martedì 31 dicembre 2013

Semper Adamas

Sarebbe lunga da spiegare il perché, semplicemente succede, sempre meno tempo a disposizione, e altri (tanti) pensieri per la testa..
Credo che questo sarà, oltre che l` ultimo post dell'anno, l`ultimo post del blog, forse perché, semplicemente, ho perso interesse.
Ho perso tante cose in questi ultimi due anni, ho perso prima di tutto le mie illusioni, la mia "età dell'innocenza".
Ora come non mai nella mia vita sono sola, e mai come ora sono consapevole di essere davvero forte. E forse è per questo che non ho più il bisogno di scrivere. Non so, ma non è un problema.
Non c'è nessun problema, in realtà: sono sempre io, sono Semper Adamas.
Felice anno nuovo a tutti..

domenica 17 novembre 2013

Stavo benissimo ma...

Se c'è una roba che mi ha sempre infastidito, prima della partenza di una gara, è la gente che comincia a mettere le mani avanti: "sai, vado piano, ho corso una maratona due ore fa', sai vado piano, mi sono stirato col ferro da stiro, sai vado piano, sono stanca/stanco ho fame/sete/sonno e così via... Hanno tutti male qualcosa, stanno tutti messi così, approssimativamente bene, sono tutti fuori forma, poi alla partenza schizzano via col pepe al culo e tu rimani lì, a giocartela con l'ultrasessantenne che sta messo meglio di te e rosichi.
Se mi presente alla linea di partenza, di principio, sto bene.
Sto benone.
Punto a fare il meglio che posso anche se un mese prima ho finito una gara di 16 ore e puffi e sono, in effetti, a ragion veduta, un po' stanchina.

E infatti oggi che ho il raffreddore, non ho chiuso occhio tutta la notte e il naso moccolante sono a casa, rinunciando all'unica gara di acquathlon che fanno al nord Italia prima del maggio 2014.
Che poi l'acquathlon potrebbe essere il mezzo del mio grande riscatto nella multidisciplina, dato che la biclicletta è il mio tallone d'achille.
Più che altro mi piace poco, ma vebbè, ognuno ha i suoi problemi.
Invece niente: tachipirina e relax (insomma, relax con Ico che gira per casa...è una parola grossa!).
Mi girano un po' le scatole perchè il collinare di ieri, 11 chilometri molto salitosi, sono venuti fuori bene, ma d'un bene, ma d'un veloce che fanno ben sperare per la mezza di domenica prossima.
Strana distanza la mezza: non mi ci sono mai troppo sprecata, considerandola piuttosto che un obiettivo a sè, un mezzo per preparare qualcosa di sempre più lungo, sempre più impegnativo.
La settimana prossima vedrò di dare un ritocchino al mio PB sulla distanza.

Sempre che... mi passi il raffreddore, ovvio.

venerdì 1 novembre 2013

Io non ho (più) paura

Son qui ad oziare, in questa tranquilla mattina di ferie: Ico dorme come un ghiro, il principe consorte è uscito a correre ed io mio regalo questi dieci minuti di riflessione sull'ultima e forse più impegnativa prova dell'anno.
Il nuovo posto di lavoro.
In questo mese mi hanno osservata, cautamente messa alla prova, impegnata con il disbrigo delle doverose consegne di quanto sarebbe rimasto della vecchia attività e poi si sono decisi.
Alcuni di noi sono già stati riciclati in altri ruoli, alcuni direttamente tagliati fuori e i primi giorni tra noi "nuovi" arrivati serpeggiava la paura di affrontare un ambiente nuovo, altre mansioni, altri responsabili.
Avrei dovuto averne un po' anche io, ma mi sono accorta di non essere più toccata da questi aspetti. Ho altre paure, certo: la malattia ad esempio,  mio figlio.. ma su questo tema mi sono ritrovata molto serena.
Sarà stato senz'altro l`annus horribilis che abbiamo trascorso, sarà che magari ritrovarsi ad affrontare situazioni che mai avresti creduto di poter vivere in prima persona (anche l' elbaman ha ben contribuito in questo senso!), sarà.. ma io non ho (più) paura e questa settimana ho ricevuto conferme, positive, sul mio ruolo nella nuova azienda, che ci ha inghiottito.
Per festeggiare, domenica, correrò la mia prima mezza dopo l`ironman.
Si ricomincia che ad aprile c'è Phisioman...!

giovedì 17 ottobre 2013

Vegetariano..?

E perché no?
Ci siamo accorti, strada facendo, che non mangiamo praticamente più carne e pochissimo pesce.
Pochissimo pesce non perché non ci piaccia, anzi proprio perché ci piace talmente tanto che accontentarsi di mangiare quello del supermercato, che quando arriva in tavola ha praticamente la mia età, è un'eresia. Con rispetto parlando..
Così, ci siamo arrivati anche noi, perché tanto, mettere in tavola un pasto vegetariano al giorno, non è troppo complicato e comunque Ico, all'asilo, un pezzettino di carne lo mangia.
Noi no. E mi duole ammetterlo, non mi manca. Io che ero un' appassionata della fiorentina, della tartare..
Forse è proprio vero che con l'età si cambia.. Proprio una settimana fa erra il mio ..ttesimo compleanno, festeggiato da Ico e dal principe consorte come meglio non avrei potuto desiderare, con una degna cena, naturalmente.. vegetariana.
E vediamo quanto dura..

venerdì 4 ottobre 2013

Elbaman 2013 (io c'ero)



