venerdì 10 febbraio 2012

di cose che non si possono capire


Ieri mi sono letta tutta la sentenza che assolve “per non aver commesso il fatto” i due principali imputati, tra i sette e ripeto sette, tra medici del pronto soccorso e radiologi, che nei primi giorni di un gennaio di un paio d’annetti fa’ hanno avuto in cura una mia cara amica e che, non avendo capito niente, nemmeno che fosse moribonda, l’hanno dapprima dimessa e poi, al secondo ricovero in pronto soccorso, dopo averle assegnato un “codice verde”, l’hanno lasciata morire su una barella.
Onestamente, pur facendo tutti gli sforzi possibili e immaginabili, non riesco a capire la valenza di questa sentenza.

Sette medici che non riescono a realizzare che davanti a loro c’è una persona che non ha un’influenza, che non ha un trauma e, infatti le lastre non evidenziano fratture di sorta, ma che sta male, seriamente male.
Nessuno si fa’ una domanda di più, le fanno gli esami di routine (e a dir la verità, se magari già al primo ricovero le avessero fatto anche un esame del sangue, forse qualche allarme sarebbe scattato, ma nessuno ritiene opportuno approfondire) e se la sbrigano mandandola a casa con un antiinfiammatorio e un antidolorifico.

E la condannano a morte, perché quando torna in ospedale, è già in buona sostanza moribonda. Per sfortuna, perché “non ci sono prove che lei presentasse già i sintomi di sepsi”, quella sepsi che l’ha uccisa.
E sfortuna vuole che stia cambiando il turno e che la dottoressa che la prende in carico alle otto non si accorge nemmeno che ha davanti una morente.
E nonostante la suddetta sentenza sia piena di considerazioni sul pressapochismo, sulla superficialità dell’operato dei sanitari, vanno tutti assolti “perché il fatto non sussiste”.
Il radiologo ha risposto ai quesiti tecnici, quindi ha fatto il suo dovere, la dottoressa ha chiamato l’infettivologo, che poi è arrivato quattro ore dopo, ma ha fatto il suo dovere. 
Risultato: la paziente è morta. Ma il fatto non sussiste.

Dice la sentenza, lei era comunque condannata. Perché? Perché quando è stata ricoverata per la prima volta, due giorni prima, quando ancora si sarebbe potuta salvare, nessuno ha capito che aveva qualcosa di molto più grave di un’influenza o di una contusione alla spalla.
Aveva una sepsi. Un’infezione grave (e mi vengono i brividi, perché l’anno dopo è toccata pure a me) ma, nessuno dei medici, dai quei sintomi (così dicono), avrebbe potuto capirlo, ipotizzarlo, pensarlo.
Ma ora io mi chiedo, cosa ci stanno a fare allora i medici, se non possono capire mai niente? Se non possono fare mai niente?

E dico, ora, non è tanto per la punizione in sé, ma è la valutazione dell’operato di un sanitario che non si accorge che una persona le sta morendo sotto il naso.
E, infatti, lei, sfortunata, è morta nel pomeriggio, in un’agonia e tra sofferenze che potevano essere lenite, almeno.
Una morte che se pur fosse stata inevitabile, poteva essere procrastinata. Almeno.
Io non so se dormirei tanto bene di notte, se fossi la dottoressa Pinco Palla, che se l’è avuta davanti per tutto il suo turno, e non ha capito niente di quello che stava succedendo.

Ma è un mio personalissimo pensiero, ecco.
Non siamo qui per attribuire colpe, ma per capire. Capire come si possano evitare queste inutili tragedie. Eppure non ce la facciamo. Eppure, come ha detto il suo papà, sembra quasi che sia stata colpa sua, che non è ritornata in ospedale anche il giorno dopo il primo ricovero, o che la sua diagnosi non sia stata capace di farsela da sè. 

5 commenti:

  1. sono andata a leggere l'articolo e poi sono andata a cercare la malattia... E' una roba da brividi...soprattutto la malattia!

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  2. Mi fai venire alla mente quando due anni fa, mio padre stava morendo per una puntura di calabrone, pur avendo subito avvertito che era fortemente allergico, se non comincio io ad urlare e a prendere per il bavero la prima dottoressa che passava, probabilmente me lo avrebbero fatto morire soffocato!!!!!!!!

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  3. La malattia è subdola è bastarda e difficilissima da ipotizzare. Quasi impensabile.
    Ma un medico non ha gli strumenti, la conoscenza, le capacità di intuire, di indagare, di voler sapere?
    A quanto pare no. E non solo...
    Quello che mi spiazza è anche la mancanza di sensibilità umana. Lasciare una persona che soffre in quelle condizioni (febbre altissima, tremiti, dolori lancinanti) dalle 6 del mattino alle 14 del pomeriggio su una barella?
    Non riesco a capire!

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  4. purtroppo si vedono sempre più spesso persone che vogliono ricoprire incarichi importanti e prestigiosi prendendone solo gli onori e gli aspetti positivi, declinando sempre gravami e responsabilità
    facile così...

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  5. troppo facile. è per questo che una sentenza di questo tipo è incomprensibile!

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