E perché no?
Ci siamo accorti, strada facendo, che non mangiamo praticamente più carne e pochissimo pesce.
Pochissimo pesce non perché non ci piaccia, anzi proprio perché ci piace talmente tanto che accontentarsi di mangiare quello del supermercato, che quando arriva in tavola ha praticamente la mia età, è un'eresia. Con rispetto parlando..
Così, ci siamo arrivati anche noi, perché tanto, mettere in tavola un pasto vegetariano al giorno, non è troppo complicato e comunque Ico, all'asilo, un pezzettino di carne lo mangia.
Noi no. E mi duole ammetterlo, non mi manca. Io che ero un' appassionata della fiorentina, della tartare..
Forse è proprio vero che con l'età si cambia.. Proprio una settimana fa erra il mio ..ttesimo compleanno, festeggiato da Ico e dal principe consorte come meglio non avrei potuto desiderare, con una degna cena, naturalmente.. vegetariana.
E vediamo quanto dura..
giovedì 17 ottobre 2013
Vegetariano..?
venerdì 4 ottobre 2013
Elbaman 2013 (io c'ero)
Ore
06.00 29.09.2013 Marina di Campo, Isola d’Elba
Piove e
il mare che fino a ieri è rimasto calmo, placido, uno specchio d’acqua, di
verde azzurro incantevole, è cupo, scuro tanto che le boe, in lontananza, s’intravvedono
appena, tra un’onda e l’altra.
La
partenza dell’Elbaman è da tregenda: c’è tanto vento che non si accendono
nemmeno le lanterne di carta, che col loro volo solitamente accompagnano gli atleti
nel loro ingresso in acqua per la prima frazione.
Ma io
oggi sarò ironman quindi, senza perplessità, allo start avanzo nell’acqua
fredda, nel buio, verso quello che sarà il mio traguardo, 16 ore e 28 minuti
dopo circa.
Avanzo e
nuoto con gli altri: siamo sparpagliati dappertutto fra le onde che persino le
canoe fanno fatica a solcare. Noi remiamo, nuotiamo, cerchiamo l’assetto, la
bracciata, tentiamo di percorrere i due giri da 1.900 metri in questo
mare che bisogna assecondare, domare.
Mi viene
quasi da ridere pensando a quanto ho paura, io, del mare aperto, dell’infinito
blu dove sto avanzando, neanche tanto lenta a dir la verità, che oggi è un
infinito grigio, ribollente di sabbia, il peggio che potessi immaginare.
Dopo il
primo giro nella “lavatrice”, non ho più paura e realizzo che posso farne un
secondo.
All’uscita,
in un’ora e 32 minuti, vedo la folla dei mezzi ironman che partono.
Tanti auguri
anche a voi, penso.
Sono le otto e mezza. Vado verso la zona cambio, incontro Pietro e il nostro piccolo Federico che mi fanno le foto e mi salutano. Il tragitto verso la zona cambio è lungo, e riesco a perdere la cuffia due volte, ma sto benone: niente vertigini, niente crampi, niente dolori a parte la nuca scorticata dalla muta, come al solito, nonostante cerotti e vaselina e quant’altro...
Sono le otto e mezza. Vado verso la zona cambio, incontro Pietro e il nostro piccolo Federico che mi fanno le foto e mi salutano. Il tragitto verso la zona cambio è lungo, e riesco a perdere la cuffia due volte, ma sto benone: niente vertigini, niente crampi, niente dolori a parte la nuca scorticata dalla muta, come al solito, nonostante cerotti e vaselina e quant’altro...
Mi
cambio, mi copro con l’impermeabile da bici che sta piovendo in maniera
torrenziale e parto sul mio mezzo. Staremo insieme per oltre nove ore, anche se
io ancora non lo immagino nemmeno.
Il
percorso in bici che si svolge nella parte occidentale dell’isola è
incantevole, condizioni atmosferiche permettendo. Oggi, ovviamente molto meno.
Giù dalla discesa di Sant’Ilario si comincia a incontrare gente nei fossi; i ragazzi che incrocio mi dicono di scendere piano.
Ok. Sarà fatto. Anche un filino troppo piano, forse, però..non voglio neanche cadere!
Giù dalla discesa di Sant’Ilario si comincia a incontrare gente nei fossi; i ragazzi che incrocio mi dicono di scendere piano.
Ok. Sarà fatto. Anche un filino troppo piano, forse, però..non voglio neanche cadere!
Il primo
giro passa in poco meno di tre ore e sono abbastanza fiduciosa di poter
rientrare nel maledetto cancello delle 17.30, recuperando bene nel secondo, ma
non so ancora che sulla lunga e dura salita per Marciana questa volta mi
aspetta nientepopodimenoche… l’inferno.
Il panorama
sparisce sotto ai miei occhi mentre la pioggia torrenziale e gelida m’inzuppa:
la prendo tutta fino all’abitato di Marciana dove mi fermo a rimettermi
l’impermeabile che mi ero tolta. È fradicio, ma meglio che niente.
Sbatto i
denti dal freddo, mi costringo a mangiare, ho le mani intorpidite ed ora mi
aspettano sei terrificanti chilometri in una discesa tecnica che già di per sé,
con l’asciutto è un problema.
Figuriamoci
in queste condizioni, poi con le mie fantastiche capacità di discesista..!
Sono
disperata, ma non ho alternative, se non avanzare.
Devo scendere, qui in alto sotto il temporale, in mezzo agli alberi, non è comunque prudente rimanere.
Devo scendere, qui in alto sotto il temporale, in mezzo agli alberi, non è comunque prudente rimanere.
Mi faccio
coraggio, comincio a scendere, attenta, lenta, prudente: ricordandomi di tenere
la bici dritta, di guardare avanti bene la traiettoria che voglio impostare “la
ruota va’ dove si posa lo sguardo. Dove l’ho letto?!”. Schivo detriti che
l’acqua ha portato sull’asfalto: foglie, terriccio, ghiaia, ho paura e tremo di
freddo e allora mi metto a cantare da sola, come una matta, per darmi la forza.
Come Dio
vuole, riesco a scendere senza incidenti e risalire da Marciana Marina: il
percorso a saliscendi mi riscalda ma sono molto stanca e molto in ritardo.