Ore 06.00 29.09.2013 Marina di Campo, Isola d’Elba

Piove e il mare che fino a ieri è rimasto calmo, placido, uno specchio d’acqua, di verde azzurro incantevole, è cupo, scuro tanto che le boe, in lontananza, s’intravvedono appena, tra un’onda e l’altra.
La partenza dell’Elbaman è da tregenda: c’è tanto vento che non si accendono nemmeno le lanterne di carta, che col loro volo solitamente accompagnano gli atleti nel loro ingresso in acqua per la prima frazione.
Ma io oggi sarò ironman quindi, senza perplessità, allo start avanzo nell’acqua fredda, nel buio, verso quello che sarà il mio traguardo, 16 ore e 28 minuti dopo circa.
Avanzo e nuoto con gli altri: siamo sparpagliati dappertutto fra le onde che persino le canoe fanno fatica a solcare. Noi remiamo, nuotiamo, cerchiamo l’assetto, la bracciata, tentiamo di percorrere i due giri da 1.900 metri in questo mare che bisogna assecondare, domare.
Mi viene quasi da ridere pensando a quanto ho paura, io, del mare aperto, dell’infinito blu dove sto avanzando, neanche tanto lenta a dir la verità, che oggi è un infinito grigio, ribollente di sabbia, il peggio che potessi immaginare.
Dopo il primo giro nella “lavatrice”, non ho più paura e realizzo che posso farne un secondo.
All’uscita, in un’ora e 32 minuti, vedo la folla dei mezzi ironman che partono.
Tanti auguri anche a voi, penso.
Sono le otto e mezza. Vado verso la zona cambio, incontro Pietro e il nostro piccolo Federico che mi fanno le foto e mi salutano. Il tragitto verso la zona cambio è lungo, e riesco a perdere la cuffia due volte, ma sto benone: niente vertigini, niente crampi, niente dolori a parte la nuca scorticata dalla muta, come al solito, nonostante cerotti e vaselina e quant’altro...
Mi cambio, mi copro con l’impermeabile da bici che sta piovendo in maniera torrenziale e parto sul mio mezzo. Staremo insieme per oltre nove ore, anche se io ancora non lo immagino nemmeno.
Il percorso in bici che si svolge nella parte occidentale dell’isola è incantevole, condizioni atmosferiche permettendo. Oggi, ovviamente molto meno.
Giù dalla discesa di Sant’Ilario si comincia a incontrare gente nei fossi; i ragazzi che incrocio mi dicono di scendere piano.
Ok. Sarà fatto. Anche un filino troppo piano, forse, però..non voglio neanche cadere!
Il primo giro passa in poco meno di tre ore e sono abbastanza fiduciosa di poter rientrare nel maledetto cancello delle 17.30, recuperando bene nel secondo, ma non so ancora che sulla lunga e dura salita per Marciana questa volta mi aspetta nientepopodimenoche… l’inferno.
Il panorama sparisce sotto ai miei occhi mentre la pioggia torrenziale e gelida m’inzuppa: la prendo tutta fino all’abitato di Marciana dove mi fermo a rimettermi l’impermeabile che mi ero tolta. È fradicio, ma meglio che niente.
Sbatto i denti dal freddo, mi costringo a mangiare, ho le mani intorpidite ed ora mi aspettano sei terrificanti chilometri in una discesa tecnica che già di per sé, con l’asciutto è un problema.
Figuriamoci in queste condizioni, poi con le mie fantastiche capacità di discesista..!
Sono disperata, ma non ho alternative, se non avanzare.
Devo scendere, qui in alto sotto il temporale, in mezzo agli alberi, non è comunque prudente rimanere.
Mi faccio coraggio, comincio a scendere, attenta, lenta, prudente: ricordandomi di tenere la bici dritta, di guardare avanti bene la traiettoria che voglio impostare “la ruota va’ dove si posa lo sguardo. Dove l’ho letto?!”. Schivo detriti che l’acqua ha portato sull’asfalto: foglie, terriccio, ghiaia, ho paura e tremo di freddo e allora mi metto a cantare da sola, come una matta, per darmi la forza.
Come Dio vuole, riesco a scendere senza incidenti e risalire da Marciana Marina: il percorso a saliscendi mi riscalda ma sono molto stanca e molto in ritardo.
Arrivo a Marina di Campo giusto cinque minuti prima che chiuda il primo cancello e sono scoraggiata e delusa, infreddolita e infradiciata, quasi pronta a dichiararmi sconfitta.
Poi vedo Pietro con Ico, che mi dice: “Mamma, è un gioco da ragazzi!” e nonostante le lacrime di sconforto mi scappa un sorriso.
“Cosa fa’?! Si ferma? Si ritira?” chiede qualcuno “E’ dura. Non ce la farà mai..”.
“Arrabbiati!!” mi esorta Pietro “ma non arrenderti. Ormai non piove più, fatti i tuoi ultimi 60 chilometri di bici e poi corri”.
Ci guardiamo per una frazione di secondo e ci capiamo: io sola posso essere l’artefice del mio successo, ma mio marito crede in me più di quanto faccia io stessa.
Inforco la bici e riparto, ormai conscia del fatto che sono ultima ma che, costi quel che costi, arriverò in fondo.
Con l’asfalto che si sta finalmente asciugando, sulle discese ora oso, oso il più possibile. Pedalo in solitudine, ma il morale è alto, le gambe stanno bene, non sono stanca (o perlomeno, lo sono in maniera del tutto compatibile alla situazione) e ho tanta fame che quando arrivo ai ristori, oltre agli incoraggiamenti, accolgo volentieri anche gel e banane.
Sono, del tutto inaspettatamente, felice quando quasi in fondo alla discesa che porta a Marciana Marina, ancora brutta ma meno terrificante di prima, un motociclista dello staff viene ad interrompere la mia solitudine e mi si affianca.
In un colorito accento toscano m’informa che mi farà strada fino all’arrivo.
Mancano gli ultimi quindici chilometri ed io riprendo forza, pedalando bene, spedita, mentre la mia guida, arrivati a Marina di Campo, mi chiede cosa ho intenzione di fare, ora che sono arrivata.
“Adesso corro” confermo con una sicurezza che non sapevo di possedere.
“Ma ti lasciano partire?!” mi chiede, incredulo.
“Non lo so, ma io corro lo stesso. Sono venuta all’Elba per finire”. E sorrido serena, veramente contenta di essere così risoluta.
“Oh che, sei sposata?!” mi chiede del tutto incongruentemente il “mio” motociclista. Mi sembra una domanda del tutto fuori luogo (avrò capito bene, rimbambita come sono dalla stanchezza?!) ma faccio un cenno affermativo al cui lui risponde: “Tuo marito deve essere molto fiero di te. Sei proprio una dura”.
È la frase più bella di tutta la giornata e oggi sento di essermelo meritato questo complimento un po’ rude ma porto con sincero rispetto.
Arrivata in zona cambio, raccolgo qualche applauso d’incoraggiamento, il sorriso di Pietro e Federico e, cambiatami perché sono sempre zuppa come un pavesino, parto per la maratona, tra gli sguardi allibiti del giudice di gara e assistente, che prima di farmi uscire dalla zona cambio mi chiedono di restituire il chip.
Non sarò più in classifica: questo per me è un bel bagno di umiltà, ma lo accetto se è condizio sine qua non.
Per una frazione di secondo penso che sto facendo tanta fatica per niente e poi, subito dopo, invece mi ritornano alla mente le parole di Pietro, che ricalcano quelle di un altro e più famoso Pietro, il mitico Trab: “Mica lo fai per la classifica in fondo. Cos’è una classifica?! Chi la guarda più fra una settimana? Chi se ne ricorda più tra due anni? Ma tu, se finisci oggi, te lo ricorderai per sempre. Se non finisci, invece, te ne pentirai, stanne certa”.
Amo mio marito anche per questo. Perché non perde mai la testa, anzi la usa (beh, d’altra parte, ha sposato me..!).
Prima  di partire per la corsa, Pietro mi fa’ notare che il suo orologio segna le 18:18.
“Adesso non ammazzarti” mi invita alla prudenza “corri e finisci prima di mezzanotte. È il tempo limite, ma ce la puoi fare tranquillamente”.
Si, lo so anche io, e infatti corro, col mio passetto tranquillo ma efficace, fino alla mezza maratona, quando il mio stomaco decide che non ce la fa’ più e cerca di liberarsi di tutte quelle schifezze di gel che ho dovuto ingurgitare oggi, al freddo.
Sono piegata in due a vomitare l’anima quando sento una voce melodiosa che mi chiede se ho bisogno un fazzoletto. È una signora gentile e impietosita.
Rido, rido, rido e sono davvero felice di quello che sto facendo, di questa mia follia.
Come dice Aldo Rock, fare l’ironman è l’incontrario di morire.
È la vita che ti scorre così forte da far paura e così piano che puoi pensare a tutto, vedere tutto e per la prima volta sentire la tua forza, la tua volontà.
Considerazioni filosofiche a parte, cammino un po’ per dare allo stomaco un momento per assestarsi ma poi, quando il GPS decide di spegnersi e abbandonarmi per sempre, al 27° chilometro circa, capisco che non c’è nient’altro da fare se non ricominciare a correre, per arrivare in tempo.
E così corro, accogliendo il tifo dei pochi presenti rimasti tra cui i sostenitori di Pedro, il simpatico spagnolo che ho superato al penultimo giro, che vengono da Valencia e gridano “Campeona, campeona!!” ad ogni mio passaggio, mi godo gli applausi, l’incitamento dei miei due amori, il piccolo e il grande, che mi attendono ad ogni transito sul lungomare, per fortuna praticamente davanti all’appartamento che abbiamo affittato.
“Almeno” penso “Federico si potrà riposare un po’ o finirà per farlo anche lui, l’Ironman” penso.
Dopotutto, o forse prima di tutto, sono una mamma che si preoccupa..!
All’ultimo giro, Andrea, dell’organizzazione, mi affianca in bici per qualche chilometro e facendomi i complimenti per il passo, m’informa che si, nonostante non abbia il chip, nonostante abbia sforato (sfondato!) il cancello bici, mi metteranno in classifica. Sono le undici e un quarto e non sono nemmeno l’ultima ad arrivare.
Davanti all’Hotel “Villa Etrusca” incontro il “mio” motociclista, quello che mi ha scortato fino all’arrivo, che mi riconosce e mi saluta. Ci scambiamo un festoso “cinque”. “Ma ce l’hai fatta!!” esclama. “Si, che ce l’ho fatta, bello!”.
La mia gioia è anche la sua e viceversa. Quello che dicevo prima, per intenderci.
Arrivo in piazza, al traguardo, sul tappeto blu, in mezzo ai triatleti che sono arrivati poco prima e sono ancora lì e si complimentano, ai ragazzi del bike doctor che mi riconoscono e applaudono come matti, con un senso di grande gioia e appagamento, non certo per il risultato, misero anzi, miserrimo (avevo preventivato di impiegarci un’oretta di meno, accidenti!) ma per aver chiuso un conto in sospeso. Anzi, il conto in sospeso.
Per aver combattuto e vinto, non contro gli altri, ma contro me stessa, contro la paura di non farcela, contro la delusione, mia, di non aver saputo essere all’altezza delle mie stesse aspettative, contro le condizioni pessime, che peggio non si poteva, alle quali ho dato la mia personalissima risposta: io non mollo.
Oggi, ore 23.30 del 29.09.2013, sono ufficialmente una dura, una Ironwoman o come cavolo si dice..
Classifica o non classifica, io sono finisher, all’Elba, oggi, 29 settembre 2013.
E anche se dovessi saperlo solo io, mi basterà… almeno fino alla prossima avventura..!!!


