la pena di correrla.

A parte il fatto che mi sono dovuta trattenere per non alzarmi dalla sedia e mozzicarle il nasino perfetto, perchè io il mio 3h e 36' me lo sono sudato e proprio non so come possa credere di migliorare il suo 3 e 48' di mezz'ora così, di botto, alla terza maratona che corre.
Ma ringrazia Dio se arrivi in fondo sana.

Un po' è colpa mia, perchè quando ha corso Firenze (4h e 23') praticamente passeggiando, le è sembrato tutto molto semplice: anche a livello di preparazione, avendo fatto solo un lunghissimo di 26 km.
Per la seconda, l'abbiamo testata un po' di più sulle lunghe distanze e un po' di più sui ritmi e infatti ha pure fatto il personale sulla mezza, migliorandosi di 10 minuti, che è tanto.

Quello che non ha afferrato bene è che i miglioramenti non sono esponenziali!
Arrivi ad un certo stato di forma e fai il tuo tempo, ma non è che poi la volta dopo, automaticamente, ti migliori ancora.

Stai sempre lì, magari si, aumentando i carichi e facendo cicli di ritmi ben fatti (molto ben fatti!!), curando maniacalmente alimentazione, integrazione e sonno, rimanendo concentrati sull'obiettivo, si, allora ti migliorerai SE non ti spacchi in allenamento, e SE ti capita la giornata perfetta con le condizioni climatiche ideali (tra l'altro).
Perchè se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo (vedi quel che è successo a me a Firenze l'anno scorso).

Comunque io sono stanca. Ieri ho corso dieci chilometri in pausa, con 33 gradi e poi a momenti svengo in ufficio. Oggi ho guardato la tabella dei riposi e mi sono accorta che l'ultimo recupero l'ho fatto dieci giorni fa'.
Non è cosa.
Vado come un trenino in questo periodo, è vero, però forse stiamo un po' esagerando con i carichi, perciò domenica, anzichè un altro lunghissimo come quello di 32 km di domenica scorsa, faremo un 15 km in progressione, corsi bene.
Non vedo l'ora che sia il 20 novembre.

lunedì 12 settembre 2011

Non è un paese per giovani..

Parafrasando il titolo di un film che ho trovato allucinante e prendendo liberamento spunt dall'ultimo post di ON al suo caro SuperBoss , mi viene in mente che questo è un paese per vecchi che non fanno figli.

Come possono i nostri strapagati parlamentari venirci a dire che l'Italia ha bisogno di crescere demograficamente, perchè nessuno ci pagherà le pensioni un domani (a parte il fatto che in pensione di questo passo non ci andremo mai..!).
A parte il fatto che siamo già troppi a 'sto mondo (altro che crescere..), quando fai un figlio, hai fatto un guaio.

Un guaio lungo almeno 18 anni, se non di più: e i primi anni sono i più duri, perchè siccome il cucciolo di uomo è l'animale più ritardato del mondo e ha bisogno di cure e attenzioni costanti, tu (madre, ma anche padre) non puoi riprendere il tuo posto nella società degnamente, in quanto il tempo da dedicare al cucciolo è decisamente troppo rispetto a quello che dovresti dedicare al lavoro.
Si, ma se non lavori, tu e il cucciolo, cosa mangiate? Cartone?
Ed ecco perchè, a mio giudizio, a fare un cucciolo, bisogna essere in due e belli decisi, anche. Altrimenti diventa una lotta contro il mondo, per avere un orario di lavoro decente, per avere il tempo in cui veder crescere tuo figlio, per ricordarti tu, ogni tanto davanti ad uno specchio, di essere una persona.
Io ho una posizione tutto sommato invidiabile: un marito che ha un ruolo fondamentale in casa e col bimbo, i nonni vicino a casa che sono spesso e volentieri a disposizione, un lavoro comodo, ben pagato, e un capo con cui riesco a ragionare.
Riesco persino a fare sport e tutti (compresi i compagni di squadra) se ne meravigliano.
Ma giustamente! Perchè ci sono esempi limite di come la vita vada letteralmente a rotoli, nel momento in cui decidi di fare un figlio. Altro che momento splendido e felicissimo..!
Molte volte mi son sentita come se cercassi di pattinare sul ghiaccio senza pattini.

Senza contare che dovrebbero esserci molti più servizi per le madri che lavorano, più asili nido, così che non ti si debba costringere a fare l'iscrizione al nido di un bimbo che non è ancora nato (si, ho sentito anche questa..), più elasticità nelle soluzioni lavorative (si potrebbe lavorare anche da casa, ma chissà perchè qui in Italia questa pratica è sconosciuta).

E così, o ti riduci a rincretinirti cecando di mettere insieme i pezzettini del complicatissimo puzzle, tanto che quando ti dicono "perchè non fate un altro bimbo?" ti viene la pelle d'oca solo al pensiero, oppure te ne fotti e ti fai dichiarare "gravidanza a rischio" quando hai appena visto lo spermatozoo.

Amen!

venerdì 9 settembre 2011

Progressi e piccoli passi

L'altro ieri per la prima volta il Tubo ha mangiato la pappa da solo ed è stato pure bravo perchè ha sporcato pochissimo.