Arrivo a Marina di Campo giusto cinque minuti prima che chiuda il primo cancello e sono scoraggiata e delusa, infreddolita e infradiciata, quasi pronta a dichiararmi sconfitta.
Poi vedo Pietro con Ico, che mi dice: “Mamma, è un gioco da ragazzi!” e nonostante le lacrime di sconforto mi scappa un sorriso.
Arrivo a Marina di Campo giusto cinque minuti prima che chiuda il primo cancello e sono scoraggiata e delusa, infreddolita e infradiciata, quasi pronta a dichiararmi sconfitta.
Poi vedo Pietro con Ico, che mi dice: “Mamma, è un gioco da ragazzi!” e nonostante le lacrime di sconforto mi scappa un sorriso.
“Cosa
fa’?! Si ferma? Si ritira?” chiede qualcuno “E’ dura. Non ce la farà mai..”.
“Arrabbiati!!”
mi esorta Pietro “ma non arrenderti. Ormai non piove più, fatti i tuoi ultimi 60 chilometri di bici
e poi corri”.
Ci
guardiamo per una frazione di secondo e ci capiamo: io sola posso essere
l’artefice del mio successo, ma mio marito crede in me più di quanto faccia io
stessa.
Inforco la bici e riparto, ormai conscia del fatto che sono ultima ma che, costi quel che costi, arriverò in fondo.
Inforco la bici e riparto, ormai conscia del fatto che sono ultima ma che, costi quel che costi, arriverò in fondo.
Con
l’asfalto che si sta finalmente asciugando, sulle discese ora oso, oso il più
possibile. Pedalo in solitudine, ma il morale è alto, le gambe stanno bene, non
sono stanca (o perlomeno, lo sono in maniera del tutto compatibile alla
situazione) e ho tanta fame che quando arrivo ai ristori, oltre agli
incoraggiamenti, accolgo volentieri anche gel e banane.
Sono, del tutto inaspettatamente, felice quando quasi in fondo alla discesa che porta a Marciana Marina, ancora brutta ma meno terrificante di prima, un motociclista dello staff viene ad interrompere la mia solitudine e mi si affianca.
Sono, del tutto inaspettatamente, felice quando quasi in fondo alla discesa che porta a Marciana Marina, ancora brutta ma meno terrificante di prima, un motociclista dello staff viene ad interrompere la mia solitudine e mi si affianca.
In un
colorito accento toscano m’informa che mi farà strada fino all’arrivo.
Mancano gli ultimi quindici chilometri ed io riprendo forza, pedalando bene, spedita, mentre la mia guida, arrivati a Marina di Campo, mi chiede cosa ho intenzione di fare, ora che sono arrivata.
Mancano gli ultimi quindici chilometri ed io riprendo forza, pedalando bene, spedita, mentre la mia guida, arrivati a Marina di Campo, mi chiede cosa ho intenzione di fare, ora che sono arrivata.
“Adesso
corro” confermo con una sicurezza che non sapevo di possedere.
“Ma ti
lasciano partire?!” mi chiede, incredulo.
“Non lo
so, ma io corro lo stesso. Sono venuta all’Elba per finire”. E sorrido serena,
veramente contenta di essere così risoluta.
“Oh che,
sei sposata?!” mi chiede del tutto incongruentemente il “mio” motociclista. Mi
sembra una domanda del tutto fuori luogo (avrò capito bene, rimbambita come
sono dalla stanchezza?!) ma faccio un cenno affermativo al cui lui risponde:
“Tuo marito deve essere molto fiero di te. Sei proprio una dura”.
È la frase più bella di tutta la giornata e oggi sento di essermelo meritato questo complimento un po’ rude ma porto con sincero rispetto.
È la frase più bella di tutta la giornata e oggi sento di essermelo meritato questo complimento un po’ rude ma porto con sincero rispetto.
Arrivata
in zona cambio, raccolgo qualche applauso d’incoraggiamento, il sorriso di
Pietro e Federico e, cambiatami perché sono sempre zuppa come un pavesino,
parto per la maratona, tra gli sguardi allibiti del giudice di gara e
assistente, che prima di farmi uscire dalla zona cambio mi chiedono di
restituire il chip.
Non sarò più in classifica: questo per me è un bel bagno di umiltà, ma lo accetto se è condizio sine qua non.
Per una frazione di secondo penso che sto facendo tanta fatica per niente e poi, subito dopo, invece mi ritornano alla mente le parole di Pietro, che ricalcano quelle di un altro e più famoso Pietro, il mitico Trab: “Mica lo fai per la classifica in fondo. Cos’è una classifica?! Chi la guarda più fra una settimana? Chi se ne ricorda più tra due anni? Ma tu, se finisci oggi, te lo ricorderai per sempre. Se non finisci, invece, te ne pentirai, stanne certa”.
Non sarò più in classifica: questo per me è un bel bagno di umiltà, ma lo accetto se è condizio sine qua non.
Per una frazione di secondo penso che sto facendo tanta fatica per niente e poi, subito dopo, invece mi ritornano alla mente le parole di Pietro, che ricalcano quelle di un altro e più famoso Pietro, il mitico Trab: “Mica lo fai per la classifica in fondo. Cos’è una classifica?! Chi la guarda più fra una settimana? Chi se ne ricorda più tra due anni? Ma tu, se finisci oggi, te lo ricorderai per sempre. Se non finisci, invece, te ne pentirai, stanne certa”.
Amo mio
marito anche per questo. Perché non perde mai la testa, anzi la usa (beh,
d’altra parte, ha sposato me..!).
Prima di partire per la corsa, Pietro mi fa’ notare che il suo orologio segna le 18:18.
Prima di partire per la corsa, Pietro mi fa’ notare che il suo orologio segna le 18:18.
“Adesso non
ammazzarti” mi invita alla prudenza “corri e finisci prima di mezzanotte. È il
tempo limite, ma ce la puoi fare tranquillamente”.
Si, lo so
anche io, e infatti corro, col mio passetto tranquillo ma efficace, fino alla
mezza maratona, quando il mio stomaco decide che non ce la fa’ più e cerca di
liberarsi di tutte quelle schifezze di gel che ho dovuto ingurgitare oggi, al
freddo.