Ps.: Grazie a tutti, ma davvero tutti, quelli che mi hanno scritto, mandato messaggi, sostenuto da vicino a da lontano, prima, dopo e durante.
Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, grazie!



venerdì 20 settembre 2013

L'anno dello scatolo

Risuona il corridoio di nastro adesivo che viene steso e staccato (da qualcuno a morsi) a chiudere gli scatoloni. Il trasloco è imminente.
Qualcuno è già partito; martedì toccherà a me e al Muffetta.
Partiremo insieme per arrivare in posti diversi, finalmente divisi, deo gratias!.
Io son praticamente pronta, che l'allenamento a fare gli scatoli ce l'ho da quel dì che ho conosciuto il Principe Consorte: il 20 aprile andavamo a cena insieme per la prima volta e il 20 settembre traslocavamo entrambi dalle nostre casine per prenderne una insieme.
A quel primo ne son seguiti altri due e quindi, casomai, ho da insegnare agli altri (solo in questo caso). E infatti, tutti a copiare i miei scatoli ben imballati, numerati e contrassegnati con nome e destinazione ben visibili.

Ho approfittato della pausa pranzo per nuotare un duemilaecinque ben fatto, con un trecento metri di tecnica e gli ultimi cinquecento metri a stecca, tirata da un baldo marcantonio della squadra master e mi sembra di non aver fatto niente, abituata ad almeno un mezzo chilometrino in più. Almeno.
I master, i signori della velocità. Ah ah.
Comunque sono dell'idea che nuotare con qualcuno che va' più forte sia stimolante.
Questi, presi tutti insieme, sono poco simpatici, ma tutto dipende da come ti poni, che magari un sorriso in più fa' miracoli.

Anche il Principe consorte ultimamente sorride di più, il che, neanche a dirlo, mi rende felicissima, al settimo cielo.
Oggi, per l'appunto, festeggiamo cinque anni e cinque mesi di vita insieme, che quel primo appuntamento è stata anche l'ultima notte della mia vita che ho dormito da single.
A dire il vero è una condizione che non mi manca. 

L'indipendenza è indispensabile e blablablabla, ma poi alla fine stare con qualcuno è bello.
E' bello arrivare a casa e trovare la cena pronta e Ico sul divano che guarda Peppa Pig.
E' bello ricevere una carezza prima di dormire, vedersi aggiungere una merendina o un frutto alla borsetta della pausa pranzo, sapere che qualcuno ti pensa, si preoccupa per te, ti dice di non andare in giro col tettuccio abbassato perché ora, proprio ora, non puoi permetterti di prendere il raffreddore.
Se sono molto felice, gara o non gara, lavoro o non lavoro, cazzi e mazzi e buffi permettendo, è merito suo.
Auguri. 


mercoledì 18 settembre 2013

Oggi si nuota

La piscina più prossima all’ufficio ha riaperto e per ora, fino a che non si ridefiniranno i nuovi orari di servizio, posso approfittare delle due ore di pausa per nuotare. È una strana sensazione rientrare in quella piscina, in quegli spogliatoi. È una strana sensazione assistere dalla mia corsia all’ingresso degli altri che poi regolarmente escono prima di me, mentre io nuoto, nuoto, nuoto.
Nuoto senza pause.
O almeno, senza frivolezze.
Non rimango appesa al bordo due minuti per il recupero, non mi concedo chiacchere.
Al massimo mi fermo 10 secondi per cambiare palette e prendere il pull boy.
E nuoto, avanti e indietro come un cricetino folle sulla sua ruota, accumulando vasche e metri: l’ultimo allenamento, lunedì, è stato di un’ora e dieci e 3.500  3.300 metri, senza mai forzare troppo. Soltanto un po’ più di gambe gli ultimi 500 metri.
Alcuni, dalle corsie accanto, mi osservano e chissà cosa pensano nel vedermi girare senza soste.

Io mi ricordo distintamente di aver visto un ragazzo nuotare così, in quella stessa piscina, sarà stato nel 2005, mentre io mi allenavo per le mie garette master di nuoto, quelle dei 100 metri stile, 50 metri dorso, 100 metri misti; quelle che pativo e che ho odiato fino alla nausea. L’ho visto e ho chiesto cosa stesse facendo.
“Ah, quello. Quello è un pazzo. Fa’ gli ironman”. 

Ed è stata una rivelazione perché nella mia totale ignoranza sportiva comunque lo avevo intuito cosa fosse un ironman. E già, seppur totalmente digiuna di bici e principiante nella corsa, lo desideravo. Forse, ho cominciato lì, vedendo Carlo nuotare avanti e indietro senza requie, come in preda ad una sua personalissima ossessione.
Perché forse di questo si tratta, in fondo.
Carlo, per la cronaca, è ancora lì che nuota. Io non gli ho mai rivolto la parola e lui nemmeno, anche se da come mi guarda ho capito che ha capito.

Oggi si nuota.

giovedì 12 settembre 2013

Comunicazione interna

Non è ancora ufficiale, ma non è nemmeno ufficioso.
Insomma, è la realtà e bisogna adeguarsi: se n'è parlato tanto già dalla scorsa primavera e abbiamo aspettato, atteso, sentito circolare voci in corridoio più o meno attendibili fino a stamattina quando all'improvviso, ma mica poi tanto, è arrivata la comunicazione interna.

L'azienda si sposta e nello spostarsi si fa' un po' di pulizia, di ricollocamento, di assegnazione a reparti diversi. Si cambia.
E cambiamenti ci saranno anche per la sottoscritta, cui è stato assegnato un altro responsabile, che per inciso non ho mai visto.
Martedì prossimo lo vedrò e cercherò di capire anche cosa rimarrà del mio lavoro, delle mie mansione e in che cosa consiste, per me, il cambiamento.
Se mi è andata male oppure bene.
Ma il cambiamento in sé non mi spaventa, anche se mi spiace perdere persone con cui ho collaborato bene e volentieri.
Ma questo è l'anno per antonomasia del cambiamento. 
Questo è stato l'anno dei terremoti emotivi: mi sono ritrovata senza più famiglia, senza casa, mi sono data da fare, mi sono adattata.
Sarà così anche stavolta.

