venerdì 25 marzo 2011

cercando casa...

Sto cercando l’alloggio per le nostre vacanze estive, in montagna, dove si terrà una gara particolarmente importante per il Principe Consorte, così uniamo l’utile al dilettevole.
D’altra parte, la montagna in estate mi piace tanto: poter correre al fresco, abbronzarsi senza sudare, gustare le specialità regionali che sia bresaola o pierrade, senza il rischio d’intossicazione, passeggiare la sera senza zanzare. Che meraviglia: il fresco, il verde, le passeggiate rilassanti sui sentieri comunque poco frequentati, tanto son tutti a fare perennemente shopping.
Trovare una casetta adatta allo scopo si sta rivelando un’impresa ardua. Quest’anno son partita per tempo, ma già molti hanno prenotato.
Il versante francese offre delle proposte a condizioni davvero migliori di quello italiano, case ben attrezzate, ben tenute e confortevoli ma con prezzi decisamente più alti.
Quello che mi stupisce, e non dovrebbe perché lo so che gli alloggi di montagna sono piccoli, è la ridotta dimensione degli spazi.
Mq 38 abitabili sono pressoché lo standard. Il mio bagno è di 25 mq.
Come faccio a vivere per tre settimane nel mio bagno più un pezzetto?!
Mi accorgo che lo spazio è un vero lusso.
E anche due bagni, che sono, oggi come oggi, indispensabili.
Praticamente, se vogliamo stare comodi, dato che c’è anche il Tubo da considerare e lui deve imperativamente dormire in una seconda camera, abbiamo bisogno di almeno 80/100 mq.

Mi tocca cercare una reggia...
quanti vizi!!

mercoledì 23 marzo 2011

La prima scarpa del Tubo

Ci siamo arrivati anche noi… dopo che tutti, e dico tutti, hanno detto, chi garbatamente chi meno, la loro: ci hanno messo in guardia contro i sintomi del raffreddore che andando a spasso coi calzini il Tubo avrebbe potuto prendersi, ci hanno paventato lesioni del piede, problemi alla camminata, problemi alle articolazioni, dopo che ci hanno fatto una testa tanta sul fatto che se si abitua a camminare senza scarpe, poi mettergliele sarà un dramma… quando oramai l’unica persona d’accordo con noi era il pediatra, ma ‘sto santo Guru non veniva più considerato degno di essere considerato nemmeno una persona, quando ormai l’unico argomento di conversazione erano diventate le scarpine del Tubo, quando siamo stati citati di “crudeltà umana” e “lesione dei diritti del bimbo” di fronte al Tubo che camminava scalzo nell’erba nel giardino, beh… a questo punto ci siamo arresi anche noi.
Anche il Principe consorte intendo, perché io ormai ero già ben aldilà..

Gli abbiamo preso le scarpe.
Non si può lottare con i mulini a vento.


Ora naturalmente gli espertoni avranno da ridire in merito al tipo di scarpa, ma io me la rido sotto in baffi, perché in barba a tutti, il Tubo a tredici mesi cammina benissimo da solo, senza aggrapparsi come un ubriaco a tutto quello che incontra ed oggi ha messo le sue scarpette nuove senza fare una piega.
Fa’ più storie quando gli infilo la maglietta.
In barba alle Cassandre, tiè


lunedì 21 marzo 2011

interrogativi

Sono giornate molto strane queste, piene di domande cui non so dare risposta.

In ufficio la noia si alterna a momenti di attività spasmodica.
Qualcosa è cambiato, non c’è più armonia, non c’è più collaborazione. Tutti pretendono subito tutto presto, subito e bene e non perdono occasione per puntare addosso il dito accusatore, salvo poi nascondercisi dietro nel momento in cui si accorgono di aver fatto uno sbaglio.
Io incasso e incasso e poi prendo fuoco come una miccia.
A che pro?
Il Piccolo Principe si ostina a stare benone, nonostante la maestra al nido cerchi ossessivamente di misurargli la febbre ogni ora.
Chissà perché? Sarà la prassi? A me non risulta e non verrei creare motivi di contrasto ma non mi sembra il caso di infilargli un termometro tra le chiappe a spron battuto se non ce n’è effettiva necessità.
Non sta scritto da nessuna parte che i bimbi piccoli debbano avere quotidianamente la febbre.
Non capisco e da questo punto di vista continuo a sentirmi un pesce fuor d’acqua. Una mamma poco “mammosa”.
La corsa sta andando incredibilmente bene: ottimi ritmi, ottimi risultati, ottime sensazioni. Dato il periodo, dovrei essere come la mia spider, con le gomme a terra e la batteria scarica.
Non vedo l’ora di tirarla fuori dal garage, darle una bella lucidata, farle una completa “remise en forme” e fottermene allegramente se mi scompiglio i capelli.