Sono
piegata in due a vomitare l’anima quando sento una voce melodiosa che mi chiede
se ho bisogno un fazzoletto. È una signora gentile e impietosita.
Rido,
rido, rido e sono davvero felice di quello che sto facendo, di questa mia
follia.
Come dice
Aldo Rock, fare l’ironman è l’incontrario di morire.
È la vita
che ti scorre così forte da far paura e così piano che puoi pensare a tutto,
vedere tutto e per la prima volta sentire la tua forza, la tua volontà.
Considerazioni filosofiche a parte, cammino un po’ per dare allo stomaco un momento per assestarsi ma poi, quando il GPS decide di spegnersi e abbandonarmi per sempre, al 27° chilometro circa, capisco che non c’è nient’altro da fare se non ricominciare a correre, per arrivare in tempo.
E così corro, accogliendo il tifo dei pochi presenti rimasti tra cui i sostenitori di Pedro, il simpatico spagnolo che ho superato al penultimo giro, che vengono da Valencia e gridano “Campeona, campeona!!” ad ogni mio passaggio, mi godo gli applausi, l’incitamento dei miei due amori, il piccolo e il grande, che mi attendono ad ogni transito sul lungomare, per fortuna praticamente davanti all’appartamento che abbiamo affittato.
Considerazioni filosofiche a parte, cammino un po’ per dare allo stomaco un momento per assestarsi ma poi, quando il GPS decide di spegnersi e abbandonarmi per sempre, al 27° chilometro circa, capisco che non c’è nient’altro da fare se non ricominciare a correre, per arrivare in tempo.
E così corro, accogliendo il tifo dei pochi presenti rimasti tra cui i sostenitori di Pedro, il simpatico spagnolo che ho superato al penultimo giro, che vengono da Valencia e gridano “Campeona, campeona!!” ad ogni mio passaggio, mi godo gli applausi, l’incitamento dei miei due amori, il piccolo e il grande, che mi attendono ad ogni transito sul lungomare, per fortuna praticamente davanti all’appartamento che abbiamo affittato.
“Almeno”
penso “Federico si potrà riposare un po’ o finirà per farlo anche lui,
l’Ironman” penso.
Dopotutto, o forse prima di tutto, sono una mamma che si preoccupa..!
Dopotutto, o forse prima di tutto, sono una mamma che si preoccupa..!
All’ultimo
giro, Andrea, dell’organizzazione, mi affianca in bici per qualche chilometro e
facendomi i complimenti per il passo, m’informa che si, nonostante non abbia il
chip, nonostante abbia sforato (sfondato!) il cancello bici, mi metteranno in
classifica. Sono le undici e un quarto e non sono nemmeno l’ultima ad arrivare.
Davanti all’Hotel “Villa Etrusca” incontro il “mio” motociclista, quello che mi ha scortato fino all’arrivo, che mi riconosce e mi saluta. Ci scambiamo un festoso “cinque”. “Ma ce l’hai fatta!!” esclama. “Si, che ce l’ho fatta, bello!”.
Davanti all’Hotel “Villa Etrusca” incontro il “mio” motociclista, quello che mi ha scortato fino all’arrivo, che mi riconosce e mi saluta. Ci scambiamo un festoso “cinque”. “Ma ce l’hai fatta!!” esclama. “Si, che ce l’ho fatta, bello!”.
La mia
gioia è anche la sua e viceversa. Quello che dicevo prima, per intenderci.
Arrivo in
piazza, al traguardo, sul tappeto blu, in mezzo ai triatleti che sono arrivati
poco prima e sono ancora lì e si complimentano, ai ragazzi del bike doctor che
mi riconoscono e applaudono come matti, con un senso di grande gioia e
appagamento, non certo per il risultato, misero anzi, miserrimo (avevo
preventivato di impiegarci un’oretta di meno, accidenti!) ma per aver chiuso un
conto in sospeso. Anzi, il conto in sospeso.
Per aver combattuto e vinto, non contro gli altri, ma contro me stessa, contro la paura di non farcela, contro la delusione, mia, di non aver saputo essere all’altezza delle mie stesse aspettative, contro le condizioni pessime, che peggio non si poteva, alle quali ho dato la mia personalissima risposta: io non mollo.
Per aver combattuto e vinto, non contro gli altri, ma contro me stessa, contro la paura di non farcela, contro la delusione, mia, di non aver saputo essere all’altezza delle mie stesse aspettative, contro le condizioni pessime, che peggio non si poteva, alle quali ho dato la mia personalissima risposta: io non mollo.
Oggi, ore
23.30 del 29.09.2013, sono ufficialmente una dura, una Ironwoman o come cavolo
si dice..
Classifica
o non classifica, io sono finisher, all’Elba, oggi, 29 settembre 2013.
E anche
se dovessi saperlo solo io, mi basterà… almeno fino alla prossima avventura..!!!
Ps.: Grazie
a tutti, ma davvero tutti, quelli che mi hanno scritto, mandato messaggi,
sostenuto da vicino a da lontano, prima, dopo e durante.
Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, grazie!
Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, grazie!
venerdì 20 settembre 2013
L'anno dello scatolo
Risuona il corridoio di nastro adesivo che viene steso e staccato (da qualcuno a morsi) a chiudere gli scatoloni. Il trasloco è imminente.
Qualcuno è già partito; martedì toccherà a me e al Muffetta.Partiremo insieme per arrivare in posti diversi, finalmente divisi, deo gratias!.
Qualcuno è già partito; martedì toccherà a me e al Muffetta.Partiremo insieme per arrivare in posti diversi, finalmente divisi, deo gratias!.
Io son praticamente pronta, che l'allenamento a fare gli scatoli ce l'ho da quel dì che ho conosciuto il Principe Consorte: il 20 aprile andavamo a cena insieme per la prima volta e il 20 settembre traslocavamo entrambi dalle nostre casine per prenderne una insieme.
A quel primo ne son seguiti altri due e quindi, casomai, ho da insegnare agli altri (solo in questo caso). E infatti, tutti a copiare i miei scatoli ben imballati, numerati e contrassegnati con nome e destinazione ben visibili.