E il 26 invece, a trasloco dell'ufficio fatto, si parte per l'Elba.

Dopodiché mi riterrò libera da ogni impegno e mi dedicherò un po' al mio Ico.
Mai più preparazione per gare così lunghe e impegnative.
Mai più litigate per chi può uscire ad allenarsi e chi no e recriminazioni su orari sforati.
Un'oretta al giorno di fitness potrebbe proprio bastare.

Anche se c'è una maratona a dicembre che...

Ecco, volevo parlare per una volta di cose serie e invece.. parlo solo e sempre di sport.
Altro che cambiamento.



lunedì 9 settembre 2013

Lady Mergozzo (e scusate se è poco)

 Avrei dovuto guardarle, le previsioni meteo, prima di partire perché se le avessi guardate, avrei capito e magari mi sarei evitata il nubifragio, il diluvio, l’uragano, la bufera.
O forse no.
Ma se l’avessi guardate e avessi rinunciato, ora non sarei qui a scrivere del mio personal best; prevedibilissimo, perché il percorso gara è molto scorrevole, ma comunque ben meritato perché l’acqua che ci siam presi (che mi son presa) avrebbe potuto scongiurare la siccità in Africa per i prossimi 30 anni.

Che la frazione in acqua sia bagnata è lapalissiano perciò la spruzzatina di pioggia proprio prima della partenza non mi fa’ danno. Parto come sempre un po’ agitata, ma col pensiero, rassicurante, di nuotare tranquilla con la mia batteria only women e qualche staffettista. Partiamo dieci minuti dopo gli omaccioni e, fatte salve le prime bracciate, pedate, spinte, poi mi ritrovo a sguazzare come una paperella. Serena.
L’acqua è bellissima, il lago è calmo, non mi sposto neanche di una virgola al pensiero dell’”uscita all’australiana” con tuffo dalla banchina già visto al mio primo olimpico a Caldaro l’anno scorso e oggi sono a mio agio: mi tuffo di testa come se non facessi nient’altro nella vita.
Credo sia venuto anche benino perché sento degli applausi.
La pratica acqua me la sbrigo, in relativa serenità, in 39 minuti, dopodiché salgo fino alla zona cambio (ma dove l’han cacciata??!!) e mi preparo per la bici.

Parto con lo smanicato antivento e faccio bene (o se faccio bene!! Faccio benissimo!!) e dopo 8 chilometri, quando comincio a sentirmi a mio agio e tranquilla, cercando di studiare il tracciato, si aprono le cataratte del cielo. Mai vista (presa) tanta acqua in vita mia.
‘Sti cazzi, penso, cerco di non planare in qualche pozzanghera, ché ormai la strada è allagata.
Al giro di boa,
22 chilometri e rotti, smette di piovere. Sono fradicia ma non ho freddo. Ritorno controvento, giro di boa, saluto Ico che tiene per mano la Cris (masochista la Cris, che si è sorbita tutta la gara, Ico e pure il Principe consorte), pedalo lieta lieta per due chilometri e olè..!!Giù di nuovo a catinelle..
Finisco la mia frazione di bici in 3:06, il mio personal best sulla distanza, completamente bagnata e con le palle un po’ in giostra (la mia capacità di soffrire sta andando a farsi benedire, temo..).

Sosta in zona cambio per togliersi i pantaloncini zuppi che ora pesano un chilo e parto per la corsa, con le scarpe e le calze bagnatissime ma non ho i ricambi.
Parto subito forte (per i miei standard, non ridete!!).
Non so perché ma per i primi due chilometri le gambe non ne vogliono sapere di andare sopra i 4’40’’. Sto bene, quindi vado, dopodiché mi assesto su un confortevole 5 al chilometro, fermandomi ai ristori.
Sono stanca ma corro e recupero, come sempre, qualche posizione. Al terzo e ultimo giro, quando già penso di averla scampata, comincia il diluvio universale.
Scordatevi tutto quello che ho detto sulla pioggia prima.
Questo è tre volte peggio. Pioggia fredda, violenta, forte.
In tre secondi sono di nuovo fradicia, anche se ormai mi sono praticamente dimenticata cosa vuol dire essere asciutta.
Amen. Tanto mi tocca tornare verso Mergozzo comunque.
L’idea di fermarmi ai ristori ora non mi sfiora neanche: sempre al mio ritmo di 5 al chilometro mi completo la mezza (era anche un po’ più lunga, secondo il mio GPS) e vado al traguardo dove, dopo 5 ore e 40 dalla partenza, ricevo gli applausi dei presenti.
Regalo un bel sorriso a tutti e vado a recuperare figlio, marito e la mia amica  Cris, compagna di studi del liceo che abita nelle vicinanze e che mi ospita a casa sua per una doccia calda e un te’.
Sono in piena crisi ipoglicemica, piegata in due, stordita e anche un po’ confusa.
Non so neanche che tempo ho fatto, ma sono contenta di aver finito.
Non so cosa combinerò all’Elba ma io parto.
Io intanto parto e da qualche parte arriverò.

E se non arrivo, venitemi a cercare, allertate la protezione civile, chiamate i pompieri.. Insomma, fate qualcosa.
Capito, Luì!? 

mercoledì 4 settembre 2013

106

Che poi sarà (è, di fatto) il numero del mio pettorale.
Inutile dire che sono in loop sull'argomento come un disco rotto: pigliatemi così, non ci posso fare niente.
Addirittura, ieri mattina, correndo prima dell'alba, sono riuscita ad intravvedere sul marciapiede una macchia a forma di... Isola d'Elba. E ad ogni giro (ne faccio sei) mi sembrava sempre più somigliante.
Ironia della sorte o semplice rincoglionimento mattutino delle 05:20?!
Rimango col dubbio e casomai, durante l'allenamento di domani sera, verificherò.
E Vi farò sapere, non temiate!!
Ah ah.

Ora come non mai mi rendo conto della follia che ho fatto. Ma come ho potuto anche soltanto immaginare di potercela fare, ad allenarmi, intendo...? Con un trasloco ad aprile e pure il trasloco di ufficio che avverrà, forse, voci di corridoio sussurrano senza conferme ufficiali, al 20 di settembre. Nove giorni prima della Gara! 
Ci mancava pure questa.

Manco a farlo apposta, oggi ho approfittato della pausa pranzo per nuotare nell'unica piscina aperta nel raggio di 20 chilometri dal mio posto di lavoro.
Ce ne sono tre: due chiuse (per ferieeeeeeee???!!!) e una aperta (ma ha aumentato il costo dell'ingresso e l'abbonamento non conviene). Evviva.

Manco a farlo apposta, esco dall'ufficio 10 minuti prima per schizzare in piscina e nuotare un po' di più, arrivo al bureau, alla reception quel che l'è, e trovo la tipetta (simpatica come il famoso dito nel.) che sta completando l'iscrizione della scuola nuoto.
Vabbè, mi conosci. Sai cosa voglio. Voglio nuotare (come un drogato vuole la sua dose, temo).

Fa' finta di non vedermi come un sorrisetto scemo e mentre si forma la fila dietro di me, trattengo le bestemmie mila e mila cose che vorrei dirle a lei mentre chiede alla signora anche i dati anagrafici dei trisavoli.