Nel guardarlo mentre impugnava correttamente il cucchiaio e se lo metteva in bocca, consapevole di quello che stava facendo, mi è venuto un po' di magone: il tempo passa... e mi sembra ieri che dovevo tenergli la testa per dargli il biberon, e se ora chiudo gli occhi, pensavo, quando li riaprirò sarà un goffo adolescente di sedici anni che mi dice che a scuola non ci vuole più andare..!
No, è sempre lui, il Tubo, che sta solo mangiando la sua pappa. Tutto bene.
Tra l'altro il merito di questi progressi è tutto del Principe Consorte che lo accudisce splendidamente.
Gli prepara i pasti, insieme a lui fa' un sacco di cose: raccolgono i pomodori nell'orto, fanno le marmellate, danno il bianco in casa. Vanno d'accordo.

E io? Io sono quella che al mattino va' al lavoro, in pausa pranzo si allena e la sera torna a casa sfranta, da' un bacio a tutti, da' la pappa al Tubo e poi lo porta a fare una passeggiata dopo cena.
E mentre passeggiamo, mi accorgo che tutti i vicini di casa, casualmente, verso le otto e mezza si affacciano un momento, chi per fargli accarezzare il cagnolino, chi per fargli una moina, chi per farlo salire sul trattore, chi semplicemente per fargli un saluto. Sono tutti entusiasti del Tubo..!

Lui ricambia, salutando con la manina e mandando baci come un divo del cinema, con quel sorriso fascinoso che mi ricorda tanto quello di suo padre, cianciando con la sua parlantina sciolta, nella sua lingua ancora poco comprensibile ai più, ma che tutti si sforzano di capire.

Sono fortunata. Sono proprio fortunata.





mercoledì 7 settembre 2011

Fuga dal (nel) mondo dei sogni

Stamattina, mentre stavo sulla macchinina in direzione “buio e noioso posto delle grane”, ho visto i camion betoniera che costeggiavano la ferrovia, a circa un chilometro e mezzo di distanza e si andavano ad infilare nella carraia che costeggia i campi circostanti.
 
A volte ritornano, i pannelli solari intendo, perché quando dieci camion betoniera sfilano in processione alle 08.00 del mattino per scaricare il loro contenuto, beh.. o stanno costruendo un nuovo centro commerciale o stanno cementificando lo scavo per i pannelli solari del cazzo.
Si, pannelli del cazzo.

Io li adoro i pannelli: li uso e li ho usati in vacanza, dove a 2.000 metri di altitudine non c’è energia elettrica. Ma con i pannelli fai tutto quello che hai bisogno, a meno che tu non voglia attaccare il ferro per arricciare i capelli, come quell’idiota della vicina che mandava in sovraccarico ogni giorno l’impianto, perché lei doveva farsi i capelli. Per andar dove non si sa, dato che siamo in montagna e le mucche non badano di certo alla tua piega.
Dicevo, “adoro” i pannelli, ma quelli che se ne stanno sopra ai tetti, agli edifici commerciali, alle tettoie dei parcheggi, non quelli conficcati nel terreno cementificato, che diventa irrecuperabile.

Questo come premessa, perché ogni volta che guardo veramente e “vedo” quello che ho intorno mi deprimo, anzi no, mi infastidisco, perché non mi piace: non mi piace per niente.
E ogni volta che andiamo via, abbiamo sempre meno voglia di tornare in questa casa, che in realtà è solo un posticino, neanche troppo confortevole, dove, per il momento, dobbiamo stare. Perché?

Perché il Tubo è ancora troppo piccolo (leggi non autonomo), e io ho ancora bisogno di un lavoro tranquillo.
Il Principe consorte ogni tanto morde il freno, ma facciamo progetti.

Fuga. Fuga in un mondo da sogno.

venerdì 2 settembre 2011

Fatica (e non è mai abbastanza)

Sto già cominciando a pagare lo scotto delle mie decisioni sconsiderate: correre una maratona, ma non correrla tanto per correrla, ma fare una buona prova su strada sulla distanza.

Tanti bei progetti, ma la realtà è un casino: si, mi ci sono messa d’impegno e corro tutti i giorni, almeno 10 km con progressione, variazione di ritmo e tutti crismi. Ho fatto due lunghissimi, uno a luglio e uno ad agosto, ne farò altri due, tra settembre e ottobre, e poi qualche mezza bella tirata, per stare sul ritmo. Tutto ciò ha un costo: il triathlon.

Avrei voluto fare un olimpico a settembre ma mi sono accorta che non ce la faccio a prepararlo. Non riesco a fare il bi giornaliero (ora come ora non è pensabile) perciò o corro o nuoto o pedalo. E dovendo correre almeno 5 volte la settimana, beh, mi resta veramente poco per il resto, perciò l’olimpico è davvero fuori questione.

Mi scoccia parecchio, ma non ci sono santi...
E questa è la fatica peggiore: aver dovuto scegliere.

Che poi la corsa in sé e per sé, è un po’ noiosa… perciò l’anno prossimo, sarà l’anno del triathlon: magari un Ironman!