Ho approfittato della pausa pranzo per nuotare un duemilaecinque ben fatto, con un trecento metri di tecnica e gli ultimi cinquecento metri a stecca, tirata da un baldo marcantonio della squadra master e mi sembra di non aver fatto niente, abituata ad almeno un mezzo chilometrino in più. Almeno.
I master, i signori della velocità. Ah ah.
Comunque sono dell'idea che nuotare con qualcuno che va' più forte sia stimolante.
Questi, presi tutti insieme, sono poco simpatici, ma tutto dipende da come ti poni, che magari un sorriso in più fa' miracoli.
Anche il Principe consorte ultimamente sorride di più, il che, neanche a dirlo, mi rende felicissima, al settimo cielo.
Oggi, per l'appunto, festeggiamo cinque anni e cinque mesi di vita insieme, che quel primo appuntamento è stata anche l'ultima notte della mia vita che ho dormito da single.
A dire il vero è una condizione che non mi manca.
L'indipendenza è indispensabile e blablablabla, ma poi alla fine stare con qualcuno è bello.
E' bello arrivare a casa e trovare la cena pronta e Ico sul divano che guarda Peppa Pig.
E' bello ricevere una carezza prima di dormire, vedersi aggiungere una merendina o un frutto alla borsetta della pausa pranzo, sapere che qualcuno ti pensa, si preoccupa per te, ti dice di non andare in giro col tettuccio abbassato perché ora, proprio ora, non puoi permetterti di prendere il raffreddore.
Se sono molto felice, gara o non gara, lavoro o non lavoro, cazzi e mazzi e buffi permettendo, è merito suo.
Auguri.
mercoledì 18 settembre 2013
Oggi si nuota
La piscina più prossima all’ufficio ha riaperto e per ora, fino a che non si ridefiniranno i
nuovi orari di servizio, posso approfittare delle due ore di pausa per nuotare.
È una strana sensazione rientrare in quella piscina, in quegli spogliatoi. È una
strana sensazione assistere dalla mia corsia all’ingresso degli altri che poi regolarmente
escono prima di me, mentre io nuoto, nuoto, nuoto.
Nuoto
senza pause.
O almeno,
senza frivolezze.
Non
rimango appesa al bordo due minuti per il recupero, non mi concedo chiacchere.
Al massimo mi fermo 10 secondi per cambiare palette e prendere il pull boy.
E nuoto, avanti e indietro come un cricetino folle sulla sua ruota, accumulando vasche e metri: l’ultimo allenamento, lunedì, è stato di un’ora e dieci e3.500 3.300 metri , senza mai
forzare troppo. Soltanto un po’ più di gambe gli ultimi 500 metri .
Al massimo mi fermo 10 secondi per cambiare palette e prendere il pull boy.
E nuoto, avanti e indietro come un cricetino folle sulla sua ruota, accumulando vasche e metri: l’ultimo allenamento, lunedì, è stato di un’ora e dieci e
Alcuni,
dalle corsie accanto, mi osservano e chissà cosa pensano nel vedermi girare
senza soste.
Io mi
ricordo distintamente di aver visto un ragazzo nuotare così, in quella stessa
piscina, sarà stato nel 2005, mentre io mi allenavo per le mie garette master di
nuoto, quelle dei 100
metri stile, 50 metri dorso, 100 metri misti; quelle
che pativo e che ho odiato fino alla nausea. L’ho visto e ho chiesto cosa
stesse facendo.
“Ah,
quello. Quello è un pazzo. Fa’ gli ironman”.
Ed è stata una rivelazione perché nella mia totale ignoranza sportiva comunque lo avevo intuito cosa fosse un ironman. E già, seppur totalmente digiuna di bici e principiante nella corsa, lo desideravo. Forse, ho cominciato lì, vedendo Carlo nuotare avanti e indietro senza requie, come in preda ad una sua personalissima ossessione.
Ed è stata una rivelazione perché nella mia totale ignoranza sportiva comunque lo avevo intuito cosa fosse un ironman. E già, seppur totalmente digiuna di bici e principiante nella corsa, lo desideravo. Forse, ho cominciato lì, vedendo Carlo nuotare avanti e indietro senza requie, come in preda ad una sua personalissima ossessione.
Perché forse
di questo si tratta, in fondo.
Carlo, per
la cronaca, è ancora lì che nuota. Io non gli ho mai rivolto la parola e lui
nemmeno, anche se da come mi guarda ho capito che ha capito.
Oggi si
nuota.
giovedì 12 settembre 2013
Comunicazione interna
Non è ancora ufficiale, ma non è nemmeno ufficioso.
Insomma, è la realtà e bisogna adeguarsi: se n'è parlato tanto già dalla scorsa primavera e abbiamo aspettato, atteso, sentito circolare voci in corridoio più o meno attendibili fino a stamattina quando all'improvviso, ma mica poi tanto, è arrivata la comunicazione interna.
L'azienda si sposta e nello spostarsi si fa' un po' di pulizia, di ricollocamento, di assegnazione a reparti diversi. Si cambia.
E cambiamenti ci saranno anche per la sottoscritta, cui è stato assegnato un altro responsabile, che per inciso non ho mai visto.
Martedì prossimo lo vedrò e cercherò di capire anche cosa rimarrà del mio lavoro, delle mie mansione e in che cosa consiste, per me, il cambiamento.
Se mi è andata male oppure bene.
Ma il cambiamento in sé non mi spaventa, anche se mi spiace perdere persone con cui ho collaborato bene e volentieri.
Ma questo è l'anno per antonomasia del cambiamento.
Questo è stato l'anno dei terremoti emotivi: mi sono ritrovata senza più famiglia, senza casa, mi sono data da fare, mi sono adattata.
Sarà così anche stavolta.
E il 26 invece, a trasloco dell'ufficio fatto, si parte per l'Elba.
Dopodiché mi riterrò libera da ogni impegno e mi dedicherò un po' al mio Ico.
Mai più preparazione per gare così lunghe e impegnative.
Mai più litigate per chi può uscire ad allenarsi e chi no e recriminazioni su orari sforati.
Un'oretta al giorno di fitness potrebbe proprio bastare.
Anche se c'è una maratona a dicembre che...