Il tutto mentre metà mondo va’ a fuoco, ma a parte dissentire fermamente da quello che sta succedendo, noi come privati cittadini, che cosa possiamo fare?

venerdì 18 marzo 2011

e son soddisfazioni

Per iniziare bene la giornata ( e il week end) ho già dato due (ma anche quattro) urlate al rompipizze di turno, quello intendiamoci che se ha bisogno di straccia le palle che ci potresti fare una tendina per le mosche e poi quando hai bisogno di tu, ti fa' chiamare dalla tipetta idiota per dirti che quello che cerchi ce l'hai già, magari nascosto bene sotto il tappeto e cercatelo.
L'ho scaraventato ad un livello pari un terremoto, ed ora o sta andando a cercare un rifugio antinucleare oppure sta andando a farmi le scarpe.
Credo la seconda, perchè la meschinità non ha mai fine.
Che mi sia di lezione, questo mi merito perchè cerco di fare le cose per bene e sono disponibile con tutti: col tipo in questione da oggi si chiudono le paratie.
Annaspa, che io ti spingo la testa sott'acqua.
Mi siedo dotto il mio ponte e aspetto che passi il tuo cadavere.

mercoledì 16 marzo 2011

disimpegno


ecco, se non piovesse vorrei essere qui a correre, a passeggiare, insomma a scialarmela...
troppe noie in testa, troppa fatica.
la fatica vera non è correre ma stare qui a subire, ad ascoltare, a sopportare.

ore 14.59
le endorfine han fatto il loro lavoro: dopo l'allenamento in pausa pranzo stò meglio. Si stò meglio. E mentre mi facevo la doccia mi veniva da ridere perchè nel rivestirmi sono andata a prendere le mutandine coordinate con il reggiseno, in virtù degli ultimi post che ho letto.
E, miracolo della levitazione della mutanda, anche se esteriormente non è cambiato nulla, ora si che mi sento sexy.
O forse mi sento sexy perchè mettendomi il reggiseno allo specchio ho visto spuntare gli addominali bassi sottopelle. Insomma, ho la tartaruga sulla pancia..! e senza fare un addominale che sia uno.
Non c'è niente da fare: a me delle mutande non me ne frega niente.
Fissazioni.

lunedì 14 marzo 2011

Più di così..?

Ecco, non dovrei essere scontenta.

Abbiamo avuto un bel weekend, a parte le condizioni meteorologiche, che poi per quanto infelici non si possono certo paragonare all’enormità di uno tsunami.
Il Tubo ha fatto lo splendido ed è stato protagonista di un pomeriggio di shopping con la fascinosa runner zia e, un po’ meno fascinosa, runner mamma.
Con le sue calzette antiscivolo ha imperversato per tutto il negozio tra costumi interi, palloni da rugby e scarpette chiodate.

Le chiodate, nella fattispecie, non mi sarebbe dispiaciuto averle domenica mattina, mentre correvo un dodici chilometri di collinare spezzagambe, mentre scivolavo nel fango. Con una mezza piroetta sono finita a gambe all’aria, dopo aver picchiato il gomito, il polso e il fianco sinistro, per fortuna ben ammortizzato.

Ma sono comunque arrivata seconda assoluta, un po’ per mancanza di valide concorrenti, o almeno più valide di quanto non lo sia io in questo periodo, e un po’ perché superata la strafighetta della squadra, che poi è una new entry, mi son resa conto che non avevo nessunissima voglia di farmi riprendere.

Quindi, anche se son partita con l’idea di passeggiarmela, alla fine mi son trovata a tirare, e complice il terreno al limite del praticabile e i pesanti dislivelli che lei patisce e io per qualche magica ragione no, le ho dato due minuti secchi al traguardo.
Che poi non è niente, mi è anche simpatica e la stimo.
Son fatta così. Mi consola pensare che non sarei mai sleale. Competitiva si, ma sleale non è nella mia natura.

Contenta e soddisfatta di essere sul podio, mi sono goduta una bella giornata di relax in compagnia dei miei uomini, il Principe e il Miniprincipe. Splendidi tutti e due.
Più di così..?

venerdì 11 marzo 2011

atto d'amore

..che poi si traduce nel sopportarmi quotidianamente da quasi tre anni.
Si, lo so, sono ancora “solo” tre anni: solo che a me sembra di essere viva solo da quando sto con Lui.
A voi che leggete potrebbe sembrare niente ma per me è tutto: dovendo comunque fare otto ore in ufficio, sbrigare le faccende in casa, pensare al Tubo e alle sue necessità, il tempo che ho per gli allenamenti si è drasticamente ridotto.
Con il casotto che mi stan combinando dietro casa poi è ancora peggio.
E allora lui che fa’?
Lui organizza allenamenti con gli altri la domenica mattina, lui mi accompagna alle lezioni di spinning così posso allenarmi senza sovraccaricare il mio ginocchio problematico, lui in pausa pranzo prende la bicicletta e mi fa’ strada. Così non avrò problemi e potrò correre tranquilla, pensando solo a correre.
E io dietro a lui, mulinando gambe e braccia, come in gara, mi faccio dieci chilometri in 46 minuti e 32 secondi e sono felicissima.

