mercoledì 22 giugno 2011

detto e.. pensato

Oggi mi son truccata, cioè, ci ho messo tutta la mia buona volontà nel tentare di farlo, e in dieci minuti di tempo sono riuscita a sembrare anche una donnina curata, con i miei capri bianchi al ginocchio e la camicettina ina ina ina di seta blu notte con il reggiseno coordinato a vista. Discreto ma seducente.
Un po’ troppo per andare in ufficio, sembravano dirmi gli occhi addormentati del Principe Consorte, stamattina.
Che poi sono in ufficio da sola perché il Muffetta è in paternità. A parte che il Muffetta manco mi vede e se mi vede mi dice che sono troppo magra e assomiglio ad un attaccapanni (sic!).

Già l’altro ieri il Principe Consorte mi ha detto che ero troppo scollata per l’abitino di cotone rosso lacca e i capelli in ricci. Essì, son tornati pure i ricci. Chissà, magari erano andati in vacanza, beati loro…
Comunque qualcosa si muove, perché l’altra sera parlando del più e del meno su tempi e passaggi su un “olimpico”, gli rispondevo che non so, non saprei, dovrei chiedere a Massimiliano.

 
“E chi è Massimiliano?”
Già, Carneade, chi era costui? Niente, un amico che pratica triathlon, quello che trovo in corsia ogni volta che vado in piscina. È per questo che ora vieni anche tu?
Ma lo conosci anche tu, stordito.

Ma si che lo conosce. È che vuole vedere la mia espressione mentre glielo spiego, perché come una efficientissima macchina della verità lui sa cogliere espressioni, pause ed inflessioni di voce sospette.
Massimiliano. Che ci ha pure detto che siamo una coppia d’acciaio.
E chissà se era un complimento.

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