Ecco, volevo parlare per una volta di cose serie e invece.. parlo solo e sempre di sport.
Altro che cambiamento.
Insomma, è la realtà e bisogna adeguarsi: se n'è parlato tanto già dalla scorsa primavera e abbiamo aspettato, atteso, sentito circolare voci in corridoio più o meno attendibili fino a stamattina quando all'improvviso, ma mica poi tanto, è arrivata la comunicazione interna.
L'azienda si sposta e nello spostarsi si fa' un po' di pulizia, di ricollocamento, di assegnazione a reparti diversi. Si cambia.
E cambiamenti ci saranno anche per la sottoscritta, cui è stato assegnato un altro responsabile, che per inciso non ho mai visto.
Martedì prossimo lo vedrò e cercherò di capire anche cosa rimarrà del mio lavoro, delle mie mansione e in che cosa consiste, per me, il cambiamento.
Se mi è andata male oppure bene.
Ma il cambiamento in sé non mi spaventa, anche se mi spiace perdere persone con cui ho collaborato bene e volentieri.
Ma questo è l'anno per antonomasia del cambiamento.
Questo è stato l'anno dei terremoti emotivi: mi sono ritrovata senza più famiglia, senza casa, mi sono data da fare, mi sono adattata.
Sarà così anche stavolta.
E il 26 invece, a trasloco dell'ufficio fatto, si parte per l'Elba.
Dopodiché mi riterrò libera da ogni impegno e mi dedicherò un po' al mio Ico.
Mai più preparazione per gare così lunghe e impegnative.
Mai più litigate per chi può uscire ad allenarsi e chi no e recriminazioni su orari sforati.
Un'oretta al giorno di fitness potrebbe proprio bastare.
Anche se c'è una maratona a dicembre che...
Ecco, volevo parlare per una volta di cose serie e invece.. parlo solo e sempre di sport.
Altro che cambiamento.
lunedì 9 settembre 2013
Lady Mergozzo (e scusate se è poco)
O forse
no.
Ma se
l’avessi guardate e avessi rinunciato, ora non sarei qui a scrivere del mio
personal best; prevedibilissimo, perché il percorso gara è molto scorrevole, ma
comunque ben meritato perché l’acqua che ci siam presi (che mi son presa)
avrebbe potuto scongiurare la siccità in Africa per i prossimi 30 anni.
Che la
frazione in acqua sia bagnata è lapalissiano perciò la spruzzatina di pioggia
proprio prima della partenza non mi fa’ danno. Parto come sempre un po’
agitata, ma col pensiero, rassicurante, di nuotare tranquilla con la mia
batteria only women e qualche
staffettista. Partiamo dieci minuti dopo gli omaccioni e, fatte salve le prime
bracciate, pedate, spinte, poi mi ritrovo a sguazzare come una paperella. Serena.
L’acqua è
bellissima, il lago è calmo, non mi sposto neanche di una virgola al pensiero
dell’”uscita all’australiana” con tuffo dalla banchina già visto al mio primo olimpico a Caldaro l’anno scorso e oggi sono a mio agio: mi tuffo
di testa come se non facessi nient’altro nella vita.
Credo sia
venuto anche benino perché sento degli applausi.
La pratica
acqua me la sbrigo, in relativa serenità, in 39 minuti, dopodiché salgo fino
alla zona cambio (ma dove l’han cacciata??!!) e mi preparo per la bici.
Parto con
lo smanicato antivento e faccio bene (o se faccio bene!! Faccio benissimo!!) e
dopo 8 chilometri ,
quando comincio a sentirmi a mio agio e tranquilla, cercando di studiare il
tracciato, si aprono le cataratte del cielo. Mai vista (presa) tanta acqua in
vita mia.
‘Sti cazzi,
penso, cerco di non planare in qualche pozzanghera, ché ormai la strada è
allagata.
Al giro di boa,22
chilometri e rotti, smette di piovere. Sono fradicia ma
non ho freddo. Ritorno controvento, giro di boa, saluto Ico che tiene per mano
la Cris (masochista la Cris, che si è sorbita tutta la gara, Ico e pure il
Principe consorte), pedalo lieta lieta per due chilometri e olè..!!Giù di nuovo a
catinelle..
Finisco la mia frazione di bici in 3:06, il mio personal best sulla distanza, completamente bagnata e con le palle un po’ in giostra (la mia capacità di soffrire sta andando a farsi benedire, temo..).
Al giro di boa,
Finisco la mia frazione di bici in 3:06, il mio personal best sulla distanza, completamente bagnata e con le palle un po’ in giostra (la mia capacità di soffrire sta andando a farsi benedire, temo..).
Sosta in
zona cambio per togliersi i pantaloncini zuppi che ora pesano un chilo e parto
per la corsa, con le scarpe e le calze bagnatissime ma non ho i ricambi.
Parto subito
forte (per i miei standard, non ridete!!).
Non so
perché ma per i primi due chilometri le gambe non ne vogliono sapere di andare
sopra i 4’40’’. Sto bene, quindi vado, dopodiché mi assesto su un confortevole
5 al chilometro, fermandomi ai ristori.
Sono
stanca ma corro e recupero, come sempre, qualche posizione. Al terzo e ultimo giro,
quando già penso di averla scampata, comincia il diluvio universale.
Scordatevi
tutto quello che ho detto sulla pioggia prima.
Questo è tre volte peggio. Pioggia fredda, violenta, forte.
Questo è tre volte peggio. Pioggia fredda, violenta, forte.
In tre
secondi sono di nuovo fradicia, anche se ormai mi sono praticamente dimenticata
cosa vuol dire essere asciutta.
Amen. Tanto
mi tocca tornare verso Mergozzo comunque.
L’idea di fermarmi ai ristori ora non mi
sfiora neanche: sempre al mio ritmo di 5 al chilometro mi completo la mezza
(era anche un po’ più lunga, secondo il mio GPS) e vado al traguardo dove, dopo
5 ore e 40 dalla partenza, ricevo gli applausi dei presenti.
Regalo un
bel sorriso a tutti e vado a recuperare figlio, marito e la mia amica Cris, compagna di studi del liceo che abita nelle vicinanze e che mi ospita a casa sua per una doccia
calda e un te’.