Sono felicissima.
Per me è meglio di un mazzo di rose.
E’ come un regalo.

Non potrei chiedere di meglio.

mercoledì 9 marzo 2011

progresso…?


L’ex campo di papaveri si è trasformato in un gigantesco cantiere. E questo lo sapevamo.
È popolato di neonati giganteschi schermi di pannelli solari, di cui ora si vedono solo le enormi forchette le li reggeranno e di decine di operai che li stanno montando, nonché operatori di gru, autisti dei camion che portano cemento e sabbia.
La zona residenziale lì accanto, che era molto tranquilla, adesso di notte è un continuo viavai di camion, che hanno sfondato la strada, e illuminata a giorno dai riflettori di cantiere.
Adesso di notte le villette adiacenti il cantiere sono tutte blindate.
Sono cominciati i furti e gli atti vandalici.
L’altro giorno qualcuno ha sfondato il finestrino della nostra macchina per cercare qualcosa da rubare.
L’anno scorso andata a correre tutta l’estate alle sei del mattino in maniera piuttosto rilassata: incontravo il vecchietto, il cane, la corriera. Ora incontro solo camion.
Adesso il principe consorte storce il naso quando faccio allenamento in pausa pranzo.
“Troppa brutta gente che gira”.
Ma io non voglio scombinare i miei accuratissimi piani e sprecare il tempo per me stessa che rosicchio pazientemente, sottraendolo ad altre incombenze.
Oggi vado, anche se so che mi urleranno dietro l’impossibile.
Oggi vado a correre, anche se non è più piacevole come prima.
Oggi vado a godermi quel poco di tepore che questo pallido sole ci regala e me ne frego del cantiere.
E domani si vedrà…

venerdì 4 marzo 2011

È come una dipendenza

Esco dal lavoro e sento freddo, siamo a zero gradi e si gela, abituati com’eravamo a temperature un pochino più miti.
Vorrei andare a casa, ingoiare un pasto caldo nel più breve tempo possibile e rintanarmi sul divano nella curva del suo fianco. Accoccolarmi.
Ma lui mi è venuto a prendere e andremo insieme alla lezione di spinbike del più sadico istruttore mai conosciuto.
Che pena svestirsi nello spogliatoio gelato, insieme alle ragazze del corso di GAG, che avvolte nei loro fuseaux rosa sculettano cianciando.
Io no. Io mi do’ una mossa perché fra dieci minuti si comincia.
Io mi metto il calzoncino imbottito che sembra che abbia un mega assorbente in mezzo alle gambe, e che di grazioso non ha nulla, una canotta rossa e sopra la maglietta tecnica dell’ultima mezza maratona che ho corso. Tanto per capirci.
Bandana in testa, perché alla fine avrò i capelli intrisi di sudore e l’unica concessione al look che posso fare è abbinare le tinte. Grigio e rosso.
Si và. Lui arriva che siam già sulle bici, mette la musica e si comincia.
ci da’ il ritmo: 100 BPM, una bella pianura agile.
Stringo la resistenza e pedalo. Sciolgo i muscoli delle braccia, delle spalle, chiudo gli occhi che tanto senza lenti non vedo nulla e per me il mondo è nebbia. Intorno è nebbia e io sono sola.
Pedalo seguendo la musica, seguendo le indicazioni che ci da’ la voce. Ed eccolo lì davanti alla mia bici. Un ghigno. Stringo la resistenza. Tocca le ruote delle altre bici per sentire se sono calde, se stiamo lavorando bene. La mia no, mi guarda e basta.
E io stringo. E salgo. E spingo su questi pedali che se stai fuori sella sembra di correre.
E quando hai le gambe gonfie e i piedi che sembrano nella melassa e fai fatica a spostare il pedale, allora stai bene. Non sei più stanca, non hai più freddo, non hai più fame.
Mentre gli altri rallentano e arrancano e io filo sui miei pedali, i capelli che sfiorano la schiena bagnata di sudore, un filo di fiato che esce ritmicamente dalla bocca, allora sorrido io.
Finisce la lezione e lui si mette davanti alla mia bici. Tocco la ruota.
“E’ calda?”