Dopo 15 minuti di attesa che nemmeno alla stazione centrale di Bologna all'ora di punta, finalmente entro, furente, con un Vaf. liberatorio che mi aleggia sulle labbra ed un'espressione da Erinni che spaventa persino il bagnino, che vorrebbe dirmi di fare la doccia prima di entrare, ma non ci prova neanche.
Scappa, abbandonando la vasca e io mi rendo conto che in piscina non c'è nessuno che nuota: ecco perché chiudono le piscine, cazzo!!
Mentre i centri commerciali spuntano come funghi e sono sempre pieni.


Che postaccio fituso!!













lunedì 2 settembre 2013

September

Abbiamo dato prova di coraggio, di sopportazione, di capacità di resilienza, resistenza, tenacia e non sto parlando di un "noi" come coppia, sto parlando proprio di me, al plurale majestatis, perchè me lo merito, cazzo.
Me lo merito tutto, come se fosse la coroncina di Miss Italia.

Ho sopportato gente che mi girava per l'appartamento in preda a crisi di schizofrenia preparandosi lo zaino e le borse da lasciare al rifugio, scarpe da trail infangate dappertutto, crisi di scoramento, crisi di rincoglionimento, sono stata ignorata, dimenticata al supermercato, vessata, e, non ultimo, rimbambita dalla paura del saperli in giro per le montagne di notte, con la fretta di arrivare al cancello per continuare l'avventura e morti di sonno, di fame, di stanchezza, infreddoliti dalla pioggia inclemente.

Con questo credo che non ci sia niente di eroico, eh.
Vanno in montagna a correre e son cazzi loro: non li obbliga nessuno e manco partono per la guerra.
Però, li rispetto.

Comunque, dopo un po', non li sopportavo più, così come non reggo tanto bene all'idea di essere messa da parte. 
Nessuno che ti dica beh senti, se vuoi nuotare un'ora vai tranquilla. Macchè..!
Piuttosto andiamo tutti a sorbirci per la terza volta il salone dell'Ultra Trail che dopo un po' ti viene il rigetto da zainetto tecnico e vedi i copriguanti Raidlight volteggiare come farfalle.
Così appunto ribadisco che sono stata splendida, anche se lo splendore si è un pelino appannato quando Ico ha pensato bene di piantarci lì in asso (al suddetto salone dell'Ultra Trail) per andare a giocare al parco giochi senza dirci niente. Ecco.
Lì ho dato un attimo fuori. Crisi isterica in piena regola. 

Venendo a me, non ho nuotato per tre settimane e non ho pedalato per tre settimane.
In compenso ho corso tutti i giorni per 15/20 chilometri e l'ultimo lungo, fatto sabato, 30 chilometri di sentiero con dislivello, dicono che sto bene.
Sono pronta per il Passatore, cazzo, peccato sia il prossimo anno.
Sono pronta per la Pistoia-Abetone.
Ma non so se sono pronta per l'ironman.
Però questo è quello che ho potuto fare. E pazienza: è andata così. 
Tanto ho deciso che col triathlon smetto.
Il prossimo anno, però.

venerdì 9 agosto 2013

Bon Courage!

Fra qualche ora, fra qualche ora sarà "armiamoci e partiamoci".

Stamattina peraltro è stata l'ultima mattina della settimana in cui mi è toccata l'alzataccia alle cinque e un quarto per l'allenamento, quattordici chilometri assonnati ma svelti, con gli occhi semichiusi e le gambe che invece assecondavano il ritmo con facilità.
Alzarsi così presto anche oggi è stata dura, ma ho testardamente assecondato il dovere anziché il piacere, senza dubbio confortata dal fatto che, per almeno le prossime tre settimane, riuscirò a dormire qualche ora in più.
Non molte, ma qualcuna in più, sicuramente.
Saranno due settimane insieme, tutti e tre insieme, ma insieme anche io e il Principe consorte, che ultimamente vedevo di sfuggita la mattina presto e la sera a cena, per scambiarci info di routine e messaggi di servizio, più che carinerie.
C'est la vie.
Beh si, ma fino ad un certo punto, perché poi più in là temo che la situazione possa anche sfuggire di mano.  E io questo non lo voglio.
Quindi queste due settimane serviranno anche a questo.
A ricordarci, caro il mio Principe Consorte, come eravamo (e come siamo sempre, pur tuttavia,  sotto sotto..).

La terza settimana invece il Principe partirà per la montagna, lasciandomi in balìa dello splendido figlio che stamattina imperversava per gli uffici semi deserti dell'azienda.
Si, si, lo so, non si dovrebbe fare.. ma.
Ma me lo sono portato, che non avevo molta scelta e lui è stato molto felice di passare un po' di tempo all'"asilo delle mamme", come chiama il mio ufficio.
Beata innocenza.
Sono stati anche tutti molto gentili e comprensivi, inaspettatamente.
Bello.
E così, dicevo, ce ne partiamo.

Bon courage a te, mio valoroso, che la strada ti sia lieve e il che il piede ti soccorra sui passi più impervi.
Bon courage a me, che dovrò domare quel piccolo che già, così tanto, ti somiglia.

E buone ferie a voi tutti, ovunque siate...



lunedì 5 agosto 2013

Nirvana

Quest'anno (ma volendo, anche gli altri anni) ci arrivo che sono veramente alla frutta, sciroppata, per giunta.
Alle sospirate ferie estive, intendo.
Questi saranno gli ultimi cinque soffertissimi giorni di caldo e afa da subire un po' in ufficio un po' a casa, con Ico sofferente per il caldo e il Principe Consorte sofferente perché deve fare da baby sitter ad Ico.
Però ha trascorso il fine settimana, lui con l'amichetto "Panco", a provare parte del percorso di quella che sarà la loro gara: un percorso di 300 chilometri in montagna, con un dislivello pauroso (24.000 metri... come scalare 3 volte l'Everest..), per la maggior parte del chilometraggio in quota. Insomma, pane per i suoi denti anche se so, per provata esperienza, che trovarsi lassù a guardare il mondo lontanissimo, a stretto contatto con quello che resta della natura, è una sensazione forte, particolare e piacevole.
Lui è tornato ieri pomeriggio, stanco, sorridente, un po' alienato, ovvero tutto preso da quel che aveva fatto, quel che aveva visto... una sensazione che conosco, bene, e da' dipendenza psicologica.
Perché alla fine facciamo quel che facciamo, per provare quelle sensazioni.
Il Nirvana è sempre quello, e a volte, anche un poco più in là.. sempre a portata di mano e tuttavia irraggiungibile.
Al di là delle considerazioni filosofiche sull'Io, sul Sè, sulla vita (sto leggendo, anzi, ho finito ma me lo rileggo, Terzani), ho approfittato della mancanza del fascinoso consorte per avvicinarmi al fascinoso mini figlio.
Che sia fascinoso non c'è dubbio: ha il sorriso marpione del padre..!
Anche testardo, cocciuto e prepotente, però. E ciarliero (e qui è colpa dei miei geni, temo).
Ieri mattina, armati di asciugamani e costume, l'ho portato nella piscina più esclusiva della zona, fra verdi vigneti e alberi secolari.
Una pozzetta d'acqua tranquilla e ben frequentata, anzi.. un po' troppo ben frequentata: praticamente Ico era il solo infant in circolazione e per un po' i signorotti imbolsiti l'han tenuto sotto stretta sorveglianza, temendo inopportuni schiamazzi.

Ma poi, anche le madame incartapecorite si sono sciolte di sorrisi, come neve al sole, ché il bamboccio si è comportato come un piccolo principe, strillando solo per la gioia, quando sguazzava in acqua coi braccioli, attaccato alla mamma dato che non aveva modo di toccare il fondo coi piedini. 

Intrepido, Ico!