Sono in
piena crisi ipoglicemica, piegata in due, stordita e anche un po’ confusa.
Non so
neanche che tempo ho fatto, ma sono contenta di aver finito.
Non so
cosa combinerò all’Elba ma io parto.
Io intanto
parto e da qualche parte arriverò.
E se non
arrivo, venitemi a cercare, allertate la protezione civile, chiamate i pompieri.. Insomma, fate qualcosa.
Capito, Luì!?
mercoledì 4 settembre 2013
106
Che poi sarà (è, di fatto) il numero del mio pettorale.
Inutile dire che sono in loop sull'argomento come un disco rotto: pigliatemi così, non ci posso fare niente.
Addirittura, ieri mattina, correndo prima dell'alba, sono riuscita ad intravvedere sul marciapiede una macchia a forma di... Isola d'Elba. E ad ogni giro (ne faccio sei) mi sembrava sempre più somigliante.
Ironia della sorte o semplice rincoglionimento mattutino delle 05:20?!
Rimango col dubbio e casomai, durante l'allenamento di domani sera, verificherò.
E Vi farò sapere, non temiate!!
Ah ah.
Ora come non mai mi rendo conto della follia che ho fatto. Ma come ho potuto anche soltanto immaginare di potercela fare, ad allenarmi, intendo...? Con un trasloco ad aprile e pure il trasloco di ufficio che avverrà, forse, voci di corridoio sussurrano senza conferme ufficiali, al 20 di settembre. Nove giorni prima della Gara!
Ci mancava pure questa.
Manco a farlo apposta, oggi ho approfittato della pausa pranzo per nuotare nell'unica piscina aperta nel raggio di 20 chilometri dal mio posto di lavoro.
Ce ne sono tre: due chiuse (per ferieeeeeeee???!!!) e una aperta (ma ha aumentato il costo dell'ingresso e l'abbonamento non conviene). Evviva.
Manco a farlo apposta, esco dall'ufficio 10 minuti prima per schizzare in piscina e nuotare un po' di più, arrivo al bureau, alla reception quel che l'è, e trovo la tipetta (simpatica come il famoso dito nel.) che sta completando l'iscrizione della scuola nuoto.
Vabbè, mi conosci. Sai cosa voglio. Voglio nuotare (come un drogato vuole la sua dose, temo).
Fa' finta di non vedermi come un sorrisetto scemo e mentre si forma la fila dietro di me, trattengo le bestemmie mila e mila cose che vorrei dirle a lei mentre chiede alla signora anche i dati anagrafici dei trisavoli.
Dopo 15 minuti di attesa che nemmeno alla stazione centrale di Bologna all'ora di punta, finalmente entro, furente, con un Vaf. liberatorio che mi aleggia sulle labbra ed un'espressione da Erinni che spaventa persino il bagnino, che vorrebbe dirmi di fare la doccia prima di entrare, ma non ci prova neanche.
Scappa, abbandonando la vasca e io mi rendo conto che in piscina non c'è nessuno che nuota: ecco perché chiudono le piscine, cazzo!!
Mentre i centri commerciali spuntano come funghi e sono sempre pieni.
Che postaccio fituso!!
Inutile dire che sono in loop sull'argomento come un disco rotto: pigliatemi così, non ci posso fare niente.
Addirittura, ieri mattina, correndo prima dell'alba, sono riuscita ad intravvedere sul marciapiede una macchia a forma di... Isola d'Elba. E ad ogni giro (ne faccio sei) mi sembrava sempre più somigliante.
Ironia della sorte o semplice rincoglionimento mattutino delle 05:20?!
Rimango col dubbio e casomai, durante l'allenamento di domani sera, verificherò.
E Vi farò sapere, non temiate!!
Ah ah.
Ora come non mai mi rendo conto della follia che ho fatto. Ma come ho potuto anche soltanto immaginare di potercela fare, ad allenarmi, intendo...? Con un trasloco ad aprile e pure il trasloco di ufficio che avverrà, forse, voci di corridoio sussurrano senza conferme ufficiali, al 20 di settembre. Nove giorni prima della Gara!
Ci mancava pure questa.
Manco a farlo apposta, oggi ho approfittato della pausa pranzo per nuotare nell'unica piscina aperta nel raggio di 20 chilometri dal mio posto di lavoro.
Ce ne sono tre: due chiuse (per ferieeeeeeee???!!!) e una aperta (ma ha aumentato il costo dell'ingresso e l'abbonamento non conviene). Evviva.
Manco a farlo apposta, esco dall'ufficio 10 minuti prima per schizzare in piscina e nuotare un po' di più, arrivo al bureau, alla reception quel che l'è, e trovo la tipetta (simpatica come il famoso dito nel.) che sta completando l'iscrizione della scuola nuoto.
Vabbè, mi conosci. Sai cosa voglio. Voglio nuotare (come un drogato vuole la sua dose, temo).
Fa' finta di non vedermi come un sorrisetto scemo e mentre si forma la fila dietro di me, trattengo le bestemmie mila e mila cose che vorrei dirle a lei mentre chiede alla signora anche i dati anagrafici dei trisavoli.
Dopo 15 minuti di attesa che nemmeno alla stazione centrale di Bologna all'ora di punta, finalmente entro, furente, con un Vaf. liberatorio che mi aleggia sulle labbra ed un'espressione da Erinni che spaventa persino il bagnino, che vorrebbe dirmi di fare la doccia prima di entrare, ma non ci prova neanche.
Scappa, abbandonando la vasca e io mi rendo conto che in piscina non c'è nessuno che nuota: ecco perché chiudono le piscine, cazzo!!
Mentre i centri commerciali spuntano come funghi e sono sempre pieni.
Che postaccio fituso!!
lunedì 2 settembre 2013
September
Abbiamo dato prova di coraggio, di sopportazione, di capacità di resilienza, resistenza, tenacia e non sto parlando di un "noi" come coppia, sto parlando proprio di me, al plurale majestatis, perchè me lo merito, cazzo.
Me lo merito tutto, come se fosse la coroncina di Miss Italia.
