L’altra sera facevamo una garetta, sette chilometri, più per la presenza per la società che per convinzione.
E mentre correvo, una fatica boia, per stare dietro ad un’amica rivale che poi è arrivata, in effetti, prima di me, pensavo…
E mentre correvo, una fatica boia, per stare dietro ad un’amica rivale che poi è arrivata, in effetti, prima di me, pensavo…
Dopo, al traguardo, ci siam scambiate un bacino, noi che ci baccagliamo come tigri in gara e che per una posizione siam capaci di sgomitare e invece poi, due chiacchere e le chiedo come stanno le sue bambine.
Bene.
E il tuo bambino?
Bene.
Molto soddisfatte, ci sorridiamo e ci scambiamo pareri sulla garetta, opinioni tecniche di allenamenti ed infortuni e poi ci diciamo che siam proprio contente.
Bene.
E il tuo bambino?
Bene.
Molto soddisfatte, ci sorridiamo e ci scambiamo pareri sulla garetta, opinioni tecniche di allenamenti ed infortuni e poi ci diciamo che siam proprio contente.
Siamo mamme. E riusciamo anche a correre. Ad allenarci. A fare progetti per le gare che a noi sembrano importanti.
Noi siamo tra quelle “veloci” nel nostro piccolo mondo.
E arriviamo prima di tanti uomini.
Noi siamo tra quelle “veloci” nel nostro piccolo mondo.
E arriviamo prima di tanti uomini.
Per questi uomini che in gara teniamo dietro agilmente, ma anche quelli davvero forti che in gara non vediamo solo “da dietro” comunque il discorso è diverso.
Nessuno di loro dice che beh, è anche papà, ma guarda come vado forte...
Nessuno di loro è contento anche solo per essere riuscito anche solo a correrla la garetta, tra mille impegni, mille sbattimenti e a grattare il fondo della padella (permettetemi la brutta metafora) per trovare questi benedetti quaranta minuti al giorno dove puoi fare veramente quello che ti piace fare.
Nessuno di loro dice che beh, è anche papà, ma guarda come vado forte...
Nessuno di loro è contento anche solo per essere riuscito anche solo a correrla la garetta, tra mille impegni, mille sbattimenti e a grattare il fondo della padella (permettetemi la brutta metafora) per trovare questi benedetti quaranta minuti al giorno dove puoi fare veramente quello che ti piace fare.
E ieri sera, mentre facevo addormentare il Tubo, cullandolo tra le mie braccia, mentre facevamo “naso naso, ciglia ciglia” e lui se la rideva e cinguettava beato la sua piccola personale soddisfazione, ho pensato che anche il Tubo è contento.
Contento di riuscire a ritagliarsi ogni sera i suoi personalissimi quindici minuti dove fa’ esattamente quello che gli piace fare.
Stare in braccio alla sua mamma.
Stare in braccio alla sua mamma.
^_____^
RispondiEliminaSemper:
RispondiElimina"eh si, ci vuole proprio un sorriso :D"
P.S.: 'sto accidenti di blogger non mi fa' loggare e ho problemi a commentare molti di voi. Soprattutto ON :D
Immagine dolce, tenera, ma forte, della forza che hai tu mamma e che dai al tuo bambino. Complimenti, continua così!!!!!!
RispondiElimina