Non vedo l'ora di replicare (in vacanza!!)


martedì 30 luglio 2013

Arona, il giorno più lungo (seconda parte)

Con queste premesse, mi porto alla zona cambio e preparo il mio potente mezzo per la sua frazione: borracce  gel, casco, occhiali, pantaloncini di bici e poi i pantaloncini da corsa, tutto come sarà all’Elba. L’unico dubbio è nuotare senza muta o con la muta. 
Oggi è facoltativa, ce l’hanno su tutti e mi pare un atto di ubris non metterla.
La metto, con sotto il top e le mutandine nere.
Mi porto in zona partenza per provare l’acqua: è ancora presto do’ due bracciate volentieri, almeno mi rinfresco..
Fa’ già un caldo boia. Un caldo barbino. Caldo tropicale. Insomma, caldo. Il leit motiv della giornata.
Scambio due chiacchiere con Florence, in francese, che devo fare esercizio di conversazione, con altri della mia squadra che faranno la staffetta e poi via.

Noi donne partiamo per prime.

Anche qui l’ipocrisia regna sovrana. Organizzatore, se ci vuoi davvero agevolare, facci partire dopo. O anche insieme. Così io mi defilo subito e lascio andare il triatleta medio, convinto che picchiare ogni cosa che si muove in acqua sia la tattica di gara vincente. Mentre se mi dai 2 minutini risicati di handicap, io sai dove me lo posso mettere il mio vantaggio??!!
Nuoto bene, ma alla seconda boa, i maschioni mi prendono: come già visto in altri film, gli élite non mi sfiorano nemmeno, ma dopo qualche minuto arriva la mandria dei bufali inferociti.

Paura vera a nastro per almeno trenta secondi, poi decido di continuare a nuotare cercando di far finta di niente: i più veloci passeranno comunque, agli altri che mi danno botte da orbi auguro di mettere giù male il piede e rompersi l’osso sacro uscendo dall’acqua. 
Amen.
Al secondo giro mi accorgo di avere un caldo boia e che la muta mi ha scorticato il collo. Allegria! Nel mentre, al secondo giro e seconda boa, mi raggiungono le staffette. Botte da orbi, di nuovo. Auguro tante belle cose anche a loro.

Animata da questo spirito positivo, raggiungo la bici e mi spoglio. Letteralmente. Qualcuno trova anche il tempo di commentare. Minchia, ma l’ormone a palla c’avete. Pensa a pedalare va’..
Parto in bici col rapporto agile, che l’anno scorso sulla rampetta che porta sulla statale ho visto scene gabazzosissime (altro che ciclisti provetti…!) e vado su bella agile e sorrido, moooooolto compiaciuta della mia astuzia tattica.
Parto per la mia scampagnata, spingendo poco, appena appena, avendo ben chiaro in mente il suggerimento del Guzzo (Santo subito!): ”Non bruciarti tutto sui primi 30 chilometri che poi inizia la salita”. Il tutto con quel suo melodioso accento veneto (ma è veneto, Guzzo? Ho sentito bene?!).

Sempre a proposito del Guzzo, mi passa dopo qualche chilometro (Ma allora non sono andata malissimo in acqua!) e va’ subito via, a bombazza!! Strillo per salutarlo, tutta gioiosa. Vedo un po’ di scie, ma me ne frego. Cavoli loro.
Tornando da Baveno verso Lesa mi accorgo addirittura che ho uno dietro che mi ciuccia la ruota (...a me??!! Ma sei messo malissimo!!!).
Si scusa di non potermi dare il cambio e mi precisa che non è in gara.
E anche qui… chiudiamo la parentesi prima di aprirla. Che è meglio…!

Al cominciare della salita, comincio anche a superare (con grande, grandissima, enorme, no ma anche qualcosa in più,soddisfazione…) qualche uomo.
Ahhhhhhhh, ma che bella sensazione! Che momento sublime!
Ecco, vedi. Mi sono ammazzata di salitoni ultimamente.
Ma a qualcosa è servito.

Vado su sempre senza affanno. Che storia!

Sulla super salita, lo strappettino più bastardo di tutta la gara, riprendo una staffettista con cui scambio due commenti (Tanto so che mi leggi, mi ha fatto piacere rivederti; hai anche fatto una bella bici. Brava, Fra!) ma poi la lascio andar via, che so che non devo esagerare.
Sto bene (a parte le mutandine che mi danno fastidio. Devo risolvere questo problema prima dell’Elba) e vorrei anche correre, dopo.

L’arrivo in zona cambio è tranquillo. Anche qui ci metto il mio tempo a cambiarmi. Il caldo è qualcosa di mostruoso, ma parto decisa perché se ci sto a pensare troppo rischio di non partire proprio più.
I primi due giri soffro (mentalmente) come un cane e il Principe consorte non aiuta, anzi mi maltratta di brutto… Sarà, ma con me non funziona.  Mi devo dare una bella calmata da sola, ci devo lavorare su 'sta cosa, penso. Come a Pettenasco.
Oggi non ho neanche i crampi (pensa che botta di culo!): approfittiamone.
Mi accodo a due marcantoni che mi fanno compagnia, muta e silente: ci han fatto anche una bella foto, dove io sembro una tap- star che corre con le guardie del corpo. Figo.
Al terzo giro, visto che sto correndo, il Principe consorte pensa bene di prendermi e buttarmi nella fontana, cosa che mi costerà quei due minutini che.. ma va bene così, dai. Basta il pensiero.

Bestemmio un po’, ma con grazia e ricomincio a correre. Sono un filino zuppa, ma è una costante delle mie gare di triathlon a quanto pare.
Ritrovo Florence che intanto è scesa dalla bici e le urlo che ho finito, con una pronuncia e un’inflessione che sento risuonare meravigliosamente bene.
Sarà la stanchezza, ma la “r” blesa riesce proprio bene.
Mentre Ico al bar mangia il suo toast corro verso il traguardo, un filino scocciata perché sul traguardo volevo che ci fosse qualcuno a farmi due complimenti, ma niente paura... a
l traguardo mi coccolano e mi danno anche un ghiacciolo al limone. Buono!!


Poi c’è il Guzzo con la sua Katia, che mi hanno applaudito all'arrivo (Carina, la Katia, Guzzo. Complimenti!!)
Scambiamo due parole e il Guzzo mi dice anche una gran bella cosa che mi colpisce molto: "Siamo fortunati a fare quello che facciamo. Fortunati, che ci possiamo permettere di essere qui." Bravo Guzzo. Sarai anche un triatleta maschio, ma non sei un trullo..! (scherzo, Guzzo!)

Ringrazio tutti e vado a cercare il fascinoso marito e fascinoso mini figlio: ci metterò pressappoco tanto tempo quanto correre la mezza e nel frattempo camminerò per altri 3 chilometri: poco male, defatigamento...


In ultima analisi: è stato faticoso, ma non un massacro.
Sono sempre stata sotto controllo.
Fisicamente ci sono, sono a posto e non sono nemmeno troppo stanca.
Mentalmente il caldo ha  contribuito alla sensazione del “non ne posso più”, ma che alla fine si è trasformato in “Ok, allora diamoci una mossa e andiamo a bere qualcosa di fresco” piuttosto che “Ok, allora mi siedo e aspetto le otto di sera”.


Non sono contenta (troppo lenta), ma sono contenta (questo sarà il mio passo gara).
E chi ci capisce qualcosa, è bravo…

lunedì 29 luglio 2013

Arona, il giorno più lungo (prima parte)

È stata una gara faticosa, anche se sapevo che ci sarebbe stato un caldo tropicale ed ero pronta. 

Fisicamente ero prontissima, tanto che sabato mattina mi sono corsa la mia ora e mezzo di collinare, contenta e serena, sposando in pieno la tesi del fascinoso marito, ovvero che la “gara” si sarebbe  dovuta fare non in condizioni perfette, ma un pochino più affaticata del solito.
Tanto per cominciare ad entrare nel merito di quel che sarà correre una maratona dopo otto ore di bicicletta.