Ho sopportato gente che mi girava per l'appartamento in preda a crisi di schizofrenia preparandosi lo zaino e le borse da lasciare al rifugio, scarpe da trail infangate dappertutto, crisi di scoramento, crisi di rincoglionimento, sono stata ignorata, dimenticata al supermercato, vessata, e, non ultimo, rimbambita dalla paura del saperli in giro per le montagne di notte, con la fretta di arrivare al cancello per continuare l'avventura e morti di sonno, di fame, di stanchezza, infreddoliti dalla pioggia inclemente.
Con questo credo che non ci sia niente di eroico, eh.
Vanno in montagna a correre e son cazzi loro: non li obbliga nessuno e manco partono per la guerra.
Però, li rispetto.
Comunque, dopo un po', non li sopportavo più, così come non reggo tanto bene all'idea di essere messa da parte.
Nessuno che ti dica beh senti, se vuoi nuotare un'ora vai tranquilla. Macchè..!
Piuttosto andiamo tutti a sorbirci per la terza volta il salone dell'Ultra Trail che dopo un po' ti viene il rigetto da zainetto tecnico e vedi i copriguanti Raidlight volteggiare come farfalle.
Così appunto ribadisco che sono stata splendida, anche se lo splendore si è un pelino appannato quando Ico ha pensato bene di piantarci lì in asso (al suddetto salone dell'Ultra Trail) per andare a giocare al parco giochi senza dirci niente. Ecco.
Lì ho dato un attimo fuori. Crisi isterica in piena regola.
Venendo a me, non ho nuotato per tre settimane e non ho pedalato per tre settimane.
In compenso ho corso tutti i giorni per 15/20 chilometri e l'ultimo lungo, fatto sabato, 30 chilometri di sentiero con dislivello, dicono che sto bene.
Sono pronta per il Passatore, cazzo, peccato sia il prossimo anno.
Sono pronta per la Pistoia-Abetone.
Ma non so se sono pronta per l'ironman.
Però questo è quello che ho potuto fare. E pazienza: è andata così.
Tanto ho deciso che col triathlon smetto.
Il prossimo anno, però.
Me lo merito tutto, come se fosse la coroncina di Miss Italia.
Ho sopportato gente che mi girava per l'appartamento in preda a crisi di schizofrenia preparandosi lo zaino e le borse da lasciare al rifugio, scarpe da trail infangate dappertutto, crisi di scoramento, crisi di rincoglionimento, sono stata ignorata, dimenticata al supermercato, vessata, e, non ultimo, rimbambita dalla paura del saperli in giro per le montagne di notte, con la fretta di arrivare al cancello per continuare l'avventura e morti di sonno, di fame, di stanchezza, infreddoliti dalla pioggia inclemente.
Con questo credo che non ci sia niente di eroico, eh.
Vanno in montagna a correre e son cazzi loro: non li obbliga nessuno e manco partono per la guerra.
Però, li rispetto.
Comunque, dopo un po', non li sopportavo più, così come non reggo tanto bene all'idea di essere messa da parte.
Nessuno che ti dica beh senti, se vuoi nuotare un'ora vai tranquilla. Macchè..!
Piuttosto andiamo tutti a sorbirci per la terza volta il salone dell'Ultra Trail che dopo un po' ti viene il rigetto da zainetto tecnico e vedi i copriguanti Raidlight volteggiare come farfalle.
Così appunto ribadisco che sono stata splendida, anche se lo splendore si è un pelino appannato quando Ico ha pensato bene di piantarci lì in asso (al suddetto salone dell'Ultra Trail) per andare a giocare al parco giochi senza dirci niente. Ecco.
Lì ho dato un attimo fuori. Crisi isterica in piena regola.
Venendo a me, non ho nuotato per tre settimane e non ho pedalato per tre settimane.
In compenso ho corso tutti i giorni per 15/20 chilometri e l'ultimo lungo, fatto sabato, 30 chilometri di sentiero con dislivello, dicono che sto bene.
Sono pronta per il Passatore, cazzo, peccato sia il prossimo anno.
Sono pronta per la Pistoia-Abetone.
Ma non so se sono pronta per l'ironman.
Però questo è quello che ho potuto fare. E pazienza: è andata così.
Tanto ho deciso che col triathlon smetto.
Il prossimo anno, però.
venerdì 9 agosto 2013
Bon Courage!
Fra qualche ora, fra qualche ora sarà "armiamoci e partiamoci".
Stamattina peraltro è stata l'ultima mattina della settimana in cui mi è toccata l'alzataccia alle cinque e un quarto per l'allenamento, quattordici chilometri assonnati ma svelti, con gli occhi semichiusi e le gambe che invece assecondavano il ritmo con facilità.
Alzarsi così presto anche oggi è stata dura, ma ho testardamente assecondato il dovere anziché il piacere, senza dubbio confortata dal fatto che, per almeno le prossime tre settimane, riuscirò a dormire qualche ora in più.
Non molte, ma qualcuna in più, sicuramente.
Saranno due settimane insieme, tutti e tre insieme, ma insieme anche io e il Principe consorte, che ultimamente vedevo di sfuggita la mattina presto e la sera a cena, per scambiarci info di routine e messaggi di servizio, più che carinerie.
Alzarsi così presto anche oggi è stata dura, ma ho testardamente assecondato il dovere anziché il piacere, senza dubbio confortata dal fatto che, per almeno le prossime tre settimane, riuscirò a dormire qualche ora in più.
Non molte, ma qualcuna in più, sicuramente.
Saranno due settimane insieme, tutti e tre insieme, ma insieme anche io e il Principe consorte, che ultimamente vedevo di sfuggita la mattina presto e la sera a cena, per scambiarci info di routine e messaggi di servizio, più che carinerie.
C'est la vie.
Beh si, ma fino ad un certo punto, perché poi più in là temo che la situazione possa anche sfuggire di mano. E io questo non lo voglio.
Quindi queste due settimane serviranno anche a questo.
A ricordarci, caro il mio Principe Consorte, come eravamo (e come siamo sempre, pur tuttavia, sotto sotto..).
La terza settimana invece il Principe partirà per la montagna, lasciandomi in balìa dello splendido figlio che stamattina imperversava per gli uffici semi deserti dell'azienda.
Si, si, lo so, non si dovrebbe fare.. ma.