Il primo problema è stato tirarsi dietro il resto della squadra sabato pomeriggio: "parcheggiamo qui, parcheggiamo lì, parcheggiamo là, facciamo, brighiamo.." insomma, ci son 37°… cazzo, facciamo quello che dobbiamo fare ed andiamoci a riposare un momento.
Un ritiro pettorale da delirio mentale: dopo dieci minuti in coda, sudando profusamente, perché c’è sempre qualcuno che scambia il ritiro pettorali per l’ufficio turistico, la simpatica signora al banco mi chiede: “Non si offenda, ma il pettorale è per lei o per suo marito?” E qui scatterebbe il vaffa in automatico per due motivi:
1) se sai già che è una domanda che di per sé potrebbe procurarti quantomeno un’occhiataccia, perché la fai?! 

2).. al tipo prima di me, hai chiesto mica  se ritirava il pettorale per sua moglie??!!

Chissà perché poi dovrei andare io a prendere il pettorale di mio marito; cosa sono, la cameriera, il fattorino?!
Tra l'altro la cosa che mi indispettisce di più è che nessun uomo, mai ma mai una volta, al ritiro pettorali mi ha fatto questa domanda. Doveva capitarmi un donna.. Bah!

Coda per entrare in zona cambio, col casco ben allacciato in testa (regola piuttosto cretina in quanto ho tutti e due i piedi per terra nonché la borsetta sotto braccio..), finalmente riesco ad entrare, tento di posizionare la mia bici, col telo e tutto, mentre faccio la splendida scambiando due parole con Guzzo senza sembrare troppo imbranata (mi cade pure la bici su un garretto) e sudando come un finlandese in una sauna a 90°…

Finalmente esco, cerco il fascinoso consorte e fascinoso mini figlio, ma senza successo. ..
Girovago fra la folla, con un moto d'ansia che si trasforma presto in un accidentaccio in fieri, e mi volto al suono di una risata argentina di pupo irrequieto e... cosa vedo?!
Il fascinoso principe consorte con tanto di fascinoso mini figlio al seguito sono in zona cambio (illegalmente…!) che armeggiano intorno alla mia bicicletta (me la stanno mettendo a posto a modo loro, anzi, suo, di lui quello grande, che Ico non ha ancora voce in capitolo).

Mi trattengo dal dare due urloni e sopporto anche una cena a base di pizza fredda e birra calda e alcuni personaggi improbabili che fanno da cornice alle zanzare.
O viceversa. Mai visto zanzare così fameliche. Neanche in Congo.
La notte trascorre in qualche modo a circa 35° perché in camera non funziona l’aria condizionata: non che io sia una fan dell'aria condizionata, anzi. Ma magari un pelino ci stava bene..
Mi sveglio (completamente rincoglionita) alle 05:00 (a questo almeno mi ci sto abituando): colazione nella sala colazioni assediata da triatleti famelici che sembrano ad un pranzo di nozze e mangiano a quattro palmenti,  do' gli ultimi ritocchi alla borsa con la roba della gara (frugo nella spazzatura per ritrovare il braccialetto di carta, che serve per entrare in ZC e io, furbamente, non l'avevo intuito).

Zaino in spalla, mollo i miei due amori che ronfano (chi più chi meno) e mi appropinquo lento pede verso Piazza del Popolo, cominciando ad assaporare il pre-gara. Il lago è una tavola. Sono le sei del mattino.

Inizia il giorno più lungo…


To be continued.

venerdì 26 luglio 2013

Stasera mi corro gli ultimi 15 umidicci e afosi 15 chilometri prima di Arona, che sarà quel che sarà.
Farà caldo, questo è lapalissiano, ci sarà tanta gente (anche questo è ovvio) e sarà faticoso, ma cercherò di trarne una lezione di pazienza e, come sempre, di fare del mio meglio.
Con la muta vietata il nuoto non sarà una passeggiata di serenità, anche se io ultimamente sto nuotando parecchio. Cercherò solo di evitare la calca, che non fa' per me.
In bici prudenza, che alla luce degli ultimi fatti (il nostro presidente è caduto in bici appena 4 giorni prima di Zurigo, conciandosi per le feste..) mi sento davvero scombinata.
Non mi piace (e non mi è mai piaciuta) l'idea di farmi male.
Quindi discese belle tranquille e casco ben allacciato in testa (luci accese anche di giorno, no).
La corsa.. beh. I temuti e previsti 35° renderanno la mezza un'esperienza interessante, e non sarà una mezza veloce.
Insomma, parto prevenuta, ma parto.
Parto. 
E con me ci saranno i miei baldi accompagnatori... 
Sarà un bella festa, comunque vada.



lunedì 22 luglio 2013

La vera sfida

Potrei scrivere di tanti argomenti…
Per esempio, di com’è andata la pedalata di gruppo (quattro, due uomini e due donne), su come la sottoscritta viene costantemente bistratta, anche se rispetto all’altra ciclista non ho avuto queste grandi differenze di prestazione. Si, ok, non sono un fenomeno, questo l’ho capito anche io, ma non ho delle lacune incolmabili. Il mio lo porto sempre a casa. Sulla salita sono andata su bene e sono arrivata prima di lei, sulla discesa idem. Ok, non sono un asso nello stare a ruota e me li perdo spesso e volentieri, ma a conti fatti, mica devo fare una gara in scia, no? Quei 180 chilometri me li dovrò pedalare da sola, quindi meglio abituarsi all’idea. Tutto sommato, ho deciso che da oggi in avanti, le uscite in bici saranno in solitaria, che se anche mi devo sopportare “dai, dai, stare a tutta, stare a ruota, metti giù le mani, e allora, sei capace a frenare..!”. No. Non ce la posso fare. Il ritorno, a bomba, spingendo come una forsennata per stare nell’orario, che ho sforato, come sempre succede quando esco con questi. La pedalata di due ore si trasforma in una di quattro, quella di quattro si trasforma in cinque. A casa, ad accogliermi, trovo il drago Grisù, col fumo alle narici, in senso neanche tanto figurato. E a me, un po’ scappava da ridere, e un po’ m’è venuto il nervoso. Ma come, amore mio della vita, mi punzecchi, m’inciti, m’incoraggi… Io mi scelgo un obiettivo sfidante e poi, sul più bello, in piena preparazione, tu mi neghi la possibilità di cinque ore di bici?! Che sono cinque ore di bici rispetto alle tue otto ore di trail running? Faccio di queste scene, io? Mai. Dopo una discussione a muso duro, anzi durissimo, mi dice di darmi una mossa, che lui parte e se ne va’ nella sua amata alta savoia.
‘Fanculo l’alta savoia, penso, ma faccio le valigie così velocemente che neanche un paracadutista incursore in allerta missione. Nonostante queste terrificanti premesse e un viaggio in macchina all'insegna del mutismo (e un po’ di rincoglionimento, da parte mia, dovuto alla stanchezza delle cinque ore di bici), il fine settimana è stato incantevole.


Il posto è sempre bello, abbiamo i nostri punti di riferimento e ogni volta scopriamo un angoletto bellissimo. L’altro obiettivo sfidante è stato farsi la cabinovia e poi la funivia fino al Brevent (brividi!) e l’ho portato brillantemente a casa. Pure questo.

Ma la mia vera sfida è stare con lui, e non ci sono scappatoie. E più passa il tempo, più mi rendo conto che è un’impresa tostissima.

martedì 16 luglio 2013

Borderline

Le mie uscite in bici potrebbero passare alla storia in quanto ad idiozia. Eppure non sono (più) questa novellina, dovrei aver capito come organizzarmi e invece niente, o per eccesso di autostima, o per pressapochismo (più per il secondo, temo), mi infilo sempre in situazioni borderline.
Questa volta ho fatto la bella pensata di scollinare nella vallata adiacente  la nostra (che bello, poter legittimamente definirla “la nostra”!), percorrendo una strada molto panoramica e poco frequentata, che mi aveva mostrato tempo fa’ il Principe consorte e che avevo già (parzialmente) percorso.
E la chiave di lettura del testo risiede proprio in quel "parzialmente"..!

Chissà perché, ma mi ero convinta che la salita (un arzigogolato percorso a tornanti stretti e ripidi) fosse di 3, toh esageriamo, al più 4 chilometri malcontati e finisse poco sopra dove ero arrivata io. ‘Na minchia e scusate il francesismo.
Partendo da casa poi, dico convinta (ma convinta, eh!) al Principe consorte che farò così e cosà, salgo su di qui, scendo giù di là, son 50 km e faccio il giro due volte perché un giro lo farò massimo in due ore.
Si, forse Lance se lo faceva in due ore…
Devo essere deficiente.
Insomma che a farla breve, la salita era di 12 chilometri e quando a casa ho visto il grafico, scaricato direttamente dal mio obsoleto GPS  (ma funziona, però!) con lo scollinamento intorno ai 1.000 metri, beh.. mi son cadute le braccia. Averlo saputo, col cavolo che m'imbelinavo su per quei tornanti...
La discesa nell’altra valle, molto più lunga e morbida, anche se con certe curve che mi sono arrampicata sul manubrio, mi ha fatto capire che avevo scelto il verso sbagliato. E te pareva.

Alla fine ho optato per un giro unico, ricamando un po’ verso la pianura (che son cretina, ma fino ad un certo punto..) e arrivando a mettere insieme i miei 80 km.

Unica nota di merito: quando l'ho avvistato, ho ripreso e superato anche un ciclista, che poi si è rivelata essere una donna. Ma, vista da dietro, con quei polpacci non sembrava. Accidenti, spero di essere messa un po' meglio.

Dulcis in fundo, davanti al centro commerciale a 700 metri da casa, il solito coglione frequentatore di centri commerciali a momenti mi arrota, tagliandomi la strada nella fretta di andare a comprare il prosciutto. Ma vaffanculo, va, tu e il tuo prosciutto.
E una riflessione s’impone sul fatto che ogni volta che esco in bici e rientro nei pressi di quella che chiamano “civiltà” rischio la vita (o perlomeno, in maniera meno melodrammatica, una spiacevole caduta).

E io che mi faccio problemi a prendere l’aereo…!! Devo essere un po' borderline, anche io, ora che ci penso.

venerdì 12 luglio 2013

La domanda del giorno è

Sembra che domani non sarà uno spasso. 
Il meteo da' pioggia e schiarite con 27 gradi alle 14:00 del pomeriggio.
Quindi asfalto bagnato e un caldo micidiale.

La mia batteria, all'incirca 140 persone tra donne e old boys, un fottìo di gente per i miei personalissimi gusti, partirà per prima (e 'sti cazzi): unica concessione, un buon venti minuti di margine sulla seconda batteria, i pivelli rampanti, alla quale seguiranno la seconda wawe, la terza e così via a intervalli di tre minuti fino all'ottava.
Dovrebbero bastare, che anche senza muta (in quel laghetto, sembrerà di nuotare nel brodo..) dovrei metterci comunque meno di mezz'ora a nuotare 1.500 metri.
Il significa comunque che il restante diciamo 90% dei partecipanti, ovvero circa 1.100 persone di sesso maschile, mi sorpasserà in bicicletta sui, diciamo, primi 20 km (relativamente piatti) di percorso bici.
Il che significa quindi che almeno la salita dopo il 20° con relativa discesa potrei riuscire a farmele in beata solitudine (si fa' per dire) o perlomeno in relativa tranquillità, passata la bolgia. 
La corsa non mi comporta troppi problemi, a parte il fatto che siamo comunque tanti: 1350 partecipanti all'olimpico, in cui spero vivamente che ci siano comprese anche le staffette..(che poi mi domando e dico, ma le staffette in un olimpico sono proprio necessarie?! qui si snatura un po' il significato di triathlon.. di questo passo faranno le staffette anche sulla distanza promozionale, minchia!)

Ma io mi domando e dico: che cavolo mi è venuto in mente di iscrivermi al campionato italiano olimpico no draft?!
Tra l'altro  mi toccherà andare da sola, perchè Ico ha pure l'inderogabile appuntamento dall'oculista all'ora esatta in cui parte la mia batteria. 
E l'altra domanda del giorno è: che cosa mi trattiene dal mandare l'olimpico a quel paese e farmi un centinaio di chilometri di bici a casa mia, due giri da 50, di un bel collinare tosto, che magari mi serve di più che fare un olimpico, in previsione dell'Elba?
Parto prestissimo, evito il caldone, evito il bagno di folla, faccio il mio allenamento, porto Ico dall'oculista e poi..tutti via per il week end.

Non è un pochino meglio la seconda?!

lunedì 8 luglio 2013

Looking for Asti-Cuneo

Un titolo che, di per sé, ha già i connotati di un film dell’orrore.
Reduci, io e Ico, da una passata d’influenza, pressoché devastante, il Principe Consorte decide di portarci in montagna (ma va là?!).
Tanto per cambiare qualcosa la destinazione è inconsueta: nella Granda, nelle ultime lande occitane prima della Francia.
Il viaggio è qualcosa che ricorderò senz’altro negli anni a venire, anzi, magari lo racconterò anche ai nipotini, perché già il Principe Consorte quando torna in zone dove ha scorrazzato giovincello milioni di anni luce prima alterna botte di tristezza a botte di indignazione per lo scempio paesaggistico e urbano.
Minchia, ma rilassati.
Ma niente… c’ha la sindrome del Don Chisciotte, che per carità fino ad un certo punto capisco e approvo, ma poi basta, né!!
Ma dicevo, giunti alla bella città del Palio (e non è Siena) ci diamo alla disperata ricerca della mitica Asti-Cuneo. A nulla valgono le mie rassicurazioni di giovin memoria che bisogna comunque procedere fino alla città di Fenoglio. Nicht.
La Asti Cuneo, cazzo, deve partire da Asti no?!
“Attenta ai cartelli!”
Io sto attenta, anche Ico collabora, e in un batter d’occhio siamo a Pollenzo, che va anche bene.
Da lì in poi, il delirio.
Entra ed esci da caselli autostradali e percorri quell’accidente di A33 e accidenti a chi l’ha costruita (…!).
Dopo un tempo che sembra interminabile fra mugugni e accidenti vari, con lo stomaco vuoto, perché nelle more del viaggio manco ci siamo fermati per uno spuntino, arriviamo in prossimità di Cuneo e da lì finalmente c’infiliamo nella valle dove dobbiamo infilarci.
Con un po’ di stringimento al cuore dato che io, tra l’altro, avrei piacere a guardarmela ‘sta Cuneo. Leggenda narra che la mia bisnonna fosse della zona, ma qui ci son venuta solo un’altra volta a dire il vero e sempre di passaggio verso un qualche altro (bel) posto.
Appunto, il posto dove finalmente arriviamo, è un gran bel posto e il Principe Consorte fa’ una gran bella gara.
Io e Ico, più modestamente, ci mettiamo gli zainetti in spalla, con viveri, acqua e giacche impermeabili, e camminiamo sui sentieri per due ore, incrociando anche un pezzo della gara.
Facciamo i complimenti ai corridori e qualcuno dei corridori fa’ i complimenti a noi, anzi a Ico, che cammina la “cialita” così speditamente.
E te credo. Non è mica difficile come fare l’Asti-Cuneo.