Ma me lo sono portato, che non avevo molta scelta e lui è stato molto felice di passare un po' di tempo all'"asilo delle mamme", come chiama il mio ufficio.
Ma me lo sono portato, che non avevo molta scelta e lui è stato molto felice di passare un po' di tempo all'"asilo delle mamme", come chiama il mio ufficio.
Beata innocenza.
Sono stati anche tutti molto gentili e comprensivi, inaspettatamente.
Bello.
E così, dicevo, ce ne partiamo.
Sono stati anche tutti molto gentili e comprensivi, inaspettatamente.
Bello.
E così, dicevo, ce ne partiamo.
Bon courage a te, mio valoroso, che la strada ti sia lieve e il che il piede ti soccorra sui passi più impervi.
Bon courage a me, che dovrò domare quel piccolo che già, così tanto, ti somiglia.
Bon courage a me, che dovrò domare quel piccolo che già, così tanto, ti somiglia.
E buone ferie a voi tutti, ovunque siate...
lunedì 5 agosto 2013
Nirvana
Quest'anno (ma volendo, anche gli altri anni) ci arrivo che sono veramente alla frutta, sciroppata, per giunta.
Alle sospirate ferie estive, intendo.
Questi saranno gli ultimi cinque soffertissimi giorni di caldo e afa da subire un po' in ufficio un po' a casa, con Ico sofferente per il caldo e il Principe Consorte sofferente perché deve fare da baby sitter ad Ico.
Però ha trascorso il fine settimana, lui con l'amichetto "Panco", a provare parte del percorso di quella che sarà la loro gara: un percorso di 300 chilometri in montagna, con un dislivello pauroso (24.000 metri... come scalare 3 volte l'Everest..), per la maggior parte del chilometraggio in quota. Insomma, pane per i suoi denti anche se so, per provata esperienza, che trovarsi lassù a guardare il mondo lontanissimo, a stretto contatto con quello che resta della natura, è una sensazione forte, particolare e piacevole.
Lui è tornato ieri pomeriggio, stanco, sorridente, un po' alienato, ovvero tutto preso da quel che aveva fatto, quel che aveva visto... una sensazione che conosco, bene, e da' dipendenza psicologica.
Perché alla fine facciamo quel che facciamo, per provare quelle sensazioni.
Il Nirvana è sempre quello, e a volte, anche un poco più in là.. sempre a portata di mano e tuttavia irraggiungibile.
Al di là delle considerazioni filosofiche sull'Io, sul Sè, sulla vita (sto leggendo, anzi, ho finito ma me lo rileggo, Terzani), ho approfittato della mancanza del fascinoso consorte per avvicinarmi al fascinoso mini figlio.
Che sia fascinoso non c'è dubbio: ha il sorriso marpione del padre..!
Anche testardo, cocciuto e prepotente, però. E ciarliero (e qui è colpa dei miei geni, temo).
Ieri mattina, armati di asciugamani e costume, l'ho portato nella piscina più esclusiva della zona, fra verdi vigneti e alberi secolari.
Una pozzetta d'acqua tranquilla e ben frequentata, anzi.. un po' troppo ben frequentata: praticamente Ico era il solo infant in circolazione e per un po' i signorotti imbolsiti l'han tenuto sotto stretta sorveglianza, temendo inopportuni schiamazzi.
Ma poi, anche le madame incartapecorite si sono sciolte di sorrisi, come neve al sole, ché il bamboccio si è comportato come un piccolo principe, strillando solo per la gioia, quando sguazzava in acqua coi braccioli, attaccato alla mamma dato che non aveva modo di toccare il fondo coi piedini.
Intrepido, Ico!
Non vedo l'ora di replicare (in vacanza!!)
Alle sospirate ferie estive, intendo.
Questi saranno gli ultimi cinque soffertissimi giorni di caldo e afa da subire un po' in ufficio un po' a casa, con Ico sofferente per il caldo e il Principe Consorte sofferente perché deve fare da baby sitter ad Ico.
Però ha trascorso il fine settimana, lui con l'amichetto "Panco", a provare parte del percorso di quella che sarà la loro gara: un percorso di 300 chilometri in montagna, con un dislivello pauroso (24.000 metri... come scalare 3 volte l'Everest..), per la maggior parte del chilometraggio in quota. Insomma, pane per i suoi denti anche se so, per provata esperienza, che trovarsi lassù a guardare il mondo lontanissimo, a stretto contatto con quello che resta della natura, è una sensazione forte, particolare e piacevole.
Lui è tornato ieri pomeriggio, stanco, sorridente, un po' alienato, ovvero tutto preso da quel che aveva fatto, quel che aveva visto... una sensazione che conosco, bene, e da' dipendenza psicologica.
Perché alla fine facciamo quel che facciamo, per provare quelle sensazioni.
Il Nirvana è sempre quello, e a volte, anche un poco più in là.. sempre a portata di mano e tuttavia irraggiungibile.
Al di là delle considerazioni filosofiche sull'Io, sul Sè, sulla vita (sto leggendo, anzi, ho finito ma me lo rileggo, Terzani), ho approfittato della mancanza del fascinoso consorte per avvicinarmi al fascinoso mini figlio.
Che sia fascinoso non c'è dubbio: ha il sorriso marpione del padre..!
Anche testardo, cocciuto e prepotente, però. E ciarliero (e qui è colpa dei miei geni, temo).
Ieri mattina, armati di asciugamani e costume, l'ho portato nella piscina più esclusiva della zona, fra verdi vigneti e alberi secolari.
Una pozzetta d'acqua tranquilla e ben frequentata, anzi.. un po' troppo ben frequentata: praticamente Ico era il solo infant in circolazione e per un po' i signorotti imbolsiti l'han tenuto sotto stretta sorveglianza, temendo inopportuni schiamazzi.
Ma poi, anche le madame incartapecorite si sono sciolte di sorrisi, come neve al sole, ché il bamboccio si è comportato come un piccolo principe, strillando solo per la gioia, quando sguazzava in acqua coi braccioli, attaccato alla mamma dato che non aveva modo di toccare il fondo coi piedini.
Intrepido, Ico!
Non vedo l'ora di replicare (in vacanza!!)
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